Duemila tifosi inferociti sotto la sede. Cori contro Pallotta, Baldissoni e Baldini
MESSAGGERO - Sono bastate meno di 24 ore per radunare circa 2000 tifosi in piazza Guglielmo Marconi all’Eur sotto la sede amministrativa della Roma. L’obiettivo era contestare pacificamente l’operato della società per il mancato rinnovo di contratto di Daniele De Rossi, simbolo di un’intera tifoseria. L’appello ha avuto successo, anche se all’interno dell’edificio non c’erano dirigenti perché in partenza per Reggio Emilia con la squadra, solo Fienga era a Roma ma impegnato in appuntamenti di lavoro. Poco prima delle 15 i capi ultras hanno distribuito delle locandine con impressa l’immagine di De Rossi (la stessa che si trova su un murale a Ostia) con la scritta «le leggende non si toccano». Al grido “Pallotta vendi la Roma” sono cominciate le rimostranze che non hanno risparmiato nessuno: il vicepresidente esecutivo Baldissoni, l’ad Fienga e il consulente Baldini. Qualche dipendente del club si è affacciato dal balcone al secondo piano della sede filmando con una telecamera, ma dopo poco è stato fatto rientrare per evitare di surriscaldare gli animi dei tifosi.
DELUSIONE VIRALE - La protesta è poi proseguita pacificamente davanti agli occhi di polizia in assetto antisommossa e personale della Digos, non sono state esplose bombe carta o petardi ma è stato accesso solo qualche fumogeno. Decine di giornalisti, cameraman e fotografi sono stati liberi di riprendere la contestazione diventata virale sui social. E probabilmente era questo l’intento: diffondere il messaggio il più possibile per convincere l’attuale management a passare la mano. Messaggi già lanciati nella notte con altri striscioni, e nelle varia città del mondo, vedi Londra e Sidney. Il primo striscione esposto dai tifosi all’Eur recitava «Le bandiere non si ammainano. Si difendono e si onorano. Dirigenza di cialtroni senza rispetto», lungo circa 20 metri e sorretto da più di 50 persone. Il termine azienda, utilizzato più volte da Fienga, per definire la Roma, non è stato digerito da chi ritiene il club molto di più una fredda impresa «L’AS Roma è la nostra leggenda. Solo gli indegni la chiamano azienda», è il testo del secondo striscione esposto in cima a una scalinata. Dietro enormi bandiere e decine di persone con la maglia del numero 16. Il terzo messaggio recapitato al club riguarda il progetto del nuovo impianto su cui sta lavorando Pallotta «No al nuovo stadio» è lo striscione che è stato esposto fino alla fine della contestazione durata un’ora e 45 minuti. Poi ancora «L’AS Roma appartiene a noi», «Stemma, barriere e simboli di Roma. La vostra azienda deve finire ora». Messaggi forti, che magari resteranno inascoltati. Forse.
Roma, futuro avvelenato
MESSAGGERO - TRANI - Il futuro della Roma si scrive nella Capitale e, al momento, si legge a Reggio Emilia. Ma la piega presa è la peggiore, dentro la società e in campo: in 2000, davanti alla sede di via Tolstoj all'Eur, urlano la loro rabbia e chiedono a Pallotta e il suo management di andar via; in 24 (i 23 convocati e Ranieri), stasera allo stadio Mapei contro il Sassuolo, cercano il successo per restare in corsa per la zona Champions e sono però consapevoli che nemmeno l'en plein nelle ultime 2 partite (il 26 maggio la chiusura all'Olimpico contro il Parma) li mette al riparo dai fastidiosi preliminari di Europa League. Se il presente, dunque, è avvelenato, il domani è indecifrabile e, di conseguenza, al buio.
