Conte: tra il sogno e il rischio boomerang
IL MESSAGGERO - CAPUTI - Il gran parlare sul futuro e sulla prossima destinazione di Antonio Conte conferma l’alta considerazione che l’ex tecnico del Chelsea ha saputo conquistare, diventando l’obiettivo agognato per più di un club, italiano ed estero. Con il passare dei giorni, tra le varie possibilità, sta montando sempre più l’ipotesi (suggestione?) che Conte, tra le tante panchine, possa alla fine scegliere quella della Roma. Nella Capitale, almeno in quella di fede giallorossa, ormai non si parla d’altro; le vicissitudini tecniche della stagione e perfino il piazzamento alla prossima Champions stanno passando in secondo piano. L’arrivo di Conte metterebbe praticamente d’accordo tutta la tifoseria, fortemente convinta che solo l’arrivo di un tecnico di carisma, qualità e fama internazionale, sia la garanzia per puntare realmente al successo. Al momento, la Roma non conferma e non smentisce la trattativa. Totti e Ranieri, però, con parole entusiastiche, elogiando il valore di Conte e sostenendo l’importanza del suo eventuale arrivo, hanno ulteriormente alimentato le speranze. Conoscendo la città e la tifoseria, tutto quello che ora sta generando euforia ed entusiasmo, potrebbe in caso di esito negativo della trattativa trasformarsi in un pericoloso boomerang per la società. Qualsiasi altra scelta sarebbe considerata un inaccettabile ripiego. Anche la conferma dello stesso Ranieri, autore finora di un ottimo lavoro, con la qualificazione Championsin tasca. Come accettare un allenatore che sarebbe andato a prendere il collega sognato dai tifosi all’aeroporto?
Futuro e posto da titolare, il finale discusso di Zaniolo
GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - C’è qualcuno che dice che non si siano presi. O, almeno, che lui e Claudio Ranieri debbano ancora studiarsi, capirsi bene, cercarsi fino in fondo. E c’è qualcun altro, invece, che pensa che a prescindere da tutto il futuro di Nicolò Zaniolo sarà ancora alla Roma, almeno per un’altra stagione. A prescindere anche dal botta e risposta di sabato sera tra Francesco Totti (per conto della Roma) e Claudio Vigorelli (per conto di Zaniolo) sulla questione del rinnovo contrattuale di Nicolò. Molto lo si capirà anche in questo ultimo scorcio di stagione, nelle ultime quattro partite che mancano per inseguire ancora la Champions. Anche se poi molto di più lo si capirà proprio in fondo, quando la Roma e l’entourage del giocatore si siederanno davvero per la prima volta per parlare del nuovo contratto. Considerando che oggi Zaniolo non arriva a 300mila euro (più bonus) e che alla porta del giocatore hanno già bussato tanti club più o meno illustri, è chiaro che per la Roma diventi una delle priorità assoluta.
L’ATTUALITà Zaniolo ha voglia di restare e la Roma di tenerselo. Almeno per un altro anno, fino al 2020. Poi si vedrà, dipenderà anche dai programmai e dai risultati dei giallorossi da qui a quel giorno lì. Di certo le parole di Totti di sabato sera non hanno aiutato, anche se l’impressione è che il dirigente giallorosso alla fine sia scivolato sulla classica buccia di banana. Nel senso che non voleva creare nessun caso, non voleva fare nessuna polemica, tanto da rimarcarlo anche nel finale dell’intervista. Quella frase lì («Ricordiamoci che le cose si fanno sempre in due»), però, ha creato più di un malumore intorno al ragazzo via social. Insomma, nell’era della comunicazione dei social, c’è chi si è divertito a ricordare a Zaniolo come abbia soli 19 anni e come non abbia fatto nulla per «montarsi la testa così». Il fatto, però, è che Zaniolo oggi pensa solo a giocare e ad aiutare la Roma, a tutto il resto ci penseranno eventualmente il suo entourage e la Roma quando si metteranno a tavolino. «Aspettiamo l’incontro per iniziare a vedere cosa fare», ha rimarcato ieri anche Igor, il papà di Nicolò.
