Futuro Totti in bilico: “Ora parlo io”
IL TEMPO - AUSTINI - Il nodo è arrivato al pettine. Continuare in questo modo non ha senso e Totti sta per prendere la sua decisione, dai possibili risvolti «drammatici» per la piazza dopo lo strappo con De Rossi. Il giallorosso più forte di tutti i tempi non ha ancora accettato la proposta della società: promozione a direttore tecnico al fianco del ds Petrachi, aumento dello stipendio vicino al milione di euro e nuovi poteri. Il problema, però, è che Totti teme di non incidere neppure in questa veste potenziata forse solo sulla carta. A giorni avrà un incontro con il Ceo Fienga, l'uomo che ha provato più di altri a coinvolgerlo in questi mesi ma non è ancora riuscito a convincerlo. L'assenza di Totti a Madrid - dove è arrivato l'accordo con Fonseca - e soprattutto a Londra nel meeting organizzato da Pallotta è il segnale chiaro del problema irrisolto. Così come il suo tweet di ieri: «In questo momento vengono dette e scritte tante parole - spiega Totti - cercando di ipotizzare i miei pensieri e le mie scelte. A breve il mio punto di vista nella giusta sede».
Nella City inglese c'era Baldini, il consigliere-nemico dell'ex capitano che continua a influenzare le scelte di Pallotta (non sempre, vedi Fonseca). O uno o l'altro? Al momento non è questo il bivio, ma almeno fino a ieri sera Totti stava seriamente meditando l'addio, forte di altre possibilità che potrebbe costruirsi fuori dalla Roma. Se dal punto di vista economico si sente «coperto» dai contratti personali e le partite che gioca da star in giro per il mondo, ragiona sulla possibilità di mettersi in proprio, magari da procuratore. La Roma crede di avergli offerto il massimo e spera nel sì, consapevole del nuovo boomerang mediatico in arrivo in caso di rottura. Si salvi chi può.
Under-Schick sì, Nzonzi no
IL TEMPO - BIAFORA - Ripartire da Under, fare un ultimo tentativo con Schick e acquistare un portire, un regista e un centravati al posto di Olsen, Nzonzi e Dzeko. E in difesa, due nuovi centrali se partirà Manolas. Fonseca, nel corso dei primi incontri con la dirigenza della Roma tra Milano e Londra, ha spiegato le proprie idee sulla rosa giallorossa. Il nome cerchiato in rosso sulla lista consegnata dal nuovo allenatore a Petrachi e agli altri dirigenti, è quello di Under. Il tecnico portoghese ha chiarito che gli piace «giocare con il 4-2-3-1, però il sistema non è la cosa più importante, contano le dinamiche» e l'esterno turco si adatta al meglio al ruolo di ala destra ditale modulo, grazie alla sua capacità di saper «entrare dentro al campo» e per i suoi strappi sulla fascia. Fonseca ha chiesto la conferma di Cengiz, che però non riesce a trovare un accordo per il rinnovo con la società: Under ha espresso la volontà di guadagnare la stessa cifra di Kluivert (due milioni abbondanti e bonus, ora è fermo a poco meno di uno), ma a Trigoria sono intenzionati a contenere il monte ingaggi e gli hanno proposto un salario da massimo due milioni compresi bonus, facendo inoltre capire che in caso di richiesta di cessione non si accontenteranno di una cifra al ribasso.
Un altro dei primi giudizi forniti da Fonseca è quello sul desiderio di provare a rilanciare Schick, un giocatore che ha deluso sia Di Francesco sia Ranieri. A causa del particolare contratto stipulato con la Sampdoria, la Roma non può ancora permettersi di cedere il ceco a titolo definitivo e potrebbe soddisfare la voglia dell'allenatore, congelando qualsiasi discorso su un prestito al Borussia Dortmund (il Bayer Leverkusen ha puntato Dolberg).
