Stadio, imbarazzo M5S commissione trasparenza disertata dai consiglieri
IL MESSAGGERO - FA. RO. - Il progetto dello stadio della Roma e il parere segretato del Politecnico di Torino continuano ad alimentare la bufera politica. Il gruppo del Movimento 5 stelle non parteciperà alla riunione della commissione capitolina sulla Trasparenza convocata per oggi dal presidente Marco Palumbo (Pd), proprio sul caso Tor di Valle, alla quale sono stati invitati gli assessori Linda Meleo (mobilità), Daniele Frongia (sport) e Luca Montuori (urbanistica), oltre ad alcuni dirigenti capitolini tra cui il direttore del dipartimento Mobilità, Giammario Nardi. Ma i consiglieri di maggioranza annunciano che non prenderanno parte alla seduta «a causa della errata modalità di convocazione della» stessa. Una motivazione formale che però cela anche alcuni imbarazzi interni al gruppo pentastellato, con alcuni esponenti grillini in difficoltà a esprimersi su una relazione tecnica i cui risultati non sono stati diffusi, facendo crescere i dubbi soprattutto sul fronte della mobilità di accesso e deflusso, vero punto critico dell'intera operazione.
BOTTA E RISPOSTA - «L'obiettivo è fare chiarezza sulle reali intenzioni dell'amministrazione comunale relativamente a questo progetto - aveva annunciato Palumbo, convocando la seduta - e di visionare, se ce ne sarà data l'occasione, lo studio definitivo realizzato dal Politecnico di Torino sulla viabilità del quadrante della città in cui dovrà sorgere il nuovo stadio». Ma nella serata di ieri è arrivato, via Facebook, il comunicato del gruppo del M5S che declina l'invito «non di certo per il tema, delicato e occasione di confronto democratico, ma a causa della errata modalità di convocazione della commissione Trasparenza su cui si è negativamente espresso anche il Segretariato generale». Il parere dell'ufficio di Pietro Paolo Mileti, secondo i Cinquestelle, «mette in luce come diverse convocazioni della commissione Trasparenza esorbitino dalle competenze regolamentari della commissione stessa».
LA POLEMICA - Il presidente della commissione replica a brutto muso: «È fuori da ogni logica che quest'organo non possa discutere su un atto segretato, che è una cosa mai vista - sottolinea Palumbo - Un documento, in base al quale dovrebbero firmare un contratto, che non è in possesso nemmeno dell'assessore alla mobilità. A questo punto verificheremo se si comportano secondo la legge e i regolamenti, e se possono continuare a nascondere atti così importanti all'opposizione e a tutta la città». La mancata diffusione dello studio dell'Ateneo piemontese, «determinerebbe un comportamento chiaramente omissivo che ci costringerebbe a presentare un esposto», è la posizione di Andrea De Priamo, capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio comunale.
Di Francesco: "Questa Roma mi fa rabbia"
IL MESSAGGERO - CARINA - Una risposta di carattere che non vale però tre punti. Donnarumma in giornata di grazia nega la vittoria alla Roma che in una serata difficile per la contestazione della Curva Sud ritrova motivazioni, cattiveria, mancando soltanto nel killer instinct. Quello che ha avuto il Milan con Piatek. Di Francesco, ancora visibilmente provato, nonostante la buona partita non abbassa la guardia: «È un peccato perché dobbiamo prendere prima gli schiaffi per rialzarci. Come ho detto ai ragazzi c'è una bella storia che racconta che quando vuoi seppellire un cavallo e gli tiri tanta terra addosso, cerchi di tirartela via pian piano per poter risalire e noi dobbiamo esser bravi a dare continuità. È chiaro che ci siamo arrivati da soli in questa situazione. Vedere questa prestazione e ripensare a quella di Firenze ti fa riflettere sugli atteggiamenti. La mia squadra mi fa rabbia perché conosce questo sistema di gioco come altri, abbiamo vinto anche senza De Rossi, ma Daniele è stato straordinario. Conosce il calcio e risalta chi gli gioca vicino». E ancora: «Quando si costruisce una squadra, ci sono giocatori fondamentali. Daniele nei tempi di gioco è eccellente, non fa capire agli avversari dove la sta mettendo. E' giocare a calcio, è un play. Con il 4-3-3 non possiamo fare a meno di lui. Ho cercato di adattare altri ma per fare quel ruolo servono determinate caratteristiche».
VOLARE BASSO - Una buona prestazione che però Eusebio non vuole esaltare più di tanto: «Non abbiamo fatto niente, è una risposta positiva come prestazione. I tre punti sarebbero stati fondamentali ma non avrebbero ripulito quanto accaduto a Firenze. Mi auguro che questo sia un punto di ripartenza, anche se a volte ricadiamo. Le partite si possono perdere, ma gli atteggiamenti fanno la differenza». Sulla gara: «Quando giochi con due mediani rischi di appiattirti, mentre con un play è più facile. C'è successo anche a Firenze per sviluppare delle manovre. In alcuni momenti della partita bisogna alzare l'attenzione». Analizza poi alcune scelte: «Dzeko con Schick? Li ho aperti apposta, così non si scontravano. Patrik l'ho visto vivo, è in un momento ottimo di forma ma anche dal punto di vista dell'agonismo, della cattiveria e in questa partita ci voleva. Può fare tutti i ruoli perché sa giocare a calcio. Ma deve farlo con questa determinazione e tigna».
