Roma-Fiorentina, Mirante ora o mai più

INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI – La partita che si gioca questa sera all’Olimpico tra Roma e Fiorentina è di vitale importanza per i capitolini. Infatti, nonostante un rendimento a dir poco pessimo nell’ultimo periodo, il pareggio interno del Milan contro l’Udinese, regala ai giallorossi l’ennesima possibilità di riavvicinarsi alla zona Champions, anche se ad oggi, oltre a Inter e Milan, ci sono davanti sia la Lazio che l’Atalanta. Novanta minuti decisivi, o si vince o si vince, non c’è sconfitta e non c’è pareggio. Si decide tutto questa sera.

MALE OLSEN – Oltre al ritorno tra i titolari di Cengiz Under e di Zaniolo, a tenere banco in casa Roma è la questione portiere. Non è un caso che già prima della gara contro il Napoli in conferenza stampa Ranieri fosse stato incalzato sulla figura di Robin Olsen, in questa stagione troppo discontinuo e protagonista di svarioni che a molti hanno riportato alla mente l’estremo difensore uruguagio Goicoechea. Nonostante ciò l’allenatore testaccino era stato rassicurante, spiegando ai giornalisti presenti quanto lui contasse su Olsen. Certo che nessuno poteva aspettarsi, appena 24 ore dopo le parole di Ranieri, l’errore madornale in occasione del secondo gol del Napoli, con un facile passaggio rasoterra che si va ad infilare sotto le braccia del portiere svedese e lascia la porta totalmente sguarnita. Un gioco da ragazzi per Mertens che deve fare solo lo sforzo di metterci il piede destro per portare i partenopei in vantaggio prima della goleada finale. Inoltre, nonostante le smentite da parte del club inglese, è notizia degli ultimi giorni anche l’interessamento per l’ex Copenaghen da parte del Watford. Insomma, tra rassicurazioni e smentite, chi segue il calcio lo sa bene, queste cose non sono casuali e che se ne dica, ci stupiremmo se nella prossima stagione a difendere i pali del club di Trigoria ci fosse ancora, almeno come primo portiere, Olsen.

MIRANTE E’ PRONTO - Intanto Antonio Mirante scalpita. Il classe ’83, 35 anni suonati, arrivato in estate dal Bologna nell’operazione che ha portato in Emilia Skorupski si è fatto trovare pronto nelle poche occasioni stagionali avute. Appena 360 minuti totali giocati divisi tra 180 in Champions, con Viktoria Plzen e Porto all’andata ed in campionato con Udinese e Chievo Verona. Due sconfitte, quelle con Plzen ed Udinese e due vittorie, con il Porto (anche se inutile poi considerando il ritorno ndr) e con il Chievo. Quando chiamato in causa il ragazzo di Castellammare di Stabia si è fatto trovare pronto, tra parate e passaggi ai difensori che hanno saputo trasmettere calma e sicurezza ai tifosi giallorossi. Già da tempo molti lo invocano come titolare e sembra proprio che stasera, dopo l’ennesimo erroraccio di Olsen, possa essere la volta buona. La Roma si gioca tutto oggi e punta sulle proprie certezze, ed ecco che, inaspettatamente, un un 35enne arrivato per fare la riserva nella capitale, può giocarsi il suo ruolo da pedina fondamentale. Ora o mai più.


Claudio naviga nella semplicità

IL MESSAGGERO - CARINA - All'insegna della semplicità. Per una Roma in difficoltà, atleticamente e tecnicamente, Ranieri prepara la gara contro la Fiorentina senza troppi fronzoli tattici: «Ai ragazzi non chiedo nulla quando abbiamo la palla per poter andare, gli dico di non giocarla nella nostra metà campo, perché sono pochissime le squadre che partendo da dietro riescono a fare gol». La traduzione calcistica è quanto visto nei primi 270 minuti con Empoli, Spal e Napoli: totale affidamento ai lanci lunghi, sperando che sulle seconde palle gli attaccanti sappiano crearsi l'occasione.

