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	<title>business Archivi - Insideroma</title>
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	<description>Roma news: ultime notizie ASROMA h24</description>
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		<title>Senza uno stadio di proprietà sfuma il business di Pallotta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jun 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>LA REPUBBLICA &#8211; AUTIERI &#8211;&#160;Se il fair play delle parole vacilla, quello finanziario non si tocca. A due giorni dalla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>LA REPUBBLICA &#8211; AUTIERI &#8211;&nbsp;Se il fair play delle parole vacilla, quello finanziario non si tocca. A due giorni dalla conferenza stampa di addio alla As Roma di Francesco Totti&nbsp;emerge in modo ancora pi&ugrave; nitido l&#8217;obiettivo di breve termine della presidenza Pallotta: conti in ordine e fare business. I bilanci confermano che il presidente &egrave; dovuto intervenire dal 2011 praticamente tutti gli anni per ricapitalizzare una societ&agrave; dove costi e ricavi non sono quasi mai in equilibrio. Un sostegno finanziario che &egrave; costato a Pallotta&nbsp;oltre 260 milioni di euro e che oggi lo spinge a seguire due nuove direttrici strategiche: una finanziaria, l&#8217;altra pi&ugrave; puramente industriale.&nbsp;La prima passa per il risanamento dei conti, la seconda punta allo stadio di propriet&agrave;&nbsp;come un&#8217;occasione per recuperare parte del denaro investito.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Per capire la fragilit&agrave; finanziaria della societ&agrave; &egrave; infatti sufficiente analizzare l&#8217;ultima relazione semestrale, approvata nel marzo scorso. La As Roma ha chiuso il semestre al 31 dicembre 2018 con ricavi pari a 134 milioni di euro (di cui 65 milioni da diritti televisivi), in crescita rispetto ai 123 milioni dello scorso anno.&nbsp;Il dato sembra positivo ma in realt&agrave; sconta un indebitamento finanziario netto ben superiore e pari a 196 milioni.&nbsp;In quest&#8217;ottica a poco sono serviti i 76,3 milioni di plusvalenza ottenuti con le cessioni di Alisson, Strootman&nbsp;e Radonjic.&nbsp;La vendita dei gioielli, che apre voragini nei cuori dei tifosi, non copre i buchi del bilancio, in parte responsabili delle rughe pi&ugrave; recenti di Pallotta&nbsp;per via dell&#8217;indebitamento accumulato con Goldman Sachs, la stessa banca d&#8217;affari che sta cercando sul mercato i finanziatori del progetto stadio. Entro il 2022 la Roma dovr&agrave; restituire alla banca 230 milioni di euro, un vecchio prestito gi&agrave; ristrutturato nel 2017. Soldi che possono essere recuperati solo con l&#8217;aiuto di qualche operazione straordinaria, oppure posticipando la scadenza del debito, un&#8217;opzione pi&ugrave; facile da far digerire all&#8217;istituto con il via libera alla costruzione dello stadio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Lo stadio diventa quindi essenziale per la societ&agrave; e per lo stesso Pallotta&nbsp;che non vuole mollare la presa senza correre il rischio di dover considerare la Roma come il peggior investimento della sua vita. Ma qui le intenzioni della dirigenza si scontrano con le beghe giudiziarie, esplose sul progetto Tor di Valle,&nbsp;e con l&#8217;immobilismo politico della sindaca Virginia&nbsp;Raggi,&nbsp;azzoppata nei consensi e balbettante nelle decisioni da prendere. Una soluzione potrebbe essere quella di spostare il Colosseo del Duemila a Fiumicino dove il sindaco Esterino&nbsp;Montino&nbsp;sembra essere pronto ad accogliere a braccia aperte i nuovi gladiatori insieme al giro d&#8217;affari milionario che la struttura garantir&agrave;. Lo sa bene Pallotta&nbsp;che conosce alla perfezione gli studi della National Football League statunitense, i primi a dire che la costruzione di stadi di nuova concezione garantisce alle societ&agrave; di calcio un aumento dei ricavi dalla vendita di biglietti pari al 54% e degli introiti pubblicitari del 202%.