Divorzio in piazza Monchi si spiega e Pallotta lo attacca
GAZZETTA - RICCI - CECCHINI - L’unica vera carezza della giornata arriva sui titoli di coda, quando contattiamo Monchi al telefono per chiedergli se intenda replicare al duro attacco di James Pallotta. «No, perché la Roma è più importante di me». Il tono di voce però è sorpreso, come di chi sa di aver (semmai) usato il fioretto per poi rimanere colpito da una cannonata. Una cosa è certa: la polemica stavolta è uscita fuori dal Grande Raccordo Anulare perché il presidente è il primo da anni a mettere in discussione quello che solo pochi mesi fa era considerato (anche a Trigoria) «tra i più bravi d.s. del mondo».
IL COMMIATO Certo, con l’aria pesante che circola intorno alla Roma negli ultimi giorni, forse la conferenza di ritorno nella rassicurante Siviglia (al posto dell’intrigante Arsenal) poteva essere posposta, ma Monchi non aveva infierito. «Sono andato via per una ragione semplice: abbiamo capito che l’idea della proprietà era diversa rispetto alla mia. Il presidente pensava che fosse andare meglio a destra, io a sinistra. Continuare così non era giusto». Monchi non entra nel merito delle divergenze, ma a Trigoria raccontano come l’ostinata difesa di Di Francesco e la consapevolezza che Franco Baldini, pur da consulente, orientasse i giudizi del presidente, lo immalinconisse, anche se le decisioni però erano solo dello spagnolo. «Io posso solo parlare bene di Pallotta e di tutta la Roma. Mai sentirete una mia parola contro la società. Il mio addio non è legato all’esonero di Di Francesco. È vero che la mia fiducia in Eusebio era grandissima, ma è una decisione che ha preso la società in un momento in cui già sapevo che il mio cammino non era sicuro. Ho commesso un errore da principiante perché era la prima volta che lasciavo Siviglia: avrei dovuto informarmi di più e conoscere meglio il club nel quale andavo. Mi sono trovato di fronte a una situazione che non conoscevo e sono stato colto di sorpresa. Però dei due anni a Roma non mi pento di nessuna decisione che ho preso. E firmerei ancora per la Roma». E poi a Rete Sport aveva aggiunto: «Ho condiviso tutto con il presidente e sapendo che forse per i tifosi erano decisioni difficili da comprendere. Pensate che abbia venduto Salah perché fossi contento di farlo? Ho dovuto perché ce n’era bisogno. La Roma comunque ha basi forti e dei veri professionisti a livello dirigenziale. Totti? Sta crescendo tantissimo. Spero che i frutti del mio lavoro si vedano in futuro e che Pastore, ad esempio, ancora possa fare la differenza. Io comunque amerò la Roma per sempre».
LA REPLICA Le parole dolci, però, non hanno placato Pallotta,. «Sono rimasto un po’ sorpreso nel leggere le dichiarazioni di Monchi, dove ha dichiarato che volevamo intraprendere strade diverse. Voglio fare chiarezza. Da subito ho detto che avrei voluto allenatori, preparatori, staff medico, addetti allo scouting e organizzazione tutto di primo livello. Ho speso tanti soldi per avere Monchi e gli ho dato le chiavi per dar vita a tutto questo. Gli ho dato il pieno controllo per ingaggiare l’allenatore che voleva, per assumere collaboratori, preparatori e per acquistare i giocatori che preferiva. Guardando i risultati e le nostre prestazioni, è chiaro che questo non abbia funzionato. A novembre, quando la nostra stagione stava andando di male in peggio e tutti notavano come l’allenatore stesse faticando a ottenere una reazione dai calciatori, chiesi a Monchi un piano B da attuare nel caso in cui le cose fossero ulteriormente peggiorate. Pur essendo lui l’unico responsabile della parte sportiva non aveva un piano B, ma mi spiegò che voleva continuare con la stessa strategia. Quindi mi domando: cosa avrebbe voluto fare di differente? Mi ha chiesto di fidarsi di lui e di lasciarlo fare. Gli abbiamo dato il pieno controllo e ora abbiamo più infortuni di quanti ne abbiamo mai avuti e rischiamo di non tra le prime tre per la prima volta dal 2014». Forse neppure tra le prime quattro. Ed è per questo, la possibile uscita dalla Champions che ha portato al divorzio. Di cui non è escluso che sentiremo ancora parlare.
