InsideRoma Daily News | Baldissoni alla Raggi: "Lo stadio si farà" - Pallotta contatta Campos per il ruolo di DS. Ma il dirigente vuole carta bianca - Ferrero: "Pronto a prendere la Roma quando Pallotta andrà in pensione. Diamo ai lupacchiotti ciò che mer

NOTIZIE DEL GIORNO | 24 marzo 2019

QUI ROMA

IL TEMPO – MAGLIARO - "Per noi non è un'aspettativa ma è un diritto veder realizzato lo Stadio nei tempi più rapidi possibili visto che la Conferenza dei servizi l'ha ormai approvato da 15 mesi. Dal punto di vista giuridico non c'è alcun motivo per un rallentamento del processo". Il giorno dell'arresto del grillino Marcello De Vito, presidente dell'Assemblea capitolina, Mauro Baldissoni era stato molto chiaro. La Roma continua a mantenere un basso profilo di fronte agli ultimi eventi, in modo molto simile a quanto avvenuto all'epoca dell'arresto di Luca Parnasi. Anzi proseguono gli incontri con le più importanti aziende italiane nel settore delle grandi costruzioni - De Eccher di Udine, Salini Impregilo e altre - per trovare il partner cui affidare il ruolo di General contractor in vista del'avvio dei lavori. Così come d'accordo tra James Pallota e Eurnova per il passaggio di proprietà dei terreni è ormai pronto da firmare.

 

Perché una cosa per la Roma è un punto fermo: "Veder realizzato lo Stadio è un diritto". E poco interessano le fibrillazioni interne del Movimento 5 Stelle. Colloqui informali tra Palazzo Senatorio e il quartier generale giallorosso - chiacchiere anche con i vertici nazionali con il Movimento - vanno tutti nella direzione di proseguire con i lavori. Ci sono ancora alcune settimane in cui i dettagli degli accordi tecnici - le modalità di realizzazione delle opere di pubblico interesse che saranno inserite all'interno della Convenzione urbanistica da votare in Consiglio comunale insieme alla variante - dovranno essere limitati e messi a punto, anche se l'accordo con il Campidoglio è, in massima parte, raggiunto. Settimane che, per la Roma, potrebbero essere sufficienti a far rientrare le palpitazioni interne dei malpancisti grillini in Aula Giulio Cesare. Anche perché, ulteriore ragionamento, all'indomani dell'arresto di Parnasi, il Comune ha avviato e poi completato l'analisi di tutti gli atti, compresa la sceneggiata del Politecnico di Torino sulla mobilità, senza che emergesse nulla. Né l'arresto di De Vito può cambiare nulla: perché lo stadio, in questa seconda inchiesta, c'entra ancora meno della prima in cui era a mala pena una quinta teatrale. E perché al presidente del Consiglio comunale - a proposito, De Vito, senza che vi sia stata una votazione o dimissioni o altro, è stato completamente cancellato dal sito istituzionale del Comune come se non fosse mai esistito: una damnatio memoriae in salsa grillina - vengono contestati episodi legati ad altri progetti risalenti per altro a periodi in cui Parnasi era stato già arrestato e, quindi, posto nella condizione di non reiterare il reato.

 

Insomma come nel vecchio film di Luigi Magni, Nell'anno del Signore, "dovemo fà a fidasse" è casa ancora buona in casa giallorossa. Ma, per evitare sorprese sgradevoli, non è da escludersi che, se i singhiozzi grillini dovessero proseguire, la Società possa prendere in considerazione anche una qualche iniziativa più forte verso il Campidoglio. L'unica volta in cui la Roma alzò la voce è quando Spalletti e Totti rilanciarono "famostostadio", trasformato in un hashtag e rilancitao con una potenza mediatica di tale forza da spazzare via in mezzo pomeriggio le resistenze grilline. Questa volta potrebbe essere una presa di posizione mediatica ma, magari, accompagnata anche da un qualche tipo di comunicazione formale nella quale la Roma possa sottolineare come il diritto - già così forte nell'inverno 2016/2017 da non reggere al rischio causa di risarcimento - ora sia ancor più saldo, vista la delibera Raggi sul pubblico interesse ma, soprattutto, il via libera della Conferenza di Servizi.

