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	<title>fuga Archivi - Insideroma</title>
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	<description>Roma news: ultime notizie ASROMA h24</description>
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	<title>fuga Archivi - Insideroma</title>
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		<title>Calciatori in fuga. Anche Higuain scappa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2020 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>IL TEMPO &#8211; CICCIARELLI &#8211; Stavolta la&#160;Juventus&#160;che vola non &#232; una metafora per indicare l&#8217;andamento in classifica della capolista. I [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>IL TEMPO &#8211; CICCIARELLI &#8211; Stavolta la&nbsp;Juventus&nbsp;che vola non &egrave; una metafora per indicare l&#8217;andamento in classifica della capolista. I bianconeri, o almeno alcuni di loro, hanno preso il letteralmente volo per lasciare l&rsquo;Italia bloccata dal Coronavirus.&nbsp;Higuain,&nbsp;Pjanic&nbsp;e&nbsp;Khediraproseguiranno il periodo di isolamento volontario, scattato il 12 marzo dopo l&rsquo;accertamento della&nbsp;positivit&agrave; al Covid-19&nbsp;di&nbsp;Rugani, lontano da Torino sulla stregua di quanto fatto da&nbsp;CristianoRonaldo. Insomma, da un lato la Serie A discute sulla data in cui ricominciare gli allenamenti e portare a termine in campionato, dall&#8217;altro i calciatori tagliano corto e iniziano a scappare a casa. Il portoghese aveva ricevuto l&#8217;indicazione di osservare la quarantena durante un permesso di due giorni a&nbsp;Madeira, dove era al capezzale della madre colpita da ictus, invece&nbsp;gli altri tre calciatori bianconeri sono partiti circa a met&agrave; del periodo di isolamento&nbsp;previsto, dopo aver ricevuto l&#8217;esito negativo dal tampone di controllo effettuato nei giorni scorsi e&nbsp;con l&#8217;ok del club.</span></p>
<div style="text-align: justify;">
<p><span>Il primo degli altre tre juventini a lasciare l&#8217;Italia &egrave; stato&nbsp;Higuain, che nella notte tra mercoled&igrave; e gioved&igrave; si &egrave; recato all&#8217;aeroporto di Torino Caselle con la certificazione medica attestante la non positivit&agrave;, esibita agli agenti della Polaria che dopo aver contattato la&nbsp;Juventus&nbsp;non hanno potuto fare altro che autorizzare la partenza. Ad attendere il centravanti argentino c&rsquo;era un volo privato, che avrebbe fatto scalo prima in&nbsp;Francia&nbsp;e poi in&nbsp;Spagna&nbsp;per recuperare alcuni familiari prima di fare rotta verso l&#8217;Argentina, dove Higuain si sarebbe recato per fare visita alla mamma malata. Poche ore dopo anche&nbsp;Pjanic&nbsp;e&nbsp;Khedira&nbsp;hanno salutato&nbsp;il Belpaese per ricongiungersi alle rispettive famiglie, il primo in&nbsp;Lussemburgo&nbsp;e il secondo in&nbsp;Germania. Tutti e quattro i calciatori&nbsp;dovrebbero ultimare la quarantena in patria, anche perch&eacute; tornare prima del 26 marzo comporterebbe un ulteriore isolamento di 14 giorni al rientro in Italia, come previsto dal&nbsp;Decreto Ministeriale 120/2020 firmato marted&igrave; dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli e dal ministro della Salute Roberto Speranza. L&#8217;effetto del decreto, come la quarantena, durer&agrave; fino al&nbsp;25 marzo&nbsp;ma in caso di proroga i quattro giocatori potrebbero essere costretti a un nuovo periodo di osservazione al rientro, con inevitabili ripercussioni sulla loro ripresa degli allenamenti. La fuga dal&nbsp;Coronavirusnon riguarda solo il campionato italiano, dove