Frongia: " È confermata la volontà politica di andare avanti per lo stadio. Entrambe le parti vogliono arrivare a una decisione congiunta e concordata "

Daniele Frongia, assessore allo sport del comune di Roma, è intervenuto sulle frequenze di Rete Sport ed ha parlato del futuro del nuovo stadio della Roma. Queste le sue dichiarazioni:

“È confermata la volontà politica di andare avanti, come espresso dalla sindaca Raggi, ribadendo l’importanza di avere le opere infrastrutturali antecedenti alla realizzazione dello stadio, posizione espressa anche dalla maggioranza 5 stelle. Entrambe le parti vogliono arrivare a una decisione congiunta e concordata e per questo si rivedranno entro un paio di settimane. A quel punto avremo un aggiornamento”.

Sullo stadio Flaminio: “Continuano i lavori del Dipartimento Ingegneria della Sapienza e relazioni con altri soggetti pubblici coi quali stiamo per chiudere un accordo e questo permetterà di partire con una soluzione condivisa del progetto del futuro del flaminio”.

Frongia parla anche di Campo Testaccio: “Sono stati fatti diversi interventi di bonifica, adesso ne verrà effettuato un altro per cui sono stati stanziati 250 mila euro, poi passerà al Municipio e sarà possibile utilizzarlo come campo sportivo”.

Infine chiude sull’idea del “Parco De Falchi: “La settimana scorsa a margine di una giunta il capogruppo Pacetti ne parlava con me e il vicesindaco Bergamo. Credo che l’idea stia andando avanti”


La Sampdoria pensa a Di Francesco per il dopo Giampaolo

Dopo il suo addio alla Roma, Eusebio Di Francesco è ancora senza panchina e cerca un nuovo impiego. Una chance potrebbe averla dalla Sampdoria, che sta per salutare Giampaolo e cerca un nuovo tecnico. Il numero uno per il DS Osti, come riferisce alfredopedulla.com, rimane Pioli; ma ieri sera a cena avrebbe incontrato Di Francesco per sondarne il terreno. Ricordiamo che il tecnico abruzzese è ancora sotto contratto con la Roma.


Sirigu: "Io alla Roma? Non ho sentito nessuno. Cairo mi chiamerebbe in caso di offerte"

Salvatore Sirigu, portiere del Torino, è finito nel mirino della Roma che cerca un estremo difensore per il dopo Olsen. Sirigu, attualmente in ritiro con la nazionale, ha parlato del suo futuro ai microfoni di Rai Sport:

È vero che c'è un'offerta dei giallorossi? 
"Non so se sia vero che Cairo abbia detto di no alla Roma per me. Non ho sentito nessuno, però il presidente è un uomo di mondo. Conosce bene le regole del mercato e sono sicuro che se dovesse ricevere un’offerta per me, mi chiamerebbe lui in primis per poterne parlare. È una persona aperta a tutto".

Dopo Parigi, anche Roma non sarebbe male. 
"Roma è una bellissima città, ma ne parlerò nel momento in cui dovessi ricevere una proposta di qualsiasi tipo senza problemi".


I convocati da Di Biagio per l'Europeo Under 21. Presenti Pellegrini e Zaniolo (foto)

Luigi Di Biagio, CT della nazionale Under 21, ha scelto i 23 giocatori che prenderanno parte all'Europeo di categoria. Il torneo, che inzierà il 16 giugno e si giocherà tra Italia del nord e San Marino, vedrà gli azzurrini come testa di serie.
Per la Roma sono due i giocatori convocati. Lorenzo Pellegrini e Nicolò Zaniolo.
Ecco la lista completa pubblicata sul profilo Twitter dedicato alla nazionale:


Lo saluteremo con leggerezza, ma è stato uno dei più grandi

INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - La stagione sportiva appena terminata, con ogni probabilità, verrà ricordata come l'ultima di Edin Dzeko con la maglia della Roma. Il centravanti bosniaco, infatti, con il contratto in scadenza nel 2020, è pronto ad accasarsi all'Inter di Antonio Conte, da sempre suo grosso estimatore, tanto che nel bollente gennaio del 2018 fu proprio il mister salentino a provare a portarlo in tutti i modi nell'allora suo Chelsea: un tentativo sfumato a un passo dalle firme, principalmente per volontà dell'attaccante ex City e della sua famiglia, che fece infine virare i Blues sul francese Giroud.

