Il manifesto di Mancini per rincorrere il Mondiale

LA REPUBBLICA - CURRO' - Il primo atto della Nazionale nel 2019, lo stage lampo a Coverciano, non è stato banale: ha assunto il valore di manifesto programmatico. Mancini ha ribadito che la sua Italia vuole e deve vincere tutte le partite, Gravina che le sue riforme saranno improntate a un principio basilare: valorizzare al massimo i migliori talenti. Il ct non ha perso tempo: ha istruito sul campo sia i veterani, come il redivivo Quagliarella, sia le reclute, come il vitalissimo Zaniolo, sulla tattica da usare tra un mese e mezzo, nelle prime due partite di qualificazione a Euro 2020, con Finlandia (il 23 marzo a Udine) e Liechtenstein (il 26 a Parma). Presto avrà a disposizione un secondo stage, riservato ai più giovani. Quanto al presidente federale, ha dettato le sue regole: Nazionale maggiore e Under 21 come vasi comunicanti, per aiutare Mancini a prenotare l’Europeo in anticipo e Di Biagio a puntare al titolo europeo di categoria, impresa vietata dal 2004 agli azzurrini, forse aiutati stavolta dal fatto di giocare in casa. Gravina ha anche chiarito i criteri della riforma sulle seconde squadre, pallino del neopresidente del settore tecnico Albertini: è possibile l’abbassamento dell’età limite, dagli Under 23 agli Under 21.

La sterzata anagrafica era visibile a Coverciano. A marzo torneranno i pilastri assenti ieri (il vice-capitano Bonucci, Jorginho e Verratti), più Immobile. Ma l’ipotetica formazione degli undici più giovani, secondo il sistema di gioco innovativo a sua volta (il 4-3-3 in fase offensiva diventa 3-2-5, con l’avanzamento di un terzino d’assalto e della mezz’ala addetta alle incursioni), è più di una suggestione: molti giovanissimi hanno già esperienza internazionale. Donnarumma in porta, difesa Conti-Bastoni-Romagnoli-Spinazzola, centrocampo Barella (Pellegrini)-Tonali-Zaniolo, attacco Bernardeschi-Kean-Chiesa. La media d’età sarebbe di anni 22,09. Che il 2019 sia un anno cruciale per la Figc, dopo la sofferta elaborazione del lutto per il Mondiale mancato, è concetto tautologico. Ieri è stato esplicitato in pubblico. Mancini ha ribadito l’obiettivo: vincere tutte e 10 le partite di qualificazione all’Europeo, anche per aggiustare la classifica Fifa, che può diventare un ostacolo sulla strada delle qualificazioni al Mondiale 2022, vista l’esperienza del girone non da testa di serie con la Spagna e del fatale play-off con la Svezia: «Siamo una squadra forte, possiamo vincere tutte le partite delle qualificazioni, anche perché dobbiamo risalire nel ranking. L’Italia, al diciottesimo posto, non ci sta bene».

Per la convocazione di marzo concorre in teoria anche Balotelli («se segna un gol a partita col Marsiglia da qui a marzo»). Mancini vorrebbe chiudere quasi il discorso qualificazione già a giugno, l’8 in Grecia e l’11 con la Bosnia (probabilmente a Torino), affrontando con serenità la trasferta in Armenia a settembre. Potrebbe utilizzare almeno tre giocatori (Chiesa, Barella e Zaniolo, «che ha avuto una crescita velocissima, sta a lui non perdersi») da consegnare poi per l’Europeo Under 21 (16-30 giugno) a Di Biagio, che ieri ha partecipato allo stage. Gravina confida nel sì di Gian- luca Vialli come capodelegazione del Club Italia (se lo augura Mancini: «Sarebbe bello, dopo la giovinezza passata insieme»), annuncia nel Cda i Palloni d’oro Rivera, Rossi, Baggio e Cannavaro, dovrebbe sondare Zambrotta per lo staff di Mancini al posto di Gregucci, allenatore della Salernitana, e progetta le seconde squadre: «Se ne discuterà il 5 marzo a Torino».


