La squadra che pesa sul bilancio

MESSAGGERO - CARINA - C'è una Roma che piace e un'altra che gode certamente di meno appeal. Come spiegato da Ranieri, la qualificazione o meno alla Champions indirizzerà il prossimo mercato. E se tagliare il traguardo tra le prime quattro potrebbe garantire la permanenza di qualche gioiello, ora in bilico, ci sono calciatori che al di là del piazzamento finale, sembrano aver fatto il loro tempo. La situazione è più complicata di quanto possa apparire perché s'incrociano esigenze finanziare, tecniche e anagrafiche che Massara e il prossimo ds non potranno non considerare. Prendiamo ad esempio il caso di Pastore, l'emblema del flop estivo di Monchi. L'argentino, 30 anni a giugno, è stato pagato 24,6 milioni (più 1 di commissioni) e ha un contratto sino al 2023. Percepisce un ingaggio di 4 milioni (7,4 al lordo). Tradotto: a breve il valore residuo a bilancio sarà di 19,5 milioni. Domanda lecita: c'è un club nel mondo disposto a pagare questa somma ed evitare così una minusvalenza alla Roma? Improbabile. L'unica strada percorribile appare il prestito con il rischio di doversi sobbarcare gran parte dello stipendio (soprattutto se la pista River Plate venisse confermata).

DELUDENTE - C'è poi Dzeko, 33 anni, al quale il club ha già comunicato che non rinnoverà il contratto (4,5 milioni, 8,3 al lordo), in scadenza nel 2020. Edin sta vivendo una stagione deludente ma farne a meno vorrebbe dire acquistare un altro centravanti di pari livello perché Schick (5 reti in campionato in due stagioni) non ha dato le risposte che ci si attendeva. Trovare però uno che sappia fare meglio del bosniaco (85 gol in 169 presenze: media 0,50), soprattutto senza Champions, appare complicato. È il turno di Olsen, Nzonzi e Karsdorp. Il centrocampista, classe '88, è costato 27,9 milioni (più 1,5 di commissioni) e guadagna 3,1 milioni (5,7 al lordo). Se non un flop ha rappresentato una grande delusione. Come il terzino olandese (16 milioni più 3 di bonus) e il portiere (costo 9 milioni più 2,3 di commissioni). Possono avere mercato, magari con la formula del prestito con diritto di riscatto, sperando che nel nuovo club si apprezzino. E non finisce qui: perché già la scorsa estate a Trigoria provarono a trovare una sistemazione a Perotti (ingaggio di 2,7 milioni, 5,2 lordi) e Jesus (2,2 netti, 4,1 lordi) scontrandosi con il parere negativo dei diretti interessati. Discorso a parte merita Marcano: comunque vada, rappresenterà una plusvalenza.
In questo elenco, non figurano i vari Kluivert, Cristante, Coric, Bianda, Fuzato, Santon e Mirante che per costi, età e ruoli potrebbero avere un'altra chance, i rientranti Defrel e Gonalonspiù i veterani Fazio e Kolarov (spetterà al nuovo tecnico decidere). È chiaro che alla Roma sono consapevoli che cedere gran parte di questi giocatori agevolerebbe poi il mercato in entrata. Il problema è che lo sanno anche gli altri club. Pronti sì a bussare a Trigoria ma per Pellegrini, Zaniolo, El Shaarawy, Manolas e Under. 


Adesso Raggi teme nuovi indagati e chiede a tutti il certificato penale

MESSAGGERO - CANETTIERI, PIRAS - Il timore che non sia finita qui c'è. Anche se i vertici del M5S, da Luigi Di Maio a Beppe Grillo, serrano le fila intorno a Virginia Raggi per spronarla ad «andare avanti». La sindaca, ancora sotto choc per l'arresto del presidente del consiglio comunale Marcello De Vito, sta valutando intanto la fattibilità di una mossa dirompente: chiedere a tutti i dirigenti comunali di avanzare una richiesta alla procura (ex art. 335 del codice di procedura penale) per sapere se sono indagati. Attraverso la risposta alla richiesta si verrà a conoscenza del numero di procedimento, nome del pubblico ministero competente, data di commissione del fatto e l'articolo di legge violato, sempre che sia già in atto un procedimento nei confronti del richiedente. Una forma di autotutela, quella della grillina, per scacciare l'incubo di nuove inchieste che si potrebbero annidare tra gli uffici del Comune (23mila dipendenti). Attenzione, però. Per le ipotesi di reato più gravi, la comunicazione all'indagato potrebbe non essere possibile. Ma in queste ore, il Campidoglio cerca di vagliare tutti gli scenari per uscire dall'angolo. L'«ipotesi 335» è spuntata ieri dopo il vertice tra Raggi e il suo capo di gabinetto Stefano Castiglione.