E il presidente rispedisce Ed Lippie a Trigoria
IL TEMPO - MENGHI - Consulente di fiducia in missione a Trigoria. Pallotta ha deciso di mandare nella capitale Ed Lippie, l'ex preparatore americano che aveva lasciato il ruolo operativo assieme a Norman lo scorso giugno ma che quando serve un parere è il primo ad essere contattato dal presidente. A breve tornerà nella capitale per studiare da vicino il caso infortuni scoppiato in questa stagione, fatta di 39 guai muscolari sui 65 ko fisici totali. E non solo, Ranieri ha parlato chiaramente di una squadra a cui non girano le gambe come dovrebbero, motivo per cui si fa fatica a pressare gli avversari e a vincere i duelli in campo. Ecco perché il numero uno di Boston ha chiesto una relazione sulle condizioni atletiche dei giallorossi e sulla situazione generale a un uomo di cui si fida e con cui ha collaborato già per tre anni alla Roma e per ancor più tempo col gruppo Raptor. Dopo l'addio, Ed Lippie ha comunque rivestito il ruolo di consulente-fantasma, stando dietro le quinte ad osservare quello che accadeva nel quartiere generale, adesso è semplicemente chiamato ad intervenire in loco. La sua carica non dovrebbe cambiare, torna ma è di passaggio, anche se è rimasto vacante il ruolo di capo dei fisioterapisti in seguito all’allontanamento di Stefanini. C'è stata una vera e propria riorganizzazione a tutti i livelli della società meno di due settimane fa e adesso Pallotta vuole capire cosa non ha funzionato per pianificare al meglio il prossimo anno. Ad oggi in infermeria ci sono Under, Pastore, De Rossi e Pellegrini, gli infortunati che già ieri si sono ritrovati al Bernardini (per tutti gli altri la ripresa è domani) per seguire i percorsi riabilitativi personalizzati, ma non stanno bene neppure Manolas e Kolarov, che hanno comunque dovuto rispondere alla chiamata delle rispettive nazionali. Il greco dovrebbe rientrare oggi stesso nella capitale, dopo l’ok dei medici della federazione, mentre il serbo sarà valutato entro domani e sarà poi presa una decisione.
Il logorio della vita moderna
IL TEMPO - Mai come quest'anno, non vedo l'ora arrivi l'estate. Solitamente non sopporto l'estate pallonara perché, in assenza di campionato e partite vere, si parla di acquisti improbabili, strategie di mercato più o meno fantasiose e così via. Del nulla insomma. Mettici poi che la gente, complici le vacanze, ha più tempo da perdere e ciò giustifica la mia avversione, calcisticamente parlando, a questo periodo dell’anno. Personalmente, chiudo a giugno e se ne riparla a fine agosto. Unica eccezione alla regola, il ritiro e/o un paio di amichevoli estive. Quest'anno è diverso: questo campionato mi sta logorando emotivamente e Fisicamente e non penso di essere l’unico. La Romasta inanellando una serie di tragedie sportive senza precedenti; come se qualcuno o qualcosa, dall'alto,volesse testare e mettere alla prova la resilienza del tifoso giallorosso. A questo qualcosa o qualcuno vorrei dire basta, non se ne può più: tranquillo/a, siamo tifosi, lo siamo stati dopo Roma-Liverpool, lo siamo stati dopo Roma-Sampdoria e (purtroppo) così via. Lo saremo per sempre, non c’è bisogno di sottoporci a questa tortura, perché di tortura trattasi. Questa stagione, ogni qual
volta si è pensato di aver toccato il fondo, è puntualmente arrivato un Fazio, un Pastore, un Var o un Rocchi qualunque a farci capire che c'era ancora da soffrire. Ho sempre cercato di essere ottimista e di pensare che le cose prima o poi sarebbero cambiate e invece niente. La classifica di questo campionato imbarazzante ci dice che il quarto posto è lì ad un passo, ma questa squadra è possibilmente più imbarazzante del campionato stesso, tale da rendere l’unico obiettivo rimasto difficilmente raggiungibile. Una squadra che perde con ‘quasi tutte le piccole e concede sei ‘punti aduna squadra come la Spal, probabilmente non merita di giocare la champions il prossimo anno. Poco importa agli artefici di questo disastro sportivo, loro andranno in vacanza lasciando ai rispettivi procuratori l'onere di cercare una squadra che la Champions la giocherà.
Pallotta: "Era tutto nelle sue mani"
IL TEMPO - MENGHI - Dalla Spagna all'America rimbalzano parole, pensieri, sentimenti e risentimenti tra un direttore sportivo che andava in direzione opposta e contraria e un presidente che dopo avergli dato carta bianca è rimasto sorpreso, forse in parte tradito, dalla versione dei fatti del primo. Il ping-pong che anima la giornata in casa Roma comincia a Siviglia all'ora di pranzo con la presentazione alla stampa di Monchi e si chiude in serata con la replica da Boston di Pallotta, intervenuto tramite il sito ufficiale del club per fare chiarezza: «A novembre - riavvolge il nastro il patron americano - quando la nostra stagione stava andando di male in peggio e tutti notavano come l’allenatore stesse faticando a ottenere una reazione dai calciatori, chiesi a Monchi un piano B da attuare nel caso in cui le cose fossero ulteriormente peggiorate. Ma lui non ce l’aveva e mi spiegò che voleva continuare con la stessa strategia. Quindi, quando leggo o ascolto certe interviste radiofoniche, in cui sostiene che la proprietà stesse intraprendendo una