4 Nov 2026In Breaking News4 Minuti

Morte Jesus De Miguel Alameda: quale responsabilità per il portiere?

Caso De Miguel Alameda: quale responsabilità per il portiere?

Il portiere Jesús Owono è stato espulso dopo lo scontro con Jesús de Miguel, morto il giorno successivo. Ma il cartellino rosso basta per parlare di responsabilità penale? Ne parliamo con l’avvocato Marco Valerio Verni, noto penalista e esperto in diritto spagnolo.

Avvocato Verni, che cosa sappiamo della dinamica?

Il 3 novembre il CD Tenerife ha annunciato la morte di Jesús de Miguel, ricoverato in terapia intensiva dopo lo scontro con il portiere del FC Andorra, Jesús Owono, durante la partita del giorno precedente. Secondo quanto riportato da AS, il referto arbitrale descrive un impatto con la gamba alta e l’uso di forza eccessiva mentre il pallone era in disputa. È un elemento importante, ma la dinamica dovrà essere valutata insieme alle immagini e agli altri accertamenti.

L’espulsione dimostra che il portiere è penalmente responsabile?

No. Il giudizio disciplinare e quello penale hanno presupposti e finalità diversi. Il cartellino rosso documenta la valutazione arbitrale dell’azione e può essere rilevante, ma non equivale a una condanna. Anche il Codice della Real Federación Española de Fútbol stabilisce espressamente che la responsabilità disciplinare è indipendente da quella penale.

Quale reato potrebbe venire in considerazione?

In astratto, l’articolo 142 del Código Penal disciplina l’omicidio per imprudenza (homicidio imprudente). Per l’imprudenza grave prevede la reclusione da uno a quattro anni; per quella meno grave una multa di durata da tre a diciotto mesi. Quest’ultima non è una “rateizzazione mensile”: la pena si calcola secondo il sistema dei giorni-multa, con una quota giornaliera stabilita dal giudice in base alle condizioni economiche del condannato. Naturalmente, citare la norma non significa affermare che sia applicabile al caso: occorre provare la condotta colposa e il nesso causale con la morte.

Il rischio di un contatto fa parte del calcio?

Sì, ma entro i limiti propri del gioco. Chi partecipa a una partita accetta i rischi ordinari di un contrasto, non qualsiasi condotta. Gli accertamenti dovranno chiarire la forza e le modalità dell’impatto, la possibilità di giocare il pallone e se l’azione abbia superato in modo penalmente rilevante le regole di cautela esigibili. Né la gravità dell’esito né il fatto che si trattasse di un’azione di gioco risolvono da soli la questione.

Quali conseguenze sportive sono possibili?

Il Codice disciplinare RFEF prevede almeno una giornata di squalifica per l’espulsione diretta. Se gli organi competenti qualificassero l’azione come condotta violenta durante il gioco con conseguenze lesive gravi, potrebbe essere valutato anche l’articolo 102, che prevede da quattro a dodici partite di sospensione. La sanzione dipenderà dalla qualificazione disciplinare dei fatti e dagli elementi acquisiti; non è possibile anticiparla. Ma, certamente, assume scarsa importanza, a fronte di quanto purtroppo accaduto.

Qual è la conclusione, oggi?

Che occorre distinguere i due piani e attendere gli accertamenti. Una decisione sportiva non determina automaticamente la responsabilità penale, che richiede una verifica autonoma della condotta e del nesso causale. In una vicenda così grave, la prudenza nel giudizio è parte essenziale anche del rispetto dovuto alla famiglia di Jesús de Miguel e, se vogliamo, dello stesso portiere.