NESSUNA MEDIAZIONE - La tifoseria giallorossa, quindi, toglie definitivamente la fiducia alla proprietà Usa. Al presidente e a chi lo rappresenta, qui e soprattutto a Londra. Basta con Pallotta, Baldissoni, Fienga e Baldini: è l'input della piazza dopo il mancato rinnovo a De Rossi. Ma la contestazione della gente, pur di forte impatto mediatico, non fa cambiare idea a chi governa la società dall'America e dall'Inghilterra. Gli striscioni e i cori, rimbalzati nel pianeta via Internet, sono agli atti proprio come le decisioni e i programmi. Nessuna modifica in vista, ascoltando la protesta che non è solo degli ultrà. «Non si torna indietro, alla Roma gestita, fino a qualche anno fa, come fosse un bar» la sintesi del pensiero di chi suggerisce ogni strategia dalla City. E che il presidente gira ai suoi dipendenti italiani. Presto a Trigoria si presenterà l'8° allenatore dell'era statunitense (iniziata nel 2011): il candidato con più chance resta Gasperini, anche perché somiglia a Conte che ha, invece, scansato il progetto giallorosso. Va bene a Pallotta, al management romano e al nuovo ds Petrachi. Pure al presidente-ombra Baldini che, però, insiste per Sarri, tentando il ribaltone last minute.
ROSA AZZERATA - Ma, a prescindere dal prossimo tecnico, la Roma ripartirà da zero. Via i senatori. De Rossi è stato solo il prologo. L'addio è scontato pure per Kolarov e Dzeko. Da verificare alcune posizioni dopo aver interpellato Gasperini o chi per lui: Fazio, Nzonzi, Pastore, Perotti, Santon e Olsen. La società giallorossa considera i big logori, fisicamente e mentalmente. Si volta, dunque, pagina. Largo ai giovani. Quelli che sono già a Trigoria e gli altri che arriveranno. Ma il piano è senza rete: le clausole di Manolas (36 milioni) e Pellegrini (30 milioni) mettono a rischio i titolari della squadra che verrà. E chissà se Zaniolo ed El Shaarawy, in attesa di rinnovare i rispettivi contratti, insisteranno per restare.
TRASFERTA INSIDIOSA - Il penultimo match di campionato, intanto, passa in secondo piano, anche se la Roma è chiamata a risalire la classifica: contro il Sassuolo entra in campo al 6° posto. Disorientati i giocatori arrivati ieri sera a Reggio Emilia. Con loro, Baldissoni. Non Totti che, rientrato nella Capitale, rinuncia al viaggio: impegno personale (versione ufficiale). Ranieri, perso Manolas (distorsione alla caviglia) e recuperato Pellegrini, vorrebbe salvaguardare De Rossi, psicologicamente provato, e preservarlo per la partita contro il Parma. Pastore insidia Zaniolo, ma solo se il sistema di gioco sarà il 4-2-3-1. Possibile la conferma per il centrocampo e l'attacco decisivi nel finale contro la Juve: nel 4-3-3 spazio a Cristante, Nzonzi e Zaniolo dietro al tridente con Under (in ballottaggio con Kluivert), Dzeko ed El Shaarawy.
I tifosi sotto la sede: Pallotta nel mirino
GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Due ore o giù di lì. Tra cori, striscioni, fumogeni e bandiere. Con un unico comun denominatore, manifestare il proprio dissenso in maniera netta nei confronti della dirigenza della Roma. Una contestazione organizzata giovedì pomeriggio dalla parte calda della tifoseria giallorossa, sulla scia della vicenda-De Rossi, e che ha portato sotto la nuova sede della Roma (in zona Eur) circa un migliaio di persone, forse qualcosa in più. Una manifestazione che è scivolata via senza alcun problema di ordine pubblico, forte nei contenuti ma corretta nella forma. Nonostante la Roma abbia giustamente allertato la polizia, presente in stato anti-sommossa. Ma non c’è mai stato bisogno di intervenire,con i tifosi che hanno fatto presente a chiare note come la pensino. Con un piccolo errore nel timing, perché a quell’ora i dirigenti della Roma erano già in viaggio per la stazione Termini, dove poco dopo sarebbero partiti alla volta di Reggio Emilia.
