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	<title>il romanista Archivi - Insideroma</title>
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	<description>Roma news: ultime notizie ASROMA h24</description>
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	<title>il romanista Archivi - Insideroma</title>
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		<title>Pellegrini a Il Romanista: &#8220;La mia romanità è fare bene per questa maglia. La strada intrapresa è quella giusta&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Nov 2025 07:59:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lorenzo Pellegrini ha parlato alle colonne de il Romanista. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:&#160; “Quello nel derby è stato il gol [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="text-[#000] text-[18px]">
<p>Lorenzo <strong>Pellegrini </strong>ha parlato alle colonne de il Romanista.</p>
</div>
<div class="text-[#000] text-[18px]">Ecco un estratto delle sue dichiarazioni:&nbsp;</p>
<p><em>“Quello nel derby è stato il gol dell’amore, sì perché è figlio di quello che provo per la Roma, anche se io un giorno al derby voglio farlo sotto la Sud». Speriamo, Lorenzo. Speriamo perché oltre alla bellezza di segnare un’altra volta alla Lazio significherebbe che Lorenzo Pellegrini resterà alla Roma dove è nato, cresciuto, dove è diventato tifoso della Roma e poi giocatore della Roma: «Un sogno realizzato».</em></p>
<p><em><strong>La Roma?</strong> «Sì. La mia romanità». Ascoltate perché è letterale: «La mia romanità è arrivare puntuale a ogni allenamento, la mia romanità è rappresentare al meglio la Roma non solo in campo, ma ogni giorno della mia vita, con o senza fascia, si è capitani se rispetti e fai rispettare la maglia sempre, la mia romanità è fare gruppo quando le cose vanno male, è venire qui ad allenarsi con dieci compagni anche quando non c’è allenamento come è successo quando c’era Juric mentre tutto il mondo intorno sparava cazzate. La mia romanità è anche la mia introversione che significa solo non fare lo stupidino quando bisogna essere seri. La mia romanità è quella di mio padre che mi dice sempre che ha tifato la Roma pure quando arrivava decima. È quella della Curva Sud, è amare la Roma a prescindere».</em></p>
<p><em>«La cosa che qualcuno deve capire quando mi fischiavano che io ero ancora più incazzato di loro per la situazione della Roma. Ma qui sono state dette cazzate su di me, cose non solo inventate ma il contrario di quello che è successo».</em></p>
<p><strong>Quelle di Lorenzo Pellegrini, capitano della banda del sesto posto…:</strong><em> «Sì quella che fa fuori gli allenatori perché a Trigoria comanderebbero solo tre persone… Io per Daniele ho fatto il contrario di quello che è stato raccontato. Ho fatto saltare Mou? Tutto inventato. Io con Mou mi sono trovato bene e quando ho capito che gli avevano detto cose sbagliate su di me ho preso e l’ho chiamato»</em>.</p>
<p><strong>Di Gasperini dice semplicemente… la cosa più importante:</strong> <em>«La strada è quella giusta… Soprattutto dopo Milan-Roma: negli ultimi dieci anni a San Siro raramente abbiamo giocato così. Il mister mi piace, è schietto, ci crede, ci fa capire cose diverse, quando interiorizzeremo tutto vedrete».</em></p>
<p><strong>Lorenzo, partiamo dalla fine: da Milano. Hai visto dove stava andando la punizione? Hai avuto modo di rivederla? Andava all’incrocio dei pali…</strong><br />
«Purtroppo sì. Lì per lì però uno vede che è fallo di mano, che è rigore… E si è contenti. Si pensa: “Va bene anche così”. Poi è successo quello che è successo. Però ci sono tanti spunti positivi da prendere nella partita di Milano. Io sto qua da dieci anni, poche volte ho visto la Roma giocare così a San Siro e secondo me siamo sulla strada giusta. Poi è normale, bisogna dare il tempo giusto alle cose, per poter apprendere ciò che ci chiede il mister. Io sono convinto che questa sia la strada giusta».</p>
