De Rossi: «Mai agito come dice Repubblica, ora querelo»

GAZZETTA - Daniele De Rossi risponde all’articolo di Repubblica con una nota all’Ansa. «Intendo esprimere tutta la mia indignazione per la distorta, se non addirittura falsa, ricostruzione di alcuni fatti ed episodi che mi riguardano – attacca DDR –. Mi vengono attribuiti comportamenti mai avuti e frasi mai dette. Scrivere che il sottoscritto, insieme ad altri straordinari e leali professionisti che hanno dato il cuore per la Roma, abbia posto in essere quei comportamenti è semplicemente ridicolo, oltre che spudoratamente falso». «Questo articolo – continua – risulta ancor più grottesco se si pensa che la As Roma - pochi giorni fa - mi ha offerto un ruolo dirigenziale delicato e rilevante vicino all’a.d., onorandomi con un’offerta che ho declinato per i motivi a tutti noti. Darò mandato ai miei legali di richiedere un legittimo risarcimento danni in Tribunale, che devolverò integralmente in beneficenza ad un noto ospedale pediatrico di Roma. Un’ultima cosa - conclude De Rossi -: non è la prima volta che per motivi a me ignoti vengono gettate ombre sulla Amicizia tra me e Francesco (Totti, ndr). Vi dico: impegnatevi di più che così non basta».


Adesso si aspetta Totti d.t. tecnico: Miha sfida Fonseca

GAZZETTA - CECCHINI - L’ora delle scelte. Dure, decise, divisive, quelle che potrebbero anche sfiorare l’impopolarità. Il mantra della Roma è chiaro: occorre un allenatore che faccia voltare pagina in fretta. Diversi sono stati contattati, ma i profili che si delineano per anestetizzare un ambiente bollente e consentire di lavorare in serenità, sono essenzialmente due: un guerriero che abbia spalle larghe nei confronti dei pregiudizi e che sappia dare ritmo, gioco e carattere allo spogliatoio. Oppure un «marziano» in stile Garcia, che piombi sul pianeta Trigoria totalmente disinteressato della bufera che ha soffiato finora e proprio per questo riesca a distaccarsi da qualsiasi cascame psicologico ereditato dal passato recente. I due profili portano a Sinisa Mihajlovic e Paulo Fonseca. Il primo è un gladiatore della panchina che col tempo ha sempre più raffinato il proprio bagaglio di conoscenze. Che una parte della tifoseria giallorossa lo contesti (tanti gli striscioni apparsi contro di lui in città) per il suo passato laziale non lo impressiona affatto, perché uno che è stato c.t. serbo, al Milan e all’Inter come vice, conosce la tempesta. Fonseca ha addosso le stimmate del secondo profilo. Allo Shakhtar ha fatto assai bene, ma il club ucraino è pronto a liberarlo per una sorta di accordo morale. Occhio, però, perché restano in corsa anche De Zerbi che sarebbe stato contattato e piace Gattuso per grinta, carattere e comportamenti.

Il ruolo di Totti

Chiunque sarà il prescelto, questi avrà senz’altro bisogno di una cosa: dell’appoggio unanime della dirigenza. Soprattutto di Totti, per questo si attende la nomina a direttore tecnico il prima possibile. Solo la sua garanzia può far metabolizzare profili che, per un verso o per un altro, non convinceranno mai tutta la tifoseria. Eppure bisognerà pure ricominciare. E questo a Trigoria lo sanno.


«Roma, ho sbagliato. non mollo e rilancio» irrompe Pallotta

GAZZETTA - CECCHINI - È un po’ il «Guerra e pace» delle dichiarazioni presidenziali. Gli esegeti hanno contato 17.181 battute che – nel proprio genere – avrebbe trovato l’approvazione anche di Lev Tolstoj. Insomma, è passato un po’ di tempo, ma James Pallotta si è ripreso la scena, vergando una lettera fiume in cui ripercorre le tappe salienti del suo impegno e soprattutto dell’ultima, malinconica stagione. Una lettera a cuore aperto i cui destinatari sono i tifosi della Roma, per i quali il messaggio è chiaro: vuole ricostruire per vincere.