La rabbia
La contestazione è iniziata verso le ore 15 e, appunto, è andata avanti per quasi due ore. Presi di mira dagli ultrà soprattutto il presidente James Pallotta e il vicepresidente esecutivo Mauro Baldissoni, invitati entrambi a lasciare immediatamente la guida della società. Ma tanti cori di scherno (eufemismo, ndr) sono stati dedicati anche a Franco Baldini (consulente personale di Pallotta) e un paio a Guido Fienga, nuovo Ceo giallorosso. Insomma, ci è andata di mezzo un po’ tutta la dirigenza, i tifosi non hanno risparmiato nessuno in tal senso. Alternando i cori «contro» a slogan di amore e affetto per Daniele De Rossi. Perché la rabbia della tifoseria romanista è esplosa proprio sulla scia della comunicazione del mancato rinnovo del contratto al capitano giallorosso. Forse più per la forma che per la sostanza, anche se per qualcuno restano valide entrambi. Poi alcuni striscioni, tra cui i primi «Pallotta-Roma mai stati uniti», «DDR è la Roma», «Le bandiere non si ammainano, si difendono e si onorano. Dirigenza di cialtroni senza rispetto», «L’As Roma appartiene a noi», «Stemma, barriere e simboli di Roma. La vostra azienda deve finire ora» e «L’As Roma è la nostra leggenda... solo gli indegni la chiamano azienda».
Lo stadio
E tra i vari striscioni ce n’era uno fisso, proprio con lo sguardo rivolto alle finestre della sede: «No allo stadio», accompagnato spesso da cori contrari alla costruzione del nuovo impianto di Tor di Valle. Questo perché nella tifoseria romanista si è oramai consolidata l’idea che Pallotta sia a Roma solo per un interesse economico legato proprio al nuovo stadio. E, quindi, viene da sé l’equazione no stadio-no Pallotta. Come dire, è un modo per mandare via il presidente il prima possibile, anche se forse – in caso – è vero soprattutto il contrario. E, cioè, che se Pallotta un giorno deciderà davvero di vendere la Roma è più facile che succeda con l’okay in mano per lo stadio che non senza.
L’amico
In tutto questo, tra l’altro, ieri ha parlato anche Aleksandar Kolarov, uno dei più vicini a Daniele De Rossi nell’attuale organico giallorosso. E il terzino serbo per l’amico ha riservato solo dolci parole. A tratti anche molto intense: «Io ho vissuto tante cose nella mia carriera, ma uno così legato alla sua squadra come lui non l’ho mai visto. Daniele sperava di finire la sua carriera qui a Roma, questo lo sanno tutti. Poi è andata come è andata, la società ha deciso in modo diverso. Ma credo che tra 3-4 mesi, quando inizierà l’anno nuovo, un po’ tutti si renderanno conto di ciò che è ed è stato Daniele De Rossi per la Roma». Intanto, però, oggi c’è da battere il Sassuolo...
Capitano in panchina, contro il Sassuolo servono punti e testa
GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - Sono arrivati a Reggio Emilia poco prima dell’ora di cena, con i volti stanchi, a tradire la fatica di giorni difficili. Claudio Ranieri ha chiesto ai giocatori di provare a mettere da parte tutto quello che è accaduto (e accadrà) per pensare alla partita contro il Sassuolo, ma è il primo a sapere che non sarà facile. Ecco perché alcune delle scelte di formazione saranno dettate - anche, se non soprattutto - dalla testa dei calciatori. A centrocampo, infatti, dovrebbero giocare dall’inizio Nzonzi e Cristante, certamente più liberi mentalmente rispetto a capitan De Rossi, provato più di tutti, come è logico. In attacco, dietro a Dzeko (con Kolarov e Florenzi uno dei più nervosi e delusi) dovrebbero esserci il capocannoniere della squadra, El Shaarawy, Ünder, entrato benissimo contro la Juventus, e Zaniolo, che sembra aver smaltito l‘affaticamento al polpaccio.
