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	<title>Calcisticamente Archivi - Insideroma</title>
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	<description>Roma news: ultime notizie ASROMA h24</description>
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	<title>Calcisticamente Archivi - Insideroma</title>
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		<title>Il battito del derby: quando la sfida vale più di una partita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2025 09:32:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>INSIDEROMA.COM &#8211; EMANUELE CAPONE -È la prima partita che si cerca nel calendario, è la partita che più (o forse [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://insideroma.com/rubriche/il-battito-del-derby-quando-la-sfida-vale-piu-di-una-partita/">Il battito del derby: quando la sfida vale più di una partita</a> proviene da <a href="https://insideroma.com">Insideroma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>INSIDEROMA.COM &#8211; EMANUELE CAPONE -È la prima partita che si cerca nel calendario, è la partita che più (o forse meno) si attende, è la partita dove il cuore è ancor più turgido d’amore, è la partita dove anche il tifoso meno acceso (semmai esistesse il genere) si scalda. È il <strong><em>derby</em></strong>, o <strong><em>stracittadina </em></strong>che dir si voglia, una sfida piena di momenti indimenticabili, e altri che si vorrebbero cancellare, è la partita che rappresenta la rivalità forse più storica tra le piazze calcistiche italiane o quantomeno quella che attira più curiosità per quel che si vedrà sugli spalti. Una partita che comincia già ben prima del calcio d’inizio e non finisce al triplice fischio, ma la si vive, serpeggia in ogni tifoso per tutto l’anno. In ogni angolo della città non mancano mai battutine o sfottò, insomma a dispetto di ciò che diceva Zeman, per Roma, almeno a <strong><em>livello psicologico</em></strong>, il derby non è una partita come tutte le altre.</p>
<p><strong><em>Da dove deriva la parola derby?</em></strong></p>
<p>Del <strong><em>perché</em></strong> venga usata questa parola per descrivere una gara tra compagini della stessa città non è del tutto chiaro. Di sicuro è implicata <strong><em>Derby</em></strong>, cittadina inglese che però gioco del destino ha una sola squadra calcistica rappresentante. Si pensa che il nome provenga dai <strong><em>tempi del medioevo</em></strong> dove in questa città si era solito organizzare una volta l’anno prima di ogni quaresima una <strong><em>gara</em></strong> tra due squadre composte da centinaia di persone, dove lo scopo era quello di conquistare il pallone e portarlo a destinazione in un posto predefinito. Sfida che oggi viene chiamata <a href="https://www.ilpost.it/2023/02/26/inghilterra-shrove-tuesday-football/"><strong><em>Royal Shrovetide Football</em></strong></a><strong><em> di </em></strong><strong><em>Ashbourne</em></strong>, comparabile al calcio fiorentino, che si svolge ogni anno il martedì grasso e il mercoledì delle ceneri. Altra supposizione è quella legata alle <strong><em>corse dei cavalli</em></strong> organizzate dal conte di Derby Smith-Stanley nel settecento e denominata così in suo onore, utile ricordare che ancora oggi è di uso comune chiamare le gare dei cavalli derby.</p>
<p>L’uso di questa parola in <strong><em>Italia</em></strong> per descrivere una stracittadina o comunque una gara tra squadre corregionali o avversarie con una forte rivalità arrivò solo sul finire degli anni ’40 grazie all’intuizione del Corriere della sera che definì un Milan-Inter “derby della Madonnina”.</p>
<p>Qualunque sia la storia vera una cosa è certa, derby è sinonimo di vibrazioni, di sensazioni forti, di grandi passioni, andiamo insieme a vedere cosa succede dentro di noi mentre ci avviciniamo alla sfida e durante la gara.</p>
<p><strong><em>All’interno della cervello</em></strong></p>
<p>Si sa, il derby si vive ogni istante dell’anno, questo perché alla <strong><em>rivalità cittadina</em></strong> è accompagnata da una dose massiccia di attesa carica emotivamente. Questa <strong><em>tensione</em></strong>, scaturita dall’agonismo sportivo, ha delle ripercussioni sul nostro modo di approcciarsi alla partita in quanto il nostro sistema neurobiologico, attivando svariate aree cerebrali, tra le quali il <strong><em>sistema limbico</em></strong> (coinvolto nei ricordi e nell’emozioni) e le strutture deputate alla reazione allo stress, innesca il rilascio di <strong><em>dopamina</em></strong> (implicata nella motivazione) e <strong><em>adrenalina </em></strong>(implicata nelle reazioni fisiche e nell’eccitazione), con quest’ultima responsabile del nostro stato di tensione e agitazione con conseguente aumento del battito cardiaco e respiro alterato.</p>
<p>Tutti noi, all’avvicinarsi dell’evento, proviamo una forte sensazione di stanchezza, ciò è dovuto alla secrezione di <strong><em>cortisolo</em></strong>, responsabile delle <strong><em>reazioni allo stress</em></strong> che proviamo in prossimità e durante la partita. Inoltre nel periodo pre-derby viene spesso attivata l’<strong><em>amigdala</em></strong>, ovvero una struttura cerebrale implicata nell’analisi e gestione delle emozioni ed è colei che poi dà il via alle diverse risposte sia psicologiche che fisiologiche.</p>
<p>L’aumento o la diminuzione di <strong><em>dopamina</em></strong> ed <strong><em>endorfine</em></strong>, neurotrasmettitori responsabili delle sensazioni di <strong><em>piacere</em></strong> e <strong><em>ricompensa</em></strong>, è ovviamente strettamente correlata all’esito finale della partita, comportando l’amplificazione o della felicità o del senso di malessere e dispiacere.</p>
<p><strong><em>Ma a cosa è dovuta questa forte attività cerebrale?</em></strong></p>