PARAGONI SCOMODI - Altra menzione d'obbligo per Zaniolo, giunto a 19 anni e 7 mesi al terzo gol stagionale in campionato: «E' una grande mezzala. Quando l'ho spostato, si è adattato bene anche a fare il trequartista. Andiamo spesso in pressione sul play opposto e lui è bravo in queste aggressioni. E' bravo da mezzala perché attacca la profondità. E' uno dei pochi che può fare anche l'esterno. Ce lo teniamo stretto, deve continuare così. Dal punto di vista della presenza in campo bisogna fare solo i complimenti a questo ragazzo». Non gli piace però il paragone con Totti: «Non c'entra niente con Francesco. Ha però un'altra qualità che aveva Totti, parla poco ma vuole sempre la palla. Credo sia un grande pregio per un giocatore, mi auguro resti così spensierato anche quando rinnoverà il contratto. Avrà tante richieste ma deve tenersi stretto questa squadra, perché è già in una grande'».
Ora ci vuole un fortino per difendere Zaniolo
IL MESSAGGERO - MEI - Il gol da Champions del Milan è stato confezionato da Paqueta e Piatek, quelli che ha portato in rossonero Babbo Natale. Alla Roma la Befana, personaggio tipicamente della Capitale, ha invece portato cenere e carbone. A gennaio non s'aggiusta il mercato di giugno, dicono; il problema è quando a giugno sfasci tutto... E adesso bisognerà costruire un fortino per difendere Zaniolo, il gol che dà speranza è suo, dagli artigli delle plusvalenze. E Lorenzo Pellegrini e Manolas dalle misere (tutto è relativo) clausole.
SAN SIRO, CHINATOWN - Le scritte in cinese sulle spalle dei giocatori dell'Inter: è una strizzatina d'occhi al Grande Mercato, o invece sono i nerazzurri ad averlo chiesto così da non venire identificati dai loro tifosi? A proposito: come si scrive Antonio Conte in mandarino?
DITELO CON UNA FELPA - Gli assi dell'Nba hanno deciso di solidarizzare con Kaepernick. Il giocatore di football americano cancellato dal suo ambiente perché si inginocchiava all'inno nazionale volendo manifestare per i diritti civili dei neri. Il giorno del Superbowl tipi come LeBron James o Durant hanno indossato la felpa nera numero 7 che fu di Kap: ditelo con una felpa, suggeriscono. Smith e Carlos a Messico '68 lo dissero con un guanto. Rihanna, Beyoncé e Jay-z hanno rifiutato di partecipare allo spettacolo dell'intervallo che è la cosa più televista in America, per lo stesso motivo. Si teme che i Maroon 5 si inginocchieranno sul palco. Ci sono momenti in cui lo sport è il miglior testimone dei migliori sentimenti dell'uomo. A volte anche il peggiore dei peggiori, ma questo è il calcio. E Kolarov non è croato.
SPORT & SCUOLA - Negli Sati Uniti, dove sport & scuola non sono soltanto una faccenda di scartoffie, gira un video nel quale un professore, Jonathan Clark, che di definisce schiacciatore professionista e professore di scienze (prima la prima) per spiegare la gravità ai suoi studenti si è esibito in una schiacciata che neppure LeBron James, e forse solo Air Jordan. E noi ancora con il quadro svedese, che nemmeno gli svedesi fanno? Eppur si muove: a Palermo è riconosciuto all'università lo status di studenti atleti con agevolazioni varie.
OH MY GOL - Higuain ha ritrovato Sarri e il gol, anzi due, dopo una partita di acclimatamento. Magari a Londra si troverà meglio che non a Milano. Ma vale anche per il Pipita: vuoi mettere Napoli?
Oggi il raduno azzurro: dentro cinque romanisti
IL MESSAGGERO - Si raduna oggi a Coverciano l’Italia di Roberto Mancini per uno stage di due giorni:non ci saranno i giocatori della Lazio, impegnati stasera contro il Frosinone. Il ritorno in nazionale di Fabio Quagliarella e la prima chiamata per Alessandro Bastoni sono le novità principali tra i 32 convocati. Lo stage servirà al ct per testare le condizioni di alcuni giocatori in vista dei primi due match di qualificazione a Euro 2020 contro Finlandia e Liechtenstein. Presenti bene 5 giocatori della Roma: Zaniolo, El Shaarawy, Florenzi, Pellegrini e Cristante
La manona di Gigio para il sorpasso
IL MESSAGGERO - FERRETTI - È la storia di una partita emblematica, specchio fedele del momento, anzi della stagione della Roma. Mesi di alti e bassi, di prestazioni belle e altre brutte, e di tante contraddizioni anche sotto il profilo mentale. Risultato stretto, però, dopo l'umiliazione di Firenze e contro un avversario in salute.