Il problema è che Dzeko non sta benissimo (noie all'anca e alla caviglia) mentre Under è da valutare se farlo partire dall'inizio o impiegarlo in corsa. Per questo il tecnico è costretto a fare «il lavoro del farmacista - spiega - Devo valutare bene chi può giocare dall'inizio e chi deve subentrare, perché ho solo 3 cambi». Il riferimento al turco, Pellegrini e De Rossi, appare scontato. Claudio cerca «la compattezza» per poi ammettere sconsolato: «Il problema è che non riusciamo ad esserlo. Per questo motivo bisogna restare corti e non dare la possibilità agli avversari di infilarci». Anche in questo caso la lettura delle sue parole è semplice: squadra attendista, pallino ai viola per poi essere pronti a sfruttare gli errori dei ragazzi di Pioli.

Intanto la fiducia per Olsen, manifestata appena 4 giorni fa, vacilla pericolosamente: «Deciderò all'ultimo chi far giocare in porta». Mirante è pronto. Il momento è delicato. Ranieri, oltre al solito appello al pubblico (venduti appena 4500 tagliandi), stavolta si rivolge anche al gruppo: «Voglio degli uomini in campo che sappiano reagire alle avversità». Magari ricordandosi di giocare anche a pallone.


Ranieri: «Roma, c'è un problema di fiducia. Ne usciamo facendo gli uomini»

LEGGO - BALZANI - Vendicare il 7-1 è diventato l'obiettivo minore. La Roma, a tre giorni dalla batosta col Napoli, stasera avrà ben altri pensieri in un Olimpico semivuoto (previsti 30 mila spettatori) contro la Fiorentina che la umiliò due mesi fa in coppa Italia dando di fatto inizio al tracollo della squadra giallorossa. Solo una vittoria riaccenderebbe una flebile speranza per la Champions. Una nuova sconfitta, in attesa pure dell'impegno di sabato con la Samp, potrebbe portare invece Ranieri a interrompere dopo appena un mese il rapporto e metterebbe la Roma nei guai pure per l'Europa League. Il tecnico - che si è scusato per aver tardato appena 5' in conferenza - dice di pensare alla Roma «25 ore al giorno per risolvere i problemi». Che sono tanti: dalla tenuta difensiva al disordine tattico passando per i tracolli mentali e una forma fisica disastrosa. Ranieridice pure di non aver sentito Pallotta dopo la disfatta con il Napoli e ammette che «c'è una perdita di fiducia, ma io voglio una squadra di uomini che reagisce alle avversità». Una frase già sentita dopo Ferrara e alla vigilia della sfida al Napoli«Mi auguro che quelle sconfitte oltre al 7-1 di coppa Italia possano essere la benzina utile per reagire». Reazione che Ranieri non ha ottenuto da Olsen. Lo svedese stasera dovrebbe sedersi in panchina: «Sto valutando se far giocare lui o Mirante. Deciderò in queste ore». In dubbio, per motivi fisici, c'è pure Dzeko anche perché l'intesa con Schick sembra proprio non voler arrivare: «Uno dei due potrebbe andare in panchina. Edin ha un grosso versamento all'anca quindi dovrò vedere come sta. In questo momento sono come un farmacista: devo capire chi può giocare dall'inizio, chi può giocare 30 minuti e chi non posso rischiare».

Dito puntato ancora una volta su preparazione e recupero infortuni. Tornano Pellegrini e Under(solo il turco può giocare dal 1'), ancora in forse De Rossi. Ranieri boccia pure l'ipotesi di affidarsi ai giovani: «Quando le cose vanno così serve esperienza, oltre che i giovani, e serve una squadra corta, compatta. Il Napoli ha corso quanto noi, ma da squadra. Noi no. Non capisco perché tutti vogliono imitare il tiki taka, non bisogna correre rischi». Battute finali sul futuro dei due simboli, De Rossi e Totti: «Daniele penserà se continuare a giocare o allenare. E' una sua scelta. Francesco è già un punto di riferimento importante per noi. Ha iniziato un anno e mezzo fa come dirigente e sta proseguendo un percorso». Nella Fiorentina di Pioli (che a giugno dovrebbe essere sostituito da Di Francesco) è ancora in dubbio Chiesa che però è stato convocato.