Nell'elenco dei calciatori di cui può fare a meno, l'ex Shakhtar, che gradirebbe tornare a lavorare con Fred ora in forza al Manchester United, ha inserito il profilo di Nzonzi. Il francese non corrisponde alle caratteristiche ideali che Fonseca vuole nei due centrocampisti davanti alla difesa, preferendo una coppia formata da un regista puro, uno dei maggiori obiettivi sul mercato, e un giocatore più dinamico. Dopo un solo anno il classe 1988, pagato 29,4 milioni più bonus da Monchi, potrebbe quindi lasciare la Capitale, ma non potrà essere ceduto a meno di 22 milioni per evitare una minusvalenza. Uno che sicuramente entro il 30 giugno lascerà la Roma è Dzeko, anche se non si registrano passi avanti nella trattativa con l'Inter, al momento in stallo. I nerazzurri hanno offerto appena 8 milioni ai giallorossi, che hanno rispedito al mittente la proposta: l'obiettivo di Petrachi è quello di mettere in piedi un affare in stile Nainggolan, con l'inserimento di un giovane interista nelle negoziazioni e ricavando una cospicua plusvalenza dall'addio del bosniaco. Quasi impossibile lo scambio con Icardi (proposto anche Dalbert), ma tutte le parti sono al lavoro per superare l'impasse. Il probabile buon esito della trattativa è stato confermato dal ct della Bosnia: «Ho parlato - ha detto Prosinecki - con Dzeko che mi ha detto: "Vado via dalla Roma", probabilmente per un'altra squadra italiana». Per Manolas non sono pervenute offerte concrete, Olsen ha mercato in Inghilterra. Al suo posto la Roma potrebbe prendere il nazionale greco Barkas: recapitata una prima offerta da 7-8 milioni all'Aek Atene che manterebbe anche il 15% sulla rivendita. E il club dove giocava Ponce, ora destinato allo Spartak Mosca, pronto a spendere 8 milioni di euro e garantire 2 milioni netti d'ingaggio al ragazzo.
Manca l’accordo per il rinnovo di Under, il turco vuole lo stesso ingaggio di Kluivert
IL TEMPO - La Roma sta lavorando al mercato in entrata ma anche sui rinnovi contrattuali. Uno di quelli più impellenti è sicuramente quello di Cengiz Under. Il turco ha chiesto un adeguamento dell’ingaggio e la Roma sarebbe anche disposta a concederglielo ma le due parti sono distanti sulle cifre. L’ex Basaksehir ha chiesto lo stesso ingaggio di Kluivert (2 milioni più bonus) mentre i giallorossi sarebbero arrivati al massimo a 2 compresi i bonus.
Stadio, la Roma va da Raggi ma non c’è intesa sulle opere
IL MESSAGGERO - DE CICCO - Un vertice segreto, Virginia Raggi e Mauro Baldissoni, la sindaca e il vicepresidente esecutivo dell'As Roma, faccia a faccia in Comune. Doveva servire, nell'intenzione dei privati, a riavvicinare le parti sul progetto Tor di Valle, che arranca tra arresti per corruzione e nodi amministrativi. Ma la riunione di martedì è terminata con una fumata nera: la distanza marcata venuta fuori in queste ultime settimane si è ripresentata plasticamente durante il colloquio. Raggi non ha ceduto davanti al braccio destro di James Pallotta: le opere pubbliche che i proponenti si sono impegnati a finanziare - essenziali per limitare gli ingorghi nel quadrante Sud di Roma - devono essere completate e funzionanti in tempo per la prima partita. Tutte, senza eccezioni o sconti. Così è stato scritto nelle due delibere che, prima con Marino sindaco e poi con i grillini in Campidoglio, hanno dato il via libera preliminare all'operazione calcistico-immobiliare.
