La Roma mette il punto
IL MESSAGGERO - TRANI - La Roma c'è e corre ancora per prendersi il 4° posto. Ranieri resta imbattuto contro Spalletti e spaventa l'Inter: 1 a 1 di sostanza nella notte passata a San Siro. Il pari non cambia la classifica: il Milan, a 5 giornate dal traguardo, ha sempre il vantaggio di 1 punto (e quello negli scontri diretti). Ma i giallorossi sembrano attrezzati per giocare da protagonisti la volata. Il comportamento è di nuovo da squadra.
ATTEGGIAMENTO DA BIG - Totti si siede tra gli il ds Massara e il vicepresidente Baldissoni. Anche De Rossi, da indisponibile, è in tribuna a San Siro. I capitani spingono dall'alto la Roma nella rincorsa. Ranieri, in campo, conferma il 4-2-3-1 equilibrato delle 3 partite che hanno preceduto lo scontro diretto di Milano. Manolas si ferma nel riscaldamento, fastidio all'adduttore, e lascia il posto a Jesus. In difesa tornano e attaccano i terzini Florenzi e Kolarov, a centrocampo rientra Nzonzi e mette il fisico e l'esperienza nel tandem con Cristante, Pellegrini è alle spalle di Dzekocon Zaniolo inizialmente in panchina. Nel tridente, a sinistra Under ritrova il posto da titolare dopo 3 mesi abbondanti (gara con il Torino all'Olimpico del 19 gennaio) e a sinistra c'è ancora El Shaarawy. Il sistema di gioco è abbastanza spregiudicato e compatto. Accanto a Cristante e Nzonzi si abbassano Under ed El Shaarawy, con Pellegrini che, nel 4-4-1-1, si piazza tra la linea dei centrocampisti e Dzeko, per poi tornare a fare la mezz'ala, sul finire del primo tempo, nel 4-3-3. Fa pressing e si inserisce, con dinamismo e qualità. Spalletti, invece, esclude in partenza Icardi, schierando Lautaro, e propone il 4-2-3-1, con Borja Valero e Vecino in mediana, Politano e Perisic esterni offensivi, l'ex Nainggolan trequartista. In difesa D'Ambrosio, de Vrij, Skriniar e Asamoah che sbandano già in avvio per l'intraprendenza di Under e Pellegrini. E faticano contro Dzeko che sembra ispirato. Detta i tempi e le giocate.
PARTENZA LANCIATA - Il centravanti ha subito la chance, su appoggio di Kolarov, per sbloccare il risultato: il destro, con l'esterno, è però lento e centrale. Dzeko ricambia e acchitta il pallone al compagno: sinistro potente, ma largo. L'Inter replica: cross di Politano, girata di testa di Lautaro e paratona di Mirante che devia sul palo. San Siro, però, scatena El Shaarawy. Che, accentrandosi da sinistra, salta D'Ambrosio e Vecino prima di piazzare il destro a giro da fuori per il vantaggio: 6° gol nelle ultime 7 partite a Milano. El Shaarawy ci prende gusto: Handanovic respinge. Under, invece, soffre l'esuberanza di Asamoah che spinge a sinistra. Fazio fa muro. Protesta l'Inter alla fine del primo tempo per il fallo in area di Kolarov su D'Ambrosio. Guida assegna il rigore, ma cambia in fretta idea per il precedente fallo di Borja Valero su El Shaarawy, segnalato dall'assistente Valeriani. In attesa dell'intervallo, chiusura decisiva di Fazio su Vecino.
CORREZIONE NECESSARIA - Ranieri comincia la ripresa con Zaniolo per Under che chiude il 1° tempo con la lingua di fuori. Pellegrini spreca la palla per raddoppio proprio su apertura di Zaniolo: sinistro a lato. Interviene Spalletti: Icardi, applaudito e anche fischiato, per Nainggolan, mai in partita. Ora Lautaro fa il trequartista. La mossa è efficace: l'Inter pareggia, colpendo la Roma, diventata timida e passiva, sul lato debole. Cross di D'Ambrosio per il colpo di testa vincente di Perisic, ignorato da Florenzi. Fuori Lautaro, dentro Joao Mario. Tocca a Kluivert, esce Pellegrini. Zaniolo ora fa il trequartista. Keita per Politano. Handanovic, prima del recupero, vola su Kolarov e blinda il 3° posto dell'Inter (+ 5 sul Milan) e impedisce ai giallorossi di salire al 4°.
Petrachi si libera dal Torino ma Massara resta in sella
IL TEMPO - BIAFORA - Petrachi è pronto a dire addio al Torino e spera di ripartire da Roma. Dopo oltre nove anni passati alla guida del ramo sportivo della società, il dirigente è vicino alla separazione con il club granata a causa di alcuni contrasti con Cairo. Il presidente dei piemontesi, che nel dicembre del 2017 aveva fatto firmare al ds un contratto fino a giugno 2020 e pensava ad un ulteriore rinnovo, è intenzionato ad esonerarlo a fine stagione a causa di alcune incomprensioni emerse recentemente su vecchie operazioni di mercato. Petrachi, dopo gli ottimi risultati di questa stagione (in caso di vittoria nel prossimo turno i suoi aggancerebbero il Milan), ha voglia di confrontarsi con una realtà più grande e auspica una chiamata della Roma, ben conscio che per liberarlo dal Toro Cairo vuole un risarcimento di natura economica, magari con un’operazione simile a quella che ha portato due anni fa Di Francesco e Defrel dal Sassuolo alla Capitale. Il dirigente leccese, che potrebbe essere sostituito dalla coppia Ventura-Bava a Torino, ha incontrato Pallotta a Boston nelle scorse settimane ed insieme a Campos è uno dei candidati a poter assumere un ruolo di natura tecnica accanto a Massara. Al momento però ci sono diverse anime all’interno della Roma e l’opzione più probabile è una permanenza dello stesso Massara nella posizione di direttore sportivo: le sue quotazioni sono in netto rialzo negli ultimi giorni e tutti a Trigoria spingono per una sua conferma come attore protagonista con pieni poteri. Dall’esterno è da evidenziare la spinta di Baldini, che ha consigliato al presidente americano di portare una nuova figura all’interno della dirigenza, cercando di rimediare all’errore fatto con Monchi. Vista la difficoltà di arrivare a Campos, blindato dal presidente del Lille, e con Mislintat già assunto dallo Stoccarda, Baldini sta proponendo con insistenza Petrachi, anche se persone a lui vicine assicurano che non è possibile considerarlo in pole position nella corsa alla poltrona giallorossa. A supportare Massarac’è anche Totti, che accanto all’ex delfino di Sabatini avrebbe la chance di crescere ulteriormente nella nuova veste dirigenziale, anche se non è stata ancora definito alcun incarico preciso per lui. Nel corso del pre-partita della sfida con l’Inter il ds ha dribblato qualsiasi domanda sul proprio avvenire, limitandosi a parlare della situazione legata a Dzeko, al centro di numerose voci di mercato negli ultimi tempi: “Ci appoggiamo completamente ad Edin, lui fa parte dei nostri progetti futuri. Anche se non ha fatto tanti gol quest’anno, ha fornito prestazioni, ha lavorato per i compagni. Nel finale di stagione porterà a casa i gol Champions”. La decisione definitiva è in mano a Pallotta: nei suoi uffici del Massachusetts ha avuto un approfondito faccia a faccia con Massara, con il quale ha analizzato ogni criticità della stagione ed ha iniziato a pianificare il futuro, parlando di allenatore, calciomercato e rinnovi di contratto dei giocatori. Sul fronte del tecnico non ci sono novità, i nomi di Conte e Sarri sono i preferiti, Gattuso, Giampaolo e Gasperini le alternative, con Ranieri jolly di riserva. Nelle settimane a venire è attesa una doppia scelta di fondamentale importanza per la Roma.
