L'Olimpico non perdona Pallotta
IL MESSAGGERO - Nella lettera a cuore aperto pubblicata sabato scorso, Daniele De Rossi ha invitato i tifosi a mettere da parte la rabbia. Un sacrificio non da poco per chi ha tanto amato il centrocampista per 18 anni e ieri lo ha visto dire addio alla maglia a cui ha dedicato un'intera carriera. All'Olimpico i cancelli sono stati aperti alle 18 e, nonostante la pioggia che non dato un attimo di tregua, all'appuntamento con la storia si sono presentate 62.304 persone. Famiglie, bambini, adulti e turisti hanno acquistato un biglietto per essere presenti a una celebrazione che resterà scolpita nella mente di tutti. Sono migliaia quelli che indossavano la maglia del numero 16, alcuni l'hanno comprata agli store nei pressi dell'impianto, qualcuno ha rispolverato quella di Totti, ex capitano come Daniele, altri invece ne hanno indossata una rossa con la scritta DDR. Qualcuno ha anche provato a intrufolarsi allo stadio senza biglietto, ma è stato fermato dalle forze dell'ordine.
CALMA APPARENTE - Nonostante l'invito alla calma partito proprio dal protagonista della serata, James Pallotta è rimasto nel mirino degli ultras che con uno striscione apparso nei pressi di piazza Mancini hanno rincarato la dose di insulti («Su stemma e caro prezzi temi a noi cari, hai pensato solo ai tuoi sporchi affari. Giù le mani dalla nostra passione, buffone»). Non solo il presidente al centro delle polemiche, ma anche l'ad Fienga, il vicepresidente Baldissoni e il consulente Baldini, a cui sono stati indirizzati striscioni con contenuti molto pesanti. La celebrazione per Daniele si è alternata alla contestazione contro chi ha deciso di pensionare una bandiera della Roma senza preavviso. Per la prima volta da quando il club giallorosso è guidato dagli americani, i cori di protesta intonati dalla Curva Sud hanno coinvolto tutti i 60 mila tifosi dell'Olimpico «Pallotta pezzo di m...», «Vendi la Roma», «Franco Baldini devi morire».
PROTESTA RABBIOSA - Una protesta rabbiosa nei confronti della società che ha unito tutta la tifoseria romanista. A pochi minuti dall'inizio del match, infatti, una distesa di sciarpe ha colorato l'intero stadio Olimpico di giallo e rosso, il nome di De Rossi è stato urlato a squarciagola quando lo speaker ha annunciato il suo nome per l'ultima volta durante la lettura delle formazioni. Poi una coreografia da brividi con migliaia di bandiere e uno striscione lungo quanto la Curva sorretto da centinaia di tifosi. La contestazione è proseguita anche durante il match, salvo fermarsi per un'ovazione a Claudio Ranieri «Nel momento del bisogno hai risposto presente ora ricevi l'omaggio della tua gente» è lo striscione che ha fatto commuovere il tecnico di San Saba.
DDR, la serenità dell'uomo giusto
IL MESSAGGERO - ANGELONI - Piove, non smette mica. Dici: le lacrime si confondono nella pioggia. Beh, sai che consolazione. Daniele va oltre: sorride, non piange. Lo avrà fatto, magari, quando c'era il sole, giorni fa, senza che fosse necessario nasconderle. Lui è sereno, sorride guardando la marea di gente lì, tutta per lui; sorride incrociando lo sguardo della moglie Sarah, e dei suoi tre figli, Gaia, Olivia e Noah, lì nel sottopassaggio. Sorride e pensa che questa notte è quella dei saluti, o come dice lui, di un banale arrivederci. Di non banale c'è la sua carriera, come quella di Totti, un atto di amore per la Roma, che adesso ha deciso di fare a meno di lui. Del suo essere un uomo pesante per lo spogliatoio e per la città, dei suoi acciacchi. Del suo futuro, che per la Roma non c'è, mentre per lui sì. È destino: ogni addio viene infilato in una contestazione e ogni eroe convive con il suo antagonista. C'era Spalletti contro Totti, c'è Pallotta contro De Rossi. Tesi e antitesi. Sempre.
