De Rossi ha recuperato e Manolas fa progressi. Solo Under indisponibile

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Al derby con il solo Under indisponibile. È questo l’obiettivo di Eusebio Di Francesco, che ieri a Trigoria ha avuto buone notizie da (quasi) tutti quei giocatori in bilico perla partita contro la Lazio. Karsdorp e Schick alternano lavoro individuale a lavoro con il gruppo e tra oggi e, soprattutto, domani, puntano a convincere il tecnico a convocarli. Manolas in giornata farà un controllo a Villa Stuart. Se la caviglia sarà tornata definitivamente in ordine dopo la distorsione subita contro il Frosinone, anche il centrale greco risponderà presente. E in attacco anche Schick inizia a stare meglio e punta alla panchina, a centrocampo la buona notizia arriva da De Rossi. Ieri si è allenato con i compagni, se tutto filerà liscio sabato sera sarà capitano con la fascia al braccio dal primo minuto.


A tutto Pallotta: “Con lo Stadio tra le big d’Europa”

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Il Presidente della Roma, James Pallotta, si è raccontato al sito del club con una lunga intervista nella quale ha toccato tanti temi come lo Stadio e la contestazione dei tifosi. 

“L’aspetto economico non è la mia forza trainante con la Roma. A volte sono depresso e frustrato perché odio perdere. Più di ogni altra cosa. In me c’è una natura competitiva. So che alcune squadre hanno a disposizione un budget due o tre volte più grande del nostro, ma non riuscire a competere sempre e a certi livelli mi disturba comunque”.


El Shaarawy: “Il mio obiettivo è arrivare in doppia cifra. Voglio restare a Roma, qui mi trovo molto bene”

LA GAZZETTA DELLO SPORT - È uno dei giocatori più in forma della Roma. Stephan El Shaarawy ha parlato del suo momento magico e dell’imminente partita contro la Lazio. Questo uno stralcio delle sue parole:

Il ricordo più bello legato a un suo derby?
Sicuramente il primo, in cui ho segnato il gol dell’1-0, in una sfida che poi si è chiusa con una grande vittoria (4-1, ndr). Nella rifinitura provai spesso i colpi di testa e alla fine segnai proprio così. Quella fu una di quelle emozioni che poi ti restano dentro per sempre.

Questo derby ha un valore pure nella corsa-Champions. Due posti per Milan, Inter e Roma o c’è da temere anche la Lazio?
Vediamo, molto dipenderà dalla sfida di sabato. Sappiamo che con una vittoria potremmo allungare su di loro, ma anche accorciare sulle squadre che ci precedono. Di certo è una gara da vincere, su questo non si discute. Per la classifica, ma anche perché vogliamo dare una grande gioia ai nostri tifosi.

Più importante la sfida di sabato contro la Lazio o quella del mercoledì successivo con il Porto, in Champions League?

Le metto sullo stesso livello. Il derby vale già di per sé, passare con il Porto vorrebbe dire confermare a livello di immagine europea ciò che abbiamo fatto la stagione scorsa.

Lei nel frattempo oggi è il capocannoniere in campionato della Roma. Come ci si sente?
Il mio obiettivo è arrivare in doppia cifra. Per riuscirci sarà importante mantenere questo ritmo e trovare ancora più continuità. Fisicamente sto bene, adesso spero di fare un grande finale di stagione.

Ed infatti a febbraio lei ha ritrovato anche l’azzurro ed è uno dei probabili convocati per marzo. Un messaggio a Mancini?
La Nazionale passa sempre da quello che fai con il club. Forse potevo essere convocato anche nelle prime gare della nuova gestione, ma sono comunque soddisfatto dell’ultima chiamata. Avere continuità è fondamentale, poi l’azzurro sarà una diretta conseguenza.

Per Spalletti era decisivo, per Di Francesco essenziale. Quando la chiamerà la Roma per il rinnovo del contratto?
Non ne abbiamo parlato e non ho intenzione di farlo fino al termine della stagione. Voglio rimanere concentrato sulle partite. Stiamo facendo una buona stagione, ora va sistemata. Di certo c’è che vorrei restare a Roma, qui mi hanno accolto in modo fantastico e mi trovo molto bene. Ma nei riparleremo a fine campionato.

Cosa la colpisce di Zaniolo?
La facilità con cui gioca, sembra lo faccia da sempre. E poi la forza fisica, impressionante. Ora sta a lui gestire il momento e le aspettative che gli girano intorno. Deve essere bravo a continuare a lavorare, ma è un ragazzo che ha la testa sulle spalle.


Roma: assetto variabile

IL MESSAGGERO - CARINA - Un derby vinto con il 4-3-3 (2-1, il 18 novembre del 2017), un altro con il 4-2-3-1 (3-1 dell’andata, 29 settembre). Uno con Florenzi terzino, l’altro con il nazionale azzurro esterno alto. Il primo con un calciatore di fantasia all’ala, l’altro nella posizione più consona dietro Dzeko. E per non farsi mancare nulla, anche una stracittadina pareggiata 0-0 utilizzando il 3-4-2-1 (15 aprile 2018) sull’onda dell’impresa di 4 giorni prima con il Barcellona. Di Francesco ha già dimostrato di saper affrontare la Lazio in diversi modi. Tre match contro Inzaghi - con due vittorie e un pari - sono la conferma di un feeling particolare con il derby.