Meno tiki-taka, più corsa: per Ranieri è tutta colpa del governo precedente

LA REPUBBLICA - PINCI - Il clima è da resa finale. Nonostante la gara con Fiorentina evochi la rabbia per il 7-1 di gennaio in Coppa Italia, sembra quasi l’incrocio non generi oscillazioni nell’umore della Roma, distratta dai pensieri sul futuro. L’unico che pare ancora aggrappato al presente è Claudio Ranieri. «A come sollevare la squadra penso 25 ore al giorno. Ma è difficile».L’allenatore ci ha provato puntando l’indice contro il passato recente: il nuovo nemico è il “vecchio”Di Francesco, obiettivo ricorrente. Domenica Ranieri aveva posto l’accento sulla preparazione: «I ragazzi mi dicono che si allenavano poco». Ieri ha accusato il gioco del predecessore: «Imitiamo tutti il tiki-taka ormai, ai giocatori sto chiedendo di non farlo più». Lui chiede invece semplicità, rinunciando anche a dare un’identità: non c’è tempo e nessuno pare aver la testa per applicarsi e imparare, in una squadra che ha già mollato.

La convinzione è questa a che a Trigoria, dove inizia a farsi strada l’idea che la politica dei cambi vorticosi abbia finito per spogliare di un’anima il gruppo. A veder partire i migliori ogni anno tanti hanno finito per perdere gli stimoli: 2 sconfitte di fila maturate senza fiatare, con un unico slancio di nervosismo, l’arcinota litigata a Ferrara nell’intervallo. Chi c’è oggi si sente di passaggio, sa che se qualcosa non funzionerà potrà chiudere la valigia e ricominciare altrove senza incontrare ostacoli da parte della società e non è disposto a fare nemmeno un passo nella direzione del compagno: anni fa, era il il 2015, l’ex ds Sabatini disse che mancava «il mutuo soccorso tra i giocatori». Ieri Ranieriha usato parole fin troppo simili: «Quando le cose vanno male i calciatori devono sapersi aiutare l’un l’altro». Passa il tempo ma i guai restano gli stessi.

La tentazione per il futuro è di azzerare gli errori del mai rimpianto ds Monchi e ricostruire. Una squadra di giovani e italiani, da affidare a Gattuso o Sarri: è vicino Tonali del Brescia, piace Belotti, piace tantissimo Barella che potrebbe sostituire Pellegrini (a molti fa gola la clausola da 30 milioni). Uomo cardine sarà Zaniolo: domani il primo incontro per il rinnovo.

 

 

 

La società ha perso la testa

IL MESSAGGERO - LIGUORI - Sembra un incubo, invece è tutto vero: Roma disfatta, sull’orlo del disastro, fuori dall’Europa; un presidente assente e lontano insulta i giocatori, dopo aver schiantato due allenatori e il direttore sportivo. Ma chi consiglia Pallotta, l’altrettanto assente Baldini? Stento a crederlo, perché di errori così clamorosi neppure Baldini sarebbe capace. Hanno semplicemente perso la testa: Pallotta si è concentrato sul suo unico interesse, lo Stadio, e ha messo insieme un pasticcio enorme anche qui, condizionato dalla sua avidità. Quando nel calcio si perde la testa, si rischia una rottura veloce e totale.

E le sconfitte di Ranieri hanno avuto il sapore amaro di una disfatta, proprio per la mancanza di una reazione da parte di tutte le componenti. Giocatori stanchi, ma di sentire bugie e assurdità, a cominciare da quelle dette e scritte su Di Francesco. I più forti di loro sono anche i più arrabbiati e - a eccezione di De Rossi, per motivi storici - non trovano grande attrazione nell’attuale conduzione del club. Non resta che Totti, dicono in molti, ma forse è tardi anche per lui.