Carica Spalletti: «Punto prezioso, però si poteva fare qualcosa di più»
LA GAZZETTA DELLO SPORT - ANGIONI - Un altro mattoncino. Un altro chilometro in meno al traguardo con il naso sempre davanti agli altri. L’Inter poteva spaccare definitivamente la corsa Champions, ma tenere la quinta, cioè la Roma, a 6 punti di distanza (aspettando l’Atalanta, che vincendo a Napoli può andare a -5), è comunque un’eccellente garanzia per il futuro prossimo.
GIUSTO Ecco perché Luciano Spalletti, che era carico già venerdì prima della sfida ai giallorossi, mantiene la testa alta anche dopo il pareggio di San Siro: «È un risultato giusto e per come si era messa la partita prezioso – ammette l’allenatore nerazzurro –. Abbiamo avuto occasioni, siamo stati con i terzini aperti in fase difensiva e questo è un problema. Abbiamo attaccato ma abbiamo anche lasciato degli spazi senza restare ordinati. Questo è un po’ il nostro tallone d’Achille, però va bene così, perché la Roma si è abbassata ulteriormente dopo il vantaggio, era a 10 metri dall’area, e non c’erano spazi. Ci hanno lasciato il giro-palla, ma poi ripartivano sempre molto velocemente, con Dzeko bravo a smistare il gioco. Nella ripresa siamo stati più ordinati e pazienti, giocando meglio. Si poteva fare di più, certo, perché abbiamo sbagliato dei palloni che non vanno bene per il livello dell’Inter».
MATCH POINT E il discorso Champions League? Alla vigilia si era parlato di match point nerazzurro, ora sfumata l’occasione piena ci sono comunque 90 minuti in meno da giocare. Spalletti sorride, ci pensa su e poi dice: «Questo pareggio lascia le cose invariate dal punto di vista delle nostre possibilità di entrare in Champions – continua il tecnico –, è vero che adesso c’è una partita in meno ma quando giochi in casa devi sempre provare a vincerle». Nelle ultime tre partite a San Siro contro avversarie dirette (Lazio, Atalanta e Roma) l’Inter ha fatto solo 2 punti, ma l’obiettivo coppa dalle grandi orecchie è rimasto là. Quella coppa che è sempre nei pensieri nerazzurri, compresi ovviamente quelli di Beppe Marotta: «Dobbiamo raggiungere la Champions – ha detto l’a.d. sport nerazzurro –, è il Dna di questa società che ci obbliga a uno sforzo per ottenere questo traguardo, poi pianificheremo con calma, non ci sono solo considerazioni economiche ma è anche un traguardo sportivo che ha una valenza superiore».
ALTI E BASSI Un punto e tre personaggi: nella notte di San Siro Borja Valero è stato uno dei migliori, Perisic ha superato l’esame, Nainggolan è stato bocciato. Anche Spalletti, a modo suo, dà i voti ai tre nerazzurri. Prima Borja: «È stato bravo, non solo come costruzione, ma anche in fase difensiva ha fatto una grande partita». Ecco Nainggolan: «Non so quale problema abbia avuto Radja. Ha fatto poco, non riusciva ad imporre le sue qualità. Lui ci teneva tantissimo a questa partita, ma a volte la condizione mentale produce un effetto contrario». Infine Perisic: «Ivan è un calciatore che a noi fa comodo perché alza il livello della squadra. Certo, a volte ha delle letture originali perché riceve palla sulla trequarti e invece di puntare l’avversario torna indietro, ma stavolta è servito e ha avuto un grande merito sul gol».
Florenzi rivela: «Diamo il 120% per l'allenatore»
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Guardiani di un castello. L’immagine del nuovo corso Roma la dà Alessandro Florenzi, ieri sera capitano della sua Roma per l’assenza di De Rossi: «Con Di Francesco li avremmo aggrediti alti, in pressing. Con Ranieri abbiamo un castello da difendere, in cui non deve entrare nessuno, e tutti e undici dobbiamo difenderlo. Ci abbiamo messo qualche gara ad adattarci, ma ora ci siamo e daremo il 120 per cento. Avevamo perso un po’ di vista la carreggiata centrale che ci porta al nostro obiettivo, ma ora siamo tornati in pista». Dal castello, poi, si può uscire per delle scorribande, come quella di Stephan El Shaarawy, sei gol nelle ultime 7 a San Siro, 10 in campionato: «La doppia cifra era un obiettivo, sono contento di averla raggiunta. Ma a livello di squadra conta prendere pochi gol, ci stiamo riuscendo. Nella ripresa dovevamo aiutare di più Dzeko, ma ci portiamo a casa il punto». Preso senza Manolas, fermato da un risentimento muscolare. E col Cagliari mancheranno anche gli squalificati Zaniolo e Cristante.
Ranieri: «Volevo vincerla, ma va bene»
LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Il rosario della quotidianità, forse, lo costringerà a infiniti esercizi di pazienza. D’altronde, basta scorrere la rassegna dei titoli di tutti i giornali: «Il sogno Conte, la suggestione Mourinho, il fascino Gasperini, l’idea Giampaolo, la maestria Sarri, l’esotismo Jardim e Fonseca». Eppure sulla panchina della Roma c’è un signore che si chiama Claudio Ranieri, che ha preso la squadra nelle secche della malinconia e l’ha rilanciata fino alle soglie di quella zona Champions League che fino a poche settimane fa sembrava un miraggio. Non si atteggia a profeta, non pretende di avere un futuro a tutti i costi, eppure ha parecchie chance di raggiungere l’obiettivo che gli è stato assegnato. Nelle ultime tre partite la squadra giallorossa ha conquistato 7 punti, subendo solo una rete firmata Inter. Quasi un trionfo per una squadra che sembrava diventata la banda del buco. Se Perisic non avesse infranto il muro (quanta nostalgia per quel Manolas che si è fermato proprio nel riscaldamento per un problema all’adduttore), la Roma sta dimostrando che le basta un gol, adesso, per conquistare i tre punti. Sarà contento «mastro» Ranieri? Solo in parte.