Dubbio in difesa
Ieri ha pubblicato una foto su Instagram dal treno insieme ad alcuni membri dello staff tecnico: i sorrisi c’erano, così come la sensazione che fossero molto di facciata perché, per tutta la Roma, i 90’ di questa sera saranno particolari. Toccherà ai più esperti prendere per mano i compagni: Mirante quindi, in porta, Fazio in difesa, insieme ad uno tra Jesus e Marcano, con il brasiliano favorito. Manolas è rimasto a Roma per un fastidio alla caviglia e non è detto che recuperi per l’ultima contro il Parma. E’ invece disponibile Pellegrini, non al meglio e quindi pronto ad entrare solo a gara in corsa. La Roma dovrebbe giocare col 4-2-3-1, alternato nella rifinitura al 4-3-3. Dettagli, in fondo: Ranieri sa che oggi conterà molto più la testa che il modulo.
Baldini, l'uomo nell'ombra
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI - Franco Baldini non ha perso il gusto per la battuta, infatti quando gli è stato riferito che in un ponte di Londra era stato esposto qualche notte fa uno striscione contro di lui, ha commentato: «Sarà successo sicuramente al Blackfriars». Sotto al bridge dei Frati Neri, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 il banchiere Roberto Calvi, figura chiave del crac del Banco Ambrosiano. Immagine lugubre, ma lo striscione ha invece come sottofondo le luci del Tower Bridge.
UN ALTRO "RECORD" - In una stagione negativa, con l’esonero di Eusebio Di Francesco, le possibilità di qualificazione in Champions ridotte al lumicino, il derby di ritorno perso 3-0, le dimissioni dell’ex direttore sportivo Monchi e l’addio di Daniele De Rossi, la Roma ha centrato il record di essere la prima squadra ad essere contestata all’estero: lo striscione contro Baldini apre una nuova frontiera. Non c’è una firma, ma un nome: Roma. A Londra esiste un club, i Lupi di Londra, che si è limitato a riprodurre sulla pagina Facebook lo striscione contro il dirigente toscano sotto la scritta «Mai un’azienda».
REGNA IL SILENZO - Baldini non vuole parlare. Da tempo ha scelto la strada del silenzio, anzi dell’oblio, più precisamente dal lontano 5 giugno 2013, quando si dimise dal ruolo di amministratore delegato della Roma. In questi sei anni, zero interviste. Il dirigente toscano ha lavorato al Tottenham fino alla primavera del 2016 ed è poi rientrato nell’orbita della Roma nell’estate 2016, come consulente del presidente Pallotta. Neppure lo striscione londinese spinge Baldini ad aprire bocca. E’ convinto che sia questa la scelta migliore per il bene della causa. Ci sarebbero da spiegare diverse cose sulla vicenda De Rossi, ma il rifiuto, nonostante le sollecitazioni, è totale. Chi ha deciso di non confermare il capitano della Roma? Perché dopo 18 anni di maglia giallorossa il presidente Pallotta o lo stesso Baldini non si sono assunti la responsabilità di comunicare in prima persona le decisioni dell’azienda Roma, al calciatore? Baldini è convinto che la linea seguita sia stata corretta e che rientri nelle prerogative di un club fare scelte scomode, anche con i «totem». Lo sostiene in privato, ma non vuole dirlo in pubblico.
I 23 convocati di Ranieri contro il Sassuolo. Assente Manolas (foto)
Claudio Ranieri ha scelto i 23 giocatori che affronteranno il Sassuolo domani al Mapei Stadium. A darne notizia è la stessa Roma tramite il proprio profilo Twitter.
Sarà assente Manolas, che ha rimediato una distorsione alla caviglia nell'allenamento odierno.
| Ecco i 23 giallorossi per #SassuoloRoma #ASRoma pic.twitter.com/deIRHmTa3F
— AS Roma (@OfficialASRoma) 17 maggio 2019
Dacourt su De Rossi: "Un onore averti al mio fianco al tuo esordio"
Olivier Dacourt, ex giocatore giallorosso, parla di Daniele De Rossi. Questo il testo: "È stato un onore e un piacere vederti esordire, averti al mio fianco in campo e seguirti per tutta questa formidabile carriera. Un grande calciatore, ma soprattutto un uomo eccezionale. Grazie per tutto amico mio".
