Il flop della Roma. Il colpo di Sinisa

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CALAMAI - L’effetto Ranieri è già svanito. Cambiano gli allenatori, ma la Roma continua a essere prigioniera dei tanti equivoci che l’accompagnano da inizio stagione. Il passo falso di Ferrara, contro una Spal che non vinceva in casa addirittura dal 17 settembre, rischia di avere conseguenze dolorose. Per il presente e per il futuro. Restare fuori dalla prossima Champions League, oltre a sancire il fallimento di un progetto sportivo, avrebbe anche pesanti conseguenze dal punto di vista economico. Senza i soldi che garantisce la Coppa più prestigiosa l’apertura di un nuovo ciclo sarebbe sicuramente più complicata. Il passaggio da Di Francesco a Ranieri ha portato a un nuovo modulo ma non ha cambiato anima alla Roma. Che era e resta senza una precisa identità, come se fosse un continuo cantiere aperto. Con una difesa che ha subito 39 reti (la differenza con le quattro squadre di testa è impressionante), con un centrocampo con poca personalità e con un attacco che fatica a far coesistere Dzeko e Schick.

Ieri, inoltre, ha sorpreso la scelta di Ranieri di rinunciare in partenza a Zaniolo per dare spazio a Kluivert. Il gioiellino giallorosso non era al cento per cento dal punto di vista fisico, ma quando è entrato ha dimostrato di avere rispetto ai compagni una marcia in più dal punto di vista fisico e una personalità e una determinazione agonistica da veterano. Zaniolo è la bella favola di questa stagione piena di delusioni. Ma per conquistare un posto in Champions la squadra giallorossa ha bisogno di ritrovare, subito, il valore aggiunto degli altri suoi giocatori simbolo.

L’inatteso passo falso di Dzeko e compagni toglie qualche goccia di tensione al derby di Milano. Guardando la classifica un pareggio potrebbe andare bene sia a Gattuso che a Spalletti. Il vantaggio sulla quinta diventerebbe, per entrambe, ancor più importante. Ma di sicuro i due tecnici hanno ben altre idee in testa. Dopo la sconfitta della Roma vincere il derby vorrebbe dire fare uno scatto importante, forse decisivo, per la conquista di un posto in Champions. Provarci non è un’opzione ma un dovere.

E’ stato un sabato che ha premiato soprattutto chi lotta per la salvezza. Tre punti d’oro li ha conquistati la Spal e tre punti, forse ancora più importanti, il Bologna. Che grazie a questo risultato, dopo tanto tempo, almeno per una notte, esce dalla zona retrocessione. Sinisa Mihajlovic, che ha veramente trasformato la squadra emiliana oggi una delle più brillanti del campionato, ha centrato la sua piccola vendetta sportiva battendo un Torino che ha perso l’occasione per salire al volo sul treno-Champions.

La squadra di Mazzarri ci ha messo cuore e grinta ma è mancata nei suoi due bomber. Male Zaza, malino anche Belotti al quale sicuramente non ha giovato la mancata convocazione in Nazionale. Il Gallo deve ritrovare velocemente entusiasmo e autostima. Nonostante il passo falso il Toro resta in lotta per un posto nelle prossime Coppe europee. Quello che, poi, era il sogno di inizio stagione.

Da un attaccante in difficoltà a uno che sta vivendo una stagione da favola. Fabio Quagliarella ha contribuito alla goleada che ha permesso alla Sampdoria di travolgere il Sassuolo e di rimettersi in corsa per un posto tra le prime sette della classifica. Il premio però gli era già arrivato alla vigilia: un posto con gli azzurri di Mancini. L’attaccante doriano può essere un’arma importante per la nostra Nazionale che tra pochi giorni partirà alla conquista dell’Europeo. Tanti ragazzi di talento e Quagliarella. Un vecchio... giovane. Una bella miscela.


Juan Jesus su Petagna: tanti dubbi

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CATAPANO - Succede tutto nella ripresa. Al 7’ Rocchi assegna un giusto calcio di rigore alla Roma per il fallo di Cionek su Dzeko lanciato verso la porta. Il polacco viene ammonito ma meriterebbe il rosso. Proteste della Spal perché l’azione giallorossa è nata da un intervento falloso del bosniaco sullo stesso Cionek, non rilevato. Cinque minuti dopo Rocchi valuta da rigore anche il contatto più dubbio tra Juan Jesus e Petagna: sembra non esserci più di una spallata.

