Conte, due settimane per dire si (o no) al presidente Pallotta
MESSAGGERO - CARINA - Ranieri non arretra. Tuttavia da professionista navigato e fine conoscitore degli alti e bassi mediatici che albergano in città, decide di far chiarezza. Il motivo è semplice: il tecnico è il primo a sapere che soltanto nel caso in cui la Roma non riuscisse a centrare uno dei prestigiosi obiettivi sui quali sta lavorando per la panchina del prossimo anno – Conte e subito a ruota Sarri – potrebbe tornare clamorosamente in corsa. Inutile quindi esporsi adesso. Della serie: vediamo prima cosa accade. Bisognerà considerare per il futuro anche l’eventuale piazzamento Champions. Tuttavia il piazzamento non viene considerato una ‘conditio sine qua non’ da Conte. È ciò che la Roma gli ha già proposto che farà la differenza. Senza andare troppo indietro nel tempo: nell’ultima sessione estiva, Monchi ha speso la bellezza di 145 milioni (senza considerare i bonus). Cosa sarebbe accaduto affidandoli a Conte? Una domanda alla quale il tecnico salentino s’è preso tempo per rispondere. L’attesa non dovrebbe superare le due settimane. Tempo necessario per giocarsi anche la carta Petrachi.
Trequarti di Champions
MESSAGGERO - ANGELONI - E alla fine, una speranza - anche se non dal primo minuto - la culla anche Pastore, che non si vede in campo dal derby (era il 2 marzo, prima di allora sette panchine consecutive). Quel giorno, uno spezzone di gara quasi in trasparenza e un litigio in panchina con Di Francesco, che gli è costato l'allontanamento (con infortunio al seguito) da Porto-Roma. Mandato via DiFra, per Javier è cambiato davvero poco, anzi forse la situazione è pure peggiorata: cinque partite saltate per infortunio e due in panchina, totale dal suo arrivo a oggi, quattordici presenze - 644 minuti complessivi - due gol e un assist. Pochino per chi doveva ribaltare il centrocampo nel segno della qualità, delle idee. La mezz'ala non è riuscito a farla, il trequartista nemmeno, lo abbiamo visto anche (e male) da centravanti di movimento, sempre senza continuità. Ora, per mancanza di avversari, torna alla ribalta il suo nome per il ruolo che sente suo, quello dietro le punte: assenti Cristante, Zaniolo più De Rossi, chi gioca sulla trequarti nel 4-2-3-1? Oppure Ranieri valuterà l'idea di rimettersi 4-4-2 (o 4-4-1-1) con una seconda punta vicino a Dzeko e non un trequartista? Il dibattito è aperto. Vediamo le varie opzioni, con i pro e i contro.
OCCHIO A FLORENZI - Pastore, senza dubbio, è un'opzione in corsa, Ranieri lo sta studiando e valutando in questi giorni. Lui è a posto fisicamente e una chance pensa di meritarla. Ma Ranieri, che non vuole fare esperimenti in questa fase decisiva della stagione, ieri è stato chiaro e sta studiando altre soluzioni possibili. L'alternativa giusta. L'ipotesi più facile, anche se in passato non ha dato risultati entusiasmanti, è riproporre Schick vicino a Dzeko, in una sorta di 4-4-1-1 (quello contro la Spal, tanto per ricordare). Schick o Pastore (in corsa) per il Cagliari, insomma: la strana coppia da recuperare e rivitalizzare. Ranieri, appena arrivato, aveva puntato molto sul ceco, che ha risposto solo a intermittenza, come spesso gli è accaduto durante tutto il soggiorno romano. L'occasione si ripresenta e la scelta potrebbe cadere su di lui, magari pensando a Dzeko più trequartista che centravanti, con Schick a fare la punta. Patrik nelle sette gare con Ranieri, solo due volte è rimasto a guardare, con Fiorentina e Inter, le altre in un modo o nell'altro è sempre stato impiegato, segnando pure un gol, che sembrava ben augurante, nella prima ranieriana contro l'Empoli. Con la presenza di una seconda punta al fianco di Dzeko, il resto dell'attacco dovrebbe essere composto da El Shaarawy e Under, oppure Kluivert.
