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	<title>segrete Archivi - Insideroma</title>
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		<title>Riunioni segrete e accordi paralleli: il sistema De Vito per sbloccare l&#8217;iter</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>IL MESSAGGERO &#8211; ALLEGRI &#8211; Riunioni parallele e sotterfugi per aggirare vincoli urbanistici. Piani organizzati per bypassare le opposizioni, evitando voti sfavorevoli in Consiglio comunale e orientando la giunta per garantire un esito favorevole. E poi, gli escamotage per evitare che le storture nei progetti venissero a galla prima dell&#8217;approvazione definitiva. Erano gli escamotage usati dall&#8217;ex presidente dell&#8217;Assemblea capitolina,&nbsp;Marcello De Vito, per ottenere senza intoppi il via libera ai lavori che pi&ugrave; gli stavano a cuore. Gli stessi per i quali avrebbe incassato le tangenti che l&#8217;hanno portato in carcere per corruzione. Ora, il rischio &egrave; che un trucco simile sia stato utilizzato, di nuovo, per favorire l&#8217;imprenditore&nbsp;Luca&nbsp;Parnasi&nbsp;nella realizzazione dello&nbsp;Stadio della Roma. &Egrave; il nuovo fronte dell&#8217;inchiesta che vede indagata per abuso d&#8217;ufficio la sindaca&nbsp;Virginia Raggi,&nbsp;proprio per non avere sottoposto al vaglio del Consiglio comunale il verbale conclusivo della conferenza dei servizi, dove l&#8217;ultimo programma sullo Stadio avrebbe potuto trovare ostacoli. &Egrave; dagli atti delle inchieste che hanno travolto De Vito e&nbsp;Parnasi, invece, che emergono tutti gli altri sotterfugi per riuscire a realizzare il masterplan milionario.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><strong>LE INTERCETTAZIONI&nbsp;</strong>&#8211; Sono le intercettazioni a raccontare di come il progetto&nbsp;Tor di Valle&nbsp;sia stato sbloccato grazie ad accordi opachi e alle tangenti pagate dal costruttore. &laquo;Pagavo tutti&raquo;, ha raccontato lui ai pm. Da&nbsp;Luca Lanzalone, consulente plenipotenziario del Campidoglio e punto di riferimento dell&#8217;amministrazione nel dossier Stadio, a De Vito e al suo socio, l&#8217;avvocato&nbsp;Camillo Mezzacapo, finito in carcere insieme al politico. &laquo;&Egrave; lui che ha risolto lo Stadio!&raquo; dice&nbsp;Parnasi&nbsp;a proposito di Lanzalone. &Egrave; il giugno 2017, l&#8217;assemblea capitolina ha approvato la delibera sul progetto. Il costruttore l&#8217;ha saputo in tempo reale: &laquo;Habemus stadium!&raquo;, gli ha scritto Lanzalone. &laquo;Sei stato un fenomeno &#8211; la risposta &#8211; Il vero&nbsp;Totti&nbsp;fuori dal campo&raquo;. Quell&#8217;atto comportava una &laquo;riduzione delle cubature con un conseguente taglio delle opere pubbliche &#8211; annotano i carabinieri in un&#8217;informativa &#8211; &egrave; stato eliminato il Ponte di Traiano, che consentiva un collegamento veloce con la Roma-Fiumicino&raquo;. Bisogna allora rileggere una delle intercettazioni clou dell&#8217;inchiesta. &Egrave; il febbraio 2017. Luca&nbsp;Caporilli, collaboratore di&nbsp;Parnasi, parla con un tecnico che accenna ai problemi di viabilit&agrave; &#8211; &laquo;il caos&raquo; &#8211; che si creerebbero con la cancellazione dal ponte. Ma Caporilli &egrave; categorico: &laquo;Questo tienilo per te&raquo;.