Rabbia e ambizione

Su alcuni dei personaggi principali abbiamo sintetizzato sopra le dichiarazioni chiave, ma c’è davvero molto altro. «Che mi crediate o meno – esordisce – non penso ci sia stato nessuno, in società, più deluso, più depresso e più arrabbiato di me per come sono andate le cose alla Roma negli ultimi 18 mesi.Mi dispiace per gli errori che abbiamo commesso, uno di questi si è rivelato molto grave a livello sportivo. È stato probabilmente uno dei più grandi errori che abbia mai commesso nella mia intera carriera e alla fine sono io che me ne devo assumere la responsabilità». L’accenno è a Monchi che – pur non replicando («Non è il mio stile fare del male alla Roma») – quasi in contemporanea ha messo come foto del suo profilo le 5 Europa League vinte col Siviglia. Come dire: non sono poi così male. Ma Pallotta prosegue. «Stiamo lavorando per ingaggiare persone di talento, che ci aiuteranno a riportare la Roma dove deve stare: ovvero a giocare sui più grandi palcoscenici, a competere per i trofei e a rendere orgogliosi i nostri tifosi. A coloro che dicono “bla bla bla”, rispondo di essere fermamente convinto che negli ultimi 4-5 anni, abbiamo allestito squadre molto competitive, ma non è stato sufficiente per vincere un trofeo. Questo è un mio grande rimpianto, perché alla fine il motivo per cui sono qui è vincere trofei. L’ultima stagione secondo me è stata un completo disastro, però abbiamo investito e i numeri e i fatti parlano da soli. Con i miei investitori, ho versato centinaia di milioni di euro. Se qualcuno pensa che io sia interessato solo a fare soldi con la Roma, non potrebbe commettere errore peggiore». E infatti spiega come non volesse vendere né Salah né Alisson, ma sono stati loro a chiedere di andare via. D’altronde, c’è il fair play finanziario. «Non ci piace ma è una realtà che ci ha condizionato. So che alcuni club non lo hanno preso sul serio. L’ho segnalato col Milan e ora sono sotto la lente di ingrandimento per quanto fatto».

Tecnico e squadra

Si capisce come la contestazione lo abbia ferito. «È stancante ma lo accetto, Quello che non posso accettare sono le centinaia di persone che hanno insultato le mie sorelle definendole troie, puttane e maiali». Inqualificabile. Meglio parlare di calcio e dell’onore delle armi concesso a De Rossi e Di Francesco, anche se Pallotta non smentisce tutta la ricostruzione di «Repubblica» di due giorni fa. «Daniele per 18 anni è stato un guerriero per la Roma. Vogliamo che faccia parte del club per sempre e speriamo che questo succeda. L’ho invitato a passare del tempo con me alla fine delle sue vacanze. Lui e Di Francesco? Daniele mi ha chiesto di continuare con lui fino a fine stagione. Il mio errore è stato questo: a dicembre avrei voluto operare dei cambiamenti, ma sono stato convinto a non farlo. Quell’indecisione, forse, ci è costata un posto in Champions».

Stadio e futuro

I titoli di coda sono chiari. «Ho già speso quasi 90 milioni di euro in un progetto per lo stadio che avrebbe dovuto essere approvato anni fa: se vogliamo competere con i maggiori club europei, ne abbiamo bisogno». E quindi non molla. Con una promessa. « Non sono venuto a Roma nell’ultimo anno, ma è stato un grave errore, la prossima stagione ci sarò. Ci sono alcune persone che sono insoddisfatte perché non potranno mai manipolarmi, minacciarmi o attaccarmi al punto da farmi vendere il club. Vogliamo costruire qualcosa di grande qui. Sfortunatamente per loro non andrò da nessuna parte. A me interessa solo costruire una Roma grande e vincente: niente e nessuno mi impedirà di perseguire questo obiettivo».


Elsha pensa al futuro: «Mettiamo un punto e ripartiamo»

GAZZETTA - ZUCCHELLI - Mentre tanti giocatori, prima della Nazionale, sono volati con mogli e fidanzate per una breve vacanza, Stephan El Shaarawy è rimasto a Roma e si è divertito, (lui più di loro, senza dubbio), a giocare a calcio con dei bambini speciali. Bellissime le immagini dell’attaccante che insegna ai piccoli con disabilità a fare colpi di tacco e stop, dolcissimi i sorrisi quando mostra loro come si esulta. Ieri, invece, si è dedicato a se stesso (con tanto di incontro con Nainggolan dal parrucchiere) e ne ha approfittato per ripercorrere, a Roma Tv, la stagione sua e dei compagni. La buona notizia, per i tifosi, è che mentre molti suoi compagni sembrano avere voglia solo di essere a centinaia di chilometri di distanza da Trigoria, El Shaarawy è già proiettato al futuro: «È stata una stagione negativa però da qui dobbiamo ripartire, mettere un punto e cercare di proiettarci subito alla prossima per fare meglio. Siamo sempre stati in Champions e l’obiettivo della Roma è di arrivare sempre a giocare in competizioni importanti e fare bene lì».

Scambio con Perin?

Il suo contratto scade tra un anno, non appena si insedierà il nuovo d.s. prolungarlo sarà una priorità, anche se ancora vanno discussi durata, stipendio e diritti d’immagine. Di certo, dopo tre anni e mezzo, El Shaarawy inizia davvero a sentirsi romanista e la voglia di proseguire insieme c’è. Anche se il mercato può cambiare le carte in tavola da un momento all’altro: piace alla Juventus, che potrebbe proporre uno scambio con Perin, e da qui a luglio tutto può ancora succedere. Di sicuro, per ora, Stephan parla da romanista: «Credo di essere maturato molto da quando sono arrivato: tre anni in crescendo, dove ho acquisito maturità a livello calcistico e mentale. Questo ha fatto la differenza. Ho trovato la continuità che mi è sempre mancata e credo che sia stata un’annata positiva per me».