Dopo l'addio di Monchi la Roma continua la ricerca di un nuovo DS. Il presidente Pallotta, come riferisce Tele Radio Stereo, vorrebbe fortemene Luis Campos; avviandone già i contatti. Ma Campos, oggi DS del Lille e nel mirino anche di Chelsea ed Arsenal, non si accontenterebbe solo della Champions League. Infatti il DS vorrebbe carta bianca, soprattutto per quanto riguarda la scelta del prossimo allenatore e la possibilità di cambiare la mentalità dello spogliatoio. Adesso la parola passa a Pallotta, che dovrà decidere il da farsi.

RAI UNO - Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, ha parlato anche di una futura possibilità di acquistare la Roma, sollecitato dalla conduttrice Mara Venier durante la trasmissione "Domenica In": "Sono romano, romanista e nato a Testaccio, più di così non si può...Un giorno quando il signor Pallotta andrà in pensione io sarò pronto, così diamo a questi lupacchiotti la Roma che meritano".

 


Olanda-USA U21, Justin Kluivert titolare e in campo per 90'

Oggi è stato il turno di un altro giallorosso a scendere in campo con la propria nazionale: Justin Kluivert. L'esterno della Roma, infatti, ha affrontato gli Stati Uniti con la sua Olanda Under 21 alla Pinatar Arena alle 17.00. Il classe '99 ex Ajax, schierato titolare, è rimasto in campo per tutti i 90' nel match terminato 0-0.


Scarnecchia: "Quarto posto ancora possibile, Mister del futuro? Punterei su Gasperini o Sarri"

Roberto Scarnecchia, ex giocatore della Roma, ha commentato il momento negativo dei giallorossi ai microfoni di tuttomercatoweb.com. Queste le sue parole: "Il terzo e il quarto posto sono possibili, la Roma può farcela, dipende dalla squadra. L'allenatore del futuro? Serve un tecnico di temperamento e di carattere. Gasperini? Può essere, anche se ha sofferto le grandi piazze. Se è cresciuto, è un grandissimo allenatore e sarebbe interessante. Alternative? Forse Sarri, visto che ha già allenato il Napoli. Dzeko spero resti, se cediamo i giocatori validi è un problema poi costruire. È nervoso? È sempre stato apatico e se ora tira fuori le cosiddette... palle sono contento. A trent'anni magari ha tirato fuori la grinta".


Stadio della Roma, Raggi: "Attivata diligence dopo l'arresto di De Vito. Impossibile rischiare un danno erariale per il Comune"

Virginia Raggi, sindaco della Capitale, è intervenuta nel corso della trasmissione “Non è l’Arena” su La7, trattando anche argomenti inerenti allo Stadio della Roma, in seguito all'arresto per corruzione di Marcello De Vito, presidente dell'Assemblea Capitolina. Queste le sue parole: “Noi ci siamo scagliati contro la proposta della Giunta Marino, abbiamo fatto un esposto in Procura, ma è stato archiviato perché evidentemente non era sufficiente. Noi non volevamo fare quel tipo di stadio, perché del progetto solo il 14% sarebbe stato destinato allo stadio. Quando ci siamo seduti, l’ex assessore Berdini ha attivato il processo, non richiesto da nessuno, della conferenza dei servizi. Se lui non l’avesse fatto noi non saremmo stati qui a parlare. Lui l’ha attivata, non ha chiesto pareri all’avvocatura. Ora lui è sempre polemico, si contraddice, dimenticandosi che andò via perché disse di avere un’amante. Ma quale stadio, Berdini è andato via per quelle cose. Io ho chiesto pareri all’avvocatura, per trovare un appiglio per smontare la delibera di Marino ma questo appiglio non ce l’hanno dato. Se si va avanti siamo soggetti a procedimenti risarcitori nei confronti del Comune. Io ho fatto una diligence sul procedimento e ora ne sto facendo un’altra. Io non posso sottoporre l’amministrazione capitolina a un danno erariale“.


