La forza del lupo è il branco, la forza del branco è il lupo. Questione di personalità
Dal cielo in una stanza fino al minuto 92:15 di Roma-Juventus ad una lacrima sul viso dal secondo successivo. È ciò che i tifosi della Roma hanno provato sulla loro pelle domenica, una sensazione di rabbia mista a delusione che fa riaffiorare un tema che da tempo circola intorno alla Roma, l’assenza di personalità e di una mancata mentalità vincente. C’è chi ne fa una questione di esperienza, chi di carattere, altri ancora di mancanza di qualità. Le risposte sono sempre multifattoriali, oggi con voi andremo ad analizzare a livello psicologico cosa si intende quando si chiede ai giocatori maggiore personalità e di avere una mentalità vincente e soprattutto proveremo a chiarire se sono la stessa cosa oppure due cose distinte.
Dati statistici
Prima di addentrarci su come la psicologia ci può aiutare a comprendere meglio un tema complesso come la personalità, analizziamo i dati statistici della Roma a partire dalla stagione 2017-18 contro le cosiddette big. Abbiamo preso in esame i risultati ottenuti contro Inter, Milan, Napoli, Juventus, Atalanta e Lazio e lo storico che emerge è di un totale di 105 partite con uno score di 21 vittorie, 34 pareggi e 50 sconfitte con 114 gol fatti e 145 subiti. Se scendiamo più nel dettaglio delle vittorie, 7 sono arrivate nella stracittadina, 3 contro Atalanta, Milan, Napoli e Juventus e 2 contro l’Inter (piccola curiosità tutte arrivate a San Siro). L’allenatore che risulta essere più vincente è Jose Mourinho con 6 vittorie, seguito da Eusebio Di Francesco con 5, Claudio Ranieri e Paulo Fonseca a 4 e 1 a testa per Daniele De Rossi e Gianpiero Gasperini. Da questa fredda e veloce indagine emerge come negli ultimi anni la Roma abbia palesato enormi difficoltà ad incontrare, e vincere, contro avversarie quotate e dove la personalità e la tenuta mentale possono risultare anche più importanti, se pur fondamentale, rispetto al valore tecnico. Da ciò possiamo dedurre che la Roma pecchi di mentalità vincente? Questo non possiamo saperlo ma possiamo scoprire nel dettaglio di che cosa si tratta.
Temperamento e personalità
Quando si parla di personalità, effettivamente a che cosa si fa riferimento? Per rispondere a questa domanda è giusto fare una piccola premessa e spiegare come il carattere di ogni singolo individuo sia formato dal temperamento e dalla personalità.
Il temperamento rappresenta tutte quelle che sono le caratteristiche innate che hanno base biologica e sono determinate geneticamente (esempio possono essere il livello di attività di una persona, la velocità di risposta ad uno stimolo esterno, la sensibilità e l’eccitabilità) e determina come una persona reagisce a ciò che gli sta accadendo intorno, quindi la sua emotività.
La personalità, termine che deriva dal latino persona e significa maschera, rappresenta un concetto più vasto ed è il risultato dell’interazione tra temperamento, ambiente e esperienze di vita. Tutto questo configura il modo unico di ognuno di noi e rappresenta il suo modo di pensare, agire e relazionarsi, ovvero ciò che gli altri vedono. Facendo mia una definizione dello studioso Dulbecco per semplificare il concetto, l’individuo nasce con una cornice (temperamento) e al suo interno l’ambiente dipinge l’immagine (personalità).
La personalità nel calcio
La personalità nel calcio, come in qualunque sport, è un elemento chiave che influenza le prestazioni. È utile porre l’attenzione su tutti quelli che sono l’insieme dei tratti psicologici che vanno ad incidere in maniera determinante su come la persona sia in grado di rispondere agli eventi esterni. La personalità non è decisiva solo al raggiungimento degli obiettivi sportivi, ma coordina e gestisce il modo in cui l’atleta è in grado di utilizzare le proprie competenze sia fisiche, ma anche tecniche e mentali.
Differenze tra personalità e mentalità vincente
Quindi quando parliamo di personalità facciamo riferimento a tutti i tratti stabili della persona e che rappresentano tutte le caratteristiche che influenzano il comportamento durante la gara.
Quando invece chiediamo alla squadra di avere una mentalità vincente, si fa riferimento a tutto quello che riguarda l’approccio mentale alla gara. La caratteristica principale risiede nella fatto che essa è dinamica e soprattutto allenabile. La mentalità rappresenta altresì la più generale capacità di gestione delle emozioni, la capacità di risposta allo stress e una costanza e determinazione nel raggiungimento degli obiettivi che hanno come risultato l’ottimizzazione della prestazione e il raggiungimento della vittoria.
