Ranieri picconatore: “Caos De Rossi? Sappiamo tutti da dove arriva”

IL TEMPO - BIAFORA - Il ritorno del picconatore. Ad oltre dieci giorni di distanza dalla fine del campionato, Ranieri ha nuovamente parlato delle vicende legate alla Roma dopo aver ricevuto il premio «Piero Santin» a Cava de'Tirreni: «Mi ricorderò per sempre l'abbraccio del pubblico, è stato un orgoglio aver allenato la squadra del mio cuore». Il tecnico, sotto contratto fino al 30 giugno con i giallorossi, ha parlato di ciò che si devono aspettare dal futuro i tifosi romanisti, usando un tono abbastanza pessimista sulla possibilità di entrare in Champions: «Mi auguro che la squadra possa lottare per il quarto posto, poi nel calcio nulla è scritto. Credo che molto dipenda dallo stadio e dalla possibilità di costruirlo, ci sarebbero introiti maggiori. È logico che una società vuole fare le cose fatte bene, anche perché il Fair Play finanziario te lo impone. La proprietà sta lavorando bene, poi ovviamente il pubblico vuole vedere i risultati sul campo. L'importante ora è operare affinché si remi dalla stessa parte».

Ranieri, che non ha ancora alcuna offerta concreta per la prossima stagione, ha detto la sua sul ruolo di Totti e sull'inchiesta de La Repubblica che ha chiamato in causa De Rossi: «Mi è sembrato un articolo ad-hoc, fatto da chi voleva fare un po' di caos. Lo sappiamo tutti da dov'è partito e sicuramente lo sanno anche i tifosi. Francesco scegliendo me ha inciso molto, c'era chi voleva Paulo Sousa e lui invece ha detto che voleva me. Per cui spero che possa continuare ad incidere». Ogni riferimento a Baldini non è puramente casuale.


Fonseca alla Roma. È questione di ore

IL TEMPO - BIAFORA - Due milioni separano la Roma e Fonseca. I primi contatti tra Abreu, agente del tecnico portoghese, e il presidente dello Shakhtar Donetsk hanno portato a dei sostanziali passi in avanti sulla trattativa per rescindere il contratto dell'allenatore, valido fino a giugno del 2020. Akhmetov, che può vantare un patrimonio di sedici miliardi di dollari, aveva inizialmente preteso il pagamento integrale della clausola da cinque milioni presente nell'accordo con Fonseca, salvo poi scendere fino ad una richiesta di due milioni di euro. La linea della Roma è la stessa già adottata per Petrachi e la risoluzione con il Torino: i giallorossi non verseranno alcunché nelle casse degli ucraini, fiduciosi di raggiungere un'intesa a costo zero. Le parti si rivedranno in giornata, con l'entourage dell'ex Porto convinto che non ci saranno colpi di scena e che si arriverà ad un patto definitivo, magari con un passo in avanti di Fonseca, che potrebbe rinunciare (come ha intenzione di fare il ds in pectore) ad alcune spettanze già maturate nel corso della stagione appena terminata, nella quale lo Shakhtar ha vinto la coppa e il titolo nazionale per la terza volta consecutiva.

Uno dei primi compiti del futuro mister giallorosso sarà quello di decidere il luogo in cui effettuare il ritiro estivo, destinato ad iniziare a fine giugno dopo il rinvio della sentenza Uefa sul Milan. A Trigoria hanno praticamente rinunciato a disputare la tournée negli Stati Uniti, che la scorsa stagione aveva portato un incasso di 1,7 milioni. Stillitano e gli altri organizzatori dell'ICC hanno atteso la possibile squalifica dei rossoneri, che avrebbe permesso alla Roma di entrare direttamente ai gironi di Europa League e di non disputare i preliminari a luglio, ma non aspetteranno oltre il fine settimana e difficilmente entro
tale data arriverà il responso del TAS sul ricorso presentato dal Milan. Il Tribunale dello Sport non ha vincoli temporali per la pronuncia sul club di Elliott, che starebbe pensando anche ad una procedura d'urgenza per sbrogliare la matassa. Di certo la dirigenza romanista ha da tempo iniziato a programmare le alternative: un intenso luglio di lavoro a Trigoria o il ritiro a Pinzolo dopo il raduno nella Capitale. La scelta sarà affidata al nuovo allenatore, libero di optare per la migliore soluzione a propria discrezione. Chi salterà i primi giorni di lavoro della nuova stagione saranno sicuramente Lorenzo Pellegrini e Zaniolo, convocati da Di Biagio per l'Europeo Under 21, che inizierà domenica 16 e si concluderà il 30 giugno. Gli altri nazionali disputeranno le ultime partite dell'anno lunedì o martedì della prossima settimana e avranno poi diritto a tre settimane di ferie, rischiando di arrivare con pochi giorni di ritardo rispetto agli altri compagni.