 


Roma malata e senza difesa

IL MESSAGGERO - TRANI - Solita chance sprecata. Ma, a 10 partite dal traguardo, il flop in Emilia può risultare decisivo. Cambia l'allenatore, non il risultato: la Roma, irriconoscibile e fiacca, perde con la Spal anche al ritorno. Se la sconfitta del 20 ottobre all'Olimpico è stata soprattutto umiliante, questa di Ferrara, 2-1, rischia però di chiudere in anticipo la corsa Champions. Il Milan e l'Inter, in attesa del derby, restano avanti rispettivamente di 3 e 4 punti. Il 4° posto, insomma, si allontana. 

Commozione al Mazza quando la Spal entra in campo con il lutto al braccio per la scomparsa di Cipollini e la Roma si presenta con il ricordo di Taccola sulla manica, a 50 anni dal tristissimo pomeriggio di Cagliari. Improvvisazione, invece, nel match. Non solo i lancioni giallorossi chiesti da Ranieri ma anche quelli biancoazzurri imposti da Semplici che però prepara meglio la sfida e va all'incasso. La superiorità numerica a centrocampo, con il 3-5-2, garantisce più possesso palla. Ne approfittano il play Missiroli e gli intermedi Murgia e Kurtic. All'assalto vanno Lazzari e faraes. Nzonzi e Cristante pensano alla costruzione solo nella metà campo avversaria, chiamando in causa anche Karsdorp. Jesus, invece, resta dietro. Si alzano Kluivert ed El Shaarawy,allineandosi a Schick e Dzeko: fase offensiva con il 4-2-4. La formula con il doppio centravanti, però, fa cilecca.

SOLITA DORMIT - A Ranieri, schierando 3 centrali difensivi nella linea a 4, punta a proteggere Olsen. In mezzo Fazio e Marcano, a sinistra Jesus subito in apnea contro Lazzari. La mossa, però, non paga. La Roma, a metà tempo, è già sotto. E addirittura prende il gol, il 57° (e diventeranno 58) in 38 partite stagionali, con la difesa schierata. Cross scontato di Cionekdalla destra e taglio vincente di Fares: colpo di testa, Karsdorp nemmeno prova a saltare. Il nuovo sistema di gioco, insomma, non basta: i giallorossi rimangono vulnerabili. E impotenti. Bisogna aspettare 35 minuti per la prima conclusione nello specchio della porta. Dzeko calcia sul palo coperto: Viviano respinge con i piedi. La Spal, brillante e propositiva, mette pressione a Olsen: Lazzari è il più intraprendente. Dzeko, a fine tempo, risponde ai tifosi biancoazzurri che lo insultano e litiga, rientrando negli spogliatoi, col ds della Spal Vagnati e con i panchinari di Semplici: Rocchilo ammonisce. Il centravanti ormai è nervoso pure a gioco fermo. Ma è l'unico almeno ad andare al tiro.

INTERVENTO SCONTATO - La Roma, come spesso è accaduto in questo campionato, regala mezza partita. Sbagliata la formazione iniziale, la 38ª diversa in 38 match: Jesus non è adatto per Lazzari, El Shaarawy per aiutarlo si allontana dalla porta avversaria e Kluivert da esterno corre a vuoto. Ranieri, dopo l'intervallo, inserisce Zaniolo e Perotti per Kluivert ed El Shaarawy. Dzeko, su lancio di Zaniolo che entra convinto e spigliato, conquista subito il rigore, fallo di Cionek (da rosso), trasformato da Perotti per il momentaneo pari. Jesus, però, è ancora in campo e atterra Petagna: Rocchi assegna il rigore e il Var, odiato dal pubblico di Ferrara, conferma la decisione poco convincente dell'arbitro. Petagna realizza per il nuovo vantaggio della Spal. Viviano salva su Dzeko. Schick ha la lingua di fuori e chiede il cambio. Resta, però, in campo. Cionek va a colpire di testa: traversa. Entra Santon per Karsdorp. Nemmeno questo cambio è però sufficiente a evitare il 12° ko stagionale (7° in campionato). La Spal vince in casa dopo 6 mesi (17 settembre) e vede la salvezza, la Roma esce di scena. Lasciati 16 punti a chi lotta per non retrocedere.