La mail del dg ai dirigenti: «Non serve che andiate in commissione trasparenza»

IL MESSAGGERO - PIRAS - Dove nasce l’ammutinamento di ieri? Sul telefono dei dirigenti che si occupano del dossier stadio c’erano diverse chiamate senza risposta venerdì pomeriggio. Così alle cinque meno dieci prima che gli uffici del Comune si svuotassero per celebrare il weekend il direttore generale Franco Giampaoletti che era rimasto ad aspettare all’altro capo del telefono una risposta, ha pensato bene di premurarsi inviando una mail con l’oggetto scottante: «Commissione trasparenza 4 febbraio». «Gentilissimi, avendo provato a contattarvi senza successo nel pomeriggio provo a inviare intanto un primo messaggio», la mail esordisce così. E continua facendo cenno alla convocazione di ieri mattina: la commissione Trasparenza indetta da Marco Palumbo con un solo argomento all’ordine del giorno: «Progetto nuovo stadio della Roma». Il dg scrive: «Il nostro Ente ritiene opportuno limitare la partecipazione alla parte politica». Cari dirigenti, sarebbe meglio che voi non andiate. La parte politica, ovvero i consiglieri di maggioranza, in forte difficoltà e in mancanza di un dirigente a sostenere l’impalcatura ideologico-amministrativa sullo stadio, hanno seguito il suggerimento rivolto ai dirigenti e hanno disertato anche loro.

I DUBBI - La mail si conclude dicendo che in caso di dubbi il direttore li contatterà personalmente lunedì mattina (ieri mattina, ndr). Il presidente della Commissione Trasparenza, il dem Marco Palumbo, alza le mani: «È una mail del tutto irrituale, è inaccettabile». E sta già confezionando una denuncia da portare in Procura. «Giampaoletti ha sostanzialmente precettato i dirigenti comunali invitandoli a non partecipare alla seduta di commissione sullo Stadio. A nome di chi parla Giampaoletti, forse di terzi estranei all’amministrazione? Appropriandosi della paternità del ‘nostro ente’, ritiene quindi che il Comune di Roma sia suo? Forse dimentica il meccanismo del processo democratico e amministrativo in un ente locale, dove il ruolo dei dirigenti dovrebbe mantenersi ben separato da quello della politica». Ma su questa storia rigori, fischi e fuori gioco non sono più una notizia.


Il progetto Tor di Valle: più treni e meno ingorghi le condizioni per lo stadio

IL MESSAGGERO - DE CICCO - Un «sì», ma con una serie di prescrizioni per evitare che attorno allo stadio e al mega-complesso di negozi, uffici e alberghi si crei un ingorgo perenne. Era lo scenario da panico tratteggiato nella prima bozza del Politecnico di Torino, la versione «preliminare» spedita in Campidoglio a inizio dicembre in cui si parlava di un impatto«catastrofico», del «blocco totale» di cinque grandi arterie cittadine e del «collasso» di un intero quadrante di Roma, non solo durante le partite, ma anche nei giorni feriali. Versione hard smussata non poco, se è vero che oggi, a distanza di due mesi e senza che gli elaborati siano cambiati di una virgola, i professori piemontesi, chiamati in causa da Raggi per avere conforto dopo l'inchiesta su Parnasi, diranno che il progetto Tor di Valle può andare avanti, anche se diverse variazioni andranno necessariamente apportate, per evitare che la circolazione di auto e scooter finisca paralizzata o quasi. Lo stesso pensa la Regione Lazio, che già ieri faceva trapelare: daremo il permesso a costruire solo se tutti gli adeguamenti su viabilità e trasporti saranno osservati alla lettera dai privati. Significa modificare non poco il progetto licenziato a dicembre 2017 dalla Conferenza dei servizi.