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Con questi numeri in testa il 29 marzo scorso la dirigenza della As Roma ha fatto visita all&#8217;Al Bayth Stadium, lo stadio che l&#8217;italiana&nbsp;Salini Impregilo&nbsp;sta costruendo nei pressi di Doha per i Mondiali di Calcio del 2022. Una visita alla quale ha preso&nbsp;parte anche Mauro Baldissoni.&nbsp;&#8220;Lo stadio s&#8217;ha da fare&#8221;:&nbsp;non esiste alternativa nella mente e nelle tasche del presidente.&nbsp;E qualunque offerta per l&#8217;acquisto a saldo di una societ&agrave; ridimensionata viene per ora respinta al mittente.&nbsp;Almeno fino a quando Pallotta&nbsp;non sar&agrave; sicuro di poter recuperare il suo investimento.</span></p>
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		<title>Come combattere i presidenti che pensano solo al business</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>INSIDEROMA-COM &#8211; ROBERTO CONSIGLIO &#8211; L&#8217;AS Roma, una delle squadre di calcio che, almeno finora, pu&#242; contare su una dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>INSIDEROMA-COM &#8211; ROBERTO CONSIGLIO &#8211; L&#8217;<strong>AS Roma</strong>, una delle squadre di calcio che, almeno finora, pu&ograve; contare su una dei lati pi&ugrave; importanti che il mondo del pallone conceda: l&#8217;<strong>amore incondizionato dei suoi tifosi</strong>. Purtroppo anche questa sicurezza, dopo le scellerate scelte societarie riguardanti il <strong>rinnovo del capitano Daniele De Rossi</strong>, sembra non essere pi&ugrave; cos&igrave; solida come pochi giorni fa.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Nelle ore passate, infatti, &egrave; andata in scena una<strong> forte contestazione</strong>, fuori dai cancelli del <strong>centro sportivo di Trigoria</strong>, da parte di alcuni gruppi di <strong>ultras</strong> romanisti della <strong>Curva Sud</strong>, il settore pi&ugrave; caldo del tifo giallorosso. Nelle prossimi giorni, a parere di chi scrive, questa contestazione andr&agrave; molto probabilmente avanti finch&egrave; non far&agrave; capire al numero uno americano quale siano i <strong>sentimenti</strong> che, oramai, la maggior parte dei supporter della squadra capitolina provano contro di lui.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Quella della Roma, per&ograve;, non &egrave; una situazione nuova al mondo del pallone attuale. Sono infatti molti gli esempi di<strong> boicottaggio</strong> che i tifosi di determinate squadre, sia nazionali che internazionali, hanno portato avanti nei confronti delle societ&agrave; che tifavano per far vedere il loro disappunto su alcune scelte prese.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Di seguito ne riepiloghiamo <strong>alcuni esempi</strong>:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="font-size: small;">Manchester United:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Nella citt&agrave; inglese la squadra pi&ugrave; blasonata, lo United, ha concluso una stagione molto al di sotto delle aspettative. I Red Devils, infatti, non sono riusciti a qualificarsi per la prossima edizione della Champions League.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>I tifosi dell&#8217;Old Trafford, delusi da traguardi raggiunti, hanno deciso di dar vita ad una clamorosa <strong>iniziativa social</strong>. Essa &egrave; stata denominata &ldquo;<strong><em>UnfollowManUnited</em>&rdquo; </strong>e, nelle ore dopo l&#8217;ultima partita di Premier League degli uomini di Solskjaer, ha fatto registrare un calo consistente dei seguaci sul social network Twitter della societ&agrave;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Tutto questo ha avuto delle ragioni logiche ben precise. Secondo i tifosi dei Red Devils, nell&#8217;ambito societario, sono venuti meno alcuni valori legati ai risultati raggiunti sulla squadra in campo. Tutto questo perch&egrave;, oramai, <strong>la societ&agrave; stessa avrebbe messo davanti ai risultati sportivi i fattori economici</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>La risposta a tale iniziativa &egrave; stata massiccia. In poche ore, infatti, quasi <strong>5000 mila seguaci</strong> del Manchester United hanno tolto &ldquo;il follow&rdquo; al profilo Twitter dei Red Devils.