Peccato che il commiato durante Roma-Parma sia stato consumato in modo non adeguato rispetto a quanto Dzeko ha rappresentato per i colori giallorossi nei suoi quattro anni di militanza: un'uscita dal campo polemica nei confronti di Claudio Ranieri, reo di averlo sostituito troppo presto secondo il bosniaco, condita inizialmente pure da qualche ingeneroso fischio, subito coperto, tuttavia, dagli scroscianti applausi della maggioranza del pubblico capitolino.

L'avventura romanista di Edin Dzeko è stata sostanzialmente un lungo percorso quadriennale sulle montagne russe.

Tutto inizia nell'estate del 2015. Nonostante le dichiarazioni infuocate di mister Rudi Garcia nei confronti della dirigenza del club e del suo modus operandi in sede di calciomercato, la Roma effettua operazioni in entrata davvero sontuose, tra cui quelle inerenti all'egiziano 'Momo' Salah (reduce da sei mesi eccezionali alla Fiorentina), al portiere Wojciech Szczęsny dall'Arsenal, all'esterno Iago Falque (proveniente dal Genoa e da un campionato superbo con tredici gol all'attivo), al centrale difensivo tedesco Antonio Rudiger, al terzino sinistro Lucas Digne (fortemente voluto dal tecnico romanista, che lo aveva già avuto alle proprie dipendenze in quel di Lille) e appunto a Edin Dzeko.

La trattativa per strapparlo al Manchester City è tutt'altro che semplice, ma alla fine l'allora ds della Roma Walter Sabatini raggiunge un accordo con i Citizens: quindici milioni di euro complessivi (quattro versati subito e i restanti undici nell'estate seguente per il riscatto obbligatorio) e il bosniaco diventa il nuovo centravanti giallorosso.

I tifosi romanisti sognano, d'altronde un vero centravanti di tale levatura non si vedeva dalle parti di Trigoria probabilmente dai tempi del 'Re Leone' Gabriel Omar Batistuta. Dzeko sbarca a Fiumicino sommerso dall'affetto del suo nuovo pubblico, che si reca in massa ad accoglierlo all'aeroporto. Il debutto all'Olimpico, nell'amichevole di presentazione della squadra contro il Siviglia del futuro direttore sportivo della Roma, Monchi, è da sogno: passano soltanto pochi minuti e l'ex City 'spacca' la porta con un destro al fulmicotone. "È arrivato l'uomo giusto" pensa il popolo giallorosso.

La prima stagione in Serie A, però, è tutt'altro che felice per Dzeko. La Roma di Garcia, dopo un illusorio primato in classifica tra ottobre e novembre, crolla e il centravanti resta sepolto dalle macerie insieme a molti dei suoi compagni, incapace di reagire forse anche a causa di un carattere non proprio da leader.

A gennaio del 2016, Luciano Spalletti torna sulla panchina giallorossa e mostra subito grande fiducia nei confronti di Dzeko, che definisce "il centravanti ideale. Se l'estate scorsa mi avessero chiesto chi avrei voluto al centro dell'attacco, avrei fatto un solo nome: quello di Edin". Dichiarazioni forse anche esagerate da parte dell'allenatore toscano, volte tuttavia a tentare in ogni modo di valorizzare ancora un patrimonio economico e tecnico del club.