<p><strong>Vi trovate bene in campo? All’inizio delle partite sembra che dobbiate sempre capire un po’ dove siete… E avete faticato. Avete assimilato il gioco di Gasperini? Vi ci state trovando?</strong><br />
«Secondo me sì. Le difficoltà tattiche dipendono anche dagli altri. Come col Lille: abbiamo perso e fatto fatica, inizialmente, dato che loro avevano uno dei giocatori tra le linee e bisognava andare a prenderlo diversamente da come avevamo preparato. Poi si lavora su quella che è la preparazione della partita. Per quanto ci riguarda, sempre in corrispondenza degli avversari. A volte, non accade ciò che ci si aspetta e serve qualche minuto per capire bene che cosa sta accadendo. Ma siamo sempre riusciti a rimettere la partita sui binari giusti. Anche a Milano, contro un Milan che si chiude bene, riparte e ha una squadra di livello, ci siamo messi lì e abbiamo giocato. Nel primo tempo c’è stata una grande mezz’ora; poi abbiamo sofferto negli ultimi 10’ e siamo andati così così all’inizio della seconda frazione. Ma poi la gara è stata abbastanza a senso unico».</p>
<p>(…)</p>
<p><strong>Gasperini vi parla del vostro obiettivo? Lui ha parlato di obiettivi tecnici ed economici. E sembra non precluda nulla…</strong><br />
«Perché dovremmo precludere qualcosa? Siamo tutti i giorni qui, lavoriamo tanto per cercare di migliorarci e di far andare bene le cose. Il mister ci dice cose in cui io credo, ovvero che dobbiamo concentrarci sul campo. Col Milan abbiamo fatto 20 tiri in porta, 30 cross e zero gol. Sono quelle le cose in cui dobbiamo migliorare. Essere più cinici, tante volte, è anche un discorso di testa. Spesso ci si fissa: “Ora non entra…”. Invece no. Gasperini dice di migliorarci sulle cose in cui dobbiamo migliorare; tutto ciò che riguarda l’impegno, la dedizione, la determinazione. Nelle ultime cinque partite, anche il modo di giocare è cambiato in positivo. Poi, fra un po’ di tempo, ci daremo un obiettivo più concreto. Parlare adesso è anche un po’ inutile».</p>
<p><strong>Hai detto di aver visto raramente una Roma come quella di Milano…</strong><br />
«Con Daniele (De Rossi, ndr) la vidi. È la verità. In Europa League».</p>
<p><strong>Gasperini è diverso come allenatore? Vi fa lavorare più degli altri?</strong><br />
«Sì. Ci fa lavorare, cerca di farci entrare anche a livello mentale nel suo modo di vedere il calcio. Per questo dico che siamo sulla strada giusta: è passato poco tempo, ma già si notano tante cose diverse da quelle di prima. Anche le richieste lo sono».</p>
<p><strong>E tu che rapporto hai con Gasperini? Ora non hai più la fascia, ma stai giocando e sembra che ti tratti con onestà e quasi ammirazione…</strong><br />
«È la verità. Anche negli anni scorsi, quando io portavo la fascia la domenica, ho sempre detto che la fascia è di chi la porta tutti i giorni. Di chi non viene mai un minuto in ritardo a Trigoria, perché è una questione di rispetto verso se stessi e verso tutti i professionisti che sono qui. Di chi ha sempre un atteggiamento propositivo coi compagni. Di chi non si preoccupa solo di se stesso, ma del bene del gruppo. Questo per me è essere un capitano e quello che ho provato sempre a essere. Non solo quando avevo la fascia al braccio, è uguale oggi che non ce l’ho».</p>
<p><strong>In estate, tra l’altro, Gasperini ha parlato di te. E ha detto che la questione del tuo “recupero” doveva essere condivisa da società e tifosi. Che effetto ti hanno fatto quelle parole?</strong><br />
