Delusione Roma: Champions lontana, la viola spreca
GAZZETTA DELLO SPORT - ELEFANTE - Due mesi (e un po’) dopo, dunque il mondo si è capovolto più per la Fiorentina che per la Roma: ieri sera perlomeno non inerme come nella notte di quel 7-1 in Coppa Italia di fine gennaio - anche se è evidente che certe ferite non sono ancora cicatrizzate - o sbandata come da poco contro la Spal e il Napoli (non ci voleva molto). Doverosamente reattiva nel momento della difficoltà. Diciamo viva, soprattutto nella ripresa: cioè tardi, che è un po’ l’avverbio di questa sua stagione. La Viola invece ha reso ancora più frustrante, diciamo nostalgico, il ricordo di come aveva saputo essere quella notte, e non è più: bellina ma non più bella, poco cattiva e molto ingenua, soprattutto nello scoprire il fianco alla Roma. Per due volte, proprio dopo averla ferita. Ancora una volta senza il colpo di grazia, dunque ancora ricaduta nel virus influenzale di questa stagione, la pareggite: 15 su 30 partite, uno su due. Ondivaga in tutto tranne che nella tendenza al mezzo passo falso: non vince dal 17 febbraio, un motivo ci sarà.
CHE MIRANTE Si è capito: era la sfida fra le malate più convalescenti del campionato, non solo fra le loro difese claudicanti. E il principale timore di Ranieri - pochi equilibri per pochi aiuti reciproci - è stato confermato dopo 4’, su inserimento di Benassi completamente dimenticato da Perotti. Buon per la Roma, Mirante ha dato ragione alla giubilazione di Olsen e si è ripetuto al 12’, su Muriel: il lancio lungo era stato di Gerson, arretrato per trovare spazi più comodi di quelli cercati alle spalle del muro Cristante-Nzonzi.
ZANIOLO SHOW La Fiorentina stava confermando e avrebbe confermato il suo identikit di squadra che ha idee e soluzioni di gioco interessanti, anche se progettate e realizzate un po’ a sprazzi. E anche buone armi sui calci da fermo, come si è visto al minuto 14, su azione da corner: marcature giallorosse morbide (eufemismo), stacco di testa di Pezzella e Roma gelata. Ma non piegata, anzi accesa: come da subito, e per un po’ quasi da solo, era stato Zaniolo. Trequartista al pari di Gerson ma con altra libertà; altro passo rispetto a Veretout, chiamato alla solita saggia gestione della manovra e delle convivenze in campo ma anche ad un «mismatch» nella schermatura singola sul gioiellino; altro timing rispetto a Pezzella nell’andare a mordere di testa un cross di Kluivert pescato da un cambio gioco di Dzeko. La cosa migliore del bosniaco: una delle poche, in verità. E l’azione più bella della partita della Roma, anche se simile a quella che avrebbe portato al secondo pareggio, nella ripresa.
LA CLASSIFICA PIANGE Già perché la Roma, una volta raddrizzata la partita, non ha lasciato mettere alla Fiorentina il suo abito buono - ripartenze e profondità - ma come spesso le succede ha fatto fatica a tenere il governo della gara. Anzi, l’ha mollato presto alla Fiorentina, salvo ritrovarlo nella seconda metà della ripresa. Nel frattempo la squadra di Pioli ha continuato a masticare il suo possesso ragionato e a vivere dei lampi di Muriel (2-1 sfiorato con un tiro da 20 metri abbondanti respinto dal palo) e dell’ex Gerson, che ha avviato e chiuso l’azione del 2-1, ispirato da Biraghi e aiutato da una deviazione di Juan Jesus. Tutto gradevole, ma anche agevolato dalle solite concessioni della Roma. Sempre uguale a se stessa, ma stavolta anche nella capacità di reagire: deviazione per deviazione, è stato Milenkovic ad accompagnare in porta il radente del 2-2 pensato ancora da Kluivert e firmato Perotti, al terzo gol consecutivo. Motore riacceso proprio quando Pioli ha provato a usare la benzina di Chiesa (4-3-3, con Gerson mezzala), a proposito di risvegli tardivi: poi per forza, con un quinto posto che oggi può diventare sesto (e settimo se la Lazio batterà l’Udinese nel recupero), la classifica piange.