Leader

I numeri gli danno ragione, visti gli undici gol in campionato, come mai ne aveva segnati negli ultimi sei anni. Adesso però dovrà confermarsi e, soprattutto, provare a diventare leader di una squadra orfana, dopo 26 anni, di Totti e De Rossi contemporaneamente: «Daniele è un vero capitano, un leader, che ha sempre dato anima e corpo per questa maglia. Anche nelle ultime settimane si è sempre allenato a mille. Un grande esempio per tutti, un esempio di romanismo e mancherà a tutti». Ecco perché adesso, a rinnovo firmato, toccherà, ancora di più a lui, caricarsi la Roma sulle spalle. Juventus permettendo, naturalmente.


L’inter fa la spesa a Roma ha in mano il sì di Dzeko e punta forte su Kolarov

GAZZETTA - ANGIONI - Perisic può restare, Kolarov è più di un’idea. La nuova Inter sta iniziando a prendere forma e due nomi, uno già a Milano, l’altro in arrivo da Roma, stuzzicano i tifosi. Il primo è Ivan. A gennaio aveva le valigie già pronte destinazione Premier League. Sino alla settimana scorsa era sicuro di essere nella lista partenti insieme a Icardi. Ora il suo futuro è vicino a prendere una piega del tutto inaspettata, perché piace ad Antonio Conte e il nuovo tecnico vuole rigenerarlo dandogli un nuovo ruolo, con più responsabilità difensive. Il secondo è Aleksandar, in uscita dalla Roma: l’Inter ci sta facendo un pensiero e l’amicizia con Edinz Dzeko (oltre che con lo stesso Perisic..), praticamente certo di sbarcare alla corte di Conte, potrebbe dare un aiuto concreto all’operazione.

Piace il serbo

Dopo aver preso Radja Nainggolan un’estate fa, l’Inter prova a «saccheggiare» la Roma anche quest’anno. L’affare Dzeko è a buon punto, c’è l’accordo col giocatore ma serve ancora parlare con il club giallorosso. Ora, però, sul tavolo può finire anche Aleksandar Kolarov: il mancino serbo, 33 anni, è un jolly che potrebbe davvero fare al caso di Conte, anche sui calci piazzati, vero tallone d’Achille dell’ultima Inter spallettiana. Amico di Dzeko, l’uomo giusto per fare crescere Lautaro Martinez, Aleksandar è dato in uscita da Trigoria: esterno di grande esperienza, compagno di Edin anche al Manchester City, può fare il quinto di centrocampo ma anche il terzo in difesa.

Ivan cambia

Sul versante Perisic nessuno avrebbe potuto immaginare un cambio di rotta così improvviso e deciso. Troppo altalenante la sua ultima stagione, troppo forti le sirene arrivate dall’Inghilterra durante il mercato di gennaio, troppo intenzionato a cambiare aria lo stesso Ivan qualche mese fa. Nei giorni scorsi è venuta fuori anche la possibilità di inserirlo nella trattativa per Romelu Lukaku, come pedina utile per abbassare le eventuali richieste di cash dello United. Poi, però, sono bastati i primi discorsi veri sull’Inter che verrà per cambiare le strategie. I nerazzurri giocheranno pesanti al tavolo di Chiesa, questa è una certezza per alzare il tasso tecnico sulla destra, ma sulla fascia sinistra avrà un ruolo importante anche Perisic. Ma non solo, perché Conte ha già in testa un’idea per rivitalizzarlo dopo un anno da 45 partite e 9 gol e tante serate anonime. Nel 3-5-2, Ivan potrà avere la patente da «tuttafascia», giocando da quinto a sinistra. Per il croato ci sarebbero sulla carta più compiti difensivi, ma anche più possibilità di correre. Nella mente dei tifosi interisti un ruolo del genere richiama il nome di Samuel Eto’o, che nella magica stagione del Triplete fece anche il terzino per Mou e in quella posizione fu fondamentale in Champions. Perisic alla Eto’o insomma? Sì, se i piani dell’Inter non venissero stravolti da offerte troppo importanti per potere dire di no. Un’estate fa Ausilio aveva deciso di rifiutare i 50 milioni dello United, ora è verosimile che l’ultima stagione altalenante abbia abbassato la quotazione di Ivan, vendibile a 30 milioni. Basterebbero a convincere l’Inter a lasciarlo andare? Difficile dirlo, anche perché sulla testa del club pende la necessità di fare circa 40 milioni di plusvalenze entro il 30 giugno. Se non sarà obbligata a farlo andare, però, l’Inter di Conte punterà di nuovo su Ivan il Terribile.