altri club oltre la&nbsp;Juventus&nbsp;temono che i loro tesserati possano tornare nei rispettivi Paesi: ieri&nbsp;Cavani&nbsp;ha lasciato&nbsp;Parigi&nbsp;per rientrare in&nbsp;Uruguay, sulla stregua di quanto fatto nei giorni scorsi dai brasiliani&nbsp;Neymar&nbsp;e&nbsp;Thiago&nbsp;Silva, suoi compagni nel Psg. &laquo;<em>Stiamo tutti bene</em>&nbsp;&#8211; ha spiegato Isabele da Silva, moglie dell&#8217;ex milanista &#8211;<em>&nbsp;ma preferiamo stare qui perch&eacute; in Francia la situazione stava diventando molto difficile</em>&raquo;.&nbsp;Erano tornati in patria anche i serbi&nbsp;Jovic&nbsp;del&nbsp;Real&nbsp;Madrid&nbsp;e&nbsp;Ninkovic&nbsp;dell&#8217;Ascoli, che avrebbero violato l&rsquo;obbligo dell&rsquo;auto-isolamento al rientro beccandosi una denuncia da parte delle autorit&agrave;. In particolare l&#8217;attaccante delle &laquo;merengues&raquo; avrebbe abbandonato l&#8217;isolamento in Spagna per festeggiare il compleanno della fidanzata, la modella Sofija Milosevic.</span></p>
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		<title>Coronavirus, la Serie A diventa una prigione, tanti stranieri tentati dalla fuga</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2020 23:00:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>REPUBBLICA.IT &#8211;&nbsp;Cristiano&nbsp;Ronaldo &egrave; in Portogallo, accanto alla madre. Dybala &egrave; in quarantena con i suoi compagni. Ibrahimovic resta a Milano.&nbsp;Eriksen ha pi&ugrave; malinconia di prima. Da eroi e idoli di centinaia di milioni di tifosi a uomini improvvisamente vulnerabili come tutti gli altri, anche i campioni della serie A stanno vivendo ore di stress: completamente diverso da quello, legato alle partite, al quale sono abituati. Di colpo segregati al chiuso, senza potersi allenare e senza sapere davvero fino a quando potr&agrave; durare questa dimensione di limbo sempre pi&ugrave; simile a un coprifuoco, scoprono un&#8217;inquietudine difficile da controllare. E non &egrave; un segreto che tra gli oltre 500 calciatori del massimo campionato ci sia chi &#8211; soprattutto tra gli stranieri, che rappresentano quasi il 60 per cento del totale &#8211; sta valutando addirittura la soluzione estrema: la rescissione del contratto e il ritorno a casa il pi&ugrave; presto possibile, fermo restando che le restrizioni del decreto governativo sugli spostamenti impediscono per il momento qualunque partenza.</span></p>
<p><span>Una cosa &egrave; comunque certa: la pandemia in atto, certificata dall&#8217;Oms, ha tra gli innumerevoli effetti collaterali lo stravolgimento del mercato calcistico per la stagione successiva, che di solito comincia a decollare proprio in marzo. Le conseguenze evidenti sono di segno opposto: da un lato il congelamento delle strategie della campagna acquisti da parte dei club, dall&#8217;altro la spinta di qualche giocatore ad accelerare la propria fuga dal calcio italiano. Trattandosi nei casi pi&ugrave; rilevanti di ingaggi netti a sei zeri, la questione pu&ograve; rischiare di diventare presto materia legale: i calciatori hanno ricchi contratti da rispettare e non vogliono perdere soldi a cuor leggero, le societ&agrave; in crisi finanziaria non possono perdere i loro campioni senza adeguato indennizzo.