Zaniolo protagonista in campo e in prospettiva. Il gol con la Fiorentina verso il nuovo contratto
LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Il pareggio con la Fiorentina (2-2) è un brodino caldo che riscalda un po’ la Roma, costretta a inseguire una classifica complicata. Un punto poco smuove, ma sembra qualcosa in più dopo la disfatta di domenica scorsa contro il Napoli. Zaniolo e Perotti i protagonisti delle due reti giallorosse, mentre il club prova a guardare avanti. All’interno dei dubbi legati al nome del futuro direttore sportivo infatti — ruolo ricoperto ad interim da Massara dopo il prematuro addio di Monchi — ci sono delle questioni contrattuali che non possono permettersi di restare troppo tempo in stand by. Non può permetterselo la Roma che, a prescindere da dirigenza e allenatore futuro, ha dei punti fermi da proteggere. Su tutti spicca inevitabilmente il nome di Nicolò Zaniolo. Proprio oggi dovrebbe consumarsi un incontro tra il manager del ragazzo, Vigorelli(che aveva già avviato la trattativa con l’ex ds spagnolo), e Massara, per gettare le basi del rinnovo. Il club giallorosso vorrebbe riuscire a resistere agli attacchi per il giovane talento, anche se non dovesse riuscire a entrare in zona Champions. A Zaniolo, secondo le intenzioni, verrebbe quasi sestuplicato l’ingaggio, arrivando a circa 2 milioni a stagione, più vari bonus a obiettivi. Un adeguamento importante, per un giocatore corteggiato anche dalla Juve. La Roma deve poi affrontare anche la situazione di El Shaarawy, un altro che si intende proteggere, a prescindere da quale sarà l’allenatore. L’attaccante ha il contratto in scadenza nel 2020, quindi la prossima estate entrerà nel suo ultimo anno. Prolungamento e aumento d’ingaggio per lui (adesso guadagna 2,5 milioni più bonus), così come per Under, che percepisce “solo” un milione.
Doha, il derby tra Conte e l’emiro
LA REPUBBLICA - Ogni occasione è buona per parlare di derby, anche durante un incontro politico internazionale. Come il bilaterale di Doha tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l’emiro del Qatar, Tamin bin Hamad al-Thani. «Tu sei della Lazio? Io sono della Roma», è la battuta che il premier italiano, Giuseppe Conte, ha rivolto al capo di Stato qatariota, che ha risposto divertito. Già al tempo della sua prima visita in Italia nel gennaio del 2016, durante un meeting, l’miro al-Thani aveva rivelato di essere un tifoso biancoceleste.
Tifosi delusi all’Olimpico: applausi solo per Montella
IL MESSAGGERO - Stadio Olimpico semi deserto in una partita da ultima spiaggia per il futuro della Roma in Champions: appena 30.123 spettatori, solo 6.269 biglietti venduti. Sfiorato il record negativo della stagione che resta quello della partita contro il Genoa del 16 dicembre in cui i paganti furono 29.128 (5.724 biglietti venduti). I tifosi sono esausti dei risultati pessimi della squadra, nel pre partita sugli spalti si respirava un’atmosfera funerea che nemmeno la musica da discoteca diffusa allo stadio è riuscita a mitigare. Gioia, divertimento e spensieratezza sono emozioni del passato: fischi quando i calciatori sono rientrati negli spogliatoi dopo il riscaldamento, fischi durante la lettura delle formazioni (sono stati risparmiati solo Zaniolo, De Rossi e il neo maggiorenne Riccardi), cori contro il presidente James Pallotta e alla squadra è stato ricordato che il tifo era solo per la maglia (applausi solo per l’ex Montella presente in tribuna). Dopo 11 minuti dal fischio d’inizio tutti sono rimasti gelati dal gol di Pezzella, ma l’immediato pareggio di Zaniolo ha risollevato gli animi e la Sud ha ricominciato a cantare.Un fuoco fatuo: il 2-2 finale che allontana ancora di più la Roma dall’Europa è stato accolto con i fischi. Della gestione Pallotta ne ha parlato il Chief Revenue Officer Francesco Calvo: «Non è assolutamente assente, abbiamo contatti più che quotidiani. Il presidente del Barcellona lo sentivo e lo vedevo meno di Pallotta. L’ambizione nostra è più alta di quella dei tifosi e abbiamo anche più pazienza. Mancare la Champions? È un problema che viene preventivato», ha detto durante il convegno “Economia dello Sport, il business model dell’AsRoma” presso l’Università Roma Tre. Sulla stessa linea anche il ds Massara che ha spiegato lo sfogo del presidente dopo Roma-Napoli: «È legittimo che Pallottarichiami tutti al massimo impegno», le sue parole a Sky.