Un'altra ipotesi, provata in questi giorni, per non cambiare troppo fisionomia della squadra e lasciare un po' tutti al loro posto è: alzare in mediana Florenzi e schierare il tridente classico, composto da Under, Dzeko ed El Shaarawy. In questo 4-3-3 difranceschiano, Pellegrini agirebbe da mezz'ala, pronto ad alzarsi dietro le punte in alcune fasi della partita, Nzonzi sarebbe il centrale. Jesus ha già dimostrato di poter, all'occorrenza, fare il terzino destro (l'ha fatto con l'Udinese), e Florenzi si è sempre reso disponibile ad agire in vari ruoli, questa poi è la posizione che ricopriva all'inizio della sua avventura in giallorosso. Meno probabile vedere Perotti - che non ha ancora i 90 minuti nelle gambe - dietro Dzeko, così come El Shaarawy (con uno tra Diego e Kluivert nel ruolo di esterno sinistro alto). E Coric? Ranieri è stato chiaro: non viene preso in considerazione per l'undici titolare, come sempre in quest'annata piena di contraddizioni, cominciate proprio con i tanti trequartisti acquistati a un allenatore che non sapeva cosa farsene.
Roma-Cagliari tra campo e mercato
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI – Domani sera all'Olimpico la Roma affronta il Cagliari in una delle ultime tappe che portano al traguardo Champions. Ma la Roma ha già incontrato il Cagliari in più di un'occasione nelle ultime settimane. Per parlare di mercato ovviamente. La trattativa più avanzata porta ad Alessio Cragno che sabato potrebbe affrontare i giallorossi per l'ultima volta da avversario. Il portiere 24enne ha detto sì già da tempo e i contatti con l'agente Battistini servono giusto a limare gli ultimi dettagli su un contratto quadriennale da 1,5 milioni a stagione. Anche il prezzo del cartellino è quasi definito e si aggirerà sui 18 milioni. La Roma, quindi, con molta probabilità avrà di nuovo un portiere titolare italiano dopo Szczesny, Alisson e la parentesi negativa Olsen (destinato alla Premier, con il Watford interessato ndr). Come secondo resterà Mirante. Ma il vero obiettivo sardo del ds Massara è un altro, da tempo. Di nome fa Nicolò come Zaniolo, di cognome fa Barella ed è già una delle stelle assolute della nazionale di Mancini. Operazione complessa vista la concorrenza, ma la Roma ha fatto passi in avanti importanti sopratutto col giocatore che preferirebbe la capitale a Milano (sponda Inter). L'ingaggio dovrebbe aggirarsi sui 2,5 milioni a stagione, ma ovviamente ora c'è da lavorare col Cagliari che fin qui ha chiesto 50 milioni. Una cifra alta che può essere limata grazie all'inserimento di diversi giovani. La Roma è intenzionata a offrire un altro anno di prestito con diritto di riscatto a favore dei sardi per Luca Pellegrini che piace molto a Maran oltre a quelli di Riccardi e Pezzella. Determinante, ovviamente, sarà l'accesso in Champions. E lo sarà pure per trattenere Manolas. Nonostante la forte spinta della Juve, infatti, il greco non sembra intenzionato a lasciare Roma dove la famiglia si trova benissimo e dove è nata la sua seconda figlia. A patto che arrivi l'aumento: da 3 a 4 milioni a stagione.
RANIERI VA SUL SICURO – Per una partita decisiva, mister Ranieri decide di affidarsi a chi nell’ultimo periodo gli ha dato più certezze. Dzeko ci sarà, esattamente come El Shaarawy. Poi bisognerà invece capire chi gli girerà intorno. Già, perché domani pomeriggio Claudio Ranieri avrà a disposizione l’intera batteria di attaccanti, tutti mediamente in buone condizioni. Di certo c’è, appunto, che si parte da Dzeko ed El Shaarawy, gli uomini che dopo i litigi di Ferrara stanno tenendo in vita la Roma nella corsa verso la Champions. Con i gol, ma non solo, perché El Shaarawy è fondamentale nei ripiegamenti difensivi e Dzeko, come al solito, lavora anche da regista offensivo. La gara con l’Inter, in tal senso, è stata esplicativa, quasi un manuale calcistico dei tanti movimenti che può mandare in scena il centravanti bosniaco durante una partita. «A San Siro, contro l’Inter, penso che Dzeko abbia dimostrato qual è il suo habitat naturale – dice Ranieri –. È un centravanti a cui piace venire incontro, partecipare alla manovra, essere un riferimento per i compagni di squadra che poi si possono inserire negli spazi. Gli può anche giocare accanto una punta, ma quella punta deve capire il suo gioco e inserirsi al momento giusto». A sinistra, invece, ci sarà El Shaarawy, che non è solo il capocannoniere della Roma ma anche uno dei giocatori più in forma. «Sa fare gol e aiuta con delle ottime diagonali nella fase offensiva. Perotti, invece, non ha i 90 minuti nelle gambe». Dall’altra parte, a destra, dovrebbe invece esserci spazio per Kluivert, che Ranieri tiene sempre in ottima considerazione in virtù della sua velocità. L’alternativa, in caso, sarebbe Under. Tre punti, importanti per mettere pressione a Milan e Atalanta, impegnate tra la trasferta di Torino contro i granata e la gara in casa dell’Udinese, a caccia di punti per tenere lontano l’Empoli, terzultimo in classifica.
