Serie A. L'Atalanta pareggia 0-0 in casa e scende al sesto posto

L'Atalanta non va oltre lo 0-0 casalingo contro l'Empoli e scende al sesto posto in classifica. Gli uomini di Gasperini ora sono a 2 punti dal Milan ed in svantaggio negli scontri diretti a causa della sconfitta per 3-1 subita a Bergamo. Resta terzultima la formazione di Andreazzoli ma ora è a -2 dal Bologna ed a -3 dall'Udinese che però ha una partita in meno. Bella la lotta salvezza con ancora 6 gare da disputare. 


Riecco Dzeko. La Roma è viva

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ARCHETTI - Anche se non basta per raggiungere il quarto posto, il segnale di continuità mostrato dalla Roma indica il consolidamento della gestione Ranieri. La ritrovata affidabilità si impone anche su alcuni momenti di disagio, così il mondo scuro che si presentava dopo le sconfitte contro Spal e Napoli non è rimasto l’unico abitabile dai romanisti: da allora 7 punti in 3 gare, due successi di fila e senza subire gol (prima volta in stagione). Poi Dzeko: lui non segnava all’Olimpico in campionato da un anno, lo sapevano tutti nella capitale, anche il più disinteressato al calcio, se c’è. Insomma, tra acciacchi e discussioni, mercato e stadio nuovo, esiste anche un gruppo che può ancora giocarsi la posizione che cambia il sapore dell’annata.

I MOTIVI Esiste anche una squadra che accetta le modifiche e un allenatore che segue due strade: il campo gli fa capire quale sia sbagliata e lui rivolta sistemi e uomini. Perché il senso di questa partita è che la Roma del secondo tempo batte sia quella del primo, sia l’Udinese. I bianconeri sono più belli per quasi un’ora, ma insieme all’occasione migliore, che si spegne sul palo (De Maio), sparisce anche la squadra. Non regge ai cambiamenti romanisti, non ha più forza per il contropiede e il gioco basso, causa anche il diluvio che inonda il prato. Prendere il dato dei corner per capire le differenze: nessuno per la Roma nella prima parte, sette alla fine. Significa maggior pressione, avvicinamento alla porta e affanno altrui. La Roma poi ha segnato 21 volte da calcio piazzato; anche adesso ci va vicino e dopo due corner di fila arriva l’azione del gol. Più che la tattica, conta la bellezza: perché Samir sbaglia il movimento in avanti, però l’assist, con un ricciolo di esterno destro di El Shaarawy per Dzeko, è un pezzo d’arte. E i litigi tra i due forse sono dimenticati.

DOPPIA ROMA Claudio Ranieri, quello per cui «Dzeko e Schick devono giocare insieme», stavolta parte con il 4-4-2 dopo il 4-2-3-1 di Genova, dove però fu una felice intuizione nella ripresa, proprio le due punte insieme, a far segnare la Roma. Qui è il contrario, perché Schick e Dzeko non s’intendono mai, sono privi di cattiveria quando hanno mezza palla giocabile. Le linee spesso sono lontane (4-2-4) e la Roma ha alcuni spunti soltanto quando qualcuno davanti si degna di tornare e aprire spazi e gioco. Perché l’altro problema è che non ci sono esterni bassi di ruolo, causa infortuni e squalifiche: partono Juan Jesus e Marcano; il primo non spinge perché non è cosa sua, il secondo migliora con il tempo, ma l’Udinese non si spaventa, lascia fare e non chiude ai lati guadagnando spessore in mezzo. Nel secondo tempo invece dentro Florenzi per Jesus e Pellegrini per Schick (4-2-3-1). Marcano non viene più sollecitato, l’azione scorre a destra ed è più fluida sulla trequarti. Nascono le occasioni, l’Udinese arretra, la Roma prevale.

UN’ORA DI UDINESE Per Tudor prima sconfitta dopo 7 punti in 3 partite. Ha la giustificazione di 7 assenze; però all’inizio dei due tempi si fa rincorrere dalla Roma con la costruzione profonda per Lasagna, gli agguati rapidi e verticali di De Paul e D’Alessandro a sinistra, la tenuta della difesa, Samir escluso. Ma dopo il palo, l’Udinese si accorge di non avere più speranze perché la Roma è diversa, n uova e orientata al successo.