IL RUSH FINALE Intanto Zaniolo da domani mattina tornerà a lavorare per prendersi una maglia da titolare, dopo aver saltato la gara con il Cagliari per squalifica. Da quando è arrivato Ranieri sulla panchina giallorossa Nicolò è partito titolare in quattro delle altre sette occasioni, ma ha avuto anche un rendimento inferiore rispetto agli exploit messi in mostra durante la gestione Di Francesco. Adesso vuole convincere il tecnico della Roma a puntare su di lui nel rush finale, in queste quattro gare in cui la Roma si gioca l’accesso alla Champions. A tutto il resto, poi, ci si penserà subito dopo.
È già Conte mania, la Roma tenta «mister furore» con 2 chiavi: progetto e Petrachi
GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Benvenuti nel magico mondo del «te lo dico io». Avete presente la canzone di Elio e le Storie Tese che si chiamava «Mio cuggino»? Ecco, come quel «cuggino» che sapeva tutto, a Roma ormai gli esperti giallorossi hanno un solo argomento: l’arrivo di Antonio Conte a Trigoria. Intendiamoci, il club di Pallotta ha fatto da tempo i suoi passi per provare a convincere l’ex c.t. della Nazionale ad accettare una sfida intrigante, ma l’allenatore, lusingato, ha chiesto del tempo per pensarci. Non troppo, però. Perciò si dice che la risposta dovrebbe arrivare prima di Roma-Juventus (12 maggio), così da poter eventualmente virare su altri obiettivi, peraltro già contattati da tempo (da Sarri a Giampaolo, e non solo).
TOTTI benedice Certo, la benedizione di Totti e Ranieri, arrivata sabato ai margini del match col Cagliari, ha scaldato ulteriormente l’ambiente. «Conte è uno dei tecnici più forti d’Europa, un vincente – ha detto l’ex capitano – Ovunque è andato ha vinto, perciò, penso che qualsiasi squadra farebbe follie per lui. Ma ce ne sono parecchie su di lui. È normale che quando puoi avere un allenatore così forte, hai un progetto per il quale hai più possibilità di vincere, perché penso che questi allenatori, quando vengono in una società, non dico che hanno carta bianca, ma hanno tanto per poter far bene». Ed è proprio questo che la Roma non è sicura di poter concedere, anche se l’ingresso in Champions – ora più vicino col k.o. del Milan – di sicuro aiuterebbe. Ma persino Ranieri ha detto. «Da tifoso, sarei contento se Conte arrivasse. Lo andrei a prendere all’aeroporto». Ed a proposito di aeroporto, due giorni fa a Fiumicino Conte è stato travolto dalla passione dei tifosi Romanisti che incrociava, fra selfie e incoraggiamenti. L’ex c.t. ne è parso lusingato, magari pensando ai tempi in cui qui riceveva insulti.
LUI E PETRACHI In ogni caso, ogni ex compagno di squadra di Conte, ormai, è diventato depositario di speranze per i tifosi, e persino il viaggio dell’allenatore a Torino non è stato letto come un normale ritorno a casa – la verità facile spesso è troppo banale per sedurre – ma come l’occasione per incontrare Petrachi che ha ai margini di Torino-Milan. Detto che il futuro d.s. giallorosso (in settimana parlerà col presidente granata Cairo per liberarsi) davvero può influenzare Conte, davvero per vedersi hanno bisogno di una partita? Per il resto, in ogni angolo di Roma ci sono amici leccesi, amici immobiliaristi, amici presidi che assicurano: «Ci hanno detto che Conte vuole venire, che sta già cercando casa, che già si sta informando sulla scuola per i figli». Tutto eccitante, ma con un effetto boomerang da non trascurare. Ovvero: se l’ex c.t. scegliesse un’altra piazza, la delusione colorerebbe di scetticismo qualsiasi altra scelta.