LA SUD - «Ci hai rappresentato in campo per diciotto anni, da oggi la tua curva ti rappresenterà per sempre. Siamo tutti DDR». Ecco, i tifosi davanti ai quali Daniele si è inginocchiato baciando terra. Quelli sono schierati, tutti con lui e queste parole esposte ad inizio partita ne sono la testimonianza. Per la gente «De Rossi è il romanismo». Che ora in tanti vedono come un problema, non con un valore. Un valore oltre le vittorie, che da queste parti scarseggiano, sono utopie. Ecco perché ci si attacca ai simboli, quelli che si tingono di giallo e rosso. Totti, appunto, De Rossi inevitabilmente, e Ranieri, omaggiato dalla Sud con cori e striscioni, procurando la reazione in lacrime del tecnico quasi settantenne. Un altro che va via piangendo. Daniele gioca, ma forse nemmeno se ne accorge: troppo preso da chi gli sta intorno, dagli applausi a ogni pallone che tocca, a ogni tackle, a ogni cambio di gioco. È preso dal suo popolo, dagli amici del 1983 con cui ha condiviso la maglia della Primavera della Roma. Tutti presenti allo stadio. Come gli amici campioni del mondo, Buffon e Materazzi, come i suoi fedeli compagni di vita, sconosciuti al grande pubblico. «Nei giorni belli e tristi sei stato la bandiera dei veri romanisti», un altro dei tanti striscioni a lui dedicati. E ancora: «Passione, cuore amore. Sei tu il nostro tricolore».
COMMOZIONE - Quel tricolore che Daniele non è mai riuscito a raggiungere con la Roma. Perché nel 2001 non era nemmeno diciottenne. E diciotto sono gli anni nella Roma, culminati con l'ultima festa, con l'ultima vittoria. Con l'ultima standing ovation, quando Ranieri lo richiama in panchina al minuto numero 80. Esce con la fascia della Lega al braccio - non la sua - che consegna a Florenzi. L'Olimpico in piedi, lo onorano gli avversari, tutti i compagni, che gli dedicano un saluto e l'immancabile abbraccio. Ci mette un minuto e mezzo per raggiungere la panchina. Poi, la festa, se così si può chiamare. Gli occhi, stavolta sì, cominciano a luccicare. Si scioglie il gladiatore, ovvio. E non solo lui. Sullo schermo scorrono i suoi gol, Totti e Bruno Conti lo aspettano in campo, con tutti i giocatori, che indossano la 16. Baci, uno per uno. L'esplosione di emozioni, nell'abbraccio prima con Francesco e poi con Bruno. Tre generazioni di campioni. Una medaglia romanista con tre facce. Sorrisi e lacrime, giro di campo, sipario. Arrivederci, Daniele.
I valori del Romanismo vanno difesi, non dispersi
IL MESSAGGERO - FERRETTI - Il divorzio della Roma dal capitano De Rossi è stato per settimane mascherato, camuffato artatamente da festa. Ma festa de che? Può essere una festa veder ammainare, e in quel modo, una bandiera? Si può festeggiare piangendo di rabbia e non di felicità? Si può allargare il cuore a un sorriso per l'uscita di scena di un capitano che non avrebbe mai voluto abbandonare quella scena? C'erano un milione di modi per separarsi, la Roma ha scelto il peggiore. Con la tempistica e le movenze dei protagonisti de La Corrida, dilettanti allo sbaraglio. Qui nessuno vuole contestare il perché, ma il come. Perché esiste (deve esistere) il rispetto per la Storia, oltre che per l'età, gli acciacchi e la gestione dell'azienda.