RIMPIANTO «Eravamo venuti qui per cercare di vincere, potevamo capitalizzare di più e attaccare meglio – spiega l’allenatore –. Siamo stati troppo schiacciati nella nostra metà campo nel secondo tempo, l’Inter è stata brava a non farci ripartire, anche a volte facendo fallo. Ma venire a San Siro prendendo un punto e cercare di vincerla ci può stare. Un calo fisico? Non credo tanto questo, anche se chiederò ai ragazzi. Sappiamo però che l’Inter negli ultimi 15 minuti è una delle squadre che ha fatto più gol, sapevamo che nel secondo tempo sarebbe stata più dura. Abbiamo risposto per quel che potevamo, ho chiesto di giocare senza paura, di voglia di far vedere che ci siamo». Il rimpianto c’è anche sul gol. «Ne avevamo parlato a fine primo tempo, Vecino era l’uomo che si inseriva sempre senza palla e doveva inseguirlo un centrocampista. Florenzi ha preso quello più vicino alla porta lasciando quello più esterno, ma doveva essere Cristante a seguire il centrocampista. In ogni caso credo comunque che ora giochiamo da squadra, è quello che gli chiedo. Se abbiamo forza, tiriamo fuori le nostre qualità che non sono poche. In generale comunque sono soddisfatto, visto che nel finale è stato Handanovic a fare la parata della partita, mentre Mirante, tranne che su Lautaro, ha fatto solo ordinaria amministrazione. Il presunto rigore di Borja? Lasciamo stare la Var. Ma perché in certi casi non si va almeno a rivedere l’azione».
CRISI ZANIOLO Tra l’altro Ranieri in questo momento non può contare neppure sul miglior Zaniolo. «Non sta attraversando un periodo d’oro. Forse ha sofferto San Siro; è la prima volta che tornava contro l’Inter. Certo, mi aspettavo di più da lui, ma ci può stare. Intanto ho dato fiducia a Nzonzi, chiedendogli di essere una piovra e lui l’ha fatto». L’ultima metafora, in perfetto stile Allegri, è a quattro zampe. «L’importante è essere tornato nel blocco delle squadre che si giocheranno la qualificazione in Champions – conclude Ranieri –. I cavalli di razza si vedono all’arrivo: ora siamo usciti dall’ultima curva. Vediamo che cosa succederà nel rettilineo finale».
Braccio Borja, non è rigore. Su El Shaarawy assistente ok
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Al 9’ Mirante para sulla linea di porta il colpo di testa di Lautaro Martinez: nessun dubbio, c’è la goal line technology. Al 28’ cross di Florenzi dalla sinistra respinto da Borja Valero: proteste romaniste per un tocco con il braccio un po’ largo, ma lo spagnolo interviene prima di testa. Guida concede il calcio d’angolo, il Var Calvarese conferma. Scelta corretta. Al 40’ azione confusa nell’area romanista. El Shaarawy subisce fallo da Borja Valero, poi il pallone finisce a D’Ambrosio che viene steso in area da Kolarov. L’arbitro indica subito il dischetto, ma con un tempismo lodevole il secondo assistente (Valeriani) gli segnala l’irregolarità precedente, così Guida può cambiare decisione senza creare troppi equivoci. Al 42’ Mirante non trattiene un tiro di Politano, sul pallone si avventa Lautaro chiuso da un intervento in scivolata di Fazio molto rischioso. Guida concede il calcio d’angolo. Nel settore finale della gara, mancano un paio di punizioni sulla trequarti per l’Inter, ma sono corrette le tre ammonizioni comminate. Partita corretta, anche grazie alla direzione dell’arbitro Guida.
Inter-Champions a piccoli passi
LA GAZZETTA DELLO SPORT - LICARI - Ma sì, in fondo bene così per Inter e Roma. Il Milan non va oltre il pari a Parma, la Lazio si fa malissimo da sola, l’Atalanta non è attesa da una gita di Pasquetta a Napoli. E se non fosse per il Torino – davvero minaccioso per come sta risalendo la classifica – sarebbe stato quasi un successo totale. Ma questo 1-1 è lo stesso un buon risultato: s’è capito dal finale all’insegna del «meglio non rischiare che domani è festa» e dai sorrisi dei tecnici dopo il 90’. I nerazzurri consolidano terzo posto e Champions, sebbene se la vedranno con l’indecifrabile Juve di questi tempi. I giallorossi restano agganciati alle loro speranze e inoltre sono attesi dal Cagliari, impegno non impossibile. Tutto questo mentre Torino-Milan potrebbe somigliare a una semifinale. Insomma, non è stata una brutta serata. Un tempo a testa, nel primo domina la Roma trascinata da Dzeko, con El Shaarawy goleador, nel secondo meglio l’Inter, con Perisic che pareggia dopo l’entrata di Icardi.
SISTEMI UGUALI E DIVERSI Qualche domanda naturalmente resta in piedi. Se Dzeko fosse stato mostruoso per tutti i 90’. Se Icardi avesse giocato dall’inizio. Se Nainggolan e Zaniolo fossero stati loro e non le controfigure meno riuscite. Se, soprattutto, la Roma avesse mantenuto intensità e distanze del primo tempo. Di sicuro quei 45’ sono stati una bella dimostrazione di organizzazione e praticità. Si confrontavano due sistemi nominalmente identici, 4-2-3-1, ma del tutto diversa era l’interpretazione. Da un lato l’Inter con Lautaro in versione Icardi, molto attaccante «in attesa del pallone in area». Dall’altra la Roma con Dzeko nelle vesti del centravanti arretrato che fa girare palla e manovra, un regista ispirato. Alternativi anche i trequartisti: Nainggolan che sembra fare gran movimento, trasformandosi quasi in mezzala, ma stringi stringi niente, e Pellegrini che dall’altra parte si schiaccia su Dzeko.
ROMA PADRONA In questa scacchiera tattica è la Roma che si muove meglio perché più furba e meglio messa in campo. Ranieri lascia che sia Spalletti a fare la partita. Tanto ha capito che la frenesia degli attacchi può essere, se non neutralizzata (Lautaro colpisce subito un palo), almeno controllata con una difesa ben chiusa e i due mediani (Nzonzi e Dzeko) che sbarrano i corridoi interni. Riconquistata palla, però, Dzeko sembra un «10» nato per come difende il possesso e lancia il compagno meglio piazzato. L’Inter è fragile sulla sua destra e lì la Roma colpisce con uno scatenato El Shaarawy che si libera in fila indiana di D’Ambrosio, De Vrij e Vecino e scarica sull’angolo lontano. A questo controllo del territorio, Ranieri aggiunge un’altra mossa intelligente alla quale Spalletti non risponde subito: il 4-2-3-1 diventa 4-3-3 per recuperare Pellegrini in mezzo e togliere a Nainggolan le residue speranze di libertà e superiorità a centrocampo. L’Inter non va oltre attacchi un po’ frettolosi e tende a schiacciarsi sul limite dell’area, facendo poco movimento.