<p>Questo <strong><em>stato di eccitazione</em></strong> può essere interpretato a livello psicologico attraverso una serie di parametri che velocemente andremo a scoprire. Il primo fa riferimento al <strong><em>meccanismo ancestrale istintivo</em></strong> che si attiva tutte le volte che ci troviamo in una competizione e facendo parte di uno degli schieramenti, fa scaturire la <strong><em>difesa del proprio gruppo di riferimento</em></strong> contro l’avversario di turno (è bene specificare come questa sia una caratteristica evolutiva dell’essere umano). Emerge inoltre una forte tendenza alla <strong><em>coesione</em></strong> che ci porta ad identificarci rafforzando il <strong><em>senso di appartenenza</em></strong>, <strong><em>unione</em></strong> e <strong><em>identità</em></strong> con il proprio gruppo di riferimento aumentandone quindi il legame con esso. Un esempio divertente e goliardico sono i simpatici sfottò che si manifestano attraverso lo scambio di striscioni e battute impregnate dalla classica ironia tipicamente romana tra le opposte fazioni.</p>
<p>La forte <strong><em>identità cittadina</em></strong> aumenta la rivalità tra le due tifoserie e il derby essendo un evento carico emotivamente genera sensazioni di <strong><em>incertezza</em></strong> verso il risultato aumentando le dinamiche intrapsichiche che si attivano durante una competizione. Le sensazioni che si provano lungo tutto il corpo sono tipiche dell’<strong><em>ansia</em></strong>, in particolare <strong><em>perdita dell’orientamento</em></strong>, <strong><em>perplessità</em></strong> e <strong><em>insicurezza</em></strong>. Ecco spiegato quindi il motivo per il quale alcuni compiono, prima del derby, dei veri e propri <strong><em>rituali</em></strong>, come ad esempio toccare dei simboli, ripetere frasi, indossare gli stessi indumenti o ripercorrere strade fatte in passato e che hanno poi portato al risultato sperato. Questi comportamenti o <strong><em>riti scaramantici</em></strong> vengono messi in atto per <strong><em>esorcizzare la paura</em></strong>, avere una <strong><em>sensazione di controllo</em></strong> della situazione e sviluppare il <strong><em>pensiero magico</em></strong> (si proprio quello che ci permetteva da piccoli di superare la bua attraverso il bacino sulla parte dolorante dato da un genitore) che ci fa sperare che tutto ciò possa influenzare l’esito della gara (ovviamente a nostro favore).</p>
<p><strong><em>Il clima che si respira</em></strong></p>
<p>Questa enorme passione viene trasferita anche agli attori in campo, difatti già durante la settimana di avvicinamento al derby della capitale l’<strong><em>atmosfera</em></strong> è calda e aumenta la tensione generando nei calciatori un misto tra <strong><em>eccitazione</em></strong> e <strong><em>preoccupazione</em></strong>, che si nota poi durante la partita che risulta spesso tesa e bloccata. Basti pensare che rappresenta la stracittadina italiana con in media più cartellini, segno che anche i calciatori vengono investiti da questa emotività e da cui si evince quanto questa non sia solo una partita di calcio. Nei tifosi, l’aria che si respira nella capitale fa emergere ancor di più se possibile, l’<strong><em>orgoglio</em></strong> di far parte di una delle due tifoserie, avendo implicazioni anche nella vita quotidiana durante la settimana successiva all’evento, che se con esito positivo, porta a rimettere la “chiesa al centro del villaggio”. A <strong><em>livello sentimentale</em></strong> c’è una maggiore <strong><em>sensibilità</em></strong> verso i propri colori, aumentano le <strong><em>aspettative </em></strong>e l’<strong><em>impazienza</em></strong> di scoprire le coreografie, riemergono i <strong><em>ricordi</em></strong> e la voglia di voler rimarcare la “supremazia calcistica”, insomma un clima carico di tensione e attesa, dove ogni singolo neurone attiva e propaga <strong><em>pensieri rivolti alla partita</em></strong>, e no, che non rappresentano solo il semplice risultato in campo, ma molto, molto di più.</p>
<p>A chiusura di questo articolo vi lascio con le parole di mister Rudi Garcia, che riguardo al derby disse:</p>
<p><strong><em>“Il derby non si gioca, si vince”</p>
<p></em></strong></p>
<p><em>dott. Emanuele Capone<br />
</em><em>psicologo &#8211; psicoterapeuta</em></p>
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		<title>La mente nel pallone: il tifo oltre il gol</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 16:21:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>INSIDEROMA.COM &#8211; EMANUELE CAPONE &#8211; 63.681 cuori, 63.681 anime, 63.681 voci, questo è il dato ufficiale reso noto dall’AS Roma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>INSIDEROMA.COM &#8211; EMANUELE CAPONE &#8211; 63.681 cuori, 63.681 anime, 63.681 voci, questo è il dato ufficiale reso noto dall’AS Roma delle presenze allo Stadio Olimpico alla prima di campionato della nuova stagione contro il Bologna. Ma cosa succede all’interno del nostro cervello, quali sono gli istinti che spingono 63.681 allo stadio più un numero estremamente alto di persone davanti ad uno schermo o incollati ad una radiolina a mollare tutto per una sera e farsi trasportare da una maglia con sopra lo stemma della propria squadra del cuore?<br />
Come anticipato nel <a href="https://insideroma.com/rubriche/perche-ci-si-abbona/" target="_blank" rel="noopener">precedente articolo</a> oggi andremo ad scoprire la <em>neurobiologia del tifoso</em>.</p>
<p><strong><em>Il calcio come cultura</em></strong></p>
<p>Prima di tutto si può affermare come il calcio rappresenti un <strong><em>sentimento di amore</em></strong>, di passione e che come tale ha spiegazioni diverse e multifattoriali. Rappresenta un forte <strong><em>senso di appartenenza</em></strong> ad una squadra al di là del risultato, fa alzare in piedi e gridare, piangere di gioia o di disperazione, insomma stimola nel tifoso un turbinio di emozioni forti che vanno al di là del semplice gol o del dispiacere per un’eliminazione in una competizione. Secondo l’etologo <em>Morris</em>, il calcio rappresenta la forma più avanzata di <strong><em>rituale</em></strong>, la <strong><em>caccia</em></strong>. Il seguire e tifare quindi per una squadra può essere, secondo lo studioso, una sorta di <strong><em>pseudocaccia</em></strong>, dove il <em>giocatore</em> è il <strong><em>cacciatore</em></strong>, il <em>pallone</em> è l’<strong><em>arma</em></strong>, la <em>porta</em> la <strong><em>preda</em></strong>. L’enorme popolarità di questo sport sarebbe da ricondurre quindi alla presenza di tutte le fasi e operazioni (tra cui l’inseguimento, prendere la mira, la cooperazione, l’adrenalina) della caccia.</p>