ALLEGRI E RANIERI Occhio infatti alla normalità perché, se portasse la Roma in Champions, Ranieri potrebbe anche rimanere, così come, se Conte tornasse alla Juve, sarebbe libero un certo Allegri. E i sognatori professionisti – con tanti «cuggini» da sentire – avrebbero di che parlare.
Schermaglie sul rinnovo di Zaniolo
IL TEMPO - BIAFORA - Schermaglie dialettiche per il rinnovo di Zaniolo. Le parole di Totti prima del match con il Cagliari hanno riaperto la questione relativa al contratto del classe 1999, che la scorsa estate aveva firmato un accordo di cinque anni con l’allora ds Monchi. Dall’entourage del ragazzo è filtrato un certo stupore per le dichiarazioni del dirigente della Roma, a sua volta leggermente infastidito dalla replica di Vigorelli. L’intenzione dell’ex numero 10 giallorosso era quella di allentare la pressione sul futuro di Zaniolo dopo le tante voci degli ultimi mesi, tranquillizzare i tifosi e magari stuzzicare il numero 22 reduce da qualche prestazione meno appariscente. La posizione della società è chiara e semplice: il rinnovo si farà. Al momento il legame tra le due parti sarà valido fino al 2023 e a Trigoria c’è la volontà di riconoscere al talento di Massa il giusto premio dal punto di vista economico per quanto visto sul campo, con annesso prolungamento di un anno del rapporto. La dirigenza, concentrata sulla corsa Champions e impegnata nella scelta del nuovo allenatore e nella faccenda legata alla direzione sportiva, non considera la vicenda Zaniolo un’urgenza e vuole affrontare il discorso a fine stagione, senza alcuna criticità o tensione quando ci sarà il faccia a faccia, forte di ulteriori quattro anni di contratto a 270mila euro più bonus a stagione. Inequivocabile, nonostante le tante richieste degli altri club, il pensiero dell’agente Vigorelli: “Se la Roma vuole, Zaniolo firma”. Insomma, questo matrimonio s'ha da fare.
La parabola del buon Pastore: “Eravamo quasi morti, adesso sembriamo un'altra squadra”
INSIDEROMA.COM - ILARIA PROIETTI – La vittoria col Cagliari ha sancito il ritorno in grande stile di Javier Pastore. L’ultima da titolare in campionato ben 7 mesi fa, il derby con la Lazio, poi il nulla, se non brevi e deludenti apparizioni costellate da una serie infinita di acciacchi fisici. L’argentino si prende la scena e mostra tutto ciò che i tifosi aspettavano da tempo: classe, personalità, idee. Il Flaco torna persino a segnare (sfiorando la doppietta) e, nonostante i pochi minuti giocati, è al suo quarto centro stagionale. Si vede che l’Olimpico ispira Pastore, perché tutti i gol sono stati realizzati in casa.
L’argentino potrebbe essere l’ultimo asso nella manica di Claudio Ranieri che, dopo l’intuizione Mirante, la rinascita di Fazio e la fiducia data a Kluivert (autore dell’assist proprio per il numero 20), ha rilanciato l'ex PSG come titolare nello stupore generale, riscattandolo da mesi di polemiche e delusioni. Pastore era infatti nella lista nera dei supporters giallorossi, numero uno dei tanti pacchi rifilati dall’ex diesse Monchi. Ed è proprio la tifoseria a sventolare bandiera bianca all’argentino. All’annuncio delle formazioni, al suo nome sono piovuti fischi, ma la sua uscita dal campo è stata accompagnata da una vera e propria standing ovation. Ed è proprio a loro che si è rivolto il numero 27 al termine del match: “Non posso dire niente ai tifosi, solo ringraziarli. Mi sento un po' in debito perché sono venuto per fare altro ma gli infortuni non me l'hanno permesso".
