Una settimana per far pace col futuro

IL MESSAGGERO - TRANI - «Conta solo il futuro della Roma». La frase non è a effetto. Sta bene lì, in diretta tv, dove si presenta Massara, ds in bilico, a parlare. Prima del match. Il riferimento è alla corsa per il 4° posto. La Roma, però, fa cilecca contro il Genoa e rallenta quando meno te lo aspetti: dopo la sfida di Marassi, nonostante sia imbattuta da 6 partite (3 successi e 3 pareggi), è più lontana dall'Atalanta: -3. E, quindi, dalla prossima Champions.
OBIETTIVO VITALE - «Il futuro della Roma» a cui fa riferimento Massara è proprio la partecipazione alla Champions. Che permette al club giallorosso di investire almeno 60 milioni. Entrate, dunque, fondamentali, anche perché dovranno comunque essere fatte plusvalenze per 45-50 milioni che spesso significa fare cessioni per 70. Ecco perché, senza il 4° posto, cambia forzatamente il progetto della proprietà Usa.

SPRINT DECISIVO - Conte ha chiesto la chiarezza prprio sul progetto e non certo la partecipazione alla Champions che verrà. Pallotta, muovendo Baldini e anche Fienga, gli ha presentato la strategia della Roma. Antonio ha ascoltato e preso tempo. Non ha detto sì e nemmeno no. E ha continuato a tenere la trattativa in vita, pur andando a sentire lunedì scorso l'offerta, anzi il rilancio, dell'Inter. L'ex allenatore del Chelsea non ha deciso. A Torino sono certi che aspetti la Juve, anche perchè, avendo come interlocutori Paratici e Nedved, sa che ancora non c'è stato l'incontro tra Agnelli e Allegri. Eppure, almeno pubblicamente, la società bianconera fa sapere che non ha alcuna intenzione di sostituire il tecnico pentacampione. In Italia resterebbero solo l'Inter che, va ricordato, ha sempre a libro paga Spalletti e la Roma che, in panchina, ha il traghettatore Ranieri. Al momento Conte può dire sì solo a Pallotta. O, se non è convinto, disimpegnarsi. Ogni giorno, da oggi, è buono. Lo stesso allenatore non vuole prolungare l'attesa. Quella giallorossa e la sua. A Trigoria vorrebbero conoscere a risposta entro il prossimo weekend. Anche per preparare l'eventuale soluzione di scorta: da Sarri, lui già in Champions con il Chelsea e quindi vicino alla conferma, in giù.
DURA LECCE - «Chiedete a lui se viene...» ha detto Totti alle Iene. Il discorso torna sempre lì. Alla risposta di Conte. Ma anche a quella dell'altro salentino Petrachi. La Roma vuole, intanto, prendersi il nuovo ds, legato all'ex ct da amicizia e a Cairo da contratto. Si deve liberare dal Torino, magari incontrando il presidente nelle prossime ore.


Florenzi ko. Totti: “Conte? Chiedete a lui”

IL TEMPO - BIAFORA -  Ennesimo problema muscolare in casa Roma. Dopo quelli di Kluiverte Perotti a fermarsi è Florenzi, uscito nei minuti finali della sfida con il Genoa. Il terzino giallorosso, che già a fine marzo aveva accusato una lesione al polpaccio, è stato costretto al cambio per un risentimento alla coscia destra. Le sue condizioni verranno valutate probabilmente domani, con Ranieri che spera di non averlo perso per questo finale di campionato. Quello di Florenzi è il quarantanovesimo stop stagionale di un calciatore della Roma, che contemporaneamente all’esonero di Di Francesco aveva sollevato dall’incarico il medico sociale Del Vescovo e il responsabile dei fisioterapisti Stefanini. Se il numero 24 non dovesse farcela è pronto Karsdorp, rientrato con i rossoblù dopo un’assenza di un mese. Per il match con la JuventusRanieri avrà nuovamente a disposizione Santon e De Rossi: già da inizio settimana proveranno ad allenarsi con il gruppo. Da monitorare la situazione legata a Perotti, che sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti per stabilire i tempi di recupero dopo il problema al bicipite femorale.


