Tormenti Florenzi: infortuni, errori e nervosismo. Il futuro è incerto
GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - Un mese da dimenticare. La certezza si avrà soltanto oggi, ma la sensazione è che Alessandro Florenzi debba fermarsi, almeno, per due o tre settimane. Si teme una lesione al polpaccio sinistro, che in giornata dovrebbe essere certificata da ulteriori esami. Se non sarà oggi, sarà in ogni caso nelle prossime ore, con relativa calma, visto che fin da ora sembra impossibile immaginare Florenzi in campo contro il Napoli, tra una settimana. L’infortunio, arrivato in allenamento con l’Italia («mi dispiace lasciare i compagni», ha scritto sui social), ma evidentemente figlio di una stagione logorante, fisicamente e moralmente, chiude di fatto un marzo da dimenticare per il vice capitano della Roma: prima il fallo da rigore contro il Porto, costato carissimo a lui e ai compagni, poi l’espulsione, per doppia ammonizione, contro l’Empoli, la prima della carriera. Severa, con ogni probabilità, ma specchio di un nervosismo e di una scarsa lucidità che ha accompagnato Florenzi in queste ultime settimane.
MESI DIFFICILI Che questa sarebbe stata una stagione difficile, per Alessandro, si era capito fin dalle premesse. Il rapporto complicato con i tifosi, mai definitivamente migliorato nonostante il rinnovo di contratto annunciato quando era negli Stati Uniti in tournée, non lo ha mai fatto giocare davvero sereno, ma la cosa che più lo ha turbato, col passare del tempo, è stato un costante fastidio al ginocchio operato tra il 2016 e il 2017. Non ha mai avuto problemi seri, ma non hai mai neppure giocato libero da condizionamenti. La Roma ha provato a tutelarlo e a tenere nascosto per un po’ il dolore, poi ha ufficiosamente confermato che fisicamente Florenzi non era al massimo.
PUNTO FERMO Nonostante questo, il numero 24 non si è mai tirato indietro. Di Francesco gli ha chiesto di giocare praticamente sempre, e poi Ranieri al debutto ha fatto lo stesso, e lui ha risposto presente, tanto che è sceso in campo 31 volte in stagione. Tanto per scelta, ma anche un po’ per necessità, considerando che sulla fascia destra Karsdorp e Santon non hanno mai fornito certezze. Stesso discorso per quanto riguarda l’Italia, che da settembre l’ha visto giocare tre partite anche quando non si sentiva al 100%. Contro la Spal non c’era per squalifica, contro il Napoli sarà out per infortunio, e probabilmente anche tre giorni dopo contro la Fiorentina, la speranza della Roma è riaverlo per la trasferta di Genova contro la Sampdoria del 6 aprile.
RIFLESSIONI A fine stagione, poi, Florenzi rifletterà sul suo futuro. A 28 anni ha poca voglia di vivere un altro anno così complicato, soprattutto dal punto di vista ambientale: lui, come tutti a Trigoria, aspetta di capire chi sarà il nuovo ds e chi il nuovo allenatore, ci parlerà, e poi deciderà. Perché sulla carta sarà il nuovo capitano della Roma, quando De Rossi dirà basta, ma lui sa meglio di tutti che venendo dopo Daniele e dopo Totti chi erediterà la loro fascia dovrà essere supportato, e non sopportato, dai tifosi. Ecco perché, per la prima volta davvero negli ultimi anni, il suo futuro nella squadra di una vita è tutto da scrivere. E non è detto che il finale sia quello che ha sempre sognato, fin da quando era il capitano della Primavera.
Ritiro a Trigoria e poi gli USA, i giallorossi provano a fare bis
GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Diciamolo subito: al momento non ci sono certezze, anche perché tutto dipenderà dal posizionamento finale in classifica (ovviamente, c’è una enorme differenza tra qualificarsi per la Champions oppure dover andare a fare i preliminari della Europa League). Ma la Roma in ogni caso cerca di programmare già la prossima stagione, avendo comunque una certezza: il viaggio negli Stati Uniti.