Limpida anche l’analisi della condizione generale della squadra e, nella serata del suo riscatto, non risparmia una stoccata – neanche troppo velata – all'ex tecnico Di Francesco: “Mi sono infortunato subito e poi non ero più un'opzione per l'allenatore che c'era prima. Sono stato messo da parte per mesi e non sono stati facili, ma mi sono allenato alla pari per tornare il prima possibile. Ranieri non parla tanto coi giocatori ma fa capire quello che vuole. Eravamo quasi morti, adesso sembriamo un'altra squadra. Il mister ha capito i momenti di tutti e li ha cambiati".
Una vittoria "normale"
INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - La Roma supera il Cagliari per 3-0 e torna al quarto posto per un giorno. La partita contro i sardi ha regalato diversi spunti importanti in una gara mai messa in discussione grazie al doppio vantaggio acquisito nei primi 8 minuti ed alla buona gestione del resto dell'incontro. Eppure la sfida era iniziata anche stavolta col brivido: conclusione da fuori di Ionita sulla quale è stato bravo Mirante a deviare d'istinto in corner.
Da lì, i giallorossi invece di intimorirsi come fatto in altre occasioni, sono usciti dal loro guscio. Al 4', gli uomini di Ranieri erano già avanti di una rete grazie al colpo di testa di Fazio, che ha sorpreso Cragno col pallone che ha colpito prima il palo e poi la Goal Line Tecnology ha confermato che la sfera aveva varcato completamente la linea. Quindi, 3 minuti dopo è arrivata la firma d'autore: Javier Pastore. In maglia giallorossa, il Flaco ha giocato poco, fuori ruolo e spesso in maniera non incisiva ma stavolta ha messo in mostra il suo repertorio. I critici hanno detto che i ritmi erano blandi e hanno facilitato le sue doti ma la realtà è che l'ex PSG ha mostrato giocate di alta scuola: rabona, passaggi filtranti, aperture millimetriche, assist, traversa ed il gol, ciliegina su una torta buonissima durata 65 minuti.
L'assenza contemporanea di De Rossi, Zaniolo e Cristante ha costretto mister Ranieri a far giocare in mediana Pellegrini e Nzonzi ma il dubbio era se la Roma avrebbe giocato 4-2-3-1 o 4-4-2 con Schick in coppia con Dzeko. Il ceco ed il bosniaco non hanno mai convinto quando sono stati schierati insieme, con l'ex City costretto a venirsi a prendere la palla a metà campo e risultando poco lucido sottoporta. Alla fine, il tecnico giallorosso ha optato per il primo modulo ma a quel punto il dubbio era se far giocare Perotti o appunto Pastore. La scelta è ricaduta su quest'ultimo, poiché Ranieri lo aveva visto motivato ed in forma nel corso delle ultime 2 settimane d'allenamento. Scelta rivelatasi giusta ed efficace, la prova del numero 27 romanista è stata la più convincente da quando veste la casacca della Roma.
Kluivert ha vinto l'altro ballottaggio con Under ed anche qui il trainer romanista ha preso la decisione migliore. L'olandese è più dentro al gioco di Ranieri rispetto a quello di Di Francesco ed ogni volta che può sottolinea come l'ex Leicester gli abbia dato fiducia sin dal primo giorno ed il numero di presenze e minuti giocati è decisamente aumentato. Suo l'assist per il gol di Pastore ma lotta e combatte in fase difensiva ed è una costante spina nel fianco per le difese avversarie quando entra in possesso di palla e Luca Pellegrini ne è ottimo testimone avendolo fronteggiato per quasi tutto l'incontro.