Sotto il segno del Faraone
INSIDEROMA.COM - ILARIA PROIETTI – Smaltita la Pasqua e smaltita anche la partita di San Siro di sabato sera. La Roma contro l’Inter ha giocato una gara double face: un primo tempo serrato, propositivo, accattivante, per poi scendere in campo per la ripresa moscia, addormentata, passiva. Il pareggio contro gli uomini di Spalletti, come si suol dire, ci sta. Rimane sempre, però, l’amaro in bocca dell’ennesima occasione sprecata per allungare la falcata, soprattutto per via dei risultati delle dirette contendenti al fatidico quarto posto, valido per l’accesso in Champions League. Il Milan a Parma pareggia soltanto e la Lazio crolla all’Olimpico con il già retrocesso Chievo. L’Atalanta, invece, si fa trovare pronta e porta a casa i tre punti contro il Napoli e si piazza al quarto posto a pari merito con i rossoneri. I giallorossi seguono a un solo punto di distacco.
Tornando alla notte di San Siro, la stella più splendente è stata senza dubbio Stephan El Shaarawy. Dopo l’assist da fantascienza della scorsa settimana per Dzeko contro l’Udinese, il Faraone regala un’altra perla. Il gol – splendido – dell’iniziale vantaggio Roma è un destro letale da fuori area su cui nulla può neanche Handanovič. La rete contro l’Inter è la sua decima stagionale e lo porta ad essere il più prolifico dei giallorossi ed unico in doppia cifra. Non segnava così tanto da quando raggiunse quota 16 con la maglia del Milan, nel campionato 2012/13. Quella in corso è, senza dubbio, la migliore stagione di ElSha con la maglia giallorossa. Stagione che potrebbe essere premiata con un rinnovo contrattuale, su cui la Roma starebbe già lavorando. Il numero 92 giallorosso è in scadenza di contratto a giugno 2020 ma le parti sarebbero già a buon punto. Da risolvere solo il nodo legato all’ingaggio: il procuratore chiede 2,5 milioni più bonus stagionali mentre la società vorrebbe chiudere l’accordo a 2 milioni. Gli ultimi incontri tra il club e l’entourage del giocatore, però, fanno pensare a una risoluzione molto vicina.
Le ultime 5 gare determinanti per il futuro giallorosso
INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - Siamo alle battute finali di una stagione molto travagliata. Per la prima volta, dopo 5 anni, la Roma potrebbe non sentire neanche per un doppio confronto la musichetta della Champions League. Pathos a parte che quel tipo di partite offre, queste ultime 5 giornate saranno decisive anche per il futuro a breve-medio termine della società. In caso di non accesso alla più importante competizione europea e al netto di smentite che i fatti hanno dimostrato di facciata, il club sarà costretto a vendere diversi pezzi pregiati e ad un ulteriore ridimensionamento.
In questa stagione, le aspettative dei giallorossi sono andate diminuendo non tanto per la cifra spesa in campagna acquisti quanto per il valore reale dei calciatori arrivati a Trigoria, dimostratisi non lontanamente paragonabili a quelli ceduti ed in generale alla media dell'era Sabatini. A maggior ragione, ciò accadrà la prossima estate senza i soldi incassati dalla semifinale della coppa dalle grandi orecchie dello scorso anno e senza qualificazione a quella 2019-20. A quel punto, gli ultimi calciatori importanti rimasti nella Capitale andranno a cercare fortune in altri lidi. I nomi più ricorrenti sono quelli di Manolas, cercato con insistenza dalla Juventus e non solo, ma anche quelli di Dzeko, che ha estimatori all'estero ed anche all'Inter, oppure i giovani Lorenzo Pellegrini, Under e Zaniolo, richiesti dai top team di tutta Europa.