Perotti: «Lotteremo fino alla fine»
IL MESSAGGERO - CARINA - Ha fatto preoccupare Ranieri quando nel finale s’è toccato il muscolo bicipite. Tuttavia Perotti, al terzo gol consecutivo, rassicura tutti: «È soltanto un crampo, ho giocato tre giorni fa e contro la Fiorentina è stato un match intenso. Un po’ di fatica ma niente di particolare». È andata peggio a Santon, costretto a lasciare il campo a causa di un problema al flessore destro.Tra oggi e domani il responso ma l’ecatombe muscolare a Trigoria continua. Intanto la Roma rallenta in ottica Champions, non approfittando del pareggio interno del Milan con l’Udinese,ma Perotti non si arrende: «Lotteremo fino all’ultimo per arrivare il più in alto possibile,mancano ancora 8 partite. Ce lo meritiamo noi, lo merita la dirigenza, i tifosi e lo staff. La Champions?Ci sono tante squadre vicine in lotta. Non dobbiamo guardare le altre, ma dobbiamo cominciare a vincere. A turno un po’ tutte perdono,ma se tu non vinci non conta nulla». Analizza la gara: «È stata dura, ci siamo ritrovati sotto due volte. Non ci lascia contenti il risultato,ma è partita in cui ci abbiamo provato al massimo, è un periodo che le cose non vanno bene. Si deve ricominciare da questo, dal fatto che non abbiamo mai mollato». Soddisfatto a metà il tecnico della Fiorentina, Pioli: «Se c’è una squadra che può recriminare credo sia la mia, ma non abbiamo concretizzato le occasioni e quando lasci aperta la partita può capitare di farti riprendere contro un avversario come la Roma. E’ un nostro difetto».
Chi si piazza tra i pali non è il problema reale
IL MESSAGGERO - FERRETTI - Una panzata fatale. Robin Olsen difficilmente dimenticherà la clamorosa papera, quell’inutile tuffo nel nulla, regalata alla Roma contro il Napoli. Perché quell’errore, che ha spianato ancor di più la strada della vittoria agli uomini di Carlo Ancelotti, gli è costato il posto di titolare. Dopo averlo difeso fino all’impossibile, Claudio Ranieri («Mi fido di Robin», ricordate?) è stato costretto a toglierlo dalla porta, e a dare contro la Fiorentina fiducia all’esperto Antonio Mirante. Una decisione che era nell’aria da settimane, che era stata via via rimandata ma che, dopo il Napoli, era diventata obbligatoria. Non che Olsen sia stato uno degli artefici principali della triste annata giallorossa, ma lui una bella mano l’ha data. Mettendo in mostra più difetti che pregi (sempre 9 milioni è costato...), anche se per un certo periodo aveva dato l’impressione di poter ricoprire il ruolo se non altro con personalità. Ma, forse, è stato soltanto merito della sua vena fortunata (chiamiamolo così...) che spesso gli ha evitato pessime figure anche dopo errori clamorosi.