Fuori Olsen, c'è Mirante. Torna Under

IL TEMPO - BIAFORA - Ranieri è pronto a cambiare portiere. II dubbio sarà in piedi fino all'ultimo, ma è probabile che punterà su Mirante a discapito di Olsen. Come avvenuto già nel corso della sua prima gestione romanista, il tecnico non si farà troppi problemi ad optare per una scelta forte tra i pali. Allora scelse un semisconosciuto come Julio Sergio, impiegato prima soltanto una volta, oggi con la Fiorentina è pronto a lasciare in panchina il gigante svedese. In difesa, vista l'assenza di Manolas per squalifica e il leggero affaticamento accusato da Karsdorp nella rifinitura di ieri, agiranno Fazio e Marcano al centro, con Santon e Kolarov sulle fasce. La coppia di mediani del 4-2-3-1 vedrà la presenza di Nzonzi e Cristante: turno di riposo per De Rossi, reduce dal problema al polpaccio e attento alla gestione del ginocchio. Nel reparto si rivedranno Pastore e Pellegrini, convocati, ma ancora non pronti.

L'allenatore giallorosso in conferenza aveva poca voglia di dare informazioni sulla formazione, sbilanciandosi però sulla coppia Dzeko-Schick: «Uno dei due potrebbe andare in panchina». II bosniaco si è allenato in gruppo alla vigilia ed è favorito nel ballottaggio. Alle sue spalle a sinistra giostrera Perotti, al centro tornerà Zaniolo, mentre a destra c'è il dubbio tra Under e Kluivert. Il turco ha svolto gli ultimi giorni di lavoro senza alcun problema e, dopo essere sceso in campo nel finale di gara con il Napoli, non dovrebbe avere problemi a giocare dall'inizio, prendendosi la maglia da titolare dopo 74 giorni.

 

 

 

Totoallenatore di giugno: prende quota Gattuso

LEGGO - BALZANI - "Comincia una nuova avventura, sono contento". Un altro segnale della rinnovata vita che sta per attendere Totti è arrivato ieri tramite un'intervista rilasciata (una settimana fa) dallo storico capitano a Bein Sports in Qatar. Francesco si riferiva al passaggio da calciatore a dirigente, ma è chiaro il riferimento all'immediata promozione. Da direttore generale o da direttore tecnico. «E' un altro lavoro, molto impegnativo e passionale. L'ho intrapreso con lo spirito giusto, come se facessi il calciatore. Sono contento».

Crescono intanto le quotazioni di Rino Gattuso che con Totti e De Rossi ha vinto un mondiale e che potrebbe lasciare il Milan a prescindere dalla qualificazione in Champions. Il tecnico rossonero è in rottura con Leonardo che sulla panchina vorrebbe portare proprio quel Sarri che piace a Baldini. Il primo obiettivo (Antonio Conte) sembra invece indirizzato all'Inter che sta per scaricare Spalletti. Un incrocio interessante. Mercato: per il dopo Dzeko si pensa sempre più a Benedettodel Boca Juniors che ha una clausola di 21 milioni. Si avvicina, infine, il rinnovo di Zaniolo che dovrebbe essere ratificato entro fine maggio.


Ranieri: "Voglio un gruppo che reagisca alle avversità". Dubbio Schick-Dzeko, Mirante insidia Olsen

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - La testa e la coda da cambiare per provare a spostare il vento. Schick e Mirante dovrebbero giocare stasera contro la Fiorentina, attaccante e portiere messi in discussione da Ranieri, che cerca nella sua corsa contro il tempo di limitare i danni di una Romaallo sbando. Il duro ko col Napoli è distante solamente tre giorni, impensabile che in poche ore la squadra giallorossa possa cambiare faccia, ma il "fuggi fuggi" alla ricerca di un posto dove ripararsi dalla pioggia è cominciato.