CAMBIO DI SCENARIO - Le parti sono talmente distanti che, dopo il vertice flop con il Comune di Roma, una delegazione dei giallorossi si è presentata ieri nella sede dell'amministrazione di Fiumicino. Dove il sindaco, Esterino Montino, da tempo si è detto disponibile a costruire lo stadio del club. A presentarsi nel palazzo del Comune dell'aeroporto, sulla Portuense, è stato sempre Baldissoni, affiancato da due emissari statunitensi e un progettista. Una mossa fatta trapelare, forse perché l'eco si sentisse anche in Campidoglio.
All'incontro tra Baldissoni e Raggi non erano stati invitati i tecnici di Roma Capitale, insomma i dirigenti che, a suon di lettere e carte bollate, da un mese hanno sottolineato tutte le falle del progetto e gli impegni che i privati non vorrebbero rispettare. Alla riunione c'era solo l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, dal cui ufficio però ieri non hanno voluto rilasciare dichiarazioni sul vertice con i giallorossi. Fonti dell'Urbanistica comunale però confermano che «la distanza è rimasta la stessa, posizioni invariate».
Del resto i grillini in Assemblea capitolina hanno già fatto capire alla sindaca che non sarebbero disposti a votare un compromesso al ribasso sulle opere pubbliche, già ampiamente sforbiciate rispetto alla versione iniziale del progetto dopo il taglio di una parte delle cubature record, quelle destinate ad alberghi, uffici e negozi. «Una variante morbida in Aula incontrerebbe troppi ostacoli», ha ammesso il presidente della Commissione Mobilità (e fedelissimo di Raggi) Pietro Calabrese.
LA ROTTURA - La prossima settimana si dovrebbero rivedere in Campidoglio i dirigenti dell'Urbanistica e quelli della Roma, per riprendere in mano le carte della convenzione tra Comune e club. Il documento su cui non si trova accordo. Palazzo Senatorio finora è stato chiaro: per aprire lo stadio la malandata ferrovia Roma-Lido deve viaggiare a 16 treni l'ora (una corsa ogni tre minuti e mezzo...) e l'Ostiense-Via del Mare va unificata e rimessa a nuovo, così come tutti gli svincoli. Ma al di là delle questioni tecniche, ormai lo strappo - anche politico - è nell'aria.
Roma, Totti detta le sue condizioni
IL MESSAGGERO - TRANI - «In questo momento vengono dette e scritte tante parole, cercando di ipotizzare i miei pensieri e le mie scelte. A breve il mio punto di vista nella giusta sede». Su Twitter, a metà pomeriggio, qualche parola di Totti. Il messaggio è alla piazza e soprattutto alla Roma. Garantisce che farà chiarezza. E correttamente inizierà con chi dovrebbe essere il suo interlocutore. Se servirà, poi spiegherà pure ai tifosi. Deve, però, intervenire per non essere usato. Capita di questi tempi, e non solo a lui, attorno al pianeta giallorosso. C'è chi ne interpreta il ruolo per interposta (e conosciuta) persona. E c'è qualche ventriloquo che, anche per iscritto, racconta come l'ex capitano vive i giorni dell'ennesima rifondazione decisa dalla proprietà Usa. Meglio, dunque, essere diretti. E definitivi. In un senso o nell'altro. Francesco, una volta per tutte, proverà a dettare le sue condizioni. Ecco perché non ha ancora risposto all'offerta ricevuta il mese scorso: gli piace il ruolo di dt. Ma l'etichetta non gli basta. Vuole essere operativo e non lo è. E, se la situazione non cambia, si chiamerà fuori.
