Gasperini: “Dybala e Soulè out per la Cremonese. Totti? Sarebbe risorsa e avrei anche idee per lui”
Gasperini, alla vigilia di Roma-Cremonese, ha parlato in conferenza stampa.
Ci sono margini di miglioramento per la coppia di trequartisti Zaragoza-Pellegrini? Lo spagnolo deve migliorare nelle scelte, mentre Lorenzo deve tornare ad essere più pericoloso?
“Credo di sì, assolutamente sì. Anche se Pellegrini ha giocato tanto con continuità, ci può stare un momento non dico di calo, ma magari meno brillante. Però già dalla partita con la Cremonese, nelle prossime gare, mi aspetto che torni a essere determinante. Ha sempre dato un contributo importante e continuo a questa squadra. Su Zaragoza dobbiamo anche dargli un po’ di tempo. È arrivato da poco e l’abbiamo inserito subito dall’inizio, dandogli responsabilità e minuti. Ha caratteristiche molto valide, che ha già fatto intravedere, ma per trovare continuità e inserirsi completamente nei meccanismi della squadra servono alcune partite”.
Wesley, Ndicka e Mancini sono diffidati: farà valutazioni anche in quest’ottica? E può darci un aggiornamento sulle condizioni di Dybala?
“Quella con la Cremonese è una partita in cui i tre punti sono fondamentali. Dobbiamo giocare al meglio, al massimo, con grande determinazione, perché i punti pesano in tutte le partite e sono sempre difficili da conquistare. Non possiamo guardare oltre questa partita. Dybala con la Cremonese non farà parte della partita. Sta continuando le cure e sono davvero dispiaciuto, come lo sono per tutti gli altri che stanno lavorando per rientrare. Anche lui si sta applicando al massimo per cercare di essere presente, ma ha ancora un fastidio che glielo impedisce. È però determinatissimo nel voler recuperare il prima possibile”.
Una riflessione sugli infortuni: i giocatori sembrano allenati molto bene e rientrano anche velocemente, ma gli stop sono molti. Come se lo spiega?
“Gli infortuni fanno parte del gioco del calcio, è sempre stato così. Oggi ancora di più, perché le partite sono tante e la maggior parte degli infortuni avviene in gara. Si gioca a ritmi molto alti e non sempre si riesce a recuperare al meglio tra un impegno e l’altro. Per quanto riguarda noi, ho 14-15 giocatori che praticamente non si sono quasi mai infortunati e qui tocco ferro, però ci sono stati alcuni casi che hanno inciso molto. Penso a Dovbyk, Ferguson, Bailey, lo stesso Dybala, El Shaarawy e altri: hanno avuto stop lunghi. Quando vai a conteggiare le giornate perse, cioè i mesi in cui alcuni giocatori sono stati fuori, è chiaro che il numero pesi. Poi nell’arco di 40, 50 o magari 60 partite può capitare che qualcuno, come Koné, salti una o due gare, e questo ormai rientra nella normalità. Il problema vero è quando gli infortuni durano tante settimane o addirittura mesi: in quel caso l’impatto sulla squadra è inevitabile”.
Soulé sarà a disposizione per la partita con la Cremonese? E che giudizio può dare su Venturino e Vaz: chi vede più pronto e chi ha più bisogno di crescere?
“Soulé è stato fermo tutta la settimana, quindi non sarà della partita. Speriamo possa rientrare nelle prossime. Venturino e Vaz sono due giocatori giovanissimi che, appena arrivati, sono stati subito buttati in campo, un po’ per necessità e un po’ anche per capire il loro livello di maturazione. Sono due ragazzi diversi. Venturino è in prestito, ha già fatto qualche partita a Genova e lo scorso anno ha segnato un paio di gol, mentre quest’anno ha giocato poco. È arrivato in un ruolo dove eravamo carenti anche numericamente e secondo me, con il tempo, potrà darci soddisfazioni. Vaz è stato un investimento molto importante da parte della società. È anche lui molto giovane, ha fatto solo spezzoni di partita, ma ha già segnato qualche gol. Su di lui pesa un po’ l’investimento fatto, perché inevitabilmente cambia la percezione. Io sto cercando di capire in fretta quanto possa essere utile nell’immediato alla Roma, perché nel futuro lo sarà sicuramente. Tra spezzoni di gara e allenamenti dobbiamo valutare bene, considerando che non è semplice inserirsi subito in un campionato difficile come quello italiano a stagione in corso”.