Per ricostruire servirebbe un tecnico preparato ma che abbia il pelo sullo stomaco di venire a Roma a fare quello che sinora non è mai riuscito a nessun allenatore dell'era americana: vincere. Lo dovrà fare, per di più, senza i mezzi che hanno avuto Garcia, Spalletti e lo stesso Di Francesco e con un budget di mercato più vicino a quello dei primi 2 campionati del post-Sensi. A queste condizioni, i nomi per la panchina non sarebbero certo quelli di primissima fascia ma il più importante sarebbe Maurizio Sarri, sempre se il Chelsea fosse disposto a lasciarlo andare (magari dopo aver portato l'Europa League a Stanford Bridge). Le alternative si chiamano Gattuso, Giampaolo e Gasperini, che per un motivo o per un altro non soddisfano le aspettative della piazza.
Diverso sarebbe il discorso con la qualificazione alla prossima Champions League in tasca. L'idea di partecipare alla più prestigiosa competizione a livello continentale e provare a ribaltare l'ordine costituito in Italia da ormai 8 anni potrebbe stuzzicare qualche illustre mister in cerca di una sfida e che voglia tornare nella nostra Penisola dopo le esperienze all'estero. 2 sono i profili che si adattano a questo identikit e sono quelli di Antonio Conte e Josè Mourinho. Al netto, però, di incontri più o meno confermati con il trainer leccese, qualche indiscrezione sulla proposta recapitatagli dalla società di Trigoria, sembra più una fantasia giornalistica che una concreta possibilità. A meno che il presidente Pallotta non abbia finalmente cambiato strategia ed abbandonato il trading, sin qui dimostratosi "perdente" e non abbia deciso di puntare al cambiamento epocale, come fece Franco Sensi quando per alzare trofei si affidò al migliore: Fabio Capello.
Il karma dell’aggiustatore
INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – “Ognuno di noi ha un karma, il mio evidentemente è quello dell’aggiustatore”: parlava così in conferenza stampa Claudio Ranieri nel settembre del 2011, quando venne chiamato dall’allora presidente dell’Inter Massimo Moratti per risolvere una situazione assai problematica in casa nerazzurra, dopo il pessimo avvio di stagione con Gian Piero Gasperini al timone della squadra meneghina. Non una novità per il mister testaccino, come testimoniato dalle sue sincere dichiarazioni, anzi.
In tal senso, la Roma di oggi, che soltanto qualche giorni fa, casi del destino proprio contro l’Inter in quel di San Siro, si è confermata finalmente una ‘squadra’ nel vero senso del termine, appare fulgido esempio di ciò che ha spesso rappresentato colui che oggi la guida in panchina: unione d’intenti, grinta, motivazione e spirito di sacrificio. Lo spettacolo? Soltanto un aspetto accessorio.
Ranieri è tornato nella Capitale da poco più di quaranta giorni, eppure già sembra essere riuscito ad ‘aggiustare’ molte delle situazioni che con l’ex allenatore Eusebio Di Francesco avevano preso una piega disastrosa.
Esattamente in linea con il suo ‘karma’, a partire da quell’8 marzo in cui è stato ufficializzata la sua seconda esperienza in giallorosso come tecnico, l’ex Leicester ha cercato subito di puntare sulla compattezza del proprio undici in campo; non più pressione alta e aggressione costante nei confronti dell’avversario di turno, ma attendismo, “difesa della propria porta come se fosse vostra madre” (per dirla alla Carlos Bianchi) e spazio all’estro degli attaccanti in fase offensiva. Una ricetta semplice e finora redditizia, se è vero che la Roma, complice anche un ruolino di marcia tutt’altro che spedito delle dirette avversarie, può continuare a credere con fondate speranze nel quarto posto che significherebbe accesso diretto alla Champions League del prossimo anno, ma soprattutto soldi freschi per le malandate casse societarie.
Sull’efficacia del mister di San Saba nel ruolo ad interim per il quale è stato voluto in primis da Francesco Totti, non vi erano grossi dubbi; come avvenuto nel corso della sua prima esperienza a Trigoria, semmai, il problema con Claudio Ranieri può sorgere in un secondo momento, ovvero quando c’è necessità di ‘costruire’ e non più di ‘aggiustare’. Anche in questo caso, sono le varie esperienze vissute in carriera a parlare per il tecnico.