Sul fronte calciomercato è spuntato il nome di Icardi, al momento soltanto un'idea di uno degli intermediari incaricati di portare a termine la trattativa Dzeko-Inter, che richiederà altri 10-15 giorni di lavoro per essere concretizzata. Conferme sull'interesse per Obiang, centrocampista del West Ham ad un passo dalla Fiorentina nella sessione invernale di mercato: il suo agente ha già incontrato i dirigenti della Roma nei giorni passati.


Roma, tre milioni per dire Fonseca

IL MESSAGGERO - CARINA - Nessuno sconto ma semplicemente il pagamento della clausola rescissoria, l'equivalente del totale del compenso che avrebbe ricevuto restando allo Shakhtar (il contratto scade nel giugno del 2020). Tre milioni dividono Fonseca e la Roma a meno che il tecnico non riesca a far valere quel gentlemen's agreement del quale ha parlato martedì a Fienga e Petrachi nella riunione di Madrid. Ieri il portoghese ha avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente Akhmetov provando a convincerlo di liberarlo gratis. I segnali però che arrivano dall'Ucraina, non registrano ancora il via libera. La situazione appare chiara: lo Shakhtar, come dichiarato pubblicamente dal magnate qualche giorno fa, non si metterà di traverso nel lasciar partire l'allenatore ma esige il pagamento dovuto. La palla passa al club giallorosso. Che ancora una volta, come già accaduto con Conte e Gasperini, è in una posizione dove non può dettare condizioni. Si fa come decidono gli altri. E se Akhmetov, come sembra, non farà passi indietro, per liberare Fonseca dovrà versare tre milioni. Probabilmente è per questo motivo che ieri sera l'entourage del tecnico di Nampula ha negato un viaggio imminente del loro assistito in Ucraina per sbloccare la situazione. Se dovesse servire in un secondo momento, sarà fatto ma almeno per ora il quadro è molto chiaro. Fonseca rimane dunque in Portogallo dove si sta godendo un periodo di vacanza, aspettando un segnale da Trigoria.

LA PROVOCAZIONE - Più difficile si sta rivelando invece per Petrachi liberarsi dal Torino. Il presidente Cairo continua a fare muro nel non accettare le dimissioni presentate dal ds. Dopo aver visto il filmato che ritrae il dirigente salentino con il Ceo Fienga all'aeroporto di Fiumicino martedì notte, la situazione s'è complicata oltremodo. Petrachi - al quale è stato chiesto di rinunciare alle ultime tre mensilità e ad altri compensi maturati nella sua esperienza quasi decennale in granata - continua a sperare che a fronte di questa rinuncia la situazione possa sbloccarsi a breve. Altrimenti, come extrema ratio, potrebbe decidere di giocarsi l'ultima carta e accettare in modo provocatorio di restare a Torino per l'ultimo anno di contratto. A quel punto Cairo si ritroverebbe in casa un ds con il quale ha rotto ogni rapporto che dovrebbe costruire la squadra per la prossima stagione. Situazione a dir poco surreale. A Trigoria sono consapevoli che l'intransigenza del Torino potrebbe ammorbidirsi a fronte di un indennizzo di un calciatore.