INTERNATIONAL CUP Ieri, infatti, è stato ufficializzato l’invito al club giallorosso per partecipare alla International Champions Cup, che si svolgerà appunto negli Usa. «Siamo davvero orgogliosi di rispondere all’invito dell’ICC e di tornare negli Stati Uniti – ha scritto il Ceo giallorosso, Guido Fienga –, confermando la nostra partecipazione a un torneo che negli anni ha acquisito e consolidato il suo prestigio, attestandosi su un livello di competitività e visibilità di valore assoluto». Non è un caso, infatti, che vi parteciperanno anche Juventus, Inter e Milan.
IN SEDE La tournée sarà però più breve rispetto allo scorso anno (massimo una decina di giorni contro i 17 del 2018) e sarà preceduta dal consueto ritiro, che dovrebbe svolgersi anche stavolta a Trigoria, visto che ormai il centro sportivo – per attrezzature destinate al lavoro e al recupero – non ha quasi eguali in Italia. L’ultima parola, però, spetterà anche al nuovo allenatore, che potrebbe preferire l’ipotesi di spezzare il lavoro andando anche in montagna, anche se al momento le indicazioni del club paiono differenti. Ciò che si spera, naturalmente, è che il numero di infortuni sia sensibilmente diverso rispetto a quello dell’attuale stagione.
TOTTI IN CINA Chi invece non si ferma mai è Francesco Totti, che ieri a Chengdu, in Cina, ha giocato la prima partita per la «Football Legends Cup», ricevendo un’accoglienza da vera e propria star del calcio internazionale. Nella conferenza, in cui si è detto «felice» di partecipare all’evento, sono apparse tante magliette giallorosse con il numero dieci. Tanti, poi, avevano dei cartoncini con su scritto «28 maggio», cioè il giorno in cui l’ex capitano della Roma ha dato l’addio al calcio. I «selfie», ovviamente sono stati tanti, così come le boccacce verso le telecamere. Poi c’è stata la partita, in cui l’Italia – nella cui selezione, oltre a Totti, giocavano Zambrotta, Antonini, Annoni e Fiore – ha perso contro la Francia di Vincent Candela (e tanti altri campioni) per 7-5. Ma, pur a ritmi blandi, lo spettacolo non è mancato. La «Via della Seta», in fondo, si apre anche così.
Florenzi stop: si teme la lesione
MESSAGGERO - CARINA - Claudio Ranieri perde Alessandro Florenzi in vista della partita contro il Napoli del 31 marzo. Il terzino giallorosso ha lasciato il ritiro dell‘Italia per un risentimento al polpaccio sinistro. Oggi si sottoporrà a una risonanza magnetica: si teme la lesione. Il giocatore raggiunge in infermeria Manolas, Pellegrini, De Rossi e Pastore, mentre Under sembra in via di guarigione, così come Kolarov.
Italia, tanta voglia di Euro
MESSAGGERO - TRANI - L'Italia entra in scena nelle qualificazioni per Euro 2020. Da favorita nel gruppo J, stasera affronta a Udine la Finlandia e martedì a Parma ospiterà il Liechtenstein. Mancini, puntando su interpreti giovani e di qualità, vuole subito dare un senso alla nuova avventura. Passano le prime 2 e quindi non dovrebbe avere problemi. La partenza (doppia) è in casa, in attesa delle trasferte di giugno in Bosnia e in Grecia. Si chiude il 18 novembre in Armenia.