"Voglio un gruppo di uomini che reagisce alle avversità", ribadisce il tecnico di Testaccio, che punta sull'amor proprio dei suoi. "Deciderò la formazione dopo la rifinitura, devo capire chi sta bene e chi no. Devo vedere come sta Dzeko che ha giocato con una botta all'anca e ha avuto un "meloncino" sopra la caviglia: ci parlerò". Probabile scenda in campo dal primo minuto a guidare l'attacco Schick, che cerca ancora una sua dimensione reale e stabile all'interno della Roma.

L'Olimpico la pazienza sembra averla persa, stasera non ci sarà il pienone e Ranieri sa di non poter più sbagliare nulla. "Olsen o Mirante? Vedremo, la sera sceglierò". Una risposta diversa rispetto a quella data prima del Napoli, quando il mister confermò di aver fiducia nello svedese. Ma il ragazzo sembra giocare con la paura ed e nel pieno di un'involuzione tecnica. Per questo, contro la Fiorentina, dovrebbe mettersi tra i pali il vice Mirante. Tornano Pellegrini e Pastore tra i convocati, e c'è anche De Rossi, ma dovrebbe partire dalla panchina. "Daniele deciderà lui quando smettere - il pensiero al futuro - mentre Totti ha già assunto un ruolo importante. Ha smesso da poco di giocare e c'è un processo step by step con la società per capire cosa farà".


Roma, una notte di cuore e rabbia

IL MESSAGGERO - TRANI - L'Olimpico accende i fari sulla Roma. Pubblico poco, come al solito: chissà se si presenteranno gli annunciati 28 mila spettatori (venduti solo 4500 biglietti). Ma curiosità, quella sì, tanta. Perché, nella stagione che ha preso ormai la piega peggiore, la tifoseria giallorossa vuol capire se la squadra è ancora capace di reagire, magari ricordandosi la caduta ignobile al Franchi contro la Fiorentina nel quarto di Coppa Italia (7-1), e comunque di chiudere il torneo almeno dignitosamente e senza arrendersi con largo anticipo. L'unico senso, invece, da dare al match contro la Viola di Pioli (ore 21) è la notte degli esami. Dovrà affrontarli, già da stasera e per le prossime settimane fino alla conclusione del torneo, ognuno dei protagonisti in campo. Sarà il primo dei 9 in calendario da qui al 26 maggio, quando finirà il campionato e comincerà la rifondazione. Nessuno (o quasi) ha la certezza di restare. Vigila, dunque, la società giallorossa, soprattutto il management italiano che si occupa della gestione ordinaria a Trigoria. Prende appunti soprattutto Massara, il ds provvisorio che, promosso dopo l'addio di Monchi, lavora per essere confermato. E, davanti alla tv e come sempre dall'estero, Pallotta e Baldini verificheranno il comportamento dei singoli e non certo quello di Ranieri, il traghettatore che è stato messo sotto contratto solo per 2 mesi e mezzo. Il presidente continua, insomma, a giudicare da lontano quanto avviene nella Capitale. È scontento e si sa. Ma lo sono anche i dirigenti che lo vorrebbero più presente qui, soprattutto nei momenti complicati e cruciali come lo è l'attuale. Anche per l'immagine: assente da 11 mesi, dà quasi l'idea che la proprietà sia disinteressata alla vita quotidiana del club.

ROTAZIONE MINIMA - La classifica si può ancora guardare: il Milan frena ancora, 1 a 1 contro l'Udinese a San Siro, e il 4° posto è sempre lì, a 5 punti. Vale la pena provare a ridurre il distacco, senza sprecare l'ennesima chance. Ranieri, del resto, è orientato a dare la giusta continuità alla sua gestione tecnica. Così riparte dal 4-3-3 che ha usato in corsa domenica contro il Napoli. Annunciato e scontato il turnover, anche perché qualche interprete non è in grado di giocare 2 partite ravvicinate di fila (e sabato è in programma la gara contro la Sampdoria a Marassi). Sono 4 le possibili novità dopo la sbandata davanti ad Ancelotti. La più rumorosa dovrebbe essere l'avvicendamento in porta: dentro Mirante per Olsen che ultimamente non dà garanzie. In difesa Jesus (è più veloce di Marcano e gli attaccanti viola sono tra i più rapidi della serie A) per Manolas,a centrocampo Zaniolo per De Rossi che è in ballottaggio con Nzonzi, in attacco Under per Schick. Che non va dato, comunque, per escluso: sarà lui il centravanti se Dzeko in giornata non avrà risolto i problemi all'anca e alla caviglia. Interventi, dunque, mirati per preservare alcuni giocatori che non sono al top. Ad esempio Karsdorp non sta benissimo e lo stesso Under non ha ancora recuperato la condizione migliore.