RANIERI, RADU E PINAMONTI - Il nome individuato dai granata è Cangiano. Il problema, però, è che nessuno fa la prima mossa. Cairo perché risentito con la Roma e con il dirigente. La Roma invece perché conoscendo il gelo intercorso tra le parti nell'ultimo anno, ritiene - ingaggiando Petrachi - di risolvere un problema al Torino. E così lo stallo continua. Chi invece ha agito in anticipo è stato Ranieri. Che quando ha capito che non sarebbe stato confermato, ha fatto da solo un passo indietro. Da quel momento, l'allenatore s'è trasformando in un libro aperto, parlando apertamente di tutto ciò che riguarda il club. Anche ieri non è stato da meno: «L'inchiesta su De Rossi? Ad hoc, fatto da chi voleva fare un po' di caos. Lo sappiamo tutti da dov'è partita e sicuramente lo sanno anche i tifosi». Epilogo su Totti (immortalato a Monte Carlo mentre Fienga e Petrachi erano a Madrid): «Scegliendo me ha inciso. C'era chi voleva Paulo Sousa e lui invece ha detto che voleva me». Vero, in parte. In realtà la Roma ha virato sul tecnico romano soltanto quando Paulo Sousa non ha accettato i 3 mesi proposti dal club che subordinava un altro anno di contratto all'ottenimento della Champions. Ranieri è stato l'unico a dire di sì senza porre condizioni. Mercato: l'Inter oltre a Dzeko chiede anche Kolarov, la Roma disposta a trattare ma oltre al cash vuole anche un giovane tra Radu e Pinamonti. Individuato il mediano: Florentino del Benfica, portoghese, classe 99.


Il Boca insiste per avere De Rossi. “Peró non è facile”

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Sembra strano che parlare di Daniele De Rossi significhi ormai uscire fuori dal terreno della Roma nel senso più stretto del termine. Ma l’ex capitano giallorosso, pur in vacanza, sta riflettendo su quale strada scegliere per l’immediato futuro. Non è un mistero che la società che più sta pressando De Rossi è il Boca Juniors, forte di una antica simpatia che il centrocampista ha sempre mostrato nei confronti del club argentino (...). Visto che il direttore sportivo del il presidente del Boca è l’amico Nicolas Burdisso, ex difensore di Inter, Roma, Genoa e Torino, il corteggiamento è serrato, ma è uscito allo scoperto anche il presidente della società di Buenos Aires, Daniel Angelici: «Il suo arrivo è difficile – ha detto –. Deve prendere una decisione se giocare il suo ultimo anno di carriera qui da noi. Le nostre porte restano aperte, ma è lui che deve scegliere». (...) Occhio però alle piste Usa, una destinazione (fronte New York e Los Angeles) gradita al campione giallorosso.


Fonseca chiama Akhmetov: “Shakhtar, voglio liberarmi”

LA GAZZETTA DELLO SPORT - (...) Paulo Fonseca è anche in contatto con il presidente dello Shakhtar per cercare di liberarsi il prima possibile. I rapporti sono buoni, si sono sentiti anche ieri, Fonseca punta a svincolarsi senza pagare la clausola da tre milioni (...), magari rispettando le esigenze di un club che gli ha dato tanto e ora sta cercando il suo sostituto.
Nel frattempo, sull’asse Italia-Portogallo-Ucraina si continua a lavorare anche per lo staff che Fonseca dovrà avere. Prima dei nomi, per l’allenatore conta sapere di avere a disposizione uomini di sua totale fiducia, pronti per lui 24 ore al giorno. Proprio in tema di telefoni incandescenti, sembra che Fonseca ami chiamare i suoi collaboratori a qualsiasi ora, quando ha un dubbio o magari un’intuizione. (...)
Oltre a Fonseca, quindi, pare che a dover acquistare una scheda italiana siano sicuramente Max Nagorski, assistente ma anche, se non soprattutto, traduttore, che se confermato si occuperà di mettere in campo concetti più pratici e calcistici. Altro fedelissimo di Fonseca è Tiago Leal, con lui dal 2014, di professione video analyst, inserito, al contrario di Nagorski, ufficialmente nello staff dello Shakhtar. (...)

Il resto del gruppo è ancora in via di definizione. La certezza è che i portieri saranno allenati ancora da Marco Savorani, che ormai da tre anni è una garanzia a Trigoria. Come preparatore atletico resterà Maurizio Fanchini, arrivato un anno fa, ma non è chiaro se la società gli affiancherà o meno altre professionalità. (...) Il ruolo di secondo potrebbe essere affidato a Nuno Campos, 44 anni, assistente storico di Fonseca. (...)