Ranieri non basta: la Spal mette a nudo i guai della Roma

LA REPUBBLICA - PINCI - I primi dieci giorni di Ranieri hanno fatto l'effetto di un analgesico a un malato grave. Se contro l'Empoli la Roma aveva smesso di tossire, ieri ha avuto un collasso davanti alla Spal, che già l'aveva maltrattata all'andata: ha perso 2-1, incapace prima di difendersi, poi di gestire per più di 5 minuti il pareggio su rigore di Perotti, infine di rimontare durante mezz'ora di gioco e sei lunghissimi minuti di recupero. Non il primo crollo, chissà se sarà l'ultimo che la coglie quando tutte le circostanze lascerebbero pensare che sia pronta a spiccare il volo. Le era successo a Bologna e col Chievo, a Udine e a Cagliari. La lotta salvezza è costata alla disgregata ciurma romanista 16 punti, quelli persi finora contro le ultime 7 della classifica. I tre che le ha portato via ieri la Spal a Ferrara le impediscono di agganciare, almeno momentaneamente, il 4° posto che il derby milanese avrebbe potuto consegnarle, seppure in condominio con Spalletti. Invece le resta l'ennesimo rimpianto che Ranieri a caldo ha tradotto in monito: "L'ho detto ai giocatori, se non si va in Champions si cambia aria in parecchi. Devono meritarsi quello che guadagnano".

Quelli però, si sono fatti sconfiggere "da gente che guadagna meno ma è più determinata". Gente che nell'agenda del fu ds Monchi non sarebbe finita nemmeno per errore, eppure ha fatto fare una figuraccia ai suoi costosissimi acquisti. Come Karsdorp, affettato da Fares e sovrastato sul gol che ha riaperto le ansie romaniste. Come Kluivert, sostituito insieme a El Shaarawy dopo un tempo inconcludente. Come Nzonzi, Schick, Cristante, trasparenti in ogni circostanza. Il colpo di grazia glielo ha assestato un altro rigoretto, di Petagna (11° gol in campionato), a dire il vero generoso. Ma che il Var ha avallato ritenendo di non poter intervenire, non trattandosi di errore "chiaro ed evidente", visto che il contatto - al pari dell'intenzione di Juan Jesus di andare sull'avversario - c'è stato. "Certo diventa difficile se ti vengono fischiati contro rigori così", l'alibi sollevato da Cristante, prima che Ranieri ("le considerazioni le fa il Var, aiutiamoli") lo picconasse. L'ennesimo esempio della fragilità mentale di una squadra che vive delle invenzioni di Zaniolo, a cui non si può chiedere di riposare nemmeno 45 minuti. Ci voleva una Roma così perché la Spal tornasse a vincere in casa: non le riusciva da settembre, giusto 6 mesi fa. Ora l'Empoli è staccato di 4 punti, insomma, pare proprio una boccata d'aria. Mentre Dzeko e compagnia continua o a collezionare figuracce in trasferta, dove la Roma ha raccolto 6 delle 7 sconfitte di questo torneo.

Da Ferrara non sono usciti bene nemmeno i tifosi romanisti, in protesta dopo che la polizia ha fermato (nessun arresto) alcuni di loro per averli trovati al casello con un carico di bastoni. Altri si erano scontrati con i ferraresi prima della partita: immagine ideale per incorniciare il disagio di un mondo, quello in giallo e rosso, ancora in terapia intensiva.


La strana coppia non riesce a funzionare

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Sei punti su sei alla Spal. E già questo potrebbe bastare per descrivere l'ennesima figuraccia rimediata dalla Roma. Che cambia l'allenatore, ma non perde il viziaccio di deludere la sua gente. E di compromettere, per l'ennesima volta, classifica e ambizioni Champions. Perdere contro una Spal che non vinceva in casa dallo scorso 17 settembre rappresenta un'autentica, imbarazzante impresa. Come dire: al peggio non c'è mai fine.