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span><strong>La tentazione della fuga</strong>&nbsp;&nbsp;</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span>I casi pi&ugrave; &#8220;semplici&#8221; riguardano chi ha il contratto in scadenza a giugno. La sospensione del campionato e le incognite sulla ripresa dell&#8217;attivit&agrave; potrebbero spingere i diretti interessati a rinunciare alla parte residua del contratto, raggiungendo una transazione economica con la societ&agrave;, per la quale il danno sarebbe limitato alla mancata partecipazione del giocatore in questione alle eventuali partite che rimangono. La tentazione &egrave; forte. Diverso &egrave; il caso dei contratti pluriennali. &#8220;In questo momento non sussistono i presupposti per la risoluzione&#8221;, puntualizza l&#8217;avvocato Umberto Calcagno, vicepresidente dell&#8217;Aic, l&#8217;associazione calciatori. La legislazione che regola i rapporti di lavoro dei calciatori professionisti in Italia &egrave; appunto quella italiana, che contempla come motivazione per la risoluzione del contratto (da una qualsiasi delle due parti che lo hanno stipulato) &#8220;la sopravvenuta impossibilit&agrave; della prestazione&#8221;: nello specifico, la chiusura definitiva dei campionati, che per ora, invece, sono soltanto sospesi. Anche se questa stagione dovesse concludersi in anticipo, il giocatore con contratto pluriennale rimarr&agrave; dunque normalmente vincolato al proprio club per quella successiva (o per quelle successive, a seconda della durata dell&#8217;accordo).</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span><strong>Divorzio: la pandemia non basta</strong></span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;ipotesi di un ricorso alla Fifa, cio&egrave; al livello sovranazionale, non &egrave; in teoria praticabile: esiste in Italia un organo indipendente che ha giurisdizione in materia e rispetta i requisiti richiesti: il Collegio Arbitrale, composto da un Presidente e da due Arbitri, nominati dalle due parti in causa. Detto che il solo caso in Italia finito davanti alla Fifa e poi al tribunale di Losanna &egrave; finora quello del 2013 tra l&#8217;argentino Mauro Zarate e la Lazio, secondo le norme Fifa, e in base ai precedenti, gli eventi eccezionali considerati &#8220;cause di forza maggiore&#8221; e validi per la risoluzione di un contratto, sono comunque la guerra (&egrave; accaduto per quella civile in Egitto) o epidemie come il virus Ebola in Africa. L&#8217;attuale pandemia non farebbe parte al momento della fattispecie. &#8220;Non &egrave; detto che lo stato pandemico comporti la sospensione dei campionati e non postula lo scioglimento del rapporto subordinato&#8221;, precisa Paco D&#8217;Onofrio, docente di diritto pubblico all&#8217;Universit&agrave; di Bologna e avvocato specializzato in diritto sportivo.</span></p>
<h3 style="text-align: justify;"><span><strong>Concorrenza selvaggia</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></h3>
<p style="text-align: justify;"><span>Resta il fatto che il prossimo mercato estivo potr&agrave; essere pesantemente condizionato da due fattori: la perdita di valore dei calciatori, che non giocando si svalutano via via, e l&#8217;annessa possibilit&agrave; che i club ne approfittino per sfruttare la legge non scritta della concorrenza: per un calciatore sotto contratto che abbia la certezza di potere trovare una squadra e un ingaggio di suo gradimento, sar&agrave; pi&ugrave; semplice fare pressione sul proprio club, magari facendo leva sulla volont&agrave; di tornare in patria e spuntando cos&igrave; una cessione pi&ugrave; economica. Per esemplificare, se prima del coronavirus una trattativa partiva da 50, d&#8217;ora in poi pu&ograve; partire da 25. Ma tutto questo, naturalmente, riguarda il calcio di vertice. Pi&ugrave; si scende di categoria, pi&ugrave; i problemi sono ben altri. In serie C, dove i contratti in scadenza a giugno sono numerosi, sono pi&ugrave; facilmente le societ&agrave; a spingere per la rescissione anticipata, in modo da risparmiare in questa delicata fase di contrazione degli introiti. E in serie B, malgrado la stretta del decreto governativo, non poche societ&agrave; premevano perch&eacute; i giocatori continuassero a presentarsi al campo di allenamento.</span></p>