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Gli stessi supporter dello United, pochi anni fa, si erano dati da fare per dar vita ad una <strong>squadra</strong> a cui importasse, come &egrave; ovvio che sia, anche dei risultati raggiunti sul campo. Per questo avevano fondato, di propria iniziativa, un team che, sotto vari punti di vista, rientra appieno in quell&#8217;ambito del cosiddetto&rdquo;<em><strong>calcio popolare</strong></em>&rdquo;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Questo neonato team: l<strong>&rsquo;FC United of Manchester</strong>, &egrave; decritto come &ldquo;<strong><em>lo United in mano alla working class</em></strong>&rdquo;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>All&#8217;interno di questo club tutto si decide democraticamente, in gruppo, tramite vere e proprie assemblee a cui partecipano i vari tifosi-soci. L&#8217;intento di tale iniziativa &egrave; ben chiaro: si vuole recuperare il legame con i tifosi, con la comunit&agrave;, con il territorio, tramite un approccio partecipativo che viene direttamente dal basso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="font-size: small;">Chelsea:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Sempre nell&#8217;ambito del campionato di Premier League anche un altro importante team, il <strong>Chelsea</strong> di Londra, ha dovuto affrontare una campagna di boicottaggio da parte dei suoi tifosi pi&ugrave; fidati. Questa volta, la protesta, aveva un obiettivo ben preciso da mirare: l&#8217;allenatore <strong>Maurizio Sarri</strong> che, per alcuni degli spettatori di Stamford Bridge, avrebbe preso decisioni sbagliate riguardanti la squadra.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Per far sentire il loro disappunto alcuni supporter hanno <strong>messo in vendita il loro abbonamento</strong> per le restanti gara casalinghe del team di Roman Abramovich.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Per l&#8217;esattezza sono stati centinaia coloro che hanno deciso di boicottare, da inizio aprile in poi, gli incontri casalinghi dei Blues. Il numero di assenti variava a seconda del match: dai 150 per il match&nbsp;</span><span>contro il Brighton fino ai 700 per la gara tra il Chelsea e ilBurnley.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><strong>Palermo:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Anche in Italia ci sono stati casi simili a quello del Chelsea: ad esempio quello del <strong>Palermo</strong>, l&#8217;ex societ&agrave; di Maurizio Zamparini. In questo caso, per&ograve;, il boicottaggio &egrave; avvenuto prima dell&#8217;inizio della stagione calcistica e non a campionato in corso.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Era infatti il luglio 2017 quando, per mostrare il proprio dissenso verso alcune scelte della presidenza Zamparini, i tifosi della <strong>Curva Nord dello stadio Renzo Barbera</strong>, cuore pulsante del tifo rosanero, decisero di <strong>non rinnovare il proprio abbonamento</strong> allo stadio per la stagione successiva. Solo ora l&#8217;imprenditore veneto si &egrave; fatto da parte vendendo la societ&agrave; ad Alessandro Albanese. La sua gestione della squadra per&ograve; ha lasciato pi&ugrave; di qualche dubbio e, per tale ragione, si &egrave; deciso di retrocederla in serie C.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Tutto ci&ograve;, nonostante, la squadra allenata da Delio Rossi abbia chiuso il campionato in terza posizione. Grazie a questo traguardo, il team siciliano, avrebbe dovuto giocare altre partite per tentare la promozione in serie A.