«Secondo me il mister è una persona molto schietta, lo apprezzo tanto per questo. Ci siamo confrontati quando ero ancora infortunato e lavoravo a parte. Una volta rientrato in squadra, mi ha sempre trattato come uno degli altri, senza problemi. Io non so che voci gli fossero arrivate… Né lui, né io siamo persone che hanno bisogno di parlare un’ora tutti i giorni. Però, quando ci si parla, si dicono le cose come stanno. Poi basta. Si è chiuso il calciomercato, sono rimasto qui e abbiamo lavorato in campo».</p>
<p><strong>Sei rimasto qui, ma hai avuto la possibilità di andare via? Ci sono state offerte? Ci hai pensato?</strong><br />
«Ci ho pensato, ovviamente. E più che offerte, ci sono stati interessamenti. Ma comunque quell’infortunio è stato troppo determinante in quel momento. Ancora non mi allenavo con la squadra; ho fatto la prima panchina simbolica a Pisa, dopo essermi allenato una volta con gli altri. In più, sono uno a cui non piacciono le cose fatte all’ultimo: se devo fare una cosa, devo pensarci bene, essere convinto di ciò che faccio».</p>
<p><strong>Ora non c’è più da pensarci…</strong><br />
«No, ora no (ride, ndr). Ora c’è da giocare. Poi, quel che sarà, sarà</p>
<p><strong>Raccontaci di quando hai cacciato Mourinho…</strong><br />
«Sì… (ride, ndr). A me piaceva Mourinho. Quello che è accaduto, e che mi è stato detto, è che a lui quando è andato via è stata raccontata una cosa che non era vera. Ma io non potevo lasciar correre questa cosa così, per il rapporto che ho con lui».</p>
<p><strong>Con lui poi, nell’anno della Conference, hai fatto una grande stagione…</strong><br />
«Quelle sono le cose che rimangono. La coppa è storia. Poi ci fu la mia grande stagione… Ma è proprio il rapporto che rimane. Il giorno stesso ho preso il telefono e ho chiamato Mourinho».</p>
<p>(…)</p>
<p><strong>E perché la gente ce l’aveva con te, per un periodo? Per il fatto che eri tu il capitano? Per la storia di Mourinho?</strong><br />
«Magari sì, magari un po’ tutto. Poi bisogna essere onesti, e io lo sono: quella dell’anno scorso è stata una stagione brutta brutta. Anche al livello delle prestazioni, del giocatore, del professionista. Lasciamo stare Lorenzo, la Roma, la romanità. È stata una stagione brutta. Quello ci sta. Se vengo criticato per la prestazione, è un discorso. Siamo professionisti, è lecito. Io come giocatore posso piacere, non piacere, stare o non stare simpatico. La cose che mi manda in bestia è che dentro questa città si parli di cose che non accadono mai. Che succedono al di fuori, nella testa di qualcuno. E da quella testa, quella cosa riesce a entrare in altre cinquantamila teste. È quello il problema».<br />
<strong>Anzi. La cosa più bella che hai fatto con la maglia della Roma è…</strong><br />
«La corsa in Roma-Venezia…».</p>
<p>(…)</p>
<p><strong>C’è stato un momento difficile che hai attraversato a livello personale l’anno scorso e che magari ha inciso sul tuo rendimento.</strong><br />
«Sì perché a un certo punto alle chiacchiere inventate su di me ho dovuto sopportare anche la scomparsa di mia nonna, a cui ero legatissimo. Nonna Michelina. Non è stato facile e forse ne ho risentito».</p>
<p><strong>Ci racconti il rapporto con la Curva Sud? Anche nelle contestazioni, i fischi non sono mai arrivati da quella parte di stadio…</strong><br />
«Io nella Sud mi riconosco tanto. Se ti devono dimostrare il loro dissenso, te lo mostrano a fine partita. Per una sconfitta o per una prestazione non all’altezza della maglia che indossi. Non per partito preso o per sentito dire. Cose non vere, tra l’altro. Quindi mi riconosco nel loro modo di ragionare, anche nel fatto che se c’è un momento difficile è quello il momento di non disunirsi e restare insieme. Mio padre mi dice sempre che tifava la Roma quando arrivavamo 17esimi o 16esimi… la Roma si tifa a prescindere. Non si discute, si ama. Poi se vogliamo, possiamo stare 15 ore a parlare della tattica, del tiro di piatto… la verità è che uno nei momenti difficili vede davvero quali sono le persone che ci tengono. Gli altri non li calcolo proprio».</p>