In queste ore si discute di una possibile riforma del sistema arbitrale: si è sentito ascoltato dopo le riflessioni che aveva fatto sul tema? Che idea si è fatto?
“Io ho toccato degli argomenti che non erano riferiti a singoli episodi e neanche alla Roma o a situazioni favorevoli o sfavorevoli. Mi riferivo alle simulazioni, ai falli di mano e ai contatti, che sono gli aspetti che oggi creano più problemi. La discussione, per me, è solo quella. C’è un problema di interpretazione che mette in difficoltà gli arbitri, il pubblico, i giocatori e gli allenatori. Il regolamento, su questi punti, non è più condiviso da molti o comunque viene interpretato in modi troppo diversi, giustificando tutto e il contrario di tutto. Il mio intervento era riferito esclusivamente a questo, non a episodi specifici o a vantaggi per una squadra rispetto a un’altra. Kalulu-Bastoni? Ci sono almeno altri due episodi altrettanto clamorosi”.
Malen in Inghilterra nell’Aston Villa aveva un ruolo più marginale, mentre alla Roma ha avuto un impatto incredibile. È una questione di scarsa lungimiranza di chi lo aveva o il campionato italiano è meno competitivo? E una curiosità: cosa avete mangiato a cena con Totti?
“Non credo che il campionato italiano sia inferiore, anzi per certi versi è anche più difficile, soprattutto per gli attaccanti. Malen è un giocatore dell’Aston Villa e della nazionale olandese, quindi parliamo di un profilo importante. Quando lo abbiamo presentato ho detto che ero convinto del suo valore e che il motivo principale per cui l’ho voluto a Roma è legato al ruolo. Io gli ho detto chiaramente: tu per me giochi lì. Spesso veniva utilizzato come esterno in un 4-2-3-1, finendo largo sia in Inghilterra sia in nazionale. Io invece lo vedo in quella posizione centrale, dove per me può essere determinante. Non è vero che un centravanti debba per forza essere alto un metro e novanta. Le sue caratteristiche sono quelle e nel mio modo di interpretare il calcio lì rende al massimo. Poi può giocare anche altrove, ma per me il suo ruolo è quello. Totti? Se fossimo andati a cena non ci sarebbe stato nulla di male, ma non è successo. Non ne ho mai parlato né con la società né con Ranieri. Se però mi chiedete un’opinione, Totti è una grandissima risorsa. Ho anche delle idee su come potrebbe essere valorizzato, ma non è un tema che ho sollevato io, ne ha parlato Ranieri. In ogni caso la vedo come un’opportunità importante”.
Qualche giorno fa a Udine dopo la partita aveva fatto una battuta sul fatto che, se non si arriva quarti, si manda via l’allenatore. Guardando in prospettiva, vivendo Roma da mesi, vede ancora le potenzialità per raggiungere un livello alto o ha pensato: “Chi me l’ha fatto fare di venire qui”?
“Ci tengo a dire una cosa: la società e anche Ranieri, fin dalla presentazione e poi nei mesi successivi, hanno sempre parlato di un anno di transizione, di crescita e di costruzione. È chiaro però che, quando si parla di Champions, per me esiste solo quello. Io ho lasciato la Champions e mi manca anche molto non poterla giocare. Se qualcuno pensa di mettermi pressione dicendo “devi arrivare in Champions”, per me l’obiettivo è quello, ma sappiamo che significa dover superare squadre come Juventus, Napoli, Como, Atalanta. È un gruppo molto competitivo, il nostro. Io non sono venuto qui per dire: quest’anno vediamo, poi il prossimo anno, e così via. Sono venuto per costruire qualcosa di forte. I due mercati, quello di agosto e quello di gennaio, sono stati fatti con questa idea. Non è vero che non si possa lavorare in questa città. È difficile lavorare bene, ma non per la città: bisogna lavorare bene qui dentro. La città risponde sempre, lo stadio è pieno, ci sono 130.000 persone in due partite come Cremonese e Juventus. La differenza la fa il lavoro che si riesce a fare all’interno”.
A che punto è oggi la squadra, anche dopo il mercato di gennaio?