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="font-size: small;">Napoli:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Un&#8217;altra importante squadra del campionato italiano, il Napoli, ha dovuto affrontare, e sta affrontando tuttora, una contestazione dei suoi tifosi. Ad inizio aprile gli ultras partenopei, stanchi del <strong>continuo rincaro dei prezzi dei biglietti</strong> decisi dal presidente <strong>De Laurentiis</strong> senza un reale motivo, hanno iniziato una protesta che prevede di lasciare <strong>vuoti</strong>, durante le gare interne, <strong>molti seggiolini dello stadio San Paolo</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Gli stessi gruppi ultras azzurri, prima del match casalingo con la Fiorentina di inizio aprile, hanno esposto uno striscione dal contenuto emblematico all&#8217;esterno del San Paolo: &#8220;<em>vogliamo il settore popolare</em>&#8220;. Come se non bastasse poi, sui social network &egrave; continuata la protesta nei confronti della scelta del Napoli sui prezzi dei biglietti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Questa &egrave; una vera e propria situazione insolita per gli azzurri abituati ad essere trascinati dai propri tifosi, vero e proprio dodicesimo uomo in campo, durante ogni partita giocata nell&#8217;impianto di Fuorigrotta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="font-size: small;">Genoa:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Un forma di protesta accesa sta interessando, nelle ultime settimane, anche una delle squadre pi&ugrave; antiche dell&#8217;attuale campionato italiano: il <strong>Genoa FC</strong> fondato nel lontano 1893. Il club di <strong>Enrico Preziosi</strong>, infatti, &egrave; stato letteralmente lasciato solo dai suoi tifosi durante le partite in casa giocate allo<strong> stadio Luigi Ferraris</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Tutto questo perch&egrave;, secondo la visione dei supporter rossoblu, il presidente Preziosi sa portando avanti solamente i propri interessi personali e non quelli reali della squadra allenata da Cesare Prandelli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>A fine aprile, durante il <strong>match tra Spal e Genoa</strong>, giocato allo stadio Paolo Mazza di Ferrara, i supporter genoani hanno dato vita ad una ulteriore forma di protesta. In quell&#8217;occasione i tifosi del Grifone sono rimasti fuori dai cancelli dell&#8217;impianto estense lasciando completamente <strong>vuoto il settore ospiti</strong> a loro riservato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Un fatto non proprio gradito dalla squadra del capoluogo ligure che, proprio in queste ultime giornate di campionato, si sta giocando il proprio destino per arrivare ad una salvezza che, al momento, sembra abbastanza difficile da raggiungere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="font-size: small;">Real Madrid:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Anche il club della capitale spagnola, vincitore delle ultime tre edizioni della Champions League, ha subito una forma di protesta da parte dei suoi tifosi pi&ugrave; fidelizzati, conosciuti con il termine di &ldquo;<em>aficionados</em>&rdquo;. Tutto questo non certo per i risultati raggiunti sul campo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>La causa &egrave; stata dettata da una scelta di marketing. Il club di Florentino Perez, infatti, pensando a <strong>nuove strategie di business</strong> per restare al passo con i tempi ed incrementare i propri introiti, ha preso una scelta che &egrave; stata malvista dai suoi supporter pi&ugrave; tradizionalisti: il <strong>cambio dello stemma</strong>.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>La societ&agrave; spagnola, per l&#8217;esattezza, nel gennaio 2017, con la scusa di andare incontro alle esigenze di un mercato ricco come quello arabo, ha tentato di creare una seconda versione dello stemma, togliendo la croce dal simbolo che si trova sopra la corona. La risposta di chi sedeva sugli spalti del <strong>Santiago Bernabeu</strong> non si &egrave; fatta attendere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Durante la partita di campionato tra le Merengues e la Real Sociedad &egrave; stato, infatti, esposto uno <strong>striscione</strong>: &ldquo;<em>Lo stadio e lo scudo non si toccano. Rispetto per la storia</em>&rdquo;. Di seguito, tale polemica, &egrave; sfociata anche sui canali social.</span></p>