Scattato in posizione regolare. Bene Di Bello

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Al 37’ è inevitabile l’ammonizione di Juan Jesus che a centrocampo trattiene vistosamente De Paul. Al 51’ lancio in verticale per Lasagna che si presenta solo davanti a Mirante e sciupa un’occasione davvero colossale allungandosi il pallone oltre la linea di fondo. Ma l’attaccante dell’Udinese era in posizione irregolare, il secondo assistente ha correttamente aspettato l’esito dell’azione per segnalare il fuorigioco, come da indicazioni del protocollo Var. Al 63’ Dzeko dalla destra mette il pallone basso per El Shaarawy, ma è troppo lungo e l’attaccante romanista si aiuta con una spallata per anticipare l’avversario, poi cade a terra e reclama un rigore inesistente. Giustamente l’arbitro Di Bello fa proseguire. Al 67’ Dzeko scatta in linea, regolare l’1-0 romanista. All’81’ giallo per la punta bosniaca, che commette fallo su Okaka disinteressandosi completamente del pallone, che aveva precedentemente perso. Anche questa è una decisione corretta.

 


Quasi un anno a digiuno: «Mi sono tolto un peso. Adesso la Champions»

LA GAZZETTA DELLO SPORT – PUGLIESE  - Diciamoci la verità, era diventato un piccolo incubo. Perché quasi un anno senza gol per un centravanti è come vivere sempre con la bombola d’ossigeno. Sei lì, pronto a tornare a respirare, senza riuscirci mai. Ieri Dzeko è invece finalmente tornato a respirare l’aria giusta, quella della Champions League. E lo ha fatto proprio con quel gol che all’Olimpico aspettava oramai dal 28 aprile scorso, giorno della doppietta al Chievo. Da lì a ieri ci sono state altre 12 gare senza gol per il bosniaco. Fino a ieri. «È stato come togliersi un peso, anche se la cosa più importante è la vittoria – dice Dzeko –. Lo aspettavo da tanto, finalmente è arrivato. Finora è stata una stagione così, dove non siamo andati sempre bene. Ma siamo lì, ancora in corsa per la Champions. È un po’ un miracolo, ma ora dobbiamo giocare tutte le partite come abbiamo fatto nel secondo tempo. Con la faccia cattiva».

Più convinzione Già, perché poi la Roma la partita l’ha portata a casa proprio nella ripresa, quando gli inserimenti di Florenzi e Pellegrini hanno dato maggiore qualità alla manovra dei giallorossi. «Loro due ci hanno sicuramente aiutato a cambiare la partita – continua il centravanti giallorosso –. Nella ripresa abbiamo giocato alla grande e alla fine è arrivato il gol. Una squadra che vuole vincere prima di tutto non deve prendere gol, ci deve essere convinzione e attenzione difensiva. Con Ranieri questo succede ed è importante, perché alla fine noi il gol riusciamo a farlo».

L’abbraccio E ieri il gol Dzeko lo ha fatto grazie ad un’invenzione di El Shaarawy, proprio l’uomo con cui aveva litigato furiosamente negli spogliatoi di Ferrara, nell’intervallo della gara (poi persa) con la Spal. Ieri Dzeko dopo aver festeggiato il gol è andato ad abbracciare il Faraone, firmando di fatto una pace che era già stata suggellata dal gol stesso. «Si trattava di trovare un po’ più di serenità, c’era molta pressione su tutti – dice alla fine Claudio Ranieri –. Piano piano stiamo tornando squadra, anche nell’altruismo. Dzeko? Non è possibile che un goleador come lui stia sotto la sua media abituale. Ma sono convinto che se lui ci regalerà delle soddisfazioni, avremo di certo più possibilità di arrivare in Champions». Per ora Dzeko si è tolto il peso del gol casalingo, nelle sei partite che mancano da qui alla fine proverà a togliersi anche la soddisfazione di un’altra Champions.