POSIZIONE SCOMODA - Totti, e lo sanno bene i suoi cari nemici, è solo spettatore della nuova restaurazione. Oggi come ieri. E come ha detto in pubblico De Rossi nel giorno dell'addio alla Roma, ammettendo che l'ex compagno, da dirigente, «incide poco». Daniele ha vissuto accanto a Francesco che, da quando ha cambiato mestiere, ha solo suggerito Ranieri, bloccando il tentativo di Baldini di portare Paulo Sousa. L'unico intervento, in 2 anni, per respingere l'ingerenza del suggeritore di Pallotta. Ma, prima e dopo, niente. Nella programmazione della prossima stagione, non ha scelto né il ds né l'allenatore. Ha proposto a vuoto. Petrachi e Fonseca sono indicazioni di Baldini, sposate da Fienga e accettate da Pallotta. La Roma è cosa loro. L'ex capitano assiste e, spesso, non capisce. A Madrid, la scorsa settimana, fu tagliato fuori dall'incontro con Fonseca, al quale hanno partecipato Fienga e Petrachi. L'allenatore, prima di spostarsi in Spagna, ha fatto però sosta a Londra per ricevere la benedizione del Papa di Reggello. Questa è la Roma di altri. Non di Totti, assente nonostante lo abbiano attirato con il ruolo di responsabile dell'area tecnica.
RUOLO DI FACCIATA - Il futuro (?) dt ufficialmente non ha partecipato al vertice perché la sua presenza avrebbe dato troppo nell'occhio. Non quella del ds che, in teoria, è ancora a libro paga del Torino... Meglio esportare, intanto, il ceo che nel giorno del saluto a De Rossi è stato sincero: «Io non so di calcio, sto studiando». Ecco perché vorrebbe accanto Francesco: ha chiesto la sua promozione a Pallotta. E l'ha ottenuta. Il presidente, nella lettera ai tifosi, ha ringraziato ed elogiato proprio Totti: «Sono stato testimone di quanto stia proseguendo la maturazione di Francesco come dirigente. La sua maturità, le sue intuizioni e la sua competenza, nel confronto con me e con Guido riguardo un potenziale candidato alla panchina, sono state più utili dei consigli di chiunque altro».
SOLITO TEATRO - Ma sempre nella lettera di Pallotta, pure la consacrazione di Baldini. «Franco è chiaramente un mio consigliere e confidente da molto tempo Con discrezione ha sempre permesso alla società di incassare molti soldi». Negli ultimi tre summit all'estero Baldini sempre presente, mai Totti (coinvolto, in ritardo, solo nel terzo e chiamatosi fuori perché scavalcato ultimamente dall'Inghilterra su ogni decisione): a Lontra (ottobre), a Boston (marzo) e di nuovo nella City (mercoledì). La proprietà Usa premia Francesco con la medaglia al petto di direttore tecnico. Ma poi lo tratta da ministro senza portafoglio. Da figurante. Pure sul mercato, dove opera Petrachi con la supervisione di chi detta ogni strategia da Londra (è il motivo del no di Campos). Totti, dopo la telefonata di ieri, cercherà di incontrare Fienga nelle prossime ore. Non intende mettere la faccia su quanto non gli appartiene. Ancora di più essere il testimonial dell'austerity. Non ha mai chiesto l'aumento dell'ingaggio nè la testa grigia di Baldini. Nessuno gliel'ha offerta, cosi come non ha mai creduto a quanto messo in giro da Franco: pronto a fare un passo indietro. E magari una pedalata in più.