QUESTIONE DI SENTIMENTO - Non è solo un discorso di bandiere stracciate guardando da un'altra parte: nell'addio a De Rossi (arrivederci, almeno per DDR) ci sono troppe cose che non fanno parte della logica. Jim Pallotta è libero di fare e non fare ciò che vuole con la Roma, tranne una: non tener conto della Roma. Che non è soltanto una società di calcio, ma anche (o soprattutto) sentimento. Passione. Amore. Come dimostrato ieri sera da un Olimpico da favola, innamorato perso del suo vanto. E pure dalle lacrime del tifoso Claudio Ranieri. Di Bruno Conti. Di FrancescoTotti. Ecco perché la logica nel calcio, talvolta, dovrebbe lasciare spazio a ciò che sussurra il cuore. De Rossi, qui nessuno può dire il contrario, meritava un'altra fine. Con un Olimpico in lacrime per un dolore che sapeva tanto di rabbia. Non c'era bisogno di un distacco così traumatico, non si avvertiva la necessità di disperdere una tonnellata di Romanismo con la leggerezza, con la faciloneria tipica di chi non sa o non conosce. Il punto, ne siamo convinti, è proprio questo: nella Roma decide chi non sa o non conosce. Non era difficile capire che serviva un altro come per congedare De Rossi, eppure nessuno si è posto il problema, Un taglio e via. Si rincorrono da giorni verità di parte, ma la Verità forse non la sapremo mai. E i tentativi, plurimi e sotterranei, di far passare Daniele per il cattivone, il ficcanaso, il despota della situazione appaiono semplicemente patetici. E basta ascoltare le parole dei suoi compagni di spogliatoio - di oggi e di ieri - per averne una conferma a prova di malignità.
ULTRÀ ALLO STADIO - L'unica certezza, aspettando la vita, è che De Rossi è stato costretto a togliersi la maglietta della Roma. Chi ha una Lupa tatuata sul cuore, però, spera che la squadra senza Daniele possa vincere lo scudetto già al primo tentativo, non le augura anni bui e tempestosi perché DDR non c'è più. Perché al centro di tutto restano la Roma e i tifosi della Roma. Quelli come Daniele De Rossi, l'ultrà in campo che adesso si sposta in curva. Arrivederci, giusto?
Da oggi è già domani: la Roma riparte da Petrachi e Gasperini
IL MESSAGGERO - CARINA - Cala il sipario. Non solo su De Rossi. La Roma 2019-20 sarà profondamente diversa rispetto a quella che ha chiuso mestamente la stagione. Allenatore e direttore sportivo nuovi (più la posizione di Baldissoni, in scadenza di contratto, da valutare) con la rosa stravolta. L'input per Petrachi è abbassare il monte ingaggi (attualmente 90,9 milioni lordi). Quello per Gasperini (anche se ieri il presidente Percassi a fine gara è stato categorico: «È scontato che rimanga qui». Il tecnico ha invece preso tempo: «Ora festeggiamo, se ne parlerà domani. Le cose si fanno insieme, come è sempre stato» o chi per lui (Giampaolo e Blanc sperano, Sarri è invece diretto verso la Juventus) sarà il solito: centrare il quarto posto e ipervalutare calciatori. La serata straziante del commiato a Daniele non sarà l'ultima amarezza per i tifosi giallorossi entro il 30 di giugno. Perché il club, dovrà rientrare di 40-45 milioni di plusvalenze. I calciatori con le valigie pronte sono diversi: in primis Manolas (che potrà avvalersi della clausola rescissoria) e Dzeko, destinato all'Inter. Poi, bisognerà capire cosa accadrà a livello di offerte per El Shaarawy (in stand-by il rinnovo), Under e Zaniolo. Il talento di Massa oscilla tra la certezza di restare (anche nel post-gara s'è professato «molto ottimista» sul rinnovo) e il dubbio che davanti ad una grande offerta la Roma potrebbe cambiare idea. Quella che, al netto di clamorosi ripensamenti, non dovrebbe modificare Pellegrini, prossimo papà nel mese di agosto e deciso a continuare la sua esperienza in giallorosso.
