Cengiz Under ritorna a disposizione dopo due mesi
CORRIERE DELLA SERA - Poco più di un anno fa, il 3 marzo 2018, contro il Napoli al San Paolo ha realizzato uno dei suoi gol più importanti; in questa stagione, nella gara di andata, ha fornito l’assist per El Shaarawy. Cengiz Under - che nei giorni scorsi è stato premiato come miglior calciatore turco dell’anno dai lettori del quotidiano Milliyet - domani tornerà a disposizione di Ranieri, dopo oltre due mesi di assenza. (...) Obiettivo: aiutare la Roma a tornare in Champions League, come ha fatto lo scorso anno, ma anche recuperare il terreno perduto. Prima dell’infortunio, Cengiz era un obiettivo del Bayern Monaco, ora su di lui c’è anche il Siviglia di Monchi.
La Roma propone alla Juve lo scambio Higuain-Dzeko. No dei bianconeri
Dzeko e la Roma si separeranno a fine campionato. La notizia trova sempre più conferme e così la stessa società giallorossa si sta guardando intorno per trovare il sostituto. Secondo quanto il quotidiano torinese Il Corrriere di Torino, il centravanti bosniaco sarebbe stato proposto alla Juventus in cambio di Gonzalo Higuain ma i bianconeri avrebbero rifiutato.
Ranieri: "Roma devi reagire"
IL TEMPO - MENGHI - La filosofia del «do ut des» e la nuova routine della conferenza anticipata in perfetto stile inglese «perché aiuta a concentrarsi di più sulla partita». Sir Ranieri ha poco tempo per compiere la sua missione, mandare la Roma in Champions, ma ci sta provando con le migliori strategie che conosce, dalla comunicazione al campo: «Se mando un messaggio forte, mi aspetto una risposta forte: un allenatore non fa nulla per nulla». Lui ha ricordato a tutti che, se non dovesse essere centrato l’obiettivo, molti dovranno cambiare aria e fino ad allora sono chiamati a dimostrare di valere tanto quanto guadagnano, i giocatori una prima reazione ce l'hanno avuta e pure gli acciaccati hanno espresso la volontà di esserci contro il Napoli per far vedere di meritarsi maglia e stipendio. «Ho la piacevole visione - conferma Ranieri - che tutti vogliano giocare e vogliano esserci in questo momento di difficoltà. Finalmente ho rivisto lo spogliatoio pieno e i calciatori propositivi». Manolas è uno di quelli a cui basta un allenamento in gruppo per dirsi pronto, ma i calcoli poi li fa chi decide, tenendo conto non solo della stretta attualità: «Ho diversi giocatori che stanno rientrando, ma non sono al 100% e non posso mettere insieme tutti gli infortunati. De Rossi e Kolarov sono due pezzi da novanta, sarebbe una grossa gioia ritrovarli. Kostas mi ha già detto che vuole giocare, ma devo valutare bene tutto. Non ci sarebbero problemi per Fazio e Marcano. Da chi gioca nella Roma mi aspetto sempre cose importanti». È qualcosa in più da Olsen, criticato qui e in patria, ma comunque stimato da Ranieri, che non ha dubbi tra lui e Mirante: «Non è in discussione la sua titolarità, Robin ha la mia fiducia». Oltre al compito di rendere meno brutta la statistica secondo cui la squadra giallorossa è quella che in Serie A ha mantenuto meno volte di tutte, appena una, la porta inviolata nelle gare casalinghe. Non dovrebbe essere un'eccezione, ma una regola non prendere gol per una candidata alla Champions: «Credo che questa squadra abbia le potenzialità per stare tra le prime quattro. Davanti e dietro spingono forte, quindi mi auguro che i miei giocatori reagiscano forte alle avversità. Io sapevo dove arrivavo, sapevo che era una situazione eccezionale e spero si possano cogliere i frutti del mio lavoro». Ranieri si è ritrovato a gestire uno «scazzo», come dice lui, tra Dzeko ed El Shaarawy e l’ha ridimensionato: «Avviene in ogni famiglia, ora è tutto a posto. Stephan l'ho sostituito per una questione tattica: non faceva le cose che gli chiedevo e ho inserito Perotti». Cambio
che confermerà dal 1’ domani, chiedendo uno sforzo difensivo all’argentino: «Il Napoli con Ancelotti è più verticale e va subito al dunque. Dobbiamo essere molto attenti». E rispondere sul campo.