Il nuovo ds cerca l’entrata a effetto: il colpo Higuain al posto di Dzeko
IL MESSAGGERO - CARINA - «Ci serve un colpo». E' un messaggio che circola insistentemente nell'entourage di Petrachi. L'addio traumatico di De Rossi, i no di Conte e Gasperini, i dubbi di Totti, l'ultima stagione conclusasi fuori dalla Champions, quella prossima che si aprirà con i preliminari di Europa League, la cessione di Dzeko e quella presumibile di Manolas, l'aria di ridimensionamento che ormai pervade la tifoseria: ce n'è abbastanza per capire che serve una scossa. E questa non la può dare (per ora) Fonseca al quale andrà dato del tempo per incidere con il suo lavoro. Quello che può riaccendere l'entusiasmo è l'acquisto di un calciatore. Più di un portiere, un difensore o un mediano, da sempre è il centravanti che fa sognare un tifoso. Uno dei ruoli, dove la Roma - con la partenza di Edin - è scoperta. Il nome sul quale sta riflettendo Petrachi è Higuain. A bilancio per 36 milioni, il centravanti - soprattutto se Sarri dovesse essere accontentato con Icardi - tornerebbe sul mercato. Trentuno anni, nel pieno della maturità anche se reduce da una stagione negativa, si porta dietro il fardello dell'ingaggio: 7 milioni. Domanda lecita: se la Roma non ha voluto rinnovare Dzeko a 4,5 perché dovrebbe prendere l'argentino che ne guadagna 2,5 in più? La risposta arriva dal mercato. Higuain, al momento, non ha offerte e la Juventus non intende tenerlo (alla pari di Mandzukic). Ha ancora due anni d'ingaggio e la Roma, in Italia (dove preferirebbe restare), appare l'unica destinazione possibile. Senza contare che il prossimo anno va in scadenza: difficile garantirsi uno stipendio ultra milionario a 32 anni, più facile farlo con 12 mesi d'anticipo, allungando la durata, spalmando l'importo. Al netto delle smentite, a Trigoria ci stanno pensando anche perché la Juve è disposta a cederlo con la formula del prestito oneroso (18+18). Non è una trattativa che andrà (eventualmente) in porto a breve, ma quello dell'argentino è un nome da tenere in considerazione.
KOSTAS ASPETTA SARRI - Capitolo Manolas: non potendo arrivare a Koulibaly, Sarri ha fatto il nome del greco che deve vincere qualche resistenza all'interno della dirigenza bianconera. Un difensore però del livello di Kostas, pagando la clausola di 36 milioni, potrebbe rivelarsi un ottimo investimento. Raiola ne ha parlato anche negli ultimi giorni con la Juve e come spesso capita nel mercato, con l'approdo di Manolas a Torino, potrebbe poi agevolare il club in altri affari: su tutti, il ritorno di Pogba.
Ismaily in arrivo. Il ct della Bosnia: “Dzeko all’Inter”
LEGGO - BALZANI - Il primo rinforzo arriverà dallo Shakhtar. È sempre più vicino, infatti, l’acquisto di Ismaily, terzino sinistro brasiliano allenato da Fonseca sia in Ucraina che al Braga. La richiesta è di 20 milioni, ma si può chiudere a 15. Ismaily sostituirebbe Kolarov, corteggiato pure dal Fenerbahce. A centrocampo occhio a Fred dello United (in prestito) anche se in pole resta Guimaraes. Il ct della Bosnia Prosinecki conferma: «Dzeko giocherà in un altro club italiano». L’Inter. Il Dortmund, infine, ha chiesto informazioni su Schick.
La Roma di Fonseca, tra un'idea di mercato e l'altra
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI – Paulo Fonseca è il nuovo allenatore della Roma. «Responsabile tecnico» per rispettare la dicitura apparsa sul comunicato del club che ha confermato il contratto biennale (con opzione per il terzo ndr) con il quale il tecnico si lega alla società giallorossa. Con il suo arrivo, in casa Roma si fanno largo nuove idee di mercato per cercare di mettere a disposizione del portoghese, una rosa capace di migliorare la deludente stagione appena conclusa.
DALLA PORTA ALL’ATTACCO - Intanto Fonseca ha già le idee molto chiare: «Insieme faremo qualcosa di speciale», ha voluto promettere ai tifosi. Pur consapevole che dovrà rinunciare a dei calciatori che nella sua idea di calcio sarebbero stati molto utili (Dzeko e Manolas), è comunque convinto che la Roma possa allestire una squadra competitiva. Si ripartirà dal portiere. La Roma sta lavorando su una rosa ristretta di nomi: Cragno, Gollini e lo spagnolo Pau Lopez. Le piste italiane, almeno per ora, sono molto onerose. Gollini tra l'altro giocherà la Champions con l'Atalanta che non intende privarsene. Per il numero uno del Cagliari invece è soltanto una questione di soldi: il contratto rinnovato pochi giorni fa sino al 2022 non aiuta. C'è poi il profilo del portiere del Betis Siviglia, accostato nelle settimane scorse addirittura al Barcellona. Un anno fa (quando militava nell'Espanyol) si prendeva a parametro zero e Monchi ci aveva fatto un pensiero. Poi il Betis ha anticipato la concorrenza facendogli sottoscrivere un quinquennale. E' reduce da un'ottima stagione che gli ha permesso di entrare nel giro della nazionale iberica. Non costa poco (20 milioni) ma sempre meno di Cragno e Gollini ed è un profilo che piace molto a Petrachi.