<p><strong><em>Evidenze neuroscientifiche</em></strong></p>
<p><em>Arrigo Sacchi</em>, allenatore di fama internazionale, una volta parlando di calcio pronunciò la frase: “<strong><em>il calcio è la cosa più importante tra le cose meno importanti</em></strong>”. Questa espressione rappresenta a mio avviso come questo sport sia non solo un’attività fisica, ma rappresenti un <strong><em>fenomeno psicologico</em></strong> e <strong><em>sociale</em></strong> molto importante e complesso.<br />
Le <strong><em>neuroscienze</em></strong> tendono a ricercare e spiegare quelle che possono essere le cause di un qualsiasi fenomeno, ci serviremo di questa branchia della scienza per aiutarci a comprendere cosa si attiva a <strong><em>livello fisiologico</em></strong> nel nostro cervello durante una partita. Alcuni ricercatori spagnoli e tedeschi hanno scoperto come la semplice partecipazione ad una qualunque partita (spettatori neutri) generi <strong><em>l’attivazione dei meccanismi neurali</em></strong> che sono coinvolti negli stati d’ansia, questo ci permette quindi di dire che il calcio ha degli “effetti” sul cervello”.<br />
L’università di Valencia ha ulteriormente studiato come l’assistere ad una partita di calcio per i tifosi possa essere paragonabile ad un <strong><em>orgasmo</em></strong>, difatti la stimolazione provata è paragonabile a circa 90 minuti di sesso. Secondo gli autori di questo studio ciò è associato alla secrezione degli “<strong><em>ormoni del piacere</em></strong>” che aumentano quando le due squadre scendono in campo e che salgono a livelli massimi nei momenti clou (ad esempio calci di rigore). Altri studi hanno evidenziato come i livelli di <strong><em>cortisolo</em></strong> (ormone dello stress) e di <strong><em>testosterone</em></strong> (ormone sessuale) variano a seconda dei diversi momenti della partita. Una particolarità di questa ricerca condotto da Van Der Meij è stata quella di aver registrato come i livelli di cortisolo (che regola diverse funzioni corporee e fornisce energia in situazioni di emergenza) siano molto alti durante la partita, dato che permette di spiegare come mai una sconfitta può essere sentita come una <strong><em>minaccia alla stima sociale</em></strong>.<br />
Ulteriori studi evidenziano invece come alcune aree del nostro cervello, in particolare la <strong><em>corteccia orbitofrontale mediale</em></strong>, si attivino durante una partita o stando a contatto con persone che tifano la nostra stessa squadra. Queste aree risultano importanti in quanto implicate nei <strong><em>processi emotivi ed affettivi</em></strong>. Inoltre si è notato come si attivi anche la <strong><em>corteccia cingolata subgenuale</em></strong>, area connessa alla <strong><em>presa di decisione altruistiche nei confronti delle persone</em></strong> (specie nella famiglia).<br />
Queste ricerche portano alla conclusione che il tifo è un <strong><em>indice di appartenenza</em></strong> ad un gruppo di riferimento culturale, e che lo <em>stimolo</em> cerebrale prodotto si traduce in uno stretto legame di appartenenza alla propria squadra del cuore che ha la stessa radice dei legami affettivi familiari o con le persone a noi più care come gli amici.<br />
Si può quindi affermare come il seguire una partita di calcio <strong><em>attivi </em></strong>tutti quei meccanismi responsabili dell’<strong><em>elaborazione delle emozioni </em></strong>ed evoca una <strong><em>risposta neurologica</em></strong> talmente forte da attivare il nostro sistema il nostro corpo e i nostri sistemi di credenze e appartenenza.</p>
<p>A conclusione vi lascio con una frase che riassume in poche parole l’articolo:<br />
“Se uomo ama donna più di birra gelata davanti a tv con finale Champions, forse vero amore, ma non vero uomo” (Vujadin Boskov)</p>
<p><em><br />
Dott. Emanuele Capone<br />
</em>(psicologo/psicoterapeuta)</p>
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		<title>Perchè ci si abbona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jul 2025 18:17:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>INSIDEROMA.COM &#8211; EMNAUELE CAPONE &#8211;Perché perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita? I motivi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://insideroma.com/rubriche/perche-ci-si-abbona/">Perchè ci si abbona</a> proviene da <a href="https://insideroma.com">Insideroma</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>INSIDEROMA.COM &#8211; EMNAUELE CAPONE &#8211;<strong><em>Perché perché la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita? I motivi della corsa all’abbonamento</em></strong></p>
<p>Rita Pavone, cosi come un famoso coro della Curva Sud, intonava queste parole cercando spiegazioni sul come mai alcune (per l’esattezza oltre 36.000 in aumento per l’abbonamento) persone, siano essi uomini o donne, mollino tutto e si lascino trasportare da 22 atleti che inseguono un pallone da prendere a calci. Con questo articolo andremo alla scoperta dei processi psicologici alla base del tifo.</p>
<p><strong><em>Il calcio come la religione</em></strong></p>
<p>Molti paragonano il calcio ad una religione, questo perché tutti e due i fenomeni hanno la capacità di unire le persone e perseguire un qualcosa attraverso la “fede”. Ma cosa si innesca nella testa del tifoso durante una partita? Secondo l’antropologo <em>Whitehouse</em> la chiave che ha portato la specie umana al successo è da ricercare nei <strong><em>rituali</em></strong> (che abbiamo visto essere alla base tanto della religione quanto del calcio), che favoriscono la coesione dei gruppi sociali e creano e potenziano i legami personali potentemente. Lo studioso afferma come il calcio riesca a creare <strong><em>connessioni uniche</em></strong> nel suo genere tra le persone. Inoltre sottolinea come ci possa essere una sorta di “<strong><em>irrazionalità</em></strong>”, difatti molti tifosi si recano allo stadio o seguono le partite indossando gli stessi pantaloni o maglietta, questo per colmare le proprie conoscenze e ci fanno sentire al sicuro, come se inconsciamente ciò porterà alla vittoria. Altri ancora mischiano il sacro col profano, pregano per una vittoria, come se Lui possa intercedere affinchè il nostro desiderio si realizzi. La domanda che qui sorge spontanea è, ma Dio perché dovrebbe favorire uno e non un altro, e soprattutto a questo punto, per quale squadra tifa?</p>