<p><strong>Qual è il tuo sogno da calciatore adesso?</strong><br />
«Il mio sogno adesso? (Ci pensa un po’, ndr). Il mio sogno è capire di che livello sono. Il mio sogno era giocare per la Roma e vincere con la Roma. Ho avuto la fortuna di realizzarlo, vincere è sempre un sogno, poi con questa maglia… Ma la mia romanità è amare la Roma a prescindere».</p>
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		<title>Svilar a Il Romanista: &#8220;Vogliamo fare strada in Europa League e qualificarci alla Champions&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 12:01:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mile Svilar ha parlato a Il Romanista in Inghilterra, il portiere giallorosso è il protagonista di un&#8217;intervista esclusiva, Di seguito un&#8217;anticipazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Mile Svilar</strong> ha parlato a <strong><em>Il Romanista</em></strong> in Inghilterra, il portiere giallorosso è il protagonista di un&#8217;intervista esclusiva, Di seguito un&#8217;anticipazione delle dichiarazioni del portiere giallorosso: &#8220;Potendo avrei firmato per più anni. La Roma è e sarà sempre la mia priorità. La società mi ha voluto qui e io voglio ricambiare l&#8217;affetto dei tifosi vincendo e facendo qualcosa di grande per loro. L&#8217;Atalanta di Gasperini ti dava sensazioni negative quando l&#8217;affrontavi. Ora tocca a noi&#8221;.</p>
<p><strong>Al termine della stagione sarai contento se?</strong></p>
<p>&#8220;Se la Roma va in Champions, sicuramente. E se andremo lontani in Europa League. La piazza di Roma merita di andare più lontano possibile in Europa e di giocare la Champions ogni anno, cosa che non abbiamo fatto in questi anni. Abbiamo una squadra e un allenatore che l’ha fatto in tanti anni con l’Atalanta. Questa squadra merita di andare molto lontano in Europa League e di entrare in Champions”.</p>
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		<title>Manu Konè a Il Romanista: &#8220;Mai pentito di aver scelto la Roma. Derby? Proveremo a vincere&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jan 2025 08:12:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[derby]]></category>
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		<category><![CDATA[kone]]></category>
		<category><![CDATA[il romanista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Manu Konè si è concesso in una lunga intervista esclusiva a Il Romanista in distribuzione oggi allo Stadio prima del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://insideroma.com/news/rassegna-stampa/manu-kone-a-il-romanista-mai-pentito-di-aver-scelto-la-roma-derby-proveremo-a-vincere/">Manu Konè a Il Romanista: &#8220;Mai pentito di aver scelto la Roma. Derby? Proveremo a vincere&#8221;</a> proviene da <a href="https://insideroma.com">Insideroma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Manu Konè si è concesso in una lunga intervista esclusiva a Il Romanista in distribuzione oggi allo Stadio prima del derby.</h3>
<h3>Manu, come procede con lo studio dell’italiano?</h3>
<p>«In campo inizio a capire sempre di più, la comprensione va migliorando gara dopo gara ma con i compagni mi esprimo ancora in francese. Il tedesco? No, non l’avevo imparato, meglio l’inglese».</p>
<h3>Un inizio complicato qui a Roma. Ti sei mai pentito di aver scelto il club giallorosso? No, vero?</h3>
<p>«No (sorride, ndr), assolutamente. La Roma è una grande squadra e sono assolutamente orgoglioso di farne parte».</p>
<h3>Hai raccontato che uno dei motivi per il quale hai scelto la Roma è stata la possibilità di lavorare con De Rossi. Con quale concetto ti aveva convinto a venire?</h3>
