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	<title>paparelli Archivi - Insideroma</title>
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		<title>«Mio padre Vincenzo: un dolore da 40 anni. Difficile essere Paparelli»</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>IL MESSAGGERO &#8211; BERNARDINI &#8211;&#160;Vincenzo Paparelli. Basta il nome per far calare il silenzio e far virare nuovamente il cielo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>IL MESSAGGERO &#8211; BERNARDINI &#8211;&nbsp;Vincenzo Paparelli. Basta il nome per far calare il silenzio e far virare nuovamente il cielo di&nbsp;Roma&nbsp;al grigio. Al grigio piombo. Quello degli anni bui di una Italia in lotta con s&eacute; stessa. L&#8217;Italia delle armi divenute consuetudine. Pistole e chiavi inglesi. Sono passati 40 anni da quella maledetta domenica&nbsp;28 ottobre 1979&nbsp;ma il tempo non &egrave; riuscito n&eacute; a lenire il dolore n&eacute; a scalfire il ricordo. Il ricordo di un derby trasformatosi in tragedia. Il sibilo di quel razzo di tipo nautico sparato dalla&nbsp;curva Sud&nbsp;dal diciottenne&nbsp;Giovanni Fiorillo, Tzigano. Il ricordo di un volto pulito diventato prima maschera di sangue e poi di morte. &laquo;Nemmeno in guerra avevo visto una lesione cos&igrave; grave&raquo; dichiar&ograve; il medico che per primo prest&ograve; soccorso. Il 28 ottobre 1979 fu il giorno in cui il pallone perse la sua innocenza. Vincenzo Paparelli era un uomo di 33 anni. Marito. Padre di due figli. Tifoso della Lazio. Vittima di un destino beffardo. Allo stadio quel giorno doveva esserci il fratello. La mano della moglie Wanda e quella sua preghiera straziante &laquo;Vincenzo non morire&raquo; sono gli ultimi suoi punti di contatto con la vita. All&#8217;Olimpico la partita si gioc&ograve;. Il risultato non ha bisogno di essere ricordato. L&#8217;allora arbitro Pietro D&#8217;Elia, dopo aver consultato i due presidenti, Lenzini e Viola, decise che era meglio scendere in campo: &laquo;C&#8217;era un silenzio assoluto &#8211; dice nel docu-film di Sky in onda stasera -. Un silenzio che rimbombava e che ancora oggi sento nelle mie orecchie&raquo;. Fu il capitano laziale Pino Wilson a placare la rabbia dei tifosi biancocelesti: &laquo;In quel momento ebbi la fortuna di essere credibile&raquo;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span class="paragrafo titoletto">LE SCRITTE DELLA VERGOGNA &#8211;&nbsp;</span>A quarant&#8217;anni di distanza Vincenzo Paparelli ha assunto i colori della targa ricordo posta sotto la curva Nord, della bandiera con il suo ritratto che sventola ogni domenica e delle tante e tante coreografie dedicategli puntualmente il 28 ottobre. Ma quel volto pulito viene, ancora oggi, sporcato dalle infamanti scritte sui muri di Roma che ogni volta riproducono lo stesso dolore di 40 anni fa. Uno scempio vigliacco che si ripete nel silenzio. Quelle scritte che il figlio&nbsp;Gabriele&nbsp;ha definito &laquo;la maledizione della mia vita&raquo;. &laquo;P<em>er anni mi alzavo prima di mia madre e percorrevo la strada che lei faceva per andare al lavoro cancellandole con una bomboletta spray. Ora ci sono i social: i laziali mi avvertono e vado. L&#8217;ultima volta a San Lorenzo, nel 2017. Quegli insulti sono contronatura: forse le mie uscite forti sono servite&raquo;</em>.&nbsp; Vincenzo Paparelli era un tifoso della Lazio ma suo malgrado diventato martire della follia legata ad un calcio ancora oggi, 40 anni dopo, prigioniero tra la passione e l&#8217;odio che genera.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span class="paragrafo titoletto">LA NIPOTE GIULIA &#8211;&nbsp;</span>Gabriele aveva solo 8 anni&nbsp;<em>&laquo;Mi &egrave; rimasto impresso tutto. Un dolore incancellabile. E pensare che quel giorno mio pap&agrave; non mi volle portare per paura degli incidenti&raquo;</em>. E poi ancora:<em>&nbsp;&laquo;Non &egrave; stato bello portare questo cognome. Da sempre combatto contro cori e scritte</em>&raquo;. Allo stadio Gabriele non va pi&ugrave; da anni ma i tifosi della Lazio e non solo non smettono mai di fargli sentire la loro vicinanza. In compenso a tifare la Lazio all&#8217;Olimpico ci va spesso sua figlia Giulia di 6 anni. &laquo;Perch&eacute; c&#8217;&egrave; la bandiera con la foto di nonno?&raquo; chiede. &laquo;<em>Perch&eacute; era un grande laziale e gli vogliono bene</em>&raquo; risponde Gabriele. La curva Nord da sempre combatte per tenere vivo e pulito il ricordo di Vincenzo. Sabato nella sede degli Irriducibili ci sar&agrave; un convegno con giocatori e tifosi che 40 anni fa videro il calcio perdere la propria innocenza.</span></p>
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