SISTEMA DI GIOCO PREFERITO - Per sabato qualche dubbio se lo porta dietro. Perché le opzioni non mancano, anche in virtù del fatto che mercoledì a Oporto è previsto il ritorno degli ottavi di finale di Champions. E anche se mai come stavolta il mantra di Eusebio - «Pensiamo ad un match alla volta» - riecheggia a Trigoria, queste due gare fondamentali e ravvicinate per la stagione giallorossa, sono da disputare attingendo dalla rosa a disposizione. Nella formazione anti-Lazio, la scelta della mediana (che torna a tre) ruota intorno a De Rossi. Il ginocchio non gli dà fastidio e Daniele è pronto a giocare il secondo match consecutivo dopo Frosinone. Dal suo ritorno, dopo il lungo stop di tre mesi per una lesione cartilaginea, sarebbe la prima volta. Sinora il capitano ha sempre alternato una gara completa (Milan, Porto e Frosinone) a spezzoni nelle partite successive (15’ con il Chievo, 23’con il Bologna). Nonostante Di Francesco nelle ultime uscite abbia rivisitato le posizioni in campo, decidendo di abbassare il baricentro della squadra limitando l’applicazione del fuorigioco, la Roma ha continuato a dare una sensazione di vulnerabilità che va ben al di là del numero dei gol subiti. Per questo motivo serve De Rossi. Il suo apporto contro la Lazio - che abitualmente si schiera a 5 a centrocampo - è fondamentale perché nessuno come Daniele sa accorciare la squadra e renderla meno perforabile con il 4-1-4-1 che riporta, in fase difensiva, la parità in mezzo al campo. Ai suoi lati sono pronti Pellegrini e Cristante mentre Zaniolo tornerà a ricoprire, come già accaduto con Porto e Bologna, il ruolo di esterno alto a destra nel tridente offensivo. Questo preclude l’avanzamento di Florenzi che giostrerà quindi come terzino, certamente meno esposto alle avanzate degli esterni laziali. In avanti Dzeko resta il terminale offensivo con El Shaarawy nel ruolo di seconda punta. Pronti a subentrare in corsa Nzonzi e Perotti: il primo per regalare maggiore copertura difensiva (vedi Porto), l’argentino per garantirsi la superiorità numerica sfruttando i suoi uno contro uno.

KARSDORP IN GRUPPO - A Trigoria danno per scontato il recupero di Manolas che oggi è atteso a Villa Stuart per il via libera definitivo. Intanto Di Francesco recupera Karsdorp, fermo da una decina di giorni per una lesione muscolare, ed entro domani avrà a disposizione anche Schick che proverà a strappare la convocazione per la sfida di sabato. Out invece Under.


Mancini: "La Roma un laboratorio per la Nazionale"

IL MESSAGGERO - Più di venti anni di Roma, giocatore e allenatore della Lazio prima, ct della Nazionale oggi. «Una città cambiata, sicuramente peggiorata rispetto a quando sono arrivato. Ma resta la migliore del mondo». Roberto Mancini, con l'orgoglio di aver vinto qui e di non essere mai stato detestato dai rivali, in questo caso i romanisti. «Mi hanno sempre rispettato, io problemi non ne ho mai avuti. Ero amico di Giannini. E di Nela. Anche con Totti ho sempre avuto un ottimo rapporto». E pensare che anni prima che arrivasse alla Lazio, lo voleva Viola alla Roma. «E' vero, mi aveva chiamato, poi non se ne fece nulla». Quando poi decise di lasciare la Sampdoria e soprattutto Quarto, non ha mai avuto dubbi su quale piazza scegliere. Fu proposto prima a Sensiche a Cragnotti. Da quell'esperienza in biancoceleste ha scelto definitivamente la Capitale, Ora anche il suo secondogenito è qui: Andrea, di rientro dagli States, sta per essere tesserato dall'Atletico Vescovio per giocare in Eccellenza (girone A). Il derby è la partita del Mancio, anche per questi motivi. «Chi sta meglio, sabato rischia di più. È sempre così». 

Guarda la Roma, da qualche tempo, con un occhio particolare? 
«E' la squadra con più italiani. Il mio ruolo di ct della Nazionale me lo impone».

Italiani bravi, a quanto pare. Nell'ultimo stage ne ha chiamati addirittura cinque: Florenzi, Pellegrini, Cristante, El Shaarawy e Zaniolo. Sono pronti per il suo calcio, tecnico e propositivo, con cui affronterà le qualificazioni per Euro 2020 che partiranno tra meno di un mese? 
«E' stato fatto un ottimo lavoro. Di Francesco ha avuto il coraggio di puntare sui ragazzi, è uno che non ha paura di lanciare i giovani. Sono con me pure altri che lui ha svezzato al Sassuolo: Sensi e Berardi. Anch'io sono così: è bello poter dire, quello ha cominciato con me. Mi viene subito in mente Balotelli: sono già passati undici anni da quando decisi di farlo esordire nell'Inter. Mario era appena diciassettenne».