In primis per tale motivo, probabilmente, la conferma di Ranieri in giallorosso pure per la prossima stagione sportiva sembra essere opzione assai lontana dai piani societari. Impossibile dimenticare la differenza tra la Roma 2009/2010, presa in corsa da Ranieri e arrivata a un passo da un clamoroso scudetto al cospetto della super Inter del ‘Triplete’ di Josè Mourinho e quella dell’annata seguente: una squadra eccessivamente votata alla difesa (“Abbiamo rispolverato il catenaccio. Non abbiamo giocato a pallone, non abbiamo mai tirato in porta, abbiamo pensato solo a difenderci, sempre con dieci uomini sotto la palla. Giocando in questa maniera, francamente sarà difficile vincere le partite”, affermò uno stizzito capitan Totti dopo una pessima figura rimediata in Champions League a Monaco contro il Bayern) e con poche idee per far male agli avversari, soprattutto su palcoscenici di livello.
Il ‘karma’ del costruttore, evidentemente, non fa per mister Ranieri, che anche in altre circostanze si è trovato in difficoltà quando si è trattato di impostare un progetto partendo da zero.
Nell’estate del 2003, ad esempio, l’allenatore romano viene confermato al proprio posto e diventa quindi il primo tecnico dell’era Abramovich al Chelsea. Il russo si attende richieste esose per i migliori calciatori al mondo al fine di migliorare l’organico e invece arrivano: campioni in difficoltà, come Veròn, reduce da una pessima esperienza al Manchester United e Crespo, ‘dismesso’ dall’Inter dopo una sola stagione; promesse poi disattese, quali Mutu, Joe Cole, Duff, Johnson; giocatori assolutamente normali, rispondenti ai nomi di Geremi, Bridge, Parker e Smertin. Il risultato è un buon secondo posto finale in Premier e la semifinale di Champions, ma anche l’addio a fine anno. Abramovich sceglie di puntare sull’allora emergente Mourinho per vincere e la storia avrebbe poi sentenziato che il petroliere ci aveva visto lungo. Nelle due stagioni e mezza vissute a Londra prima dell’avvento del presidente russo, invece, Ranieri aveva ottenuto risultati assolutamente positivi (piazzamenti europei), considerando le pessime condizioni economiche in cui versavano i Blues; da lì nacque il soprannome di “tinkerman” (o “tinkerer”), traducibile in italiano come “colui che sa riparare con pochi mezzi a disposizione”.
Pochi mesi dopo l’addio alla Premier, Ranieri torna a Valencia. Viene scelto dai bianconeri sin dall’estate e per la sua squadra, il tecnico punta soprattutto sui connazionali Fiore, Corradi e Moretti: un altro buco nell’acqua. A fine febbraio, Ranieri viene esonerato.
Diversa la storia (da subentrato) a Parma tra febbraio e maggio del 2007. Chiamato in una situazione ampiamente compromessa, l’allenatore testaccino riesce a salvare miracolosamente gli emiliani, collezionando la bellezza di 27 punti in 16 partite.
Arriva, così, la chiamata della prima Juventus post Calciopoli nella massima serie. I bianconeri hanno bisogno di un tecnico affidabile, un uomo senza troppi fronzoli e Claudio Ranieri pare proprio l’identikit perfetto. In effetti, alla fine arriva un ottimo terzo posto per i torinesi. Grossi problemi sorgono tuttavia nuovamente durante la costruzione della squadra per l’annata seguente: la Juventus sceglie di riversare molti milioni di euro sull’acquisto del bomber Amauri, che ha vissuto una stagione pazzesca a Palermo e Ranieri, per potersi permettere il ‘tridente pesante’ Del Piero-Trezeguet-Amauri, porta all’ombra della Mole il centrocampista danese Poulsen in luogo di Xabi Alonso. Un errore madornale, anche se poi lo stesso Ranieri affermò in seguito che non fu sua la responsabilità della scelta che fece iniziare la crisi tra il tecnico e la società degli Agnelli. Finisce con stracci che volano e l’esonero dell’allenatore a due giornate dalla fine del campionato, con una nuova qualificazione in Champions in tasca: un gesto non proprio da ‘stile Juventus’.
Dopo il primo avvento alla Roma tra alti e bassi, come detto, per Ranieri c’è l’Inter. L’ex Chelsea inizialmente conferma le sue ottime doti da ‘aggiustatore’, con la formazione milanese che inizia a volare in classifica; tuttavia, dopo le cessioni di Thiago Motta e Coutinho a gennaio del 2012, arrivano il naufragio e l’esonero.