«MOBILITÀ DA RIVEDERE» - «Il Politecnico ha dato un sì con prescrizioni sulla mobilità»,confidavano ieri importanti esponenti dell'amministrazione comunale. Anche i proponenti sono stati rassicurati: dalla conferenza stampa di stamattina arriveranno «novità positive». Cioè un nulla osta al progetto, pur con una serie di rilievi sulla viabilità e i trasporti. Il massimo che l'amministrazione stellata potesse strappare, dopo la prima versione del rapporto che stroncava di netto il progetto (i docenti del Politecnico, nella bozza provvisoria, addirittura annotavano: «Sono troppo evidenti le criticità fin da ora riscontrate per fornire un giudizio positivo»).
Stamattina davanti a telecamere e taccuini, accanto a Raggi, ci sarà anche Bruno Dalla Chiara, il professore del Dipartimento Trasporti dell'ateneo sabaudo che ha firmato lo studio. Spiegherà lui il parto travagliato del parere, facendo luce sulle tante zone d'ombra del progetto. Andrà potenziata la malandata Roma-Lido, una delle peggiori ferrovie d'Italia secondo le classifiche del settore. Il problema è: chi ci mette i soldi? In Campidoglio dicono che spetti alla Regione, dove effettivamente sono stati stanziati 180 milioni. «Ma sono per l'intera tratta, mica per la fermata di Tor di Valle», ribattono dalla Pisana. Come a dire: i fondi regionali saranno spalmati su tutta l'infrastruttura - 28,4 chilometri e 13 fermate, dalla Piramide Cestia al lungomare di Ostia - non soltanto dove fa comodo ai privati per aprire lo stadio e il maxi-centro commerciale.

IL TAGLIO DELLE CUBATURE - L'altro nodo è quello dei ponti, entrambi giudicati fondamentali dalla Conferenza dei servizi per evitare che l'area intorno all'impianto finisca iper-congestionata. Il progetto iniziale ne prevedeva due: il ponte dei Congressi, pagato dal governo, e quello di Traiano, a carico dei privati. Dopo il taglio parziale alle cubature monstre operato dai grillini, a febbraio 2017, il secondo ponte è rimasto senza finanziamenti. Prima l'ex ministro Lotti e poi, di recente, il ministro Toninelli hanno detto, a parole, che potrebbe essere pagato dallo Stato. Ma non si va oltre le dichiarazioni. Mentre la Conferenza dei servizi - e forse oggi anche il Politecnico - ha detto che quel collegamento serve.
Il parere dell'università torinese non è vincolante, ma serve a Raggi per provare a compattare le truppe, la sua maggioranza sempre più disorientata e divisa, su Tor di Valle, dopo gli arresti per tangenti. C'è nervosismo, intorno al Marc'Aurelio, come si è visto ieri nella Commissione Trasparenza convocata sul tema e dove nemmeno un grillino si è presentato, così come i dirigenti competenti, istruiti via mail dal direttore generale del Comune. Non tutti, tra i consiglieri M5S, sono convinti di votare sì alla variante urbanistica. C'è chi teme nuovi strascichi, anche giudiziari. Due organizzazioni - Federsupporter e il Coordinamento associazioni laziali per la mobilità alternativa - hanno appena presentato un nuovo esposto in Procura accusando il Comune di «rifiuto d'atti d'ufficio» e di «omissione d'atti d'ufficio» per non avere fermato l'operazione calcistico-immobiliare dopo lo scandalo della corruzione.


Stadio, spunta la nuova tegola: «Sos piano protezione civile»

IL MESSAGGERO - PIRAS - Sullo stadio della Roma è meglio non fare domande. E se ne fai finisci per ululare alla luna, come i consiglieri di opposizione, che ieri si sono trovati da soli alla commissione Trasparenza. I consiglieri di maggioranza, e i dirigenti precettati dal direttore generale, hanno dato forfait. Una volta, l'approccio era ispirato a San Tommaso: il M5S era quello del fiato sul collo agli amministratori, delle richieste protocollate per filmare e trasmettere in streaming le commissioni, delle incursioni nelle istituzioni. Qualcuno nella maggioranza se lo ricorda bene e in queste ore soffre molto la linea imposta sullo stadio.