Neppure Spalletti riesce inizialmente nel 'miracolo' di rigenerare Dzeko, che finisce la stagione frequentemente in panchina per lasciare spazio al nuovo arrivato Diego Perotti, che giostra nel ruolo di 'falso nueve', poiché il tecnico di Certaldo vede volare la sua nuova Roma senza un centravanti vero.

Un'estate dopo l'arrivo in pompa magna tutto è cambiato e l'ex City finisce al centro di svariate voci di mercato. Alla fine, Dzeko rimane e risulta essere in miglior acquisto possibile per la squadra di Spalletti versione 2016/2017. Dopo un inizio ancora scarsamente incoraggiante, infatti, il bosniaco mette il turbo e non smette più di segnare, terminando la propria annata con trentanove gol in cinquantuno partite.

La separazione da Luciano Spalletti, che avviene durante l'estate del 2017 al culmine di una stagione fatta di sin troppi veleni con Francesco Totti, per Dzeko è un duro colpo. Il calcio di Eusebio Di Francesco, nuovo mister giallorosso, mal si sposa con le sue caratteristiche e il calciatore in principio non ne fa mistero neppure davanti alle telecamere.

Anche se non più a grappoli come nella stagione precedente, i gol arrivano, ma Dzeko, come detto, si ritrova ugualmente a un passo dall'addio a gennaio del 2018: l'ingaggio è troppo pesante per le malandate casse giallorosse e il Chelsea propone una somma che permetterebbe alla Roma di effettuare anche una discreta plusvalenza con il cartellino dell'attaccante. Il bosniaco, però, non è convinto di volare a Londra e sceglie la causa romanista, diventando poi uno dei grandi protagonisti del cammino in Champions League che conduce la compagine capitolina a un passo dalla finalissima di Kiev.

L'ultima, tremenda annata della Roma, però, sembra resettare tutto ciò che Edin Dzeko è stato in grado di mostrare al pubblico giallorosso. Il numero di gol cala sensibilmente (sono comunque quattordici) e spesso a indispettire i fan romanisti è l'atteggiamento in campo dell'ex attaccante del Manchester City. Tornano i fischi della prima annata romana e anche il pensiero, tanto da parte della società, quanto a questo punto dello stesso calciatore, che il percorso in giallorosso sia ormai da considerare concluso.

Edin Dzeko, dunque, si appresta a iniziare una nuova avventura, con ogni probabilità a tinte nerazzurre.

Restano i fischi e le contestazioni subite in giallorosso, ma anche i tanti gol.

Lo saluteremo probabilmente senza troppi rimpianti. Eppure, quando ci guarderemo indietro, scopriremo che Dzeko è stato un attaccante in grado di segnare 87 gol in 178 partite disputate e di entrare nella top ten dei migliori marcatori romanisti di sempre in soli quattro anni: insomma, forse unicamente allora saremo consapevoli che Edin Dzeko è stato uno dei più grandi centravanti della storia della Roma.


Roma, tutte le strade portano a Fonseca

INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI – Tanti dubbi si addensano sul futuro della Roma, dopo la fine di una stagione che ha portato come magro risultato un sesto posto in campionato, oltre all’addio di De Rossi. Una certezza però si fa sempre più largo nelle ultime ore. Paulo Fonseca, tecnico portoghese in forza agli ucraini dello Shakhtar Donetsk che, a meno di sorpresone dell’ultima ora, diverrà il nuovo allenatore della Roma. Fonseca è uno che sa come si vince. In Ucraina ha messo in bacheca 3 campionati, 3 coppe nazionali e una Supercoppa, a cui occorre aggiungere anche una Coppa e una Supercoppa di Portogallo (con Braga e Porto). Insomma, nonostante la giovane età l’esperienza non gli manca, così come l’ironia. Indimenticabile, infatti, la sua performance del dicembre 2017 in cui, per onorare una promessa di caso di vittoria col Manchester City e relativa qualificazione agli ottavi di Champions (ai danni del Napoli), si presentò vestito da Zorro in conferenza. Il suo Shakhtar ha mostrato sempre un buon calcio, improntato su un 4-2-3-1 che ha soprattutto nella fase offensiva il suo fiore all’occhiello. La Roma, comunque, in lui vede soprattutto una cosa: un allenatore straniero lontano dalla bufera scatenatasi nelle ultime settimane e proprio per questo senza scorie da dover metabolizzare per portare avanti il proprio lavoro. Se vogliamo, una scommessa simile a quella fatta con Rudi Garcia, arrivato nel 2013 - dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio - e capacissimo di ricostruire il gruppo sia psicologicamente che tecnicamente.