LE SPONDE - Fin qui la reazione amministrativa, ma la situazione nel Comune della Capitale appare quanto mai complessa. Non ci sono solo l'arresto di De Vito, la spinta dei consiglieri ad «azzerare la giunta». Sul tavolo della sindaca c'è anche la posizione di Daniele Frongia: l'assessore, indagato per corruzione, si è confrontato a lungo con lei giovedì sera. Un vertice - alla presenza del braccio destro di Di Maio, Max Bugani, e della consigliera regionale Valentina Corrado come responsabile degli enti locali - con picchi di tensione. L'assessore ha chiesto alla sindaca di respingere le dimissioni («Virginia, sarà presto tutto archiviato: devi fidarti di me»), ma ha trovato davanti a sé un muro: «No, Daniele, dopo tutto quello che ho passato, non se ne parla». Sul braccio destro della pentastellata pesa anche la comunicazione «tardiva» ai vertici M5S e alla sindaca dell'indagine a suo conto. «Lo sapevi da giorni, Daniele, ma ce lo hai comunicato solo quando stava per uscire sui giornali».  Alla fine la situazione è questa: Raggi ha accettato con riserva le dimissioni dell'assessore allo Sport, ma prende tempo prima di formalizzarle in attesa degli sviluppi auspicati dai legali di Frongia. Ovvero: l'archiviazione. Al momento la pratica è congelata. Anche per evitare ulteriori scossoni. La linea del M5S è che, come spiega il vicecapogruppo alla Camera Francesco Silvestri, «non esiste un sistema-grillino». Ma in queste ore tutti si interrogano: De Vito agiva da solo o aveva sponde tra gli assessori e i consiglieri comunali? In attesa di risposte negative, non rimane che «andare avanti». Ed è proprio Di Maio a scandire la sua certezza di prima mattina, in tv. Poco dopo, in un lungo post su Facebook - rilanciato sul blog da Beppe Grillo, che così «rompe» il suo silenzio sulla vicenda - Raggi espone la sua trincea. «Non si torna al passato. Il giorno in cui sono stata eletta sapevo che il vecchio sistema che insieme al M5S sto scardinando con ogni mia forza, avrebbe opposto ogni tipo di resistenza», scrive la sindaca. Come annunciato da Il Messaggero in queste ore torna più che in bilico la costruzione dello stadio a Tor Di Valle, padre di tutte le disgrazie giudiziarie. Ma il Movimento rimane una pentola in ebollizione. Roberta Lombardi, storica nemica di Raggi e considerata la madre politica di De Vito, si difende da chi la tira in ballo per i presunti rapporti con il costruttore Luca Parnasi: «Gli dissi 4 volte no, non sono ricattabile, né in vendita: Sarò nemica di chi, anche dentro M5s, tradisce cittadini».


«Niente aula, va in giunta». Così De Vito aggirava l'ala dura del Movimento

MESSAGGERO - ERRANTE - Marcello De Vito sapeva come procedere per assicurarsi l'approvazione dei progetti che gli stavano a cuore, quelli dei suoi clienti. E quando il via libera dell'Assemblea capitolina era a rischio, per le posizioni dell'ala più intransigente del Movimento Cinquestelle, riusciva a bypassarla, orientando la giunta e garantendo un voto favorevole. Così, per il gip Maria Paola Tomaselli, che tre giorni fa ha arrestato il politico, sarebbe accaduto a settembre 2017 per il via libera al progetto Mercati generali dei fratelli Toti, che hanno pagato una parcella di 110mila euro all'avvocato Camillo Mezzacapo, sorprendendosi che l'approvazione non fosse passata dall'aula. Una parte di quei soldi sono finiti nella Mdl, la «cassaforte - scrive il gip - nella quale occultare gli illeciti profitti della corruzione».