direzione diversa dalla sua e che questo è il motivo per cui se n'è andato, mi domando: cosa avrebbe voluto fare Monchi di differente? Mi ha chiesto di fidarsi di lui e di lasciarlo fare a modo suo, gli abbiamo dato il pieno controllo e, guardando i risultati e le prestazioni, è evidente che non abbia funzionato». Non è un mistero che Pallotta avrebbe preferito cambiare prima il tecnico e si era avvalso dei consigli di Baldini per farsi indicare, tra i nomi sul mercato, i papabili sostituiti, salvo poi lasciare al dirigente spagnolo l’ultima parola, perché la parte sportiva era di sua competenza e non voleva entrarci a gamba tesa. Ha dovuto farlo, poi, e rivoluzionare tutto agli sgoccioli del campionato per non lasciare nulla di intentato: «Sono rimasto un po’ sorpreso - ammette - nel sentire da Monchi che volevamo intraprendere strade diverse. Fin dal primo momento sono stato molto chiaro sulla direzione che dovevamo intraprendere, ho da subito detto che avrei voluto allenatori di primo livello, preparatori di primo livello, staff medico di primo livello, addetti allo scouting di primo livello, assieme a un'organizzazione calcistica di primo livello. Gli ho consegnato le chiavi per dar vita a tutto questo e ora abbiamo più infortuni di quanti ne abbiamo mai avuti e rischiamo di non riuscire a finire tra le prime 3 perla prima volta dal 2014». E non gli va giù che l'ex diesse dica davanti ai microfoni (e in una diretta Youtube corredata dagli insulti dei tifosi giallorossi) di aver sì commesso degli errori, ma precisando: «Non conoscevo la situazione del club al mio arrivo. Sono andato via perché ad un certo punto ho capito che la proprietà aveva idee diverse dalle mie, il presidente voleva andare a destra, io a sinistra. Era giusto finirla così. La mia fiducia in Di Francesco era grandissima, ma è una decisione che ha preso la società in un momento in cui già sapevo che il mio proseguimento non era sicuro». I tifosi non gli perdonano la promessa sul vedersi a fine anno al Circo Massimo («Mi sembra assurdo considerarla una mia dichiarazione») e gli acquisti sbagliati, in primis Pastore: «Sono convinto che possa ancora fare la differenza. Salah? Non ero contento di venderlo, ma dovevo farlo per il FFP. Chi mi sostituirà prenderà decisioni buone per il futuro della Roma». Massara gode del rispetto di tutti a Trigoria, ma non è escluso che Pallotta possa decidere di affidarsi a una figura esterna, come quel Luis Campos del Lille consigliato da Baldini.
Mancini: "Italia, adesso arriva il bello"
IL MESSAGGERO - TENERANI - Inizia un nuovo viaggio azzurro dopo la disfatta del Mondiale svanito. L'Italia 16 mesi fa aveva la testa sott'acqua, adesso sembra in linea di galleggiamento, pronta per la navigazione. I nodi della crociera li capiremo dopo le due partite di qualificazione ai prossimi Europei, con Finlandia e Liechtenstein. Vietato fallire, la preoccupazione è legittima, eppure Mancini trasmette sicurezza. Sorride perché i giovani che ha proposto e imposto stanno restituendo, attraverso una cifra di gioco tecnico ed estetico, la fiducia che il Ct aveva riposto in loro. «Sono cresciuti tanto perché stanno giocando da alcuni mesi con grande continuità. Sono forti tecnicamente e fisicamente».
Durante la conferenza stampa - nella quale è stata presentata anche la partnership con Emporio Armani che vestirà Nazionale A, Under 21 e Femminile - il Mancio ha ribadito spesso il concetto. Non lo dice, ma è fiero perché proprio a Coverciano, alla fine della scorsa estate, aveva lanciato una sorta di appello ai suoi colleghi: «Fate giocare i giovani perché abbiamo una bella generazione, ma se non la mettiamo alla prova non sarà mai pronta».
PIGMALIONE - C'è anche chi ha un talento smisurato come Zaniolo e per sua fortuna ha incontrato un pigmalione: «Di Francesco ha grandi meriti - spiega il Ct -, ha creduto nel ragazzo e lo ha fatto giocare in Italia e in Champions. Poi se Nicolò ora è qui significa che lo merita». E pensare che a settembre quando Mancini lo convocò, senza neppure un minuto in serie A, in Italia in tanti si chiesero se il Ct fosse impazzito Mancini è felice pure per lo spirito che questi giovani profondono nell'avventura azzurra: «Li vedo entusiasti, hanno grande voglia di impegnarsi per la Nazionale, vengono volentieri a Coverciano». Non basta: la base di questa ricetta è un calcio offensivo, quello che l'Italia del Mancio ha già messo in mostra: «Arrivano ora gli appuntamenti importanti, salgono la pressioni, ma siamo pronti con le nostre caratteristiche: voglio vedere lo stesso entusiasmo e la voglia di un calcio offensivo».
L'ESTETICA - Ecco l'altro punto: gioventù coniugata a bel gioco. Efficacia sì, ma anche estetica. Per un calcio offensivo servono organizzazione e punte, per questa ragione è un raduno con tante presenze: «Ho convocato qualche attaccante in più anche per lavorare su questo aspetto. Con dispiacere abbiamo lasciato a casa qualcuno, ma chi non è qui oggi fa parte del gruppo e rientrerà presto». Fase offensiva da studiare bene: «Lavoriamo da mesi su un calcio di attacco e tecnico, spero le cose migliorino. La squadra deve sfruttare questa grande mole di gioco. I ragazzi sono entusiasti».