De Rossi: "Articolo diffamatorio, chiederò i danni in Tribunale, non è la prima volta che gettano ombre sulla mia amicizia con Totti"

"Nell'articolo su La Repubblica di ieri a firma Bonini e Mensurati mi vengono attribuiti comportamenti mai avuti e frasi mai dette. Ritengo quanto scritto gravemente diffamatorio, darò mandato ai miei legali di chiedere un risarcimento da devolvere in beneficenza".Così in una dichiarazione all'ANSA Daniele De Rossi interviene sui fatti di ieri. "Esprimo tutta la mia indignazione per la distorta, se non addirittura falsa, ricostruzione di fatti ed episodi che mi riguardano. Scrivere che io, con professionisti che hanno dato il cuore per la maglia della Roma, abbia posto in essere quei "comportamenti" è ridicolo e spudoratamente falso.L'articolo che 'ricostruisce' così i motivi del mio allontanamento risulta ancor più grottesco se si pensa che la Roma mi ha offerto un ruolo dirigenziale rilevante vicino all'ad, onorandomi con una offerta che ho declinato per i motivi a tutti noti. Ultima cosa: non è la prima volta che vengono gettate ombre sulla Amicizia tra me e Francesco. Vi dico: impegnatevi di più...."


La lettera di Pallotta ai tifosi: "A noi interessa solo costruire una Roma grande e vincente"

James Pallotta scrive una lunga lettera ai tifosi. Riportata dal sito ufficiale della Roma, queste sono le dichiarazioni del presidente:

Ai tifosi della Roma, ovunque siano.

Sono rimasto in silenzio nelle ultime settimane, ma ci sono alcune cose che sento di dover affrontare. Che mi crediate o meno, e so che alcuni di voi sono pronti a non prendere in considerazione nulla di ciò che dirò, non penso ci sia stato nessuno, in Società, più deluso, più depresso e più arrabbiato di me per come sono andate le cose alla Roma negli ultimi diciotto mesi.

Mi dispiace per gli errori che abbiamo commesso, uno di questi si è rivelato molto grave a livello sportivo. È stato probabilmente uno dei più grandi errori che abbia mai commesso nella mia intera carriera e alla fine sono io che me ne devo assumere la responsabilità.

È qualcosa che stiamo risolvendo e, per alcuni aspetti, ci vorrà del tempo. Sono sicuro che molti di voi staranno pensando: “Bene, questa storia l’ho già sentita...”. Ma stiamo lavorando duramente per riorganizzare alcune aree del Club, che probabilmente avrebbero dovuto essere prese in esame prima, e per risolvere alcuni problemi, che solo di recente sono giunti alla mia attenzione.

Stiamo lavorando attentamente per ingaggiare persone di talento, che ci aiuteranno a riportare la Roma dove deve stare: ovvero a giocare sui più grandi palcoscenici, a competere per i trofei e a rendere orgogliosi i nostri tifosi.

A coloro che dicono “bla bla bla, abbiamo già sentito questi discorsi in precedenza”, rispondo di essere fermamente convinto che prima di questa stagione, almeno negli ultimi quattro o cinque anni, abbiamo allestito squadre molto competitive e desiderose di vincere.

Ci siamo qualificati con regolarità in Champions League. Abbiamo battuto alcuni record ma non è stato sufficiente per vincere un trofeo. Questo è un mio grande rimpianto, perché alla fine il motivo per cui sono qui è vincere trofei, allestire una squadra e creare un’atmosfera che rendano ovunque orgogliosi i tifosi della Roma.

L’ultima stagione secondo me è stata un completo disastro, ma allo stesso tempo mi risulta difficile accettare l’argomentazione secondo la quale non avremmo provato ad andare oltre i nostri limiti con le risorse che avevamo a disposizione.

Abbiamo investito nella squadra e - indipendentemente da ciò che qualcuno può pensare - i numeri e i fatti parlano da soli. Con i miei investitori, ho versato centinaia di milioni di euro e ho già speso probabilmente quasi novanta milioni di euro in un progetto per lo stadio che avrebbe dovuto essere approvato anni fa: uno stadio che assicurerebbe benefici alla Roma, alla città e al calcio italiano. L’ho già detto un milione di volte: se vogliamo competere con i maggiori club europei, abbiamo bisogno dello stadio.

Se qualcuno pensa che io sia interessato solo a fare soldi con la Roma, non potrebbe commettere errore peggiore. Non ho mai preso uno stipendio. Non ho mai tirato fuori un soldo dalla squadra. Non ricavo nulla dalle cessioni dei giocatori. Non guadagno niente dalle vendite delle maglie da gioco. Non prendo un centesimo. E se la squadra varrà molto di più in futuro, la mia vita non cambierà neanche in minima parte. Sono stato un uomo fortunato e guidato dalla provvidenza. La mia vita non cambierà accumulando più denaro.

Se molti di voi non sono felici per via delle cose che sono accadute, in particolare di recente, lo comprendo. Anche io non sono felice: non sono felice a causa dei risultati sportivi e non sono felice perché non abbiamo ancora uno stadio nonostante l’impianto e le sue infrastrutture saranno finanziati con fondi privati.

Per quanto riguarda l’articolo pubblicato giovedì su Repubblica, ho letto alcuni passaggi quando mi sono svegliato alle 5 di ieri mattina e li ho definiti “cazzate”. Dopo aver letto tutto il servizio, e dopo aver sostenuto una lunga e assai dettagliata conversazione con uno degli estensori del pezzo, ritengo che alcune parti siano vere e altre parti chiaramente non corrette. Mea culpa.