Manolas e Kolarov recuperano
IL TEMPO - MENGHI - Al netto dei recuperi di pezzi importanti come De Rossi, Kolarov, Manolas e Under, che potranno essere convocati per il Napoli, Ranieri deve decidere chi potrà scendere in campo dal 1’. Maggiori indiziati sono i due difensori, per cui a centrocampo dovrebbero esserci Cristante e Nzonzi con ai lati Zaniolo e Perotti, anche se il capitano non vorrebbe mancare. Il turco sarà l’arma in più dalla panchina, dove dovrebbe rivedersi Pastore. Dzeko era in campo con i compagni e domani dovrebbe far coppia ancora con Schick. Out El Shaarawy, Florenzi e Pellegrini. Problemi per Ancelotti: ricaduta muscolare per Insigne che salta la Roma.
Ho fatto un sogno per la panchina della Roma e l’ho chiamato Antonio Conte
INSIDEROMA.COM - MASSIMO PAPITTO -In questi giorni di sosta del campionato a Roma si è parlato molto di futuro visto che la stagione attuale volge al termine come una delle più deludenti degli ultimi anni.
In questi giorni la questione allenatore ha tenuto banco parecchio nelle radio, nei siti internet specializzati e nei giornali e si è fatto molto insistente il nome di Antonio Conte. Ed ecco che è qui che ho iniziato a sognare ad occhi aperti l’arrivonella Capitale dell’ex Ct azzurro. Una mossa che secondo me sarebbe quanto mai azzeccata visto che il presidente James Pallotta non più tardi di qualche giorno fa aveva “rinfacciato” al vecchio direttore sportivo Monchi il fatto di avergli chiesto un allenatore top. Un top manager proprio all’Antonio Conte, un mister capace di essere estraneo al contesto Roma, uno dalle decisioni forti, uno che non guarda in faccia a nessuno e che va dritto per la sua strada che è quella solo e soltanto della vittoria, una vera e propria ossessione nella sua carriera di tecnico.
L’arrivo di Conte a Roma per come la vedo io sarebbe un po’ come tornare indietro nel tempo a quando Fabio Capello decise di sedersi sulla panchina della Roma per condurla alla vittoria finale del terzo storico scudetto. Un condottiero vero come e quanto il Conte attuale. L’ultimo tentativo della Roma per restare competitiva dopo una stagione (questa) piena zeppa di problematiche. Quale sarebbe allora il colpo di spugna? Il modo per restare in alto? L’unico per me sarebbe quello di ingaggiare finalmente un mister di livello internazione e che ha già dichiarato in diverse interviste di voler tornare ad allenare nel nostro campionato. L’anno sabatico per lui è quasi terminato e credo che non veda l’ora di tornare a misurarsi con una nuova sfida in una squadra che deve ricostruire e che deve affidarsi ad un manager che gestisca il campo e anche il resto.
A lui, da sempre, piace prendere una squadra allo “sfascio” per trascinarla al trionfo quasi subito. Nell’immediato. Il suo marchio di fabbrica è sempre stato questo e sono sfide che gli sono sempre piaciute parecchio. E allora se son rose…
Perotti: "Daremo tutto per portare a casa la vittoria, con il Napoli sarà battaglia"
Diego Perotti, attaccante della Roma, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di SKY Sport a poche ore dal match contro il Napoli. Queste le sue parole:
"Sarà una partita tosta, sono una grande squadra. Loro giocano bene insieme e si conoscono da tanto tempo. Per noi diventa fondamentale, soprattutto dopo la sconfitta con la Spal, per il quarto posto. Sarà una battaglia e daremo tutto per portare a casa la vittoria, A fine stagione voglio che non ci sia nulla da rimproverarci. Voglio andare in vacanza tranquillo con me stesso sul fatto che abbiamo dato tutto. Vedremo il 26 maggio se saremo riusciti a farlo. Ma se lottiamo tutti insieme possiamo farcela".
