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	<description>Roma news: ultime notizie ASROMA h24</description>
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		<title>Non sparate sul giochista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>IL MESSAGGERO &#8211; TRANI &#8211; C&#8217;&#232; il derby, non la Roma. Che, come si &#232; visto domenica sera all&#8217;Olimpico, se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">IL MESSAGGERO &#8211; TRANI &#8211; C&#8217;&egrave; il derby, non la Roma. Che, come si &egrave; visto domenica sera all&#8217;Olimpico, se non &egrave; pronta per il Genoa, figuriamoci per la Lazio. E&#8217; ancora incompleta e soprattutto impreparata a fine estate e (quasi) a fine mercato. Va corretta in fretta da Petrachi, cio&egrave; da chi &egrave; stato scelto per scegliere gli interpreti per migliorare la rosa dell&#8217;ultima stagione triste e deludente. La priorit&agrave;, dopo la prima sbandata in campionato, non &egrave; in panchina, ma in campo. Fonseca ha il suo stile di gioco che poi &egrave; il motivo per cui in Via Tolstoj, sede del club giallorosso, decisero a giugno di chiamarlo al posto di Ranieri. Calcio offensivo, dominante e anche spericolato. Rischioso e al tempo stesso coraggioso. D&#8217;attacco. Il ripensamento lampo sarebbe la prima sconfitta di chi governa la societ&agrave; e non certo di chi guida la squadra. Non &egrave;, dunque, lui che deve cambiare. Sono gli interpreti che, come &egrave; gi&agrave; successo nel recente passato, non vanno bene per il suo 4-2-3-1. O sono acerbi o non adatti. Sono arrivate a Trigoria finora solo riserve. Adesso vanno accolti i titolari. Almeno un paio. In mezzo alla difesa, cio&egrave; il sostituto di Manolas. L&#8217;esterno alto a sinistra, cio&egrave; la fotocopia di El Shaarawy, acquisto che diventa pi&ugrave; urgente per il lungo stop di Perotti. In pi&ugrave; &egrave; necessario pure il vice Dzeko se davvero saluter&agrave; Schick. Il tris ci sta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">RECIDIVA PERICOLOSA &#8211; Perseverare, sarebbe, davvero diabolico. L&#8217;esperienza di Di Francesco, finita a marzo nel peggiore dei modi, dovrebbe servire a Petrachi per non inciampare come &egrave; successo a chi lo ha preceduto. Estate 2017: l&#8217;allenatore chiede l&#8217;esterno destro mancino per coprire la partenza di Salah. Indica Mahrez, specialista nel ruolo, e riceve Schick, disposto a giocare ovunque basta che non finisca sulla fascia. Estate 2018: il tecnico insiste con lo stesso desiderio dell&#8217;anno precedente. Sceglie Malcom e incassa Nzonzi che fa il centrocampista. Estate 2019: Fonseca si limita a pretendere il centrale &laquo;esperto e veloce&raquo; con cui sistemare il reparto arretrato. Ancora lo aspetta. E allora viene in mente il numero reso pubblico da Totti nel pomeriggio d&#8217;addio nel salone d&#8217;onore del Coni: zero. Perch&eacute; non venne preso nemmeno un giocatore dei 5 consigliati da Di Francesco. Che, per&ograve;, fece il pieno di trequartisti, pur avendo gi&agrave; in rosa Pellegrini. Addirittura 3: Pastore, Zaniolo e Cristante. E a lui, intenzionato a proseguire con il 4-3-3, indicarono a furor di media la strada da prendere: meglio il 4-2-3-1. &Egrave; stata la fine della Roma semifinalista in Champions. L&#8217;aria che tira, nella settimana del derby, &egrave; di spingere anche Fonseca alla virata. Solo perch&eacute; la Lazio, con pi&ugrave; qualit&agrave;, tatticamente somiglia al Genoa. Attesa e ripartenza, difesa a 3, centrocampo sempre in superiorit&agrave; numerica, attaccanti veloci e in grado di non dare punti di riferimento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">CORREZIONE OBBLIGATA &#8211; L&#8217;aggiustamento in campo, comunque, &egrave; scontato. Attenzione: non &egrave; che il portoghese abbia deciso di fare marcia indietro. Zaniolo non sta bene, Perotti &egrave; out e Kluivert ancora altalenante. Possibile l&#8217;ingresso