L'INFLUENZA - L'ex presidente del Consiglio comunale sarebbe riuscito ad esercitare la sua influenza sull'assessore all'Urbanistica Luca Montuori attraverso i rapporti con l'allora capogruppo del Movimento Cinquestelle, Paolo Ferrara, e grazie all'intervento dell'ex sindaco ombra, Luca Lanzalone, ormai a processo per corruzione. Gabriella Raggi, la caposegreteria dell'assessore, indagata e perquisita tre giorni fa, è stata interrogata a lungo ieri dai pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli, che hanno convocato in procura, come testimoni, anche Donatella Iorio, presidente della Commissione Urbanistica e Alessandra Agnello presidente della Commissione Lavori Pubblici. L'attività di De Vito sarebbe andata avanti fino alla vigilia degli arresti, per nulla scoraggiata dalla bufera dell'inchiesta Parnasi: il 12 febbraio, l'oramai ex presidente del consiglio comunale incontrava Giovanni Naccarato, nominato amministratore di Eurnova - la società di Parnasi che avrebbe dovuto realizzare lo stadio della Roma - dopo gli arresti di giugno.

BYPASSARE IL CONSIGLIO - È il 22 gennaio 2019 quando Pierluigi Toti, parlando del progetto di riqualificazione degli ex Mercati Generali, spiega come abbia ottenuto un iter inaspettato e rapido: «Abbiamo avuto un'accelerazione urbanistica tra ottobre e dicembre che non pensavo neanche io, per cui siamo arrivati», dice. Un'accelerazione dovuta - aggiunge il gip - «al mancato passaggio della pratica in Consiglio e all'adozione della decisione da parte della Giunta», dove gli equilibri erano cambiati a febbraio 2017, dopo le dimissioni del precedente assessore all'Urbanistica, Paolo Berdini, e dunque fosse più facile ottenere il via libera.

DUPLICE INTERVENTO - «L'intervento di De Vito - si legge nell'ordinanza - è stato quindi duplice: da un canto di carattere omissivo, non avendo egli rivendicato la decisione all'aula e, dall'altro, fattivo, avendo egli speso la propria influenza interloquendo con i soggetti (Lanzalone, Ferrara e Montuori) che avrebbero potuto incidere sulla situazione per indirizzare la decisione della Giunta» Sarebbe spettato al Consiglio occuparsi del progetto, visto che dall'ultima approvazione era intervenuta in commissione una significativa variante. Spiega il gip: «Vi erano forti insistenze da parte dell'ala più radicale del Movimento, che osteggiava l'approvazione dell'intervento di riqualificazione, affinché la decisione fosse nuovamente rimessa al Consiglio».

LA CASSAFORTE - La cassaforte, dove sarebbero finite le tangenti divise tra De Vito e Camillo Mezzacapo è la Mdl srl. La società dove l'avvocato raccomandato agli imprenditori dal politico metteva parte delle sue parcelle, ossia la quota destinata al presidente del Consiglio comunale. Nata nel 2016, la Mdl è controllata da due società - il cui fatturato è all'esame dei carabinieri - che fanno capo alla famiglia del legale finito in manette. L'amministratore è Sara Scarpari, segretaria di Mezzacapo. Ma nella compagine sociale compaiono anche la moglie del legale, Veronica Vecchiarelli, e la mamma, Paola Comito, finita sotto inchiesta per false fatturazioni. Il 10 per cento, invece fa capo a un commercialista, Gianluca Laconi. Indagata anche l'avvocato Virginia Vecchiarelli, cognata di Mezzacapo, utile come prestanome per non comparire in caso di consulenze sospette. Per il giudice l'esistenza della «cassaforte dà la misura della professionalità dagli indagati in tutte le fasi che caratterizzano le operazioni illecite. Dal primo contatto con gli imprenditori fino al momento percettivo dell'utilità». Così ai soci viene contestato anche l'autoriciclaggio.