E il premio alla carriera va a... Luciano Moggi

Il destinatario che proprio non ti aspetti. Un premio alla carriera conferito a Luciano Moggi, l'ex dirigente della Juventus radiato dal calcio in seguito allo scandalo di "Calciopoli" che relegò alla Serie B i bianconeri. Il Comitato dell’Ordine del Leone d’Oro di Venezia gli ha comunque conferito, nella sala Zuccari del Senato a Roma, uno speciale riconoscimento alla carriera, pubblicato sui social dallo stesso Moggi.


Allenamento Roma, martedì la ripresa alle ore 11

Claudio Ranieri, tecnico della Roma, ha concesso ai suoi ragazzi due giorni di riposo per recuperare le forze. Il gruppo si ritroverà a Trigoria martedì alle opre 11 per cominciare a preparare la sfida contro il Napoli, anche se non ci saranno i nazionali.


Infortunio Florenzi, la Roma fa 40

INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - Non c'è pace per la Roma in questa stagione. Dal campo all'infermeria, le cose non sembrano mettersi nel miglior modo possibile e come se non bastasse, ora arriva un nuovo infortunio: quello di Alessandro Florenzi. Mentre Kolarov rientrava nella capitale è scattato l'allarme Florenzi a Coverciano: risentimento al polpaccio per l'esterno azzurro e altro caso nazionale da gestire. Il braccio di ferro con la Serbia l'hanno vinto i giallorossi, che hanno ottenuto il rientro anticipato del terzino partito nonostante una fastidiosa infiammazione alla coscia: la buona notizia è che la federazione, dopo controlli accurati, ha deciso di non rischiare il calciatore, la cattiva è che ad oggi Kolarov non sarebbe in grado di giocare una partita da titolare e dovrà comunque dare segnali positivi nella prossima settimana per guadagnarsi un posto nella sfida con il Napoli. Ma la vera batosta è l'infortunio di Florenzi con l'Italia.

IL 40° INFORTUNIO AL POLPACCIO - Le ultime settimane di Alessandro Florenzi sono un perfetto simbolo del momento terrificante che sta vivendo la Roma. Dolore al polpaccio sinistro durante l’allenamento con la Nazionale e ritorno a Roma. Nelle prossime ore sarà sottoposto a esami approfonditi, ma la sua presenza contro il Napoli (31 marzo) è da escludere. A forte rischio anche le gare contro Fiorentina (3 aprile) e Sampdoria (6 aprile). È l’infortunio muscolare numero 40 che colpisce i giocatori della Roma in questa stagione. Un’ecatombe che non ha risparmiato quasi nessuno e che si è accanita principalmente sui polpacci dei giallorossi, un punto particolarmente delicato, che richiede una guarigione perfetta per evitare il rischio di pesanti ricadute. Ranieri perde così uno degli uomini tatticamente più duttili a sua disposizione, uno dei pochi in grado di poter giocare «basso» o «alto», cambiando anche in corsa modulo di gioco. La speranza è che non arrivino dalle nazionali altre cattive notizie, vista la situazione di assoluta emergenza. Kolarov, rientrato dalla Serbia, ieri ha svolto a Trigoria soltanto terapie. Continuano il lavoro individuale Manolas, Pellegrini, De Rossi, Under e Pastore. Da un lato c’è bisogno di loro, dall’altro sarebbe folle rischiare recuperi affrettati che, a questo punto, potrebbero chiudere la stagione. Ora per la Roma arriva il difficile, tra infortuni ed un trittico di campionato che vede Napoli, Fiorentina e Sampdoria, in cui i giallorossi dovranno dare il 101%, con o senza Florenzi.