Nei prossimi approfondimenti andremo nel dettaglio della personalità nello sportivo e di come sia possibile allenare la mentalità.
dott. Emanuele Capone
(psicologo – psicoterapeuta)
Dimmi chi era il Barone
A riveder le stelle: il clima all’Olimpico durante le partite europee della Roma
Il peso delle aspettative: quando la fascia stringe
Il peso delle aspettative: quando la fascia stringe
“Lorenzo soffre i tifosi e io devo tenere presente questo aspetto. Se li carica tutti e questo è il suo peccato, si carica tutti i problemi e invece dovrebbe giocare con naturalezza”
Potrebbero essere le parole di chiunque, di ogni singolo tifoso, ma a pronunciarle fu un illustre professionista, uno che di Roma e della ROMA se ne intende e ne capisce, uno che nel momento del bisogno ha sempre risposto presente. Ebbene sì queste frasi furono dette nella conferenza stampa pre-derby da Sir Claudio Ranieri, parole che quindi valgono doppio vista la caratura e l’esperienza della persona e che suonano come presentimento di ciò che si è consumato in questo ultimo periodo in relazione a Pellegrini.
Ma chi è Lorenzo Pellegrini?
Lorenzo Pellegrini nasce a Roma il 19 Giugno del 1996 e una volta entrato nelle giovanili della sua squadra del cuore proseguirà il suo percorso di crescita fino all’esordio con la maglia giallorosso in campionato avvenuto in quel del Manuzzi in un Cesena-Roma finito 0-1 a 18 anni. Fin da subito le situazioni di cuore saranno un filo comune nella storia tra lui e la Roma, ma in questo caso si parla di cardiologia, la sua carriera infatti fu messa a rischio per il riscontrarsi a 16 anni di un’aritmia cardiaca che però lo blocco solo per un breve periodo.
Numeri alla mano rappresenta uno dei calciatori più prolifici degli ultimi anni, sempre convocato e spesso utilizzato in nazionale dove è arrivato ad indossare la mitica 10, eppure da sempre, con maggiore intensità negli ultimi anni, non è stato esente da critiche, talvolta feroci, che sono sfociate anche in attacchi personali.
Il profilo psicologico
Non conoscendo personalmente il ragazzo, è possibile provare a tracciare un suo profilo basandosi sulle interviste rilasciate e sulle dichiarazioni dei suoi compagni e allenatori e analizzando alcuni comportamenti che il calciatore mette in campo durante le partite e anche fuori dal rettangolo di gioco.
Nelle interviste spesso non lascia trasparire particolari tratti emotivi che lo possano contraddistinguere, difatti non risulta ironico come Francesco Totti o incisivo nelle dichiarazioni come Daniele De Rossi, e questo come vedremo sarà un fattore importante.
Risulta essere una persona particolarmente riflessiva e che quando parla cerca di mostrarsi positivo ma al tempo stesso i suoi atteggiamenti sembrano fare emergere distacco o freddezza, cosa che però viene smentita da diversi suoi compagni di squadra, che lo descrivono come una persona altruista.
In campo prova a dare il massimo ma sembra riuscire ad esprimersi solo quando messo al centro del progetto, difetta nei momenti in cui invece non svolge solo lui un ruolo chiave, come se soffrisse la presenza di altri leader in campo.
Emerge una personalità si capace di assumersi delle responsabilità nei momenti in cui è lui il faro, ricordiamo tutti le parole del mister Josè Mourinho su di lui (“se avessi 3 Pellegrini giocherebbero tutti e 3”), dov’è quindi il problema?
La difficoltà non risiede nella forza mentale che ha mostrato di avere in quanto quando è si è percepito lui stesso leader è riuscito a sopportare le pressioni, ma manifestando una fragilità emotiva nei momenti critici o nei quali non si sente messo al centro, perdendo la fiducia nelle sue qualità. Inoltre il suo modo a volte un po’ schivo di affrontare le situazioni ha generato nel pubblico una reputazione non in linea con le qualità che si riconoscono ai leader. Oltre a ciò il fatto di aver ricevuto la fascia da capitano dopo diversi campioni riconosciuti e ancora amati, da romano e romanista, ha portato a facili quanto deleteri scomodi paragoni che lo hanno probabilmente schiacciato in una morsa.