“Stiamo lavorando e continuiamo a lavorare. Io ho sempre grande soddisfazione di questi ragazzi, per me sono straordinari in tutto quello che fanno. Abbiamo passato e stiamo passando un periodo di grande emergenza, ma stiamo andando avanti senza cercare alibi. È chiaro che tutto è migliorabile, ma il percorso di crescita c’è stato. La squadra ha acquisito maggiore consapevolezza e presenza in campo. Poi il calcio è fatto di momenti e di difficoltà, però l’atteggiamento e l’impegno non sono mai mancati. E questo, per me, è la base su cui continuare a costruire”.
A questo proposito le volevo chiedere, considerando gli innesti del mercato di gennaio, cosa le sta piacendo di più nelle ultime partite della Roma e dove vede ancora margini di miglioramento?
“Secondo me siamo già a un buon livello, ma chiaramente tutto è migliorabile. Il problema in questo momento è legato alle assenze: se perdi Dybala, Soulé, Ferguson ed El Shaarawy, cioè quattro attaccanti nello stesso reparto, diventa difficile per qualsiasi squadra. Se uno manca una settimana è un conto, ma quando le assenze diventano di un mese o addirittura di più, la situazione cambia. Ci sono esempi anche di altre squadre che hanno perso giocatori importanti, però avere quattro elementi fuori nello stesso ruolo pesa. E non sappiamo ancora quando e se riusciremo a recuperarli tutti. Questo è l’unico vero punto critico. Stiamo cercando di valorizzare al massimo Venturino e Vaz, che sono giovani, e Malen, che è appena arrivato, ci ha dato un apporto importante. Se non fosse arrivato lui a gennaio sarebbe stato ancora più complicato. Ora speriamo di non perdere altri giocatori e di riuscire a recuperare qualcuno il prima possibile. Tra quindici giorni rientreremo anche nelle coppe e torneremo a giocare tre partite a settimana. Questo significa che dobbiamo cercare di velocizzare il più possibile la maturazione e la crescita di Venturino e Vaz, perché in questo momento le alternative nel reparto offensivo sono soprattutto loro. È inevitabile che debbano crescere in fretta, anche attraverso le partite, ma allo stesso tempo dobbiamo stare attenti a non pretendere troppo da due ragazzi così giovani. Hanno qualità, però serve equilibrio nelle valutazioni e nelle aspettative”.
In vista della partita con la Cremonese, Koné può giocare insieme a Pisilli? È una soluzione alternativa rispetto a Cristante o El Aynaoui, magari più abili nel palleggio?
“Sono quattro giocatori che stanno facendo molto bene. In quel reparto abbiamo abbondanza e qualità. Dobbiamo anche capire, vista l’emergenza che abbiamo davanti, se qualcuno di loro possa essere impiegato in una posizione un po’ più offensiva. È un po’ come per Pellegrini: si possono adattare, ma le caratteristiche vere degli attaccanti sono diverse. A centrocampo però siamo coperti e forti, con tutti che stanno rendendo bene. Quando torneremo a giocare anche le coppe, avere questo tipo di soluzioni sarà un grande vantaggio. Le squadre che affrontano più competizioni hanno bisogno di una rosa ampia e nel reparto della mediana siamo sicuramente ben attrezzati”.
Sono trascorsi 90 giorni dalla gara d’andata con la Cremonese. Dal punto di vista caratteriale è cambiato qualcosa? E cosa si aspetta, anche tatticamente, dalla Cremonese nel match dell’Olimpico?
“Dal punto di vista caratteriale no, non è cambiato nulla. Ho avuto un gruppo forte dal primo giorno di ritiro, sotto questo aspetto è sempre stato fantastico e si è confermato fino a oggi. Sono convinto che sarà così fino alla fine. Non abbiamo mai sbagliato sotto il profilo della determinazione e del senso di appartenenza. Credo che il merito principale di questa stagione, fino a questo momento, sia proprio la voglia e l’attaccamento di questi giocatori. Poi tutto è migliorabile, ma sotto l’aspetto caratteriale ho un gruppo straordinario”.
Che partita si aspetta dalla squadra di Nicola?
Mi aspetto una partita difficile. In questo momento della stagione i punti iniziano a pesare per tutti, sia per chi ha obiettivi alti sia per chi lotta per altre posizioni. Nel girone di ritorno le gare diventano ancora più equilibrate e complicate. Noi abbiamo motivazioni fortissime: se il campionato finisse oggi saremmo premiati e non vogliamo scendere da quella posizione. Dipende molto da noi: se non sbagliamo, per gli altri diventa difficile”.