Alcuni aspetti di questo articolo hanno messo in cattiva luce Daniele De Rossi: non è giusto, perché Daniele per diciotto anni è stato un guerriero per la Roma. Lui merita rispetto e io l’ho sempre rispettato.

Potremmo aver avuto qualche divergenza di opinione su come si è chiusa la sua carriera da giocatore della Roma, ma non intendo affrontare questo aspetto pubblicamente. Questo resta tra me e Daniele.

Daniele era turbato, ma le sue emozioni derivano da quanto tiene e da quanto ha sempre avuto a cuore la Roma. Gioca con il cuore e lo abbiamo visto sul campo con la Roma per diciotto anni e, a livello mondiale, con l’Italia. Esprime i suoi sentimenti nello spogliatoio e questo è quello che lo ha reso un grande Capitano. Io credo fermamente che qualunque cosa Daniele abbia fatto, sia stata sempre per il miglioramento del Club.

Era turbato per il fatto che qualcuno fosse stato acquistato per giocare nella sua posizione come riferito dall’articolo? Sì, lo era, ma ciò è dipeso dal fatto che il giorno precedente gli era stato detto da Monchi che non avremmo preso nessuno che potenzialmente avrebbe giocato davanti a lui nello stesso ruolo.

Pertanto gli è stata detta una bugia e il giorno seguente la sua reazione emotiva è stata quella che è stata.

Il giorno dopo ancora è tornato sui suoi passi e ha detto: "Mi dispiace per il mio sfogo".

Anche il passaggio secondo il quale Daniele avrebbe preso posizione perché Eusebio Di Francesco fosse esonerato, sulla base di tutte le conversazioni che ho intrattenuto con lui, è falso al 100%. Infatti a dodici partite dalla fine del campionato ho avuto una conversazione telefonica con Daniele, che mi ha personalmente chiesto di continuare con lo stesso allenatore fino al termine della stagione. Quindi, se qualcuno sta insinuando che lui chiedesse l’esonero di Di Francesco, questo non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Il mio errore è stato questo: a dicembre avrei voluto operare dei cambiamenti su tutta la linea nell’area sportiva e nella sfera della preparazione atletica ma sono stato convinto a non farlo. Avrei dovuto fare i cambiamenti quando pensavo che fosse giusto farli e quell'indecisione, forse, ci è costata un posto in Champions League.

Se non è stato De Rossi, sono stati quindi Dzeko, Manolas o Kolarov a chiedere che l'allenatore venisse esonerato? No. Non ho mai sentito chiederci da questi giocatori di esonerare Di Francesco. Non sono mai venuti da me, né direttamente né indirettamente.

In passato ho avuto conversazioni dirette con giocatori come Edin, che è stato molto onesto su alcune cose che stavano accadendo e che da professionista non gli piacevano. Faceva quelle valutazioni perché voleva una squadra migliore e io l'ho apprezzato. I giocatori sanno che con me trovano sempre la porta aperta. Sanno che se ci sono problemi io voglio ascoltarli e non ho mai sentito nessuno di loro dire cose cattive su Di Francesco.

Penso che non ci sia dubbio sul fatto che alcune persone esternamente amino le polemiche e vogliano causare problemi a questa squadra. Vogliono che alla Roma vada tutto a puttane. Si preoccupano dei loro obiettivi personali, piuttosto che della squadra o dei veri tifosi. Ed è per questo che continuano a fornire notizie negative ai giornalisti, nel tentativo di sensazionalizzare screzi o problemi ordinari che possono accadere nella quotidianità del Club o dello spogliatoio.

Sono stato coinvolto nel mondo dello sport per molto tempo e questo genere di cose accade in qualsiasi spogliatoio: negli Stati Uniti si verificano senza dubbio in ogni disciplina. Conosco innumerevoli atleti, calciatori e proprietari in tutto il mondo e so che con un gruppo di venticinque ragazzi ci saranno sempre liti, discussioni e persino degli scontri. Sono cose ordinarie nello sport, dal parco giochi alle squadre professionistiche. E sapete una cosa? Questi litigi, discussioni e attriti, nella stragrande maggioranza dei casi, accadono perché le persone hanno fame di ottenere il meglio per il proprio Club.

Nel nostro caso, sembra che la gente stia cercando di mettere dirigenti e calciatori gli uni contro gli altri. Ho sempre avuto scambi costruttivi con Daniele riguardo lo spogliatoio, i giocatori, le cose da migliorare; e lo stesso vale per Francesco Totti. Dire che due ragazzi, con alle spalle una relazione speciale per venti anni, siano in guerra non ha senso. Sono stati in disaccordo? Mio Dio, spero di sì. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è essere circondati da yes man.

Ieri, a proposito, sono stato testimone di quanto stia proseguendo la maturazione di Francesco come dirigente. La sua maturità, le sue intuizioni e la sua competenza, nel confronto con me e con Guido riguardo un potenziale candidato alla panchina, sono state più utili dei consigli di chiunque altro.