LE DENUNCE - Oggi l'approccio è il fideismo più totale: da San Tommaso a Sant'Agostino. Un atteggiamento che rischia di sbattere contro le opposizioni che sono d'accordo nel dare mandato al presidente della commissione Trasparenza Marco Palumbo di scrivere una lettera al Prefetto e a depositare un esposto alla magistratura e al Tar per omissione di atti d'ufficio. Un'azione che non potrà frenare nemmeno il segretario generale, interpellato dalla consigliera M5S Sara Seccia che aveva dubbi su come e perché si convochi una Commissione Trasparenza. Mileti infatti risponde arabescando su un'ovvietà: i consiglieri hanno un potere di controllo, indagine e ispezione. Che ieri però non hanno potuto esercitare.
Alla commissione si è presentato invece Carlo Scandurra, presidente dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma, che ha esposto forti dubbi sul comparto mobilità a Tor di Valle. «Abbiamo timori. L'interlocuzione avuta con i dipartimenti Mobilità e Urbanistica non è stata pienamente soddisfacente. Per questo ho inviato una lettera alla sindaca Virginia Raggi in cui le ho rappresentato le mie perplessità. Nella missiva alla prima cittadina, ho anche riferito che non sono riuscito a rinvenire nel progetto un piano per la sicurezza, cioè un piano di protezione civile che coordini le emergenze nella zona». Tempo cinque minuti dopo il suo intervento e il cellulare ha cominciato a squillargli ripetutamente.
Ma anche fuori dal Campidoglio fioccano le denunce. Come quelle depositate una decina di giorni fa da Federsupporter, Associazione dei diritti e degli interessi collettivi dei sostenitori sportivi , e da C.A.L.M.A. Coordinamento di associazioni laziali per la mobilità alternativa. L'esposto parla di violazione di norme di legge sul procedimento amministrativo e sulla legge sugli stadi che avrebbero dovuto essere adottate dal Comune. Si ipotizzano i reati di rifiuto di atti d'ufficio e omissione. Le denunce sono state precedute da diffide in cui si chiedeva di adottare provvedimenti cautelari in autotutela. «Sindaca, aspetti il processo e poi si vedrà», questo in sintesi il contenuto della diffida che tiene conto «dei gravi fatti e dei comportamenti emersi dall'Ordinanza del GIP del Tribunale di Roma dell'11 giugno 2018, da cui si rileva, in particolare, la violazione dei doveri di correttezza ed imparzialità della Pubblica Amministrazione con asservimento dell'interesse pubblico ad interessi privati».

LA SOSPENSIONE  - Chiedevano una sospensione dell'iter che non è arrivata. «Analogo sconcerto e preoccupazione destano le dichiarazioni di Toninelli, in merito al fatto che il così detto Ponte di Traiano, essenziale ai fini della mobilità verso e dallo Stadio, sarà realizzato a totale spese dei contribuenti, anziché del privato», si legge nell'esposto.
«Ora chi è a disagio nella maggioranza abbia il coraggio di esporsi», dice la consigliera CristinaGrancio che ha chiesto l'annullamento della delibera sullo stadio. «Raggi aveva promesso di illustrare il parere del Politecnico a tutti i capigruppo perché il voto finale spetta a noi», stigmatizza invece Svetlana Celli.
Cominciò tutto con un tweet della sindaca: «Lo stadio si farà e sarà uno stadio fatto bene». E si continua con un silenzio religioso su come quando e perché quello stadio sia passato dal condizionale all'imperativo. «Mala tempora», dice qualcuno e si riferisce alla riforma dell'accesso agli atti. In sintesi: si potrà chiedere un atto solo se non va contro «il buon andamento dell'amministrazione». Già ma chi lo decide se si può esercitare la prerogativa per eccellenza di un eletto? O per parafrasare il presidente di Montecitorio Roberto Fico: «L'assemblea è ancora sovrana»?