La rivincita di Marcano: «Ranieri mi vede di più»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - Per la prima volta in Serie A due gare senza subire reti. La porta inviolata all’Olimpico, come non accadeva dallo scorso settembre, contro il Frosinone. Tre partite su cinque, con Mirante in porta, senza gol. La Roma, come hanno raccontato Dzeko e Ranieri, si gode la difesa ritrovata: «Perché tanto un gol lo facciamo e quindi conta non prenderlo». Juan Jesus lascia l’Olimpico in ambulanza dopo il colpo di Samir, gli esami dicono che sta bene e quindi la giornata della difesa, con 4 centrali nel primo tempo e Florenzi nel secondo, può essere di completa felicità. Tanto che persino Kolarov in tribuna sorride e Marcano, davanti ai microfoni, ha l’onestà di dire: «Mi aspettavo di più da me stesso in questa avventura. Ma ora Ranieri mi sta dando più possibilità».

RINATO L’impressione è che in una difesa più bloccata anche il portoghese stia ritrovando sicurezza e convinzione: «Prima della partita ero un po’ ansioso, ma poi è andata bene. Da giovane avevo giocato qualche volta terzino, ma non è la mia posizione». Quando un giocatore è in fiducia, però, tutto è più semplice: «C’è tempo per ricambiare la fiducia che la squadra ha avuto in me, è un dato di fatto che Di Francesco non puntasse sul sottoscritto. Con Ranieri sto avendo più occasioni». Le occasioni di Marcano e le occasioni per la Roma, ancora pienamente in lotta per un posto Champions: «Arrivarci sarebbe un bel risultato, adesso siamo tutti più fiduciosi».

 

 


Monchi senza veleni: «A Roma ci tornerei. Nessun rimpianto»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - La nostalgia non pare esserci nelle sue parole però Monchi, ex d.s. dei giallorossi, racconta la sua esperienza alla Roma senza veleni, nonostante l’abbia chiusa con un paio d’anni d’anticipo sul previsto. «Sono tornato a Siviglia prima di quanto mi aspettassi – ha detto a Deportes Cuatro –. Nel periodo vissuto in Italia i risultati non sono stati quelli che credevo, ma non rimpiango niente. La notte migliore è stata quella di aprile, quando abbiamo eliminato il Barcellona, la peggiore resta la sconfitta col Porto, che ci ha eliminato dalla Champions. La cosa più difficile era stare lontano dalla famiglia. Ma a Roma ci tornerei». Poi spende qualche parola anche sul derby capitolino, visto che ha parlato alla vigilia della sfida tra Betis e Siviglia. «A Roma ho vissuto la partita contro la Lazio, ma lì è diverso perché Roma come città è diversa. Il derby più simile a quello tra Betis e Siviglia è Genoa-Sampdoria. Si gioca per strada, nei quartieri, al supermercato». Il cuore è tornato solo «sevillista». «Il club ha continuato a evolversi e questo mi ha convinto. Sono tornato per rimanere».

 

 


Un'altra squadra: «Ora siamo uniti. Non fermiamoci»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - A Milano per crederci. Senza amici. Contro gli ex, più o meno amati, Spalletti e Nainggolan, con i soliti – tanti – giocatori più o meno acciaccati, ma con la voglia, per dirla alla Dzeko, di continuare a credere nel miracolo. Da domani la Roma inizierà a preparare la trasferta di San Siro, con una convinzione e una serenità che, a Trigoria, negli ultimi mesi non si era mai vista. Ed è proprio in virtù di questa serenità che il «farmacista» Ranieri potrà fare la conta degli infortunati con un pizzico di ansia in meno: «Sto chiedendo sacrifici un po’ a tutti, i ragazzi li fanno, vogliono lottare per la Champions».