Dominio degli spazi e possesso: ecco Paulo, l'ispirato da Queiroz

IL MESSAGGERO - ANGELONI - C'era una volta Carlos Queiroz, che ha fatto da padre calcistico a José Mourinho prima e a Luís André de Pina Cabral de Villas-Boas poi. Quindi, ecco Paulo Fonseca, che è l'incarnazione moderna dei principi del maestro Carlos: tutti portoghesi che hanno conquistato l'Europa. Chi come Mourinho ha vinto tutto, chi come Villas Boas, tra alti e bassi, si è fatto apprezzare qualche anno fa sulla panchina del Porto e chi, come Fonseca, ha cercato e trovato fortune in Ucraina. E tutti portando avanti il metodo della periodizzazione tattica, ovvero addestramenti per sviluppare attitudini di gioco sia se si lavora sulla parte atletica sia su quella tattica sia sull'aspetto psico emotivo: tutto, insomma, viene svolto nello stesso momento e in funzione del gioco. Come voleva Di Francesco, poi in difficoltà con uomini poco adatti (non benissimo nemmeno il semplificatore Ranieri, tra l'altro). Ecco perché a Fonseca ne serviranno di adatti, altrimenti il problema - come sempre - diventano le teorie, mentre la soluzione è la loro semplificazione. E non è così.

INDIPENDENZA - L'idea di gioco di Paulo, che non è conosciuto solo per essersi travestito da Zorro: un calcio offensivo e indipendente. Indipendente dall'avversario. La base, poi esiste l'adattabilità: nel Braga faceva anche 4-4-2, ad esempio, e il suo Shahktar, nel ritorno dell'ottavo di Champions contro la Roma lo scorso anno, si è presentato molto più abbottonato rispetto all'andata (squadra compatta, con attaccanti a fare pressing per filtrare le linee di passaggio). Le sue formazioni sono sempre schierate per avere il controllo, sia del gioco sia degli spazi, con tanti uomini vicini alla palla, proprio per gestire in libertà il possesso. Il motto: creare disordine negli avversari, per poi colpirli. L'impostazione passa da un regista (la Roma non ne ha nemmeno uno, forse Nzonzi può adattarsi) il possesso deve essere ragionato. Coinvolto - nell'organizzazione del gioco - anche il portiere, che spesso apre lungo sui terzini, sempre alti a cercare i continui uno contro uno o le sovrapposizioni con le ali. La verticalizzazione è obbligatoria negli ultimi venti, venticinque metri, per le imbucate. Il suo modulo standard è il 4-2-3-1 (o 4-3-3), con passaggi anche al 3-4-3. Quando gli avversari sono stretti e bassi, le squadre di Fonseca cercano un offensiva con cinque uomini: i due terzini alti, le ali strette vicino al centravanti che, per agevolare il suo gioco, dovrà essere di movimento. I due centrali di difesa devono essere veloci, o almeno uno di loro. Manolas è perfetto, ma chissà se riuscirà a trattenerlo, Fazio lo è molto meno. Florenzi va bene, dall'altra parte vorrebbe Ismaily. Come detto, serviranno due mediani, e uno è stato individuato: Florentino del Benfica, classe 99. Insomma, teorie sì, anche affascinanti. Ma poi ci vogliono gli uomini. Quelli giusti.


Ranieri, ultimi veleni: “Totti? Spero lo facciano contare di più”