ANTICHI GUAI - Dentro Mirante, dunque. Non un fuoriclasse del ruolo (non ce ne voglia...), se mai un onesto professionista incaricato di fare meglio di chi stava facendo molto male. E, in certi, casi il compito è agevolato. E chissà che nella decisione di Ranieri non abbia pesato a favore di Mirante anche il Fattore C, inteso come Comunicazione: i giocatori della Roma in campo comunicano poco, e forse con Mirante l’allenatore ha voluto incrementare la capacità di guidare la squadra, di dare ordini da dietro. Ipotesi, semplici ipotesi. Tutte chiacchiere della vigilia, si sa, spazzate via dal fischio d’avvio di Massa. Perché l’ultimo arrivato, questione di minuti, è stato subito costretto a dimostrare che non vive da anni tra i pali per caso, e ne sa qualcosa Benassi. Così come Muriel, poco dopo, è stato costretto a tenersi in gola l’urlo per un gol negatogli in tuffo ancora da Mirante. Incolpevole, a seguire, sul colpo di testa da due passi di Pezzella. Emblematica un’inquadratura di Olsen in panchina: della serie, chi sono, cosa ci faccio qui?Mah. Quando - però - vedi che la Viola ripassa avanti con una deviazione di Jesus su tiro di Gerson, Mirante incolpevole, capisci che forse il problema non è il portiere ma la porta della Roma. O, meglio ancora, il problema è la Roma, al di là di chi gioca tra i pali. Come testimoniato dal risultato finale, un pareggio che non serve a niente.
Ranieri: «La reazione è stata ottima. Entrare in Europa ancora possibile»
IL MESSAGGERO - CARINA - Un punto che rischia di non servire a nulla. La sensazione dell'ennesima occasione persa aleggia sull'Olimpico ma Ranieri prende tutti in contropiede: «Non è facile stare nei nostri panni, credo che i tifosi debbano essere contenti. La squadra mi è piaciuta per orgoglio e reazione. Dobbiamo essere soddisfatti di quanto fatto, nell'ultima gara con la Fiorentinaavevamo preso 7 gol, per questo ho chiesto di stare attenti a non dare profondità e siamo stati bravissimi. Abbiamo saputo reagire, rimontare due volte è stato eccezionale. Abbiamo fatto due gol meravigliosi, abbiamo vinto diversi duelli, ho visto lo spirito guerriero che ci era mancato. Dovevamo far vedere ai tifosi che possono contare su di noi e che c'è ancora possibilità di entrare da qualche parte in Europa». L'espressione da qualche parte è emblematica, ed è indice che per il tecnico anche l'Europa League è diventata a questo punto un obiettivo.
Appare eccessiva la soddisfazione palesata per una gara normale, che ha visto la squadra commettere molti errori. In primis sul gol di Pezzella: «Dovevamo essere in tre contro i tre grandi saltatori della Fiorentina. Purtroppo c'è stato solo Zaniolo e da solo non ha potuto fare nulla». Con il gol di ieri, l'ex interista è salito a 6 reti in stagione: «Sì ma deve ancora migliorare, va a ricevere palla spalle alla porta e per i centrocampisti è facile prendere palla e gamba e gli arbitri lasciano correre. Ma è giovane e può crescere». Plaude alla prova di Kluivert: «Ho fiducia in Justin, ha velocità e fa buoni cross. Avevo bisogno di coprire e attaccare Biraghi e lo ha fatto molto bene».
Ranieri è preoccupato per Perotti, anche se il giocatore minimizza, parlando di crampi: «Nel finale ha accusato un problema al bicipite, speriamo non sia nulla di grave. È incredibile, ne recupero due e nel perdo altrettanti». Il riferimento è a Santon, uscito per un problema al flessore della coscia destra. Poi, spiega la decisione di far giocare Mirante: «Con Olsen avevo parlato prima del Napoli. È un solitario, parla poco con tutti e viste le prestazioni ho preferito dare un'opportunità a Mirante. Ha risposto bene». Postilla finale su Schick e Pastore, finito malinconicamente in tribuna: «Possono dare un contributo nel finale di stagione: Patrik è un grande giocatore ma deve vincere la timidezza. Javier ancora non è pronto, può darci una mano, a patto che entri con la cattiveria mostrata dai compagni».
Zaniolo: «Il contratto? Vedremo...»