Leggo continuamente cose negative su di me e su quello che stiamo cercando di fare a Roma e, a essere onesto, sono deluso se molti tifosi non si rendono conto di quanto io tenga, con passione e coinvolgimento emotivo, a questo Club.

Come ho detto prima, penso che negli ultimi cinque anni circa, prima dell’ultima stagione, abbiamo fatto un buon lavoro, date le restrizioni e le risorse che abbiamo avuto. Non ci piace ma il Financial Fair Play è una realtà per noi e ha condizionato molte delle nostre azioni.

Le persone non vogliono sentirselo dire ma, per un lungo periodo di tempo, ci sono state tante cose da sistemare.

So che alcuni Club non hanno preso sul serio il Financial Fair Play come abbiamo fatto noi, ma è una loro scelta. L'ho segnalato con il Milan un paio di anni fa, quando ho notato cosa stavano facendo e non me ne facevo una ragione. La gente mi ha detto che avevo torto, ma ora sono sotto la lente di ingrandimento per quello che hanno fatto. Non sono, peraltro, l’unico club attualmente sotto inchiesta e che probabilmente sarà punito. Noi non possiamo permetterci di essere in quella posizione o di prenderci simili rischi.

Volevo vendere Salah? No, è lui che ha chiesto di partire con ancora due anni di contratto, per dimostrare di potersi affermare in Premier League. Volevo liberarmi di Alisson? No, ma dovevamo fare i conti con il Financial Fair Play e anche lui voleva andare in una squadra che poteva offrirgli molto di più rispetto a quello che le nostre risorse ci avrebbero permesso.

A volte vendiamo giocatori perché dobbiamo fare i conti con il Financial Fair Play, altre volte lo facciamo perché crediamo di migliorare la squadra. Forse l’effetto non si sarà percepito nell’immediato ma, pensando al futuro del gruppo, abbiamo sempre creduto che fossero tutte cessioni che in quel momento avessero senso.

A volte sbagliamo? Certo, ogni club lo fa.

Abbiamo sbagliato tanto la scorsa estate? Senza dubbio.

 

Il grosso problema nell'ultimo anno non sono state le cessioni, ma gli acquisti. Non c'è dubbio sul fatto che abbiamo preso dei giocatori di altissima qualità. Il problema più grande non riguarda di certo questo o quel calciatore di per sé, ma la scelta degli uomini giusti, in grado di adattarsi al sistema di gioco più congeniale a Di Francesco.

A maggio di un anno fa ho evidenziato a Monchi i problemi e le necessità della Roma.

Monchi mi ha chiesto il 100% del controllo e della fiducia in quanto nostro direttore sportivo. Ripenso ogni giorno alla sessione di mercato della scorsa estate e forse non avrei dovuto lasciargli tutta questa autonomia. Semplicemente la squadra non si adattava bene al gioco di Di Francesco.

Alla fine della sessione di mercato, ho osservato i nostri movimenti e mi sono reso conto che non avrebbero funzionato.

Mi è dispiaciuto moltissimo per la posizione in cui Di Francesco era stato messo.

Quando le cose stavano andando davvero male, lui ci ha comunicato che forse aveva perso il controllo dello spogliatoio e che, se avessimo pensato che per lui fosse ora di andare, se ne sarebbe andato senza fare resistenza. Di Francesco è sempre stata una persona di classe con me. È un gentiluomo. È stato messo in quella che penso sia una posizione difficile lo scorso anno e ha subito un danno collaterale. È qualcosa di cui siamo tutti dispiaciuti.

Cosa penso quando vedo persone che protestano contro di me? Lasciatemelo dire: tutte queste batoste posso prendermele. Quando i risultati non vanno come vorremmo o quando altre squadre vincono o quando prendiamo decisioni calcistiche che alcune persone non condividono, vengo preso di mira come un pungiball quasi ogni giorno e, anche se è stancante, lo accetto.

Quello che non posso accettare, però, e ritengo sia vergognoso e disgustoso, oltre che poco rappresentativo della Roma e dei nostri tifosi, sono le centinaia di persone che hanno insultato le mie sorelle definendole troie, puttane e maiali.

 

Un altro preso di mira e costantemente attaccato è Franco Baldini: Franco è chiaramente un mio consigliere e confidente da molto tempo e non ha mai fatto nulla a scapito di questo Club. Se pensate che Franco sia coinvolto in tutte le decisioni, allora vi sbagliate di grosso. È evidente che qualcuno stia cercando di creare molti problemi a una persona che, con discrezione, mi ha sempre dato grandi consigli e ci ha aiutato con alcuni dei migliori giocatori che abbiamo nella nostra squadra e con alcune delle più vantaggiose cessioni di questi anni.

Guardando le proteste, sembra che la gente sia convinta del suo coinvolgimento nella decisione sul contratto di Daniele ma non è vero. Franco non ha dato alcun input su Daniele. Questa è una discussione che non ho nemmeno affrontato con lui, perché negli ultimi due anni l’ho portata avanti, sul fronte dei rinnovi dei contratti, con il management.