RIECCO EL FLACO - Pioli, senza Edmilson e Pjaca, recupera Chiesa che, però, dovrebbe andare in panchina. Pellegrini, come previsto, entra invece nella lista dei 22 convocati di Ranieri che, oltre allo squalificato Manolas, deve rinunciare ancora a Florenzi ed El Shaarawy. Ma, dopo più di un mese, torna a disposizione Pastore che uscì di scena, dopo aver offeso Di Francesco al momento dell'ingresso in campo al posto di De Rossi nel derby, il pomeriggio del 2 marzo. Quel giorno giocò metà del secondo tempo. Fu schierato, invece, dall'inizio il 30 gennaio al Franchi per partecipare (fuori dopo 45 minuti) all'umiliante eliminazione dalla Coppa Italia. È la sua ultima presenza da titolare. Di sicuro indimenticabile, come per gli altri che parteciparono alla figuraccia di Firenze. Non l'unica della stagione.


Le pressioni di De Vito su M5S per pilotare gli appalti di Roma

IL MESSAGGERO - ERRANTE - Pressioni, ingerenze. Nel groviglio che si era creato in Campidoglio è difficile distinguere tra gli interessi privati delle figure istituzionali e quelli pubblici. Le consulenze e gli incarichi da parte degli imprenditori avrebbero creato corridoi speciali per i progetti facendoli passare per scelte politiche. Così Marcello De Vito lavorava ai fianchi i suoi compagni di partito, per convincerli della bontà dei progetti. E a sorpresa, dalle carte di due inchieste che inevitabilmente si intrecciano, emerge anche unvecchio rapporto professionale, tra un'azienda della famiglia Parnasie l'ex assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, nemico acerrimo del progetto Tor di Valle. Circostanze che confondono gli affari personali e l'interesse pubblico, almeno secondo Parnasi che sostiene che una parcella pagata a metà abbia scatenato l'avversione del futuro assessore.
Non emerge con chiarezza, invece, come sia stato possibile che il progetto degli Ex Mercati generali, business dei fratelli Toti, non sia passato all'esame del Consiglio comunale, ma abbia ottenuto direttamente l'approvazione della giunta. Non lo chiarisce neppure l'assessore all'Urbanistica, Luca Montuori, sentito subito dopo gli arresti, così come gli altri testi, interrogati dai pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli dopo l'ennesimo terremoto nel pianeta Cinquestelle. Così come un doppio ruolo lo avrebbe svolto Luca Lanzalone, imputato per corruzione, al quale la sindaca suggeriva di mandare «tutto il materiale sui Mercati generali», almeno secondo il verbale della presidente della commissione Urbanistica.

LE PRESSIONI - È Alessandra Agnello, presidente della Commissione capitolina Lavori pubblici, sentita come testimone il 22 marzo, a raccontare alle pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli delle pressioni di De Vito: «Con riferimento alla realizzazione del Nuovo stadio della Roma io ho avvertito un certo pressing da parte di De Vito. Notai che era particolarmente eccitato e sollecitava tutti ad andare avanti a votare favorevolmente». La consigliera del M5S ha aggiunto che, in occasione di una riunione di maggioranza preliminare alla delibera per la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera, votò contro, «ma in sede consiliare mi sono adeguata alla maggioranza come da codice etico del Movimento. Nella riunione di maggioranza, effettivamente, De Vito era il più attivo per trascinare tutti a votare a favore. Rimasi colpita da questo atteggiamento, non mi vengono in mente altre riunioni nelle quali si fosse mostrato così determinato».