RECUPERO INTER Non è chiaro se si tratti di appagamento, o se nell’intervallo l’Inter trovi la soluzione: tutto all’improvviso cambia. Non è colpa del cambio Zaniolo-Under, perché il turco meritava di uscire, ma di sicuro la Roma ora si chiude con dieci uomini e a Dzeko non può riuscire il gioco di fare la sponda per le incursioni: i compagni sono e restano dietro la linea, più preoccupati di difendere. E poi è l’Inter che si aggiusta grazie alla regia di Borja Valero al quale nessuno va a disturbare il palleggio a tutto campo: ecco, a questo poteva servire il «finto» trequartista, a fare da schermo, ma è il senno di poi.
PARI PERISIC Libero Borja, e con Vecino che può aggiungersi in fase d’attacco, la Roma finisce per abbassarsi sempre più. Mobilissimo Asamoah, recuperato D’Ambrosio, risvegliato Perisic, infine dentro Icardi per Nainggolan, il 4-2-3-1 con doppia punta argentina diventa insostenibile per Fazio e compagni. Sul cross di D’Ambrosio la difesa giallorossa si sistema male (per Ranieri la responsabilità maggiore è di Cristante), in ogni caso Perisic arriva da dietro, indisturbato e libero di scegliere come colpire. Il salvataggio di Handanovic sigilla il risultato. Dal punto di vista del gioco e dell’intensità l’Europa resta lontana, dall’altra parte della Luna, come diceva Dalla dell’America. Ma in classifica Roma e Inter sono qualche chilometro più vicine.
Allenamento Roma. Squadra di nuovo a Trigoria martedì alle 11
La Roma tornerà ad allenarsi martedì alle 11 in vista della sfida di domenica contro il Cagliari. I giallorossi sono reduci dal pareggio di San Siro per 1-1 contro l'Inter e mister Ranieri ha concesso loro di passare Pasqua e Pasquetta in famiglia.
Roma squadra che segna di più nei primi 15 minuti. Seconda volta in doppia cifra in Serie A per El Sha
La Roma è la squadra che ha realizzato più gol nei primi 15 minuti di gioco in questa Serie A. Il gol di El Shaarawy, decimo in campionato ha permesso al Faraone di andare in doppia cifra per la seconda volta in Serie A (la prima era accaduto con la maglia del Milan nella stagione 2012-13). L’attaccante giallorosso ha segnato 6 gol nelle sue ultime 7 partite di Serie A giocate a San Siro. Edin Dzeko, invece, è ora il giocatore che ha servito più assist (4) per El Shaarawy in questo campionato.
Le pagelle di Inter-Roma
La Roma esce da San Siro con un pareggio per 1-1 grazie alle reti di El Shaarawy e Perisic. Primo tempo di marca giallorossa nonostante una grande parata di Mirante su Lautaro Martinez ma i giallorossi recriminano 2 calci di rigore, uno per tempo.
Mirante 6.5 - Spettacolare parata su Lautaro Martinez e poi respinge in 2 tempi su un tiro di Politano. Nella ripresa, sbaglia a rimanere in porta su gol di Perisic ma nel complesso dà sicurezza al reparto. Meno con i piedi.
Florenzi 6 - Bene quando ha la palla tra i piedi, soffre la stazza fisica differente dell'Inter e sul la rete nerazzurra si fa sovrastare da Perisic ma Fazio è troppo al centro sul cross.
Fazio 5.5 - Colpevole sulla rete dell'1-1 e forse il peggiore del reparto, nonostante la fase difensiva sia più solida dell'era Di Francesco ma alcune lacune ancora permangono.
Juan Jesus 6 - Copre quasi sempre bene su Lautaro tranne in un paio di circostanze. Prestazione concreta anche se ha saputo di dover giocare all'ultimo per l'infortunio di Manolas.
Kolarov 6 - Gioie e dolori ma ha l'avversario più difficile da marcare: Politano. E' ancora presente in fase di ripartenza nei minuti quando va vicino alla rete della vittoria ma Keita lo sposta al momento del tiro, che comunque impegna seriamente Handanovic, che fa una parata strepistosa. Non sarebbe stato uno scandalo assegnare il rigore, nella circostanza.
Nzonzi 6.5 - Finalmente una gara all'altezza della situazione. Si mette davanti alla difesa e recupera molti palloni. Gioca in maniera semplice e sbaglia meno del solito. In attesa di De Rossi, può esser considerato un'alternativa decente.
Cristante 6 - Parte in coppia con Nzonzi ma poi Ranieri disegna un centrocampo a 3 con anche Pellegrini e le cose migliorano. Altro giocatore che fa un match senza infamia e senza lode ma si fa ammonire nel finale.
Under 5.5 - Torna titolare dopo 3 mesi ed è ancora un pò arruginito ma ci prova finché ne ha. Per ora, non più di un tempo e così non rientra in campo nella ripresa. (46' Zaniolo 5.5 - Parte da destra ed in quella posizione non si trova anche se dopo poco il suo ingresso in campo fornisce un bell'assist a Pellegrini, che spreca tirando a lato).
Pellegrini 6 - Sia da trequartista che da interno di centrocampo fa il suo in ogni fase del campo. Subisce molti falli ed alla fine non ce la fa più e viene sostituito. (80' Kluivert s.v. - L'olandese è stato spesso schierato titolare da Ranieri, segno che si fida di lui ed anche nei pochi minuti giocati a San Siro fa vedere impegno in difesa e si procura un buon calcio d'angolo. Non era facile fare di più).
El Shaarawy 7 - Migliore in campo in assoluto. Gol bellissimo a parte, fa benissimo le due fasi ed è il pericolo numero 1 per la difesa interista. La sua presenza in campo sarà fondamentale nel finale di campionato anche perché è il capocannoniere della squadra e con oggi raggiunge la doppia cifra.
Dzeko 6.5 - Primo tempo da grande campione. Vince tanti duelli contro una delle coppie difensive più forti d'Europa ed è lui a fornire l'assista ad El Shaarawy nell'azione del gol. Tante belle giocate e fa salire la squadra quando serve prendendo molti falli. Meno bene nella ripresa ma il passaggio per Kolarov nel recupero poteva valere 3 punti e quarto posto.
Ranieri 6.5 - La presenza di Nzonzi aveva lasciato molti dubbi nella tifoseria giallorossa ed invece si è rivelata la mossa adeguata. Tarda forse a fare il secondo cambio ed il terzo sarebbe stato utile per provarci sino alla fine senza farci schiacciare come accaduto nel secondo tempo per almeno 30-35 minuti. La squadra appare comunque più compatta ed è più difficile segnarle pur mancando oggi il suo difensore principe come Manolas.