MIRA DA RITROVARE - La Nazionale, dopo lo stop di 4 mesi, rimane la stessa. Soprattutto nell'impronta che già piace. Ma non è sufficiente. L'Italia crea chance, senza essere però concreta: solo 8 reti in 9 match con l'attuale ct. In 2 partite, contro i campioni d'Europa in carica del Portogallo (senza CR7, però), gli azzurri hanno addirittura fatto cilecca. E 2 gol li hanno segnati solo all'Arabia Saudita, a San Gallo e ormai 10 mesi fa, la notte del debutto di Mancini. Che, contro la Finlandia, si augura di ritrovare la precisione e la lucidità davanti alla porta avversaria. «Peccato aver perso alcuni giocatori che ci hanno ultimamente dato certezze giocando insieme. Chi li sostituirà dovrà dare il massimo e restare tranquillo». Esclusi Balotelli e Belotti e indisponibili Insigne e Chiesa, l'attacco cambia ancora: ecco il tridente con Bernardeschi, Immobile e il millennial Kean, liberi di scegliersi la posizione e la soluzione migliori. La benedizione è affettuosa e conferma quanto il ct punti sul diciannovenne di Vercelli: «Essendo giovane, non garantirà l'esperienza di Insigne. Ma ha entusiasmo, forza fisica e vede la porta. Deve solo fare quello che sa in allegria». Ma è il copione più che il singolo a rassicurarlo. Si fida di Barella, Jorginho e Verratti: «Dopo il gioco sono convinto che l'Italia ritroverà il gol. Ne segneremo da qui alla fine delle qualificazioni». Quagliarella, capocannoniere del campionato con 21 reti, è tornato in azzurro a 36 anni per aiutare il gruppo.
IMMAGINE DA RIQUALIFICARE - «Il mio debutto resta la prima partita, non lo è questa».Mancini inquadra subito il bersaglio. «L'obiettivo primario è la qualificazione all'Europeo, dopo aver comunque onorato la Nations League. Il ranking (18° posto, ndr) non ci piace. Bisogna risalire in vista del sorteggio per il mondiale. Fin qui ho cercato di riportare un po' di tranquillità e ho creduto nei nostri giovani. Dovremo poi lasciare fuori qualcuno e non sarà semplice. Ma siamo già cresciuti molto». Florenzi è tornato a Roma, al suo posto Piccini.
ISPIRAZIONE SVEDESE- Saranno più di 20 mila gli spettatori alla Dacia Arena. La gente vuole scoprire questa Nazionale. Non fa niente se la rivale è la Finlandia che, anche se scesa al 59° posto del ranking Fifa, ha comunque vinto il suo gruppo (2) della Lega C di Nations League, piazzandosi davanti all'Ungheria e alla Grecia. Dunque, promossa in B. Nel 2019 è già scesa in campo in 2 amichevoli in Qatar, vincendo contro la Svezia e perdendo contro l'Estonia, spinta proprio dalla nazionale di Kanerva 3 mesi prima in Lega D. Il 4-4-2 del ct, ex insegnate di matematica e di educazione fisica, è propositivo. Non solo il contropiede per la finalizzazione, affidata a Pukki, l'attaccante del Norwich leader in Championship. «Ci ispiriamo alla Svezia» la quasi minaccia di Kanerva, come per ricordare a Mancini il flop mondiale di Ventura nel novembre del 2017.
Stadio, lo spettro delle inchieste: un piano per evitare le penali
MESSAGGERO - MOZZETTI, ROSSI - Agire in autotutela, bloccando l'iter amministrativo dello stadio di Tor di Valle, sottolineando possibili passaggi illegittimi o viziati. La strada è tortuosa e, politicamente, difficile da percorrere. Ma da due giorni a questa parte consiglieri e dirigenti capitolini stanno cercando il modo per allontanare il rischio di dover pagare penali milionarie in caso di abbandono del progetto, dopo le ultime inchieste giudiziarie. Virginia Raggi ne ha parlato anche nel vertice di ieri, in Campidoglio, con gli undici presidenti di Municipio targati M5S. «È chiaro che qualsiasi passo indietro comporta delle conseguenze», osserva Pietro Calabrese, consigliere comunale pentastellato, in pole position per diventare nuovo presidente della commissione Mobilità dopo che sarà formalizzato il passaggio di Enrico Stefàno alla presidenza dell'aula Giulio Cesare. E le penali, appunto, sono una di queste.