Quindici punti buttati al vento tra rimonte e gol presi nel finale

IL TEMPO - BIAFORA -  Ulteriore rimonta subita e virtuale addio alla Champions League del prossimo anno. Con quello segnato di testa da Romero al 91’ della sfida tra Roma e Genoa, sono quindici i gol subiti dai giallorossi nell’ultimo quarto d’ora di gara nei quarantacinque impegni stagionali disputati tra campionato, Champions League e Coppa Italia (la doppietta di Simeone nel 7-1 con la Fiorentina).

 

I cali d’attenzione nel finale delle partite sono stati una costante dell’annata della squadra capitolina, che ha gettato al vento ben 15 punti in Serie A, facendosi rimontare in nove occasioni dal 75’ in poi. Le prime avvisaglie di un abbassamento della concentrazione erano arrivate già a cavallo di agosto e settembre nei match con Milan e Chievo. Contro i rossoneri il pareggio era sfumato all’ultimo minuto a causa della leggerezza di Nzonzi, che regalando palla alla squadra di Gattuso aveva propiziato la rete di Cutrone per il ko romanista. Nel turno successivo all’Olimpico, invece di reagire, il copione fu praticamente identico. Pari di Stepinski con mezza squadra ferma a guardarlo calciare in area di rigore e miracolo di Olsen su Giaccherini appena prima del fischio finale, con una sconfitta sventata soltanto da una bella parata del gigante svedese.

 

Altre giornate da ricordare in negativo a Trigoria sono quelle di Napoli, dove Mertens ha punito la retroguardia giallorossa che aveva resistito fino al novantesimo a seguito della rete di El Shaarawy, e soprattutto quella di Cagliari, in cui la Roma aveva gettato al vento un doppio vantaggio, subendo il gol di Sau addirittura con un netto vantaggio numerico (11 vs 9) negli uomini in campo. Quel clamoroso risultato a suo tempo ha fatto infuriare Pallotta, che non poteva sapere che la situazione si sarebbe ripresentata ancora e ancora: “È una disgrazia, un disonore - le parole di allora del presidente americano -. Questa squadra non si rende contro che le partite durano 90 minuti”. Per fortuna la squadra, allenata in quel periodo di Di Francesco, era poi riuscita a sventare i recuperi di Genoa (contatto tra Florenzi e Pandev in area di rigore), Sassuolo (gol di Babacar) e Bologna, a segno con Sansone all’84’, ma incapace di pareggiare dopo gli acuti di Kolarov e Fazio. Qualche rischio maggiore, comunque evitato, è stato corso nella sfida a Frosinone: 2-2 di Pinamonti all’80 e rocambolesco gol vittoria di Dzeko a gara praticamente finita. In mezzo a tutte queste partite c’è l’incredibile pareggio con l’Atalanta, abile nel non arrendersi dopo essere stata sotto per 3-0, e la duplice sfida di Champions con il Porto. La squadra di Conceiçao all'andata ha trovato una rete fondamentale sulla svirgolata di Tiquinho ribadita in porta da Adrian, condannando poi la società capitolina all’eliminazione a tre minuti dalla fine del secondo tempo supplementare del match di ritorno (gol di Telles su rigore causato da Florenzi). E’ ormai tardi per debellare il virus delle rimonte, quella di Marassi, nonostante il rigore parato da Mirante, è l’ennesima gara che lascia ai giallorossi un mare di rimpianti. Sicuramente qualsiasi allenatore che siederà sulla panchina della Roma nel prossimo anno dovrà entrare nella testa dei giocatori per evitare il ripetersi di tale sindrome.

 

 


Ranieri: «La mie dichiarazioni sulla Lazio? È stato solo fatto un po’ di baccano»