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		<title>Veretout, ecco l’uomo della fuga per la vittoria</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>IL MESSAGGERO &#8211; CARINA &#8211;&#160;&#171;Ho preso palla e sono andato&#187;. Semplice, come bere un bicchiere d&#8217;acqua. Quello che&#160;Veretout&#160;non racconta a&#160;Roma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>IL MESSAGGERO &#8211; CARINA &#8211;&nbsp;<em>&laquo;Ho preso palla e sono andato&raquo;</em>. Semplice, come bere un bicchiere d&rsquo;acqua. Quello che&nbsp;Veretout&nbsp;non racconta a&nbsp;<em>Roma Radio</em>&nbsp;&egrave; che nell&rsquo;azione del gol-vittoria a&nbsp;Bologna, ha resistito ad un intervento in scivolata e dribblato un paio di avversari, prima di servire Pellegrini che poi ha confezionato l&rsquo;assist per&nbsp;Dzeko. A pi&ugrave; di qualcuno ha ricordato uno &lsquo;strappo&rsquo; alla&nbsp;Nainggolan.&nbsp;Rispetto al Ninja, Jordan ha certamente qualche tatuaggio in meno ma gli somiglia per irruenza e caparbiet&agrave;. E quanto a stravaganza, quando ha visto il pallone colpito da Edin finire in rete, s&rsquo;&egrave; lasciato andare ad una capriola&nbsp;all&rsquo;indietro:&nbsp;<em>&laquo;Mi &egrave; venuta cos&igrave;, non so nemmeno io perch&eacute;&raquo;.</em></span></p>
<div style="text-align: justify;">
<div class="page" title="Page 5">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p><span>L&rsquo;EQUILIBRATORE&nbsp;&#8211;&nbsp;Due anni fa Monsieur Veretout, il giorno della presentazione alla&nbsp;Fiorentina, venne definito da Giancarlo&nbsp;Antognoni&nbsp;<em>&laquo;un centrocampista moderno&raquo;.</em>&nbsp;E in effetti l&rsquo;ex viola &egrave; uno che in mediana sa fare tutto.&nbsp;Regista, interditore, mezzala, addirittura trequartista: dove serve, lui gioca.&nbsp;Un altro aggettivo che gli si addice &egrave;&nbsp;dinamico. Dinamismo che a volte per&ograve; si trasforma in frenesia. Come a&nbsp;Bologna, dove ha perso qualche pallone nel fraseggio ma &egrave; stato comunque fondamentale, oltre che nell&rsquo;azione finale, anche in fase difensiva con 9 palloni conquistati e 3 contrasti vinti. Ai quali vanno aggiunti quasi 11 chilometri di corsa (10.928). Dal suo ingresso, la&nbsp;Roma&nbsp;ha trovato certamente maggiore equilibrio.&nbsp;Pellegrini&nbsp;infatti pu&ograve; giostrare nel ruolo di trequartista, regalando in fase di copertura un centrocampista in pi&ugrave;. Anche la difesa appare pi&ugrave; tranquilla, consapevole che se c&rsquo;&egrave; da mettere la gamba e fare interdizione, Jordan non si tira indietro. Appena arrivato a Trigoria, rivel&ograve; che&nbsp;Fonseca&nbsp;lo aveva voluto per fargli fare il regista. Ruolo nel quale ora si alterna con&nbsp;Cristante,&nbsp;al quale spesso e volentieri lascia i compiti di costruzione. Il portoghese li chiama&nbsp;<em>&laquo;i due mediani&raquo;</em>, certamente atipici per la qualit&agrave; che hanno nei piedi. Avere elementi cos&igrave; eclettici permette per&ograve; al portoghese di cambiare spesso atteggiamento in campo. A&nbsp;Bologna&nbsp;ad esempio si sono visti sprazzi di 4-1-4-1 con Cristante pi&ugrave; basso e Veretout pronto ad agire da interno sinistro con Pellegrini vicino a lui. Proprio con Lorenzo (e&nbsp;Dzeko) &egrave; nata una bella amicizia che gli ha permesso di ambientarsi subito. I tre vivono a Casal Palocco, a poche centinaia di metri l&rsquo;uno dall&rsquo;altro.</span></p>