Tutti dobbiamo assicurarci, al di là che alla gente piaccia o no, di prendere delle decisioni volte a rinforzare la squadra. E non mi riferisco solo a chi gioca sul campo ma anche alle centinaia di dipendenti che abbiamo e agli obiettivi che cerchiamo di raggiungere insieme. Fare una grande squadra, creare una cultura e una tradizione vincente non potrà mai dipendere mai da una sola persona.

Detto questo, è nostro dovere trattare gli individui con il rispetto che meritano. È andato tutto nel verso giusto rispetto alle modalità con le quali ci siamo rapportati con Daniele? No, non penso. La nostra visione era che questa probabilmente sarebbe stata la sua ultima stagione.

Lasciatemi fare un esempio che dimostra quanto questa sia stata una decisione difficile. Diciamo che in squadra abbiamo Daniele e un altro centrocampista difensivo. Abbiamo ventiquattro giocatori in rosa e due centrocampisti difensivi. Cosa succede se, Dio non voglia, alla terza partita della stagione l’altro centrocampista difensivo si rompe una gamba? Che accadrebbe alla squadra?

Daniele ha detto che gli sarebbe piaciuto giocare dieci o quindici partite la prossima stagione. Quindi cosa accadrebbe alla squadra senza la possibilità di acquistare un altro giocatore fino alla riapertura del mercato a gennaio?

È quasi impossibile far salire in prima squadra un ragazzo di diciassette o diciotto anni in uno dei ruoli più delicati in un campionato come la Serie A.

Quindi che facciamo? Se partecipi alla Champions o all’Europa League le partite a settimana sono tre. Emergerebbe un limite a livello fisico come Daniele stesso ha ammesso.

Mi piacerebbe avere Daniele in squadra, ma avendo due giocatori per ruolo, se l’altro si fa male la Roma è fregata. È un ragionamento semplice.

Non puoi arretrare un centrocampista con caratteristiche più offensive: quello è un ruolo troppo specifico. Non puoi farlo. Questa è la nostra logica: è solo realismo. È una decisione di calcio e per la squadra. Non è una questione legata al singolo, nonostante quanto sia grande Daniele. Un grande calciatore e una persona spettacolare.

Daniele è stato molto fedele alla Roma e la Roma è stata molto fedele a Daniele. La gente non può mettere in discussione la nostra fedeltà, perché abbiamo detto: ‘Daniele, ci piacerebbe che tu facessi parte della Roma per il resto della tua vita’. Questo per me è piuttosto leale. Non abbiamo mai detto “Addio, ci si vede, buona vita”.

Vogliamo che Daniele faccia parte di questo Club per sempre e speriamo che questo succeda.

Non essere presente all’ultima partita di Daniele è stata una scelta incredibilmente difficile da prendere. Ma l’ho fatto perché era la sua serata e volevo che nulla distraesse da questo. Se volete contestarmi va bene ma non volevo sottrarre l’attenzione a quella che avrebbe dovuto essere la celebrazione della fantastica carriera in giallorosso di Daniele. E così è stato.

Parlerò con Daniele in privato. Ci siamo scambiati dei messaggi ieri mattina e l’ho invitato a incontrarmi al termine delle sue vacanze per passare un po’ di tempo con me. Se pensate che ci sia del risentimento tra noi e che non ci parleremo vi state sbagliando. Lo stesso vale per Francesco. Ho invitato Francesco e la sua famiglia a venire da me e spero che lo faranno.

So che molte persone pensano ci sia scompiglio nel Club. Ma questo è un pensiero stupido. Ora il top management è ben allineato. Forse qualcuno può essere infastidito dal fatto che noi - Guido, Mauro, io e gli altri - abbiamo preso delle decisioni forti negli ultimi sei mesi per correggere dei problemi. Sono accadute delle cose che non corrispondono al modo con il quale vorrei che questo Club fosse guidato.

È inevitabile che ci saranno dei rancori. Ci saranno persone che parleranno o che diffonderanno voci come se loro fossero a conoscenza di come vanno le cose. La verità è che noi siamo tutti allineati e che abbiamo intenzione di migliorare.

Come sapete, non sono venuto a Roma nell’ultimo anno. Ero così arrabbiato, già da agosto, per come le cose stavano andando che temevo che la mia presenza non sarebbe stata d’aiuto. Questo è stato un grave errore, la prossima stagione ci sarò.

Avrei dovuto essere di più a Roma.

A me sembra chiaro che ci siano alcune persone che sono insoddisfatte perché non potranno mai manipolarmi, minacciarmi o attaccarmi al punto da farmi vendere il Club. Conosco la storia di quasi tremila anni di Roma e so come funziona. Se qualcuno pensa di farmi scappare, questo non succederà.

Vogliamo costruire qualcosa di grande qui e lo stesso desiderano tutte le persone che operano nel Club ogni giorno. Credo che la maggior parte dei tifosi voglia la medesima cosa.

Abbiamo un gruppo che lavora con straordinaria dedizione e che soffre quando le cose vanno male o quando legge che tutto sarebbe in disordine. È vergognoso che ci sia gente fuori che cerca di manipolare i tifosi contro la Roma e contro di me. Sfortunatamente per loro non andrò da nessuna parte.