IL MESSAGGERO - «Peccato, perché ci servivano i tre punti, ma non molliamo», Claudio Ranieri ha la faccia di chi non ci crede più tanto,ma i toni di quelli che “non molliamo”. Eccolo, dalla pancia di Marassi, a fare il motivatore. «Demeriti della Roma per il pareggio? Sono stati bravi loro a non mollare mai. È stata una partita difficilissima e lo sapevamo. Peccato su quel calcio d’angolo, ci siamo fatti sorprendere». Il problema, ora, è motivare i calciatori. «Bisogna lottare, l’obiettivo è lontano ma prima lo era di più. Non dobbiamo avere rimpianti, non sappiamo cosa succederà in tre partite, dobbiamo fare il massimo. Il nostro convincimento che nulla è perduto. Ha influito la vittoria dell’Atalanta? Non lo so, i nerazzurri sono in un periodo magnifico, è logico che avessero le possibilità di vincere. A me non interessa mai quello che fanno gli avversari, guardo sempre quello che voglio e posso fare io.Mi auguro che anche i miei giocatori la pensino alla stessa maniera». Sulla dichiarazioni sulla Lazio, spiega: «Avevo risposto perché mentre mi facevano la domanda ho pensato al famoso striscione “Oh No”, nel momento in cui l’Inter faceva gol. Ma io mi riferivo ai tifosi e a quello striscione che, detto tra noi, era ironico, era bello. Bisognerebbe dargli un premio perché, invece delle solite accoltellate tra tifosi di fazioni contrarie, era una cosa molto ironica e molto bella. Per questo ho detto “Così è stato, così fu”.E’ stato fatto un po’ di baccano, bentornato in Italia».


Per favore, salvate il soldato Zaniolo

IL MESSAGGERO - FERRETTI - C’era tanta pressione, prima del fischio d’avvio di Mazzoleni, sulle coscienze dei giocatori della Roma. Colpa (o merito?) dell’Atalanta, vittoriosa poche ore prima in casa della Lazio e saldamente arroccata al quarto posto in classifica. Obbligo di vittoria, per Claudio Ranieri e il suo gruppo, per continuare a cullare il sogno Champions. Mica facile, però, superare in casa un Genoa smanioso di far punti per allontanare lo spettro della retrocessione in Serie B. La Roma, alla fine dei conti, è riuscita nell’impresa di non vincere, e neppure di non perdere, ma il punticino - adesso - serve a poco. Chissà se servirà in futuro. Era necessario un successo, non è arrivato quindi non si può essere soddisfatti per il rigore parato da Mirante in pienissimo recupero. Un brodino sufficiente solo per non morire di fame.

 

RUOLO E CARATTERISTICHE  - Due o più parole, al di là di tutto, le merita la prova di Zaniolo, al rientro dopo il turno di squalifica (ammonito anche ieri...) e piazzato da Ranieri sulla corsia di destra nel ruolo di esterno alto nel 4-2-3-1 romanista. Un ruolo a lui poco congeniale, con quel sistema di gioco, perché Zaniolo ha bisogno di campo per mettere in moto le sue possenti leve. Decentrarlo attaccato alla linea di bordo campo, e sistematicamente con le spalle rivolte verso la porta avversaria, per uno come lui non è il massimo della vita. E a Genova si è visto nettamente. Ancora una volta, al di là di un sinistro alzato sopra la traversa da Radu. Poco, pochissimo, quasi niente. L’allenatore l’ha messo in quella posizione probabilmente perché non aveva altri uomini adatti a giocare lì (Kluivert, però, poi è entrato), ma non gli ha fatto un favore. E non l’ha fatto nemmeno alla Roma. Detto questo, va aggiunto che, da parte sua, Zaniolo ha combinato davvero poco per non confezionare una figura anonima. Facendo aumentare i mugugni che stanno accompagnando il suo rendimento da non poche settimane. Zaniolo si è fermato alla doppietta al Porto, 12 febbraio. Poi un golletto alla Fiorentina (3 aprile), quindi il buio. Appannato, forse, anche da tutto il cancan mediatico che si è scatenato intorno al suo contratto. Sarà un caso, ma da quando sono cominciate a circolare certe cifre il ragazzo ha smesso di incantare. Non che quei discorsi lo abbiano portato fuori rotta, ma qualcosa di negativo l’hanno aggiunto. Perché, se si ha talento, non è complicato far restare tutti a bocca aperta, come ha fatto lui all’esordio; molto più difficile avere la forza per reggere ritmi e pressioni. Salvate il soldato Nicolò, per favore. Se c’è ancora il tempo per farlo.

 

 


Con la Juve torna De Rossi. Florenzi ko: guai alla coscia

IL MESSAGGERO - Ennesima tegola in casa Roma: Alessandro Florenzi è stato costretto a lasciare terreno di gioco del Ferraris a due minuti più recupero dalla fine del match con il Genoa per un problema alla coscia destra. Si tratta dell’infortunio muscolare numero 49 in casa Roma, una maledizione che ha creato non pochi problemi a Di Francesco prima e a Ranieriadesso, entrambi costretti a rimpiazzare i titolari con riserve o calciatori fuori ruolo. Nelle prossime ore il terzino si sottoporrà a esami strumentali per verificare la presenza di una lesione e l’eventuale periodo di stop.