ROTTAMARE - In mezzo a questa bella gioventù spunta un terribile vecchietto', Fabio Quagliarella, capocannoniere del campionato, con 21 reti all'attivo. Come a spiegare che non tutti sono da rottamare. Poi ci sono attaccanti, invece, che stanno a casa: Belotti e Balotelli. Sul primo a Torino non l'hanno presa bene e Mancini risponde così: «La bellezza della Nazionale è che tutti possono parlare Io faccio le mie scelte, spero possa fare molto meglio e tornare in Nazionale. Con noi era all'inizio, ora ce ne sono altri, ma sta migliorando in campionato». Sul secondo pare un po' più morbido: «Mario non è ancora nelle condizioni ottimali per giocare in Nazionale. Per tornare qui però ci vuole un po' di tempo e lui deve dare il massimo».
Dzeko e Kluivert, maldestre digressioni
IL MESSAGGERO - Uno Dzeko a due volti. In campo arrabbiato, nervoso, polemico con avversari e compagni di squadra, anche con liti all’interno dello spogliatoio. Fuori, invece, sorridente e felice nel festeggiare i suoi 33 anni a Sarajevo con gli amici. Un’accortezza però nel far sì che i filmati di una festa privata non fossero divulgati, Edin poteva anche utilizzarla, evitando la rabbia dei tifosi. Anche Justin Kluivert potrebbe fare qualcosa in più. Perché non è la prima volta che quando l’olandese va in Under 21 rilascia delle dichiarazioni che fanno discutere. Puntualmente è accaduto anche ieri: «È stato meraviglioso vedere l’Ajax contro il Real. A volte, pur non avendo rimpianti per aver scelto la Roma, penso che sarebbe bello essere ancora là». Nulla di grave, solo nostalgia.
Roma, il nome per il futuro è Tengstedt
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI – Tra un dirigente che va, uno che resta ed uno che dovrebbe arrivare, il toto nomi per la prossima stagione in casa Roma sembra già essere impazzito, a partire dalla panchina che nelle ultime ore vede come nomi più caldi quelli di Giampaolo, Sarri e Gasperini. Ciononostante, anche il mercato giocatori non sembra rimanere fermo e nei giorni scorsi ecco accostato al club di Trigoria il nome di un giovane danese dal sicuro avvenire: Casper Tengstedt.
CHI E’? - Casper Tengstedt è uno dei talenti più interessanti della squadra Under 19 del Midtjylland, che sta disputando con profitto la UEFA Youth League. L’Ala sinistra del club danese, ma all’occorrenza anche punta centrale, è andato a segno ben 4 volte in sole 3 partite, con una media gol di una rete ogni 65 minuti. Stranamente non ha ancora avuto la possibilità di debuttare con la prima squadra, pur allenandosi con una certa regolarità tra i più grandi. Infatti, oltre a partecipare con la squadra Under 19 all’UYL e all’U19 Boys League, dove il suo score è di 9 reti e 4 assist in 10 partite, Casper partecipa anche al campionato riserve, manifestazione nella quale è andato in rete una volta in 3 caps. Esattamente un anno fa, Casper Tengstedt ha firmato un contratto triennale con il suo club, del quale fa parte dall’età di 15 anni. Il giovane talento ha anche debuttato nella nazionale U17 danese, in occasione delle due amichevoli contro la Romania. “Ho esteso il contratto perché sono incredibilmente felice di essere al Midtjylland. Sto davvero bene qui e sono molto soddisfatto della formazione che ho ottenuto. Ecco perché è il posto migliore per me“, ha spiegato Tengstedt subito dopo la firma. “Casper è un giocatore forte e rivoluzionario, che ha una visione del gioco matura e sa fare assist e gol. Casper ha giocato un’eccellente metà stagione nella squadra U17, dove ha segnato molti gol. Ora sta lavorando per affermarsi come giocatore del primo anno negli U19”, ha affermato soddisfatto il direttore dell’Academy del Midtjylland Flemming Broe, subito dopo aver fatto vincolare al club il ragazzo. Tengstedt ha indossato per la prima volta le scarpe da calcio all’età di 4 anni, ha iniziato a giocare con il Viborg Søndermarken, per poi passare al Viborg FF e a 15 anni al Midtjylland. Amante della musica pop e lounge, è un ammiratore del Liverpool (come molti altri ragazzi scandinavi ndr) e il suo idolo è proprio un ex giocatore dei “Reds”, Philippe Coutinho. Ha dichiarato al sito del club che per ora la sua più bella esperienza sportiva è stata vincere la Brøndby Cup in una tirata finale contro l’Amburgo, dove Casper Tengtstedt ha segnato il gol decisivo. Viste le qualità del ragazzo e soprattutto la grande attenzione che il Midtjylland ha per i giovani (hanno la prima squadra con l’età media bassissima), non è così difficile ipotizzare per Tengstedt un prossimo esordio in Alka Superligaen. La Roma, e non solo, rimane alla finestra nella speranza di piazzare un nuovo colpo alla Jedvaj, Coric o Marquinhos, da far crescere nelle file giallorosse o da valorizzare sul mercato con una super plusvalenza.