LEGGO - BALZANI - Totti, De Rossi, i tifosi e un’altra frecciata. L’imminente arrivo di Fonseca chiude ufficialmente la mini avventura di Ranieri sulla panchina della Roma, ma ieri il tecnico di Testaccio ha usato la consueta sincerità per i saluti: «Di Roma mi rimarrà per sempre l’abbraccio del pubblico. Mi auguro che possa lottare per il quarto posto. Il suo futuro è legato dallo stadio mentre io aspetto un buon progetto. Non importa se all’estero o in Italia. La proprietà sta lavorando bene, poi ovviamente il pubblico vuole vedere i risultati. L’importante ora è trovare allenatore, direttore sportivo e operare affinché si remi dalla stessa parte». Proprio a proposito di questo Ranieri sottolinea: «A De Rossi auguro di trovare una squadra adatta alla sua dimensione. L’articolo di Repubblica? Mi è sembrato ad hoc, fatto da chi voleva fare un po’ di caos. Lo sappiamo tutti da dov’è partito e sicuramente lo sanno anche i tifosi». Infine su Totti, sempre meno decisivo nelle scelte future del club: «Ci ho parlato a lungo, sa come la penso. Scegliendo me ha inciso molto, c’era chi voleva Paulo Sousa e lui invece ha detto che voleva me. Spero che possa continuare ad incidere».


Colpo di Manolas. Kostas pronto per la Juve e la Roma perde un altro pezzo

LEGGO - BALZANI - Sogni di inizio estate e il solito incubo di rinforzare la concorrenza. Dopo l'Inter di Nainggolan e Dzeko, infatti, c'è la Juventus a tentare uno degli ultimi big rimasti a Roma. I bianconeri, considerate le difficoltà per arrivare a Koulibaly, hanno virato su Manolas (che piace a Sarri) e non avrebbero problemi a pagare la clausola rescissoria da 36 milioni. Paratici attende solo il ritorno dalla vacanze del greco per una tavola rotonda con l'agente Raiola e la proposta di un quadriennale da 4,5 milioni a stagione al giocatore che preferirebbe restare in Italia anziché andare in Premier dove è richiesto da Arsenal e United. Lo stesso Raiola ha offerto il cartellino di Manolas pure all'Inter che però ha risposto negativamente vista l'abbondanza di centrali in rosa.

Dopo 5 anni, quindi, Kostas lascerà la Roma. Il nome del suo sostituto non è stato ancora deciso, ma piacciono Lyanco e Bonifazi del Torino. Il mercato targato Petrachi (e Fonseca) partirà quindi con le cessioni vista la necessità di rientrare di circa 60 milioni per chiudere in attivo il bilancio. Quella di Dzeko è stata di fatto già digerita nonostante non sia ancora arrivato l'accordo definitivo con l'Inter. I nerazzurri offrono 15 milioni, la Roma ne vuole 22. La prossima settimana ci saranno nuovi sviluppi magari con l'inserimento di una contropartita che però non sarà Icardi. Ieri in città è impazzata la voce di un interessamento per Maurito, ma secca è arrivata la smentita da Trigoria. Icardi - proposto da un intermediario - guadagna troppo (ne guadagna 4,5 ma ha chiesto 7 milioni all'Inter), costa di più (80) e vuole giocare la Champions.
Quasi impossibile arrivarci. Petrachi dovrà puntare più in basso per sostituire il bosniaco ed accontentare Fonseca che oggi dovrebbe ottenere il via libera dallo Shakhtar. Ballano ancora 3 milioni (quelli relativi allo stipendio dell'ultimo anno del portoghese validi come clausola rescissoria), ma l'agente del tecnico è convinto di tornare in Italia con l'ok del club ucraino che potrebbe recuperare parte dei soldi cedendo alla Roma Ismaily o Marcos Antonio. L'obiettivo è chiudere la storia entro il week end e programmare il ritiro anticipato (causa Europa League) con Fonseca. A Roma o a Pinzolo.


Lo saluteremo con leggerezza, ma è stato uno dei più grandi

INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - La stagione sportiva appena terminata, con ogni probabilità, verrà ricordata come l'ultima di Edin Dzeko con la maglia della Roma. Il centravanti bosniaco, infatti, con il contratto in scadenza nel 2020, è pronto ad accasarsi all'Inter di Antonio Conte, da sempre suo grosso estimatore, tanto che nel bollente gennaio del 2018 fu proprio il mister salentino a provare a portarlo in tutti i modi nell'allora suo Chelsea: un tentativo sfumato a un passo dalle firme, principalmente per volontà dell'attaccante ex City e della sua famiglia, che fece infine virare i Blues sul francese Giroud.