Fabio Bergomi, YouTuber: "Stasera vincerà la Roma 2-1. Zaniolo grande campione, onore a Di Francesco per averlo fatto esordire a Madrid"
INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - A poche ore dalla sfida tra Inter e Roma, la redazione di InsideRoma ha intervistato Fabio Bergomi, uno dei più noti YouTuber di fede nerazzurra proprio per parlarci della gara di stasera ma non solo. Queste le sue parole:
Ciao Fabio, innanzitutto grazie per l’intervista… Volevo chiederti, come mai un giorno hai deciso di metterti sul web e fare lo Youtuber, tu che poi fai ben altro di mestiere…
“Guarda, ho iniziato sulla piattaforma YouTube quando nessuno diceva quello che stava accadendo all’Inter con De Boer. Quindi mi sono messo davanti al computer, ho acceso la telecamera e ho fatto il mio primo video. Molto sul calcio giocato, molto sul campo, quando nel panorama di 3 anni fa, pochi parlavano della partita come io ne parlai al debutto su YouTube. E questa cosa, pur con pochissimi iscritti, aveva riscontrato moltissimo successo e così sono andato avanti. In realtà, prima di Youtube, io nasco su Facebook facendo video su alimentazione e benessere e relazioni di coppia, dove ho scritto anche dei libri”.
Sei un milanese D.O.C., tifoso interista ed un amante del gioco del calcio in tutti i suoi aspetti: ti interessi di tattica, di alimentazione, di preparazione sportiva ed anche di tutto ciò che ruota intorno a questo meraviglioso sport. Ad esempio, poco tempo fa hai fatto anche diversi video in cui parli dell’eventuale stadio di proprietà dell’Inter, che non vorresti fosse fatto insieme al Milan… Ci potresti spiegare come nascono queste tue passioni? Invece, in relazione allo stadio di proprietà, ti sei fatto un’idea della “questione Roma” e quella milanese?
“Sulla questione stadio, la mia idea sulla questione Roma (ma mi sono informato poco) è che si voglia veramente fare lo stadio della Roma ma che il tappo dei politici a Roma sia veramente ingombrante e questo fa spaventare tutti gli investitori. Quindi, sullo stadio, da ignorante, sto totalmente dalla parte di chi investe e quindi in questo caso di Pallotta. Sul discorso di Milano, rimango senza parole. In una città che ha spostato una fiera ed io sono nato in zona Fiera, hanno fatto il grattacielo più alto d’Italia, hanno fatto il grattacielo più bello del mondo, dicono, dove abita tra l’altro Spalletti, hanno fatto il palazzo politico, quello della Regione Lombardia che dicono sia uno dei più belli del mondo e non riescono a capire che Milano, città del design, città degli spazi da colmare ha assolutamente gli spazi per fare 2 stadi. E poi c’è il discorso del fatto che anche le più piccole società hanno gli stadi. Tanto più se ti chiami Inter, se ti chiami Milan, se hai quella storia. Se 2 stadi ce li hanno a Madrid, addirittura a Torino, perché non a Milano? Ed allora mi sembra un gioco al ribasso di 2 proprietà che non vogliono investire troppo perché potrebbero un giorno vendere il giocattolo (e mi riferisco sia all’Inter che al Milan). Quindi, investono un pò. Investono in uno stadio che gli dà dei ricavi, fanno vedere che fanno qualcosa, sicuramente aumenta il valore ma che senso ha avere Inter e Milan in uno stadio di 55-60mila persone? Mi sembra veramente un’operazione al ribasso con di mezzo il Comune ed anche qui i politici. Non sono per niente contento, Milano merita altro.
La passione del calcio ce l’hai da quando nasci e giochi con la pallina di carta in casa. Poi ho giocato a calcio in alcune squadre. Poi mi sono appassionato di sport individuali e mi sono accorto che per fare qualsiasi sport devi avere comunque una base di allenamento, per questo mi appassionato di alimentazione, di sport ne ho provati tanti. Mi sono reso conto che la gente non ha capito cosa voglia dire essere in forma. Le altre mie passioni, come l’alimentazione è legata a questo: il corpo, fai sì che sia la tua medicina. E quindi ho capito che il cibo gestisce tutto. L’ho provato, ho conosciuto il dottor Mozzi personalmente e poi ho provato su me stesso. Per quanto riguarda le altre passioni, quella sulle relazioni di coppia c’è sempre stato. Ho fatto due libri, uno si intitola: “Figa, l’amore” ed è ancora molto venduto su Amazon ed è, credo, un libro schietto e sfrontato, dove vado ad affrontare ciò che gli altri non hanno il coraggio di scrivere ed affrontare perché questo tema in Italia è molto delicato. Io ho messo un 'vietato ai minori di 18', non perché ci siano cose scabrose ma perché per dire in faccia le cose agli uomini e alle donne, devi esser coraggioso. Ed in questo Paese, quando si parla di relazioni di coppia, non si ha mai il coraggio di dire la verità. Sembrano tutti felici proprio perché non affrontano i problemi e felici non lo sono. La mia grande passione sulle relazioni di coppia è nata all’università quando facevo Scienze Politiche con indirizzo sociologico.
Confermo, io sono milanese, nato in zona 1, che una volta era la zona centro o meglio, la mia era la zona centro-Fiera, che poi è quella che va verso San Siro”.
Sabato, vigilia di Pasqua, ma anche giorno di Inter-Roma… Negli ultimi 2 anni hai seguito molto da vicino le vicende giallorosse (oltre ovviamente a quelle nerazzurre) per la tua grande stima nei confronti di Di Francesco. Cosa ne pensi del tecnico abruzzese? Lo vorresti un giorno sulla panchina dell’Inter?
“Di Francesco mi era già simpatico quando giocava alla Roma. Poi da quando è diventato tecnico, mi piace, è serio. Mi piacciono gli abruzzesi. L’ho seguito, è un amico di Zeman, io sono pazzo di Zeman, ero iscritto al gruppo Zeman. E’ quell’utopia di avere finalmente all’Inter un allenatore che io non ho mai avuto. Mi è toccato seguire Zeman alla Roma, Zeman addirittura al Napoli… Ma anche quello come Sarri… Gente che gioca al calcio che l’Inter non ha mai avuto, a parte quella parentesi di Orrico che è finita malissimo più di 20-25 anni fa. L’inter non ha mai avuto uno come Sacchi o come Zeman e quindi so che l’Inter nel DNA ha tecnici diversi tipo Allegri, Spalletti… Spalletti un pò meno ma Allegri… Spalletti si è rivelato un “cacasotto”. Allegri, persino Conte, è gente che gioca dalla difesa. Sono dei “cagon”. Io ho sempre voluto il gioco spregiudicato. Se poi mi dicono vinci con Cooper o Trapattoni, preferisco vincere che vedere un grandissimo gioco e poi prendere tanti gol. Però, nel momento in cui, ripeto, non vinco un “ca**o”, tanto vale avere un Di Francesco che mi fa crescere le rose. E quindi per questo l’ho seguito alla Roma. La Roma ha avuto i suoi risultati, quando Di Francesco aveva gli uomini ha fatto ottimi risultati. Abbiamo visto com’è difficile arrivare agli ottavi di Champions, quindi un applauso ancora a Di Francesco per l’anno scorso. Quest’anno sapete com’è andata voi a Roma meglio di me e quindi lascio a voi commentare”.