CENTROCAMPO A RISCHIO De Rossi, che ha lasciato il campo con le mani sul volto subito dopo il gol di Dzeko, ha un problema al flessore destro e verrà valutato tra oggi e domani, ma vederlo in campo a Milano sembra impossibile. Da verificare se, al suo posto, ci sarà Nzonzi, che ha un’infiammazione al ginocchio e proverà a recuperare. In ogni caso, chi certamente guiderà ancora il centrocampo della Roma è Cristante, uno dei pochi che non ha pagato dazio agli infortuni muscolari (che viaggiano ormai spediti verso quota 50). «Contro le grandi squadre abbiamo dimostrato di saper fare ottime prestazioni – spiega l’ex Atalanta –. Stiamo crescendo e l’Inter arriva nel momento giusto. Sta a noi fare una grande prestazione per provare a vincere».

NUOVO SPIRITO La sensazione è che, come raramente si è visto quest’anno, la Roma stia tornando ad essere una squadra, con tanti calciatori, da Manolas a Florenzi fino a Pellegrini, che giocano in condizioni fisiche non perfette: «Ranieri ci sta dando le giuste indicazioni – ammette Cristante – e con la testa giusta abbiamo fatto vedere che siamo un’ottima squadra». Unita, tanto che nello spogliatoio tutti si preoccupano immediatamente per Juan Jesus, portato in ospedale per un trauma cranico. Gli esami escludono complicazioni e la Roma può tornare a godersi la seconda vittoria di fila senza subire reti: «Quando vinci trovi fiducia – dice ancora Cristante –. Siamo stati bravi senza rischiare, poi alla prima occasione abbiamo segnato e questo è importante. In questo momento le cose ci riescono più facilmente».

GRINTA MANOLAS Ed è anche più facile dimenticare i dissapori (vedi la discussione Dzeko-El Shaarawy) o i problemi fisici, tanto che tutti i giocatori vorrebbero essere presenti a Milano. Di certo, non vuole mancare Manolas. Il greco ha giocato l’ultimo quarto d’ora con un fastidio al flessore sinistro, ma la Roma aveva finito i cambi e lui ha resistito, uscendo stremato dal campo mentre sua moglie lo riprendeva dalla tribuna. Le sue condizioni, per ora, non destano preoccupazione, sembra abbia solo un affaticamento ma, come i compagni, anche lui sarà valutato tra oggi e domani. Intanto, prima di tornare a casa, ha preso il telefono, pubblicato una sua immagine sotto la pioggia, e scritto su Instagram: «Continuiamo così, grande prova da parte di tutti». Anche Ranieri sottolinea lo spirito di gruppo: «Dovevamo trovare un po’ di serenità. C’era molta pressione e il nervosismo sale a mille. Tutti vogliono fare qualcosa in più e si stanno ricordando di essere squadra. Piano piano stiamo riuscendo a ritrovare il vero altruismo tra i giocatori». Sabato, a Milano, la prova del nove.

 

 


L’ex sindaco Marino: «Resto sbigottito dal progetto stadio»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - L’attacco al nuovo stadio della Roma, almeno nella versione rimodellata dalla giunta Raggi, è pesante. Ieri, infatti, a sparare a zero è stato l’ex sindaco Ignazio Marino. «Io e il professor Caudo (assessore all’Urbanistica, ndr ) non accettammo di votare l’interesse pubblico – dice a Radio Radio – fin quando a New York chiedemmo a Pallotta di inserire circa 300 milioni di euro di investimenti privati per opere pubbliche, cioè una metro, il raddoppio della Roma-Lido, un altro ponte per le automobili. Tutto questo avrebbe potuto portare allo stadio almeno il 70% degli spettatori via ferro. Rimango sbigottito perché dopo il nostro allontanamento viene rifatto il progetto e detto ai privati: «Non vi preoccupate, quei 300 milioni non ci servono più e anzi ce li mette lo Stato, e quindi i cittadini italiani», invece di avere un’opera che sarebbe rimasta nella storia dell’architettura della città: le tre torri di Libeskind. Cancellare quel progetto è stato un insulto pesante ai romani». La conclusione per Marino pare scontata: «Se venisse realizzato in questo modo, credo che i costruttori ne sarebbero soddisfatti».