Peccato che il commiato durante Roma-Parma sia stato consumato in modo non adeguato rispetto a quanto Dzeko ha rappresentato per i colori giallorossi nei suoi quattro anni di militanza: un'uscita dal campo polemica nei confronti di Claudio Ranieri, reo di averlo sostituito troppo presto secondo il bosniaco, condita inizialmente pure da qualche ingeneroso fischio, subito coperto, tuttavia, dagli scroscianti applausi della maggioranza del pubblico capitolino.

L'avventura romanista di Edin Dzeko è stata sostanzialmente un lungo percorso quadriennale sulle montagne russe.

Tutto inizia nell'estate del 2015. Nonostante le dichiarazioni infuocate di mister Rudi Garcia nei confronti della dirigenza del club e del suo modus operandi in sede di calciomercato, la Roma effettua operazioni in entrata davvero sontuose, tra cui quelle inerenti all'egiziano 'Momo' Salah (reduce da sei mesi eccezionali alla Fiorentina), al portiere Wojciech Szczęsny dall'Arsenal, all'esterno Iago Falque (proveniente dal Genoa e da un campionato superbo con tredici gol all'attivo), al centrale difensivo tedesco Antonio Rudiger, al terzino sinistro Lucas Digne (fortemente voluto dal tecnico romanista, che lo aveva già avuto alle proprie dipendenze in quel di Lille) e appunto a Edin Dzeko.

La trattativa per strapparlo al Manchester City è tutt'altro che semplice, ma alla fine l'allora ds della Roma Walter Sabatini raggiunge un accordo con i Citizens: quindici milioni di euro complessivi (quattro versati subito e i restanti undici nell'estate seguente per il riscatto obbligatorio) e il bosniaco diventa il nuovo centravanti giallorosso.

I tifosi romanisti sognano, d'altronde un vero centravanti di tale levatura non si vedeva dalle parti di Trigoria probabilmente dai tempi del 'Re Leone' Gabriel Omar Batistuta. Dzeko sbarca a Fiumicino sommerso dall'affetto del suo nuovo pubblico, che si reca in massa ad accoglierlo all'aeroporto. Il debutto all'Olimpico, nell'amichevole di presentazione della squadra contro il Siviglia del futuro direttore sportivo della Roma, Monchi, è da sogno: passano soltanto pochi minuti e l'ex City 'spacca' la porta con un destro al fulmicotone. "È arrivato l'uomo giusto" pensa il popolo giallorosso.

La prima stagione in Serie A, però, è tutt'altro che felice per Dzeko. La Roma di Garcia, dopo un illusorio primato in classifica tra ottobre e novembre, crolla e il centravanti resta sepolto dalle macerie insieme a molti dei suoi compagni, incapace di reagire forse anche a causa di un carattere non proprio da leader.

A gennaio del 2016, Luciano Spalletti torna sulla panchina giallorossa e mostra subito grande fiducia nei confronti di Dzeko, che definisce "il centravanti ideale. Se l'estate scorsa mi avessero chiesto chi avrei voluto al centro dell'attacco, avrei fatto un solo nome: quello di Edin". Dichiarazioni forse anche esagerate da parte dell'allenatore toscano, volte tuttavia a tentare in ogni modo di valorizzare ancora un patrimonio economico e tecnico del club.

Neppure Spalletti riesce inizialmente nel 'miracolo' di rigenerare Dzeko, che finisce la stagione frequentemente in panchina per lasciare spazio al nuovo arrivato Diego Perotti, che giostra nel ruolo di 'falso nueve', poiché il tecnico di Certaldo vede volare la sua nuova Roma senza un centravanti vero.

Un'estate dopo l'arrivo in pompa magna tutto è cambiato e l'ex City finisce al centro di svariate voci di mercato. Alla fine, Dzeko rimane e risulta essere in miglior acquisto possibile per la squadra di Spalletti versione 2016/2017. Dopo un inizio ancora scarsamente incoraggiante, infatti, il bosniaco mette il turbo e non smette più di segnare, terminando la propria annata con trentanove gol in cinquantuno partite.