Sarà anche la sfida tra 2 mister che hanno allenato sulle panchine opposte… Che ne pensi di Ranieri?
“Ranieri è venuto all’Inter in un momento dove eravamo ancora appagati dal Triplete, ha fatto il suo, è una persona molto per bene. L’ha già detto lui, aveva perso Thiago Motta e Coutinho. Secondo me, con Thiago Motta e Coutinho, Ranieri avrebbe fatto parecchi punti in più. Ha fatto il suo in un’epoca dell’Inter ancora diversa da questa… Però voglio dire è venuto, ha rispettato tutti i giocatori e non posso che dirne bene”.
Sulla panchina interista siede un allenatore che stimi molto meno… Giusto? Come mai Spalletti non è riuscito ad entrare nel cuore tuo e di tanti tifosi dell’Inter?
“Spalletti non è entrato nel cuore dei tifosi perché ha sposato subito la cosa di esser un traghettatore e lui lo sapeva. Lui c’ha provato, ha fatto il suo lavoro con il suo metodo, facendo gruppo, ecc. ma ad un certo punto si è accorto che in società l’avevano preso un pò in giro. Così come ha detto Cristiano Ronaldo a Mendes (‘Alla Juventus mi avevano promesso cose diverse’), anche a lui. La differenza è che lui è voluto andare avanti ma la rosa era quello che era ed in più si è intestardito su dei moduli. Io gli farei solo una domanda: ‘Ma tu non hai fatto quel calcio bello che hai fatto a Roma perché non avevi gli uomini o perché qualcosa non va? Raccontacelo’. E poi comunque c’è il discorso che lui anche a Roma piuttosto che mettere le 2 punte faceva giocare Totti in mezzo o falso nove. Insomma, io credo che lui possa avere un gioco spumeggiante con una grande squadra. Se non ce l’ha è perché considera i giocatori qua (all’Inter, ndr.) giocatori scarsi ed in più non prova a fare cose diverse perché appena ci prova, prende bastonate. E quindi, ha fallito come gioco e ha ceduto la parte umana, dove anche lì ha fallito. L’allenatore è responsabile di ciò che esce dagli spogliatoi. In più, se ci aggiungi il carattere, se ci aggiungi una serie di cose, Spalletti ha finito con l’Inter”.
Ultimamente, si stanno spesso intrecciando nomi di mercato tra le 2 squadre… L’estate scorsa è arrivato alla Pinetina Radja Nainggolan, idolo dei supporter romanisti ma che a Milano non sta rendendo al meglio ed anzi non ha mai nascosto che un giorno vorrebbe tornare in giallorosso… Che ne pensi? Sei dell’idea che piano piano possa imparare ad amare l’Inter come fatto con la Roma o credi che sia una causa persa?
“Nainggolan è un sincero. E’ andato via da Roma, perché come ha detto lui, per problemi con Monchi, ecc. E’ approdato all’Inter perché Spalletti è quello che lo ha voluto di più. Nel dolore di lasciare una squadra, dove comunque aveva fatto tanto ed è rimasto nel cuore di tutti, aveva la possibilità di venire a fare la fine carriera in una squadra come l’Inter, che come la Roma, fa parte delle grandi squadre italiane e l’Inter, col suo palmares, con la sua voglia di rifarsi, in un grande stadio e nel più grande pubblico italiano. Invece, sappiamo che i suoi vizi, il fatto di non aver fatto i Mondiali, il fatto di problemi anche personali, girano voci, ecc., fatto sta che si è fatto prendere dallo sconforto. Già dopo il derby giravano voci pesanti su Nainggolan e abusi di alcol e non solo, ad un certo punto in un momento, per me di debolezza, ha detto ‘io torno a Roma perché è il mio porto sicuro’, senza che abbia capito cos’è l’Inter. Non l’ha ancora capito e questo è un suo limite, nel senso che lui può fare il guerriero che vuole, tatuarsi quello che vuole ma se non capisce quello che lo circonda, probabilmente non è così intelligente come crede. L’inter è la squadra che gli può dare grandi possibilità ma lui non se n’è accorto e ha fatto delle grandi figure di me**a”. L’Inter ha una tifoseria che ha fischiato Ronaldo, Vieri, ha fischiato persino Mourinho le prime partite. Mi spiace, forse non ha capito che la nostra tifoseria è rognosa e non perdona nulla”.
Il percorso opposto lo hanno fatto Santon e Zaniolo, arrivati nella Capitale proprio a parziale contropartita del belga… Se il primo sta mostrando alti e bassi, il secondo sembra esser esploso… La vedi anche tu così? Quanto merito dai a Mancini e Di Francesco per averci creduto?
“Santon è un bidone, un incompiuto ed un monopiede e fa una vita sregolata. Zaniolo, è un grande campione. L’ha voluto Di Francesco ed è stato dichiarato proprio nella trattativa Nainggolan. Onore a Di Francesco, che lo ha fatto giocare col Real Madrid e lo hanno preso in giro e poi abbiamo visto tutti. Oggi vediamo quanto vale e chi lo vuole. Quindi, i meriti sono di Di Francesco ed in parte anche di Monchi”.
Oggi tutti parlano dell’esempio fornito dall’Ajax. I lancieri hanno eliminato la Juventus dalla Champions grazie ad un gioco brillante ed a tanti giovani cresciuti in un eccellente vivaio. In Italia, dopo anni di difficoltà, stanno cominciando ad uscire fuori ragazzi interessanti come Barella, Tonali, lo stesso Zaniolo, Kean, Donnarumma che sembra vecchio ma ha 20 anni. Come lo vedi il futuro del calcio italiano? I primi 2 poi, sono contesi proprio da Roma ed Inter, dove pensi che finiranno?
“Mah, sui giovani non si può mai sapere, perché le piccole società li vendono a chi offre di più. Ti ricordi con Dybala? Sembrava dell’Inter, poi la Juve ha offerto di più, quindi non si sa. Il futuro del calcio italiano è roseo perché questi calciatori, alla classe innata e di questo sono molto felice, hanno aggiunto forza fisica. Vedi Tonali, lo stesso Zaniolo, Barella, Chiesa, Kean… Sono molto contento, era da un pò che non nasceva gente con la tecnica ma con la forza fisica. Probabilmente, abbiamo dovuto aspettare 15 anni per avere calciatori moderni, cioè tecnici che come gli italiani ce ne sono pochi ma anche forti fisicamente, che hanno capito che in campo si combatte. E questo è il calcio moderno, purtroppo perché a me piaceva di più il calcio quello elegante”.
Si parla molto anche di Dzeko… Lo vedresti come sostituto di Icardi o come riserva prendendo un bomber importante da mettergli davanti?