IL MESSAGGERO - Nicolò Zaniolo è il gioiellino della Roma che ha reso meno amara una stagione fatta di umiliazioni e insuccessi. I tifosi giallorossi sorridono quando entra in campo e con spensieratezza aggredisce l'avversario, corre e segna. Quello di ieri è il sesto gol in stagione (4 in campionato e 2 in Champions) che ha regalato una speranza al pubblico sugli spalti dopo che la rete di Pezzella aveva gettato nello sconforto i tifosi. Zaniolo è partito mezzala, ha proseguito come trequartista e finito la partita da esterno, uomo a tutto campo che giovane non sembra. Nicolò si avvicina più ai senatori di cui ha parlato Ranieri alla viglia della partita, e come se fosse un calciatore d'esperienza parla del suo rinnovo contrattuale con lucidità, mandando messaggi chiari alla proprietà: «È un passo importante e voglio incontrare la dirigenza. Per adesso penso a giocare a calcio poi vedremo cosa accadrà». Un incontro che doveva esserci qualche mese fa, ma che è stato posticipato per via della posizione poco solida di Monchi. Ora che la situazione appare meno confusa, il suo entourage già nella giornata di oggi dovrebbe incontrare la dirigenza della Roma per discutere il rinnovo contrattuale sulla base di 2,5 milioni di euro più bonus fino al 2024. Un grande passo in avanti rispetto ai 270 mila euro l'anno che percepisce attualmente, ma l'interesse di club blasonati e i record battuti in questa stagione hanno accelerato i tempi (è tra i più giovani centrocampisti europei ad avere segnato di più in campionato, lo batte solo Sancho del Borussia Dortmund con 5 gol). Non è un caso se Nicolò è l'unico calciatore della Roma (oltre a De Rossi) a non essere stato fischiato alla lettura delle formazioni, la sua forma atletica è eccellente e Roberto Mancini (ieri sera in tribuna) se ne accorto con largo anticipo convocandolo in Nazionale senza nemmeno un minuto giocato in Serie A: «Era importante dare segnali di ripresa, perché venivamo da un bruttissimo periodo», ha detto l'ex interista. Il pareggio, però, serve a poco per la classifica, ma può aiutare la squadra a riacquistare fiducia in vista della trasferta di sabato sera a Marassi per la gara contro la Sampdoria: «Sarà un avversario davvero tosto. Abbiamo tutte le carte in regola per farcela e dovremo riuscirci. Con la Fiorentina abbiamo dato dimostrazione di carattere, perché ci hanno messo in difficoltà. Ora saranno otto finali da dover vincere per prenderci la Champions».
Orgoglio Roma, ma non basta
IL MESSAGGERO - TRANI - L'Olimpico fischia la Roma che, timida e impaurita più da se stessa che da chi ha davanti, non sa più vincere. Il 2 a 2 contro la Fiorentina, con doppia rimonta, non migliora la classifica a 8 tappe dal traguardo. Il 5° posto è solo virtuale: l'Atalanta gioca oggi a Bergamo contro il Bologna e la Lazio recupererà il 17 aprile la partita contro l'Udinese. C'è il rischio di ritrovarsi ancora al 7° posto, con il Milan quarto che resta a 4 punti. Come non aver giocato, dunque. L'esibizione, del resto, è appena sufficiente. E il pubblico, poco più di 30 mila spettatori, boccia il comportamento anche svogliato di alcuni interpreti. La difesa continua a prendere gol. Solo con l'Entella, a gennaio, i giallorossi sono usciti imbattuti dal campo in casa. Già 64 le reti subite in 40 gare stagionali. E Dzeko non inquadra più la porta: l'ultimo gol in serie A all'Olimpico il 28 aprile 2018, doppietta contro il Chievo.
CORREZIONE AL RISPARMIO - Ranieri segue l'input della squadra e insiste sul 4-2-3-1, usato solo nei primi 8 minuti contro il Napoli e subito abbandonato per passare al 4-3-3. Avanti, insomma, con il sistema di gioco che, a fine settembre, i giocatori imposero a Di Francesco. La traccia del nuovo tecnico, però, ha subito il baricentro basso per coprirsi. Solo 4, come previsto, le novità. Ma è ingombrante solo l'esclusione del portiere titolare Olsen che sta vivendo il periodo peggiore da quando è a Trigoria. Tocca a Mirante che, in campionato, ha più avuto spazio dall'inizio da quasi 2 mesi (8 febbraio al Bentegodi contro il Chievo) e che è stato l'ultima volta titolare nell'andata degli ottavi di Champions (12 febbraio all'Olimpico contro il Porto). Il vice si presenta bene contro Benassi e Muriel. La Roma è comunque diversa in ogni reparto. In difesa Jesus al posto dello squalificato Manolas e al fianco di Fazio nella linea che, con Santon e Kolarov sui lati, proprio non riesce a ritrovare alcuna certezza: gli interpreti sono inaffidabili. Il trequartista è Zaniolo, abbastanza vivace, con De Rossi in panchina e Cristante arretrato accanto a Nzonzi che si trascina accompagnato dai fischi. Nel tridente Kluivert, più disponile, Dzeko che, con qualche rauma ancora da smaltire, fatica e Perotti che va ad intermittenza.
