21 Gen 2026In Breaking News13 Minuti

Gasperini: “La partita col Milan ha la priorità. Bailey? Avventura qui non positiva”

Gian Piero Gasperini, alla vigilia di RomaStoccarda, ha parlato in conferenza stampa.

Di seguito le sue dichiarazioni.

Che tipo di gestione pensa di fare per la gara di domani anche in base alla condizione fisica della squadra?

“La squadra sta bene, a parte Hermoso che è infortunato e i soliti acciaccati, ma ormai è una situazione nota. C’è poi l’assenza, chiaramente, dei due nuovi arrivi. Per il resto direi che il gruppo sta attraversando un buon momento dal punto di vista fisico. È chiaro che la partita di domani arriva molto ravvicinata a quella di domenica contro il Milan, che in questo momento rappresenta un impegno di maggiore attenzione. In Europa League abbiamo una buona posizione in classifica e sappiamo che vincendo ci sono anche buone possibilità di evitare il turno di play-off. Allo stesso tempo, però, è evidente che il campionato, per come sono andati i risultati nell’ultima giornata, è la competizione su cui ora si concentra maggiormente la nostra attenzione”.

Come è riuscito a rendere così continuo Dybala? E questa Roma ha raggiunto il livello che si aspettava?

“La Roma si è contraddistinta fin da subito per questo tipo di mentalità. Ho trovato immediatamente un gruppo molto motivato, con la voglia di fare una stagione importante e con grande disponibilità, una caratteristica che abbiamo avuto sin dalle primissime giornate. Quello che mi auguro è che, andando avanti nella stagione – considerando che 21 giornate sono già un dato significativo – si riesca a migliorare anche l’aspetto qualitativo, soprattutto in fase offensiva, che in alcune partite è stato un nostro punto debole. A livello di prestazioni, però, sono state rarissime le gare in cui la squadra non ha risposto sul piano della mentalità e delle motivazioni. Paulo, secondo me, aveva già fatto molto bene in un certo momento della stagione. Poi ha avuto prima un’influenza e successivamente una ricaduta dal punto di vista fisico, situazioni che per lui richiedono un po’ più di tempo per essere smaltite. Io penso però alle partite, ad esempio contro il Milan, in quel periodo in cui aveva già dato dimostrazioni molto forti. È un giocatore che ora sta bene, è recuperato ed è in grado di dare il suo contributo. È chiaro che con il passare degli anni qualcosa può mancare sul piano della velocità rispetto a qualche stagione fa, ma ha le capacità per giocare e, soprattutto se supportato dai compagni, può essere un giocatore determinante”.

Negli ultimi 18 anni la Roma ha vinto solo una Conference League. Lei quanto vorrebbe vincere un trofeo? L’Europa League può essere anche un percorso più breve per arrivare in Champions League.

“Io non metto il punto sulla vittoria del trofeo dell’Europa League. Lei sa da quanto tempo una squadra italiana non vince l’Europa League? L’ultima è stata l’Atalanta due anni fa, e prima ancora bisogna tornare agli anni ’90 (il Parma nel 1999, ndr). La Champions League, invece, l’ha vinta l’Inter nel 2010. Se si ragiona solo in questi termini, si finisce per essere sempre perennemente delusi ed elusi. Vincere un trofeo europeo, oggi, per i club italiani è diventato davvero complicato. Basta guardare anche le partite di ieri e, riferendoci alla Roma, se questo diventa l’unico metro di giudizio si rischia di restare sempre molto delusi. Credo invece che sia necessario spostare un attimo l’obiettivo: guardare a noi stessi, migliorare e crescere sfruttando ogni opportunità, che sia il mercato, il campionato, l’Europa o le coppe. L’obiettivo deve essere quello di diventare progressivamente una squadra sempre migliore e più forte. Quando poi si ha davvero la sensazione di essere una squadra forte, allora forse si arriva anche a vincere qualcosa”.

Dopo i risultati dell’ultimo turno di campionato, è aumentata la consapevolezza per ottenere il quarto posto o c’era dal primo momento?

“Abbiamo sempre giocato per ottenere il massimo. È chiaro che all’inizio della stagione non solo noi, ma un po’ tutti, non sapevamo bene quale fosse la nostra reale dimensione. Dopo 21 giornate non c’è nulla di definitivo, il campionato è lunghissimo, ma la posizione che abbiamo oggi ce la siamo conquistata: non ce l’ha regalata nessuno. Noi giochiamo per il massimo e sappiamo che, tolta l’Inter che è davanti, ci sono tante squadre molto vicine: il Milan, che affronteremo domenica, il Napoli, la Juventus, ma ci metto anche il Como, che aveva comunque un discreto vantaggio su Bologna e Atalanta. Sono tutte squadre che ambiscono a quelle posizioni e che hanno rose molto forti. Bologna e Atalanta, per esempio, l’anno scorso erano in Champions League. Detto questo, nei mesi ci siamo guadagnati questa classifica. È chiaro che faremo di tutto per difenderla e, se possibile, per migliorarla. Tutto parte però da una considerazione: oggi abbiamo anche una percezione di noi stessi superiore rispetto a qualche tempo fa, e questo è un aspetto importante”.