di Zappacosta, da terzino destro, e l&#8217;avanzamento di Florenzi, da esterno offensivo sinistro. In pi&ugrave; Diawara, anche perch&eacute; Veretout non &egrave; pronto, accanto a Cristante e Pellegrini trequartista. La Roma ha bisogno del play di ruolo. Non lo sono gli azzurri schierati contro il Genoa. In alcune fasi del match il piede va tolto dall&#8217;acceleratore per non finire fuori strada. Almeno due mosse che possono aiutare i giocatori a comportarsi da squadra e ad avere pi&ugrave; equilibrio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;">ESCLUSIONE BUROCRATICA &#8211; Non bastano, per&ograve;, a riqualificare la difesa. Gli interpreti sono quelli e domenica Fonseca, se non avr&agrave; subito il centrale di alto profilo, deve ripartire da loro. Mancini pu&ograve; anche prendere il posto di Jesus e far coppia con Fazio. Ma, come &egrave; accaduto nell&#8217;azione del terzo gol del Genoa, la situazione non migliora. Per ora. In pi&ugrave; ci sar&agrave; Cetin, escluso dalla lista dei 21 convocati per il debutto in campionato. Colpa del visto, ottenuto solo venerd&igrave;: &egrave; volato ad Ankara per ritirarlo presso la nostra ambasciata. Ma con il weekend di mezzo, solo ieri mattina ha avuto la possibilit&agrave; di andare in Prefettura a firmare il contratto di lavoro utile per sistemare la pratica del suo tesseramento. La scommessa di Petrachi entra ufficialmente nel gruppo. A sorprendere, pi&ugrave; dell&#8217;arrivo di Cetin, &egrave; per&ograve; l&#8217;uscita del ds all&#8217;Olimpico: &laquo;Il mercato cos&igrave; lungo &egrave; un&#8217;agonia: non si pu&ograve; giocare la prima quando &egrave; ancora aperto. Finalmente sta per finire&raquo;. L&#8217;agonia &egrave;, per&ograve;, di Fonseca, sempre in attesa del top player in difesa. La fortuna &egrave;, invece, di Petrachi: il mercato &egrave; ancora aperto. Pure per la Roma da completare.</span></p>
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		<title>La Roma americana tra sparate e false illusioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2019 22:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>INSIDEROMA.COM &#8211; ROBERTO CONSIGLIO &#8211;&#160; &#8220;Se vogliono gettare merda su di me bene, ma io non torno indietro&#8221;. E&#8217; questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span>INSIDEROMA.COM &#8211; ROBERTO CONSIGLIO &#8211;&nbsp; &ldquo;<em>Se vogliono gettare merda su di me bene, ma io non torno indietro&rdquo;.</em> E&#8217; questa la frase con cui <strong>James Pallotta</strong>, presidente della squadra di calcio della <strong>AS Roma</strong>, ha voluto rispondere alle numerose iniziative di protesta messe in atto contro di lui in questi ultimi giorni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Il rapporto tra il numero uno giallorosso ed tifosi romanisti si &egrave; definitivamente incrinato quando &egrave; arrivata la notizia che la societ&agrave; americana <strong>non avrebbe rinnovato il contratto al capitano Daniele De Rossi</strong>. Molti infatti accusano lo stesso Pallotta di <strong>aver distrutto la squadra</strong>, da quando ne &egrave; <strong>diventato proprietario nel 2011</strong>, e di aver praticamente cancellato quel concetto di &ldquo;<strong><em>romanit&agrave;</em></strong>&rdquo; che, da sempre, caratterizza i tifosi e la squadra capitolina.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Lasciando da parte le prese di posizione sulla questione riguardante il rinnovo di De Rossi, in questo pezzo vorremmo mettere in evidenza le varie <strong>attese disilluse che la gestione americana &egrave; riuscita a non rispettare in questi 8 anni</strong>. Gi&agrave; pochi giorni dopo aver chiuso l&#8217;acquisto del club, <strong>Thomas DiBenedetto</strong>, primo presidente americano della squadra giallorossa e predecessore dello stesso Pallotta nel medesimo ruolo, ha affermato: <em>&ldquo;La Roma &egrave; una principessa, ne faremo una regina. Vogliamo vincere subito lo scudetto&rdquo;.