PROVA INCOLORE - Zero romani in campo, uno in panchina. E tanti tanti in curva. Trasferta inedita, per molti versi. Con Edin Dzeko, il più romano dei non romani (per militanza, sia chiaro), con la fascia di capitano al braccio. E un vecchio amico, Patrik Schick, al suo fianco. Roma sulla carta più tendente al 4-2-4 che al 4-4-2, alla faccia del difensivismo un po' minestraro attribuito a Claudio Ranieri. E quell'equilibrio tanto invocato dal tecnico ex Fulham? Misterioso, al momento del fischio d'avvio di Rocchi. Un po' meno misterioso, però, dopo aver verificato la tenuta in fase di non possesso, lì a destra, del tandem olandese Karsdorp-Kluivert.

E la coppia Dzeko-Schick? Un primo tempo così così, con il ceco smanioso su (quasi) tutti i palloni ma a tempo limitato e il bosniaco smanioso (e nervoso) con gli avversari. E un secondo tempo difficile da decifrare. Alla vigilia s'era discusso molto sull'efficacia di questo duo snobbato in maniera sistematica da Eusebio Di Francesco: si diceva che, una volta cambiato tecnico - e modificato il sistema di gioco - Dzeko & Schick avrebbero avuto maggiori possibilità di coesistere. La gara di Ferrara, però, ha dimostrato che, al di là di tutto, i due non sanno giocare insieme. Non si cercano, vanno ognuno per conto proprio. Difficilmente si muovono in sintonia. Che non significa fare gli stessi movimenti; anzi, significa fare movimenti diversi, complementari. Il bosniaco e il ceco, invece, non sono mai stati coordinati: o troppo vicini oppure troppo lontani. Tanto è vero che Dzeko tutte le occasioni se l'è praticamente costruite da solo, mentre Patrik nella seconda parte della gara è sparito di scena. Colpa, forse, anche di un gioco lontano parente di un gioco. Chissà. La Roma, al di là della strana coppia, continua ad essere una squadra malata e in continua crisi d'identità. E raccontarlo a metà marzo fa ancora più effetto. Con un inevitabile filo di tristezza.


Ranieri: «Senza Champions si cambia aria in parecchi»

IL MESSAGGERO - ANGELONI - «Se si va in Champions c'è un programma, se non si va si cambia aria in parecchi». Claudio Ranieri chiarissimo? Sia più chiaro, mister. «Questi giocatori devono dimostrare di essere da Roma, gliel'ho detto dal primo giorno, devono dimostrare di meritarsi ciò che guadagnano. Abbiamo perso contro una squadra più umile, più determinata, aveva l'acqua alla gola e lo ha fatto vedere». Il futuro passa da qui, dal presente, che torna a essere nero. L'occasione è buttata, chissà il treno quando ripassa. Non approfittare di una squadra che non vinceva in casa da undici partite, significa che i mali di questa Roma sono davvero seri. E Ranierine ha preso coscienza. E non c'è aggiustatore che tenga, lui è l'ultimo dei responsabili, ovvio. Ranieri è stato chiaro perché sa che non è facile, Massara, il ds in pectore, prima della partita aveva addirittura detto che nessuno «prende in considerazione l'ipotesi di non andare in Champions». Insomma.

LO SVOLGIMENTO (IM)PREVISTO - Ranieri aveva preparato la partita in un modo, è andata in un altro, ha influito la direzione di Rocchi, ma il tecnico non fa polemica («gli arbitri possono sbagliare»). «Ad esempio, il primo gol della Spal lo avevamo pensato e sono state provate le controindicazioni contro quel tipo di palla lunga a tagliare l'area. E invece ci siamo fatti fregare». La Roma non perde per un episodio, ma per tutto. «Abbiamo giocato contro una squadra e noi non siamo stati squadra. Abbiamo messo buona volontà, ma senza organizzazione non si va da nessuna parte. Si vedeva che la Spal era disperata, nel secondo tempo stavano vincendo e hanno perso tanto tempo, giustamente perché mi metto nei loro panni». La squadra giallorossa è a terra fisicamente e non ha risolto i problemi di testa. «C'è un po' tutto in questa sconfitta. Ci sono alcuni giocatori che non ce l'hanno nelle corde, altri che non hanno fiducia e non riescono a essere determinati. Loro lo erano di più. La testa è uno dei problemi, poi dobbiamo anche migliorare sotto l'aspetto fisico, perché corriamo ma corriamo male e questo non va bene». Due esperimenti da rivedere: Schick-Dzeko e Jesus terzino. Sulla coppia d'attacco. «Mi aspettavo di più da loro. Nel primo tempo li dovevamo cercare con i palloni alti, nella ripresa con la palla a terra. Non ci siamo riusciti». Jesus? «Era l'unico velocista da poter inserire per contrastare Lazzari. Pensavo fosse idoneo per quel compito». E invece...