LA STRATEGIA - Qualche indicazione sulla vicenda, a quanto si apprende da fonti informate, era arrivata anche nel parere dell'Avvocatura capitolina, poi secretato. Il ritiro in autotutela della delibera che riconosceva il pubblico interesse del progetto sarebbe l'unico espediente per tentare di mettere il Campidoglio al riparo da risarcimenti. Ma per fare questo bisognerebbe accompagnare il provvedimento con motivazioni a prova di ricorso. E anche fare presto: i tempi per una procedura del genere sono molto stretti e, comunque, non potrebbero andare oltre l'approvazione, da parte del consiglio comunale, del verbale conclusivo della conferenza dei servizi, propedeutica alla variante urbanistica. Cristina Grancio, capogruppo del misto, espulsa dal M5S proprio per il suo dissenso sul progetto, propone di «votare la delibera, da me proposta, che annulla la dichiarazione di interesse pubblico per lo stadio a Tor di Valle e apre un nuovo percorso che consenta di individuare rapidamente una localizzazione adeguata dell'impianto, nell'interesse comune dell'As Roma e della città».
IL DOCUMENTO - Nel caos che si è abbattuto su Palazzo Senatorio, intanto, la maggioranza dei Cinquestelle sta ragionando sulla possibilità di adottare un «disciplinare interno, ispirato alla Carta di Pisa, per definire delle regole che deve seguire un buon amministratore», spiega Calabrese. Il ragionamento è il seguente: «Se abbiamo delle regole per presentarci dice il consigliere capitolino M5S è opportuno avere anche delle regole comportamentali». Che sappiano sostanzialmente indicare l'atteggiamento opportuno da seguire e sancire delle punizioni laddove venga accertato o anche solo ipotizzato un coinvolgimento in indagini giudiziarie.
LA MAGGIORANZA - Per ora, la maggioranza è nello scompiglio. «C'è chi parla di una vicenda scioccante e maledettamente tragica» e chi con fare molto più tranchant rispolvera le parole di Giulio Andreotti: «Il potere logora chi non ce l'ha argomenta un consigliere e la vicenda ha mostrato come alcuni si siano ubriacati appena arrivati a occupare posizioni di rilievo». Sullo stadio diversi membri della maggioranza sono pronti a chiedere una revisione del progetto. Penali permettendo.
Raggi congela Frongia. Consiglieri in pressing: «Ma serve il rimpasto»
MESSAGGERO - PIRAS - Privarsi del fedelissimo non era facile. Ma Virginia Raggi ha capito che ora bisogna seguire pedissequamente il disciplinare del Movimento 5 stelle e quindi la sindaca ha accettato le dimissioni di Daniele Frongia e si è riservata di formalizzarle quando e solo se gli sviluppi giudiziari del suo assessore allo sport saranno negativi. Frongia attende infatti un'archiviazione a brevissimo. E se così sarà, i suoi legali dicono che sia questione di 48 ore, Virginia potrà riaccoglierlo in giunta. Il congelamento delle sue deleghe però apre il fronte di un rimpasto che i consiglieri di maggioranza avvertono come necessario per inaugurare un'autentica fase due, più operativa, più intransigente, più forte e pronta a reagire di fronte al minimo sospetto. Il rimpasto per voltare pagina è un'ipotesi che hanno preso in considerazione anche i vertici M5S che hanno concesso la tregua dell'autosospensione a Frongia a patto che si vada avanti in modo spedito. «Per cosa vogliamo essere ricordati?», ha domandato ai consiglieri il deputato Francesco Silvestri che è tornato a visitare il Campidoglio con regolarità. «Un rimpasto serve», gli fanno eco i consiglieri che non vedono tradotti in atti concreti i loro impulsi politici. Per ammansirli serve che quella richiesta di archiviazione di Frongia arrivi in tempi rapidi «o si galleggerà in attesa della Procura», riferisce una fonte autorevole vicina a Davide Casaleggio che è in contatto con il Campidoglio attraverso il suo staff. «Se ci tocca aspettare sei mesi non resistiamo», ribadisce. E i consiglieri sono totalmente d'accordo e anzi vorrebbero una giunta nuova di zecca, assessori con cui poter interloquire da pari a pari e senza chiedere il permesso ogni volta, «passando dalla segreteria, parlando per mozioni, invitandoli alle commissione alle quali non si presentano», sbuffa più di uno scommettendo che ci saranno altre convocazioni in procura e dunque «serve una stagione nuova».