La difesa è più protetta e, per la terza volta in 4 partite, Mirante ha chiuso il match con un clean sheet. Questo dato era abbastanza frequente lo scorso anno con Alisson in porta ed una retroguardia ben supportata in fase di non possesso da Nainggolan, De Rossi e Strootman ma in questa stagione la difesa romanista veleggia oltre il decimo posto e non prendere gol è una piacevole novità. I difensori, poi, sono stati protagonisti anche per quanto riguarda lo score della gara: oltre a Fazio, infatti, è andato a segno anche Kolarov. Il serbo ha eguagliato il record del connazionale Mihajlovic come miglior difensore-marcatore della nostra serie A in un campionato con 8 reti all'attivo ed è il vicecapocapocannoniere della squadra a pari merito con Dzeko e dietro solo ad El Shaarawy a quota 10.
Ranieri ha fatto vivere ai tifosi romanisti una giornata serena, senza patemi d'animo. Risultato in cassaforte quasi da subito e nessun calo di tensione come purtroppo troppo spesso è capitato in quest'annata proprio contro squadre di medio-basso livello. Se oggi la Roma non ha staccato il pass-Champions ed è a forte rischio, è proprio a causa dei punti persi con queste avversarie, una riprova è fornita proprio dalla gara d'andata con gli uomini di Maran, che addirittura rimontarono al Sant'Elia sotto di 2 gol e 2 giocatori a 10' dal termine per le troppe sbavature della fase difensiva giallorossa.
The Tinkerman va dove c'è da sistemare una situazione complicata ed è bravissimo a "normalizzarla". Se pensiamo che solo un mese fa Dzeko ed El Shaarawy avevano litigato negli spogliatoi di Ferrara ed ora si cercano e si fanno assist importanti per raggiungere "l'obiettivo", pare proprio che il compito dell'allenatore di Testaccio sia stato superato a pieni voti. Ora però serve continuare su questa strada e sperare che Milan ed Atalanta facciano almeno un passo falso e la Roma non sbagli più.
Dulcis in fundo, le parole del post-match del trainer sono quanto di più romanista ci sia: "Non guardo a me stesso, ma al bene della Roma. Se si parla di Conte, tanto di cappello. Lo vado a prendere all’aeroporto". Poesia per le orecchie del tifoso giallorosso e sicuramente non sarebbe il solo ad accogliere il tecnico leccese ma questo discorso si affronterà più avanti.
Una Roma ‘tanguera’ con il Flaco e il Comandante
INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – Roma-Cagliari finisce sulle note di “Grazie Roma” e con il popolo giallorosso finalmente felice, particolare non da poco all’interno di una stagione tanto disgraziata, ma, a quanto pare, forse ancora salvabile.
La squadra di Claudio Ranieri vince con un rotondo 3-0 contro i sardi, confermando il proprio buon momento di forma e andandosi a prendere, almeno per una notte, quel tanto agognato quarto posto, che equivarrebbe alla qualificazione per la prossima edizione della Champions League.
Continuano le note positive da evidenziare in casa romanista, tanto che al momento il tecnico ex Leicester appare un autentico Re Mida, piuttosto che un semplice allenatore. Basti pensare a coloro che ieri pomeriggio hanno, rispettivamente, sbloccato il risultato e condotto la Roma sul 2-0, chiudendo virtualmente la sfida già entro i primi dieci minuti di gioco: stiamo parlando del ‘Comandante’ Federico Fazio e del ‘Flaco’ Javier Pastore.
Entrambi argentini, tanto l’ex centrale del Siviglia di Monchi, quanto il talento scoperto da Walter Sabatini ai tempi del Palermo, durante la sfida contro i sardi di Maran sono stati in gradi di ‘riprendersi’ la Roma.