CONSULENZE A BERDINI - Nel groviglio di rapporti intrecciati è stato lo stesso Luca Parnasi a riferire ai pm di una vecchia ruggine tra lui e l'ex assessore all'Urbanistica Paolo Berdini, nemico numero uno del progetto stadio. Spiegando così - fatture alla mano - la netta opposizione dell'assessore, poi sostituito da Montuori, al progetto Tor di Valle. L'incarico di progettazione per una convenzione edilizia in via Laurentina tra Parsitalia e la Regione risaliva al 2005. Berdini, allora vicino a Rifondazione comunista, nel 2008 avrebbe percepito solo il 50 per cento dell'incarico, che ammontava a oltre 78mila euro, per il mancato conseguimento degli obiettivi.

L'INCONTRO - L'assessore Luca Montuori, invece ha ricordato come nel Consiglio comunale De Vito spingesse perché il progetto Mercati generali andasse avanti. «La prima volta in cui lui mi chiese di incontrare gli investitori nel progetto dei Mercati Generali - ha detto a verbale - io restai perplesso». L'assessore cerca poi di spiegare come la delibera venne votata in giunta: «Mi sono confrontato con il mio staff in merito alla competenza della Giunta o del Consiglio per l'approvazione del progetto. Mi sono confrontato soprattutto con il direttore del Dipartimento, Roberto Botta, i funzionari che si occupano delle concessioni, altri funzionari interni all'amministrazione esperti di convenzioni, con l'Avvocatura capitolina e poi, in particolare, con il Segretario Generale, Pietro Paolo Mileti e il Vice Segretario Maria Rosa Turchi». Mileti, interpellato sul punto dai pm, dice di non ricordare


Lo spauracchio Muriel minaccia un altro sgarbo

GAZZETTA DELLO SPORT - SARDELLI - E’ logico cercare la settima meraviglia in una città così bella. Stasera a Roma Muriel proverà a trascinare la Fiorentina fuori da un baratro manifestatosi sotto forma di decimo, tristissimo, posto in classifica. Senza Chiesa (recuperato almeno per la panchina), il colombiano è l’indiscussa stella viola. I giallorossi oltretutto sono la sua vittima preferita, trafitta in campionato per ben sei volte. Muriel cercherà il settimo sigillo in una gara ovviamente diversa rispetto al trionfo assoluto di due mesi fa in Coppa Italia, con la Fiorentina capace di distruggere la Roma (7-1). L’apice positivo di una stagione, quella viola, per il resto ad ora anonima. Per non dire mediocre, visto il bilancio più recente: nelle ultime cinque di campionato, tre pareggi (contro Inter, Lazio e Torino) e due sconfitte (Atalanta e Cagliari).

CERCASI VITTORIA Muriel alla Roma, con la maglia viola sulle spalle, ha già segnato anche in Coppa Italia, proprio in quel 7-1. Ma farlo stasera avrebbe un sapore diverso: le luci della ribalta saranno tutte per lui. Chiesa infatti, dopo il sovraccarico che ne vincola le prestazioni da un po’, è stato convocato ma andrà in panchina. In attesa di capire se, e quanto, potrà giocare, Pioli proverà a far male ai giallorossi puntando sulla velocità e sull’estro di Muriel. Contro il Toro l’attaccante viola era al 50% della condizione, reduce dagli impegni con la Nazionale. Ma pur quasi da fermo è stato in grado di mettere tre volte i compagni davanti alla porta.

NON SOLO ATALANTA Muriel scatta in campo come nei numeri. Dal suo arrivo nel mercato di gennaio ha segnato sei reti in campionato (obiettivo doppia cifra) e due in Coppa Italia. Cifre che hanno subito convinto la Fiorentina a mettere da parte i circa 14 milioni di euro necessari per il riscatto dal Siviglia. Il rischio, concreto, è che il resto del campionato viola diventi una mezza agonia con testa e muscoli unicamente rivolti alla partita del 25 aprile (semifinale di ritorno in Coppa Italia contro l’Atalanta). Per questo Pioli e l’ambiente si aspettano un sussulto stasera. Più che per salvare la stagione, per restituire dignità ad un gruppo che moralmente lo merita.