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		<title>Calvo a Roma Tre per spiegare il modello di business della Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>Questo pomeriggio all&#8217;<strong>Universit&agrave; Roma Tre</strong>, presso la facolt&agrave; di <strong>Economia</strong>, gli studenti hanno potuto incrontrare <strong>Francesco Calvo</strong>,&nbsp;<strong>Chief Revenue Manager</strong> della <strong>Roma</strong> ed ex <strong>Barcellona </strong>e<strong> Juventus</strong>. <strong>Calvo</strong> ha spiegato le&nbsp;strategie e il modello di business dell&rsquo;<strong>AS Roma: </strong>&#8220;<em>Entrare in universit&agrave; fa sempre effetto, ero un pessimo studente e non mi sarei mai immaginato di stare da questa parte della cattedra. Il CEO si occupa della gestione di tutti i ricavi esclusi quelli del mercato, ovvero sponsorizzazioni, ricavi stadio, tv, negozi e merchandising. Nasco come esperto di sponsorizzazioni, poi sono diventato un tuttologo, anche se non mi piace esserlo. Per prima cosa definiamo la strategia, poi metto in condizione le persone che lavorano con me di lavorare con tutti i dettagli necessari&#8221;.</em></p>
<p>Queste le domande poste dagli studenti:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><strong>La differenza di approccio delle societ&agrave; con i tifosi di Roma, Juventus e Barcellona?</strong>&nbsp;</span><br /><span>&#8220;<em>Non credo ci siano differenze di approccio, ogni societ&agrave; cerca di rendere i tifosi orgogliosi. La prima modalit&agrave; si realizza sul campo, poi si passa a cosa si riesce a trasmettere ai tifosi. Stiamo lavorando per rendere orgogliosi i tifosi della Roma. Non &egrave; una cosa che si fa dall&rsquo;oggi al domani, &egrave; sul lungo periodo e prescinde dai risultati sul campo che sono altalenanti per natura</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Quanto conta creare i contatti giusti nel mondo del calcio rispetto ad altri business?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Da un lato il calcio &egrave; diverso da altri settori, siamo in associazioni con squadre che ne fanno parte e dobbiamo sviluppare il business a livello di sistema. I miei pari nelle altre squadre sono s&igrave; competitor, ma anche alleati. Nei rapporti col management degli sponsor, il calcio ha un grande privilegio: apre molte porte. Tutta la gente che &egrave; qui oggi &egrave; perch&eacute; si parla di calcio, in particolare della Roma. &Egrave; facile farsi ascoltare, poi stringere accordi &egrave; difficile come in tutti i settori</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>La Roma ha circa 200 milioni di debito. Che cosa ha in mente di fare per evitare di continuare a fare cessioni? Quando si far&agrave; lo stadio?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Nel nostro debito rientrano anche quelli per l&rsquo;acquisto di alcuni calciatori. In tutte le societ&agrave; la compravendita sta diventando una caratteristica. Il nostro obiettivo &egrave; crescere nei ricavi, quello che il presidente della Juve chiamava potenza di fuoco. Il debito per noi oggi non rappresenta un problema. So che vedete la vendita dei giocatori, ma ci sono anche gli acquisti. Lo stadio ha delle dinamiche di finanziazione diverse da quelle di un&rsquo;attivit&agrave; calcistica</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Quanto &egrave; importante per una societ&agrave; avere rapporti con la Pubblica Amministrazione?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Io mi relaziono con la parte di business. Il rapporto con l&rsquo;amministrazione &egrave; importante per entrambe le parti. L&rsquo;impatto di bilancio era su tutta la citt&agrave; e il territorio. Siamo parte integrante della vita di Roma, non pu&ograve; che esserci un rapporto duraturo</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Il calcio femminile quanto impatto ha su ricavi e costi?