La separazione da Luciano Spalletti, che avviene durante l'estate del 2017 al culmine di una stagione fatta di sin troppi veleni con Francesco Totti, per Dzeko è un duro colpo. Il calcio di Eusebio Di Francesco, nuovo mister giallorosso, mal si sposa con le sue caratteristiche e il calciatore in principio non ne fa mistero neppure davanti alle telecamere.

Anche se non più a grappoli come nella stagione precedente, i gol arrivano, ma Dzeko, come detto, si ritrova ugualmente a un passo dall'addio a gennaio del 2018: l'ingaggio è troppo pesante per le malandate casse giallorosse e il Chelsea propone una somma che permetterebbe alla Roma di effettuare anche una discreta plusvalenza con il cartellino dell'attaccante. Il bosniaco, però, non è convinto di volare a Londra e sceglie la causa romanista, diventando poi uno dei grandi protagonisti del cammino in Champions League che conduce la compagine capitolina a un passo dalla finalissima di Kiev.

L'ultima, tremenda annata della Roma, però, sembra resettare tutto ciò che Edin Dzeko è stato in grado di mostrare al pubblico giallorosso. Il numero di gol cala sensibilmente (sono comunque quattordici) e spesso a indispettire i fan romanisti è l'atteggiamento in campo dell'ex attaccante del Manchester City. Tornano i fischi della prima annata romana e anche il pensiero, tanto da parte della società, quanto a questo punto dello stesso calciatore, che il percorso in giallorosso sia ormai da considerare concluso.

Edin Dzeko, dunque, si appresta a iniziare una nuova avventura, con ogni probabilità a tinte nerazzurre.

Restano i fischi e le contestazioni subite in giallorosso, ma anche i tanti gol.

Lo saluteremo probabilmente senza troppi rimpianti. Eppure, quando ci guarderemo indietro, scopriremo che Dzeko è stato un attaccante in grado di segnare 87 gol in 178 partite disputate e di entrare nella top ten dei migliori marcatori romanisti di sempre in soli quattro anni: insomma, forse unicamente allora saremo consapevoli che Edin Dzeko è stato uno dei più grandi centravanti della storia della Roma.


I convocati da Di Biagio per l'Europeo Under 21. Presenti Pellegrini e Zaniolo (foto)

Luigi Di Biagio, CT della nazionale Under 21, ha scelto i 23 giocatori che prenderanno parte all'Europeo di categoria. Il torneo, che inzierà il 16 giugno e si giocherà tra Italia del nord e San Marino, vedrà gli azzurrini come testa di serie.
Per la Roma sono due i giocatori convocati. Lorenzo Pellegrini e Nicolò Zaniolo.
Ecco la lista completa pubblicata sul profilo Twitter dedicato alla nazionale:


Sirigu: "Io alla Roma? Non ho sentito nessuno. Cairo mi chiamerebbe in caso di offerte"

Salvatore Sirigu, portiere del Torino, è finito nel mirino della Roma che cerca un estremo difensore per il dopo Olsen. Sirigu, attualmente in ritiro con la nazionale, ha parlato del suo futuro ai microfoni di Rai Sport:

È vero che c'è un'offerta dei giallorossi? 
"Non so se sia vero che Cairo abbia detto di no alla Roma per me. Non ho sentito nessuno, però il presidente è un uomo di mondo. Conosce bene le regole del mercato e sono sicuro che se dovesse ricevere un’offerta per me, mi chiamerebbe lui in primis per poterne parlare. È una persona aperta a tutto".

Dopo Parigi, anche Roma non sarebbe male. 
"Roma è una bellissima città, ma ne parlerò nel momento in cui dovessi ricevere una proposta di qualsiasi tipo senza problemi".


La Sampdoria pensa a Di Francesco per il dopo Giampaolo

Dopo il suo addio alla Roma, Eusebio Di Francesco è ancora senza panchina e cerca un nuovo impiego. Una chance potrebbe averla dalla Sampdoria, che sta per salutare Giampaolo e cerca un nuovo tecnico. Il numero uno per il DS Osti, come riferisce alfredopedulla.com, rimane Pioli; ma ieri sera a cena avrebbe incontrato Di Francesco per sondarne il terreno. Ricordiamo che il tecnico abruzzese è ancora sotto contratto con la Roma.