SPINA DORSALE DA RIFARE - La nuova Roma andrà ricostruita dalla spina dorsale: portiere, difensore centrale, regista e centravanti. Basta questo per capire la difficoltà del lavoro che attende Petrachi che nei prossimi giorni (da oggi è tornato a Lecce) si libererà dal Torino, pronto ad arrivare nella Capitale con l'osservatore Cavallo e il segretario generale Longo. Sono diversi i portieri monitorati: Cragno, Perin e Gollini in prima linea ma occhio al greco Vlachodimos, 24 anni, estremo difensore del Benfica. A questi va aggiunto anche Trapp, probabilmente il più facile da prendere visto che all'Eintracht è soltanto in prestito (cartellino del Psg). Per la difesa, se sarà confermato l'arrivo di Gasperini, più Palomino che Mancini, bloccato da Monchi a gennaio. Petrachi amerebbe portarsi da Torino Izzo ma con Cairo che ancora fatica a liberarlo, appare difficile immaginare una trattativa. Stesso discorso in avanti per Belotti che insieme a Zapata sono due nomi sul taccuino del ds salentino. Offerti nei giorni scorsi Llorente (Tottenham), Kruse (Werder) e Benedetto (Boca). Per la mediana, oltre al sogno Barella, il nome che piace a Petrachi è quello di Ozakyup. Ha provato a portarlo al Torino per due stagioni. L'ultimo tentativo la scorsa estate, nell'ambito dell'operazione-Ljajic. Non gli è riuscito. Chissà che non ce la faccia con la Roma.
De Rossi, notte di lacrime e emozioni
IL MESSAGGERO - TRANI - La pioggia è come se non ci fosse nella lunga notte dell'Olimpico. Non annacqua l'arrivederci a De Rossi e nemmeno la contestazione a Pallotta. Il senso di appartenenza non abdica nemmeno nella sera in cui, 2 anni dopo Totti, si sfila per sempre la maglia giallorossa anche l'altro capitano. Il presidente non c'è, ma in campo la gente si gode la Roma. Quella vera. Daniele piange in campo con Francesco e Bruno. Già, anche Conti è lì con loro e con i colori più belli. Ranieri ha la sciarpa al collo e più di una lacrima per l'affetto ricevuto nella sua ultima partita. Le bandiere sventolano per sempre. Non quella a stelle&strisce, però.
GRANDE FAMIGLIA - La Roma si deve accontentare del 6° posto e dell'Europa League. Ripartirà dal 2° turno preliminare (25 luglio-1° agosto). Ma si gode fino in fondo De Rossi che, dopo il giro di campo con al fianco la moglie Sarah, si inchina sotto la Sud e bacia la terra sotto la curva. È il finale. All'inizio la primogenita Gaia entra addirittura prima di papà Daniele, attentissimo agli altri suoi due cuccioli, Olivia e Noah. Anche gli altri giocatori scendo in campo tenendo per mano i loro piccoli. L'Olimpico è giallorosso come piace a De Rossi. La Sud e il resto dello stadio omaggiano subito il capitano. Con la voce e per iscritto. È la sua serata al termine di una stagione deprimente e balorda. Finita con l'uscita di scena del giocatore più rappresentativo.
«RANIERI UNO DI NOI» - Anche senza Champions, sincero e coinvolgente il consenso della tifoseria per Ranieri. È stato apprezzato per aver preso le distanze dalla società. Sul finire del 1° tempo, il pubblico urla forte: «Claudio Ranieri». Al coro si uniscono anche i tifosi arrivati da Parma: pure lì ha lasciato il segno, subentrando in corsa nel febbraio 2007 e salvando il club dalla retrocessione. Il tecnico applaude la Nord e subito dopo la Sud. E si commuove, davanti alla panchina, prima di inchinarsi per ringraziare la sua gente. Il pianto spontaneo, sotto il diluvio, è in diretta tv. Il coro è eloquente: «Ranieri uno di noi».