Arrivato per una cifra irrisoria nell’estate del 2016 su precisa indicazione dell’allora mister giallorosso Luciano Spalletti, che lo avrebbe voluto alle proprie dipendenze già ai tempi dello Zenit, Federico Fazio doveva rappresentare la prima alternativa alla consolidata coppia titolare di centrali difensivi rappresentata da Kostas Manolas e Antonio Rudiger (sulla carta c’era anche il belga Vermaelen, ma tutti sappiamo come sia stata la sua esperienza capitolina…). In realtà, l’allenatore toscano concesse poi notevole spazio nel corso della stagione al difensore prelevato dal Tottenham, soprattutto da quando scelse di puntare forte sulla difesa a tre, proprio con Fazio perno centrale grazie alla sua abilità nell’impostare il gioco.
Le prestazioni del difensore classe 1987 stupirono addetti ai lavori e tifosi, non proprio entusiasti al momento dell’acquisto del calciatore di Buenos Aires, tanto da permettere al ragazzo di guadagnare l’affettuoso soprannome di ‘Comandante’ per la sua capacità nel gestire la difesa giallorossa.
Salutato Spalletti, tuttavia, per Fazio iniziano i problemi e la sua vita romanista comincia a vivere di spaventosi alti e bassi. Il nuovo mister, Eusebio Di Francesco, ha in mente una Roma assai offensiva, impostata in campo con difesa alta e modulo 4-3-3: per un difensore con le qualità di Federico Fazio, ottimo ad impostare il gioco e a far valere il proprio fisico contro gli avversari diretti, ma non certo impeccabile quando c’è da rincorrere un attaccante in campo aperto, è ovvio che ci sarà da soffrire. Il primo campanello d’allarme suona addirittura in un’amichevole estiva, quando i giallorossi vengono travolti a Vigo dal Celta di Iago Aspas e l’ex Siviglia appare tra i più in difficoltà.
La stagione 2017/2018 prosegue con buone prestazioni alternate ad altre da dimenticare: il fatto di non avere più due centrali accanto, ma il solo Manolas, sembra ridimensionare le pur buone capacità del ‘Comandante’. Arrivano, comunque, l’impresa contro il Barcellona (con Di Francesco che sperimenta la difesa a tre) e il terzo posto finale in Serie A e Fazio resta uno dei perni della squadra dell’ex allenatore del Sassuolo anche per l’annata ancora in corso.
Fino all’arrivo di Claudio Ranieri, però, i tifosi della Roma sono sfortunatamente costretti a vedere la peggior versione romanista di Federico Fazio: svarioni continui e scarsa lucidità pure nel dare il là all’azione offensiva. Di Francesco inizia a preferirgli sempre più spesso Juan Jesus. Con il tecnico testaccino, tuttavia, cambia tutto: i giallorossi vengono rivoluzionati nel proprio modo di stare in campo e con una compagine più accorta in fase difensiva, Fazio torna a essere il ‘Comandante’. Il segreto? Spiegato con facilità disarmante dallo stesso Ranieri nella conferenza stampa post match di ieri: “Quadrando la difesa, un giocatore bravo di testa e intelligente nelle letture come lui è logico che si ritrovi subito”. Bastava adattare la squadra alle qualità dei singoli a disposizione e non viceversa.
Capitolo Pastore. ‘El Flaco’, arrivato l’estate scorsa e accolto trionfalmente in aeroporto dai fan giallorossi, fino alla sfida con il Cagliari rappresentava un perfetto ibrido tra il ‘flop’ e il ‘mistero’. Chiariamo: una partita, seppur ben giocata, non cambia il finora pessimo bilancio dell’ex Palermo all’ombra del Colosseo, oltre alle colpe da attribuire a chi ha portato nella Capitale l’argentino in luogo di Ziyech (leggasi Monchi). Tuttavia, il match di ieri mostra incoraggianti segnali di risveglio da parte del ‘Flaco’ e fino a quando l’argentino sarà un calciatore della Roma, ben venga.