Karsdorp più Schick: è nata la nuova "destra"

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Paradosso: Rick Karsdorp non è un terzino, nel senso che non sa difendere come un terzino vero e a destra gioca con davanti Patrik Schick, che fa l'ala ma non è un'ala classica, non un esterno alto da 4-3-3. Eppure, l'olandese si impegna a difendere, cerca di imparare e chissà se alla fine lo farà davvero. Il ceco, quello visto con il Milan, rincorre gli avversari, attacca il terzino e quando può, taglia il campo come dovrebbe fare il famoso esterno destro alto dal piede invertito. Tutto si può, insomma, basta avere la testa e la voglia di farlo. Durerà? Chissà. Di sicuro la prestazione dei due è stata apprezzabile e l'esperimento potrà essere ripetuto. R&P, sulla stessa fascia e da titolari, non avevano mai giocato insieme prima dell'altra sera. E' capitato che si siano trovati contemporaneamente in campo, magari con ruoli diversi rispetto a domenica. L'unica volta che Rick si è trovato Patrik più o meno sulla stessa linea è stato a Milano, un girone fa: Milan-Roma, la notte del 3-4-1-2. Quando il trequartistaPastore ha fatto da spalla alla coppia Dzeko-Schick.

INTRECCI - Esperimento fallito a San Siro. Nelle altre occasioni in cui l'olandese ha cominciato la partita tra i titolari si sono incrociati solo per qualche minuto: in Roma-Torino, Karsdorp aveva davanti Under (Schick è entrato al posto di Kluivert al 72esimo e Rick ha lasciato il posto a Santon dopo 80 minuti); a Bergamo il terzino olandese aveva davanti Zaniolo, Patrik non è mai stato del match. Tre occasioni e mai col 4-3-3, modulo visto di nuovo contro il Milan, partita in cui l'asse di destra per la prima volta è stata composta da Karsdorp e Schick, i due acquisti di Monchi dell'estate 2017. Di Francesco sta lavorando molto su Schick, sull'atteggiamento che deve tenere anche quando la palla ce l'hanno gli altri. E' chiaro che Patrik, da qui in avanti, avrà il suo spazio anche da attaccante centrale, ruolo che ama di più, ma fin quando non tornerà a disposizione Under e nel 4-3-3, sarà lui il primo riferimento esterno. Contro il Milan, Eusebio ha voluto sfruttare il momento di forma di Patrik, sapendo di rompere certi equilibri di catena schierandolo davanti a Karsdorp, ma alla fine ha vinto la scommessa: il ceco ha risposto bene, Rick ha tenuto botta, pur mostrando limiti difensivi. Il gol del Milan è arrivato da errori di singoli e non di squadra. La nuova fascia destra è intrigante, ci si può lavorare.


De Rossi e Zaniolo rianimano la Roma

LEGGO - BALZANI - Vent'anni e due giorni, praticamente una vita. È la forbice temporale che divide la data di nascita di De Rossi e Zaniolo, entrambi dati alla luce nel caldo sole di luglio e uniti domenica sera in un abbraccio sotto la Sud che è già da cartolina. Un'immagine diventata virale e postata su Instagram anche da Francesca Costa, tifosa romanista e mamma di Zaniolo (appena 5 anni in più di De Rossi) con la scritta: «Il cuore in gola, e un abbraccio che non si può spiegare». Potrebbero essere papà e figlio Daniele e Nicolò, rispettivamente 606 e 27 presenze da professionisti. Basti considerare che nel 1999, anno di nascita di Zaniolo, De Rossi muoveva già i primi passi nelle giovanili della Roma. E che nel 2006, quando il numero 16 alzava la coppa del Mondo a Berlino, Nicolò aveva appena 7 anni. Invece sono due compagni di squadra. Anzi gli unici due giocatori della Roma che nel clima rovente dell'Olimpico hanno strappato gli applausi della curva già alla lettura delle formazioni. Il vecchio e il giovane, il capitano e la promessa protagonisti a modo loro nel pareggio che ha mantenuto in vita Di Francesco.