InsideRoma Daily News - Monchi presentato al Siviglia: "Alla Roma sono cresciuto, resterà sempre nel mio cuore" - Pallotta: "Sorpreso nel leggere le dichiarazioni di oggi di Monchi. Qualcosa non ha funzionato" - L’Uefa indaga sull’esultanza di Ronaldo
NOTIZIE DEL GIORNO | 18 MARZO 2019
- Monchi torna al Siviglia dopo la deludente parentesi nella Roma. Lo spagnolo è il nuovo direttore sportivo del club andaluso. Queste le parole dell'ex DS giallorosso:
Apre la conferenza il presidente José Castro:
"C'è un progetto che lo ha convinto, altrimenti non sarebbe qui.E' il miglior ds e nel Siviglia sarà più di un semplice direttore sportivo".
Prende parola Monchi:
"E’ un giorno difficile da immaginare ed è complicato poter spiegare. E’ un giorno che ho sperato arrivasse il prima possibile e si sta compiendo. voglio ringraziare il presidente e l’amministrazione e a tutti quelli che hanno contribuito che sia qui. Il presidente l’ha detto perfettamente: non perché sono sevillista, anche se lo sono, ma non sono qui per questo. E’ una realtà invidiata nel mondo. Io sono qui oggi perché in questi ultimi giorni con il presidente e i direttori generali mi hanno trasmesso un’idea del futuro del Siviglia che coincide con quello che ho nella mente che possa essere il Siviglia del futuro.Credo che dopo essere stato due anni fuori dal Siviglia, in un club importante che sarà sempre nel mio cuore come la Roma, sono cresciuto professionalmente e ho il diritto e il dovere di continuare questa crescita personale nel club che amo”.
Torni al Siviglia per sempre e definitivamente?
“Vengo convinto che ci sono molti lavori da fare, molte cose buone che sono state fatte e credo di poter apportare delle cose buone qui. L’ultima volta che sono stato ds sono rimasto 18 anni. Vengo per rimanere qui il massimo tempo possibile”.
Hai detto un Siviglia campione…
“Vengo a contribuire a un Siviglia che continui accrescendo per stare nel luogo giusto”.
Ci sono clausole di rescissione per Monchi? Hai chiaro che cosa pretende Monchi con giocatori come Sarabia e Machin…
Risponde Castro:
“Monchi ha un contratto come tutti i dipendenti del club. E’ una persona speciale e il suo contratto è indefinito”.
Risponde Monchi:
“Sono appena arrivato, realmente non ho ancora pensato a queste cose. Prima di pensare devo conoscere alcune cose, è assurdo dire alcune cose in questo momento. Devo sapere di quello che si parla per poi prendere decisioni. Machin il club ha lavorato come doveva”.
Il Siviglia è forte in molti punti, ma c’è la possibilità della vendita del club?
“Non sono dentro quello che pensano i grandi azionisti, però penso che il presidente è Sevillista e sono tranquillo per quello che mi hanno raccontato”.
Hai già pensato il profilo dell’allenatore per la prossima stagione? Con il tuo ritorno cadono le leggende urbane che sono sorte con il tuo addio…
“Voglio aiutare l’allenatore giorno dopo giorno. In quanto alle leggende urbane, io non me ne sono andato dal Siviglia perché ho litigato con qualcuno. Me ne sono andato perché credevo che era il momento di andare perché dovevo trovare motivazioni esterne. Credi che il centro del mondo è questo e devo andare via per poter crescere. Avevo bisogno d’aria. Cercavo un posto difficile, scelsi un progetto che mi aiutasse a crescere. Ho scelto il progetto che mi aiutasse a crescere. Ora voglio tornare perché questa crescita posso reinvestirlo qui. Ero sevillista a Roma lavorando 24 ore su 24 per un altro progetto, ora posso essere sevillista al Sevilla lavorando 24 ore su 24 per questo progetto sportivo”.
Sei cosciente che ci sono delle aspettative enormi?
“So che il mio arrivo si può relazionare con una pressione maggiore. Ci sono molte persone fuori Siviglia che mi dicono che ho sbagliato. Ho pensato a tutto però. Vengo da un posto in cui ho imparato a convivere con una pressione grande”.
Riferito al presidente Castro: Monchi avrà il ruolo di direttore generale sportivo. Significa che ha più responsabilità?
“Monchi ha lo stesso incarico, ma avrà una direzione generale sportiva e significa che sarà tutti i giorni nel club non solo nell’ambito sportivo ma anche generale. Ha molta esperienza, visto tutto quello che ha appreso fuori da qui”.
Con Caparros?
"Il prossimo anno il Siviglia deve avere un allenatore. Con Joaquin ci ho parlato due volte”.
Che vorresti creare in questa tua seconda avventura?
"Devo arrivare al punto più alto del Siviglia. Dal 2003 si cominciò a costruire una struttura sportiva che cambiò tutto, nella quale fece crescere a livello di marketing e sociale. Ci ha fatto vincere i titoli che abbiamo vinto. Aspiro a fare un salto per poter seguire crescendo”.
Cosa ti è passato per la testa quando sei arrivato?
"Quando il presidente mi ha chiamato io volevo sapere che volevano da me. Mi disse cose che mi sono piaciute, e sono qui solo per quello”.
Un messaggio ai tifosi?
“Grazie perché è difficile sentirsi amato come qui. Non mi è mai mancato tempo e dedizione. Confidate in me, sono qui perché credo che il Siviglia possa crescere”.