Il patto del calcio: una partita in Cina e l'export del Var

MESSAGGERO - BERNARDINI - Anche il calcio italiano prova a prendere la Via della Seta. «Gare ufficiali» da disputare in Cina entro i prossimi tre anni, il progetto Var da avviare a beneficio degli arbitri locali e la diffusione delle partite del nostro campionato nello sterminato mercato cinematografico cinese. Questi i punti base dello storico incontro che si terrà domani all'ora di pranzo a Roma, nella sede della Federcalcio in via Allegri, tra il governo della Cina, che sarà rappresentato dal vice ministro della Comunicazione, Shen Haixiong, i vertici della Federazione italiana il presidente Gabriele Gravina e il suo vice Cosimo Sibilia e quelli della Lega calcio di serie A, il numero uno Gaetano Micciché e l'ad Luigi De Siervo. L'idea è quella di promuovere anche il calcio italiano in Cina, durante la visita di stato del presidente Xi Jinping che serve e cementare i legami economici e culturali tra i due Paesi.

Una collaborazione a 360 gradi con l'idea di organizzare incontri con aziende per favorire eventuali ingressi nei capitali delle squadre italiane. In Italia un grande club come l'Inter è controllato al 100% dal gruppo cinese Suning Holdings Group. I dirigenti della Lega di A e della Figc sono in trattative con quelli di China Media Group, la principale emittente statale cinese. Si parla di un'audience di oltre 1,5 miliardi di spettatori.

LO STOP DI INFANTINO - La lettera di intenti, che sarà discussa domani nell'incontro in Figc con la delegazione di Pechino, parla di «organizzare, nei prossimi 3 anni, una partita ufficiale in Cina». Nessuna specifica sul tipo di gare che potranno essere disputate. Attualmente le ipotesi più percorribili sono: la finale di Supercoppa italiana, già quattro edizioni sono state organizzate in Cina, tre a Pechino e una a Shanghai, una sfida di coppa Italia, ma non la finale, oppure amichevoli della Nazionale italiana, maschile e femminile. Niente partite di serie A, dunque. Idea che a diversi non dispiacerebbe, in passato si era parlato di disputare all'estero la prima giornata, ma che incontra la ferma opposizione della Fifa.
Da sempre contraria a questo tipo di iniziative. Per il presidente Gianni Infantino «le partite ufficiali delle leghe devono essere disputate all'interno del territorio delle rispettive associazioni». In passato la Liga spagnola ha dovuto abortire l'idea di tenere una gara di campionato negli Stati Uniti. Discorso simile l'aveva proposto la Premier League inglese nel 2008, ma l'ipotesi è stata accantonata di fronte alle feroci critiche di tifosi politici e media. Detto questo per ora, siamo alla fase ancora embrionale della progettazione ma serie A e Figc decise ad esplorare iniziative che facciano crescere il pubblico internazionale e aprano nuove vie per gli investimenti dall'estero. La Cina ha già speso 2,5 miliardi di dollari nel calcio europeo.
La Figc ha proposto perciò «assistenza e organizzazione di incontri con i club della serie A per le aziende cinesi che intendano proporre prodotti o soluzioni tecniche alle nostre squadre», e un servizio di «consulenza alle aziende desiderose di valutare sponsorizzazioni, ma anche acquisizioni e finanziamento di nostri club». Si disquisirà anche di Var: la bozza da accordo parla di «assistenza e supporto allo sviluppo della tecnologia a supporto dei direttori di gara cinesi». Infine i mondiali. Appassionato di calcio, il presidente Xi Jinping ha in mente un piano ad ampio raggio per trasformare la Cina in una potenza calcistica. L'obiettivo del governo cinese è ottenere i Mondiali del 2026 o del 2030 e la partnership con una nazione calcisticamente importante come l'Italia è vista da Pechino come un fattore chiave.


Infortunio Florenzi, la Roma fa 40

INSIDEROMA.COM - SARA BENEDETTI - Non c'è pace per la Roma in questa stagione. Dal campo all'infermeria, le cose non sembrano mettersi nel miglior modo possibile e come se non bastasse, ora arriva un nuovo infortunio: quello di Alessandro Florenzi. Mentre Kolarov rientrava nella capitale è scattato l'allarme Florenzi a Coverciano: risentimento al polpaccio per l'esterno azzurro e altro caso nazionale da gestire. Il braccio di ferro con la Serbia l'hanno vinto i giallorossi, che hanno ottenuto il rientro anticipato del terzino partito nonostante una fastidiosa infiammazione alla coscia: la buona notizia è che la federazione, dopo controlli accurati, ha deciso di non rischiare il calciatore, la cattiva è che ad oggi Kolarov non sarebbe in grado di giocare una partita da titolare e dovrà comunque dare segnali positivi nella prossima settimana per guadagnarsi un posto nella sfida con il Napoli. Ma la vera batosta è l'infortunio di Florenzi con l'Italia.