Con la presumibile partenza di Manolas (direzione Juve) andrà ricostruito anche il pacchetto difensivo. Al momento il ds salentino è orientato a non chiudere le operazioni (Mancini e Guedes) che Monchi aveva impostato a gennaio, perché i profili prioritari vengono considerati altri. In primisquelli di Verissimo (Santos) e Vavro, classe 96 (Copenaghen). Sono entrambi due difensori molto alti (1,93 lo slovacco, 1,89 il brasiliano) e bravi nell'impostazione da dietro, una delle caratteristiche principali del gioco di Fonseca che ama anche avere in mezzo al campo un palleggiatore. La Roma è entrata di prepotenza nella corsa a Veretout non tralasciando altre piste (Florentino e B. Guimaraes). In attacco si attende la cessione di Dzeko all'Inter. Chieste informazioni su Petagna: la Spal lo valuta 25 milioni.
C'era solo un capitano
INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - 28 maggio del 2017: la Roma saluta la sua più grande leggenda. Francesco Totti dice addio al calcio giocato al termine di una meravigliosa carriera con addosso soltanto una maglietta, ma anche di una stagione colma di veleni con la società e l'allenatore Luciano Spalletti.
L'estate seguente trascorre con la certezza che l'ex numero dieci sarebbe sin da subito entrato a far parte dei quadri dirigenziali della società, forte dell'accordo pluriennale siglato precedentemente con Pallotta, tuttavia con ancora scarsa chiarezza in merito al ruolo che avrebbe dovuto ricoprire.
Prima dell'avvio della stagione sportiva 207/2018, lo stesso Totti, in un'intervista alla tv ufficiale del club, afferma di voler innanzitutto muoversi all'interno di Trigoria (e non) nel modo più libero possibile per comprendere in prima persona cosa "voler fare da grande".
Il debutto in giacca e cravatta per Totti avviene allo stadio Atleti Azzurri d'Italia di Bergamo il 20 agosto del 2017, quando la prima Roma di Eusebio Di Francesco passa di misura contro i nerazzurri grazie alla rete di Kolarov.
Nel corso dell'annata, in più di un'occasione Francesco Totti è occupato nei sorteggi di Champions League in quel di Nyon, ma spesso pure in manifestazioni sportive dedicate ad ex calciatori: insomma, almeno in questa prima fase, l'ex capitano ricopre più il ruolo di brand ambassador giallorosso in giro per l'Italia e per il mondo che non di elemento appartenente ai quadri dirigenziali.
D'altronde, anche per un monumento come Totti esiste la necessità di 'farsi le ossa' in un ruolo del tutto nuovo.
Conclusa la stagione con un buon terzo posto, ma soprattutto la beffarda semifinale di Champions League contro il Liverpool, Francesco Totti appare maggiormente pronto a iniziare a fare la differenza anche al di fuori del rettangolo verde per la 'sua' Roma.
L'estate del 2018, comunque, conduce all'ennesima rivoluzione in quel di Trigoria: tante partenze, anche dolorose (vedi Alisson, Nainggolan e Strootman su tutte) e altrettanti arrivi. Il potere decisionale nell'area sportiva è tutto (o quasi...) sulle spalle del ds spagnolo Monchi, l'uomo su cui James Pallotta ha puntato forte per cominciare a vedere qualche trofeo dalle parti della Capitale, che si trova alla sua prima, vera campagna di rafforzamento in giallorosso.