</div>
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		<title>Grande fuga dalla Serie A, il tifoso spegne la tv</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Jun 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>IL FATTO QUOTIDIANO &#8211; VENDEMIALE &#8211;&#160;Il primo gol di&#160;Cristiano Ronaldo&#160;su Sky, la festa scudetto su&#160;Dazn. Ritardi, proteste, polemiche, il solito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>IL FATTO QUOTIDIANO &#8211; VENDEMIALE &#8211;&nbsp;Il primo gol di&nbsp;Cristiano Ronaldo&nbsp;su Sky, la festa scudetto su&nbsp;Dazn. Ritardi, proteste, polemiche, il solito trionfo della&nbsp;Juventus: il campionato 2018/2019 &egrave; stato la rivoluzione del pallone in tv, con l&#8217;addio allo storico duopolio Sky-Mediaset e l&#8217;inizio di una nuova era, fatta di doppi abbonamenti ed esclusive pretese dalle pay-tv (anzi, dall&#8217;unica pay-tv rimasta). Le rivoluzioni, per&ograve;, fanno sempre vittime: in questo caso i tifosi. Con un mercato saturo, alla ricerca di profitti pi&ugrave; alti, la soluzione &egrave; stata spremere gli appassionati, costretti a pagare di pi&ugrave; per vedere le stesse partite, spesso meno bene, neppure troppo interessanti. Cos&igrave; tanti sono scappati e il bilancio di fine stagione non accontenta nessuno:&nbsp;la Serie A ha perso 700 mila abbonati e il 30% di audience, i conti Dazn per ora non tornano e pure Sky non ha troppo da festeggiare. Altro che effetto CR7.</span></p>
<div style="text-align: justify;">
<p><span style="font-size: small;" data-mce-mark="1">Con l&#8217;uscita di scena di Mediaset resta solo il colosso di Comcast. Ma quasi 700 mila contratti si sono persi per strada (e cresce la pirateria). Gi&agrave; era iniziato male il campionato del resto: la corsa al nuovo abbonamento, le immagini a scatto. Alla lunga i tifosi si sono abituati (o rassegnati) alla grande novit&agrave;: Dazn &egrave; entrata nell&#8217;immaginario collettivo col volto di Diletta Leotta e nelle case degli italiani. Tante, quasi tutte: fra parenti o amici qualcuno che tira fuori la password quando c&#8217;&egrave; la partita si trova sempre. La vera domanda &egrave;:&nbsp;chi paga Dazn?&nbsp;Qui la risposta &egrave; pi&ugrave; complessa, perch&eacute; tra account condivisi, mesi di prova e&nbsp;<em>voucher</em>&nbsp;si tratta di una platea pi&ugrave; fluida di quella delle tradizionali pay-tv. Niente numeri ufficiali, l&#8217;azienda non ne ha divulgati nemmeno nell&#8217;ultima convention in cui ha snocciolato inutili curiosit&agrave;. Qualche dato per&ograve; c&#8217;&egrave;: secondo rilevazioni effettuate dalla Lega Calcio,&nbsp;Dazn avrebbe circa 1,3 milioni di abbonati. Ancora pi&ugrave; difficile capire quanti di questi in comune con Sky: quelli &#8220;propri&#8221; (utenti che hanno solo Dazn) sarebbero&nbsp;circa 300 mila. Di qui la contrazione del mercato. I problemi sono tanti, e non riguardano solo il gap tecnologico del Paese (su cui l&#8217;azienda ora chiede aiuto al governo). Con solo tre partite a settimana (di cui una di cartello, l&#8217;anticipo del sabato sera) Dazn non &egrave; alternativa al colosso di Comcast, al massimo complementare. Non gode nemmeno di buona reputazione: vuoi per l&#8217;avvio tribolato, vuoi per un palinsesto inferiore, secondo una ricerca Antitrust la sua offerta viene considerata di&nbsp;qualit&agrave; media (52%) o