Se tornasse indietro firmerebbe ancora per la Roma? C’è stato qualche acquisto che non farebbe tornando ineitro?
“Non cambierei i due anni che ho trascorso a Roma, rifarei quella scelta. Ho commesso degli errori, non conoscevo la situazione del club quando arrivai, ma non mi pento della mia scelta. Mi è servito per crescere a livello personale. E’ una squadra a cui vorrò sempre bene".
La battuta sul ‘Circo Massimo’?
“Mi sembra assurdo considerarla una mia dichiarazione, parlavo con un tifoso, non era una dichiarazione istituzionale. Sono andato via per una semplice ragione: ad un certo punto ho capito che la proprietà aveva idee diverse dalle mie. Il presidente voleva andare a destra, io a sinistra. Giusto finirla così. Ma posso solo parlare bene di Pallotta e di tutti quelli che hanno pensato di portarmi a Roma. Mai sentirete da me una parola contro la Roma. Abbiamo capito che prendevamo strade diverse, era giusto fermarsi. Dalla Roma mi porto l’esperienza di aver lavorato fuori da casa da mia, in un ambiente che mi ha reso un professionista più attento La mia esperienza è stato bellissima, il primo anno i risultati sono quasi arrivati. Lavorare con la Roma mi ha fatto crescere”.
Ci sono state offerte del Real?
“Real no, altre squadre sì”.
Quando sei andato via, sono andate via altre persone. Possono tornare?
"Ci ho parlato ieri con uno di loro, ma alcuni lavorano in altri club. C’è molta gente che c’è qui e devo conoscerla, perché credo che stiano lavorando bene. Devo vedere se la mia idea di futuro coincide con il club. Vengo con il foglio in bianco e con molta voglia di scoprire quello che stanno facendo”.
Era vero che era tutto fatto con l’Arsenal?
“Se fosse stato tutto fatto non sarei qui (ride, ndr). Ci sono state molte proposte però ho dovuto valutare quale fossero le migliori, ma quella del Siviglia mi ha convinto”.
Da quando te ne sei andato il Siviglia non ha vinto un derby…
“Non credo che possa portare molto nel campo, sapete la mia bravura come giocatore (ride, ndr) ma i derby si vincono con il cuore”.
Il Siviglia può evitare alcune vendite importanti.
“Il modello è quello vincente. Non voglio ripetere gli errori. Alcune volte si vendono giocatori per necessità o per crescere. Oggi che le necessità sono minori non credo che dobbiate avere paura nel vendere giocatori perché è il modello che ha sempre utilizzato il Siviglia. E’ anche il modello delle squadre di tutto il mondo. La fortuna che abbiamo in questo momento è che la tradizione del club ha continuato in questi ultimi anni”.
Il livello di ambizione?
"Sono ambizioso per naturalezza. Ci sono squadre che lavorano bene in Liga ma voglio guardare in alto e non in basso”.
Ti saranno arrivati molti messaggi, qual è stato il migliore?
“Sono come i regali, chi te li fa ha perso il tuo tempo per te. Se sono riuscito a rendere felice qualcuno sono contento”.
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James Pallotta, presidente dei giallorossi, ha parlato al sito ufficiale asroma.com. Queste le sue parole in merito a quanto detto da Monchi in conferenza stampa quest'oggi:
“Sono rimasto un po’ sorpreso nel leggere le dichiarazioni di Monchi in conferenza stampa, dove ha dichiarato che volevamo intraprendere strade diverse. Mi fa piacere sapere che Monchi non avrebbe mai voluto fallire a Roma, ma voglio fare chiarezza su alcune cose. Fin dal primo momento, sono stato molto chiaro sulla direzione che dovevamo intraprendere ed è questo il motivo per cui abbiamo speso tanti soldi per portare Monchi da noi. Ho da subito detto che avrei voluto allenatori di primo livello, preparatori di primo livello, staff medico di primo livello, addetti allo scouting di primo livello, assieme a un’organizzazione calcistica di primo livello. Ho consegnato a Monchi le chiavi per dar vita a tutto questo. Gli ho dato il pieno controllo per ingaggiare l'allenatore che voleva, per assumere i collaboratori tecnici e i preparatori, per gestire lo scouting e per acquistare i giocatori che preferiva. Guardando i risultati e le nostre prestazioni, è chiaro che questo non abbia funzionato. A novembre, quando la nostra stagione stava andando di male in peggio e tutti notavano come l'allenatore stesse faticando a ottenere una reazione dai calciatori, chiesi a Monchi un piano B da attuare nel caso in cui le cose fossero ulteriormente peggiorate. Pur essendo lui l’unico responsabile della parte sportiva alla Roma, non aveva un piano B. Questo accadeva a novembre: mi spiegò che il suo piano B era continuare con la stessa strategia, quella del piano A. Quindi, quando leggo o ascolto certe interviste radiofoniche, in cui sostiene che la proprietà stesse intraprendendo una direzione diversa dalla sua e che questo è il motivo per cui se n’è andato, mi chiedo: cosa avrebbe voluto fare Monchi di differente? Mi ha chiesto di fidarsi di lui e di lasciarlo fare a modo suo. Gli abbiamo dato il pieno controllo e ora abbiamo più infortuni di quanti ne abbiamo mai avuti e rischiamo di non riuscire a finire tra le prime tre per la prima volta dal 2014".