Su Zaniolo, Mancini ha battuto allo sprint Di Francesco. Come si è fatto convincere dal diciannovenne che, quando lo ha chiamatoin azzurro, non aveva ancora debuttato con la Roma?
«Io sono ct da maggio. E che ho fatto? Mi sono andato subito a vedere l'Euro Under 19. È lì che ho avuto la possibilità di seguire Nicolò, prima non lo conoscevo affatto. E in quel torneo ne ho visti anche altri, a cominciare da Tonali che mi è sembrato giocatore di prospettiva. Essere titolare, anche in B, lo può portare a fare subito il grande salto. Cioè a entrare, o magari pure a giocare, in una big del nostro campionato. Piano piano in Nazionale sono saliti pure quei ragazzi dell'Under 19 in Nazionale. Bravo pure Kean, di quel gruppo».

Quanto è cresciuto Zaniolo in questi mesi?
«Anche troppo, almeno mediaticamente. In questa città ci vuole poco a passare dall'esaltazione alla bocciatura, quando invece con i giovani bisogna avere pazienza, perché gli alti e bassi sono normali».

Definendolo Pogba pensa di avergli fatto un favore?.
«Io mi riferivo solo al ruolo e al suo percorso. Pogba arrivò alla Juve molto giovane, all'inizio non giocava. Guardava. E imparava. Proprio quello che è successo, in partenza, a Nicolò. Che, come Pogba, fa gol. E che, come Pogba, usa la sua fisicità e che, come Pogba, si trova a suo agio soprattutto da mezzala. Per me Zaniolo è una mezzala. In quella posizione mi è piaciuto all'Europeo».

Con Di Francesco ha fatto pure, il trequartista, il falso nove e l'esterno alto.
«A diciannove anni, pur di giocare, accetti qualsiasi ruolo. Intanto aumenti il minutaggio e in un grande club».

Zaniolo al posto di Verratti o di Barella?
«Oggi ho Jorginho e Verratti come riferimenti per il centrocampo. A loro poi posso aggiungere Zaniolo o Barella. Per ora. E comunque ho anche gli altri: Cristante, Pellegrini, Gagliardini e soprattutto Sensi che mi ha impressionato per come si è inserito nel gruppo e per la personalità che ha mostrato al debutto».

Ha richiamato Sensi per lo stage di inizio febbraio. Promosso?
«È titolare in serie A. Ed è tra i pochi che può fare tranquillamente il regista come la mezzala. Mi va bene così, anche la sua statura. Vedrete che, facendo esperienza in azzurro e quindi in campo internazionale, il fisico non lo limiterà. Ha qualità e intelligenza».

Come ha fatto, invece, a rendere Verratti così indispensabile?
«Si è trovata l'alchimia tra i tre centrocampisti. Una botta di fortuna mia, non ho meriti particolari. Verratti, tra l'altro, ha risolto qualche problema fisico che lo ha penalizzato nelle ultime stagioni. Ora è sempre dentro la partita».

E Jorginho?
«Jorginho è forte e basta. Difficile che sbagli una palla. Paga il momento critico del Chelsea, ma me lo tengo stretto. È al primo anno in Inghilterra, vedrete che la Premier lo farà migliorare. E se lo godrà la Nazionale».

L'Italia ha molti giocatori interessanti, forse per questo ha accettato l'incarico di ct?
«L'ho accettato perché me lo hanno chiesto, prima non era mai accaduto. All'Italia non si dice no. E comunque, ad essere precisi, sono arrivato nel momento peggiore, visto quello che è successo con la mancata qualificazione al Mondiale»

C'è chi sostiene che invece sia sbarcato a Coverciano nel periodo migliore. Difficile fare peggio di quanto è successo nel playoff contro la Svezia nel novembre 2017?
«Messa così, ci può stare. Poi, però, a chi guida la Nazionale viene chiesto di vincere e basta. Non conta chi alleni, è così, lo impone la nostra tradizione. Perché l'Italia è l'Italia. Ed è come allenare il Brasile, la Germania, la Spagna o l'Argentina. Non esistono le amichevoli... In ogni match ti chiedono il successo».

De Rossi ha ancora chance di tornare in Nazionale?
«E' un capitolo chiuso. Gli ho parlato subito e lui è stato chiaro e sincero. Mi disse che, se ne avessi avuto bisogno, sarebbe venuto a darmi una mano».

Fece prima, da allenatore del City, a convincerlo ad accettare il trasferimento a Manchester?
«Infatti non l'ho mica convinto».

C'era riuscito però.
«Ci siamo visti a Roma, tutta una notte a parlare, era tutto fatto, ma è saltata all'ultimo. Mi ha chiamato e mi ha detto non je la faccio. Ci rimasi male, mi arrabbiai. E' passato tanto tempo, Daniele era nel pieno della carriera, si sarebbe divertito. Lo ritenevo fondamentale».