I consiglieri sono arrabbiati per essere stati confusi con la vicenda De Vito, con operazioni amministrative non governate ad hoc e risultate illegali agli occhi dei magistrati. «Lavoro ogni giorno, mi impegno, sono onesta, è assurdo che lo debba ribadire ma lo ribadisco visto quello che sto leggendo nell'ordinanza di arresto di De Vito», strepita la consigliera Simona Ficcardi ancora scossa.
LE AUDIZIONI - Nel pomeriggio di ieri, i pm titolari dell'indagine hanno ascoltato come persone informate sui fatti proprio due consigliere M5s: si tratta della presidente della Commissione Urbanistica Donatella Iorio e quella della Commissione Lavori Pubblici Alessandra Agnello. Le audizioni sono legate al fatto che le Commissioni, nei mesi scorsi, si sono occupate di analizzare l'iter di alcuni dei progetti al centro dell'indagine. I pm vogliono capire se prima di assumere certe scelte politiche le consigliere abbiano subito pressioni o se si fossero accorte degli appetiti famelici scatenati su dossier che seguivano in prima persona. E lì hanno capito che anche un assessore può fallire e che ora c'è bisogno di una rinnovata fiducia.
Chat segrete e sale riservate: così depistavano le indagini
MESSAGGERO - ALLEGRI - Una società-cassaforte dove accumulare le tangenti, utilizzata per schermare operazioni illecite. Le mazzette fatte passare come incarichi professionali, conferiti a prestanome. E ancora: le telefonate sempre più rare e in codice, gli incontri clandestini in una concessionaria a viale di Tor di Quinto o nelle salette riservate di due locali nel quartiere Prati, il bar Vanni e il ristorante Il Matriciano. Nelle carte dell'inchiesta che ha portato all'arresto per corruzione del presidente del Consiglio comunale Marcello De Vito e del suo socio, l'avvocato Camillo Mezzacapo, i carabinieri del Nucleo investigativo ricostruiscono le strategie adottate dagli indagati per portare avanti affari opachi senza dare troppo nell'occhio. I due sono accusati di avere ricevuto tangenti da quattro imprenditori: Luca Parnasi, i fratelli Claudio e Pierluigi Toti e Giuseppe Statuto. In cambio, De Vito avrebbe sfruttato il suo ruolo in Campidoglio per agevolarli. Il primo cliente dell'asse De Vito-Mezzacapo è Parnasi. E l'evento, che convince i soci a usare maggiori accortezze, è proprio l'arresto del presidente di Eurnova.
LE CAUTELE - Quando Parnasi finisce in carcere per il giro di tangenti legato alla realizzazione del Nuovo stadio della Roma - anche De Vito è accusato di avere incassato mazzette e di averlo aiutato - il politico e l'avvocato prendono precauzioni. Continuano a chiudere affari illeciti, ma cercano di mantenere un profilo più basso. Per prima cosa, dirottano le tangenti incassate sui conti della società Mdl, riconducibile a entrambi, ma non collegata direttamente a De Vito. Le tangenti diventano consulenze fittizie intestate sempre più spesso a prestanome. Poi, i due iniziano a limitare le conversazioni telefoniche. Avvisano anche i clienti: «A quello gli ho detto di non parlare al telefono», dice Mezzacapo. «Tale atteggiamento si registra a partire dal 13 giugno 2018, data dell'arresto di Parnasi - sottolineano i carabinieri in un'informativa - Fino ad allora i contatti rilevati dai tabulati telefonici erano assolutamente frequenti, mentre da quel giorno si registra un unico contatto in data 19 settembre 2018». Il gip Maria Paola Tomaselli scrive nell'ordinanza d'arresto che «appare evidente che i due, temendo che i rapporti corruttivi da loro intrattenuti con Parnasipotessero portare gli inquirenti a focalizzare le attenzioni investigative su di loro, hanno evitato di contattarsi telefonicamente e di incontrarsi pubblicamente».