MODULO TRUCCATO - La Fiorentina, senza alzare il ritmo, palleggia con Veretout, Dabo e l'ex Gerson, prendendosi l'iniziativa e comandato il match. Pioli, nel suo 4-3-1-2 libera l'ex centrocampista giallorosso alle spalle di Simeone e Muriel. La Roma aspetta, come da programma, nella propria metà campo e si copre con il 4-1-4-1: Kluivert e Perotti si abbassano sulle fasce e fanno muro con Cristante e Nzonzi. Non basta la protezione. Le chance migliori, fino all'intervallo, sono viola. Mirante c'è. Si arrende solo quando Kolarov si addormenta sul corner di Biraghi, lasciando lo stacco in solitudine a Pezzella che fa centro. In pochi secondi, su cross da destra di Kluivert lanciato da Dzeko, Zaniolo di testa firma il pari ancora davanti al ct Mancini. Il gol non produce alcun effetto. Meglio non rischiare e attendere chissà che cosa. Così Muriel prende il palo.
SPRECO FINALE - Pure la ripresa comincia male: sinistro di Gerson deviato d a Jesus. I giallorossi chiedono il tocco di mano di Benassi che appoggia il pallone all'ex, ma Massa convalida. Perottipareggia ancora su cross di Kluiver. Pioli si vuole prendere il match e, nell'ultima mezzora, passa al 4-3-3: dentro Chiesa per Benassi e allattacco con il tridente migliore. Ranieri ha appena messo Pellegrini per Kluivert, spostando a destra Zaniolo. Si fa male pure Santon, entra Karsdorp. E nel finale Under per Zaniolo. Pellegrini inventa, Dzeko imita Nzonzi e, di testa, spreca. E la Roma non si rialza.
Perotti: "Il problema muscolare? Solo un crampo. Lotteremo fino all'ultimo per arrivare il più in alto possibile"
Diego Perotti, esterno offensivo giallorosso, è stato intervistato da Roma TV. Queste le sue dichiarazioni:
Il problema muscolare alla fine?
"Un crampo, niente di che. Avevamo giocato tre giorni fa ed oggi è stata una gara intensa, al novantesimo un po’ di fatica ma è normale. Che partita è stata? Una partita dura, in cui ci siamo ritrovati sotto nel punteggio per due volte. Abbiamo lottato ed ottenuto il pareggio, ma non ci accontentiamo del punto. Abbiamo provato in tutti i modi di vincere, in un momento in cui le cose non vanno al meglio. Dobbiamo ripartire da questa grinta e questa voglia di andare oltre alle avversità".
La Roma è ancora viva?
"Sempre. Noi lotteremo fino all’ultimo, lotteremo per arrivare il più in alto possibile. Lavoriamo tanto, ce lo meritiamo noi, la dirigenza ed i tifosi. Uno che vede questi risultati pensa che non facciamo niente, ma non è così, siamo tutto il giorno dentro Trigoria per migliorare le cose".
Il mio rendimento?
"È stato un anno strano e sfortunato, non sono riuscito ad aiutare la squadra come avrei voluto. Spero di poter aiutare la squadra da qui alla fine".
Problema mentale più che fisico?
"Sì, il mister ci ha fatto vedere che contro il Napoli abbiamo corso più di loro. Non è una questione fisica o una mancanza di allenamento, ci alleniamo e non stiamo fermi in campo, ma purtroppo il Napoli ha fatto meglio di noi, ma oggi sotto per due volte, abbiamo dato tutto per vincere. Non ci siamo riusciti e questo brucia, perché vedendo anche gli altri risultati, potevamo avvicinarci alle altre squadre. Mancano otto partite, daremo tutto".
Questa prestazione può dare fiducia?