“Allora, l’operazione Dzeko. E’ lui che si è offerto all’Inter e che non vuole più stare a Roma. Non è l’Inter che ha cercato Dzeko, è lui che cerca di proporsi, questa è la verità. Non credo che se Dzeko mai verrà all’Inter, verrà a far la panca. Se Dzeko viene o chiunque venisse al posto suo è per giocare in attacco con 2 attaccanti. Quindi Dzeko più un altro, Dzeko più Lautaro, ecc. Poi è chiaro che, a seconda dell’allenatore, quest’anno probabilmente avremo delle punte che faranno gol, che devono fare gol. Quindi potrebbe esser che rimane Lautaro, magari viene presa un’altra punta come Dzeko e rimane anche Keita e hai praticamente tutti i giocatori che possono occupare tutti i ruoli dell’attacco. L’Inter giocherà con 2 attaccanti l’anno prossimo, ecco perché Spalletti non ci sarà più, nonostante le voci”.
Altro nome che si fa in chiave-Inter (che tu da tanto dai come prossimo allenatore) è quello di Antonio Conte, che piace anche alla Roma. L’arrivo dell’ex juventino comporterebbe quel famoso salto di qualità che serve per accorciare il gap dalla Juventus in quanto il suo arrivo sarebbe subordinato ad una campagna acquisti importante o pensi che solo con Josè Mourinho si possa ridare entusiasmo e compattezza ad una piazza che va in massa allo stadio ma che non vince da troppo?
“Io ho le mie fonti su Conte e le ho confermate, nonostante, come si dice, la gente continua a rompere le pa**e! Poi, voglio dire, quello che è successo alla Juventus, ha rotto gli equilibri così come Zidane sembrava della Juve ed il Real che crolla e ha fatto sì che Florentino (Perez, presidente dei blancos, ndr) abbia fatto una megaofferta a Zidane, che lui non ha potuto rifiutare, così anche lì, Conte si è proposto alla Juve. Questo ha fatto inc*****e l’Inter, altrimenti Conte è già dell’Inter. Credo che Conte sia un allenatore professionista. L’ha detto lui: ‘Se vado all’Inter sarò interista, se vado al Milan sarò milanista'. A differenza di altri, che sono viscidi e falsi, nonostante lui sia juventino, lui è veramente un 'pazzo'. Lui è uno che ha allenato il Bari, abitando a Lecce, quindi è veramente 'matto', un vero professionista. Per quanto riguarda Mourinho, è la figura che all’Inter serviva, perché all’Inter serve uno psicologo, mentre Conte è un sergente. All’Inter serve un sergente psicologo e secondo me, era meglio Mourinho ma mi va bene anche Conte”.
A proposito di Conte e di preparazione… Dovesse arrivare il leccese, insieme a lui potrebbe esserci Bertelli, attualmente preparatore atletico del Chelsea ed ex Roma. Lo conosci? Ai tempi della prima Roma di Spalletti fu premiato come migliore del calcio italiano ed uno dei segreti di quella squadra. Che ne pensi?
“Guarda, sugli infortuni e sulla preparazione atletica, mi ricordo benissimo quando Spalletti lavorava mi pare con Andreazzoli e con i preparatori della Roma. Mi ricordo una squadra pimpante, in forma, che arrivava prima sulla palla ed anche sui secondi palloni sempre prima. Quindi, secondo me il lato atletico in questo calcio è fondamentale. O la gente capisce che cibo, sport, riposo, allenamento personalizzato sono il futuro del calcio oppure tu puoi comparare tutti i giocatori che vuoi ma non riuscirai mai a tirargli fuori il meglio. Un conto è la motivazione mentale ed un conto è che a livello fisico siano pronti a fare determinate cose. Quindi, spero veramente che qualsiasi allenatore arrivi, arrivi con una squadra preparata ma anche con preparatori atletici a livello. A livello vuol dire che devono andare oltre a quello che oggi offre il mercato. Cioè, la preparazione atletica oggi deve esser personalizzata e va dal cibo alla preparazione atletica a tutto quello che è il campo, ecc”.
Tornando all’attualità… Come finisce stasera? Qual è il giocatore della Roma che temi di più?
“Sai, non so chi giocherà della Roma stasera in attacco, perché la Roma ha molte alternative in attacco. Io credo che i 2 più pericolosi potrebbero esser, se giocano, e che l’Inter può soffrire di più uno è El Shaarawy e l’altro è proprio Zaniolo. Dzeko può esser controllato un pò meglio, questi qua sono i 2 giocatori più pericolosi. Senza contare Under che all’andata fece un gol straordinario e poi si era infortunato ma all’andata contro l’Inter fece un gol pazzesco. Questi qua sono i calciatori possono più far male. Come finirà? Inter-Roma sai benissimo che è una partita dove ci sono stati una marea di gol e dove poche volte è finita in pareggio. L’Inter veniva a Roma a vincere 4-1 o 4-0, la Roma ha battuto l’Inter 6-2, è venuta 2 anni fa a fare una partita con Spalletti pazzesca con 2 gol di Nainggolan, dove la Roma ha distrutto l’Inter. E’ una partita dove secondo me non va bene a nessuno il pareggio, quindi proveranno a vincerla. Secondo me, la Roma può fare il colpaccio, questa volta. Nonostante l’Inter sia quadrata, la Roma ha più gioco e se guardiamo Juventus-Ajax, io penso che finirà uguale: 1-2 per la Roma”.
Radja e la Roma, una storia d'amore che sembrava infinita
INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - Questa sera, alle ore 20.30, allo stadio Giuseppe Meazza di Milano c'è da scommettere che per Radja Nainggolan inizierà una partita tutt'altro che semplice. Non ci si vuol riferire tanto all'impegno fisico e tecnico da infondere contro una diretta avversaria nella lotta per un posto all'interno della prossima Champions League, quanto, piuttosto, ai sentimenti che inevitabilmente il belga sarà costretto a vivere: lui che, se fosse stato unicamente per scelta propria, mai si sarebbe separato da Roma e dalla Roma.
Il rapporto professionale tra il 'Ninja' e la società capitolina inizia a gennaio del 2014 ed è subito amore a prima vista (reciproco).
I giallorossi, allora allenati dal francese Rudi Garcia, sono reduci dalla brutta batosta subita in quel di Torino contro la Juventus: un secco 0-3 che fa scivolare la Roma addirittura a otto punti di distanza dal primo posto occupato dai bianconeri. Dopo il record ottenuto grazie alle dieci vittorie conseguite nelle prime dieci giornate di campionato, infatti, la formazione dell'ex Lille è incappata in una piccola crisi di risultati, con ogni probabilità dovuta anche all'impossibilità di far rifiatare l'undici titolare a causa di una schiera di seconde linee non all'altezza.