L'INCONTRO CLANDESTINO - Un evento è emblematico. Il 2 febbraio scorso De Vito e Mezzacapo - non sanno di essere pedinati e intercettati - organizzano un incontro clandestino. Li aiuta Gianluca Bardelli, titolare di una concessionaria Jaguar in viale di Tor di Quinto. Pure lui è indagato e si trova ai domiciliari. Bardelli telefona all'avvocato, gli chiede di raggiungerlo con urgenza perché deve fargli provare una Range Rover. «Senti, mi è arrivata la Range Rover elettrica, perché non passi qui da me, in Jaguar, così te la faccio provare?», dice. Mezzacapo non capisce, dice di avere un impegno. E Bardelli cerca di essere più esplicito: «Lascia perdere, ci vai dopo. Ce l'ho qui». Per gli investigatori «ribadiva in maniera criptica di raggiungerlo immediatamente perché la persona con cui doveva vedersi si trovava con lui». In quell'istante, l'utenza telefonica di De Vito «agganciava la cella che serve la zona della concessionaria» che, oltretutto, in quel momento era chiusa, sottolineano i carabinieri. Mezzacapo arriva in pochi minuti. «Nel parcheggio dell'autosalone ci sono le auto di Mezzacapo e De Vito - specificano i carabinieri - nessuna vettura è all'interno, tanto meno la Range Rover».
LE SALETTE RISERVATE - Il 4 febbraio il politico e il socio si incontrano di nuovo. «Anche in tale circostanza le modalità documentano l'attenzione prestata per rendere i rapporti non palesi», sottolineano gli investigatori. Alle 11,30 De Vito telefona a Mezzacapo «e tuttavia dopo solo uno squillo chiude la conversazione», si legge negli atti. Poi, citofona all'ufficio dell'avvocato. In quell'occasione i due soci progettano pranzi e cene con nuovi clienti e prenotano salette riservate e discrete al ristorante, per non lasciare tracce degli incontri. I luoghi prescelti sono Vanni in via Montezebio, e Il Matriciano, in via dei Gracchi. «Quello mi ha fatto la saletta apposta», dice Mezzacapo. De Vito è scettico: «Oh ma là ci vedono proprio tutti, capito?». Il socio cerca di convincerlo: «Entriamo dal coso, c'è l'ascensoretto che ti porta su e c'è la saletta, non ti vede nessuno».
Attese e rinnovi, da Zaniolo a Manolas: è tempo di scelte per la Roma
GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Walter Sabatini adorava «Cent’anni di solitudine» di Gabriel Garcia Marquez, Ramon Rodriguez Verdejo – al secolo calcistico Monchi – era affascinato da «L’arte della guerra» di Sun Tzu. Ecco, al momento alla Roma ancora non hanno deciso a chi affidare la direzione sportiva – piace sempre Gianluca Petrachi, che è già stato informalmente contattato – ma di sicuro dovrà avere anche lui un solido libro da sfogliare nelle notti insonni, perché lavorare per il club giallorosso non è per spiriti deboli. Pensate solo alla questione legata ai rinnovi di contratto. In casa Roma ci sono almeno sei posizioni che possono essere portate avanti o meno. E il distinguo è importante in questo senso: la Roma, da bilancio, spende circa 160 milioni d’ingaggio – e infatti si vuole tagliare di circa il 20% –, più di qualsiasi altro club italiano fatta eccezione per la Juve. La domanda – che peraltro si è fatto anche Claudio Ranieri – è questa: sicuri che tutti valgano quei soldi o debbiano pretendere aumenti e prolungamenti?