Lombardi, M5S: "Mi auguro che i giallorossi possano avere lo stadio in tempi umani”
Roberta Lombardi, portavoce del M5S nel Consiglio Regionale del Lazio, è intervenuta ai microfoni di Radio Radio. Queste le sue parole:
Zingaretti e le sue assenze in Regione…
"Quando forti della maggioranza parlamentare gli chiedevamo di abbassare i vitalizi anche regionali lui ci diceva di aspettare la nuova legge di stabilità. Ci stiamo muovendo ora per tagliare i 20 milioni di vitalizi che la Regione Lazio versa ogni anno. Ho chiesto a Zingaretti di mettere alle riunioni un suo cartonato per ricordarci almeno com’è fatto, mi dicono i miei colleghi della passata legislatura regionale che non era molto presente neanche prima, quindi questo non immagino dipenda dalla sua nuova mansione di segretario del Partito Democratico".
De Vito?
"C’erano articoletti che insinuavano che io avessi preso soldi da Parnasi, quando io dal 2007 lotto contro la speculazione edilizia presso Piazza Bologna dove allora abitavo. De Vito invece lo conoscevo bene, sono rimasta davvero scioccata da quello a cui ho assistito perché avevamo fatto tante battaglie insieme, alcune condivise, alcune meno. Quando ho sentito quelle registrazioni sembrava un’altra persona, è stato come assistere alla trasformazione del Dottor Jekyll in Mister Hyde. Da simpatizzante romanista mi auguro che la Roma possa avere un suo stadio in tempi umani. E’ successo che il processo comunicativo che si è fatto intorno a Tor di Valle (penso a Totti col suo #famolostadio) ha influito sulle posizioni dell’amministrazione che veniva da un ‘no’ alle Olimpiadi. Io ho sempre sostenuto che la struttura potesse farsi altrove, penso alla Fiera di Roma, dove c’è anche l’aeroporto e ci sono già collegamenti su gomma e su rotaie".
Cosa servirebbe a Roma?
"Penso che per governare Roma ci vorrebbe una legislazione speciale solo per quest’ultima. Non sarebbe male anche per la Regione fare una sorta di città a Statuto Speciale".
Tutti a caccia dei milioni della Champions
IL TEMPO - PIERETTI - La Champions League in dieci turni (undici per la Lazio che deve recuperare la sfida contro l'Udinese all'Olimpico). Tante le giornate che mancano alla fine del campionato. Inter, Milan, Roma, Lazio e Atalanta sono ancora in corsa, cinque squadre per due posti che valgono milioni e prestigio internazionale. La volata è ancora lunga e si apre con tre scontri d'alta classifica; Roma-Napoli, Inter-Lazio e Sampdoria-Milan. Completa il quadro Parma-Atalanta con i bergamaschi che troveranno un avversario in formazione rimaneggiata. Il turno infrasettimanale (302) appare semplice per le due milanesi: l'Inter affronta il Genoa in trasferta, il Milan ospita l'Udinese. La Roma gioca con la Fiorentina, la Lazio va a Ferrara con la Spal, poi Atalanta-Bologna. Alla 312 giornata c'è Juventus-Milan. Turno ostico anche per l'Inter che affronta l'Atalanta. La Roma sfida la Sampdoria a Marassi, per la Lazio c'è il Sassuolo. Nella 322 giornata altro scontro diretto per il Milan che affronta la Lazio. Turno apparentemente favorevole per le altre: Frosinone-Inter, Roma-Udinese e Atalanta-Empoli. La Lazio, in questa settimana recupera la partita contro l'Udinese in casa. Nella 32 giornata la scena è occupata dallo scontro diretto di San Siro tra Inter e Roma, il Milan va a Parma, la Lazio ospita il Chievo, l'Atalanta gioca a Napoli. La domenica successiva, c'è Inter-Juventus, è il momento più delicato per la squadra di Spalletti. Il Milan va a Torino contro i granata, la Roma ospita il Cagliari, la Lazio gioca a in trasferta con la Sampdoria, l'Atalanta ospita l'Udinese.