Si rivelerà un fiasco clamoroso.
Quelli che avrebbero dovuto essere i 'colpi' del dirigente iberico, come Olsen, Pastore e Nzonzi, sul campo si mostrano non all'altezza della situazione (eufemismo) e già in primavera, con la Roma a forte rischio di esclusione dalla Champions League dell'anno seguente, sulla sponda giallorossa della Città Eterna l'aria diventa irrespirabile: mentre la nave sta fragorosamente affondando, Monchi fa in fretta e furia le valigie, tornando a Siviglia e a prendere in mano le redini della situazione sembra pensarci finalmente proprio Francesco Totti.
Al momento dell'esonero di Eusebio Di Francesco, l'onnipresente (ma invisibile) Franco Baldini spinge per portare in giallorosso l'ex Fiorentina Paulo Sousa; Totti, dal canto suo, ritiene che in un momento tanto delicato non sia il caso di proporre esperimenti, ma di puntare su un usato sicuro. Alla fine, la spunta il 'Totti-pensiero' e a Trigoria torna il testaccino Claudio Ranieri.
Siamo alla fine dello scorso marzo e si tratta del momento in cui maggiormente si ha l'impressione che Francesco Totti inizi a ricoprire un ruolo di assoluta importanza all'interno della dirigenza del club.
In questa fase, l'ex capitano si reca spesso davanti alle telecamere nei pre o post partita televisivi, entrando nel dettaglio dei casi più spinosi, come quello di Zaniolo ("a breve discuteremo del suo rinnovo di contratto") e di De Rossi ("deciderà lui cosa fare a fine anno"), ma facendo anche chiaramente capire che si sentirebbe ormai pronto per ricoprire un ruolo ben definito e importante in società.
"Vedremo cosa succederà: se dovessi assumere un ruolo di maggiore responsabilità, cambierò qualcosa. Ne ho già parlato con chi di dovere, ma questo non è il momento adatto per affrontare la questione", sono queste le dichiarazioni di Francesco Totti prima della sfida tra Roma e Napoli del 31 marzo.
Passano le settimane, la Roma continua a stentare e la presenza di Totti sembra affievolirsi sempre di più. Si sarebbe ben presto capito il motivo.
Il 14 maggio, Daniele De Rossi, in assoluta controtendenza con quanto affermato proprio da Francesco Totti soltanto un mese e mezzo prima, viene messo alla porta (come calciatore) dalla Roma, che ritiene il percorso in campo del numero sedici ormai esaurito e offre al classe 1983 di Ostia di diventare sin da subito vicepresidente esecutivo del club. Durante la conferenza stampa di addio, la risposta di De Rossi a tale proposta tira in ballo anche Totti: "Fare il dirigente non mi attira particolarmente, anche se qui a Roma avrebbe un senso diverso. La sensazione è che, anche guardando chi mi ha preceduto (volgendo lo sguardo verso l'ex compagno ndr), ancora si possa incidere poco, si possa mettere poco in un ambiente che conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco e un giorno se cambierò idea lo raggiungerò".
Gioco, partita, incontro.
Le parole di Daniele De Rossi rappresentano un macigno anche per Totti, che pare iniziare a riflettere seriamente sul senso di restare all'interno di una società dove conta poco o nulla, anche a causa dell'ingombrante presenza del 'nemico giurato' Franco Baldini.
Nonostante l'invocazione ad 'uscire fuori' da parte di un'ampia fetta del popolo giallorosso, Francesco Totti preferisce la strada del silenzio per non innescare eventuali polemiche in un frangente già tanto delicato.
A inizio giugno, si inizia a parlare di un Totti possibile nuovo direttore tecnico della Roma; anche in questo caso, tuttavia, i contorni del ruolo andrebbero definiti in maniera precisa, poiché l'ex capitano non sembra intenzionato a restare in sella senza avere il minimo potere decisionale.