bassa (25%). Per entrare nel mercato italiano, per&ograve;, Perform (la societ&agrave; che controlla Dazn) ha pagato caro:&nbsp;193 milioni di euro a stagione per la Serie A,&nbsp;altri 22 per la Serie B, poi i vari tornei minori per arricchire il bouquet. Senza dimenticare i costi della nuova struttura, tra manager, giornalisti, tanti collaboratori, la pubblicit&agrave; battente. Sky ha dato una mano (e milioni) anche comprando pacchetti di abbonamenti e i diritti per i locali commerciali, a riprova di una competizione non proprio agguerrita (la formazione di un secondo polo faceva comodo). Ma con 1,3 milioni di abbonati a 10 euro al mese (non per tutti i mesi e non tutti a prezzo pieno; c&#8217;&egrave; pure l&#8217;Iva da togliere) i conti per il momento non tornano.&nbsp;<em>&#8220;Vogliamo raggiungere fra 3 e 5 milioni di clienti nel medio termine&#8221;</em>, aveva detto il&nbsp;Ceo&nbsp;James Rushton. Senza spingersi a tanto, ce n&#8217;&egrave; di strada per il punto di pareggio (almeno sopra 2 milioni). Lo sbarco in Italia &egrave; comunque un successo, perch&eacute; muovere un milione di abbonati in pochi mesi &egrave; risultato notevole. Al primo anno per&ograve; l&#8217;operazione &egrave; in perdita e per invertire la tendenza c&#8217;&egrave; bisogno di altro: tre partite pi&ugrave; la Serie B (che l&#8217;anno prossimo si annuncia ancora pi&ugrave; povera, senza grandi piazze) non bastano. L&#8217;esclusiva non basta, Sky cos&igrave; non ha pi&ugrave; rivali. L&#8217;estate scorsa ha lottato duramente per ricacciare in patria gli spagnoli di&nbsp;Mediapro&nbsp;e avere un bando per prodotto, cucito su misura. Ha giocato al ribasso sui diritti, &#8220;spento&#8221; l&#8217;unico vero competitor, ottenuto esattamente ci&ograve; che voleva.</span></p>
<p><span style="font-size: small;" data-mce-mark="1">Oggi chi vuole vedere la Serie A deve avere Sky. Di pi&ugrave;: chi vuole vedere il pallone deve avere Sky, sommando&nbsp;Champions&nbsp;e Europa League il grado di esclusiva &egrave; altissimo. Infatti sono&nbsp;circa 3 milioni i clienti calcio&nbsp;(forse anche pi&ugrave;, 3,2); secondo indiscrezioni di stampa a inizio 2019 quelli totali hanno&nbsp;superato quota 5&nbsp;(l&#8217;ultimo bilancio Comcast era fermo a 4,8). Gli abbonati sono cresciuti. Forse, per&ograve;, non quanto si aspettavano: se l&#8217;obiettivo era inglobare tutta l&#8217;ex clientela&nbsp;Mediaset&nbsp;per risistemare i conti, l&#8217;operazione pu&ograve; dirsi riuscita solo parzialmente. Il monopolio sulla Serie A non ha affatto risolto i problemi, anzi. Alle spalle ci sono tagli importanti (la sanguinosa chiusura della redazione romana), all&#8217;orizzonte pesanti impegni proprio sui diritti tv da onorare. Il traguardo dei 6 milioni di abbonati &egrave; lontano, presto Sky si trover&agrave; di nuovo a un bivio:&nbsp;non pu&ograve; fare a meno del calcio ma tenerlo costa tanto, forse troppo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;" data-mce-mark="1">Clienti spremuti in fuga Per ora la nuova era Sky-Dazn ha portato un solo risultato certo: la Serie A ha perso abbonati e spettatori. Dai 4 milioni medi di Sky-Mediaset si &egrave; passati a 3,3-3,5, con una riduzione di 700-500 mila abbonati secondo la Lega Calcio. Lo confermano gli ascolti tv, che fino all&#8217;anno scorso erano pubblicati sul sito della Serie A e da quest&#8217;anno non pi&ugrave;: dai dati visionati da Il Fatto, nel girone d&#8217;andata ci sono stati&nbsp;91 milioni di spettatori&nbsp;totali contro i 133 dell&#8217;anno scorso,&nbsp;meno -31% di audience cumulata&nbsp;(picco di -57% a ottobre). Del resto prima c&#8217;erano due grandi distributori, ora ne &egrave; rimasto solo uno. E gli ex abbonati Serie A Mediaset che fine hanno fatto? Secondo una ricerca Agcm,&nbsp;il 32% ha sottoscritto un&#8217;offerta Sky&nbsp;(o NowTv, la sua piattaforma streaming),&nbsp;il 15% Dazn, il 17% entrambi. Poi c&#8217;&egrave; una grossa fetta, il 36%, che non ha pi&ugrave; niente.