"Mi auguro di sì, per tutto quello che stiamo soffrendo come squadra per i risultati che non arrivano. Questa è una città particolare, in cui i tifosi vogliono sempre di più, noi vogliamo darglielo, brucia tanto quando non ci riusciamo. Loro devono stare certi che noi ci stiamo mettendo tutto quello che abbiamo, lavorando durante la settimana”.
Il Monito ha poi parlato ai microfoni della Rai:
"Ho sentito solo crampi, per le tante partite ravvicinate. Ho giocato meno di molti compagni e sento un po' le tante sfide di seguito. Ma non è niente di grave. Ora tutte le partite sono toste, venivamo da un risultato molto negativo e rimontare due volte è un buon sintomo ma non siamo guariti. In altri momenti non saremmo neanche riusciti a pareggiare. Un punto non ci lascia contentissimi ma dobbiamo ripartire da questo, senza mollare mai. Dobbiamo ricominciare a vincere già da sabato".
Quarto posto?
"Siamo in tante lì vicino. Penso che è arrivato un momento in cui non si debbano più vedere i risultati delle altre ma cominciare a vincere noi. Il Milan magari pareggia e la Lazio poi perde, ma se non vinci non serve. Dobbiamo fare tre punti, migliorare il gioco e a fine stagione vedremo. Non si vince solo con gli attributi. Aiutano e possono dare una spinta ma se non difendiamo bene è dura. Non stiamo giocando negli anni '70-'80... Il calcio è cambiato. Dobbiamo fare meglio, ma spero che oggi sia un punto di ripartenza. Ranieri non ha chiesto niente di strano o di diverso, né di fare cambiamenti grossi. Non era facile prendere la squadra in quel momento, era dura per chiunque. Ha dato tranquillità ed è un romanista che sente tanto la squadra. Ti lascia libero di fare il tuo gioco. Speriamo per lui e anche per Di Francesco, di fare bene. Perché quando un allenatore va via è sempre colpa dei giocatori".
Conferenza Stampa Ranieri: "Soddisfatto perchè ho visto quello che avevo chiesto. Andiamo avanti a viso aperto"
Claudio Ranieri, tecnico della Roma, ha parlato in conferenza stampa dopo il match contro la Fiorentina:
Come è maturata la scelta di cambiare il portiere e come si risolve la crisi sotto porta di Dzeko?
"Prima del Napoli ho parlato con Olsen, è un tipo solitario e parla poco con tutti. Dopo le ultime prestazioni ho preferito Mirante che è esperto e sa il fatto suo. Deko ha giocato bene e lottato tanto, è vero che non ha trovato la porta, ma finchè gioca così a me sta bene ed il gol arriverà".
Diceva che la Roma deve ritrovare la sua compattezza. In base a cosa sceglie il modulo?
"Devo valutare bene tutto quello che sanno fare e che possono fare. La compattezza la si può trovare anche pressando in avanti. Stasera ho scelto il moldulo in base al gioco della Fiorentina, che gioca spesso con palle lunghe. Avevo chiesto di non dare loro la profondità restando dietro e pressando quando se ne aveva la possibilità".
Oggi abbiamo visto una squadra che ha lottato e provato. E' la prima volta che sente la squadra veramente sua?
"Piano piano. Ho chiesto di dare una grande prova prima di tutto per noi stessi. E' impossibile correre più del Napoli è poi perdere. Ho detto ai ragazzi che loro hanno corso da squadra ed è quello che ho chiesto oggi. Non dovevamo dare profondità, ho consigliato Perotti che era sul mio lato ed i difensori si sono comportati bene".
Volevo chiederle l'umore dello spogliatoio. Come l'ha trovato dopo la partita?
"L'esperienza mi dice che quando sei malato ci vuole la convalescenza. A fine partita ho fatto i compliemnti alla squadra perche, per il nostro momento, non è facile rifare gol subito dopo averlo preso. Il primo lo potevamo evitare perchè ho chiesto ai miei ragazzi di schermare i loro saltatori ma non l'abbiamo fatto. Se sono soddisfatti o no non mi interessa, sono soddisfatto io perchè ho visto quello che avevo chiesto. Non dobbiamo fasciarci la testa, andare avanti a viso aperto e pensare alla Sampdoria, dove quasi sicuro non avrò due giocatori".