Bocciata la F2: promossa la Formula D

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Mettiamoci una pietra sopra. Una volta per tutte. Altrimenti si correrebbe il rischio di andare ancora avanti con una serie infinita di inutili contraddizioni. Dzeko e Schick, ora è palese, non possono giocare l'uno al fianco dell'altro. Ci ha provato (poco) Eusebio Di Francesco; ci ha provato (un po' di più) anche Claudio Ranieri, ma i risultati sono stati praticamente sempre deludenti. E, a questo punto, non conviene neppure continuare a pensare a una loro convivenza. O l'uno o l'altro; mai più i due insieme. Ranieri, affidandosi alla vecchia pretattica, aveva annunciato che difficilmente i due sarebbero stati titolari contro l'Udinese, poi ci ha ripensato ma alla fine del primo tempo non ha esitato più di tanto prima di lasciare il ceco negli spogliatoi, mantenendo in campo il solo Dzeko. Una riflessione, al volo: se Di Francesco non li aveva quasi mai impiegati in tandem, evidentemente s'era reso conto che era impossibile farli coesistere. Detto questo, va aggiunto che la Roma non è una squadra abituata (tatticamente) a giocare con due attaccanti lì davanti, e a farne le spese sono (soprattutto) proprio le due punte. Mal cercate, mal servite e, a loro volta, mal predisposte alla manovra dei compagni.

 

IL CINQUE DI PACE - Non può essere solo un caso, peciò, che la Roma sia riuscita a sfondare il muro dell'Udinese nella ripresa, cioè quando in campo, lì davanti, c'era solo il Cigno di Sarajevo. Uno che ha bisogno di aria, di spazio. Che deve sentirsi il padrone dell'attacco. Un Dzeko tornato al gol all'Olimpico dopo quasi un anno di astinenza (era il 28 aprile 2018). E, al di là dei giusti rimproveri per il lungo ritardo, non poteva trovare occasione migliore per regalare una rete da tre punti alla Roma. Come era accaduto, in questa stagione, solo alla prima di campionato in casa del Torino. Un gol apparentemente facile, propiziato da un assist da libro Cuore di El Shaarawy. Cioè colui che non troppo tempo fa era arrivato addirittura alle mani con il bosniaco (ricordate Ferrara?). Stavolta nessuna pizza, solo cioccolatini. E sorrisi (non di circostanza, forse) e cinque dopo che la palla era terminata da mezzo minuto alle spalle di Musso.
Alla fine vince ancora la Roma e, per la seconda volta di fila, senza subire reti. Tre punti che profumano di Champions, ma che - per ora - valgono solo per l'Europa League


È di De Rossi il ko muscolare numero 45

IL MESSAGGERO - LENGUA - Il terreno pesante dell'Olimpico ha giocato un brutto scherzo a De Rossi che al 23' della ripresa ha chiesto il cambio per un dolore al flessore della coscia destra (infortunio muscolare numero 45 stagionale). Il centrocampista oggi o domani si sottoporrà a esami strumentali per una diagnosi più precisa, ma si teme il forfait contro l'Inter. Momenti di apprensione per Jesus che dopo la gomitata in testa di Samir è stato trasportato in ospedale per un sospetto trauma cranico, gli esami hanno dato esito negativo. Infine Manolas: a fine partita ha sentito un leggero dolore alla coscia sinistra che sarà valutato oggi.

 

 

 

Dzegol e la Roma vede la luce

IL MESSAGGERO - TRANI - L'onda sembra quella buona e la Roma sa come sfruttarla per risalire la classifica. Basta prenderla al volo, quando passa. E con il minimo si ottiene il massimo: 1-0 contro l'Udinese, risultato che può diventare decisivo nella volata Champions, a 6 turni dal traguardo, con il quarto posto del Milan che resta lontano un punto appena. Anche perché la firma sul 2° successo di fila è di Dzeko che all'Olimpico, in campionato, ha fatto cilecca per quasi un anno. E di Mirante che, invece, non prende gol per il 2° match consecutivo, mai successo in stagione. E, nel pomeriggio in cui la vittoria è senz'altro sofferta e risicata, la confermata affidabilità del portieree la ritrovata efficacia del centravanti danno forza alla rincorsa giallorossa.