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Purtroppo, per&ograve;, <strong>la storia legata ai trofei da esporre a Trigoria &egrave; stata ben diversa</strong>. In questi anni di presidenza d&#8217;oltreoceano, infatti, sono state molte di <strong>pi&ugrave; le delusioni e le amarezze rispetto alle soddisfazioni</strong> che il popolo romanista ha potuto vivere dal punto di vista calcistico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Tra le delusioni pi&ugrave; cocenti possiamo ricordare la sconfitta nella finale di <strong>Coppa Italia con la Lazio</strong>, vinta dai biancocelesti quel <strong>26 maggio 2013</strong> grazie ad un gol di Senad Lulić, o i <strong>7 gol presi</strong>, lo scorso 30 gennaio, durante la partita dei <strong>quarti di finale di Coppa Italia contro la Fiorentina.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Per quel che riguarda le soddisfazioni ci viene in mente la <strong>semifinale di Champions League</strong>, raggiunta lo scorso anno. I giallorossi, in quell&#8217;occasione, uscirono pi&ugrave; che a testa alta dalla massima competizione europea, contro gli inglesi del <strong>Liverpool</strong>, dopo due partite giocate a viso aperto e in cui furono determinanti, soprattutto nella gara di ritorno, le decisioni del direttore di gara.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Da quella partita <strong>si sarebbe potuto/dovuto ripartire per fare quel definitivo salto di qualit&agrave;</strong> che, a parere di chi scrive, avrebbe fatto diventare la squadra della Citt&agrave; Eterna, col dovuto tempo debito, quasi <strong>a livello dei migliori team calcistici europei</strong>. Tutto questo, per&ograve;, non avvenne perch&egrave;, per scelte societarie in nome del cosiddetto <em>&ldquo;flair paly finanziario&rdquo;,</em> molti giocatori cardine di quella rosa vennero venduti ad altre squadre.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>I <strong>sostituti</strong> che arrivarono purtroppo, per alcuni fin da subito per altri col passare del tempo, non si <strong>rivelarono all&#8217;altezza di chi se ne era andato</strong>. Fatto sta che, quest&#8217;anno, la Roma rischia seriamente di <strong>dover affrontare il terzo turno preliminare di Europa League</strong>: l&#8217;altra coppa continentale europea che, per&ograve;, sotto numerosi punti di vista, in particolare quello del prestigio e quello finanziario, <strong>non pu&ograve; minimamente essere paragonata alla Coppa dalle grandi orecchie.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Ma soprattutto James Pallotta &egrave; stato il presidente che ha dovuto gestire due patate bollenti che pi&ugrave; bollenti non si pu&ograve;: l&#8217;addio alla maglia giallorossa di <strong>Francesco Totti e Daniele De Rossi</strong>. Ma questi due addii, con tutte le similitudini che hanno, presentano anche parecchie differenze.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Infatti, se per il primo &egrave; stato un addio &ldquo;<em>graduale</em>&rdquo;, che per&ograve; non ha risparmiato il presidente a stelle e strisce da feroci critiche dai supporter pi&ugrave; ortodossi, <strong>per il secondo James Pallotta &egrave; scivolato su una vera e propria buccia di banana.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Non si capisce come mai l&#8217;addio di DDR, da molti visto come un vero e proprio emblema del &ldquo;<em>romanismo</em>&rdquo; in campo, sia stato scelto in <strong>maniera unilterale negli studi di Boston e in quelli di Londra</strong>, dal confidente pi&ugrave; seguito di Pallotta: <strong>Franco Baldini.</strong> La cosa che lascia ancora pi&ugrave; di stucco &egrave; che, nonostante tutte le critiche arrivate dopo tale decisione, il numero uno giallorosso non si sia fatto vivo e, soprattutto, <strong>non sia in procinto di venire a Roma</strong>, almeno per il momento, per spiegare questa sua decisione che, agli occhi dei pi&ugrave;, &egrave; un vero e proprio <em>&ldquo;suicidio calcistico&rdquo;.