Tornando alla sua Nazionale. Di Francesco, nella formazione di partenza contro il Porto, ha schierato sette italiani. Un bel risultato.
«Sì, soprattutto se consideriamo che una presenza in Europa ha più peso. I ragazzi crescono prima. E io ne sono felice. Non c'è di meglio, per fare esperienza, della Champions. Ecco perché la Roma, in questo senso, può incidere sulla competitività della Nazionale».

Tornando a Tonali, sarà uno dei prossimi a vestire l'azzurro con continuità?
«E' un ragazzo del 2000, gioca in serie B: vi sembra normale? Ai miei tempi uno di quell'età, con quel talento, giocava in A. Penso a Totti: 17 anni, sei titolare della Roma. In Italia è tutto più difficile, non ci sono tanti calciatori italiani bravi, chi ce li ha se li tiene e quindi i club vanno a cercare all'estero. Poi, uno come Tonali ora vale un sacco di saldi e chi lo prende deve pensare alla spesa che verrà ammortizzata nel futuro».

Perché Immobile in Nazionale non rende come nella Lazio?
«Succede. Un po' il peso della maglia, un po' perché pensi di dover fare tutto in poche occasioni. Non è facile quando hai solo una partita per fart vedere. Con il club, se non segni una volta, ci riesci quella dopo».

Il suo attacco fa spesso cilecca. All'Italia manca il finalizzatore?
«Pochi gol, è vero. Dobbiamo svegliarci. Bisogna essere più precisi. Siamo la squadra che crea più di tutte e segna meno. Serve l'addestramento. In Nazionale non hanno tempo, nei club dovrebbero trovarlo».

Balotelli può essere una soluzione?
«Ora si sta riprendendo, vediamo se continua così. E' un giocatore che ha talento, vede la porta, sa giocare al calcio. Poi queste qualità vanno messe in evidenza e non dipende certo da me. E non è un più un ragazzino».

Discorso da ripetere per El Shaarawy?
«Un altro giocatore che mi piace. Che ha grandi qualità, lo seguo da quando era alla Primavera del Genoa. Ma pure lui, deve tirare fuori tutto quello che ha dentro».

Meno male che Chiesa, nel nuovo anno, ha ripreso a far centro
«Si e con continuità. Mai avuto dubbi. E nemmeno sugli altri. Le occasioni le abbiamo sempre create, ma non siamo concreti. La mia generazione, davanti alla porta, era cinica e spietata...».

La corsa Champions, si aspettava di più da Roma e Lazio?
«La Lazio ha fatto quello che doveva, la Roma ha lasciato punti per strada, almeno otto».

Li ha buttati per i troppi giovani impiegati?
«Ne ha persi di più quando giocavano i vecchi».

Le milanesi sono in vantaggio per la corsa alla Champions?
«Per ora sì, ma la Roma e la Lazio non sono fuori. Il campionato è ancora lungo, mancano 13 partite: i due posti se li giocano almeno cinque squadre».

Si aspettava Simone Inzaghi allenatore?
«No, anche perché non glielo avevo mai sentito ipotizzare quando siamo stati insieme nella Lazio. Ha iniziato con i giovani, partendo subito bene. E proprio i ragazzi allenati da lui mi dicevano quanto fosse bravo. Ed è vero, ha fatto un ottimo lavoro. In Italia e anche in Europa».

E Di Francesco?
«Ha fatto bene ovunque, specie con il Sassuolo. Lavora bene con i giovani, ha coraggio. Poi per giudicare bene bisogna vederli allenare».

La sorpresa è Gattuso.
«Si pone bene, ha carattere. Un personaggio positivo».


La Capitale nel pallone

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Si dice, da sempre: il derby sfugge a qualsiasi pronostico. Cioè, i valori assoluti di Roma e Lazio nella stracittadina molto di frequente vengono azzerati. E, si dice ancora, chi non è favorito spesso porta la vittoria a casa. Ok, va bene: ma chi adesso, tra Roma e Lazio, gode dei favori del pronostico? A dare un'occhiata alla classifica, le due squadre si equivalgono: i giallorossi di Eusebio Di Francesco hanno 6 punti di vantaggio sugli avversari, ma va ricordato che i biancocelesti di Simone Inzaghi hanno giocato una partita in meno. E, bene o male, siamo lì. Certo, se dovesse vincere la Roma le ambizioni Champions della Lazio subirebbero un forte contraccolpo.