Il patto del calcio: una partita in Cina e l'export del Var

MESSAGGERO - BERNARDINI - Anche il calcio italiano prova a prendere la Via della Seta. «Gare ufficiali» da disputare in Cina entro i prossimi tre anni, il progetto Var da avviare a beneficio degli arbitri locali e la diffusione delle partite del nostro campionato nello sterminato mercato cinematografico cinese. Questi i punti base dello storico incontro che si terrà domani all'ora di pranzo a Roma, nella sede della Federcalcio in via Allegri, tra il governo della Cina, che sarà rappresentato dal vice ministro della Comunicazione, Shen Haixiong, i vertici della Federazione italiana il presidente Gabriele Gravina e il suo vice Cosimo Sibilia e quelli della Lega calcio di serie A, il numero uno Gaetano Micciché e l'ad Luigi De Siervo. L'idea è quella di promuovere anche il calcio italiano in Cina, durante la visita di stato del presidente Xi Jinping che serve e cementare i legami economici e culturali tra i due Paesi.

Una collaborazione a 360 gradi con l'idea di organizzare incontri con aziende per favorire eventuali ingressi nei capitali delle squadre italiane. In Italia un grande club come l'Inter è controllato al 100% dal gruppo cinese Suning Holdings Group. I dirigenti della Lega di A e della Figc sono in trattative con quelli di China Media Group, la principale emittente statale cinese. Si parla di un'audience di oltre 1,5 miliardi di spettatori.

LO STOP DI INFANTINO - La lettera di intenti, che sarà discussa domani nell'incontro in Figc con la delegazione di Pechino, parla di «organizzare, nei prossimi 3 anni, una partita ufficiale in Cina». Nessuna specifica sul tipo di gare che potranno essere disputate. Attualmente le ipotesi più percorribili sono: la finale di Supercoppa italiana, già quattro edizioni sono state organizzate in Cina, tre a Pechino e una a Shanghai, una sfida di coppa Italia, ma non la finale, oppure amichevoli della Nazionale italiana, maschile e femminile. Niente partite di serie A, dunque. Idea che a diversi non dispiacerebbe, in passato si era parlato di disputare all'estero la prima giornata, ma che incontra la ferma opposizione della Fifa.
Da sempre contraria a questo tipo di iniziative. Per il presidente Gianni Infantino «le partite ufficiali delle leghe devono essere disputate all'interno del territorio delle rispettive associazioni». In passato la Liga spagnola ha dovuto abortire l'idea di tenere una gara di campionato negli Stati Uniti. Discorso simile l'aveva proposto la Premier League inglese nel 2008, ma l'ipotesi è stata accantonata di fronte alle feroci critiche di tifosi politici e media. Detto questo per ora, siamo alla fase ancora embrionale della progettazione ma serie A e Figc decise ad esplorare iniziative che facciano crescere il pubblico internazionale e aprano nuove vie per gli investimenti dall'estero. La Cina ha già speso 2,5 miliardi di dollari nel calcio europeo.
La Figc ha proposto perciò «assistenza e organizzazione di incontri con i club della serie A per le aziende cinesi che intendano proporre prodotti o soluzioni tecniche alle nostre squadre», e un servizio di «consulenza alle aziende desiderose di valutare sponsorizzazioni, ma anche acquisizioni e finanziamento di nostri club». Si disquisirà anche di Var: la bozza da accordo parla di «assistenza e supporto allo sviluppo della tecnologia a supporto dei direttori di gara cinesi». Infine i mondiali. Appassionato di calcio, il presidente Xi Jinping ha in mente un piano ad ampio raggio per trasformare la Cina in una potenza calcistica. L'obiettivo del governo cinese è ottenere i Mondiali del 2026 o del 2030 e la partnership con una nazione calcisticamente importante come l'Italia è vista da Pechino come un fattore chiave.