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Il calcio femminile sta avendo un boom enorme. In Italia c&rsquo;&egrave; il problema che &egrave; ancora uno sport dilettantistico e non professionistico. Costi e ricavi sono marginali rispetto al bilancio, ma sono destinati a crescere. &Egrave; un trend in crescita a livello europeo e mondiale. In Spagna ha raggiunto livelli importanti di sviluppo</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Il Fair Play Finanziario impatta sulla sua gestione? Che differenza c&rsquo;&egrave; tra lavorare in una societ&agrave; con un presidente presente e uno fantasma?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Il Fair Play non impatta sul mio lavoro. &Egrave; uno strumento di controllo che impone limitazioni, impatta tutte le societ&agrave; grandi e piccole. &Egrave; uno strumento forte che ha portato benefici nel calcio. Pallotta non &egrave; un presidente assente, usiamo tutti gli strumenti possibili per comunicare. C&rsquo;&egrave; un contatto quotidiano, &egrave; presente. Dove ero prima vedevo meno il presidente rispetto a quanto non senta ora Pallotta</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Quanto impatta l&rsquo;aver diversificato la parte sportiva da quella manageriale?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Non ha impatto la diversificazione di sedi, vogliamo che Trigoria sia dedicata alla prima squadra, c&rsquo;erano problemi di spazio. Eur e Trigoria sono vicine</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>State guardando al mondo degli e-sports?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>La Roma ha una squadra di e-sports. Ci occupiamo naturalmente di calcio, siamo presenti ma il fatto di avere una squadra &egrave; solo la punta dell&rsquo;iceberg. Stiamo lavorando per arrivare a fondo e costruire attivit&agrave; varie. Non credo che gli e sports sostituiranno lo sport vero. Guardiamo a questo mondo ma non ci facciamo prendere da facili entusiasmi</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Avete la percezione che i tifosi hanno della societ&agrave;? Perch&eacute; non &egrave; positiva&hellip;</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Noi siamo i primi tifosi, abbiamo le loro stesse ambizioni. Le tempistiche sono diverse ma abbiamo cognizione di causa e la stessa voglia di fare bene. Ci sono mille variabili, ma l&rsquo;ambizione della propriet&agrave; &egrave; anche pi&ugrave; alta di quella dei tifosi. Abbiamo pi&ugrave; pazienza</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Quali sono le principali voci di spesa?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>L&rsquo;ambizione &egrave; che tra stipendi e ammortamenti non si superi il 70%. Abbiamo poi investimenti nel settore giovanile, in tecnologia e nei dipendenti</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Perch&eacute; il calcio non riesce a fare accordi duraturi di sponsorizzazione?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>La Formula 1 va avanti 9 mesi all&rsquo;anno. Il tifo nel calcio &egrave; pi&ugrave; viscerale rispetto ad altri sport, un&rsquo;associazione di brand cosi forte sarebbe meno tollerabile. Le scuderie sportive hanno storie pi&ugrave; recenti e cambi di nominativi continuativi</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Il ruolo femminile all&rsquo;interno dell&rsquo; organigramma della Roma?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Abbiamo donne nel cda, nel management team, tante posizioni apicali coperte da donne</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Crede sia merito delle quote rosa o &egrave; merito della societ&agrave;?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Non c&rsquo;entrano le quote rosa, ma di indifferenziazione nei confronti dei generi</em>&#8220;</span><span><strong><br /></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Le fonti di ricavo della Roma?