CHI SE NON LUI? - Viste le recenti esperienze naufragate per motivi diversi (Conte, Gasperini, Mihajlovic), la società giallorossa si riserva un Piano B. Così, se le congiunture astrali si disponessero nel verso giusto, per De Zerbi il prossimo potrebbe essere uno dei compleanni più belli della sua vita. Il tecnico, che il 6 giugno compirà 40 anni, è il prediletto dal d.s. Petrachi, ma al momento è dietro nelle preferenze, anche se l’allenatore del Sassuolo sembra avere davvero le stimmate del predestinato. Finora ha guidato Darfo Boario, Foggia, Palermo, Benevento e Sassuolo, vincendo una Coppa Italia di Serie C proprio alla guida della squadra pugliese. Una cosa però è certa: in tutte le piazze in cui ha lavorato ha portato un’idea di calcio offensivo, spettacolare, assumendosi anche tutti i rischi del caso. Certo, De Zerbi sa bene che l’ambiente romanista – in fibrillazione dopo gli ultimi casi che hanno ulteriormente stressato i tifosi – non lo accoglierebbero come un salvatore della patria, ma con parecchio scetticismo, però le scommesse hanno un lato affascinante a cui la Roma, nella sua storia recente, non ha mai voluto sottrarsi. Intendiamoci, le qualità ci sono tutte, ma l’esperienza di Fonseca appare superiore. Occhio però ai colpi di scena. Se la situazione s’ingarbugliasse, ci sarebbe anche l’ipotesi di un (difficile) ritorno di Di Francesco, nonostante le offerte non gli manchino. Ma la Roma, si sa, è anche una questione di cuore. Ancora pochi giorni e i tifosi, sapranno su chi poter aggrappare, le proprie speranze di risalita dopo una stagione obiettivamente deludente.


Real su Zaniolo. Dzeko all'Inter: si cerca l'intesa

IL TEMPO - BIAFORA - Entro la fine di giugno si separeranno le strade della Roma e di Dzeko. Al termine di quattro stagioni fatte di alti e bassi ed il settimo posto (in coabitazione con Balbo) nella classifica dei migliori marcatori giallorossi di tutti i tempi, l'attaccante bosniaco e pronto a trasferirsi a Milano, sponda Inter. La rottura finale del rapporto tra la società e il bomber si è consumata nelle scorse settimane: a Trigoria l'idea era quella di puntare ancora su di lui, ma Dzeko non ha preso in considerazione l'ipotesi di un rinnovo triennale con ingaggio spalmato, insoddisfatto della stagione appena conclusa e delle prospettive future. Il centravanti, legato alla Roma fino al 2020, ha già trovato un'intesa di massima con i nerazzurri per un contratto di due anni con opzione per il terzo, con una base di stipendio di circa 4 milioni pin bonus. Ancora tutta da definire la trattativa tra i club, molto distanti tra domanda e offerta. L'Inter non vorrebbe andare oltre i 10-12 milioni di euro, Petrachi ne vuole almeno 20 per realizzare una buona plusvalenza. Una quadra si troverà, magari con l'inserimento di un giovane nerazzurro.