IL 40° INFORTUNIO AL POLPACCIO - Le ultime settimane di Alessandro Florenzi sono un perfetto simbolo del momento terrificante che sta vivendo la Roma. Dolore al polpaccio sinistro durante l’allenamento con la Nazionale e ritorno a Roma. Nelle prossime ore sarà sottoposto a esami approfonditi, ma la sua presenza contro il Napoli (31 marzo) è da escludere. A forte rischio anche le gare contro Fiorentina (3 aprile) e Sampdoria (6 aprile). È l’infortunio muscolare numero 40 che colpisce i giocatori della Roma in questa stagione. Un’ecatombe che non ha risparmiato quasi nessuno e che si è accanita principalmente sui polpacci dei giallorossi, un punto particolarmente delicato, che richiede una guarigione perfetta per evitare il rischio di pesanti ricadute. Ranieri perde così uno degli uomini tatticamente più duttili a sua disposizione, uno dei pochi in grado di poter giocare «basso» o «alto», cambiando anche in corsa modulo di gioco. La speranza è che non arrivino dalle nazionali altre cattive notizie, vista la situazione di assoluta emergenza. Kolarov, rientrato dalla Serbia, ieri ha svolto a Trigoria soltanto terapie. Continuano il lavoro individuale Manolas, Pellegrini, De Rossi, Under e Pastore. Da un lato c’è bisogno di loro, dall’altro sarebbe folle rischiare recuperi affrettati che, a questo punto, potrebbero chiudere la stagione. Ora per la Roma arriva il difficile, tra infortuni ed un trittico di campionato che vede Napoli, Fiorentina e Sampdoria, in cui i giallorossi dovranno dare il 101%, con o senza Florenzi.


Mezzacapo, le intercettazioni: “Pallotta se ne deve andare, lui deve capire che qua lo stadio non lo fa...”

IL TEMPO - Camillo Mezzacapo, l’avvocato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo per corruzione insieme all’ex presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito, è stato intercettato a parlare dello Stadio della Roma lo scorso 4 febbraio. Queste le parole pronunciate insieme a Gianluca Bardelli, finito ai domiciliari e riportate oggi in edicola dal quotidiano: “Pallotta se ne deve andare, lui deve capire che qua lo stadio non lo fa… via. Io sono contro lo stadio da sempre (…) loro credo che politicamente vogliono arrivare a fare sto stadio per non dire che hanno detto no a tutto. Se no, le Olimpiadi no, lo stadio no. Ma non lo devi fare là“. Bardelli: “Adesso domattina fa la conferenza stampa lei (presumibilmente Virginia Raggi, ndr)“Mezzacapo: “Ma lei ormai, quella è una squilibrata, quella deve essere denunciata mille volte. ‘È fatto, è fatto’… quel giorno che ha mandato l’sms ‘stadio autorizzato’, la sera hanno arrestato Parnasi… sembra una barzelletta. Dicevo a lui… a Rossi: ‘ste teste di ca..o che vogliono fare la battaglia politica sull’autorizzazione a Salvini’".


Olsen: "Sono in nazionale e non parlo della Roma, abbiamo una partita domani"

In previsione della sfida contro la Romania, il portiere della Roma e della Svezia, Robin Olsen, ha parlato alla stampa locale, evitando di fare dichiarazioni sul suo club di appartenenza: “Sono qui e parlo della nazionale, abbiamo una partita domani. Non vedo l’ora che arrivi, arrivo qui con una buona dose di sicurezza


Stadio della Roma, Bellinazzo: “La Roma ha il diritto ad avere il suo stadio. Il nuovo impianto determinerà un incremento del 40% sul fatturato del club"