Ranieri deluso: "Non siamo stati squadra. Spal più decisa"

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Male, malissimo. Uno scenario peggiore di quello che si è aperto a Ferrara sarebbe complicato immaginarlo. E la Roma rischia davvero di non entrare in zonaChampions. Un fallimento di risultati —la Spal tra andata e ritorno ha conquistato sei punti contro i giallorossi (non accadeva da 53 anni) —e di prestazioni, con Ranieri che sta mettendo la faccia su un tracollo di cui è ovviamente l'ultimissimo responsabile, in ordine di tempo. Sconfitta per 2-1 e umiliata nell'atteggiamento tenuto in campo, la Roma barcolla senza sapere da cosa ripartire. "Non siamo stati squadra — è frastornato il tecnico — abbiamo messo solo la buona volontà ma evidentemente ci sono giocatori che non hanno proprio nelle loro corde di vincere i duelli. Altri non hanno fiducia e non riescono a essere determinati. Tra noi e la Spal, era più determinata la Spal. La testa? E' uno dei problemi, il secondo che dobbiamo essere più squadra, il terzo che dobbiamo migliorare sotto l'aspetto fisico, perché abbiamo corso, ma l'abbiamo fatto male".

Giocatori che faticano a stare in piedi, tantissimi gli assenti, tanto terrore nelle giocate e nervosismo soprattutto in Dzeko: il crollo della Roma è totale e la sosta arriva nel momento migliore, per congelare muscoli e pensieri, prima di affrontare la gara col Napoli. "Se non riusciamo ad andare in Champions, cambieranno aria in parecchi — è durissimo Ranieri — devono dimostrare di essere da Roma i calciatori e ho detto loro, fin dal mio primo giorno, che devono meritarsi quello che guadagnano. Abbiamo perso contro una squadra che guadagna meno, che è più umile e più determinata, che sta con l'acqua alla gola e l'ha fatto vedere. Senza l'introito della Champions, qualcosa dovrà cambiare".

Il messaggio a tutti era arrivato bello forte e chiaro dal ds pro tempore Massara, prima del fischio d'inizio. "Non vogliamo neanche considerare l'ipotesi di non arrivare tra le prime quattro". Una frase, quella di Massara, che risuona come un funesto rimbombo, per un finale di stagione che rischia di essere disastroso. E sembra davvero stonare la critica all'arbitraggio di Rocchi, che assegna un rigore generosissimo ai padroni di casa. Tutto è schiacciato dall'imbarazzo che si respira nello spogliatoio giallorosso dopo la sconfitta. "L'arbitro può sbagliare — spiega ancora Ranieri — anche gli uomini della Var devono fare la loro esperienza, io resto positivo su questo strumento e bisogna cercare di fare meno polemiche". Non cerca alibi neanche Cristante. "Il rigore non ci sta, ma noi ci abbiamo messo del nostro e non siamo in un momento facile. Dobbiamo ritrovarci, tutti insieme, in questo finale di stagione, mettendoci con la testa giusta, inutile parlare di gare singole. Dobbiamo entrare in campo con una mentalità diversa e con continuità. Mancano dieci partite e dobbiamo crederci". I quasi duemila tifosi della Roma presenti nel settore ospiti di Ferrara, hanno ricordato Taccola, a 50 anni dalla sua scomparsa, con uno striscione: "Giuliano Taccola fiamma eterna dei nostri cuori".