Nessun passo in avanti per il rinnovo di Zaniolo, con il ds leccese che non ha finora incontrato Vigorelli, il procuratore del classe '99, limitandosi ad un contatto telefonico. La Roma non ha aintenzione di cederlo e lo blinderà, resistendo agli assalti delle big europee, in particolare quello del Real Madrid. I blancos hanno puntato Pogba ed Eriksen come primi obiettivi, ma Zaniolo piace a Zidane. 


Barella ha scelto: vuole solo Conte e Dzeko dice sì a un triennale

GAZZETTA - STOPPINI - La posizione di forza in cui si è messa da tempo – da marzo, almeno – l’Inter con Edin Dzeko è parente stretta del vantaggio accumulato nella corsa a Nicolò Barella. Se non ci saranno intoppi, che pure nel mercato sono all’ordine del giorno, saranno loro due i prossimi acquisti per Antonio Conte. Operazioni accomunate da un’esigenza, quella dell’Inter di produrre plusvalenze entro il 30 giugno, e dunque da concludere nei prossimi giorni,

Nicolò avviato

Tra i due, c’è un po’ più di strada da fare per Barella. Si parte da un dato di fatto: l’Inter ha l’accordo con il centrocampista del Cagliari, il gradimento totale alla destinazione, ribadito anche ieri in un incontro tra il direttore sportivo Piero Ausilio e l’agente del calciatore, Alessandro Beltrami. Barella vuole l’Inter, l’Inter vuole Barella e in Italia oggi è difficile intravedere soluzioni alternative al club nerazzurro. Cosa manca al sì? Ovviamente l’accordo con il Cagliari. E in questo senso a breve andrà in scena un incontro tra le due società: inizialmente in programma in queste ore – domani era il giorno prescelto – il meeting potrebbe slittare alla prossima settimana. Ma la tempistica non sposta i termini della questione. Il Cagliari valuta Barella 50 milioni, l’Inter non vuole andare oltre i 30 di cash. La parte restante sarà coperta con alcune contropartite, cosa che consentirebbe all’Inter di realizzare una quota plusvalenze. E in questo senso il nome che potrebbe sbloccare l’operazione è quello di Federico Dimarco, di rientro dal prestito al Parma. Ma sul piatto, per ragioni puramente tecniche e non legate a questioni di bilancio, sono finiti anche i nomi di Eder (per il quale servirebbe una triangolazione con lo Jiansu) e quello assai gradito al Cagliari di Alessandro Bastoni, che l’Inter è orientata a dare in prestito ancora una stagione per proseguire il processo di crescita.

Edin c’è

Più vicina alla conclusione invece la trattativa Dzeko. Non è in dubbio l’esito,il bosniaco giocherà nell’Inter: l’attaccante ha un accordo da tempo per un triennale a 4,5 milioni più bonus, ha il gradimento totale di Conte che lo reputa centravanti ideale per caratteristiche tecniche e per esperienza. Il sì arriverà la prossima settimana, dopo gli impegni con la nazionale. E anche in questo caso sarà decisivo l’inserimento nella trattativa di un giovane, che andrà ad affiancare la cifra di 10-12 milioni che vuole spendere l’Inter. In sostanza, l’idea è ripetere più o meno la stessa operazione messa in piedi tra le due società un anno fa per Zaniolo, affare che poi ha provocato non poche polemiche. Magari, stavolta, con contorni diversi. In stand-by con la Roma il discorso legato a Kolarov: l’Inter interverrà in caso di rottura tra il serbo e i giallorossi. A proposito di plusvalenze: il Parma si è interessato a Karamoh, di rientro all’Inter dal prestito al Bordeaux. Smentite secche su Xhaka, accostato dai media svizzeri all’Inter. A centrocampo, oltre a Barella, arriverà sì un altro giocatore, ma con caratteristiche diverse.