«Niente aula, va in giunta». Così De Vito aggirava l'ala dura del Movimento

MESSAGGERO - ERRANTE - Marcello De Vito sapeva come procedere per assicurarsi l'approvazione dei progetti che gli stavano a cuore, quelli dei suoi clienti. E quando il via libera dell'Assemblea capitolina era a rischio, per le posizioni dell'ala più intransigente del Movimento Cinquestelle, riusciva a bypassarla, orientando la giunta e garantendo un voto favorevole. Così, per il gip Maria Paola Tomaselli, che tre giorni fa ha arrestato il politico, sarebbe accaduto a settembre 2017 per il via libera al progetto Mercati generali dei fratelli Toti, che hanno pagato una parcella di 110mila euro all'avvocato Camillo Mezzacapo, sorprendendosi che l'approvazione non fosse passata dall'aula. Una parte di quei soldi sono finiti nella Mdl, la «cassaforte - scrive il gip - nella quale occultare gli illeciti profitti della corruzione».

L'INFLUENZA - L'ex presidente del Consiglio comunale sarebbe riuscito ad esercitare la sua influenza sull'assessore all'Urbanistica Luca Montuori attraverso i rapporti con l'allora capogruppo del Movimento Cinquestelle, Paolo Ferrara, e grazie all'intervento dell'ex sindaco ombra, Luca Lanzalone, ormai a processo per corruzione. Gabriella Raggi, la caposegreteria dell'assessore, indagata e perquisita tre giorni fa, è stata interrogata a lungo ieri dai pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli, che hanno convocato in procura, come testimoni, anche Donatella Iorio, presidente della Commissione Urbanistica e Alessandra Agnello presidente della Commissione Lavori Pubblici. L'attività di De Vito sarebbe andata avanti fino alla vigilia degli arresti, per nulla scoraggiata dalla bufera dell'inchiesta Parnasi: il 12 febbraio, l'oramai ex presidente del consiglio comunale incontrava Giovanni Naccarato, nominato amministratore di Eurnova - la società di Parnasi che avrebbe dovuto realizzare lo stadio della Roma - dopo gli arresti di giugno.

BYPASSARE IL CONSIGLIO - È il 22 gennaio 2019 quando Pierluigi Toti, parlando del progetto di riqualificazione degli ex Mercati Generali, spiega come abbia ottenuto un iter inaspettato e rapido: «Abbiamo avuto un'accelerazione urbanistica tra ottobre e dicembre che non pensavo neanche io, per cui siamo arrivati», dice. Un'accelerazione dovuta - aggiunge il gip - «al mancato passaggio della pratica in Consiglio e all'adozione della decisione da parte della Giunta», dove gli equilibri erano cambiati a febbraio 2017, dopo le dimissioni del precedente assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini, e dunque fosse più facile ottenere il via libera.

DUPLICE INTERVENTO - «L'intervento di De Vito - si legge nell'ordinanza - è stato quindi duplice: da un canto di carattere omissivo, non avendo egli rivendicato la decisione all'aula e, dall'altro, fattivo, avendo egli speso la propria influenza interloquendo con i soggetti (Lanzalone, Ferrara e Montuori) che avrebbero potuto incidere sulla situazione per indirizzare la decisione della Giunta» Sarebbe spettato al Consiglio occuparsi del progetto, visto che dall'ultima approvazione era intervenuta in commissione una significativa variante. Spiega il gip: «Vi erano forti insistenze da parte dell'ala più radicale del Movimento, che osteggiava l'approvazione dell'intervento di riqualificazione, affinché la decisione fosse nuovamente rimessa al Consiglio».