<p><strong><em>Riflessione psicologica</em></strong></p>
<p>E qui mi rivolgo a chi quando vedendo una match, ha considerato la squadra avversaria di turno, chiunque essa sia, non solo una <strong><em>rivale</em></strong>, ma anche e soprattutto una “portatrice” di caratteristiche negative (ad esempio scorrettezza, antisportività), che hanno provocato in voi un senso di sgradevolezza anche solo nel vedere il colore della maglia o il nome di un giocatore in particolare. Questo fenomeno può essere spiegato dal momento che quando riconosciamo un “rivale” lo investiamo di tutte quelle che sono le caratteristiche peggiori e indesiderabili per noi, anche se poi nella realtà queste non rappresentano per nulla l’oggetto antagonista che abbiamo davanti. Questo “<em>errore cognitivo</em>” viene spiegato dalla psicologia attraverso il concetto di <em>euristica</em>, ovvero un processo mentale mediante il quale il nostro cervello ci permette di trovare una risposta pronta, e che riteniamo adeguata, in tutte quelle situazioni in cui non si hanno a disposizione dei parametri cognitivi. Questo avviene in maniera del tutto automatica, proprio perché il tifare una squadra ci porta ad un <strong><em>coinvolgimento emotivo</em></strong> talmente forte da farci “<em>perdere di vista</em>” tutte le risorse a nostra disposizione.</p>
<p>Un’altra caratteristica importante per quanto riguarda l’essere tifosi è quella del sentirci <strong><em>parte integrante di un gruppo</em></strong>. Diversi sono i fenomeni che si instaurano nel far parte di un gruppo, tra i quali il <em>senso di appartenenza</em> (che ci fa sentire parte importante di un qualcosa), la presenza di un <em>contagio emotivo</em> (per questo abbracciamo al goal persone che non conosciamo e che torneranno perfetti sconosciuti al termine dei 90 minuti) e l’<em>identità di gruppo </em>(che ci permette di sentirci uniti e ci fa identificare in un qualcosa comune, e questo comporta inoltre un aumento di autostima e provoca un sentimento di coraggio).</p>
<p>E infine seguire la propria squadra del cuore al di la di ogni risultato lo si fa, come descrive bene il titolo di un libro (che consiglio a chi voglia farsi travolgere dall’amore verso una squadra), “<strong><em>solo per passione</em></strong>”, e la passione si sa è un sentimento forte, uno dei più intensi che l’essere umano possa provare e che ci permette di provarlo anche solo pensando alla propria squadra del cuore, e questo in contrasto contro ogni razionalità. Alle passioni non si ricerca spiegazione, come dice Giorgio Nardone, l’irrazionalità di una passione vince sempre sulla razionalità di una spiegazione.</p>
<p>Concludo sperando che questo articolo sia stato per voi utile a capire e comprendere come il tifo non sia una cosa banale, ma rappresenti molto di più che il solo calcio, ma bensì una parte di noi stessi, in quei 90 minuti ci si permette di abbandonarsi alla razionalità e fa sentire vive tutte le emozioni. Vi lascio con una frase che racchiude tutto quello di cui qui abbiamo dibattuto:</p>
<p>«Pensare che il calcio siano solo 22 mercenari che tirano calci a un pallone è come dire che un violino è solo legno e budella di gatto, e che l’Amleto è solo carta e inchiostro. Il calcio è scontro e arte» (John Priestley)</p>
<p>Nel prossimo articolo affronteremo il tema da un punto di vista neuroscientifico.</p>
<p>dott. Emanuele Capone</p>
<p>(psicologo/psicoterapeuta)</p>
<p>L'articolo <a href="https://insideroma.com/rubriche/perche-ci-si-abbona/">Perchè ci si abbona</a> proviene da <a href="https://insideroma.com">Insideroma</a>.</p>
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		<title>E mo chi pijo? Le caratteristiche psicologiche a cui un direttore sportivo fa riferimento prima di acquistare un calciatore</title>
		<link>https://insideroma.com/rubriche/e-mo-chi-pijo-le-caratteristiche-psicologiche-a-cui-un-direttore-sportivo-fa-riferimento-prima-di-acquistare-un-calciatore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2024 16:38:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ci siamo, pochi giorni al gong e terminerà, almeno per il momento, il calciomercato. E li sarà il tempo dei [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://insideroma.com/rubriche/e-mo-chi-pijo-le-caratteristiche-psicologiche-a-cui-un-direttore-sportivo-fa-riferimento-prima-di-acquistare-un-calciatore/">E mo chi pijo? Le caratteristiche psicologiche a cui un direttore sportivo fa riferimento prima di acquistare un calciatore</a> proviene da <a href="https://insideroma.com">Insideroma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo, pochi giorni al gong e terminerà, almeno per il momento, il calciomercato. E li sarà il tempo dei primi bilanci, si valuterà l’operato di ogni società, la completezza di ogni rosa e per i tifosi sarà la fine di una parte dei sogni e delle aspettative (esaudite o no) e da qui nuovi desideri e speranze per i prossimi acquisti.</p>
<p><strong>Il ruolo del direttore sportivo</strong><br />
Il ruolo chiave nelle trattative di calciomercato è ad appannaggio del <a href="https://insideroma.com/news/comunicati-ufficiali/florent-ghisolfi-e-il-nuovo-responsabile-dellarea-tecnica-della-roma/" target="_blank" rel="noopener">direttore sportivo</a>, che rappresenta la figura che si occupa di tutti gli aspetti strategici della società sul fronte della composizione della rosa, definendo gli obiettivi e relazionandosi con lo staff tecnico. È colui che cuce i rapporti tra il comparto squadra e la società (anche nelle situazioni più delicate e di attrito tra i diversi componenti) e deve possedere diverse e complesse competenze sul piano economico e gestionale di una azienda, ma anche nozioni di diritto del lavoro, oltre ad una grande conoscenza dei calciatori (per questo si avvale sempre di un pool di collaboratori e osservatori con cui forma reti di comunicazione). La parte più complessa del suo lavoro è quella di mantenere sempre una visione d’insieme di molteplici variabili, infatti non si tratta solo di intavolare trattative, ma di scegliere in maniera corretta i giocatori da acquistare e per fare questo deve tenere a mente diversi fattori, sia tecnici che psicologici.</p>