Pochi mesi dopo, l’infaticabile mister Ranieri è a Montecarlo per risollevare le sorti della compagine del Principato, finita in Ligue 2 (la Serie B francese). Il “tinkerman” non tradisce: arriva subito la promozione e la ricca proprietà russa lo conferma anche per la stagione seguente. Un mercato sontuoso porta a Montecarlo il bomber Falcao e James Rodriguez. La squadra viene migliorata anche in altri reparti e Ranieri termina il campionato unicamente alle spalle del Psg ultramilionario. Il piazzamento è ottimo, ma la proprietà vorrebbe più spettacolo e qualche trofeo: ecco allora il congedo da Ranieri e l’avvento del portoghese Jardim, che riuscirà poi a portare i biancorossi sul tetto di Francia grazie al suo calcio assai propositivo.
Dopo una fugace esperienza con la nazionale greca, ecco il capolavoro autentico: la Premier vinta con il Leicester. Il 13 luglio del 2015 Claudio Ranieri viene annunciato (in fretta e furia) come nuovo tecnico delle Foxes. Il contesto è difficilissimo, ma è quello che in realtà meglio si addice a un “tinkerer”: l’ex allenatore del Leicester, Nigel Pearson, dopo una salvezza clamorosa conquistata nelle ultime giornate della precedente stagione, viene allontanato per un brutto caso riguardante il proprio figlio, a sua volta tesserato delle Foxes. Fatto sta che a inizio luglio, con l’avvio della Premier League 2015/2016 alle porte, il Leicester si trova senza guida tecnica e letteralmente ‘corre ai ripari’ con Ranieri, un usato sicuro per centrare una nuova salvezza.
Come andrà a finire lo sappiamo tutti: Claudio Ranieri e i suoi uomini scrivono probabilmente la pagina più bella nell’immaginario libro sulla storia del calcio.
Pure in questo caso, i problemi nascono quando si va a progettare la stagione post ‘sbornia’. Per riconoscenza, Ranieri punta forte sul blocco, ormai però senza più fame, dell’annata precedente. Un paio di uscite, altrettante entrate e nulla di più. Il binomio Ranieri-Leicester si esaurisce a febbraio del 2017, dopo un percorso assai altalenante sia in campionato sia in Champions League.
Una nuova avventura è comunque all’orizzonte. Ranieri torna in Francia, precisamente al Nantes. I gialloverdi raggiungono un accordo biennale con il tecnico di San Saba, che al primo anno sfiora un’incredibile qualificazione in Europa League. Sembra ci siano tutti i presupposti per andare avanti insieme, ma alla fine le strade del Nantes e di Ranieri si separano dopo soltanto una stagione per divergenze sui progetti futuri. Sempre loro.
Si arriva ai giorni nostri. Claudio Ranieri effettua il suo terzo ritorno in Premier per cercare di salvare un Fulham in condizioni disperate e confermare la propria fama di ‘tinkerman’. Va male. Dopo sedici partite e con soltanto tre vittorie all’attivo, l’allenatore viene sollevato dall’incarico.
Il ‘karma’, però, evidentemente non tradisce e da ‘aggiustare’ c’è ancora una volta la squadra del cuore, la ‘sua’ Roma. Come affermato dallo stesso Ranieri nei primi giorni del suo nuovo mandato a Trigoria: “Ho accettato a certe condizioni soltanto perché si tratta della squadra di cui sono tifoso da sempre”.
Qualora riuscisse nell’ennesimo miracolo sportivo, ovvero condurre la formazione giallorossa ad una qualificazione in Champions che fino a poche settimane fa pareva solamente un miraggio, Claudio Ranieri meriterebbe di diritto la possibilità di giocarsi quella coppa da mister della Roma.
Occhio, però, a quel mancato karma da ‘pianificatore’…
Coppa Italia. La Lazio espugna San Siro ed è in finale
La Lazio vince 1-0 a San Siro contro il Milan dopo aver pareggiato 0-0 all'andata ed è in finale di coppa Italia. La rete decisiva dei biancocelesti porta la firma di Joaquin Correa, che segna al 58' su assist di Immobile. Domani si giocherà l'altra semifinale di ritorno che vede impegnate Atalanta e Fiorentina per stabilire chi sarà la rivale degli uomini di Inzaghi all'Olimpico il 13 maggio. Nel primo match, la gara finì 3-3.