LA CASSAFORTE - La cassaforte, dove sarebbero finite le tangenti divise tra De Vito e Camillo Mezzacapo è la Mdl srl. La società dove l'avvocato raccomandato agli imprenditori dal politico metteva parte delle sue parcelle, ossia la quota destinata al presidente del Consiglio comunale. Nata nel 2016, la Mdl è controllata da due società - il cui fatturato è all'esame dei carabinieri - che fanno capo alla famiglia del legale finito in manette. L'amministratore è Sara Scarpari, segretaria di Mezzacapo. Ma nella compagine sociale compaiono anche la moglie del legale, Veronica Vecchiarelli, e la mamma, Paola Comito, finita sotto inchiesta per false fatturazioni. Il 10 per cento, invece fa capo a un commercialista, Gianluca Laconi. Indagata anche l'avvocato Virginia Vecchiarelli, cognata di Mezzacapo, utile come prestanome per non comparire in caso di consulenze sospette. Per il giudice l'esistenza della «cassaforte dà la misura della professionalità dagli indagati in tutte le fasi che caratterizzano le operazioni illecite. Dal primo contatto con gli imprenditori fino al momento percettivo dell'utilità». Così ai soci viene contestato anche l'autoriciclaggio.


Adesso Raggi teme nuovi indagati e chiede a tutti il certificato penale

MESSAGGERO - CANETTIERI, PIRAS - Il timore che non sia finita qui c'è. Anche se i vertici del M5S, da Luigi Di Maio a Beppe Grillo, serrano le fila intorno a Virginia Raggi per spronarla ad «andare avanti». La sindaca, ancora sotto choc per l'arresto del presidente del consiglio comunale Marcello De Vito, sta valutando intanto la fattibilità di una mossa dirompente: chiedere a tutti i dirigenti comunali di avanzare una richiesta alla procura (ex art. 335 del codice di procedura penale) per sapere se sono indagati. Attraverso la risposta alla richiesta si verrà a conoscenza del numero di procedimento, nome del pubblico ministero competente, data di commissione del fatto e l'articolo di legge violato, sempre che sia già in atto un procedimento nei confronti del richiedente. Una forma di autotutela, quella della grillina, per scacciare l'incubo di nuove inchieste che si potrebbero annidare tra gli uffici del Comune (23mila dipendenti). Attenzione, però. Per le ipotesi di reato più gravi, la comunicazione all'indagato potrebbe non essere possibile. Ma in queste ore, il Campidoglio cerca di vagliare tutti gli scenari per uscire dall'angolo. L'«ipotesi 335» è spuntata ieri dopo il vertice tra Raggi e il suo capo di gabinetto Stefano Castiglione.

LE SPONDE - Fin qui la reazione amministrativa, ma la situazione nel Comune della Capitale appare quanto mai complessa. Non ci sono solo l'arresto di De Vito, la spinta dei consiglieri ad «azzerare la giunta». Sul tavolo della sindaca c'è anche la posizione di Daniele Frongia: l'assessore, indagato per corruzione, si è confrontato a lungo con lei giovedì sera. Un vertice - alla presenza del braccio destro di Di Maio, Max Bugani, e della consigliera regionale Valentina Corrado come responsabile degli enti locali - con picchi di tensione. L'assessore ha chiesto alla sindaca di respingere le dimissioni («Virginia, sarà presto tutto archiviato: devi fidarti di me»), ma ha trovato davanti a sé un muro: «No, Daniele, dopo tutto quello che ho passato, non se ne parla». Sul braccio destro della pentastellata pesa anche la comunicazione «tardiva» ai vertici M5S e alla sindaca dell'indagine a suo conto. «Lo sapevi da giorni, Daniele, ma ce lo hai comunicato solo quando stava per uscire sui giornali».  Alla fine la situazione è questa: Raggi ha accettato con riserva le dimissioni dell'assessore allo Sport, ma prende tempo prima di formalizzarle in attesa degli sviluppi auspicati dai legali di Frongia. Ovvero: l'archiviazione. Al momento la pratica è congelata. Anche per evitare ulteriori scossoni. La linea del M5S è che, come spiega il vicecapogruppo alla Camera Francesco Silvestri, «non esiste un sistema-grillino». Ma in queste ore tutti si interrogano: De Vito agiva da solo o aveva sponde tra gli assessori e i consiglieri comunali? In attesa di risposte negative, non rimane che «andare avanti». Ed è proprio Di Maio a scandire la sua certezza di prima mattina, in tv. Poco dopo, in un lungo post su Facebook - rilanciato sul blog da Beppe Grillo, che così «rompe» il suo silenzio sulla vicenda - Raggi espone la sua trincea. «Non si torna al passato. Il giorno in cui sono stata eletta sapevo che il vecchio sistema che insieme al M5S sto scardinando con ogni mia forza, avrebbe opposto ogni tipo di resistenza», scrive la sindaca. Come annunciato da Il Messaggero in queste ore torna più che in bilico la costruzione dello stadio a Tor Di Valle, padre di tutte le disgrazie giudiziarie. Ma il Movimento rimane una pentola in ebollizione. Roberta Lombardi, storica nemica di Raggi e considerata la madre politica di De Vito, si difende da chi la tira in ballo per i presunti rapporti con il costruttore Luca Parnasi: «Gli dissi 4 volte no, non sono ricattabile, né in vendita: Sarò nemica di chi, anche dentro M5s, tradisce cittadini».