OBIETTIVO CHAMPIONS - La Roma è squadra che segna più della Lazio, 49 gol contro 33, ma Lucic e compagni incassano meno, 27 reti contro 33. Nelle ultime settimane la Roma non sta trovando difficoltà ad andare a segno, mentre la Lazio fatica come forse mai le era capitato in passato a far gol. Questo, in vista della sfida di sabato, quanto potrà incidere? La fase offensiva della Roma, non v'è dubbio, potrebbe essere un fattore determinante, ma al tempo stesso potrebbe esserlo anche la fase difensiva degli uomini di Inzaghi. In questi casi, molto dipenderà da quanto e come la squadra saprà lavorare... di squadra. Per dirla in parole più semplici, sarà fondamentale, sia per la Roma sia per la Lazio, non abbandonare qualsiasi reparto a se stesso. E poi, come sempre, molto dipenderà dalla qualità delle giocate dei singoli. A proposito: la Roma, da qualche tempo, si affida più alle giocate che al gioco e i risultati, ad eccezione della vergogna di Firenze in Coppa Italia, stanno dando ragione a questa novità. Una volta Dzeko, un'altra El Shaarawy e un'altra ancora Zaniolo con i loro numeri a colori hanno risolto la faccenda, e la classifica sta a confermare questo trend positivo. La Lazio, invece, nelle ultime settimane ha dovuto fare i conti praticamente sempre con un sacco di assenze. E la qualità del gioco ne ha risentito, senza aver avuto neppure la possibilità di affidarsi alle giocate dei suoi più illustri ma acciaccati interpreti.

IL PESO DEI ROMANI - Ci sarà da valutare, inoltre, quanto peserà nella testa e nelle gambe dei laziali la fatica accumulata martedì sera in Coppa Italia contro il Milan, mentre la Roma è ferma alla partita di sabato scorso in casa del Frosinone. Giocando entrambe molto spesso, il fattore acido lattico potrebbe avere un suo peso. Anche se in un derby, raccontano, tutto scompare al fischio d'inizio dell'arbitro. Perché, in certi casi, è la testa a contare più di qualsiasi altra cosa. E, a tal proposito, riecco l'interrogativo di sempre: meglio avere in squadra giocatori romani oppure è più comodo averne di extralocali? Più rischioso o più facile schierare un ultrà? Da una parte, De Rossi, Florenzi, Pellegrini, cioè tre potenziali titolari, romani e romanisti dalla nascita; dall'altra, c'è il solo Cataldi, relegato di solito tra le alternative, che ha il cuore mezzo bianco e mezzo celeste. È indubbio, però, che sia nella Roma sia nella Lazio, ci sono non-romani tifosi sfegatati della maglia che indossano: inutile fare i nomi, basta vedere le partite per capire chi ci sta (e chi non ci sta) con la fede. Tifosi veraci delle due squadre sono gli allenatori: Di Francesco e Inzaghi non hanno mai mascherato il colore del loro cuore, ma per evidenti ragioni professionali stanno vivendo la lunga vigilia come se dall'altra parte della barricata ci fosse un avversario normale, non uno speciale. Unico. Come è unico il Derby di Roma.


Pallotta: «Mai pensato di andarmene»

IL MESSAGGERO - Il presidente James Pallotta a due giorni dal derby racconta la sua Roma, una gestione fatta di alti e bassi ma che non lo ha portato a valutare un addio: «Non ho mai pensato di andarmene. Faccio 61 anni fra due settimane e questo progetto mi esalta ancora. Quando forse ne avrò 75 non starò più qui a guidare questo club,ma questo non è un progetto a breve termine per me. Quando lascerò voglio che le persone sappiano che ho fatto tutto ciò che potevo fare per la Roma», la sue parole al sito della società. Il progetto stadio, sin dal primo giorno di presidenza,ha avuto per Pallotta un’importanza determinante: «Non possiamo diventare uno dei top 10 club senza uno stadio. Sul campo siamo certamente tra le migliori 20 squadre, ma in alcune aree fuori dal campo penso che siamo tra le prime 10. Ci sarà sempre qualcuno che sosterrà come siamo interessati solo a vendere i giocatori per fare soldi e io mi dico “Davvero? Non mi è entrato un centesimo in tasca dai trasferimenti». In chiusura un commento sul derby e il Porto: «Queste sono partite che si attendono con ansia, c’è molto in palio. Se giochiamo come sappiamo fare, saremo in grado ottenere i risultati di cui abbiamo bisogno».


El Shaarawy: "Grande emozione alla mia prima con la Roma. Ho tanta fame di arrivare"

Stephan El Shaaeawy, ospite al Nike Store di Via del Corso per presentare i nuovi scarpini del brand, ha risposto ad alcune domande da parte dei tifosi:
"La prima volta che sono entrato è stata una grande emozione. Feci il mio primo gol contro il Frosinone ed è stato molto bello. In quel periodo la Curva non entrava allo stadio ma è stato comunque un momento molto bello". 

Hai consigli per chi vorrebbe fare il calciatore?
"Punto tutto sull’umiltà. Ho tanta fame di arrivare, e cerco sempre di avere equilibrio anche quando va male. Non bisogna mai abbattersi, bisogna rimanere umili nonostante il successo. Rimanere sempre con i piedi per terra. È difficile arrivare, ma rimanere a questi livelli è ancora più complicato
Il mio idolo è sempre stato Kakà l’ho stimato come persona e come giocatore. È umile, quando l’ho conosciuto ha confermato di essere una persona di cuore".

Quando hai cominciato a giocare?
"Io ho cominciato a 4-5 anni in una squadra della mia città, Savona. Ho fatto 6 anni li e poi sono andato a Genoa e ho fatto li il settore giovanile, ho fatto l’esordio in serie a e poi sono passato al Padova prima di finire poi al Milan".