<p>«A lungo mi aveva spiegato come mi avrebbe utilizzato, senza dubbio una delle ragioni che mi ha portato qui era il feeling che si era instaurato tra di noi, ma ripeto  la Roma rimane un grande club. Non c’è stato purtroppo il tempo per conoscerci meglio, non nascondo che per me è stato un piccolo shock il suo esonero, ma sappiamo bene come va il calcio. Io ho uno spirito competitivo ma sono stato molto dispiaciuto per lui. In estate mi ha detto che aveva bisogno di me, della mia qualità e che mi aveva seguito con attenzione durante i Giochi Olimpici: in sintesi per lui ero il giocatore perfetto».</p>
<h3>Dopo De Rossi è arrivato Juric. Ci racconti qual è stata la reazione del gruppo?</h3>
<p>«Quando è arrivato il nuovo coach, il passaggio è stato talmente rapido che non c’è stato troppo tempo per parlare tra di noi, ci siamo solo detti di dare il massimo per noi stessi e per i tifosi. Volevamo cercare di dimostrare in campo quello che valevamo».</p>
<h3>Diversi allenatori in pochi mesi, eppure hai dimostrato una grande qualità di adattamento. Qual è il tuo segreto?</h3>
<p>«Non direi che ci siano segreti, da quando sono piccolo sono abituato a farlo. Ho lasciato la mia famiglia a 10 anni, mi allenavo lontano da casa anche a Tolosa, idem in Germania e solo con le mie forze sono riuscito ad impormi. Semplicemente so che se lavoro bene in campo, allora dimostrerò le mie qualità».</p>
<h3>Quando eri bambino a Parigi abitavi vicino allo Stade de France, è vero?</h3>
<p>«Vero, abitavo nella periferia di Parigi, a circa 10 minuti dallo Stade de France, e si vedeva da lontano: da bambini giocavamo per strada e sognavamo un giorno di giocarci dentro. Spesso mi capitava di giocare con quelli più grandi, anche con i miei fratelli. La famiglia? Siamo 8 nel complesso, ma a Roma sono solo. Mio papà ha giocato in Africa, i miei due fratelli uno gioca da semiprofessionista e uno nei dilettanti».</p>
<h3>Avevi una squadra del cuore?</h3>
<p>«Da piccolo ero tifoso del PSG per ovvi motivi, ma ero affascinato dal Real Madrid e seguivo Drogba, anche per le sue origini ivoriane».</p>
<h3>Dalle Olimpiadi alla Roma fino alla nazionale maggiore: è il momento più importante della tua carriera?</h3>
<p>«Sono un tipo a cui piace prendersi le proprie responsabilità, ho grande fiducia nelle mie qualità. Sono state tutte tappe molto importanti in pochi mesi, dalle Olimpiadi alla Roma fino all’esordio con la nazionale francese, ma per me non è stato uno shock o una sorpresa, ma la logica conseguenza del lavoro che avevo fatto. Qualcuno può avvertire la pressione, ma in campo io entro sempre con la tranquillità di chi sa quello che può fare».</p>
<h3>Arriviamo al derby di domenica. È il primo vero della tua carriera.</h3>
<p>«Ne ho giocati altri, ma tra squadre rivali e non un derby di città come questo. Per me sarà la prima volta, capisco che è qualcosa di enorme, ma veniamo da una bella prestazione. Cercheremo di fare del nostro meglio».</p>
<h3>Se dovessi segnare, hai già pensato a qualche esultanza? Magari ancora con la bandierina&#8230;</h3>
<p>«La cosa più importante è vincere, partiamo da questo. Poi quando ho segnato con il Lecce e ho alzato la bandierina ammetto che non sapevo che mi sarebbe costata un cartellino giallo. Bisogna quindi stare attenti, ma a fine partita ci penserò».</p>
<h3>Hai già avvisato Guendouzi che lo batterai?</h3>
<p>«No, no (ride, ndr), ma quando siamo stati in nazionale abbiamo già parlato del derby. Domenica poi ci saranno tanti francesi, c’è anche Enzo, ma in campo per me non ci sono amici, sarà una battaglia. Nessuno sconto».</p>
<h3>Sei un giocatore che ha grandi margini di crescita dal punto di vista realizzativo. Sei più da gol o da assist?</h3>