Alla 35 c'è Lazio-Atalanta. La Roma va a Marassi contro il Genoa, turno semplice per le due milanesi: Udinese-Inter e Milan-Bologna. Nella 36 c'è Roma-Juventus all'Olimpico. L'Inter ospita il Chievo, il Milan gioca a Firenze, la Lazio va a Cagliari; partita alla portata per Atalanta contro il Genoa. La penultima di campionato presenta Napoli-Inter, altro turno difficile per la squadra di Spalletti. Agevole la sfida del Milan che ospita il Frosinone, la Roma va a Reggo Emilia contro il Sassuolo nello stessa giornata ci sono Lazio-Bologna e Juve-Atalanta. Nell'ultimo turno la sfida più interessante è Torino-Lazio. La Roma ospita il Parma, l'Atalanta sfida il Sassuolo: partite con avversarie senza pretese. Le milanesi potrebbero incrociare squadre ancora impegnate nella lotta salvezza: l'Inter ospita l'Empoli, il Milan va a Ferrara con la Spal. L'Inter ha un margine importante, e gran parte degli scontri diretti in casa (Lazio-Atalanta-Roma e Juventus): il momento più ostico tra la 33 e la 38 quando ospita Roma e Juve in sette giorni.
Il Milan affronta due trasferte insidiose (Sampdoria e Juventus) nelle prossime tre partite, poi lo scontro diretto in casa con la Lazio. La Roma ha un avvio scomodo fino alla trasferta contro l'Inter, poi il calendario è in discesa. Sei partite in casa e quattro fuori: un bel vantaggio rispetto alle altre concorrenti. La Lazio ha due scontri diretti - tutti in trasferta - contro Inter e Milan, i biancocelesti hanno sei partite in trasferta, un’insidia in più. Il margine di ritardo dell'Atalanta è ampio, solo una catastrofe sportiva delle romane e delle milanesi potrebbe consentire una qualificazione al momento impronosticabile. Previsioni e pronostici impossibili, sarà una volata appassionante.
A Zidane piace Cengiz Ünder
Zinedine Zidane, da poco ritornato sulla panchina del Real, avrebbe preparato una sorta di "lista della spesa" da sottoporre al presidente Perez. Secondo il portale turco Fotomac, tra i nomi, di giovani talenti che vorrebbe a Madrid, ci sarebbe anche quellod del giallorosso Cengiz Ünder.
Olsen non interessa al Watford
Il Watford non è alla ricerca di un portiere e non ha mai valutato il nome di quello giallorosso e della nazionale svedese Robin Olsen. Questo è quanto riferisce Tele Radio Stereo, in merito a quanto uscito nella giornata di ieri di un interesse del club inglese per il romanista.
Callejon: "Con la Roma sarà una grandissima partita. Vogliamo vincere e spero di far gol"
Jose Maria Callejon, esterno offensivo del Napoli, è stato intervistato da Sky Sport e ha parlato anche del match di domani all'Olimpico contro la Roma. Queste le sue dichiarazioni:
"Sarà sempre una grandissima partita. Devo fare bene anche in trasferta, ultimamente faccio gol e assist al San Paolo. Spero di fare gol se si può, vogliamo vincere contro la Roma".
Bavagnoli: "Ora c'è molto più interesse nel calcio femminile. Le squadre di oggi hanno più qualità ed investono più soldi che in passato"
Elisabetta Bavagnoli, tecnico della Roma femminile, è stata intervistata da The Equalizer, parlando del calcio femminile e della sua esperienza in giallorosso.
Secondo te, quali furono le ragioni per cui l’Italia aveva un grande campionato tra gli anni ‘80 e ‘90?
“Avevamo certamente molti ottimi giocatori, italiani e stranieri, in quel periodo. Era un periodo in cui lottammo un sacco di battaglie e portammo a casa alcuni grandi risultati. Pensando ad adesso, non ho dubbi che i giocatori di quell’epoca fossero pioniere del calcio femminile. Quando viaggiavamo con la nazionale e affrontavamo squadre più forti, ci rendevamo conto che avevamo ancora molto lavoro da fare per raggiungere quel livello. C’er una grossa differenza fisica tra loro e noi. Ma abbiamo lavorato sodo per ridurre il gap e in parte ci siamo riuscite, grazie al talento di alcuni nostri giocatori. Sfortunatamente, tuttavia, in Italia ci manca una cosa vitale: il desiderio di investire nel calcio femminile”.