Perchè ti chiamano il Faraone?
"Per le mie origini egiziane. La prima volta che mi hanno chiamato così è stata per un’esistenza che ho fatto in Primavera".

Quanto conta il feeling con la scarpa?
"Parecchio, io questa la uso da quando avevo 15 anni. È stato un valore aggiunto per me, è una scarpa che andando avanti con gli anni è sempre più leggera".

Cosa avresti fatto se non fossi diventato calciatore?
"Sono arrivato in Serie A presto, ho sempre inseguito il mio sogno e non mi sono mai accorto di essere “arrivato”. Non ho mai pensato ad altro. Ora sto cominciando a pensare a cosa fare dopo".


E' necessario parlare di calciomercato nella settimana più importante della stagione?

INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - Monchi e Nzonzi all'Arsenal, Zaniolo tra rinnovo e top team europei, da valutare il futuro di Manolas e Dzeko, Sarri eventuale sostituto di Di Francesco per la prossima stagione, Cragno come possibile compagno di reparto di Olsen al posto di Mirante.

Nella settimana decisiva per la stagione della Roma, nella Capitale si parla di calciomercato. Probabilmente, non proprio il momento migliore per aprire questo "file", visto che la sessione invernale è finita da meno di un mese ed a quella estiva ne mancano più di 4. A che pro fare speculazioni (perché ad oggi di questo si tratta) in merito a calciatori, allenatori e dirigenti in un momento così caldo della stagione romanista?

E' sempre la solita vecchia storia della destabilizzazione più interna che esterna al mondo giallorosso. La squadra di Di Francesco sta faticando molto dal punto di vista del gioco, delle reti incassate ed anche a causa dei continui infortuni che dalla prima giornata accopagnano quest'annata.

Sono state fatte cessioni importanti ed in certi casi sanguinose a cui non si è rimediato nel mercato invernale ed anzi l'unica operazione fatta è stata la cessione in prestito di Luca Pellegrini ma in questo momento, l'ultima cosa di cui bisognerebbe parlare è del futuro di questo o quel giocatore. 

La Roma è uscita malissimo e troppo presto dalla Coppa Italia ma è ad un solo punto dalla zona-Champions ed in piena lotta per i quarti della massima competizione europea e servirebbe totale concentrazione, quantomeno nell'ambiente romanista, su queste 2 competizoni, piuttosto che polemizzare e guardare alla stagione che verrà perché c'è ancora questa da onorare nel migliore dei modi e centrare almeno gli obiettivi che ci si era prefissati ad inizio anno per poi sì capire gli errori e porvi rimedio ma con in tasca la qualificazione alla prossima Champions League e cercando di andare il più avanti possibile in quella attuale. 


Coppa Italia. Finisce 3 a 3 la semifinale d'andata tra la Fiorentina e l'Atalanta

Dopo il match di ieri tra la Lazio ed il Milan (finito 0 a 0) in campo al Franchi di Firenze, la 2a sfida valida come gara di andata delle semifinali di Coppa Italia, Fiorentina ed Atalanta un match al cardiopalma che finisce 3 a 3. La Dea si porta avanti per 2 a 0 grazie alle reti di Gomez e Paslic, ma la Viola agguanta, prima dello scadere della prima frazione di gioco, il pareggio grazie alle reti di Chiesa e Benassi. Passano di nuovo in vantaggio i bergamaschi con la rete di De Roon al 58’ ma il viola Muriel al 79’ riporta di nuovo in parità il match. Tutto da giocarsi quindi allo stadio Azzurri d’Italia di Bergamo, per il secondo atto dell’affascinante sfida tra gli uomini di Gasperini e quelli di Pioli. In palio la finale della 72esima Coppa Italia che si disputerà all’Olimpico di Roma il 15 maggio 2019.


Pallotta: “Non ho mai pensato di andarmene. Sono stai mesi difficili ma senza stadio non saremo mai un top club"

James Pallottapresidente della Romasi è fatto intervistare dal sito ufficiale del club gialloroosso asroma.com, all'interno della rubrica "Questo sono io". Di seguito le parole del maggior azionista:

Jim, dopo sei anni da presidente dell’AS Roma, ti senti di aver raggiunto quanto ti aspettavi?

"Per alcuni versi sì, per altri no. Avevo i capelli, ora li ho persi quasi tutti. Quando siamo subentrati come proprietà, avevamo l’obiettivo di valorizzare l’immagine della Roma e della sua storia per costruire un marchio globale che potesse aiutarci ad avere successo sul campo. Se guardo indietro a questi primi sei anni, alzo le mani e ammetto di aver commesso degli errori, ma penso che in alcune aree siamo riusciti anche a superare le aspettative.Credo che dal punto di vista calcistico, centrare quasi costantemente l’accesso alla Champions League, senza gli introiti provenienti da uno stadio di proprietà, ci abbia aiutato a rendere la Roma un marchio globale sostenibile. Per quanto riguarda gli aspetti di business, siamo finalmente riusciti a mettere su un buon team. Una delle cose più difficili per me è stata la carenza di talenti imprenditoriali nel calcio europeo e la ricerca di persone di livello. Ho toccato con mano che può essere difficile trovare persone provenienti dall'estero disponibili a lavorare direttamente dall’Italia, dove il cerchio per individuare qualcuno è inevitabilmente più stretto. E credo che da questo punto di vista ora abbiamo finalmente messo su una grande squadra. Per esempio, parlando in termini di social media e di quello che abbiamo fatto con Roma Studio è stato qualcosa di unico”.