STRAPPO DEFINITIVO - Lo stadio è coloratissimo: 62.304 spettatori. Più dei 61.889 della semifinale Champions con il Liverpool del 2 maggio 2018 e più dei 59.716 del Roma-Genoa del 28 maggio 2017, l'addio di Totti. Il cuore è per la Roma, non per la proprietà Usa. Nel mirino c'è Pallotta. E con lui il suo suggeritore Baldini. Il presidente, mai più presente allo stadio da oltre un anno, fa il pieno di insulti. La tifoseria è stufa e non lo vuole più alla guida del club.
CENTRAVANTI STIZZITO - Il premio a Zaniolo, come migliore giovane del campionato, prima del via. Ma va in panchina come Manolas. Ranieri chiude la serie di 12 partite con 22 punti (6 vittorie, 4 pareggi e 2 ko). Il successo sul Parma, 2-1, con il 4-2-3-1. Pellegrini firma il vantaggio nel 1° tempo: sinistro sporcato da Gagliolo. Il centrocampista segna il 15° gol in A e il Parma è la sua vittima numero 15. Quando nella ripresa entra Schick, Dzeko prende male il cambio, anche perché riceve qualche fischio. Il centravanti, sicuro partente, ce l'ha con l'allenatore. La Sud lo calma, regalandogli l'ovazione. Dentro Under e fuori De Rossi che abbraccia l'arbitro Mazzoleni, compagni e avversari. Non esulta Gervinho che fa 1-1 lasciando sul posto Fazio: diagonale di sinistro. Come 2 anni fa, quando salutò Totti, è ancora Perotti a firmare la vittoria al fotofinish: colpo di testa su cross di Under.
Roma-Parma, arbitra Mazzoleni. Durante la sua direzione l'ultimo gol firmato da De Rossi
INSIDEROMA.COM - ILARIA PROIETTI - La Roma giocherà la sua ultima partita di questo campionato 2018/19 domenica 26 maggio, allo Stadio Olimpico contro il Parma. I giallorossi, chiamati a difendere un posto in Europa, vedranno indossare per l'ultima volta la maglia della Roma al capitano Daniele De Rossi, al quale la società ha deciso di non rinnovare il contratto. Tutto esaurito sugli spalti, dove si attende un clima di grande commozione per l'addio di DDR misto a contestazione verso i vertici del club, in particolare Pallotta e Baldini. La direzione di gara è stata affidata a Paolo Silvio Mazzoleni della sezione di Bergamo, al suo fianco gli assistenti Marrazzo e Posado e Pairetto IV uomo. In sala VAR pronti Maresca e Paganessi.
I PRECEDENTI - La Roma è al 30esimo incrocio con il fischietto lombardo, con cui vanta uno score complessivo positivo, pari a 16 vittorie, 10 pareggi e 4 sconfitte. I precedenti stagionali, però, sorridono poco ai giallorossi. C'era Mazzoleni alla direzione in occasione dei brucianti pareggi contro Chievo (il 2-2 del 16 settembre 2018) e Cagliari (sempre 2-2, l’8 dicembre scorso) e nella sconfitta nel derby di aprile con la Lazio per 0-3. Con l'arbitro bergamasco i giallorossi hanno trovato la vittoria sul campo dell'Empoli (0-2, 6 ottobre 2018) e a Marassi contro la Sampdoria, dove De Rossi ha segnato il suo ultimo gol lo scorso 6 aprile. L'ultimo incrocio con Mazzoleni è ancora a Marassi, il pareggio 1-1 con il Genoa che ha definitivamente affossato le speranze Champions della Roma.