Edin, l’unico che va a salutare i tifosi

IL MESSAGGERO - TRANI - L’applauso di Edin Dzeko, capitano a Ferrara, ai 1500 tifosi dellaRoma. Da solo lì, di fronte al settore ospiti dello stadio Mazza. Da leader anche a fine partita. E’ l’unico a presentarsi davanti alla gente delusa proprio come ha fatto davanti a Viviano. Nel 1° e nel 2° tempo, ma il portiere della Spal lo ha fermato. Nel recupero, ha avuto la chance del pari. Ma non è riuscito a mettere la testa sul cross, forte e improvviso, di Perotti.

 

 

 

Cristante: «Responsabilità nostra»

IL MESSAGGERO - TRANI - La Roma si lamenta con Rocchi a fine partita. Bryan Cristante, invece, lascia stare l’arbitro. «La responsabilità è nostra in primis. Le cose sono tante, non è mandando via una o due persone che si cambia una stagione intera». Si riferisce all’esonero di Di Francesco e all’arrivo di Ranieri. Nessuna svolta. Non si sa nemmeno da dove ricominciare. «Non riusciamo a dare continuità ai risultati, siamo in difficoltà ora e non riusciamo a esprimerci come vorremmo. Poi ci viene anche qualche episodio contro come il rigore, così diventa tutto più difficile. Da quello che si vede dalle immagini non c’è, ma noi ci abbiamo messo del nostro. Non è una questione di moduli o di singoli. Bisogna ritrovare una quadratura di squadra per questo finale di stagione. Dobbiamo entrare con una mentalità diversa, parte tutto da lì».

Scontri tra tifosi, in centro a Ferrara davanti al bar dove si ritrovano i sostenitori della Spal, prima e dopo il match: 9 fermati tra i giallorossi, ma rilasciati dopo i controlli in Questura. Nel settore ospiti, proprio per quanto è accaduto nel prepartita, gli striscioni dopo un quarto d’ora sono stati girati.


Nervosismo e poca intesa: Dzeko-Schick, la coppia stecca

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Era la coppia più attesa, quella che avrebbe e do­vuto mettere le ali alla Ro­ma. Dzeko e Schickinsieme co­me punte centrali, una coppia che a Roma un po’ tutti aspetta­vano da quasi due anni. E la coppia ha funzionato a inter­mittenza, prima un po’ Schick (nel primo tempo) e poi un po’ Dzeko(nella ripresa). [...]

Del resto, anche Claudio Ranieri si aspettava qualcosa di diverso [...] "Onestamente mi aspettavo di più da loro due come coppia", dice nel­la pancia del Paolo Mazza il tec­nico romanista [...] Anche perché Dzeko ha lavorato molto come prima punta e Schick a volte gli parti­va un po’ più dietro, sfalsato, di fatto da seconda. Tra di loro, però, hanno dialogato poco, anche perché nel primo tempo la Roma cercava appunto spesso la palla lunga e allora si trattava di andare a fare la guerra soprattutto sulle palle alte. Nella ripresa, invece, gli spazi erano ridotti e la densità intorno alle due punte giallo­rosse era altissima. [...] Nel primo tempo è andato meglio Schick, anche se il ceco ha fatto tutto bene nei primi passi, sba­liando però poi le scelte finali. Nella ripresa, invece, Dzeko è salito di livello [...]

La vera macchia della partita di Edin sono invece quei litigi a fine pri­mo tempo con la curva del­la Spal. Era già successo a Frosinone, esattamente con le stesse modalità. [...] E anche su questo dovrà lavorare Ranieri in questa sosta. Dove, però, Schick e Dzeko non ci sa­ranno. Ed allora per i meccani­smi e la sintonia bisognerà aspettare ancora un po’.


Tensione a Ferrara: incidenti e tifosi fermati al casello

IL TEMPO - MENGHI - Non solo la delusione per il risultato, i tifosi in trasferta a Ferrara hanno avuto altre "grane". Sono partiti in più di duemila, raccogliendo l'invito di Ranieri nello stare vicino alla squadra non soltanto all'Olimpico, ma alcuni non sono neppure arrivati sugli spalti del Mazza: la polizia ha fermato per dei controlli gli ultras che al casello sono stati trovati in possesso di oggetti contundenti e potenzialmente pericolosi. Altri, invece, hanno avuto problemi, piccole scaramucce sembra, con i locali nei dintorni dello stadio prima dell'inizio del match tra Spal e Roma. Le dinamiche sono tutte da chiarire, di certo ci sono stati dei fermi tra i sostenitori giallorossi.