Roma su Trippier. Il difensore inglese seguito anche da altri top club europei
La Roma segue Kieran Trippier. Questo è quanto fa sapere Don Balon in merito al terzino inglese del Tottenham, che tanto bene sta facendo in questa stagione. Oltre ai giallorossi, anche Manchester United, Atletico Madrid e Napoli avrebbero preso informazioni sul calciatore che potrebbe diventare un nome caldo del prossimo mercato estivo.
Petrachi: "Mi spiace constatare che Cairo non ha più fiducia nei miei confronti"
Gianluca Petrachi, ds del Torino, ha parlato all'ANSA e ha così risposto alle dichiarazioni del suo presidente Urbano Cairo:
"Dopo dieci anni di rapporto professionale con il Torino, non credo sia giusto mettere in discussione la mia lealtà e la mia professionalità. Trovo quindi ingiuste le dichiarazioni del presidente Cairo e avrei preferito un chiarimento di persona".
Il patron granata aveva detto:
"Sarebbe una cosa grave" se ci fossero contatti tra il direttore sportivo e la Roma.
Petrachi ha poi aggiunto:
"Il rapporto fra il presidente e un suo dirigente deve essere fondato sulla fiducia reciproca e il rispetto per i ruoli. Non capisco in che modo potrebbe concretizzarsi tale conflitto di interessi e l'eventuale avvicinamento di un'altra società è semplicemente la prova che il lavoro svolto sia stato di primo livello e il 'mio' presidente ne dovrebbe solo essere orgoglioso. Mi dispiace constatare, che forse è il presidente Cairo che non ha più fiducia nei miei confronti".
Non sarà Campos il prossimo ds della Roma (Foto)
Non sarà Luis Campos il sostituto di Monchi come prossimo direttore sportivo della Roma. Ad affermarlo è la giornalista portoghese Claudia Garcia, che spiega come il ds del Lille sarebbe praticamente uscito di scena tra i papabili per la candidatura in giallorosso. Questo il suo tweet:
Posso confermare che #LuisCampos NON sarà il nuovo direttore sportivo della #Roma. Venerdì a #calciomercato di @raisport vi racconterò i retroscene di questo no.
— Claudia Garcia (@claubgarcia) 24 aprile 2019
Il Tribunale di Roma non approva la richiesta di archiviazione per la Raggi (Foto)
Il Tribunale di Roma non approva la richiesta di archiviazione nei confronti della sindaca di Roma Virginia Raggi, accusata di abuso d'ufficio. Questo è quanto riporta Fernando Magliaro, che poi aggiunge che non è valido il parere del IX Municipio in merito alla delibera Grancio-Fassina. Ecco i tweet del giornalista:
#stadiodellaroma; analisi sul presunto abuso d'ufficio di @virginiaraggi https://t.co/0Iu8DkFuBK pic.twitter.com/JxTVxaeVeP
— Fernando M. Magliaro (@FMagliaro) 24 aprile 2019
#STADIODELLAROMA; NON VALIDO IL PARERE DEL IX MUNICIPIO SULLA DELIBERA GRANCIO/FASSINAhttps://t.co/33E4hJrTVQ pic.twitter.com/6nAzw6uW5j
— Fernando M. Magliaro (@FMagliaro) 24 aprile 2019
La passione della Roma: Lecce homo
ILMESSAGGERO.IT - FERRETTI - Tutto risale a dicembre dello scorso anno quando, a cavallo tra Natale e San Silvestro, Monchi, allora ds della Roma, cominciò a spifferare in giro che a fine stagione avrebbe lasciato la Roma perché stanco di essere additato come il principale responsabile dell'annataccia dei giallorossi. In realtà, lui avrebbe voluto mollare tutto già in gennaio, poi si è fatto una ragione delle critiche della piazza in virtù del lauto assegno mensile che Jim Pallotta gli avrebbe accreditato in banca fino alla fine di giugno e si è tranquillizzato. Non sapeva (ma forse lo immaginava), che da lì ad un paio di mesi abbondanti sarebbe stato “costretto”a dimettersi, anche se solo i più tonti pensano che l'abbia fatto per rispetto di se stesso e non perché già contattato (contrattato?) dal Siviglia in cambio di uno stipendio due volte superiore a quello che percepiva a Trigoria.