La squadra che pesa sul bilancio

MESSAGGERO - CARINA - C'è una Roma che piace e un'altra che gode certamente di meno appeal. Come spiegato da Ranieri, la qualificazione o meno alla Champions indirizzerà il prossimo mercato. E se tagliare il traguardo tra le prime quattro potrebbe garantire la permanenza di qualche gioiello, ora in bilico, ci sono calciatori che al di là del piazzamento finale, sembrano aver fatto il loro tempo. La situazione è più complicata di quanto possa apparire perché s'incrociano esigenze finanziare, tecniche e anagrafiche che Massara e il prossimo ds non potranno non considerare. Prendiamo ad esempio il caso di Pastore, l'emblema del flop estivo di Monchi. L'argentino, 30 anni a giugno, è stato pagato 24,6 milioni (più 1 di commissioni) e ha un contratto sino al 2023. Percepisce un ingaggio di 4 milioni (7,4 al lordo). Tradotto: a breve il valore residuo a bilancio sarà di 19,5 milioni. Domanda lecita: c'è un club nel mondo disposto a pagare questa somma ed evitare così una minusvalenza alla Roma? Improbabile. L'unica strada percorribile appare il prestito con il rischio di doversi sobbarcare gran parte dello stipendio (soprattutto se la pista River Plate venisse confermata).

DELUDENTE - C'è poi Dzeko, 33 anni, al quale il club ha già comunicato che non rinnoverà il contratto (4,5 milioni, 8,3 al lordo), in scadenza nel 2020. Edin sta vivendo una stagione deludente ma farne a meno vorrebbe dire acquistare un altro centravanti di pari livello perché Schick (5 reti in campionato in due stagioni) non ha dato le risposte che ci si attendeva. Trovare però uno che sappia fare meglio del bosniaco (85 gol in 169 presenze: media 0,50), soprattutto senza Champions, appare complicato. È il turno di Olsen, Nzonzi e Karsdorp. Il centrocampista, classe '88, è costato 27,9 milioni (più 1,5 di commissioni) e guadagna 3,1 milioni (5,7 al lordo). Se non un flop ha rappresentato una grande delusione. Come il terzino olandese (16 milioni più 3 di bonus) e il portiere (costo 9 milioni più 2,3 di commissioni). Possono avere mercato, magari con la formula del prestito con diritto di riscatto, sperando che nel nuovo club si apprezzino. E non finisce qui: perché già la scorsa estate a Trigoria provarono a trovare una sistemazione a Perotti (ingaggio di 2,7 milioni, 5,2 lordi) e Jesus (2,2 netti, 4,1 lordi) scontrandosi con il parere negativo dei diretti interessati. Discorso a parte merita Marcano: comunque vada, rappresenterà una plusvalenza.
In questo elenco, non figurano i vari Kluivert, Cristante, Coric, Bianda, Fuzato, Santon e Mirante che per costi, età e ruoli potrebbero avere un'altra chance, i rientranti Defrel e Gonalonspiù i veterani Fazio e Kolarov (spetterà al nuovo tecnico decidere). È chiaro che alla Roma sono consapevoli che cedere gran parte di questi giocatori agevolerebbe poi il mercato in entrata. Il problema è che lo sanno anche gli altri club. Pronti sì a bussare a Trigoria ma per Pellegrini, Zaniolo, El Shaarawy, Manolas e Under. 