Intanto, i giallorossi scelgono il nuovo allenatore e dopo i tanti rifiuti, il nome è quello dell'ex Shakhtar Donetsk Paulo Fonseca
Visto il profilo per cui si è optato, la scelta del tecnico per la stagione 2019/2020 è da considerare puramente 'baldiniana' e il fatto che nel meeting londinese per pianificare la prossima annata, con la dirigenza giallorossa al completo e lo stesso mister Fonseca, Francesco Totti risulti assente fa rumore.
Sembra proprio essere arrivati a un punto di non ritorno tra Totti e la 'sua' Roma.
C'era solo un capitano e speriamo che ci sia ancora.
La Roma Under 15 conquista il titolo: i giallorossi vincono contro il Milan per 2 a 0
La formazione Under 15 della Roma si è laureata campione d'Italia. La squadra allenata da mister Tugberk Tanrivermis ha vinto il titolo di categoria battendo per 2-0 i pari età del Milan nella finale che si è giocata a Ravenna. Le reti di Koffi al 52' e di Cherubini al 56'
Stadio, Baldissoni incontra il sindaco di Fiumicino
ANSA - Una delegazione della As Roma, guidata dal vicepresidente Mauro Baldissoni, ha incontrato nel pomeriggio il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, nella sede comunale di via Portuense. Al centro del colloquio la questione dello stadio del club giallorosso, per il quale il primo cittadino da tempo si è reso disponibile a verificare la fattibilità su un'area di circa 350 ettari, che si trova nel quadrante a ridosso del parco commerciale Da Vinci. A quanto si è appreso il colloquio è durato meno di un'ora: vi hanno preso parte anche due esponenti statunitensi ed un progettista.Nulla trapela sul contenuto specifico dell'incontro e non ci sono dichiarazioni da parte del sindaco, che già tempo fa aveva incontrato una rappresentanza giallorossa in una «visita di cortesia».
Calciomercato Roma: il Torino chiede Pastore ai giallorossi
LA REPUBBLICA - In casa granata si respira l’atmosfera della possibile beffa europea. A questo punto, a meno che non presenti richiesta di procedimento d’urgenza, il Milan parteciperà regolarmente all’Europa League e le speranze di ripescaggio granata sembrano tramontate. In questo quadro prosegue il braccio di ferro fra Cairo e Petrachiche ieri potrebbero essersi incontrati a Milano. Se il presidente granata non ha alcuna fretta, più nervosismo si scorge in casa giallorossa con i video che hanno sorpreso Petrachi di rientro da Madrid - e di fatto già al lavoro per la Roma nonostante il contratto con il Toro – ad irrigidire le parti. Ecco perché adesso si cerca una strada che porti ad una risoluzione pacifica. Serve una mossa di mercato a titolo di risarcimento; ma al Toro potrebbe non bastare la cessione del giovane Gianmarco Cangiano, e dalle stanze romane spunta l’ipotesi Flaco. Javier Pastore ha fallito la stagione giallorossa e vuole un rilancio. Il prestito al Toro potrebbe essere la soluzione: perché Pastore ha le qualità per far fare il salto di qualità all’attacco granata ma anche perché la Roma deve trovare una soluzione per non depauperare l’investimento di un anno fa, quei 24,7 milioni di euro pagati al Psg. La soluzione ideale, vista da Roma, potrebbe essere il prestito con diritto di riscatto ma anche con una sostanziosa partecipazione al pagamento del pesante ingaggio, 4 milioni a stagione fino al 2023. Il Toro per ora resta alla finestra e Cairo si concentra sul resto del mercato: «Abbiamo riscattato tutti i giocatori che avevamo in prestito e adesso sono tutti di proprietà. Abbiamo le idee chiare su cosa ci servirebbe, ma per ora non voglio svelare le nostre carte» (…).