Javier Pastore è stato anche sin da subito ‘vittima’ del confronto con il calciatore che idealmente, ma inspiegabilmente, sarebbe andato a sostituire: Radja Nainggolan. Due giocatori, nonché uomini, completamente diversi. Impossibile pensare semplicemente di togliere la pedina belga dallo scacchiere dell’undici titolare inserendo al suo posto quella albiceleste. Dopo vari tentativi iniziali, puntualmente falliti, infatti, complici anche gli svariati infortuni del ragazzo (soprattutto per un polpaccio malandato, che già da anni tormentava Pastore, un dettaglio che chi ha portato l’ex Psg a Roma, leggasi nuovamente Monchi, avrebbe avuto il dovere di conoscere), Eusebio Di Francesco ha sostanzialmente accantonato il ‘Flaco’.
Ieri pomeriggio sono arrivati un bel gol da fuori area con un preciso destro a giro e tante giocate degne della sua fama, ma soprattutto l’impressione di aver finalmente ammirato un calciatore facente parte di una squadra e non un lezioso talento circense.
Sarà stato soltanto un acuto solitario oppure l’inizio di una nuova vita a tinte giallorosse? Chi vivrà, vedrà.
Intanto, godiamoci questa Roma tanguera, che vince e continua a credere al quarto posto.
Cairo: "Petrachi? Sta con me da 9 anni, non penso che vada alla Roma"
Urbano Cairo, presidente del Torino, è stato intervistato da Sky Sport al termine della gara vinta 2-0 contro il Milan e ha parlato anche del suo ds, che molti danno vicino alla Roma. Questa la sua smentita:
"Non so il perché di tutte queste voci, Petrachi sta con me da 9 anni e mezzo e ha un contratto fino al 2020. Mi ha fatto piacere che ci siamo abbracciati da vecchi amici al gol".
Quando hanno chiesto se alla Roma si formerà la coppia Conte-Petrachi, il patron granata ha risposto:
"Non so se Conte vada alla Roma. (sorridendo, ndr). Penso che Petrachi non ci vada proprio".
Serie A, Torino batte Milan 2-0 e sogna l'Europa
La giornata corrente di Serie A si è chiusa con il successo del Torino contro il Milan. Un 2-0 che va anche a favore della Roma in ottica quarto posto. Apre le marcature Belotti al 58' su calcio di rigore, con Berenguer che al 69' chiude i giochi. Il Milan chiude in dieci per l'espulsione di Romagnoli all'82'.
Hazard chiude alla Roma: "Ho già parlato con il Borussia Dortmund"
Nei giorni scorsi il nome di Thorgan Hazard, fratello di Eden del Chelsea, è stato accostato alla Roma. Ma il belga, in forze al Borussia Monchengladbach, ha dichiarato di voler restare in Bundesliga. Queste le sue parole riportate da VTM Nieuws: "Ho già parlato con il Borussia Dortmund. Vorrei fare un altro step nella mia carriera e scoprire qualcosa di nuovo. Ora sta ai club raggiungere un accordo. Ci vuole tempo, ma è così che sono le trattative".
Serie A, Samp in dieci e la Lazio porta a casa i tre punti
Vittoria esterna della Lazio sul campo della Sampdoria con il rsultato di 2-1.
Dopo venti minuti di partita i biancocelesti conducono già per 2-0 grazie alla doppietta di Caicedo (3' e 19'). Nel finale di tempo la Sampdoria rimane in dieci per l'espuslione di Ramirez (doppia ammonizione), ma nella ripresa non demorde ed accorcia le distanze con Quagliarella al 57'. Ma i blucerchiati non riescono a raggiungere il pari, con la Lazio che porta a casa i tre punti.
PSG, Tuchel: "Il prossimo anno resto qui"
Thomas Tuchel, tecnico del PSG, ha parlato del suo futuro al termine della finale della Coppa di Francia persa contro il Rennes, considerando l'accostamento di Antonio Conte alla panchina del PSG per il prossimo campionato:
"Ovviamente voglio continuare sulla panchina del PSG".