 

TOTTI, BORGHI E VERDONE  - La ripresa degli allenamenti - dopo il pari di Marassi - è stata fissata per domani, ore 11: dovrebbero rientrare in gruppo De Rossi (lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia destra) e Santon (problema al bicipite femorale). Entrambi proveranno a strappare una convocazione per la partita all’Olimpico con i bianconeri (domenica ore 20.30). E Perotti? Si è fermato il 3 maggio per una lesione al bicipite femorale destro, l’argentino si sottoporrà a ulteriori terapie ma il suo impiego contro la squadra di Allegri al momento è da escludere. Alessandro Borghi ha commentato a Le Iene una possibile candidatura al ruolo di “Francesco Totti”: «Mi piacerebbe, lui è meraviglioso. Ma io non capisco nulla di calcio, non sono tifoso e quindi mi vedo abbastanza sfavorito». Totti (scherzando) ha invece candidato un amico: «Il mio ruolo può farlo Verdone». E l’attore, intervistato dalla iena ha risposto: «Al massimo potrei fare lo zio». To be continued.

 

 


Incompiuta Roma: solo Mirante evita una doppia beffa

LA REPUBBLICA - PINCI - La rincorsa Champions per la Roma era nata con un peccato originale: per sperare di riuscire a centrare l’obiettivo, non bisognava sbagliare mai. Inevitabile, dopo aver gettato via sei mesi per difendere il ricordo della semifinale di un anno fa. L’1-1 col Genoa a Marassi rischia di essere ricordato come la lapide sulle speranze. Eppure poteva andare persino peggio. A recupero esaurito, la Roma che aveva pensato di aver già vinto ha sfiorato il fondo del pozzo: un rigore sacrosanto con Mirante ad affondare l’ex romanista Sanabria. Convinto nell’andare sul dischetto facendo infuriare Prandelli, che dalla panchina chiedeva fosse Criscito a tirare. Un presentimento forse: l’errore di Sanabria – o la parata di Mirante – fa sì oggi che sperare ancora nel 4° posto a Roma non sia un atto puramente fideistico. In ogni caso, la squadra è franata nelle certezze che riteneva acquisite: la difesa, capace di incassare un solo gol nelle ultime quattro uscite, ha rischiato di prenderne due – quello realizzato da Romero, il rigore disinnescato da Mirante – nei soli 6 minuti di recupero. Quando s’è sciolta come se a quel punto il successo le spettasse per diritto divino, complice l’ingresso svogliato di Schick, che nemmeno l’aria del “suo” Marassi defibrilla più. Non che la Roma avesse meritato negli 80 minuti che avevano preceduto il gol di El Shaarawy, abbonato da tre anni esatti a fare male al club che lo ha svezzato. «Avremmo potuto anche perderla, ma è un’occasione persa», ha mugugnato alla fine. Come Ranieri, che annaffiando la polemica con la Lazio («Scansàti con l’Atalanta? Non mi fate domande, non ho mai fatto allusioni») è parso quasi rassegnato: «Non è finita, facciamo 9 punti e vediamo un po’. Ma dobbiamo sempre sperare in qualcosa». Perché adesso è diventata durissima: il Milan oggi stesso potrebbe raggiungerla (e superarla per i confronti diretti), ma soprattutto l’Atalanta quarta è lontana 3 punti (ed è in vantaggio per differenza reti sui giallorossi). E la Juventus, storica nemica delle ambizioni romaniste, a fare da arbitro della corsa: domenica affronterà i giallorossi, sette giorni dopo i bergamaschi di Gasperini. Paradossalmente, proprio lui rappresenta l’ultima idea per la panchina romanista: perché la settimana chiusa dal passo falso genovese s’era aperta con il presentimento di dover rinunciare al sogno di ingaggiare Conte, per la verità non del tutto tramontato. Curioso che la sfida a distanza tra Atalanta e Roma fosse evocata, già prima della partita, da uno striscione esposto dalla curva nord genoana: “Belin, come gioca l’Atalanta!”. Era un modo per manifestare il rimpianto per i risultati di Gasperini, che Preziosi pagò, e tanto – 400mila euro per ogni stagione residua di contratto – perché se ne andasse a Bergamo. Rimpianti, da mescolare a quelli per il rigore che avrebbe di fatto consegnato una salvezza se non algebrica almeno virtuale. Con il pari di Romero ha comunque tenuto la distanza di sicurezza – 4 punti – dall’Empoli terzultimo. Criscito s’è preso il lusso di sgonfiare il “caso” del rigore conteso: «Il rigorista all’inizio ero io, ma poi è entrato Sanabria e come tiratore viene lui prima di me. Peccato, potevamo vincere». Eppure alla Roma è rimasta la sensazione di aver perso: almeno un’occasione.