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GAZZETTA.IT - L’Uefa ha aperto un’inchiesta sull’esultanza di Cristiano Ronaldo contro l’Atletico Madrid in Champions e una decisione in merito arriverà giovedì 21. Lo ha comunicato ufficialmente l’Uefa stessa classificando il caso da esaminare come condotta impropria. L’attaccante della Juventus, protagonista dell’impresa bianconera della settimana scorsa negli ottavi di Champions con una tripletta, ha festeggiato contro i colchoneros facendo riferimento agli attributi. Indirettamente una risposta a Simeone, che all’andata aveva compiuto un gesto simile davanti alla propria panchina al Wanda Metropolitano ricevendo una multa di 20mila euro. Già nel giorno successivo al 3-0 bianconero, i media spagnoli avevano montato una polemica evocando una squalifica per Ronaldo. Ora la decisione spetta all’Uefa. La Juve nei quarti di Champions affronterà l’Ajax.
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Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, è intervenuto ai microfoni di RMC Sport per parlare anche di Patrick Schick, ex blucerchiato:
"Schick un campione inespresso, ha trovato subito un ambiente ostile. Poi guadagna troppo, i giocatori si montano la testa".
- Dopo l'addio di Monchi sembra sfumare il pirmo obiettivo di mercato della Roma. Infatti Hector Herrera, centrocampista messicano in scadenza con il Porto, non sceglierà la Roma come destinazione per la prossima stagione. Il giocatore, come riferisce il sito ojogo.pt, lascerà i portoghesi a parametro zero per unirsi all'Atletico Madrid.
Cambiare per migliorare, Pallotta decida adesso il futuro della Roma
INSIDEROMA.COM – GABRIELE NOBILE – Dall’arrivo degli americani a Roma, eravamo ad aprile 2011, sono cambiati direttori sportivi, allenatori (molti) amministratori delegati per non parlare di professionalità di contorno e giocatori. Gli unici due manager rimasti e mai entrati nel turn-over aziendale sono Franco Baldini, entrato come direttore generale fino a giugno del 2013 (dopo la disfatta contro la Lazio in coppa Italia) mentre adesso ricopre un ruolo quantomeno strano, ovvero di consigliere del presidente Pallotta. L’altro dirigente è Mauro Baldissoni. L’avvocato dello studio Tonucci che partecipò intensamente all’arrivo della cordata yankee e da allora mai uscito dai quadri dirigenziali. Inizialmente entrò nel CDA di AS Roma, per poi prendere il posto di Baldini come direttore generale, poi dopo l’uscita del Ceo Umberto Gandini divenne Amministratore delegato e direttore generale, poi, nel rimpasto di qualche settimana fa, cedette il suo ruolo di Ceo a Guido Fienga per diventare Vice Presidente esecutivo. Lo stesso presidente James Pallotta non ebbe da subito un ruolo centrale, successivamente al “deal” di Boston entrò nella Roma come azionista di maggioranza (e garante economico) con Di Benedetto presidente. Solamente l’anno successivo Pallotta prese la carica di Presidente di AS Roma. Sono passati 8 anni ma lo scenario non è mai cambiato: confusione totale nei ruoli e nel management decisionale. Alla Roma attuale non mancano manager capaci ma un leader carismatico, un capo. Attualmente la società Roma è divisa in 3 tronconi; il primo con il presidente Pallotta, sempre più riluttante nel venire nella capitale, inchiodato tra il Massachusetts e Londra. Il secondo tra il Sud Africa e Londra, queste sono infatti le due location abituali del “ghost manager” Franco Baldini ed il terzo a Roma dove sono presenti, come dovrebbe essere naturale, Baldissoni, Fienga, Totti e tutti gli altri. Una squadra di calcio non può essere amministrata in questo modo. La crescita societaria in tutti i campi importanti (marketing, social, fatturati etc) ed il fallimento del settore più importante come l’aspetto dei risultati e del campo, ne sono la dimostrazione.
La rivoluzione dovrà ripartire da qui: prendere il toro per le corna subito e tentare di cambiare radicalmente il metodo e la filiera di comando. Attualmente alla AS Roma mancano tutta una serie di certezze nel settore tecnico e di campo: in primis chi sarà a ricoprire il ruolo di DS e di conseguenza stabilire chi sarà il nuovo allenatore. Scelte che andranno fatte subito e non a fine campionato quando sarà evidente se la Roma avrà centrato l’obbiettivo del 4° posto con relativa partecipazione alla Champions del prossimo anno. Stabilire un budget da affidare al nuovo direttore sportivo per la campagna acquisti e valutare in maniera definitiva se il meccanismo del “player trading” potrà essere accantonato, visto i deludenti risultati della Roma sul campo. L’idea di costruire un team senza necessariamente smantellare o vendere i migliori giocatori per far cassa, sistemare i bilanci e tentare un ipotetico aggancio alle squadre leader, in Italia e in Europa. Abbiamo visto che questo sistema ha generato confusione mediatica e poche certezze sul campo. La Roma americana, tranne una finale di Tim Cup, per altro persa, ed una semifinale di Champions League, oltre a diversi piazzamenti tra il 2° e 3° posto, non ha mai dato la sensazione di provare a vincere qualcosa. La Roma società è in forte ascesa in alcuni dipartimenti fondamentali per la valorizzazione del brand, ma decisamente in difficoltà in quelle che sono le realtà primarie per un club calcistico: l’assetto sportivo e di campo. Fino a quando questi due parametri non viaggeranno paralleli sarà difficile, anzi impossibile che il club giallorosso possa togliersi soddisfazioni e quindi mettersi nella condizione di provare a vincere.