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><strong>LE CONSULENZE</strong>&nbsp;&#8211; &Egrave; invece&nbsp;Parnasi&nbsp;a raccontare ai pm l&#8217;inizio della collaborazione con De Vito: &laquo;<em>Mi ha presentato Mezzacapo proponendomi di affidare alcune questioni delle mie societ&agrave; al suo studio&raquo;. Per l&#8217;accusa, quelle consulenze erano tangenti destinate al politico. &laquo;Va beh, ma distribuiamoceli questi&raquo;</em>, dice De Vito al socio parlando del tesoretto accumulato. In effetti, secondo i pm, De Vito potrebbe aver indirizzato i lavori dell&#8217;Assemblea capitolina in favore del costruttore. Ha anche &laquo;presieduto la seduta del 14 giugno 2017, nel corso della quale &egrave; stata approvata la delibera che ha confermato il pubblico interesse&raquo;. Pochi giorni prima, era ancora Caporilli a proporre strategie: dice di &laquo;fare partire la procedura espropriativa dei terreni dopo il via libera alla variante urbanistica&raquo; e aggiunge che &laquo;bisogna decidere se accettare le criticit&agrave; evidenziate&raquo;.&nbsp;Parnasi&nbsp;chiede se sia il caso di esercitare un intervento di natura &laquo;politica&raquo; per risolvere il problema: &laquo;Volete che faccia qualche altro passaggio visto che sto sostenendo tutti quanti?&raquo;.</span></p>
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		<title>Chat segrete e sale riservate: così depistavano le indagini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2019 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>MESSAGGERO &#8211; ALLEGRI &#8211;&#160;Una societ&#224;-cassaforte dove accumulare le tangenti, utilizzata per schermare operazioni illecite. Le mazzette fatte passare come incarichi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>MESSAGGERO &#8211; ALLEGRI &#8211;&nbsp;</span><span>Una societ&agrave;-cassaforte dove accumulare le tangenti, utilizzata per schermare operazioni illecite. Le mazzette fatte passare come incarichi professionali, conferiti a prestanome. E ancora: le telefonate sempre pi&ugrave; rare e in codice, gli incontri clandestini in una concessionaria a viale di Tor di Quinto o nelle salette riservate di due locali nel quartiere Prati, il bar Vanni e il ristorante Il Matriciano. Nelle carte dell&#8217;inchiesta che ha portato all&#8217;arresto per corruzione del presidente del Consiglio comunale&nbsp;</span><span>Marcello De Vito</span><span>&nbsp;e del suo socio, l&#8217;avvocato</span><span>&nbsp;Camillo Mezzacapo</span><span>, i carabinieri del Nucleo investigativo ricostruiscono le strategie adottate dagli indagati per portare avanti affari opachi senza dare troppo nell&#8217;occhio. I due sono accusati di avere ricevuto tangenti da quattro imprenditori:</span><span>&nbsp;Luca&nbsp;</span><span>Parnasi</span><span>, i fratelli Claudio e Pierluigi Toti e Giuseppe Statuto. In cambio, De Vito avrebbe sfruttato il suo ruolo in Campidoglio per agevolarli. Il primo cliente dell&#8217;asse De Vito-Mezzacapo &egrave;&nbsp;</span><span>Parnasi</span><span>. E l&#8217;evento, che convince i soci a usare maggiori accortezze, &egrave; proprio l&#8217;arresto del presidente di Eurnova.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span>LE CAUTELE &#8211;&nbsp;</span>Quando&nbsp;Parnasi&nbsp;finisce in carcere per il giro di tangenti legato alla realizzazione del Nuovo&nbsp;stadio della Roma&nbsp;&#8211; anche De Vito &egrave; accusato di avere incassato mazzette e di averlo aiutato &#8211; il politico e l&#8217;avvocato prendono precauzioni. Continuano a chiudere affari illeciti, ma cercano di mantenere un profilo pi&ugrave; basso. Per prima cosa, dirottano le tangenti incassate sui conti della societ&agrave; Mdl, riconducibile a entrambi, ma non collegata direttamente a De Vito. Le tangenti diventano consulenze fittizie intestate sempre pi&ugrave; spesso a prestanome. Poi, i due iniziano a limitare le conversazioni telefoniche. Avvisano anche i clienti:&nbsp;<em>&laquo;A quello gli ho detto di non parlare al telefono&raquo;</em>, dice Mezzacapo.