Il rinnovo non c’è ancora ma Bruno Conti resterà

GAZZETTA - ZUCCHELLI - Dopo De Rossi, e con il ruolo di Totti ancora da definire nello specifico, la Roma sembra non avere intenzione di perdere un altro simbolo. Nonostante gli arrivino offerte da mezza Italia, dalla Fiorentina al Cagliari, dove c’è suo figlio, alla Figc, Bruno Conti vuole continuare a lavorare nella Roma e la Roma vuole continuare ad averlo in organico. La firma sul rinnovo di contratto, in scadenza il 30 giugno, però ancora non c’è. Arriverà, salvo sorprese, quando si insedierà il nuovo direttore sportivo e verrà messa a punto, definitivamente, tutta l’area. Fino al 2015, dal 1994, Bruno Conti era stato responsabile del settore giovanile, poi dall’anno successivo, è diventato responsabile della Academy giallorosse in giro per il mondo. Adesso il ruolo potrebbe e dovrebbe diventare leggermente più operativo a Trigoria, dove c’è il suo ufficio, ma questo si deciderà solo dopo una firma che appare inevitabile. Anche, e soprattutto, per il legame che ha con i tifosi e per la capacità di individuare giovani talenti.

Simbolo

Nella squadra del prossimo anno, ad esempio, i due Pellegrini e Florenzi sono stati scelti da lui, così come Riccardi. O anche quel Frattesi che tanto bene sta facendo nel Mondiale Under20. Non solo, però: Bruno Conti per i romanisti è un simbolo, non a caso c’era lui, con Totti, a premiare De Rossi il giorno della sua ultima partita con la Roma. Le sue lacrime, la maglietta di Daniele indossata sopra la divisa e la sua emozione sono state quelle di qualsiasi tifoso. Anche per questo appare impossibile immaginarlo lontano da Roma.


Perotti, messaggi d’amore «Voglio rispettare il contratto»

GAZZETTA - ZUCCHELLI - Quando è a Roma Diego Perotti cerca sempre di evitare le interviste. In patria, invece, si sente evidentemente più a suo agio, tanto da essere intervistato con regolarità quando attraversa l’oceano per le vacanze in Argentina. Stavolta ha parlato a Fox Sports, ribadendo quanto già detto nelle scorse settimane: «A Roma sto bene, voglio rispettare il contratto». L’attuale accordo, da tre milioni a stagione, scade nel 2021, quando Diego avrà 33 anni. A quel punto probabile il ritorno a Buenos Aires per chiudere la carriera con gli amati colori del Boca. Colori che già avrebbe potuto indossare la prossima stagione, ma sembra difficile che si trovi l’accordo: un po’ per l’ingaggio, un po’ perché Perotti non vuole lasciare la Roma dopo un anno in cui ha visto più il lettino del fisioterapista che il campo. Adesso si sta riposando, ma già tra qualche giorno riprenderà ad allenarsi con un preparatore per essere pronto per la nuova stagione. Quella, almeno nelle intenzioni, del riscatto.


Fonseca-roma, si fa - Adesso la firma con il portoghese è ad un passo

GAZZETTA - PUGLIESE - Il borsino stavolta sembra in netto rialzo. E chissà che non sia la volta buona per la Roma, dopo i no incassati da Conte e Gasperini e le perplessità di Mihajlovic e Gattuso. No, stavolta sembra davvero che a Trigoria possano tirare un sospiro di sollievo, iniziando a mettere il primo mattoncino della rinascita. Già, perché l’incontro di ieri tra gli emissari della Roma e l’entourage di Paulo Fonseca sembra esser andato bene. Ancora nessuna fumata bianca, per quella ci sarà da aspettare un po’. Ma le parte si sono date le rispettive disponibilità, laddove ovviamente la Roma ha presentato il suo piano e Fonseca fatto le sue richieste. Ora c’è da andare a trattare con lo Shakthar per aggirare l’ostacolo dei 5 milioni di euro della clausola rescissoria.