Il ritorno di De Rossi, celebrato dal tecnico ma pure dai tifosi sui social, ha riconsegnato alla squadra la leadership e l'equilibrio che mancava da mesi. Più di tre visto che l'ultima partita di Daniele in campionato risaliva al 28 ottobre. Colpa di una maledetta infiammazione al menisco destro. Il capitano ha giocato 90' di intensità e ha terminato la gara piegato sulle ginocchia. Ieri ha effettuato solo lavoro di scarico, ma non ha sentito dolore. Zaniolo, invece, non si ferma più e con 3 gol a soli 19 anni è dietro solo a Totti come capocannoniere più giovane della storia romanista. Ma Daniele e Nicolò, oltre agli applausi dell'Olimpico, condivideranno nelle prossime settimane pure due storici rinnovi di contratto. De Rossi, a quasi 36 anni, firmerà il suo ultimo atto d'amore con la sua Roma: prolungamento fino al 2020 e ingaggio ridotto da 3 a circa 2 milioni. Troppo importante la sua presenza in una squadra che ha perso molti punti di riferimento. Scongiurato quindi l'addio anticipato, anche se in estate bisognerà risolvere il problema al ginocchio. Zaniolo, invece, a giorni firmerà il suo primo, vero contratto da giocatore importante. L'ex Primavera dell'Inter (messo nel mirino da Juve e Arsenal) guadagnerà 1,2 milioni più bonus fino al 2024.


Step by step

INSIDEROMA.COM - ANDREA FOTI - Dopo la sonora sconfitta di Firenze, mister Di Francesco e i suoi ragazzi faticheranno per riconquistare la fiducia dei suoi tifosi, rimasti delusi dalla scadente prestazione dell’Artemio Franchi. I giallorossi dovranno lavorare step by step, ma il pareggio contro il Milan è un inizio.

La formazione di ieri non faceva ben sperare all’inizio: ritorno al 433 con l’inedito ruolo di esterno d’attacco per Schick. L’attaccante ceco è parso in più circostanze propositivo e con i buoni propositi per interpretare al meglio le due fasi. Tuttavia la fase offensiva è migliorata grazie a Dzeko, l’uomo in grado di spostare gli equilibri e di portare su la squadra, giocando di sponda all’occorrenza. Il bosniaco si è più volte reso pericoloso trovando però uno sbalorditivo Donnarumma.

L’uomo che serviva alla Roma per ristabilire gli equilibri si chiama Daniele De Rossi. Con lui non manca certo la comunicazione in mezzo al campo e i reparti lavorano come un corpo unico che sa subire e far male allo stesso tempo. A mister Di Francesco serve un leader che detta i tempi e richiama i suoi in mezzo al campo e ieri è stata la dimostrazione che l’assenza di De Rossi dalla gara di andata contro il Napoli è pesata, eccome se è pesata.

Non sono più una sorpresa le ottime prestazioni di Zaniolo, che ieri ha regalato il gol del pareggio alla Roma e ha dimostrato la sua incredibile versatilità rivestendo il ruolo di mezz’ala. Il talento giallorosso, deve imparare la gestione dell’irruenza nei contrasti, che con fischietti dal cartellino facile come quello di Maresca (7 nel match di ieri) può condizionare la prestazione, specie se si è molto giovani, giocando per tutta la gara con un’ammonizione. Ma questo è il modo e la specialità di Nicolò, aggressività e grinta che gli allenatori pagherebbero oro per averla in tutti i giocatori.


Serie A, l'Atalanta batte di misura il Cagliari. Decide Hateboer

L'ultimo match di giornata, giocato tra Cagliari ed Atalanta, ha visto trionfare i nerazzurri con il risultato di 1-0. Decisivo Hateboer che al 50' ha battuto Cragno con un colpo di testa centrale. Al 91' sfortunato il Cagliari, che ha colpito un palo con Deiola.