<p><strong>Tratti psicologici dei calciatori in sede di acquisto</strong><br />
Tutti noi tifosi, aprendo i siti cerchiamo il grande nome ad effetto, quello che ci fa vibrare le corde del piacere, ma quando una società acquista un calciatore deve riflettere su diverse caratteristiche.<br />
Oltre alle qualità tecnico-tattiche di ogni calciatore c’è sempre dietro una personalità che deve essere ben studiata prima di far entrare un nuovo membro all’interno del gruppo squadra, che ricordo essere un sistema, e in quanto tale tende al mantenimento dell’equilibrio (seguendo il concetto di omeostasi). In ambito psicologico per omeostasi si intende la tendenza della mente a cercare una stabilità emotiva e cognitiva. Nel gruppo invece, dove sono presenti intense interazioni tra i membri, l’omeostasi si riferisce all’equilibrio tra due forze, una centrifuga in cui c’è una sorta di antagonismo (competizione tra i componenti del gruppo) e una centripeta che tende all’adattamento alle regole del gruppo. Solo un buon bilanciamento di queste due porta al compromesso e alla coesione. Per questo motivo qui, quando un direttore sportivo sceglie un calciatore lo farà anche valutando la capacità di quest’ultimo di integrarsi nei gruppi e con il resto della squadra, quindi porgerà la sua attenzione su alcune caratteristiche che si sposino con il tipo di spogliatoio (esempio lampante di ciò quando acquistando <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gabriel_Batistuta" target="_blank" rel="noopener">Batistuta</a>, venne preso anche Balbo per creare una buona amalgama).<br />
Altro importante fattore che viene indagato è quello della “fame” che il calciatore ha, e può essere valutata anche attraverso “l’aggressività”. Per avere un punto di riferimento possono essere prese in considerazione ad esempio sia le statistiche di recupero di palloni, di scatti, di km percorsi in media a partita o di contrasti vinti, ma anche per esempio la gestione dell’aggressività, ovvero valutando la capacità del calciatore di mantenere i nervi saldi e non incorrere in cartellini pesanti per reazioni spropositate.<br />
Altri valori che vengono attenzionati sono quelli che si riferiscono alle capacità attentitive dei calciatori, ovvero il numero dei passaggi riusciti, i tiri nello specchio o le diagonali e sovrapposizioni. Se questi a livello tecnico possono essere quantificati, è possibile anche la valutazione dello stile attentivo del calciatore, ovvero la sua bravura nel rimanere “freddo” e lucido anche in ambienti “caldi” o quando si è sotto pressione (sia degli avversari che del contesto ambientale), quindi la capacità di selezionare i giusti target e filtrare i stimoli distrattori.<br />
Una stima attendibile di tutti questi parametri è data dall’analisi dei biofeedback, a cui fanno riferimento i vari DS prima di fare offerte per l’acquisizione delle prestazioni sportive dei calciatori.<br />
Nel prossimo articolo scopriremo nel dettaglio cosa sono di preciso i biofeedback e come vengono registrati.<br />
Nel mentre torniamo a spulciare i siti fino al 30 Agosto a mezzanotte, spingendo compulsivamente il tasto F5 per rimanere aggiornati in tempo reale sul possibile esaudimento del sogno del nostro amato calciatore che non vediamo l’ora che indossi i nostri vessilli.</p>
<p>dott. Emanuele Capone<br />
(psicologo/psicoterapeuta)</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-177444" src="https://insideroma.com/wp-content/uploads/2024/07/de-rossi-ghisolfi-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://insideroma.com/wp-content/uploads/2024/07/de-rossi-ghisolfi-300x200.jpg 300w, https://insideroma.com/wp-content/uploads/2024/07/de-rossi-ghisolfi-768x512.jpg 768w, https://insideroma.com/wp-content/uploads/2024/07/de-rossi-ghisolfi-128x85.jpg 128w, https://insideroma.com/wp-content/uploads/2024/07/de-rossi-ghisolfi-32x21.jpg 32w, https://insideroma.com/wp-content/uploads/2024/07/de-rossi-ghisolfi-350x233.jpg 350w, https://insideroma.com/wp-content/uploads/2024/07/de-rossi-ghisolfi.jpg 1024w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>Lasciateci sognare: il calciomercato visto dagli occhi (e dalla mente) del tifoso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 21:19:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Sogno o son desto?”, così si interrogava Cartesio ponendosi domande sul senso critico delle persone. E allora come si spiega [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Sogno o son desto?”, così si interrogava <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cartesio" target="_blank" rel="noopener">Cartesio</a> ponendosi domande sul senso critico delle persone. E allora come si spiega in modo razionale la massa di tifosi che aspettano, come accaduto per <a href="https://insideroma.com/news/comunicati-ufficiali/matias-soule-e-un-nuovo-giocatore-dellas-roma/" target="_blank" rel="noopener">Soulè</a>, i giocatori all’aeroporto?<br />
Con questo articolo andiamo a scoprire le dinamiche intrapsichiche dietro ai comportamenti di noi tifosi verso le notizie del calciomercato.</p>
<p><strong>Attese e speranze</strong><br />
La potenza che ha il tifo per una squadra di calcio è la sua capacità di far vivere ad ogni tifoso uno tsunami incontrollabile di emozioni, che si tramutano sia in comportamenti fisici quali tachicardia e sudore, sia un cocktail psicologico dove si è investiti di un mix di gioia, rabbia, ostilità, senso di appartenenza, in termini tecnici c’è un eccitazione talmente forte da portare ad una agitazione psicomotoria.<br />
La frase che più circola tra gli ambienti del tifo nel periodo che va da Giugno a fine Agosto è sempre la stessa, “chi pjamo?” (ovviamente con i dovuti cambiamenti di accento in funzione della regione geografica di appartenenza).<br />
Il tifoso, come direbbe Vasco, è un inguaribile romantico, un instancabile sognatore, che ripone tutte le sue speranze in quei siti, che aggiorna di continuo per essere sempre informato. Ma che cos’è la speranza?<br />