Precedenti positivi anche per il Parma, che con l'arbitro di Bergamo ha messo a segno 6 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte. Nella stagione in corso, Mazzoleni ha diretto la squadra emiliana nella vittoriosa trasferta di Udine per 2-1.
Nainggolan: "Sono stato 5 anni vicino a Daniele e sono stati anni importanti della mia vita"
Radja Nainggolan, centrocampista dell'Inter, ha rilasciato alcune dichiarazioni a proposito dell'addio di Daniele De Rossi alla Roma ai microfoni di Rai Sport. Queste le sue parole:
"Stamattina gli ho mandato un messaggio perché sono molto affezionato al giocatore e all'uomo che è. Ho vissuto 5 anni con Daniele e sono stati anni importanti della mia vita. Gli ho detto che sarei voluto essere presente perché dopo l'addio di Totti non avrei voluto mancare al suo. Lui poi mi ha risposto con un messaggio che mi ha commosso perché è un amico a vita e gli voglio bene".
Ranieri: "Serata emozionante. Auguro tutto il meglio alla Roma"
Claudio Ranieri, allenatore della Roma, ha parlato ai microfoni della stampa al termine del match con il Parma. Queste le sue dichiarazioni:
RANIERI A SKY SPORT
Serata delle grandissime emozioni. Si è commosso anche lei?
"Era la pioggia (ride, ndr). Son belle cose, sono stato veramente contento".
L'abbraccio con De Rossi?
"Chiudevano la stagione, lui giocando qui e io allenando qui. Sono state emozioni bellissime e andiamo avanti".
Dove va avanti Ranieri?
"Non lo so, è da tanto che alleno anche all'estero, mi sento un allenatore internazionale. Dove ci sarà un progetto importante andrò, il mio karma dice che dove ci sarà da mettere le toppe mi chiameranno (ride, ndr)".
Sulla panchina della Roma chi vorrebbe?
"L’importante è che faccia bene, lo dico da tifoso, e gli auguro il meglio".
RANIERI A ROMA TV
La abbracciamo, le sue lacrime di commozione...
"Era la pioggia...(ride, ndr)".
Lei è un signore, le facciamo un in bocca al lupo gigantesco.
"Vinca il lupo, grazie".
Ci abbiamo provato, mister, fino in fondo...
"C'è rammarico, quando mi danno un obiettivo cerco di portarlo a termine. Non ci rimproveriamo nulla, né io né i ragazzi, facciamo i complimenti a chi è stato più bravo di noi".
Una giornata da romanisti veri...
"Continuerò a fare questo lavoro perché mi emoziono. Mi sarei preparato mentalmente, non mi aspettavo un coro per me, era la giornata di Daniele. Non piango spesso".
Un bilancio...
"Sono stato bene con i ragazzi, sono stati bene e mi hanno seguito. Questa è una serata indimenticabile per me".
Ci regala l'ultimo consiglio?
"Sono fiducioso perché la squadra è solida e valida, il nuovo allenatore avrà le idee chiare e gli si dovrà il tempo di lavorare. Sono convinto che farà bene, il materiale c'è. Appello ai tifosi: stare dietro alla squadra perché i ragazzi sono in campo e ci daranno soddisfazioni".
Le fa onore essere venuto qui senza chiedere nulla...
"Grazie al presidente che mi ha dato l'opportunità di allenare di nuovo la mia squadra del cuore. Ora tornerò a fare il tifo sfrenato".
Ora toccherà a Florenzi e Pellegrini...
"Hanno spalle solide, sono bravi calciatori e sicuramente sapranno trasmettere la romanità e cosa significa giocare per la Roma ai compagni. Sempre forza Roma".