Qual è la cosa che ti ha demoralizzato di più?

"Ovviamente i ritardi nel progetto stadio ci hanno riportato indietro di due o tre anni. Pensavamo che oggi ci saremmo trovati molto più vicini all’apertura e tutto ciò ci avrebbe aiutato a generare entrate di gran lunga maggiori, per poter competere costantemente con i più grandi Club di Europa. Nel merchandising non siamo stati in grado di andare nella direzione che avremmo voluto intraprendere, ma le cose stanno cambiando. Il ticketing in passato non è stato gestito al meglio, ma ora finalmente stiamo andando nella direzione giusta. A livello commerciale ci è voluto un po’ per accelerare rispetto al punto di partenza e negli ultimi due anni siamo andati decisamente meglio. Ritengo che l'anno scorso sia stato grandioso, perché abbiamo stretto delle grandi partnership globali, ma abbiamo bisogno di aumentare ulteriormente le entrate per poter competere regolarmente sul campo. Questo è un dato di fatto. A volte in passato mi sono un po’ demoralizzato quando percepivo che qualche persona nell’area business non avvertiva la stessa urgenza di raggiungere i più alti livelli a cui sono abituato e che mi piacerebbe vedere. Quindi, per rispondere alla domanda, c'è stato mix di aspetti positivi e demoralizzanti. Chiunque mi conosce, sa che non mi ritengo mai totalmente soddisfatto, ma penso che stiamo cercando di mettere in piedi un marchio globale e credo che in generale la Roma goda di molto più rispetto a livello internazionale nel mondo del calcio rispetto a sei anni fa”.

Il progetto Roma ti emoziona ancora?

"Sì. Onestamente, gli ultimi sei o sette mesi sono stati difficili, a causa dei ritardi nello stadio, ma ora stiamo facendo nuovamente progressi. E non è un segreto che sono stato deluso da alcuni risultati in questa stagione. Come ho detto prima, dobbiamo migliorare, perché abbiamo alzato l’asticella dei nostri obiettivi sapendo che possiamo raggiungerli. Se riusciamo a sistemare certe cose, vedrete il mio entusiasmo salire alle stelle".

Se tutti gli aspetti negativi ti rendono così nervoso, perché continui per la tua strada? È una questione di soldi?

"L'aspetto economico non è la mia forza trainante con la Roma. A volte sono depresso e frustrato perché odio perdere. Più di ogni altra cosa. In me c’è una natura competitiva. So che alcune squadre hanno a disposizione un budget due o tre volte più grande del nostro, ma non riuscire a competere sempre e a certi livelli mi disturba comunque”.

Quando sei diventato Presidente hai detto che la Roma sarebbe entrata tra i Top 10 club. Dopo tutta questa esperienza, pensi ancora che sia possibile?

"È possibile, ma non possiamo diventare un top 10 Club senza uno stadio. Possiamo vivere grandi anni, come la scorsa stagione, e passare periodi in cui andiamo fino in fondo in Champions League, ma voglio arrivare a essere tra i top 10 e non parlo solo in termini di fatturato, ma di tutto: mi riferisco al campo, alla percezione che c’è di noi, ai media, ai social, a tutte queste cose. E per riuscirci abbiamo bisogno di più entrate: per questo dico che lo stadio è il punto di svolta. Se si pensa che io sia più ossessionato dallo stadio rispetto alla squadra, semplicemente è perché non passa il mio messaggio: è proprio perché sono ossessionato dalla squadra che ho questa determinazione a costruire lo stadio, per mettere su un gruppo in grado di competere stabilmente a parità di condizioni con certi avversari".

A che livello posizioneresti il Club adesso?

"Penso che negli ultimi anni, guardandoli complessivamente, il nostro sia un Club da top 20. A livello calcistico, direi che in questo gruppo ci sono probabilmente due o tre squadre in Spagna, una o due squadre in Francia, due squadre in Germania, sette in tutto. In Inghilterra ce ne sono altre sei e siamo a tredici, alle quali possiamo aggiungerne forse cinque italiane. Guardandola in questo modo, direi che sul campo siamo certamente tra le migliori 20. In alcune aree fuori dal campo, penso che siamo tra i primi 10 club".

Hai mai pensato di andartene?

"No, mai. Faccio 61 anni fra due settimane e questo progetto mi esalta ancora. Quando forse ne avrò 75 non starò più qui a guidare questo Club, ma questo non è un progetto a breve termine per me".

Credi di essere frainteso?