A sostegno di questo esiste un’ulteriore dichiarazione di Claudio Ranieri in cui ammette come:
“Si porta dei macigni dietro e non è facile giocare così. Se sbaglia il beniamino del pubblico non succede niente, ma se fa mezzo errore lui viene subito caricato di negatività e responsabilità. Quando sarà sereno lo metterò in campo”
I pensieri del fu capitano
I simboli sono degli elementi fondamentali nella cultura umana in quanto hanno un potere identificativo di valore assoluto e rappresentano visivamente l’appartenenza ad un data comunità. Ancor di più lo sono nel calcio, specie a Roma, dove la fascia da capitano si è spesso accompagnata alla forte tradizione romana e romanista, capace di far sognare chiunque un giorno di poterla indossare ma soprattutto ha fatto sentire sempre i tifosi sicuri da chi la portava con vanto, di essere rappresentanti in quei valori che hanno sempre contraddistinto il popolo giallorosso.
Chi porta al braccio quella stoffa con la C scritta è spesso sotto la lente d’ingrandimento, e quindi ogni singolo gesto viene accompagnato da aspettative che alle volte possono non essere soddisfatte in toto.
Ma cosa succede quando il capitano viene declassato? Che sia una scelta ritenuta necessaria e unilaterale, oppure condivisa, rappresenta un segnale di cambiamento, ma cosa succede nell’animo del calciatore? Proviamo ora ad entrare, ipoteticamente, nella mente di Pellegrini.
La perdita di un ruolo che comporta leadership genera uno stato emotivo intenso caratterizzato da diverse emozioni tra le quali rabbia, delusione, senso di frustrazione e tradimento, accompagnato da un profondo rammarico per le proprie e altrui azioni.
Nella testa di Pellegrini può essere emerso un generale stato di umiliazione che si manifesta attraverso senso di perdita di fiducia non solo verso se stesso, ma anche verso il club e la fiducia che la tifoseria può riporre, viene messe a dura prova generando enorme difficoltà nel gestire tali vissuti. A sostegno di questo potremmo portare ad esempio il fatto che da quando si è saputa la notizia si è visto e sentito sempre meno, probabilmente chiuso nelle sue riflessioni sull’accaduto.
Non possiamo sapere se stia vivendo tale situazione come ingiustizia, possiamo però analizzare le sue parole rilasciate qualche giorno fa e che evidenziano una voglia di voler rimarcare attraverso il linguaggio, visto che rischia di veder sempre meno il campo, il suo ruolo e il suo attaccamento alla causa giallorossa, segno sicuramente di uno stato di rabbia non solo per la situazione ma anche forse per un sentimento di rivalsa nei confronti di chi non ha mai riconosciuto a lui doti e qualità.
“Ho coronato il sogno della mia vita, cioè giocare con la maglia della squadra che amo, fare il capitano, vincere un trofeo, alzare un trofeo. E poi questo tipo di sogno mi ha consentito di coronarne un altro sogno che è quello di vestire la maglia della nazionale di cantare l'inno che è un'esperienza incredibile e l'unica squadra che non necessita di un contratto anzi quando ci vai, devi sentirti onorato”
Le ambizioni potrebbero essere messe seriamente a rischio e l’essersi sentito destituito dal ruolo di capitano minerebbe le sue prestazioni, questo perché si manifesterebbe un’ansia da prestazione che invece di aiutare peggiorerebbe la situazione.
In ultimo ma non in ordine di importanza, con il contratto in scadenza potrebbero subentrare nei pensieri anche l’incertezza verso il futuro, e questo viene spesso accompagnato da sentimenti di smarrimento, sensazione quest’ultima che sicuramente alberga nell’anima di Pellegrini.
In conclusione alla luce delle parole di mister Gasperini nell’intervista post mercato in cui manifesta la voglia di provare a recuperare il ragazzo sorge spontanea una domanda, questa situazione spingerà il ragazzo a dare tutto per riprendersi non solo il posto in squadra ma anche la fascia oppure tale condizione sarà il preludio solo il preludio dell’epilogo della storia senza grandi speranze?
Lascio a voi le parole scritte in descrizione di una foto in un post subito dopo l’amichevole giocata contro il Roma City:
“Felling good” (sentirsi bene)
Solo il campo ci saprà dire, a noi non resta che rimanere vicini alla ROMA e augurarsi il meglio per la nostra squadra.
dott. Emanuele Capone
psicologo - psicoterapeuta