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>A tutto ci&ograve; lo stesso presidente yankee ha risposto, pochi giorni fa, con la frase citata all&#8217;inizio del pezzo. Non proprio un modo elegante per dare spiegazioni a chi lo accusa, oltre che di aver distrutto la squadra sotto pi&ugrave; punti di vista, anche <strong>di essere interessato solo alla costruzione del nuovo stadio:</strong> un&#8217;altra patata bollente, per il patron di Boston, visti i numerosi scandali scoppiati al riguardo in questi anni. Insoma, forse la presidenza americana <strong>ha sparato un po&rsquo; troppo in alto all&#8217;inizio della sua avventura romana e poi non &egrave; riuscita a mantenere quello che aveva detto.</strong> Non proprio un bell&#8217;inizio insomma. Se poi ci&ograve; lo fai in una piazza calda come Roma, dove sono molte le voci messe in giro e le speranze che si accendono in poco tempo, ecco che la frittata &egrave; bella che fatta.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Per chiudere il pezzo vorremo fare <strong>il confronto tra Pallotta &nbsp;altri due esponenti del mondo romano attuale: </strong>il presidente della Lazio <strong>Claudio Lotito</strong> e la sindaca di Roma, in orbita Cinque Stelle, <strong>Virginia Raggi.</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;inquilina del Campidoglio vinse, senza troppi patemi d&#8217;animo, il <strong>ballottaggio contro Giachetti</strong> e divent&ograve; <strong>prima cittadina della capitale il 22 giugno 2016</strong>. Essa rappresentava un partito che, a detta di molti e per gli stessi slogan scelti, doveva rappresentare <strong>un vero e proprio cambiamento rispetto alle precedenti amministrazioni</strong> legate a quella che veniva definita <em>&ldquo;la vecchia politica&rdquo;.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Anche in questo caso, insomma, come in casa Roma, ci si attendeva <strong>una vera e propria rivoluzione</strong>. Ed anche in questo caso, nonostante alcune cose buone siano state fatte, le aspettative iniziali sono state abbastanza disilluse.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Non vogliamo fare un pezzo &ldquo;<em>politico</em>&rdquo;. Vogliamo per&ograve; far notare che, a quasi tre anni del suo insediamento, la Raggi <strong>non gode pi&ugrave; di quel consenso che la fece arrivare a man bassa sulla poltrona principale dell&#8217;Aula Giulio Cesare</strong>, proprio come accaduto al bostoniano accolto come un salvatore e oggi in &ldquo;esilio&rdquo; quasi permanente oltre oceano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>&nbsp;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Un <strong>esempio positivo</strong>, almeno da questo punto di vista, per James Pallotta potrebbe essere, con tutte le precauzioni del caso naturalmente, il presidente della Lazio <strong>Claudio Lotito</strong>. Il numero uno biancoceleste, infatti, da quando guida la societ&agrave; di Formello dal luglio 2004, non ha mai detto dichiarazioni sensazionalistiche con cui ha fatto crescere aspettative nei tifosi biancoazzurri per poi illuderle come se nulla fosse.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Nonostante questo <strong>&egrave; riuscito a mettere su una buona squadra che, negli ultimi anni, ha portato a casa qualche trofeo da esporre in bacheca</strong>. Sebbene abbia molti altri difetti, sotto diversi punti di vista, almeno da questo lato il numero uno laziale sembra aver capito una lezione che James Pallotta, almeno per il momento, sembra ben lontano da comprendere.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span>Cosa succeder&agrave; in futuro non possiamo certo dirlo adesso. Possiamo dire per&ograve; che il tempo <em>&ldquo;dir&agrave; e vedr&agrave;&rdquo;</em>: almeno di questo, ne siamo pi&ugrave; che certi&#8230;..</span></p>
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