Che ricordi hai del Mundialito? Quando lo avete vinto, vi siete sentite Campionesse del Mondo?
“Ho bei ricordi di tutte e tre le edizioni del Mondialito, che l’Italia ha vinto negli anni ‘80. Ho ricordi particolarmente saldi dell’edizione 1986, perché segnai contro la Cina e anche perché battemmo gli USA in finale. Mi stavo facendo un nome come calciatrice, ma mi sentii bene. C’era una grande competizione per entrare in nazionale”.
Come ti sei sentita a partecipare nella prima Coppa del Mondo Ufficiale? C’era grande interesse?
“Ero davvero eccitata di partecipare, non solo per me ma anche per le mie compagne. Eravamo felici, grate e pronte a mostrare al mondo che le donne potevano giocare a calcio e mettere su uno spettacolo. Ero una delle giocatrici più esperte in squadra, nei migliori anni della mia carriera. Chiudemmo quinte e - considerate le squadre che affrontammo - penso che fosse un ottimo risultato. Fummo eliminate dalla Norvegia, che era una delle squadre migliori, allora. Le persone erano davvero coinvolte, ma a casa non c’era molto interesse. Le nostre partite ottenevano solo poche righe sui giornali. Fortunatamente, ora c’è molto più interesse nel calcio femminile, ed è una buona cosa”.
Come giudichi lo standard della Serie A negli anni ‘80 e ‘90 rispetto ad adesso?
“Oggigiorno, le squadre femminili possono giocare in un modo più piacevole, perché il nostro modo di giocare è molto cambiato. Non giochiamo più uomo a uomo, come negli anni ‘80, e molte più persone guardano alla tattica e contribuiscono alla crescita del gioco in diversi settori. Parlando in generale, penso che le partite siano molto più godevoli, nonostante in passato avessimo giocatrici sicuramente migliori rispetto ad adesso. Non parlo solo di Carolina Morace e Adele Marsiletti, ma anche altre campionesse come Susanne Agustesen. Detto questo, le squadre di oggi hanno più qualità e investono molto di più nelle giocatrici, mentre ai miei tempi ci si costruiva attorno al talento dei singoli. Tuttavia, c’è una cosa che fa tutta la differenza del mondo tra quando giocavo e adesso: giovani ragazze che vogliono giocare a calcio, oggi, possono farlo facilmente, mentre ai miei tempi non c’erano centri di formazione per ragazze, quindi c’erano meno opportunità per loro”.
Secondo te, perché il campionato ha cominciato a perdere terreno rispetto alle altre nazioni? O non sei d’accordo con questo?
“Nei tardi anni ‘90 e nei primi 2000, il calcio femminile ha avuto un declino. Noi giocatrici ce ne siamo rese conto guardando agli altri paesi, dove il calcio femminile si stava sviluppando rapidamente. Nel resto del mondo, l’interesse nel calcio femminile stava crescendo grazie al mondiale 1999, che fu seguito da molte persone in tutto il mondo, ma in Italia l’interesse creato da una generazione d’oro di calciatrici, che era a fine ciclo, stava svanendo. Non c’era una vera nuova generazione pronta a prendere il testimone, perché i miglioramenti nella qualità della nazionale negli anni ‘90 non corrispose a un miglioramento delle strutture, che avrebbe permesso a giovani giocatrici di sviluppare il loro talento”.
Quando guardi alla Serie A di oggi, con il passaggio tra i professionisti, ti chiedi mai cosa sarebbe successo se fosse accaduto ai tuoi tempi?
“È il rimpianto più grande della mia generazione quello di non poter beneficiare di quello che abbiamo oggi. Abbiamo strutture dedicate solamente al calcio femminile, staff tecnici qualificati, media interessati a questo sport e tifosi che vogliono seguire le partite femminili così come le maschili. Se tutto questo fosse successo per la mia generazione, sono sicuro che l’Italia avrebbe avuto più successo in campo internazionale e saremmo molto più competitive ora”.
Pensi che il calcio italiano femminile abbia le stesse caratteristiche di quello maschile, o l’approccio è molto differente?