<p>«Vero, crescendo negli anni ho sempre più occasioni per segnare, ma in realtà la mia idea resta sempre quella di fare la scelta giusta: se un compagno è meglio piazzato di me, preferisco passargli il pallone. Se qualcuno si lamenta? No&#8230;(ride,ndr). Ma Artem, come normale che sia, vuole sempre il pallone in area di rigore».</p>
<h3>Che rapporto hai con il capitano, Pellegrini? Sta attraversando sicuramente un periodo complicato&#8230;</h3>
<p>«Molto buono, molto bello, mi ha accolto nei migliori dei modi, è uno di quelli che scherza spesso con me e per noi è un giocatore molto importante: si allena sempre forte, lui è sempre lì per aiutare la squadra. Ma soprattutto è un esempio per tutti noi».</p>
<h3>Al netto delle difficoltà di questa stagione, che posto ritieni dovrebbe avere la Roma in campionato?</h3>
<p>«Abbiamo avuto un inizio complicato, con tre allenatori e abbiamo faticato a trovare il ritmo, ma ora siamo sulla strada giusta. Siamo sempre più coesi come gruppo e anche in allenamento, va sempre meglio. Difficile ad ogni modo dare indicazioni di dove potremmo arrivare, ma spero il più alto possibile per poterci qualificare in Europa per la prossima stagione».</p>
<h3>La Roma è una squadra attrezzata per vincere l’Europa League?</h3>
<p>«Sì».</p>
<h3>In tutto questo trambusto, la squadra quanto ha percepito la famiglia Friedkin presente?</h3>
<p>«Noi avvertiamo sempre la loro presenza, li sentiamo sempre vicini e ci hanno sempre messo nelle condizioni migliori per vincere le gare. Al momento non sono di certo contenti dei risultati, ma siamo noi a dover rispondere sul campo, rispondere così alle loro attese per realizzare il loro progetto».</p>
<h3>Quali differenze hai trovato in Serie A rispetto al calcio tedesco?</h3>
<p>«Il calcio italiano l’ho trovato ad un livello superiore, sia dal punto di vista tattico che tecnico, in Serie A ci sono tante squadre con idee di calcio ben definite. In Germania era più fisico, un calcio più “box to box”, qui è uno sport più tattico e intelligente, partite sempre molto intense che spesso si vincono con un gol negli ultimi minuti. Di sicuro è un campionato che va a completare il mio bagaglio di esperienza».</p>
<h3>Adesso c’è Ranieri: cosa ha portato l’arrivo del tecnico?</h3>
<p>«Per noi è una grande fortuna averlo come allenatore, è un grande tecnico, ma lo conoscevo già dai tempi del Monaco: lui è un allenatore molto esperto, la sua idea di calcio si rivela sempre vera. Lo ascoltiamo e cresciamo con i suoi consigli perché ci fa giocare bene».</p>
<h3>Tu hai convinto sin da subito, il tuo connazionale Enzo Le Fée, invece, è ancora un oggetto misterioso. Come mai secondo te? Andrà via a gennaio?</h3>
<p>«Non parliamo di mercato tra di noi. Lo conosco da 4 anni, dai tempi della nazionale, e lo trovo un giocatore fortissimo. Ritrovarlo a Roma è stato un piacere. In allenamento dimostra sempre il suo valore, sicuramente per lui è un momento difficile ma deve avere pazienza e continuare a lavorare forte: l’atteggiamento è quello giusto, lotta e si batte, trovo che sia molto forte e un giocatore importante».</p>
<h3>In chiusura, possiamo tranquillizzare i tifosi che già ti hanno eletto come loro beniamino? Resti a Roma per vincere qui?</h3>
<p>«Sì, sì, ho un contratto molto lungo. E ho percepito sin da subito l’amore dei tifosi, questo senza dubbio ha facilitato il mio ambientamento».</p>
<p>L'articolo <a href="https://insideroma.com/news/rassegna-stampa/manu-kone-a-il-romanista-mai-pentito-di-aver-scelto-la-roma-derby-proveremo-a-vincere/">Manu Konè a Il Romanista: &#8220;Mai pentito di aver scelto la Roma. Derby? Proveremo a vincere&#8221;</a> proviene da <a href="https://insideroma.com">Insideroma</a>.</p>
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