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Nel mondo ideale dovrebbero essere 33% diritti televisivi, 33% reparto commerciale e 33% stadio per dare equilibrio sopperire a mancati risultati sportivi. Nessuna squadra europea ha queste perfezione. I migliori sulle tv sono gli spagnoli, sul commerciale le inglesi e due spagnole e sugli stadi le tedesche e un po&rsquo; le spagnole. In Italia siamo forti sui diritti televisivi nessuna squadra ha una distribuzione perfetta, ci sono delle eccellenze. Alla Roma i diritti tv rappresentano la fetta maggiore, sono quasi la met&agrave; del fatturato. Il resto arriva da marketing, sponsorizzazioni, dai nostri media e dallo stadio. L&rsquo;obiettivo &egrave; crescere negli introiti da stadio e marketing, per avere un bilanciamento perfetto dei ricavi, per sopperire a eventuali mancanze di partecipazione alle coppe europee o altre evenienze. Non l&rsquo;abbiamo ancora raggiuntoquesto equilibrio come obiettivo ma ci stiamo lavorando</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Le differenze tra Roma, Barcellona e Juve?</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Sono da poco alla Roma, Juve e Barcellona sono due realt&agrave; diverse. Quando ero alla Juventus si veniva da 2 anni senza coppe europee. La Juventus era a un livello pi&ugrave; locale rispetto al Barcellona. La Juve ha un azionista forte e gli altri, il Barcellona ha 143mila soci, un cda che viene rinnovato ogni 6 anni. E&rsquo; un&rsquo;organizzazione pi&ugrave; politica che imprenditoriale. Alla Juventus proponevo idee, ricevevo una risposta e lavoravo tranquillo per il tempo necessario al progetto. La Roma &egrave; pi&ugrave; simile alla Juve, i progetti sono pi&ugrave; facili da realizzare avendo il presidente immerso nella questione</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Quanto potrebbe pesare il mancato accesso in Champions?&nbsp;</span></strong><br /><span>&#8220;<em>L&rsquo;impatto economico c&rsquo;&egrave;, ma ogni societ&agrave; lavora su piani pluriennali. Anche la Roma lavora su un piano quadriennale dove &egrave; ipotizzabile un mancato accesso alla Champions League, l&rsquo;importante &egrave; che non diventi una costante ma un evento di una stagione</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>La costruzione dello Stadio quanto potrebbe influire?&nbsp;</span></strong><br /><span>&#8220;<em>Lo stadio per tutte le societ&agrave; &egrave; un asset fondamentale. Avere uno stadio cambia la percezione della stessa societ&agrave;: la rende pi&ugrave; moderna e dinamica, gestire lo stadio 7 giorni su 7 lo rende la casa dei tifosi. Ha un impatto sulla squadra, sulla percezione dei tifosi e sul senso d&rsquo;appartenenza. L&rsquo;impatto economico si misura con le attivit&agrave; parallele, che permettono di arrivare a un impatto economico importante. La Juventus quando giocava all&rsquo;Olimpico generava 15 milioni di ricavi, quando sono passati allo Stadium sono saliti a 35 milioni. Il Barcellona ha uno stadio enorme, &egrave; nel centro citt&agrave; ed &egrave; un vero quartiere. I loro asset sono il museo, che genera 45 milioni di ricavi, ci sono societ&agrave; di Serie A che neanche fatturano quelle cifre, e il negozio ufficiale. A volte mi chiedo se il turismo di Barcellona &egrave; generato dalla squadra stessa o viceversa. Le nostre aspettative sullo stadio sono importanti, anche per l&rsquo;impatto di brand che darebbe e a livello competitivo</em>&#8220;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span>Gli investimenti sul settore giovanile e sull&rsquo;area commerciale?&nbsp;</span></strong><br /><span>&#8220;<em>La nostra ricerca e sviluppo risiede nel settore giovanile. Lo vediamo sul lungo periodo, quando arrivano in prima squadra. Abbiamo il record di investimento sui giovani, al di l&agrave; dei nomi pi&ugrave; conosciuti. La capacit&agrave; di sviluppo dei giovani &egrave; quella di portarli a livello professionistico. Investiamo molto in tecnologia e nel mondo digitale: penso ai nostri media radiotelevisivi e i contenuti sulle piattaforme digitali</em>&#8220;.</span></p>
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