Torniamo, però, alla fine di dicembre: una volta sparsasi la voce di Monchi in uscita dalla Roma, è cominciata in campo nazionale (e non solo) la caccia al prestigioso posto dell'ex portiere del Siviglia. Così, un ds si è affidato alla penna di un giornalista amico, un altro si è fatto sponsorizzare dal procuratore più elegante, un altro ancora ha fatto sapere di essere stato contattato già anni prima e c'è stato pure chi ha precisato che della Roma non gli fregava niente ma si vedeva da un chilometro di distanza che bluffava. E che, anzi, avrebbe pagato di suo per sistemarsi dietro una scrivania di viale Tolstoj, Roma Eur. Poi, c'è stato chi ha fatto trapelare in giro: prendete me, perché io vi porto Antonio Conte, mio concittadino di Lecce e mio grande amico. 'Lecce homo', verrebbe da dire. Gianluca Petrachi, attuale ds del Torino, ha usato questa strategia per ammaliare Pallotta e il suo management, compreso l'ideologo Franco Baldini. E, passo dopo passo, e sempre rigorosamente in assoluto silenzio (mai una conferma delle voci, ma neppure mai una smentita), Petrachi ha scavalcato più di un concorrente, al punto che oggi proprio lui viene indicato come il probabile, prossimo direttore sportivo della Roma.
Ma, adesso, scatta la domanda: Petrachi quindi porterà Conte, dal primo luglio liberissimo di scegliere dove andare, alla Roma? Va detta subito una cosa: se, qualche tempo fa, il tecnico salentino all'amico ha risposto «No, grazie», adesso siamo al «Possiamo parlarne». Cosa peraltro già accaduta. E frutto non solo del lavoro di Petrachi, ma anche di uomini della Roma e/o di fiducia della Roma. Conte, insomma, ha aperto alla possibilità di finire sulla panchina giallorossa, ma non è ancora convinto al cento per cento di dire sì. Non tanto (o forse non solo) per una questione di soldi, bensì di programmi. Di certezze, non di parole. Di garanzie certe, concrete. Si racconta che, in questi giorni, uomini della Roma e/o di fiducia della Roma stanno bombardando Conte a tappeto: promesse, mercato, acquisti e cessioni. Di tutto, di più. Un corteggiamento a tutto campo, senza esclusione di colpi di scena. Un quadro chiaro, anche se non va dimenticato che sulle tracce di Conte ci sono almeno un paio di ricchissimi club stranieri smaniosi di porre rimedio al disastro Champions dei mesi passati e uno italiano di proprietà straniera che non ha (ancora) deciso se mollare il costoso allenatore attuale e spendere qualcosa come una trentina di milioni euro (lordi) nella prossima stagione, e non solo, per due allenatori. Ma il tempo della verità non è lontano, ormai.
La cosa singolare è che, di fatto, chi sta cercando di ingaggiare il prossimo allenatore della Roma oggi non lavora per la Roma. Ma in un club in cui il primo collaboratore di Pallotta risiede tra Londra e Città del Capo, tutto sembra far parte di una consumata strategia aziendale. Con l'avanzare, però, dell'ipotesi di uno scenario pittoresco: e se Petrachi, che aveva assicurato l'ingaggio di Conte, arrivasse alla Roma senza Conte?
Dovesse accadere questo, la contromossa della Roma sarebbe già pronta: Conte???? E chi l'ha mai cercato. Petrachi??? Lo seguivamo già prima che prendessimo Monchi. Il nuovo allenatore XY? E' sempre stato la nostra prima scelta. E il pallone continuerà a rimbalzare. Come sempre.
Capitolo Totti. Al di là delle assicurazioni (?) partorite dal Mondo Roma dopo il recente viaggio di Massara a Boston, il Capitano continua ancora a essere più un gagliardetto che un dirigente operativo della società giallorossa. Novità, sotto questo aspetto, potrebbero esserci solo dopo aver conosciuto il nome del nuovo allenatore: di certo, qualora toccasse a Sarri (non libero il prossimo primo luglio di scegliere dove andare a lavorare), che è identificato come uomo strettamente legato a Baldini, Totti continuerebbe a fare soltanto quello che sta facendo adesso; qualora arrivasse un altro tecnico, tipo Conte, molto meno legato a Baldini, per Francesco potrebbero/dovrebbero aprirsi altre prospettive.
Finalino su De Rossi: tra poco più di due mesi, a Daniele scadrà il contratto con la Roma e ancora nessuno a Trigoria o via Tolstoj gli si è avvicinato per parlare di futuro (o anche di non futuro). Baldini, specialista nel trattare (decidere) i fine carriera dei capitani della Roma, perché non fa un salto a Roma, zona Eur Laurentina?