Stadio: La Raggi resiste, Di Maio l'appoggia

GAZZETTA DELLO SPORT - PICCIONI - «Non si torna al passato», dice Virginia Raggi su Facebook. Un post rilanciato dal blog di Beppe Grillo e in perfetta sintonia con «la giunta di Roma deve andare avanti» firmato dal vicepremier Luigi Di Maio. Il vertice dei 5 Stelle fa quadrato nonostante diversi mal di pancia in giro per il movimento. Mentre si rincorrono voci su altri indagati nell’inchiesta «Congiunzione astrale». Ma la Sindaca prova l’ennesimo rilancio: «Affaristi, tangentisti, corrotti, palazzinari che da decenni hanno infettato i gangli vitali dell’amministrazione di Roma stanno provando ad adottare ogni metodo per tornare a “fare affari” anche a modo loro. A loro ho opposto le procedure di legge, i bandi di gara, i concorsi: tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione di un sindaco». Una dichiarazione che provoca la dura reazione di Roberto Morassut, ex assessore all’urbanistica della giunta Veltroni: «La Raggi dovrebbe tacere per le scelte fatte e per le persone cui ha dato responsabilità, finite nella vergogna».

VERIFICHE E RISCHI Ma non c’è solo lo scontro fuori, c’è anche un fronte dentro. La speranza della Sindaca è che l’inchiesta che ha portato in carcere il presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito (peraltro suo avversario battuto alle «Comunarie» del 2016) non si allarghi. Ieri la Raggi ha riunito gli 11 mini sindaci pentastellati, ma è nel cuore degli uffici che ora scatteranno verifiche per scongiurare possibili «inquinamenti». Dal nuovo stadio della Roma agli ex Mercati generali passando per l’idea di un nuovo palazzetto a metà fra basket e polo musicale alla vecchia fiera di Roma, bisogna ripercorrere tutte le tappe dei progetti. Non è tanto il coinvolgimento del suo fedelissimo Daniele Frongia (si parla per il suo caso di un’archiviazione già martedì). Assessori saltati e minirimpasti sono stati all’ordine del giorno in questi (quasi) tre anni. Il problema è piuttosto il rischio di finire nella morsa dell’immobilismo.

SPADA DI DAMOCLE Di certo l’operazione dello stadio della Roma, che avrebbe dovuto diventare il simbolo del «fare», non potrà essere almeno per il momento una carta per recuperare il consenso perduto. Anche perché lo scenario è agitato da tutte le parti. Da una parte una possibile fronda (si parla di cinque consiglieri molto scettici) in Campidoglio (ma sulla convenzione urbanistica non si voterà tanto presto). Dall’altra anche la spada di Damocle della stessa Roma, pronta a chiedere un maxi-risarcimento nel caso saltasse tutto. Fra l’altro c’è anche un equivoco passaggio di un’intercettazione agli atti in cui l’avvocato Camillo Mezzacapo, l’altro arrestato con De Vito, dice: «Pallotta se ne deve andare...Deve capire che qua lo stadio non lo fa».

MARINO INSEGNA Ma c’è un motivo che aiuta la Raggi: il precedente di Ignazio Marino, la caduta dell’ex sindaco, per molti un «suicidio» politico del Pd che spianò la strada proprio al trionfo grillino. Sondaggi alla mano, un ribaltone ora significherebbe una sconfitta sicura per i 5 Stelle. Che probabilmente nessun piano B sarebbe in grado di evitare.