A noi interessa solo costruire una Roma grande e vincente: niente e nessuno mi impedirà di perseguire questo obiettivo.

Forza Roma

Jim


Gattuso: "Vogliamo continuare ad allenare, ma c’è bisogno che un club ci scelga e che capisca le nostre caratteristiche”

Dopo aver lasciato il Milan, Rino Gattuso parla a Sky Sport sulla possibilità di ripartire subito: “La voglia c’è. Siamo un gruppo di lavoro in cui io prendo le decisioni ma le condivido con loro. Dobbiamo analizzare cosa vogliamo fare e cosa vogliamo proporre. Vogliamo continuare ad allenare, ma c’è bisogno che un club ci scelga e che capisca le nostre caratteristiche”.


Olanda-Messico U21, Kluivert titolare

Justin Kluivert, attaccante della Roma è pronto a scendere in campo con la nazionale olandese under 21 nell'amichevole contro il Messico. Allo Stadion De Vijverberg a Doetinchem il classe '99 inizierà il match dal 1'.


Mihajlovic, Fonseca o De Zerbi. Entro martedì la scelta del nuovo tecnico

Si avvicina al termine la corsa alla panchina giallorossa. Secondo gianlucadimarzio.com, entro martedì prossimo verrà effettuata la scelta definitiva. La scelta si riduce a tre profili: Sinisa Mihajlovic, ma il passato alla Lazio potrebbe essere un ostacolo; Paulo Fonseca, che piace per il suo gioco ma non conosce la Serie A. Infine, l'ultima soluzione è legata a De Zerbi.


Partiti i lavori allo Stadio Olimpico in vista di Euro 2020

ANSA - "È stato un confronto estremamente produttivo, svolto in un clima di grande collaborazione e per questo desidero ringraziare il presidente Sabelli". Così il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, dopo un incontro a Roma con il n.1 di Sport e Salute Spa, Rocco Sabelli. Nella riunione, informa la federazione, sono stati affrontati diversi argomenti, tra i quali l'organizzazione di Euro 2020 per lo stadio Olimpico (teatro di quattro partite, tra cui quella inaugurale). Sabelli ha annunciato che sono stati avviati gli interventi di ammodernamento dello stadio previsti dagli accordi della Figc e l'Uefa. Si tratta di lavori che comportano investimenti significativi, riguardanti l'impianto di illuminazione, la sistemazione di una nuova area media e della nuova area per la corporate hospitality. L'intervento è reso possibile grazie al contributo assegnato a Sport e Salute dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è il più importante fatto all'Olimpico dal 2008.


Atto di fede

INSIDEROMA.COM - MASSIMO PAPITTO - Da domenica sera sono passati cinque lunghi giorni ma di quella serata d’addio di Daniele porto ancora i segni addosso e sulla ossa vista l’acqua che è caduta e il freddo inaspettato che ad un certo punto si è impossessato dell’Olimpico nonostante fosse il mese di maggio.

La Roma da lunedì è ripartita a fatica, si è nel bel mezzo di una nuova rivoluzione, l’ennesima dell’era americana ma anche (a conti fatti) la più difficile e complicata.

In questi giorni la Roma vive uno dei momenti più difficili della propria storia. Esce fuori da un campionato deludente e che ha lasciato i segni sulla pelle dei protagonisti e dei tifosi. Vive un momento societario complicato, con lo stadio di proprietà ancora lontano e una tifoseria in subbuglio e in piena contestazione.

Ora scegliere la Roma è veramente difficile, complicato, quasi un atto di fede. Tutti gli allenatori designati hanno declinato: Antonio Conte ha scelto l’Inter dopo esser stato a lungo corteggiato dalla Roma. Gianpiero Gasperini si è addirittura legato quasi a vita all’Atalanta nonostante la corte serrata della Roma che gli offriva anche un contratto economico decisamente superiore. Bergamo ora è ai suoi piedi e a Roma il rischio da correre è troppo grosso. Il classico gioco che non vale la candela secondo lui. I nomi di Giampaolo, De Zerbi, Mihajlovic, Gattuso e per ultimo Paulo Fonseca non scaldano i cuori.

Fare l’allenatore a Roma è un mestiere parecchio usurante. Il prossimo allenatore (perché nonostante tutto un nuovo allenatore ci sarà) sarà il diciottesimo tecnico in vent’anni di calcio. Fabio Capello è stato il solo a resistere per ben cinque stagioni consecutive. Dal 2009 solo Rudi Garcia è riuscito a chiudere due campionati di fila. Neanche l’ultima gestione Spalletti è andata bene. Roma improvvisamente si riscopre “brutta e cattiva” e tutti ci pensano su due-tre volte prima di sceglierla. Un allenatore adesso si sente spaventato e le parole di mister Claudio Ranieri “Roma è il posto più bello dove allenare e sentirsi amati” in questo momento sembrano lontane anni luce. L’incertezza regna sovrana.