 

 


Il Genoa riporta la Roma sulla terra

GAZZETTA DELLO SPORT - Vecchi difetti e grandi emozioni. Uomini che non dovevano essere lì protagonisti nel bene e nel male, in un thriller come si deve, con i colpi di teatro nelle ultime riprese. Genoa e Roma danno vita a una sfida che sembra lo specchio degli obiettivi che rincorrono. Balbettante, palpitante, incerta, tesa e con un esito che si conoscerà solo alla fine. Sì, come per le volate Champions e salvezza. A un certo punto, l’improbabile inverno di questo maggio è entrato anche nel cuore dei genoani: ce lo ha infilato El Shaarawy con quel diagonale preciso come una freccia. Dopo tanta fatica e occasioni perse, ecco servita la beffa per un dei migliori Genoa della stagione. Proprio ElSha, che Ranieri stava per cambiare con Pastore. Invece è spuntata alta la zucca di Romero a rimegenoattere un po’ di giustizia in campo. E poi, all’ultimo respiro della sfida, ecco l’occasione della vita, per l’ex Sanabria entrato da poco e per i rossoblù. Sanabria lo conquista, il rigore, costringendo Mirante al fallo. Dovrebbe tirarlo Criscito, ma vuole metterci la firma lui e il capitano gli cede il passo. Non lo avesse mai fatto. Mirante para e ricaccia il Genoa nella bagarre. Forse il pareggio è il risultato più adeguato, di certo il Genoa non meritava di perdere e nessuno avrebbe gridato allo scandalo se avesse vinto. Comunque, questo punto condiviso serve più al Grifone per salvarsi che alla Roma per la ricorsa Champions: i giallorossi potrebbero anche essere riagganciati dal Milan al quinto posto.


Roma, la Champions in salita. Ranieri: "Lotteremo fino alla fine"

CORRIERE DELLA SERA - «Lotteremo fino alla fine». Nel giorno in cui la Roma si è allontanata, forse irrimediabilmente, dal quarto posto che vale la qualificazione alla prossima Champions League, Claudio Ranieri prova a tenere alte le motivazioni della squadra. A -3 dall’Atalanta, a 3 giornate dalla fine, il rischio di mollare in casa romanista è alto. Il pareggio 1-1 col Genoa è una battuta di arresto difficile da metabolizzare: in vantaggio nel finale con l’undicesimo gol in campionato di Stephan El Shaarawy, il terzo da ex al Genoa con la maglia giallorossa, la Roma si è fatta rimontare allo scadere e in pieno recupero ha rischiato di perdere. A tenerla in gioco la parata di Mirante sul calcio di rigore tirato, male, da Sanabria. A fine partita l’analisi di Claudio Ranieri è lucida. «Sono stati bravi loro-le parole del tecnico romanista - a non mollare, è stata una partita difficilissima come sapevamo e come ci aspettavamo». La Roma ha subito gol su calcio d’angolo a difesa schierata, con cinque «torri» in area. «Peccato perché ci siamo lasciati sorprendere, sennò avremmo vinto. Romero non è nuovo a situazioni del genere, c’era Schick che lo stava schermando, però è riuscito a saltare e a fare gol. Sapevamo che andavamo contro un muro, che sarebbero ripartiti per cercare la velocità eicalci piazzati. Purtroppo ci sono riusciti, e meno male che all’ultimo Mirante ha parato il calcio di rigore. Mi dispiace per la mancata vittoria, però non è finita e non molliamo». La corsa allaChampions League si è complicata moltissimo.