 

FALSA PARTENZA - Ranieri, anche affidandosi alla sana pretattica per disorientare il collega Tudor, premia gli interpreti che hanno chiuso, prendendosi i tre punti, la partita di Genova contro la Sampdoria. Ma la scelta iniziale non convince. L'unica novità è obbligata: senza lo squalificato Kolarov, a sinistra c'è Marcano. Gli altri 10 sono gli stessi utilizzati per vincere l'ultima partita. Così, davanti a Mirante, piazza addirittura 4 centrali, con Jesus confermato a destra e Manolas, subito chiamato al superlavoro contro il contropiedista Lasagna, con Fazio in mezzo. I mediani sono ancora Cristante e De Rossi, il rombo offensivo, con Dzeko centravanti, prevede Schick trequartista, Zaniolo sulla fascia destra ed El Shaarawy a sinistra. Il sistema di gioco è il 4-2-3-1: Dzeko e Schick si ritrovano, però, affiancati. Il 4-2-4 li penalizza. In fase difensiva, come sempre, il 4-4-1-1. Che, però, è inizialmente meno compatto e non c'è da meravigliarsi. La Roma, dovendo fare la partita, favorisce l'Udinese che, con il 3-5-2, sa sfruttare la velocità di Larsen e soprattutto D'Alessandro sulle corsie, di De Paul che parte dal centro sinistra e Lasagna che gioca accanto all'ex Okaka. Ogni ripartenza bianconera diventa pericolosa, anche perché i giallorossi, in campo, si allungano. Squadra spaccata a metà, sotto il diluvio. A destra Jesus, senza avere mai la copertura di Zaniolo, va presto in tilt. Mirante vola sul tiro di Mandragora per non cominciare il match in salita. Non recita, dunque, da vice: Olsen ha preso di media 1,55 gol a partita, lui 0,6. E aiuta i compagni che, a metà del 1° tempo, si sistemano meglio in campo: sulla sinistra spinge decentemente Marcano e si muove bene El Shaarawy che ci prova di testa e di piede.
CORREZIONE IN CORSA - Dzeko si allarga sui lati, ma la Roma rimane statica in attacco. Pesa l'assenza del trequartista. Così Ranieri, dopo l'intervallo, ridisegna l'assetto, inserendo Florenzi per Jesus (giramenti di testa dopo lo scontro con Samir) e Pellegrini per Schick. L'effetto della doppia mossa non è però positivo. L'Udinese ha subito 3 chance con Okaka, D'Alessandro e soprattutto De Maio che, colpendo di testa, prende il palo. Proprio nel momento più delicato, i giallorossi riescono ad alzare il ritmo. E, spinti dalla Sud, vanno all'assalto. Sono trascinati, come a Marassi, da Dzekoche finalmente interrompe il suo lungo digiuno, in campionato, all'Olimpico, iniziato dopo la doppietta al Chievo il 28 aprile 2018. Il tocco garbato, con l'esterno destro, è di El Shaarawy: il centravanti fa centro in diagonale a metà ripresa. Dopo l'assist, l'abbraccio per la pace tra i 2 attaccanti che litigarono a Ferrara. Ecco Under per De Rossi (risentimento al flessore della coscia destra): Zaniolo si accentra da trequartista e Pellegrini arretra accanto a Cristante. Tudor risponde con Sandro per Mandragora, Pussetto per Alessandro e nel finale Teodorczyk per De Maio. Le sostituzioni non gli permettono di evitare il 1° ko, dopo aver raccolto 7 punti in 3 partite.


«Miracolo essere ancora in corsa per il 4° posto»

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Edin Dzeko è tornato, ne è consapevole. «Ho segnato un gol è pesante, per la squadra e per me». La svolta, gli ingressi di Pellegrini e Florenzi. «Con loro la squadra ha cercato più le giocate tecniche. Abbiamo meritato i tre punti. Ranieri? Ci ha dato convinzione e attenzione difensiva: non era possibile prendere sempre gol. La Champions? È un miracolo essere ancora lì in classifica. Adesso, avanti così: con la faccia cattiva».