I gol subiti dipendono solo dalla difesa o anche dal centrocampo?
"Manca un recuperatore di pallone. Loro intelligentemente fanno fallo. Io ho chiesto ai ragazzi di essere duri e ripartire e li stimolo a dare quello che non hanno nelle loro corde".
Il problema tattico quindi è dare un gioco ad una Roma piena di trequartisti?
"Mi sono reso conto in queste partite che non posso andare per la mia strada ma seguire quello che già c'è. Chiedo spesso ad un giocatore di spalleggiare Dzeko. Quando avrò tutti a disposizione farò il mio, ma ora devo fare il framacista e capire chi può giocare di più e chi di meno. Oggi volevo sostituire Perotti ma non avevo più cambi e forse si è fatto male di nuovo".
Conferenza stampa, Pioli: "Avremmo potuto mettere la Roma in difficoltà"
Stefano Pioli, tecnico della Fiorentina ha rilasciato alcune dichiarazioni in conferenza stampa subito dopo la fine del match di questa sera contro la Roma. Queste le sue parole:
La Fiorentina può recriminare di più?
"Sì, soprattutto per il primo tempo quando meritavamo il vantaggio. Ma se non concretizzi, lasci aperte le partite e lasci spazio ad una squadra come la Roma per pareggiare. Abbiamo giocato con personalità, siamo stati determinati così come la Roma. Potevamo fare qualche gol in più e vincere".
È il 15esimo pareggio in campionato. Cosa succede?
"La nostra classifica sta tutta in questi risultati, molti dei 15 pareggi potevano diventare per poco delle vittorie. Mancano otto partite e la semifinale di Coppa Italia: mi è piaciuta la squadra oggi e domenica, siamo tornati a giocare come mi piace essendo propositivi, offensivi ed equilibrati. Non abbiamo concesso tanto, ma dobbiamo alzare il livello dell’attenzione. Basta poco agli avversari per farci gol, soprattutto quando la palla arriva vicino alla nostra area".
Come sta Chiesa? Sembra che il fastidio sia rientrato.
"Sì, dolore zero ed è la cosa più importante. Si è allenato e curato bene, poi è chiaro che due settimane di sosta gli hanno tolto qualcosina".
Leggero calo di Muriel, è così? Avrebbe bisogno di rifiatare?
"Se non fosse andato in nazionale sarei stato più contento, ha fatto un viaggio in oriente. Quando si va in nazionale si viaggia tanto e ci si allena poco, gli avrebbe fatto meglio rimanere con noi. Stasera l’ho visto bene, la settimana scorsa l’ho visto in affanno nonostante le grandi giocate. Stasera ha retto i 90’, è un giocatore che ogni tanto ci sta possa prendere delle pause, è quel giocatore lì. Ma con la palla sa cosa fare, sa cosa mettere dentro la partita".
Cosa manca? La cattiveria sotto porta?
"Se non vai in doppio vantaggio in un campionato così livellato contro squadre così forti rischi. La Roma sarebbe andata in difficoltà se fossimo stati in grado di non subire subito il vantaggio, gestendo la palla e facendoli innervosire. I ragazzi non sono contenti, lavorano con grande impegno per vincere le partite. Non farlo da più di 40 giorni non può che renderli non soddisfatti, ma ho rivisto le cose della Fiorentina che mi piace. Ora due partite casalinghe contro squadre che lottano per non retrocedere, non sarà facile".
Ha segnato Gerson, che sta trovando continuità. Che evoluzione sta notando?
"Gerson deve essere più consapevole del motore che ha a disposizione, non sfrutta tutti i cavalli. È un ragazzo giovane ma con grande personalità, credo molto in lui ma può fare di più e lo sto stimolando. Ha ottime prospettive".
Pareggi da situazione da vantaggio, cosa manca?
"Non siamo bravi ad ammazzare o congelare la partita. Se pensiamo che la squadra più giovane d’Europa non abbia difetti sbagliamo. La gioventù non può essere una giustificazione, ma qualcosa vuol dire. Abbiamo le possibilità di andare in finale di Coppa Italia, il percorso della Fiorentina e la direzione è quella giusta, anche se non stiamo ottenendo i risultati che volevamo. C’è la crescita di squadra ma anche la crescita dei singoli giocatori".