ZANIOLO Uno per cui la risposta è senz’altro sì è naturalmente Zaniolo. A fine stagione il baby prodigio firmerà un quinquennale fino al 2029, portando il suo ingaggio da 300 mila a circa 2 milioni. Soldi meritati.
UNDER È vero, in questo 2019, causa infortunio, ha giocato solo 6 minuti, ma guadagna solo 900 mila euro e, pur non avendo avuto in questa stagione un rendimento elevato, merita un aumento d’ingaggio con prolungamento, visto che il suo contratto scadrà nel 2022. L’unica variabile è una possibile cessione, visto che di estimatori all’estero ne ha diversi, dall’Arsenal al Bayern Monaco.
EL SHAARAWY Al netto della nuova idiosincrasia con Dzeko (vedi lite di Ferrara) – che peraltro potrebbe anche evaporare qualora il bosniaco fosse ceduto all’Inter – le basi per un rinnovo ci sono tutte. La dirigenza è contenta di lui e il Faraone a Roma sta bene, anche perché le vere offerte che negli scorsi mercati gli sono giunte sono state quelle di Fiorentina e Torino, sulla carta società meno ambiziose rispetto a quella giallorossa. Una cosa è certa: occorrerà non perdere tempo, perché il suo contratto scade nel 2020. A proposito, proprio come quello di Dzeko che, se prolungasse il suo matrimonio con Trigoria, lo farà solo spalmando l’ingaggio su uno o due anni.
PELLEGRINI Storia diversa per Lorenzo Pellegrini. Il ragazzo ha un contratto fino al 2022, ma una pericolosa clausola rescissoria da circa 30 milioni. L’impressione, comunque, è che non ci sia fretta. Il centrocampista è davvero romanista e, pur non togliendo la clausola, in prospettiva ci potrebbe essere un adeguamento che soddisferà tutte le parti.
MANOLAS Anche Kostas Manolas ha il contratto fino al 2022 e una pericolosa clausola rescissoria da 36 milioni. La scelta di affidarsi a Mino Raiola, però, sembra una sorta di addio anticipato. Il difensore è ambito da Manchester United e Real Madrid. La sensazione, in questo caso, è che il rinnovo non ci sarà perché l’interessato – pur stando benissimo a Roma – sa di poter andare a guadagnare molto di più altrove. E la clausola gli consente di avere tutta la libertà che cerca.
DE ROSSI Lasciamo per ultimo il capitano, il cui rapporto col club scadrà a giugno. Ma solo formalmente, perché in realtà De Rossi non lascerà la società. Ma che ruolo avrà? Dipenderà da questo finale di stagione. Se il fisico dimostrerà di aver attraversato la tempesta infortuni, prolungherà di un anno il suo contratto, altrimenti è pronto per cominciare ad allenare nel settore giovanile. Dando seguito a una storia d’amore infinita.
Aquilani ricorda: "Io al debutto: Pieri allungò la gara per me"
GAZZETTA DELLO SPORT - Francesco Totti gli chiede se tornerebbe indietro e la sensazione è che indietro non tornerebbe solo Alberto Aquilani, a cui viene posta la domanda, ma anche l’ex capitano della Roma. Corsi e ricorsi, ricordi e malinconia: sono i sentimenti che Aquilani ha messo in mostra su Instagram raccontando il giorno del suo esordio in Serie A. E raccontando, soprattutto, un particolare di quel maggio del 2003: «Il mio esordio in Serie A, Roma-Torino. Siamo avanti 3 a 1, con una doppietta di Cassano e un fantastico gol di Daniele. Manca poco alla fine, Capello cerca il mio sguardo e mi dice: «Cambiati, tocca a te» (...) Mi si avvicina l’arbitro Pieri e mi dice: «Tranquillo, finché non tocchi il pallone, io non fischio la fine». La partita dura un minuto e mezzo in più del previsto, tocco il mio primo pallone in Serie A e sento i tre fischi finali. Difficile dimenticare un gesto simile. Impossibile dimenticare quella giornata». (...)