Chi ha popolato il settore ospiti si e invece fatto sentire a suon di cori e, poco prima del calcio d'inizio, è stato esposto uno striscione in onore dell'ex giocatore Giuliano Taccola, ricordato dall'allenatore in conferenza stampa e ieri dal tifosi come una "fiamma eterna dei nostri colori", mentre un altro messaggio citava la data di nascita e quella della scomparsa dell'attaccante, morto 50 anni fa.


Monchi se ne torna a Siviglia e lascia una squadra da rifare

IL TEMPO - AUSTINI - Di Francesco non c'è più. Monchi ha confermato sui social che, incredibile ma vero, sta per tornare al Siviglia dopo neppure due anni dalla commovente cerimonia d'addio allo stadio. Il medico è stato cacciato insieme al responsabile dei fisioterapisti. Il presidentePallotta sempre a Boston sta. E allora, adesso, ai romanisti hanno tolto anche la possibilità di prendersela con qualcuno. Un senso di rassegnazione accompagna questa trasferta della Roma a Ferrara. L'undicesima sconfitta di una stagione dai contorni fallimentari ridimensiona tutto: ambizioni, prospettive, entusiasmo, speranze. Questa squadra non esiste e va rifatta per l'ennesima volta, i segnali sono troppi e la sentenza non è più rinviabile. Dopo cinque anni di fila sul podio, la Roma si avvia a salutare la Champions e perdere quel mucchio di denaro che neppure le bastava a mantenersi senza dover pareggiare le spese con le plusvalenze. Un "giochino" riuscito molto bene a Sabatini per mantenersi ad alti livelli pur senza vincere e decisamente meno a Monchi.

Così, a nemmeno un anno di distanza, la semifinale di Champions conquistata grazie all'impresa contro il Barcellona assume le chiare sembianze dell'inizio della fine. E' innegabile che nella caccia al colpevole finisca in primissima fila Monchi. Più di chi lo ha scelto, ovvero il "solito" Baldini che lo ha consigliato a Pallotta, perché il curriculum era di tutto rispetto. Ma lo spagnolo, allontanandosi per la prima volta da casa, si è dimostrato un uomo molto più fragile di quanto sembrasse, incapace di sopportare le tensioni e di mantenere la lucidità fondamentale nelle scelte di mercato. Schick, Karsdorp, Pastore, Nzonzi, Kluivert, Cristante, degli acquisti più costosi non ce n'è uno che stia funzionando. Se alla lista aggiungiamo Moreno, Defrel, Marcano, Coric il quadro diventa un disastro, solo parzialmente compensato dal colpo Zaniolo e dalle buone operazioni fatte conKolarov e Under. Accollargli anche le cessioni sarebbe troppo, perché rientrano nella strategia del club.

Pallotta si è stancato di lui in fretta, come gli accade per quasi tutti i dirigenti che ingaggia. Monchi, infastidito dai rimproveri del presidente, dalle ingerenze di Baldini e spaventato da un ambiente in rivolta, ha deciso di tornare a casa, accontendando la moglie che non lo ha mai seguito a Roma. Ma qui lascia una squadra da rifondare. E una società nel pieno di un nuovo assestamento. La situazione a Trigoria e dintorni non è serena. Per niente. Il vuoto di potere l-sciato dal diesse ha riacceso vecchie lotte intestine (il licenziamento di medico e fisioterapista sono lì a dimostrarlo), lasciato spazio a figure che rivendicano maggiore considerazione, aperto la possibilità a chiunque di proporsi. Chi deciderà? In teoria Pallotta, certo, ma fidandosi di chi? Gil ultimi due uomini suggeritigli da Baldini sono Gandini e Monchi, entrambi bocciati. Fienga e Baldissoni sono i riferimenti attuali, entrambi convinti che sia giusto dare fiducia a Massara. Ma tutti, compresi loro due, sanno che dal Sudafrica, o da Londra a seconda del periodo dell'anno, può sempre arrivare un consiglio diverso. E decisivo.