Dopo i fatti di questi giorni, con la confusione in Campidoglio, provocata dall’arresto di Marcello De Vito, ex presidente dell'aula consiliare, è intervenuto ai microfoni di Tele Radio Stereo il giornalista del Sole 24 Ore, Marco Bellinazzo, che ha fornito un quadro tecnico sulla questione dello Stadio della Roma: “C’è un doppio piano che va evidenziato per non fare un enorme calderone di questa brutta faccenda, che mette in risalto le debolezze del sistema-Italia di fare grandi investimenti e opere importanti per settori industriali e città. C’è stato un iter amministrativo che ha coinvolto enti, persone ecc… che hanno contribuito a formare la volontà amministrativa, che ha riconosciuto al progetto l’interesse pubblico. Questa volontà amministrativa non viene scalfita da questa vicenda giudiziaria, sono singoli soggetti che hanno provato a lucrare e speculare per arricchirsi a vario titoli in un disegno criminoso, che resta alla procura dimostrare ed al tribunale giudicare. Io non sono un esperto di urbanistica o idrogeologico e quindi non ho mai preso posizione sull’opportunità di fare lo stadio a Tor di Valle o meno. Ma sono intervenuti dei tecnici che hanno giudicato se fare o meno in quell’area lo stadio ed è stato anche rivisto con Virginia Raggi. La Roma ha maturato un diritto ormai a veder realizzata l’opera a meno che non vengano fuori nei prossimi mesi un elemento che ci dica che il processo amministrativo che ha portato all’approvazione è stato inficiato da opere corruttive che hanno riguardato centinaia di persone o che hanno avuto scelte determinanti nel progetto. Mi auguro che non ci siano ulteriori ritardi e che la Roma abbia la possibilità di aprire il cantiere e fare il suo stadio. L’esperienza in Europa di stadio nuovi che determinano l’inizio di una nuova era per i club determina un incremento del 30 o 40% del fatturato nell’immediato. Il beneficio diretto sul conto economico lo si vede subito perché chiaramente sin dalla prima stagione possono essere fatte politiche di prezzo diverse, perché ci sono più servizi e perché con uno sfruttamento intensivo dell’impianto con una serie di attività commerciali e servizi che vengono resi a privati e aziende si innesca un circolo vizioso per cui il bilancio ne giova subito”.


Dzeko festeggia le 100 presenze con la maglia della Bosnia: "Farò del mio meglio"

L'attaccante della Roma e capitano della Bosnia, Edin Dzeko, sarà in campo domani a Sarajevo nella sfida tra Bosnia e Armenia, gara valida per le qualificazioni a Euro 2020. Il bomber giallorosso, domani festeggerà la 100esima presenza con la maglia della selezione del suo paese, giocando allo stadio Grbavica, campo dello Zeljeznicar, club in cui Dzeko ha militato da giovanissimo. Queste le sue parole in conferenza stampa: "Sarà una motivazione in più per giocare la mia miglior partita di sempre. Sarà ancor più importante se riusciremo a vincere. Arriviamo alla partita con la massima serietà e la massima concentrazione, sarà importante iniziare bene. Non conta il punteggio, conta solo vincere"

 


Gli azzurri di Totti battuti dalla Francia per 7-4 alla Football Legends Cup

Gli azzurri, guidati da Totti, attuale manager della Roma, hanno perso contro la Francia, capitanata degli ex giallorossi Candela, Zebina e Giuly. Il match degli azzurri era il primo all’interno del Football Legends Cup, manifestazione che vede protagoniste le leggende del calcio in programma in Cina fino al 24 marzo.


Per i bookmakers inglesi Sarri sarà esonerato a breve

ANSA - Maurizio Sarri è sempre più vicino all'addio alla panchina del Chelsea. Secondo il Mail, l'allenatore italiano è considerato già 'out': per i bookmakers inglesi sarà il prossimo allenatore licenziato fra quelli di Premier League. Per la sua successione sulla panchina del Chelsea, nell'immediato, circolano due nomi: quelli del portoghese Nuno Espirito Santo, attualmente sulla panchina del Wolverhampton, e dell'inglese Frank Lampard, grande ex dei 'Blues', che allena il Derby County, squadra della Championship, la II Divisione inglese.


La Raggi tranquillizza i presidenti dei municipi 5Stelle

La sindaca Raggi tranquillizza l'entourage dei Cinque Stelle. Ha convocato gli undici presidenti dei Municipi capitanati dai pentastellati e li ha invitati a rimanere uniti e non ha evitato l'argomento del nuovo stadio della Roma.
Secondo le dichiarazioni di alcuni dei partecipanti "La sindaca ha spiegato della vicenda delle penali in caso di mancata realizzazione dello Stadio. La sindaca ha voluto anche fare il punto sul lavoro fatto nei territori. Di certo ci ha rassicurati, ora siamo più tranquilli".