In ambito psicologico la speranza si definisce come la fiducia nel futuro, che rimane anche dopo tanti insuccessi o aspettative non rispettate e ha una funzione di difesa contro le frustrazioni e le delusioni.<br />
E proprio qui che si insinua il calciomercato, e lì dove ogni tifoso ripone tutti i suoi sogni, che siano di gloria o di rivalsa. Quando un calciatore forte viene acquistato dalla propria squadra ci si sente scelti, come se quell’atleta possa rappresentare noi in campo. Il grande colpo di mercato genera quindi una forte scarica di gratificazione, la propria identità viene rafforzata dall’idea di essere stati preferiti ad altri e aumenta quindi il piacere del successo.<br />
Il calciomercato ci porta quindi ad impersonificare i nostri sogni e i nostri desideri nell’arrivo dei calciatori e il concludersi dell’affare rappresenta il raggiungimento dell’obiettivo e quindi genera gratificazione e piacere.</p>
<p><strong>Calciomercato e cervello</strong><br />
L’informazione sul calciomercato permette a tutti noi di avere sempre a disposizione una vastissima varietà di notizie e news, disponendo sempre quindi davanti agli occhi gli “oggetti del desiderio” che generano quindi una voglia di raggiungere il godimento attraverso proprio il soddisfacimento del desiderio stesso, che diventa quindi spasmodico.<br />
Ma cosa succede nel nostro cervello in queste situazioni? Si attiva quello che viene definito come il circuito cerebrale del piacere (noto scientificamente con il nome di sistema mesocorticolimbico) che si innesca tutte le volte che riceviamo stimoli che ci provocano sensazioni di piacere e permettono il rilascio di grandi quantità di dopamina. La dopamina è il neurotrasmettitore del piacere e una volta in circolo condiziona e influenza ciò che percepiamo inducendoci a muoverci verso ciò che ci piace e desideriamo avere. Questo pensiero desiderativo di un qualcosa si basa principalmente su illusioni e fantasie, e durante il calciomercato diventa molto possessivo sulla nostra mente. Questo però non sempre è un male, e spesso è un mezzo che ci consente di evadere da situazioni pesanti, tristi, ecco perché il calciomercato attraverso i sogni ci aiuta a stare meglio, ha una sua funzione confortevole.</p>
<p><strong>La foll(i)a all’aeroporto</strong><br />
L’essere tifoso di una squadra è essere innamorato, e come tutti gli innamorati si fanno cose che mai si sarebbe pensato di fare, e lo si fa perché spinti da motivazioni inconsce e fortissime.<br />
Ecco come mai quando si concretizza l’acquisto di un calciatore l’euforia e la passione diventano totalizzanti, escono fuori e tutto questo si accompagna alla sospensione del giudizio. Quando si è follemente innamorati (come lo siamo per la nostra squadra del cuore) perdiamo la capacità critica, mettendo in atto comportamenti anche irrazionali, dettati dall’enfasi e dal godimento, si apre quella zona dove non esistono censure morali ne paura di essere giudicati dagli altri, un momento di estrema libertà, quasi una forma di pazzia, ma citando Nietzsche “nell’amore c’è sempre un po’ di follia. Ma nella follia c’è sempre un po’ di saggezza”</p>
<p>Viva la pazza gioia di essere romanisti e lasciateci sognare ancora un po’ un sogno di una notte di mezza estate.</p>
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<p><strong>dott. Emanuele Capone</strong><br />
(psicologo/psicoterapeuta)</p>
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		<title>Che leader sei? I diversi tipi di guide che si trovano nel mondo del calcio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 14:26:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come anticipato nel precedente articolo oggi andiamo alla scoperta delle diverse modalità in cui un individuo, seguendo la sua personalità, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come anticipato nel precedente articolo oggi andiamo alla scoperta delle diverse modalità in cui un individuo, seguendo la sua personalità, esercita le sue qualità di leader. Nell’immaginario collettivo il leader viene alla mente solo ripensando alle sue “gesta eroiche” nei momenti più duri, prestando però poca attenzione al fatto che lo si è anche nei momenti più sereni. Difatti il leader supporta e sostiene il gruppo in ogni momento, sia nei più difficili prendendo per mano la squadra, sia nel momenti più tranquilli, curando ed evidenziando l’unità e la motivazione e stimolando i compagni verso il raggiungimento degli obiettivi.</p>
<p><em><strong>I diversi leader</strong></em></p>
<p>Nel mondo del calcio esistono leader che hanno caratteristiche e qualità differenti tra loro, che mai si autoproclamano ma viene scelto e nominato dal resto del gruppo. Sono tre le tipologie di leader che entrando in uno spogliatoio si possono incontrare, vediamoli insieme quali.</p>
<p><em><strong>Leader tecnico</strong></em></p>
<p>Tecnica deriva dal greco τέχνη e rappresenta il “saper fare” e si può indicare come l’insieme delle norme su cui è fondata la pratica di un’arte, di una professione o di una qualsiasi attività, sia essa manuale che intellettuale. Il leader tecnico è il calciatore o che attraverso le sue qualità di base e il suo talento naturale (e successivamente allenato) aiuta la sua squadra nei momenti di difficoltà sfruttando la sua fantasia. È quindi l’atleta che in campo toglie le “castagne dal fuoco” risolvendo situazioni complicate, il giocatore a cui viene consegnata la palla quando tutto sembra perduto o si è in difficoltà. A questo leader viene riconosciuta una predominanza in termini di talento e forza e il resto della squadra ci si affida nel momento del bisogno, sia esso battere un calcio di rigore fondamentale, sia tenere la palla nei minuti finali in cui si sta vincendo e la squadra avversaria attacca. Per i compagni questa figura è di tipo protettivo in quanto genera una consapevolezza e una calma nel momento in cui esso è in campo, sia che si tratti di una finale o di un’amichevole, quando non si sa cosa fare, palla a lui che si inventerà qualcosa. Logico che le sue qualità debbano però essere messe a disposizione della squadra e che le sue “gesta” non siano fine a se stesse, quindi che un dribbling o una giocata siano funzionali a tutti. Nella storia giallorossa diversi sono i leader di questo tipo tra i quali Totti e Falcao, nella squadra attuale leader di questo tipo sono Lorenzo Pellegrini e Paulo Dybala.</p>