Preziosi: "Sanabria alla Roma non era maturo. Non mi pento per non aver scelto Zaniolo"

Enrico Preziosi, presidente del Genoa, ha parlato ai microfoni di Sky Sport. Tra i temi trattati anche il neo acquisto Sanabria, ex Roma, e del giovane giallorosso Zaniolo:

Un parere su Sanabria?
"Era un talento già conosciuto, alla Roma non era maturo invece oggi può farci la differenza". 

Ha rimpianti per Zaniolo?
"Dovevo scegliere tra Zaniolo e Valietti e non me ne pento, dimostrerà di essere un ottimo giocatore".


Serie A, Frosinone-Lazio termina 0-1. Annullato rigore ai padroni di casa

E' terminato il primo posticipo di giornata, con la Lazio che si è aggiudicata il derby regionale contro il Frosinone per 1-0. In gol per i biancocelesti Caicedo al 36'. Ma il match è stato caratterizzaro da un episodio sfavorevole al Frosinone. Infatti i ciociari avevano ricevuto un calcio di rigore poi trasformato da Ciano, ma l'arbitro dopo la realizzazione si è recato al VAR annullando la rete.


InsideRoma Daily News: Rinviato a giugno il rinnovo di Zaniolo. Rottura del crociato per Bianda

NOTIZIE DEL GIORNO | 4 FEBBRAIO 2019

QUI ROMA
La Roma ha ripreso gli allenamenti in vista del prossimo impegno di campionato contro il Chievo. Scarico per chi ha giocato ieri, lavoro atletico e partitella per gli altri. Individuale per Under, Perotti e Juan Jesus. Domani di nuovo in campo alle ore 15.
Assenti quest’oggi i nazionali Cristante, El Shaarawy, Florenzi, Pellegrini e Zaniolo.
Intanto si ferma il difensore Bianda, che ha riportato la rottura del crociato del ginocchio destro e sarà operato mercoledì a Villa Stuart.
Rinviato a giugno il rinnovo di contratto per Zaniolo, così come deciso dalla società e dall’entourage del giocatore. Per lui si parla di un prolungamento fino al 2024 più aumento di stipendio fino ad 1.2 milioni.

QUI CHIEVO
Anche i veneti si sono allenati in vista della sfida contro la Roma. Attivazione fisica ed esercizi tecnici all’avvio, mentre per chiudere la sessione si è effettuata una partitella contro la formazione Primavera.

INTERVISTE
Mancini: "Zaniolo sta migliorando partita dopo partita ed e' una buona cosa per noi"

Stadio Roma. Sgandurra, pres. controllo e qualità dei servizi pubblici: "L'opera dovrebbe essere un'opportunità per migliorare e non per evitare il peggio”

Quaglierella: "Eredi? In giro ci sono tanti giovani forti, Zaniolo è tra questi senza essere un attaccante di ruolo"

Frongia: "Il lavoro è arrivato e in massima trasparenza Raggi ne parlerà anche con un tecnico"

Italia Nostra sullo Stadio della Roma: "Grave il diktat che azzera il principio di trasparenza"

Dzeko: "Bisogna lavorare duro sempre, nessuno ti regala nulla. Non solo nel calcio" (video)


Dzeko: "Bisogna lavorare duro sempre, nessuno ti regala nulla. Non solo nel calcio" (video)

Edin Dzeko, attaccante della Roma, ha rilasciato un'intervista all'European External Action Service in cui ha ripercorso a grandi linee la sua carriera: "Bisogna lavorare duro sempre, non solo nel calcio, nessuno ti regala nulla. E' stato un bene per me giocare in tanti paesi diversi, ho imparato molte lingue. Questo fa di me un vero europeo. Il momento più bello della carriera? Il mio primo gol in Nazionale, nel 2007, giocammo in Turchia contro il Kosovo. Ho ottenuto risultati solo grazie al lavoro costante".