“C’è un solo calcio e l’approccio è lo stesso. La differenza fondamentale tra uomini e donne è l’abitudine a giocare. I ragazzi si abituano a calciare da piccoli, in Italia abbiamo passato troppo tempo pensando che il calcio non fosse uno sport per ragazze. C’erano troppe barriere idelogiche alzate davanti alle ragazze che volevano giocare a calcio ed è solo recentemente che le persone si sono rese conto che non c’è differenza tra calciatori uomini e donne, e che entrambi sono liberi di esprimere il loro talento”.
Quanto è cresciuto, dal tuo punto di vista, l’interesse per il calcio femminile in Italia durante la tua vita?
“Penso che lo sviluppo del calcio femminile in Italia sia vitale. Possiamo fare ancora di più, perché in Italia le calciatrici non sono ancora riconosciute come professioniste e sarà un passo fondamentale se vogliamo che il gioco continui a crescere”.
Secondo te, la nazionale ha possibilità di andare lontano nella Coppa del Mondo e vincerla? Se non quest’anno, ci sono giocatrici che potrebbero farlo nel 2023?
“Penso che l’Italia possa superare la fase a gruppi, perché abbiamo la qualità necessaria per causare problemi a Brasile, Australia e Giamaica. Superare i gironi ci darebbe molta fiducia e non ci sarebbero più limiti, sarà decisiva la mentalità per andare avanti. Secondo me, nel 2023 raccoglieremo i frutti della battaglia che le calciatrici stanno combattendo adesso. Ci permetterà di essere una nazionale migliore. Nei prossimi anni vedremo più ragazze giocare a calcio e la qualità del campionato migliorerà”.
In un periodo in cui le opportunità per il calcio femminile erano poche, cosa ti ha spinto ad allenare? È particolare sfidare Carolina Morace, con cui hai lavorato insieme per tanti anni?
“Ho sempre voluto trasmettere la mia esperienza alle generazioni più giovani. Ho cominciato allenando gli uomini, prima di lavorare con le donne. Quando la Roma mi ha chiamato per vedere se fossi disponibile ad allenare la loro squadra femminile, sapevo che fosse un’opportunità da prendere al volo. Era come la fine di un ciclo. Ho ripensato a quando giocavo negli anni ‘80, alle battaglie combattute dalla mia generazione e a ciò che sognavo, e questa esperienza alla Roma mi ha permesso di realizzare quei sogni. È stimolante e un po’ strano sfidarmi con Carolina, non avrei mai immaginato di trovarmi faccia a faccia con lei come allenatrici”.
Ci sono più obblighi nell’allenare una squadra conosciuta come la Roma?
“Senza dubbio, il fatto che la squadra maschile sia così seguita ha dato alle donne molta visibilità dall’inizio. Questo ha spinto me e il mio staff a essere ancora più concentrati su tutto quello che facciamo. La Roma ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno, dunque dobbiamo sfruttare tutte le opportunità che ci vengono concesse. Questo significa che le ragazze possono allenarsi al massimo livello, in un contesto competitivo, ma inevitabilmente aumenta le mie responsabilità come allenatrice”.
Il tuo obiettivo è vincere trofei o sviluppare giocatrici?
“La squadra è formata da molte giovani, talentuose giocatrici, quindi inevitabilmente il primo step è quello di sviluppare il gruppo. Detto questo, abbiamo raggiunto le semifinali di Coppa Italia, quindi provare a vincere il nostro primo trofeo è diventata la priorità. Dobbiamo puntare a questo, dopo tutto quello che abbiamo fatto. Dopodiché, abbiamo idee molto chiare per la prossima stagione: vogliamo qualificarci per la Champions League e misurarci sul palcoscenico internazionale”.
Con Roma, Juventus, Milan e Fiorentina che hanno squadre professionistiche, ha senso per le ragazze entrare nel calcio e puntare a una carriera professionistica?
“Assolutamente. Grazie alle squadre femminili delle squadre professionistiche, molte ragazze possono sognare di diventare professioniste e di giocare per la loro squadra preferita. Per la prima volta da tanto tempo, c’è molto interesse nello sviluppo delle squadre femminili. Speriamo che si continui così perché ci saranno tante altre sfide all’orizzonte”.