Come si è arrivati all’interruzione del prestito di Bailey? A questo proposito, possiamo aspettarci altro dal mercato?

“Purtroppo l’esperienza di Bailey è stata negativa sia per lui sia per noi. Il primo giorno di allenamento si è infortunato e da lì è iniziato un vero e proprio calvario. Il recupero è stato molto lungo, poi ci sono stati alcuni spezzoni di rientro, ma ogni volta che sembrava potesse tornare pienamente disponibile è arrivata una ricaduta. È stato davvero un peccato, perché era un giocatore sul quale si pensava potesse dare un valore aggiunto. Credo che siano stati soprattutto gli infortuni a determinare questa scelta, compreso quanto accaduto nell’ultima partita di Torino, quando ha dovuto fermarsi nuovamente. Essendo un giocatore in prestito, è chiaro che si è arrivati a questa decisione. Magari se fosse stato un calciatore di proprietà della Roma si sarebbe probabilmente andati avanti. Questo, ovviamente, apre uno spazio in rosa. Non so cosa potrà succedere in questi ultimi dieci giorni di mercato: si valuterà. Penso che, se dovessero presentarsi opportunità in grado di migliorare la squadra, come è stato per la situazione di Malen, allora andranno colte. Altrimenti andremo avanti così”.

Come sta Ferguson?

“Mi limito a dire che è un giocatore che ha recuperato dalla forte contusione rimediata nell’ultima partita in casa e quindi domani sarà disponibile. A oggi è un giocatore della Roma e ogni occasione per lui è utile per fornire buone prestazioni. Ultimamente ha fatto vedere cose positive, segnando anche un paio di gol importanti. Domani mi aspetto una prova in linea con le ultime partite che ha disputato”.

Nelle prossime ore potrebbe essere ufficializzato il divieto di trasferta per i tifosi della Roma dopo i fatti di domenica sull’autostrada. Qual è la sua opinione in merito?

“Questo è un problema eterno, in cui per colpa di poche persone finiscono per essere penalizzate migliaia di tifosi che seguono la squadra con passione. È evidente che episodi come quelli verificatisi l’altro giorno in autostrada non li vuole nessuno: non fanno parte dello sport e del calcio. Va detto che, rispetto al passato, per fortuna accadono meno spesso, ma poi i provvedimenti sono questi. Quando andiamo in trasferta, come è successo anche a Torino, vedere così tanta passione e così tanta gente che segue la squadra è qualcosa di estremamente positivo. Proprio per questo dispiace molto. Non so se questa sia la soluzione migliore o la sanzione più giusta: per quanto mi riguarda, no, perché finisce per penalizzare la passione di migliaia di persone”.

Giocatori giovani come Pisilli, Ziolkowski e Ghilardi possono essere considerati nuovi acquisti per allargare la rosa?

“Quello che penso e che mi piacerebbe sviluppare qui a Roma, e spero che sarà possibile, è la creazione di un nucleo forte di 15-16 giocatori molto competitivi. Un gruppo che permetta, anche con i cambi, di soffrire il meno possibile. Su questa base, l’idea è far crescere altri ragazzi giovani, come quelli citati, che possano alimentare e rafforzare quello che per me è il nucleo fondamentale di una squadra che vuole giocare le coppe, essere protagonista ed essere competitiva. La crescita dei giovani non è uguale per tutti e va valutata solo ed esclusivamente attraverso i fatti di campo, nient’altro. Su questo principio si può costruire una crescita continua della società, anche in modo sostenibile, perché quando hai giocatori che crescono e sono pronti a sostituire altri elementi, non sei costretto ogni volta a intervenire sul mercato con investimenti importanti, o puoi farlo in maniera più contenuta.

È questo il percorso che stiamo cercando di portare avanti. Quando sono arrivato, la realtà era quella di una squadra con pochi giocatori realmente a disposizione, molti in scadenza e tanti in prestito. Serve un po’ di tempo, ma questo è l’obiettivo. Solo dopo si potrà parlare, giustamente, di obiettivo Champions o di vincere una coppa. Senza queste basi non si può fare nulla, perché basta un mese di difficoltà, come accade spesso, per compromettere tutto. Pisilli è il prototipo, l’esempio migliore: arriva dal settore giovanile e sarebbe ideale tornare ad avere un vivaio capace di produrre giocatori per la prima squadra. Rispetto all’inizio della stagione è cresciuto, soprattutto nel modo di stare in campo. Non è sempre necessario mandare un giovane in prestito, rischiando di non giocare o di trovare altre difficoltà. Se la crescita può avvenire all’interno della Roma, per me è la soluzione migliore. Arriverà il momento in cui, per lui o per altri, qualcuno magari dovrà andare altrove, ma l’obiettivo è che diventi un valore come lo sono Koné, Cristante e gli altri. Pisilli è il prototipo perfetto: la sua esperienza deve farla qui, deve diventare forte qui. E mi auguro vada così”.