Ancora una tournée estiva negli Stati Uniti
CORRIERE DELLA SERA - La Roma fa programmi senza conoscere chi sarà il prossimo allenatore e a quale competizione europea parteciperà il prossimo anno. Attraverso l’account Twitter, il club ha annunciato che la prossima estate parteciperà nuovamente all’International ChampionsCup, che si svolgerà tra America ,Asia ed Europa.«Siamo davvero orgogliosi di tornare negli Usa-ha detto il Ceo, Guido Fienga (...) Date e avversari saranno comunicati il 27 marzo: la Roma,però, dovrà stare attenta a non finire in una posizione di classifica che la costringa a giocare i preliminari di Europa League (...)
Record di infortuni al polpaccio. La Roma perde anche Florenzi
CORRIERE DELLA SERA - Potrebbe andar peggio. Potrebbe piovere. Le ultime settimane di Alessandro Florenzi sono un perfetto simbolo del momento terrificante che sta vivendo la Roma. (...) Dolore al polpaccio sinistro durante l’allenamento con la Nazionale e ritorno a Roma. Nelle prossime ore sarà sottoposto a esami approfonditi, ma la sua presenza contro il Napoli (31 marzo) è da escludere. A forte rischio anche le gare contro Fiorentina (3 aprile) e Sampdoria(6aprile). È l’infortunio muscolare numero 40 che colpisce i giocatori della Roma in questa stagione. Un’ecatombe che non ha risparmiato quasi nessuno e che si è accanita principalmente sui polpacci dei giallorossi, un punto particolarmente delicato, che richiede una guarigione perfetta per evitare il rischio di pesanti ricadute (...) Ranieriperde così uno degli uomini tatticamente più duttili a sua disposizione,uno dei pochi in grado di poter giocare«basso» o«alto», cambiando anche in corsa modulo di gioco. La speranza è che non arrivino dalle Nazionali altre cattive notizie,vista la situazione di assoluta emergenza. Kolarov, rientrato dalla Serbia, ieri ha sVolto a Trigoria soltanto terapie. Continuano il lavoro individuale Manolas, Pellegrini, De Rossi, Under e Pastore. Da un lato c’è bisogno di loro, dall’altro sarebbe folle rischiare recuperi affrettati che, a questo punto, potrebbero chiudere la stagione (...)
Florenzi ko, niente Napoli. In Cina applausi per Totti
REPUBBLICA - FERRAZZA - Infortunio al polpaccio che ha costretto Alessandro Florenzi ad abbandonare il ritiro della Nazionale e a fare ritorno a Roma. Ieri il vice capitano è passato a Trigoria per un primo controllo, ma un esame più approfondito sarà effettuato oggi per valutare l’entità dell’infortunio (è il quarantesimo stop problemi muscolari dall’inizio della stagione nella rosa romanista) e se ci sono lesioni. Sembra certa la sua assenza per la gara col Napoli del 31 marzo. A rischio ci sono anche il match di tre giorni dopo contro la Fiorentina e quello del sabato seguente contro la Sampdoria. Gli altri infortunati, Manolas, Pellegrini, De Rossi, Ünder e Pastore, hanno svolto terapie e individuale in campo, solo terapie invece per Kolarov. Mentre a Trigoria la squadra si prepara alla gara col Napoli, dall’altra parte del mondo la Cina è impazzita per Francesco Totti,che sta partecipando alla Football Legends Cup: a Chengdu l’ex capitano ha trovato ad attenderlo, all’interno della sala conferenze dell’hotel, centinaia di tifosi che poi gli hanno dedicato una coreografia personalizzata in occasione del primo match che gli azzurri hanno perso 7-5 contro la Francia di Vincent Candela.