L’incontro

Ieri quindi un passo avanti verso la firma di quello che, a questo punto, diventa davvero il candidato più credibile per la prossima panchina giallorossa. Le alternative restano quelle, con Roberto De Zerbi che è la principale (ma oggi c’è un incontro con l’a.d. Giovanni Carnevali per fare il punto sul Sassuolo) e Gattuso ancora lì, anche per la stima che nutre per lui Francesco Totti. Nel caso in cui non si riesca a firmare con il portoghese, allora si virerà sulle altre piste. Ma l’incontro di ieri tra l’intermediario dalla Roma e Marco Abreu, l’uomo di fiducia di Fonseca, sembra aver avvicinato le parti. La Roma ha chiesto valorizzazione dei giovani, spavalderia nel gioco e regole ferree. Fonseca ha invece fatto capire come non voglia «bruciarsi» proprio ora, chiedendo che – compatibilmente con l’esigenza di far quadrare i conti – la squadra non venga indebolita in maniera forte. L’accordo tra le parti, una volta risolto l’eventuale problema della clausola, dovrebbe essere un biennale con opzione per il terzo anno, a circa 3 milioni di euro a stagione (bonus inclusi).

Tra Amsterdam e Kiev

Del resto, ieri è emerso anche un altro tentativo della Roma andato a vuoto nei giorni scorsi, quando i dirigenti avrebbero contattato l’Ajax per sondare un’eventuale disponibilità a trattare con Erik ten Hag, ricevendo però un no dai biancorossi, ancora infastiditi per il comportamento della Roma nella scorsa estate, quando di fatto aveva preso Ziyech, per poi «mollarlo» a un soffio dalla firma preferendogli Pastore. Fonseca, invece, nel frattempo a Kiev tracciava così il suo futuro: «Allo Shakhtar sono stato bene, tre anni splendidi – le parole di “Zorro” a una tv ucraina –. Ma sono ambizioso, voglio lavorare nei migliori campionati europei: Inghilterra, Spagna o Italia. Non ho preferenze per un club in particolare. Non sono ancora vecchio, credo che possa succedere. Per me non c’è differenza tra un diciottenne o un trentenne, l’importante è essere bravi, pronti e consapevoli di giocare per un grande club. Vincere non è la sola cosa che voglio, cerco anche qualità, possesso palla, un calcio offensivo. Voglio creare qualcosa di bello per i tifosi. Non ho l’ossessione del risultato: sono uno che ama la qualità, lo spettacolo, e non solo la vittoria». Insomma, per alcuni versi okay, per altri è da vedere. Nel senso che a Roma, ora come ora, quello che serve sono proprio i risultati, per il bel gioco ci sarà tempo. Ma presto Fonseca imparerà anche questo...


Monchi, ten Hag e le colpe infinite

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Colpa di Monchi, tac. Un’altra volta, sempre sua. Dopo la lettera di Pallotta, anche lì, colpa di Monchi, ecco come dall’Olanda rimbalza una versione curiosa sul perché la Roma avrebbe in questi giorni incassato il no di ten Hag, stimatissimo allenatore dell’Ajax. Perché? Appunto, colpa di Monchi. Che in un paio d’anni a Roma e non solo è passato da ds vincente, talent scout infallibile a scemo del villaggio.

Di colpe il povero Ramòn ne ha, non ci sono dubbi ma è difficile pensare che l’Ajax - dicono in Olanda - abbia negato il proprio allenatore per la Roma perché lo scorso anno Monchi non ha più acquistato Ziyech dai Lancieri. Nel calcio ci sono storie meravigliose e verità mai svelate. Un paio di domande ce le facciamo su questa situazione. 1) Perché la Roma, interessata a ten Hag, contatta l’Ajax e non l’allenatore stesso? 2) Possibile poi, che i Lancieri si siano offesi così tanto per il mancato acquisto di un loro calciatore, che tra l’altro oggi vale il doppio di ieri e ieri, se non a Roma, poteva andare altrove? Ma tanto oggi è facile, basta dare la colpa a Monchi, anche se ten Han non vuole allenare a Roma.