Non penso. Parlo con molti tifosi e so che capiscono cosa stiamo cercando di fare. Parlo anche con tanti che non sono nostri fan e mi dicono 'anche se non mi piace il tuo Club, stai facendo un ottimo lavoro per il calcio italiano: ne abbiamo bisogno'. Ci sarà sempre qualcuno che sosterrà come siamo interessati solo a vendere i giocatori per fare soldi e io mi dico “Davvero? Non mi è entrato un centesimo in tasca dai trasferimenti”.

Quando vedi gli striscioni che ti intimano di andare a casa o quando senti dei cori contro di te, ti dispiace?

"Sono onesto, una volta mi faceva male. Non voglio dire bugie, all’inizio non lo accettavo. Ma ora non me ne frega niente, perché so che il lavoro su cui ci impegniamo da tanto è solo per il bene del Club. Quando perdiamo sbagliamo tutti, ma questo accade da molto prima di me: anche gli altri presidenti della Roma sono stati criticati. Quando me ne andrò qualcun altro verrà criticato allo stesso modo, ma per ora preferirei che la gente criticasse me e sostenesse i giocatori. Dite quello che volete su di me, ma supportate i calciatori. Sono nello sport da molto tempo e non ho mai sentito un atleta dire che è stato veramente motivato ​​dagli insulti e dal livore dei propri tifosi”.

Dove speri di vedere questo Club tra cinque anni?

"Beh, tra cinque anni la Roma deve giocare nel nuovo stadio. Mi piacerebbe vedere una grande squadra sul campo, competere per i trofei, davanti a dei tifosi entusiasti a Roma e in tutto il mondo e un management solido in tutte le aree”.

Un domani lascerai il Club. Quando accadrà come ti piacerebbe essere ricordato?

"Voglio che le persone sappiano che ho fatto tutto ciò che potevo fare per la Roma. Cosa faccio, ti rispondo dicendo “eh sì, vorrei avere quattro Champions League in bacheca”? E certo che lo vorrei, ma devo anche essere realista. Il Leicester ha dimostrato che le cose incredibili possono accadere anche nel calcio, ma quando vedo che ci impegniamo sul campo, provando a vincere qualcosa, e che fuori dal campo stiamo facendo cose davvero di alto livello, allora penso che sia effettivamente qualcosa di cui poter andar fiero. In un certo senso, nulla mi rende più felice quando vedo la Roma fare delle buone cose che dimostrano quanto ci teniamo, che abbiamo un cuore, che siamo ambasciatori di questo grande Club e di questa grande città. Quando ho visto il video di Michela, la nostra tifosa non vedente che assieme alla sorella incontrava i propri beniamini, in cui si vedeva la passione con cui il nostro Club si è preso cura di lei…mi sono sentito davvero orgoglioso. Quando su Twitter leggo certe frasi, non solo dai nostri fan ma anche da quelli di altre squadre, che dicono “che grande Società!”, ne vado davvero fiero. Queste cose mi rendono mi rendono davvero felice e compensano alcune delle stupidaggini che capitano. Io tengo a tutti noi, stiamo cercando di fare il meglio possibile. Mi interessa l’atteggiamento dei calciatori e del nostro staff. Non voglio mai che nessuno pensi che la Roma sia una società organizzata male. Alla fine, quando andrò via, vorrei che la percezione fosse questa: che avevamo una grande squadra che indossava i colori della Roma con orgoglio e ha combattuto sul campo per i tifosi e per la città e che siamo stati una società di prima classe. Voglio che le persone sappiano che abbiamo fatto le cose nel modo giusto, gareggiando e cercando di vincere. La percezione deve essere questa, altrimenti significherebbe aver fallito".

In ultimo, nel fine settimana c’è una piccola questione come quella del Derby.

"Abbiamo delle grandi partite sabato e mercoledì. È per questo che giochiamo a calcio. Queste sono partite che si attendono con ansia: in cui c’è una gran posta in palio. Non chiedermi un pronostico, ma se giochiamo come so che possiamo fare, siamo in grado ottenere i risultati di cui abbiamo bisogno".


Comitato Pendolari Roma Lido: "Bisogna incrementare la frequenza. Lo scenario rischia di essere drammatico"

Uno dei problemi principali, una volta terminato lo Stadio della Roma, sarà quella del trasporto pubblico in direzione dell'impianto. In particolare del trasporto ferroviario sulla tratta Roma-Lido, che sta a cuore al Comitato Pendolari Roma Lido. Queste le parole del loro portavoce Maurizio Messina:
"Oggi nell'ora di punta, sulla Roma Lido circolano 6 treni l'ora, significa che ne passa uno ogni dieci minuti. Per trasformare la linea ferroviaria in una metropolitana di superficie, bisogna incrementare la frequenza, in modo da garantire un passaggio ogni 3 minuti e mezzo. E questo significa che, calcolando i 75 minuti di afflusso e deflusso dallo stadio, servirebbero 22 treni. Lo scenario della mobilità, se si punta sulla Roma Lido, non è catastrofico, rischia infatti di essere drammatico".