Convocati Sassuolo. Out Bourabia, Peluso e Sensi (Foto)
Roberto De Zerbi, tecnico del Sassuolo, ha reso noti i convocati del match di domani sera contro la Roma. Non saranno presenti lo squalificato Bourabia e gli infortunati Sensi e Peluso. Questo il post apparso sull'account Twitter del club neroverde:
#SassuoloRoma: sono 22 i convocati neroverdi https://t.co/BmrhQPdSt3 #ForzaSasol pic.twitter.com/EZR5sB6x9A
— U.S. Sassuolo (@SassuoloUS) 17 maggio 2019
De Vito barattava il suo ruolo per metterlo a disposizione degli imprenditori. Questo quanto affermano i giudici del Tribunale del Riesame
"Marcello De Vito ha messo a disposizione degli imprenditori il suo ruolo, arrivando a 'barattarlo' e ha utilizzato i suoi poteri e 'funzione istituzionale' intervenendo "direttamente sugli assessori e funzionari". Questo è quanto affermano i giudici del tribunale del Riesame in merito alla condotta dell'ex presidente dell'Assemblea capitolina, nelle motivazioni della decisione con cui hanno ribadito l'ordinanza di custodia in carcere per l'accusa di corruzione. Stesso reato contestato al suo socio in affari, l'avvocato Camillo Mezzacapo e alcuni imprenditori. A renderlo noto è l'agenzia di stampa ANSA.
La Roma ripensa a van Aanholt come vice-Kolarov
La Roma torna ad interessarsi a Patrick van Aanholt. Secondo The Sun, i giallorossi sarebbero nuovamente sulle tracce del terzino sinistro del Crystal Palace, che potrebbe alternarsi con Kolarov, che ha 34 anni. Sul giocatore, ci sono anche Juventus e Manchester United.
Obiettivi concordati raggiunti. Inter fuori dal settlement agreement
Rispettati gli accordi presi nel maggio 2015 tra la Uefa e l'Inter. Il club nerazzurro è, quinid, fuori dal settlement agreement. Questo il comunicato pubblicato sul sito uefa.com:
"La Camera di Investigazione dell'Organo di Controllo Finanziario dei Club ha fornito un aggiornamento sul monitoraggio dei settlement agreement firmati con quattro club negli anni scorsi, e che hanno raggiunto i rispettivi termini.
La camera di investigazione ha confermato che FC Astana, Beşiktaş JK e FC Internazionale Milano sono stati considerati conformi all'obiettivo generale dei rispettivi accordi, siglati a maggio 2016 dall'FC Astana e a maggio 2015 dagli ultimi due club. Di conseguenza, tutte le società in questione escono dal regime transattivo.
La camera di investigazione ha deciso di rinviare il caso del Trabzonspor AŞ alla camera arbitrale dell'Organo di Controllo Finanziario dei Club poiché il club ha violato il settlement agreement firmato a maggio 2016. La società non è riuscita a rispettare il criterio del pareggio di bilancio durante il periodo di valutazione, la stagione 2018/19.
Un aggiornamento riguardante i club attualmente ancora sotto settlement agreement nonché i risultati del monitoraggio del break-even condotto durante la stagione 2018-19 saranno comunicati a tempo debito".
Maran: "Delle 3 sconfitte consecutive, quella con la Roma è la partita che mi ha lasciato di più con l’amaro in bocca"
Rolando Maran, tecnico del Cagliari, era presente quest'oggi in conferenza stampa pre-Genoa. Queste le parole raccolte dal sito calciocasteddu.it:
"Abbiamo totalizzato tre sconfitte anche se in una non lo meritavamo. Sono state figlie di un calendario non semplice. La gara di domani sarà importante perché vogliamo interrompere questo trittico di sconfitte. Dobbiamo continuare a percorrere la nostra strada. Dopo la partita con il Frosinone nessuno si aspettava una situazione del genere, ma mentalmente stiamo bene. La sconfitta con la Roma è la partita che mi ha lasciato di più con l’amaro in bocca. Potevamo fare nettamente meglio. Cerri e Pavoletti hanno dimostrato di poter giocare insieme, ogni coppia ha le sue peculiarità e può essere una soluzione".