Ma l’ennesima rivoluzione dovrà ripartire da quelli che sono stati gli errori del passato, Pallotta provi a fare mea culpa cercando di individuare le cause principali di questa confusione che si è creata, riprendendo le redini in mano del club, puntando decisamente sugli uomini giusti per tentare un rilancio, che sia però definitivo!
O la va o la spacca. Giusto dare fiducia alla coppia Dzeko-Schick?
INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - La Roma è in piena crisi. Di uomini, di gioco e di risultati. C'è poco da girarci intorno, le assenze hanno gravato ancora di più su una situazione già pesante di suo ma il cambio dell'allenatore, l'allontanamento del direttore sportivo, dello staff sanitario e fisioterapico dopo l'eliminazione dalla Champions League è suonato più come una resa dei conti che una vera sterzata.
Il neotecnico Ranieri sta cercando in ogni modo di riportare la squadra sulla retta via, anche in modo brusco come fatto negli spogliatoi del Mazza nel post-match contro la SPAL, dove i giallorossi hanno perso senza neanche lottare più di tanto. La stagione non è ancora finita ma il passo falso a Ferrara ha compromesso di molto le speranze di rientrare in corsa per la Champions anche in virtù della vittoria dell'Inter nel derby, che ha visto aumentare così il distacco dalla quarta, ora a 4 lunghezze.
Dopo la sosta per le Nazionali, torneranno (o almeno si spera) a disposizione praticamente tutti gli indisponibili. Da valutare Manolas e Kolarov, partiti per rispondere alle convocazioni di Grecia e Serbia ma con l'ex City che non è sicuro di tornare anticipatamente, soprattutto se il guaio fisico si rivelasse meno grave del previsto. Ci sarà sicuramente Florenzi, reduce dalla squalifica per l'espulsione rimediata contro l'Empoli ma soprattutto si spera di riavere Lorenzo Pellegrini, De Rossi, Under oltre ai 2 nazionali sopracitati più Pastore, oggetto misterioso del mercato monchiano.
Con questi calciatori in campo, lo spessore della squadra è ben altro rispetto a quello visto contro gli uomini di Semplici ma purtroppo per la Roma difficilmente saranno al meglio e non è certo che possano giocare tutti e soprattutto il livello del prossimo avversario è decisamente superiore a quello avuto sinora nelle prime 2 gare con Ranieri in panchina. Di fronte ci sarà il Napoli, privo certamente dello squalificato Zielinski con Diawara, Chiriches ed Insigne in dubbio sino al fischio d'inizio o quasi. Il rientro dell'ex Bologna sarebbe importante per Ancelotti proprio per rimediare all'assenza del dinamico ex Empoli ma la presenza del neocapitano partenopeo sarebbe fondamentale sia a livello tecnico che carismatico. La rosa degli avversari della Roma all'Olimpico il 31 marzo è comunque di tutto rispetto e sarà la prova del 9 per capire se la stagione dei giallorossi è definitivamente terminata o c'è ancora un barlume di speranza di raggiungere l'obiettivo minimo.
Davanti, potrebbe esser confermata la coppia Dzeko-Schick, che non ha convinto nessuno nella gara contro la SPAL, incluso Ranieri. Sarà quella la coppia giusta per impensierire Koulibaly ed Albiol? O magari accanto al centravanti bosniaco sarebbe meglio che giocasse un brevilineo come Perotti, bravo a saltare l'uomo e a dare palloni invitanti a Dzeko, che così non dovrebbe fare il lavoro di raccordo sfiancante che poi non lo fa esser lucido sottoporta? A queste domande dovrà rispondere il mister della Roma, nella speranza che opti per la scelta migliore e che si torni a sorridere dopo le tante amarezze di questo campionato.
Il River Plate si interessa a Pastore dopo l'infortunio di Quintero
Il River Plate è interessata a Pastore. Secondo TNT Sports, il club argentino si trova sprovvisto di Juan Fernando Quintero che ha riportato la rottura del legamento crociato anteriore sinistro, il club argentino ha pensato al giallorosso ma l'ingaggio non sarebbe semplice.
Monchi: "Grazie a tutti quelli che mi hanno mostrato tutto questo affetto. Forza Siviglia" (Foto)
Monchi è tornato al Siviglia. Dopo le parole di Pallotta su quel qualcosa che non ha funzionato nonostante avesse dato carta bianca allo spagnolo, l'ex giallorosso non risponde e pubblica su Twitter un post per il suo club:
Gracias a todos y cada uno de los que me habéis transmitido tantas muestras de cariño. GRACIAS
Ahora a exigir y a apretar que así crecimos y asi seguiremos creciendo
Es nuestro gen competitivo, el que nos ha hecho grandes. No lo abandonemosForza SFC!!!
— Monchi (@leonsfdo) March 18, 2019