<p><em><strong>Leader carismatico</strong></em></p>
<p>In psicologia il termine carisma è impiegato per indicare la capacità di un individuo di esercitare una forte influenza su altre persone. Il leader carismatico nel calcio è il giocatore o l’allenatore che trascina a livello emotivo la sua squadra, colui che incarna al massimo l’identità di gruppo. Rappresenta in campo il calciatore che parla con l’arbitro, che cerca di proteggere ogni suo compagno e che dopo le sconfitte ci “mette la faccia”. Sfruttando la loro forza interiore e la loro personalità riescono a far alzare il livello di performance di tutto il gruppo. Per i compagni questa figura è di tipo identificativo, ogni sua parola riesce a toccare le giuste corde, stimolando nei componenti del gruppo un’aria elettrizzante che porta tutti a spingere il cuore oltre l’ostacolo. Anche tra gli allenatori possono esserci dei leader carismatici che esercitano la loro influenza in diversi modi. Per esempio Pep Guardiola utilizza una comunicazione basata a livello emotivo, motiva i suoi calciatori con parole “dolci”, così come sta facendo anche Daniele De Rossi. Altri allenatori come Josè Mourinho o Fabio Capello invece utilizzano altre tecniche che puntano sulla reattività comportamentale, sulla risposta in campo dei propri ragazzi dopo essere stati “pungolati (esempio più eclatante il rapporto Capello – Montella). È bene sottolineare come non esista un decalogo del buon leader carismatico, ma che esso emerga in relazione al tipo di gruppo che si ha a disposizione, quindi tecniche che sono funzionali in uno spogliatoio possono essere deleterie in altri. Nella storia romanista un leader di questo tipo è il compianto Giacomino Losi, nella rosa attuale un leader carismatico è sicuramente Gianluca Mancini.</p>
<p><em><strong>Leader silenzioso</strong></em></p>
<p>Terza categoria, ma non meno importante, è quella dei leader silenziosi. Di solito questa figura è riconosciuta dal resto della squadra per le caratteristiche peculiari di queste persone, difatti il leader silenzioso viene visto come speciale, come colui che risulta in grado attraverso semplici gesti di indicare la giusta via da seguire. Poche parole ma quando le pronuncia sono sentenza, questo è ciò che gli viene riconosciuto, una risolutezza e una forza in grado anche solo con lo sguardo, di saper influenzare in maniera positiva le dinamiche di tutti. Per i compagni questa figura è di tipo condottiera, rappresenta quel silenzio che fa rumore, quella spalla su cui contare anche senza il suono delle parole, basta semplicemente la sua presenza e sai che nel momento giusto saprà illuminare la strada. Nella storia della nostra magica esempio concreto di ciò è Agostino Di Bartolomei, il capitano silenzioso, l’ombra protettiva del secondo scudetto. Nell’attuale gruppo squadra è possibile individuare in Bryan Cristante un leader di questo tipo, poche parole ma sempre in campo con qualsiasi allenatore.</p>
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		<title>Il leader e le sue caratteristiche. Breve “guida” psicologica alla scoperta della leadership</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 14:25:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In psicologia quando si parla di leadership si fa riferimento a tutti quei processi implicati e che si generano a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://insideroma.com/rubriche/il-leader-e-le-sue-caratteristiche-breve-guida-psicologica-alla-scoperta-della-leadership/">Il leader e le sue caratteristiche. Breve “guida” psicologica alla scoperta della leadership</a> proviene da <a href="https://insideroma.com">Insideroma</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In psicologia quando si parla di leadership si fa riferimento a tutti quei processi implicati e che si generano a seguito della guida di altri individui che fanno parte di un gruppo (o organizzazione), tra le quali spiccano la direzione da intraprendere, il coordinamento delle azioni e la motivazione per il raggiungimento degli obiettivi che ci si è preposti.</p>
<p><em><strong>Ma chi è un leader?</strong></em></p>
<p>Un buon leader non è il soggetto porta pubblico o sa intrattenerlo, ma è la persona in grado di saper <strong>influenzare</strong> le attenzioni del suo gruppo con il preciso scopo di permettere ad esso di raggiungere i propri obiettivi e di conquistarli. Di base leader <strong>si nasce,</strong> infatti alcune persone hanno un innato senso del servizio e dell’altruismo che mettono a disposizione della collettività, guidandola, nel caso dello sport, alla vittoria.</p>
<p>Il termine leader deriva dall’inglese to lead, letteralmente “condurre”, quindi nel leader si intende colui che <strong>conduce</strong>, che guida un gruppo e che rimane leader anche se la squadra perde in quanto viene riconosciuto come figura che non soltanto dirige ma che <strong>istruisce</strong> il suo gruppo e ciò lo differenza dal capo che manifesta il suo potere senza, quasi mai, sporcarsi le mani.</p>
<p><em><strong>Come si sceglie un leader?</strong></em></p>
<p>Il ruolo del leader viene attribuito quindi ad un individuo che possiede quelle capacità e competenze mirare alla <strong>guida del gruppo</strong>, alla <strong>gestione dei conflitti</strong> che in gruppo possono emergere e alla scelta di quelli che sono i comportamenti più adatti e idonei al raggiungimento degli obiettivi comuni della squadra. E proprio l’abilità di essere in grado di prendere decisioni è alla base di un vero leader, difatti agli occhi dei membri emerge la sua bravura nello scegliere ciò che è meglio fare e viene apprezzata la sua capacità di risoluzioni delle problematiche e la conseguente presa di responsabilità che lui stesso prende, e questo fa sì che gli altri lo seguano.</p>
<p>In linea generale i leader sono quindi tutte quelle figure che vengono percepiti dai compagni di squadra come preparati, determinati e adatti nel condurli al raggiungimento degli obiettivi, ma che sono anche in grado di instaurare e mantenere ottimi rapporti interpersonali. Quest’ultima competenza è data dalla capacità del leader di riuscire a stabilire dei rapporti di fiducia e stima e un’accettazione del gruppo sia in termini emotivi (valutazione dell’umore del gruppo) che in termini affettivi (che rappresenta il legame che si crea tra le persone).</p>