&nbsp;<em>&laquo;Tale atteggiamento si registra a partire dal 13 giugno 2018, data dell&#8217;arresto di&nbsp;Parnasi&nbsp;&#8211; sottolineano i carabinieri in un&#8217;informativa &#8211; Fino ad allora i contatti rilevati dai tabulati telefonici erano assolutamente frequenti, mentre da quel giorno si registra un unico contatto in data 19 settembre 2018</em>&raquo;. Il gip Maria Paola Tomaselli scrive nell&#8217;ordinanza d&#8217;arresto che &laquo;appare evidente che i due, temendo che i rapporti corruttivi da loro intrattenuti con&nbsp;Parnasipotessero portare gli inquirenti a focalizzare le attenzioni investigative su di loro, hanno evitato di contattarsi telefonicamente e di incontrarsi pubblicamente&raquo;.<br /></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span>L&#8217;INCONTRO CLANDESTINO &#8211;&nbsp;</span>Un evento &egrave; emblematico. Il 2 febbraio scorso De Vito e Mezzacapo &#8211; non sanno di essere pedinati e intercettati &#8211; organizzano un incontro clandestino. Li aiuta Gianluca&nbsp;Bardelli, titolare di una concessionaria Jaguar in viale di Tor di Quinto. Pure lui &egrave; indagato e si trova ai domiciliari. Bardelli telefona all&#8217;avvocato, gli chiede di raggiungerlo con urgenza perch&eacute; deve fargli provare una Range Rover. &laquo;Senti, mi &egrave; arrivata la Range Rover elettrica, perch&eacute; non passi qui da me, in Jaguar, cos&igrave; te la faccio provare?&raquo;, dice. Mezzacapo non capisce, dice di avere un impegno. E Bardelli cerca di essere pi&ugrave; esplicito:&nbsp;<em>&laquo;Lascia perdere, ci vai dopo. Ce l&#8217;ho qui&raquo;</em>. Per gli investigatori &laquo;ribadiva in maniera criptica di raggiungerlo immediatamente perch&eacute; la persona con cui doveva vedersi si trovava con lui&raquo;. In quell&#8217;istante, l&#8217;utenza telefonica di De Vito &laquo;<em>agganciava la cella che serve la zona della concessionaria&raquo;</em>&nbsp;che, oltretutto, in quel momento era chiusa, sottolineano i carabinieri. Mezzacapo arriva in pochi minuti.&nbsp;<em>&laquo;Nel parcheggio dell&#8217;autosalone ci sono le auto di Mezzacapo e De Vito &#8211; specificano i carabinieri &#8211; nessuna vettura &egrave; all&#8217;interno, tanto meno la Range Rover&raquo;.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span><span>LE SALETTE RISERVATE &#8211;&nbsp;</span>Il 4 febbraio il politico e il socio si incontrano di nuovo. &laquo;Anche in tale circostanza le modalit&agrave; documentano l&#8217;attenzione prestata per rendere i rapporti non palesi&raquo;, sottolineano gli investigatori. Alle 11,30 De Vito telefona a Mezzacapo &laquo;e tuttavia dopo solo uno squillo chiude la conversazione&raquo;, si legge negli atti. Poi, citofona all&#8217;ufficio dell&#8217;avvocato. In quell&#8217;occasione i due soci progettano pranzi e cene con nuovi clienti e prenotano salette riservate e discrete al ristorante, per non lasciare tracce degli incontri. I luoghi prescelti sono Vanni in via Montezebio, e Il Matriciano, in via dei Gracchi. &laquo;Quello mi ha fatto la saletta apposta&raquo;, dice Mezzacapo. De Vito &egrave; scettico: &laquo;Oh ma l&agrave; ci vedono proprio tutti, capito?&raquo;. Il socio cerca di convincerlo: &laquo;Entriamo dal&nbsp;coso, c&#8217;&egrave; l&#8217;ascensoretto che ti porta su e c&#8217;&egrave; la saletta, non ti vede nessuno&raquo;.</span></p>
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