Conferenza Stampa D'Aversa: "Faccio un grande in bocca al lupo a De Rossi, non è semplice staccarsi dalla propria casa"
Roberto D’Aversa, tecnico del Parma, ha rilasciato alcune dichiarazioni al termine del match contro la Roma nella mixed zone. Queste le sue parole:
D'AVERSA IN CONFERENZA STAMPA
"Siamo l’unica neo promossa che non è retrocessa, quando si gioca senza paure si gioca meglio, dispiace perché pensavamo di meritare un punto, non volevamo tornare a mani vuote a Parma, anche se non ci avrebbe cambiato nulla in classifica. E’ stata anche una serata particolare perché c’era il saluto a un grande giocatore che ha fatto tanto per la Roma e per l’Italia, non è semplice staccarsi dalla propria casa. Faccio un grande in bocca al lupo a De Rossi".
Conferenza Stampa Ranieri: "Volevo portare la Roma in Champions. Ringrazio i ragazzi ed i tifosi"
Claudio Ranieri, allenatore della Roma, ha parlato in conferenza stamoa dopo la vittoria per 2-1 contro il Parma:
Le lacrime di stasera?
“Non erano lacrime ma pioggia. Faccio questo lavoro perchè l’emozione ancora mi prende. Non me lo aspettavo per questo mi sono commosso. Pazienza se ho fattto vedere un mio lato debole, io sono timido e vergognoso e non mi piace far vedere le mie emozioni. Quando ho preso la Roma volevo centrare la Champions. Complimenti agli avversari, noi abbiamo cercato di fare il meglio. Ringrazio i miei ragazzi e il pubblico che mi ha accolto in questo modo”.
Cosa ha detto a De Rossi?
“Io mi scordo le cose. Gli ho fatto i complementi e gli ho detto sono contento che finisco insieme a te stasera. E’ stato molto bello”.
Cosa può dire di positivo ai tifosi per il futuro?
“Domani ci sarà il vento che soffierà di nuovo, la Roma sta cercando di trovare la sua strada. Lo stadio è lo scoglio più importante. Se no resteremo sempre dietro agli altri campionati. Spero che la Roma possa al più presto costruire la nuova casa giallorossa”.
Come definisce la sue seconda esperienza giallorossa?
“Sono fortunato, ho avuto la fortuna di giocare nella Roma, di allenarla e di tornare ad allenarla. Sono contento di essere tornato a casa ma mi dispiace di non essere riuscito a portarla in Champions. Sono però soddisfatto per aver fatto il massimo”.
Cosa direbbe a Pallotta se la chiamasse?
“Lo stadio stasera era pieno di amore per Daniele e per la Roma, credo che abbia seguito in diretta dall’America. Capisco anche gli imprenditori che devono gestire una azienda. Tutti vogliono vincere ma poi si scontrano con la realtà. L’importante è avere una via maestra. Bisogna essere sempre fiduciosi, qui almeno c’è un presidente che sta cercando di fare le cose bene. Dietro c’è una struttura che funziona”.
459 volte De Rossi. Il più presente di tutti in Serie A con la Roma
Ultima partita con la Roma per Daniele De Rossi, che resterà per sempre nella storia di questo club. Non solo per il ruolo di leader e capitano, di bandiera insieme a Totti e dopo il numero 10; ma anche per presenze con la maglia giallorossa. Infatti con oggi De Rossi ha toccato le 459 partite in Serie A con la Roma, il giocatore giallorosso con più incontri di tutti nel massimo campionato.
Aquilani: "In bocca al lupo per tutto Dani"
Alberto Aquilani, ex giallorosso che con De Rossi ha condiviso lo spogliatoio, ha condiviso un post su Instagram per l'addio di Daniele De Rossi. Queste le parole:
"Con stasera si chiude un’era. Sono fiero di averne fatto parte, anche se le nostre strade si sono divise troppo presto. Insieme ne abbiamo passate tante, a cominciare da questa foto, quando speravamo e sognavamo insieme l’esordio in prima squadra. In bocca al lupo per tutto Dani. Eppure il vento soffia ancora"
Visualizza questo post su InstagramUn post condiviso da Alberto Aquilani (@albeaquilani) in data: 26 Mag 2019 alle ore 2:10 PDT