L'allora direttore sportivo giallorosso Walter Sabatini capisce la necessità di intervenire sul mercato di riparazione per fornire a mister Garcia qualche alternativa di maggior spessore e 'piazza' un colpo da maestro, dapprima in uscita: lo statunitense Michael Bradley viene ceduto per circa dieci milioni di euro al Toronto FC, club militante nella Major League Soccer americana. Grazie alla somma incassata, l'ex ds laziale può puntare con decisione verso uno dei migliori centrocampisti della Serie A: Radja Nainggolan, appunto. Il Cagliari dapprima mostra qualche resistenza, ma alla fine cede e lascia partire il proprio numero quattro in prestito per 3 milioni di euro, con opzione di riscatto della metà del cartellino da parte della società giallorossa fissato a 6 milioni. Un affare colossale.
Da ormai qualche stagione, Nainggolan era definito da 'radio mercato' in procinto di effettuare il salto in una big e alla fine, a 25 anni, arriva la Roma, che conclude un'ottima operazione anche in tempi relativamente brevi per 'rispondere', in qualche modo, alla brutta caduta dello Juventus Stadium.
Dal canto suo, il 'Ninja', mostra di avere le idee perfettamente chiare riguardo a cosa dover fare per confermarsi giocatore importante anche ad altissimi livelli: "Sceglierò il numero di maglia 44 perché se fino ad ora ho sempre dovuto impegnarmi al massimo, da adesso in poi i miei sforzi dovranno addirittura raddoppiare per dimostrare di poter valere una maglia come questa".
Nainggolan debutta subito, peraltro da titolare, con la nuova casacca: la prima gara in giallorosso viene disputata il 9 gennaio del 2014, quarantotto ore dopo la chiusura dell'affare tra Roma e Cagliari, in occasione della sfida di Coppa Italia contro la Sampdoria di Sinisa Mihajlovic.
I tifosi possono subito apprezzare la grinta del calciatore, ma anche le sue buone doti tecniche: insomma, tutto ciò che lo aveva portato alla ribalta del calcio italiano nel corso delle annate precedenti.
In breve tempo, il belga conquista la Capitale.
Complice anche il terribile infortunio occorso a Kevin Strootman, Nainggolan diventa un perno del centrocampo a tre di Rudi Garcia, insieme a Daniele De Rossi e Miralem Pjanic. Le prestazioni dell'ex Cagliari sono sempre abbondantemente sopra la sufficienza e il tutto viene anche condito dai primi due gol messi a segno con la nuova maglia.
Dopo pochi mesi, Radja Nainggolan è già pazzo di Roma e della Roma, un sentimento che lo porta ad affermare a novembre del 2014: "Qui a Roma sto benissimo, non vedo il motivo per cui dovrei andar via. Vivo bene, sono felice, ho tutto quello che devo avere, in questi casi neanche tutti i soldi ti possono far cambiare idea. Potrei firmare a vita per la Roma, anche perché ho rinunciato a tante squadre. A meno che la società un giorno decida di cacciarmi". Parole che, a distanza di anni e dopo il modo in cui è avvenuta la dolorosa separazione tra il calciatore e la squadra capitolina, risuonano tristemente profetiche.
La situazione per Nainggolan non cambia neppure dopo l'addio di Garcia e l'avvento di Spalletti all'inizio del 2016; anzi, sotto la guida del mister toscano, il rendimento del centrocampista ex Cagliari addirittura migliora anche grazie a un cambio di posizione in campo che lo avvicina maggiormente alla porta avversaria e a diversi gol in più messi a segno.
Nell'estate del 2016 si torna a parlare con insistenza di un addio del belga. D'altronde la Roma, come ogni anno, ha bisogno di fare cassa per poi reinvestire e stavolta sembra proprio toccare a Nainggolan, che, dal canto suo, di abbandonare la Capitale proprio non mostra intenzione. Il Manchester United piomba pesantemente sul centrocampista, tuttavia Spalletti pone un veto assoluto sulla cessione del ragazzo e alla fine a partire è Miralem Pjanic, direzione Juve.
Il 'Ninja' non nasconde la propria gioia per essere rimasto a Roma e in un'intervista al canale tematico della società confessa che ormai "ho fatto una scelta di vita. Mi piace vivere a Roma, mi trovo bene qui. Vorrei restare per i prossimi cinque anni". Dopo un'altra annata stratosferica, con il record di gol in carriera (ben 14) raggiunto, Nainggolan si trova per l'ennesima volta al centro di voci di mercato. Stavolta il belga sembrerebbe sulla via di Milano, sponda Inter, per seguire il suo ex allenatore Spalletti, allontanatosi dalla Capitale dopo un'estenuante lotta intestina con Francesco Totti.
Effettivamente l'allenatore di Certaldo pone Nainggolan in cima alla lista dei desideri proposta alla presidenza meneghina, ma il calciatore non ne vuole proprio sapere di spostarsi da Roma e alla fine, a luglio del 2017, firma il rinnovo con i giallorossi. L'evento viene celebrato con una foto che ritrae il ragazzo sorridente accanto al nuovo ds giallorosso Monchi: un anno dopo, tutto sarebbe incredibilmente cambiato.
La stagione 2017/2018, infatti, sarà l'ultima del 'Ninja' in giallorosso. Il direttore sportivo arrivato da Siviglia per portare la Roma finalmente alla vittoria di qualcosa di importante, infatti, è stufo della vita privata fuori dalle righe del belga e già a gennaio del 2018, dopo l'ormai celebre video in cui Nainggolan a Capodanno insieme ad amici confessa di essere ubriaco, cerca di 'piazzare' il centrocampista. Sembra fatta per un trasferimento in Cina, ma poi salta tutto.
Il ragazzo resta altri sei mesi nella Capitale, consapevole però che ormai sia sostanzialmente finita.
Il 26 giugno del 2018 Radja Nainggolan si ricongiunge con Luciano Spalletti, firmando per l'Inter.
Il belga, comunque, mostra subito come non sia entusiasta della nuova avventura: "Non credete che io stia benissimo a dover lasciare Roma. Ma a volte ti mettono di fronte a delle scelte", in questo modo il 'Ninja' risponde a un tifoso giallorosso che su Instagram lo aveva implorato di puntare i piedi e restare a Trigoria.
L'obiettivo, nemmeno troppo velato, del messaggio social del centrocampista è Monchi, ritenuto il vero colpevole di quell'addio alla Roma che mai avrebbe voluto si consumasse.
Passano le settimane e Nainggolan in nerazzurro proprio non ingrana. Emergono poi dei messaggi vocali, non si sa bene indirizzati a quale persona, nei quali il belga confessa che "voglio tornà alla Roma..essendo amico di Totti, magari spinge lui...".
L'amore per il giallo e il rosso, insomma, è tutt'altro che sopito.
Il resto è storia di questi giorni: Monchi che saluta tutti e abbandona la nave, che egli stessi ha costruito, mentre affonda, tornando in fretta e furia in quella Siviglia che aveva lasciato per "misurarsi con altre sfide" e le ultime parole al vetriolo di Nainggolan nei confronti dello spagnolo.
Soprattutto, tuttavia, la sensazione che il sentimento profondo del belga verso la maglia e la gente romaniste sia rimasto intatto: "Senza di lui (ndr Monchi) avrei potuto essere ancora là...".