&nbsp;Nel passaggio dal vecchio al nuovo equilibrio la Serie A si &egrave; persa per strada tanti tifosi. Alcuni non guardano proprio pi&ugrave; il pallone (c&#8217;&egrave; crisi), altri hanno trovato vie &#8220;alternative&#8221;: la pirateria, fenomeno in crescita allarmante che secondo Fapav (Federazione anti-pirateria) conta&nbsp;ormai 2 milioni di illegali. Tutti soldi sottratti al calcio, in particolare alle pay-tv inviperite per il furto, anche con chi non tutela il suo prodotto. Rischia di diventare ulteriore motivo di scontro. Il calcio in tv &egrave; cambiato, forse cambier&agrave; ancora. Per ora ci sono altre due stagioni davanti cos&igrave;. Dazn si sta imponendo sul mercato italiano, anche se per ora a caro prezzo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;" data-mce-mark="1">Chiusa l&#8217;era del duopolio Sky-Mediaset, nel 2018 l&#8217;ultima asta dei diritti tv si &egrave; conclusa con una vera e propria rivoluzione: dopo l&#8217;accordo stretto e stracciato con gli spagnoli di MediaPro, la Serie A &egrave; finita a Sky e Dazn. La tv satellitare trasmette 7 partite in esclusiva. Le altre 3 (tra cui l&#8217;anticipo del sabato sera) sono su Dazn, nuova piattaforma Ott (OverThe-Top, streaming internet) del gruppo Perform.&nbsp;La Lega incassa 973 milioni a stagione. II tifoso, per&ograve;, deve fare 2 abbonamenti che voleva ma non il suo l&#8217;obiettivo. La Serie A non ci ha guadagnato (aumento dei ricavi minimo, perdita di spettatori) per&ograve; si &egrave; garantita un altro triennio di sopravvivenza. Chi ci ha perso di sicuro, invece, &egrave; il tifoso: costretto per la prima volta dopo anni al doppio abbonamento, a spendere pi&ugrave; e vedere meno, tra ritardi e rincari. In passato perla Serie A (almeno le 8 big) bastavano&nbsp;29 euro al mese su digitale terrestre, oggi il prezzo di accesso minimo&nbsp;supera i 40. Qualcuno doveva pur rimetterci.</span></p>
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		<title>Fuga da Trigoria per 11: Kolarov ritorna. Forse</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Mar 2019 23:00:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>IL MESSAGGERO &#8211;&nbsp;Il centro sportivo di Trigoria si svuoter&agrave; per una settimana e mezzo. Sono 11 i calciatori convocati dalle rispettive nazionali, tra cui anche&nbsp;Manolas&nbsp;e&nbsp;Kolarovreduci da due infortuni muscolari che non gli hanno permesso di essere in campo contro la Spal. Se per il greco la visita di controllo sar&agrave; solo una prassi prima del rientro a&nbsp;Trigoria&nbsp;(lesione al soleo del polpaccio destro), diverso &egrave; il discorso per il serbo. Che ha risposto presente alla chiamata di Krstajic nonostante l&rsquo;affaticamento al flessore, ma la visita dei medici potrebbe fermare il ritorno a&nbsp;Roma&nbsp;se Kolarov verr&agrave; giudicato recuperabile per la sfida a Lisbona contro il Portogallo del 25 marzo, valida per la qualificazione agli Europei del 2020. Ecco gli altri giallorossi convocati:&nbsp;Cistante,&nbsp;Florenzi,&nbsp;El Shaarawy, Zaniolo, Olsen,&nbsp;Dzeko, Schick, Kluivert&nbsp;Under 21),&nbsp;Riccardi(Under 19).</span></p>
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