CARICA BATI Prima di pensare al mercato estivo (a tal proposito ieri dalla Francia rilanciavano il nome di Ellyes Skhiri del Montpellier, vecchio pallino viola), ci sono quasi due mesi di stagione da onorare. Partendo dalla sfida di stasera. Ieri un doppio grande ex come Batistuta è passato con tutta la famiglia al centro sportivo per assistere alla rifinitura e salutare il gruppo. Ed è stata gioia per tutti, partendo dagli argentini Pezzella (che rientra stasera) e Simeone. Che proverà a prendere spunto da Bati-gol.


Roma da salvare: da Nzonzi a Dzeko e Schick, mezza squadra sotto esame

GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Si inizia stasera, ma l’esame sarà molto più lungo di 90 minuti e durerà nove sessioni: le partite che dividono la Roma dalla fine della stagione. Nove gare in cui sono tutti in vetrina, nel senso che in molti si giocano anche il futuro. Dentro o fuori, con la Roma o senza. E se sarà senza, allora bisognerà comunque cercare di chiudere in modo dignitoso, perché poi non sempre il mercato è amico.

IL PORTIERE Da stasera, dunque, sono in tanti a giocarsi il futuro. Ad iniziare da Robin Olsen, il portiere svedese che sta collezionando prestazioni incolori una dietro l’altra. Ranieri aveva già il dubbio se andare avanti con lui prima del Napoli, poi l’ha difeso per non bruciarlo, sperando in una risposta che non è arrivata. Stasera dovrebbe toccare a Mirante e forse sarà così fino alla fine. Il portiere deve trasmettere sicurezza e oggi Olsen non ci riesce, essendo lui il primo a non essere sicuro. A giugno, poi, probabilmente ci si separerà.

IL COMANDANTE Il soprannome che gli hanno dato a Trigoria è acqua passata. Fazio viene da una stagione disastrosa, non comanda più e sembra aver staccato mentalmente la spina. Il suo contratto scade nel 2020, a giugno o si rinnova o ci si dirà addio anche con lui.

LA STELLA Discorso identico per Edin Dzeko, anche lui in scadenza nel 2020. Ma la Roma può prescindere dai gol e dalla qualità di Dzeko? Il bosniaco da un po’ non rende come sa, ma resta uno che fa la differenza. Edin si aspettava dal club un segnale per il futuro e il fatto che non sia arrivato lo ha convinto che la Roma abbia deciso di non puntare più su di lui. Per monetizzare, giugno è forse l’ultima occasione. In più c’è quel contratto da 4,5 all’anno che pesa come un macigno sul monte-ingaggi.

IL DUBBIO Legato al futuro di Dzeko c’è quello di Schick. Il ceco, per la conformazione dell’accordo con la Sampdoria, non può essere ceduto (la Roma deve versare a febbraio 20 milioni al club di Ferrero o il 50% di un’eventuale cessione). C’è da capire, però, se si può ancora puntare su un giocatore che viene da due stagioni fallimentari e che non mostra alcun segnale di ripresa.

IL FLOP Un altro che si gioca il domani è Steven Nzonzi. Arrivato da campione del mondo, è stato il flop stagionale (insieme a Pastore). L’impressione è che il suo tempo a Roma abbia i giorni contati, ma poi dipenderà anche da chi sarà il nuovo tecnico giallorosso. E da Nzonzi, se deciderà di far vedere qualcosa di diverso.

GLI ALTRI Ad avere nove partite per cambiare il futuro sono anche altri giallorossi. Pastore su tutti, ma anche Juan Jesus e Marcano, che pesano tanto a livello di ingaggio per quel che rendono. E attenzione anche a Karsdorp e, ovviamente, a Manolas. Anche se qui sono discorsi del tutto diversi..