<p>Si tende di solito, ma in maniera errata, a ritenere che il leader debba per forza essere o il capitano, o la stella della squadra oppure l’allenatore, ma in realtà non deve necessariamente ricoprire uno di questi ruoli. Per ogni squadra avere nel proprio gruppo un leader dal quale farsi guidare e proteggere, soprattutto nei momenti difficili è importante ed indipendente dal “grado” che esso ricopre.</p>
<p><em><strong>Le caratteristiche del leader</strong></em></p>
<p>Le caratteristiche che un leader deve possedere sono:</p>
<ul>
<li><em><strong>Deve essere sé stesso.</strong></em> Nell’idea comune si associa leader a carisma, ma non sempre è così, infatti il buon conduttore è colui che attraverso la personalità aiuta i compagni e li guida verso gli obiettivi;</li>
<li><em><strong>Deve essere autorevole ma non autoritario</strong></em>, quindi deve avere una comunicazione efficace senza parlare per stereotipi o schemi preconfezionati;</li>
<li><em><strong>Devono emergere le sue capacità di team-bulding</strong></em>, ovvero che sia capace di infondere senso di fiducia e un clima positivo generando un senso di appartenenza forte;</li>
<li><em><strong>Deve prendere ma anche dar</strong></em>e, aiutando e mettendosi anche lui in gioco.</li>
</ul>
<p>Nel prossimo articolo della rubrica approfondiremo le diverse tipologie di leader.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;" align="right">dott. Emanuele Capone<br />
(psicologo/psicoterapeuta)</p>
<p>L'articolo <a href="https://insideroma.com/rubriche/il-leader-e-le-sue-caratteristiche-breve-guida-psicologica-alla-scoperta-della-leadership/">Il leader e le sue caratteristiche. Breve “guida” psicologica alla scoperta della leadership</a> proviene da <a href="https://insideroma.com">Insideroma</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cambiare o non cambiare? I motivi che portano una società all’esonero dell’allenatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2024 14:15:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’allenatore rappresenta una delle figure centrali nelle dinamiche all’interno di una squadra, in quanto è il responsabile sia della preparazione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’allenatore rappresenta una delle figure centrali nelle dinamiche all’interno di una squadra, in quanto è il responsabile sia della preparazione fisica che psicologica degli atleti ma è anche la figura che svolge un ruolo da collante e punto di riferimento tra staff, squadra e società. Le caratteristiche che permettono ad una squadra di funzionare sono diverse, ma nessuna può prescindere dalle <strong><em>abilità di leadership e di comunicazione</em></strong> del suo allenatore e i successi o fallimenti sono l’effetto del tipo di relazione che esso riesce ad instaurare.</p>
<p>Nel calcio moderno le prestazioni degli allenatori e la valutazione del loro lavoro viene valutata sia in termini di <strong><em>risultati sportivi</em></strong> (raggiungimento degli obiettivi) che in termini di tipo <strong><em>economico</em></strong> (crescita finanziaria e aumento del valore di mercato dei calciatori). Si può inoltre aggiungere che in generale ogni allenatore rischia di pagare anche per cause non strettamente sotto il suo controllo come ad esempio possono essere il numero di infortuni dei propri calciatori o il loro mancato impegno.</p>
<p>Ma quando avviene la scelta di cambiare l’allenatore? Le società si basano principalmente su <strong><em>tre parametri</em></strong>, il primo è la lunghezza della &#8220;luna di miele&#8221; tra il coach e la piazza, la seconda è la media punti sotto la quale ritiene non intendere più scendere e la terza è il peso che le partite più recenti hanno rispetto a quelle precedenti. Da alcuni studi emerge che la probabilità che un mister venga esonerato durante il corso della stagione dipendono in larga parte dai risultati delle ultime quattro partite ed in maniera particolare dell’ultimo incontro. Il calcolo viene fatto sulla base dei punti che la società si aspetta di ottenere e viene messa a confronto con quelli che effettivamente vengono portati in classifica.</p>
<p>Ma come mai sono così importanti e fondamentali gli ultimi risultati? Questo avviene per via dell’<strong><em>effetto recency</em></strong>, ovvero le informazioni comunicate o le situazioni vissute per ultime hanno un&#8217;influenza sproporzionata sulla mente umana rispetto alle altre. Inoltre il concentrarsi sugli aspetti negativi o su ciò che sembra mancare rappresenta una <strong><em>tendenza evoluzionista</em></strong>, ovvero nel passato ha avuto un ruolo cruciale nella sopravvivenza in quanto permetteva di reagire immediatamente ai pericoli, modalità di risposta che ancora abbiamo.</p>
<p>Non solo le cattive prestazioni aumentano le possibilità di un esonero, ma spesso vengono prese in considerazione anche le <strong><em>caratteristiche tecniche e caratteriali dell’allenatore</em></strong> che viene licenziato e il <strong><em>clima</em></strong> che si respira sia all’interno dello spogliatoio che nell’ambiente.</p>
<p>Quindi alla base della scelta del cambio della guida tecnica della squadra c’è una generale insoddisfazione da parte della società sui risultati ottenuti rispetto a quelli attesi, l’ambiente che si crea al momento dell’esonero e in cui hanno una grossa importanza i media e i social (che rappresentano un termometro) e le eventuali dinamiche conflittuali che normalmente nascono in un sistema qual è il gruppo. Conflitti che possono riguardare l’allenatore e la società, ma anche con altri membri dello staff o con la squadra e che non riguardano solo l’aspetto tecnico ma anche comportamentale.</p>
<p>Nel prossimo appuntamento con questa rubrica verranno analizzate le caratteristiche che possono provocare il cambiamento di un allenatore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>dott. Emanuele Capone<br />
(psicologo/psicoterapeuta)</p>
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