La Primavera frena in casa col Cagliari

GAZZETTA DELLO SPORT - Se Pallotta si congratula con l’Under 16 per la vittoria della Lazio Cup, la Primavera è più triste. La Roma anche col Cagliari colleziona l’ennesimo pareggio, questa volta conquistato in rimonta. Grazie alle reti nella ripresa di Celar e Felipe Estrella, i giallorossi blindano momentaneamente il terzo posto solitario. «Se vogliamo arrivare secondi non possiamo più perdere punti per strada: dobbiamo pensare solo a noi e ora alla gara con la Samp», ha commentato amaro Parodi.


Florenzi va k.o: e gli infortuni muscolari ora sono 49

GAZZETTA DELLO SPORT - A un passo da quota 50. Già, perché l’infortunio muscolare alla coscia destra di Alessandro Florenzi è il numero 49 della stagione giallorossa. Magari nel mondo ci sarà pure qualche squadra che avrà sofferto anche di più, ma l’impressione è che questa stagione a Trigoria passerà agli annali di storia per tutte le problematiche muscolari che la Roma ha dovuto affrontare da luglio scorso ad oggi. La situazione di Florenzi verrà monitorata già in giornata, per capire bene l’eventuale entità del danno riportato a Marassi. La speranza, ovviamente, è quella che non sia niente di grave, anche se il terzino destro a Genova è stato costretto a lasciare il campo avendo sentito «tirare». Insieme a Florenzi, probabilmente verrà controllato anche Federico Fazio, che nel finale della partita si toccava il flessore della coscia.


Via alla scontro tra Eca e Leghe: in ballo c'è il futuro del calcio

IL MESSAGGERO - TEOTINO - Che calcio sarà? Il futuro è adesso. Probabilmente le decisioni definitive non saranno prese mercoledì quando a Nyon l'Uefa ospiterà Eca e Leghe europee per un meeting importantissimo, ma le posizioni sono già abbastanza chiare e la posta in gioco alta. Si può riassumere così: verrà varata una Superlega europea che relegherà i campionati nazionali a un ruolo subordinato oppure ci sarà soltanto una Champions rafforzata e con qualche garanzia in più per i grandi club? Istruzioni per l'uso di una discussione dall'esito ancora incerto. Si sta parlando di quanto accadrà dal 2024 in poi. Per le prossime due stagioni si andrà avanti come adesso e per il triennio 2021-24 i format sono già stabiliti: le Coppe europee diventeranno tre, a Champions ed Europa League si aggiungerà una Europa League 2, con 32 partecipanti a ogni competizione, gli stessi meccanismi della Champions attuale e la possibilità di recupero nella League inferiore di squadre eliminate nei turni preliminari. Una soluzione che piace all'Uefa e all'associazione delle Leghe europee, ma non all'Eca, presieduta da Agnelli, associazione che oggi rappresenta 232 club europei ma che è nata dalle costole del G-14 del pallone e continua quindi a sostenere gli interessi delle grandi società.

 

LA RIVOLUZIONE - L'idea dei top club è trasformare la Champions in un super campionato europeo. Inizialmente sempre a 32 squadre, suddivise però in gironi non più da quattro ma da otto. Con una prima fase perciò composta da 14 giornate di andata e ritorno e con play off finali. Sicuramente i play off, ma possibilmente anche le giornate iniziali, secondo l'Eca dovrebbero essere giocati nei week end, spostando i tornei nazionali al mercoledì. Inoltre, si vorrebbe la certezza del diritto per alcune grandi squadre di parteciparvi a prescindere dal loro andamento in campionato. Le motivazioni di questa proposta rivoluzionaria sono di natura prevalentemente economica: i mercati nazionali dei diritti W e delle sponsorizzazioni si stanno saturando, serve qualcosa di nuovo per attirare nuovi investitori. Le Leghe si oppongono a quella che sarebbe una dequalificazione clamorosa dei campionati nazionali e una doccia gelata sulle possibilità e le ambizioni delle squadre piccole e medie e perciò oggi e domani hanno invitato i club a Madrid per studiare contromisure. L'Uefa per ora ha assunto una posizione d'attesa, ma non sembra insensibile alle sirene dell'Eca, che peraltro siede con diritto di voto nell'esecutivo che dovrà prendere la decisione finale. P.S.: alla riunione di Madrid è prevista la presenza di tutte le società italiane tranne Juventus, Inter, Milan e Roma. Se confermata, la mancata presenza della Roma è piuttosto sconcertante, visto che a differenza delle altre tre, non avrebbe alcuna garanzia di partecipare alla Superlega.