Comincia la gara e ti rendi conto al volo che a Trigoria nulla, nella fase di preparazione, era stato lasciato al caso. Idea tattica chiara, uomini e posizioni condivise, sviluppo lineare del gioco in entrambe le fasi. Nulla da fare, come al solito, contro le imperfezioni tecniche, con errori che non aiutano sia a difendere che ad attaccare. Presenza in campo concreta, insomma. E discreta personalità. Un bel quadretto, niente da dire, se non fosse per la scarsa forza d'urto. Dopo meno di mezzora, però, lo stop: Milan in vantaggio con il solito gol di Piatek, quello che per Monchi costava 70 milioni e che invece è finito a Milano per 35. Piatek sarà pure bravo, ma se viene marcato da un centrale che ha attaccato gli scarpini al chiodo da almeno un anno tutto gli riesce più facile. Giusto? Eppure, nella recente sessione di mercato la Roma ha ritenuto opportuno non comprare nessuno per la difesa.
LA FORZA DI REAGIRE - Beccato il gol, la Roma perde ma recupera in fretta le certezze che aveva accumulato nella prima mezzora scarsa di partita. Il gioco, però, comincia a svilupparsi attraverso colpi singoli e non più collettivi, ma con buona intensità. E quando l'azione si fa realmente pericolosa, ecco la manona di Donnarumma a scacciare via tutte le paure del Diavolo. Riflessione a metà gara: risultato bugiardo. Nel calcio, però, contano i gol, e sorride chi li fa. A chi le becca non resta che fare un grosso mea culpa. E pedalare.
Ecco perché la rete di Zaniolo sotto la Sud, proprio alla ripresa dopo l'intervallo - e alla quinta chiara occasione - diventa pesantissima nell'economia del confronto. Donnarumma, però, non appagato per quanto fatto nel primo tempo continua a parare pure le mosche, vanificando così la pressione e le occasioni della Roma. Parando così il sorpasso in classifica. Una Roma che, guidata con il radar dal suo straordinario capitano De Rossi, non molla la presa e, seppur con le gambe pesanti, continua la sua ricerca della vittoria. Invano, alfine. Ma la prestazione, per una serie infinita di motivi, risulta migliore di quelle proposte in precedenza con il conforto dei tre punti. È il calcio, bellezza...
Fischi e speranze con Zaniolo: è pari ora la Champions
REPUBBLICA - FERRAZZA - Dopo l’eliminazione dalla coppa Italia, la Roma non perde il treno Champions, rialzando subito la testa e bloccando il Milan all’Olimpico (1-1). In gol, per la terza volta consecutiva in casa (in campionato), Zaniolo, che pregusta la convocazione azzurra di Mancini, riuscendo a non naufragare con la maglia giallorossa. Ma l’atmosfera è pesante, i tifosi sono infuriati e dal settore più caldo il dissenso si fa sentire in maniera piuttosto dirompente. Anche al termine della partita i fischi sono fortissimi, a sottolineare un malumore e una distanza talmente grandi da squadra, tecnico e società, che sarà complicato riavvicinare le parti. La contestazione comincia all’ingresso della squadra sul campo per il riscaldamento, con i fischi che diventano la colonna sonora anche della lettura ufficiale delle formazioni. Ne vengono sommersi un po’ tutti, in particolare Kolarov, Florenzi (fischiato anche al momento del cambio) e Di Francesco, fino a questo momento non incluso nella rabbia della gente. Si salva solamente De Rossi, al rientro in campo da titolare dopo tre mesi di stop: ovazione e applausi per il capitano giallorosso, in scadenza contrattuale a giugno. La batosta di Firenze è un ricordo troppo fresco e la curva Sud ha uno spartito preciso da seguire, per una serata tesissima. Emozionante la scenografia messa in piedi all’ingresso delle squadre per ricordare i (quasi) trent’anni dalla morte di Antonio De Falchi, il tifoso giallorosso morto nel giugno del 1989 in occasione di un agguato subito fuori San Siro da alcuni sostenitori del Milan. Vengono alzati 30 volti di De Falchi (ognuno a ricordo di un anno) e la scritta ai piedi del settore “Curva Sud Antonio De Falchi”. Presente in mezzo agli ultras la sorella Anna e i nipoti, commossi e partecipi. Comincia la partita e sono tanti i cori di contestazione, verso i giocatori e Pallotta: «Mercenari», «Andate a lavorare», «Tifiamo solo la maglia» alcuni di quelli intonati. Per protesta, si svuota poi tutta la parte bassa della Sud al quindicesimo del primo tempo, dopo aver esposto l’eloquente striscione: «Oggi solo Antonio dobbiamo onorare…a voi non vi vogliamo neanche guardare». Tolti stendardi e bandiere dei vari gruppi, in curva restano solamente cinque scritte sulle vetrate, tra loro identiche: «Portate rispetto». Da oggi la squadra dovrà cominciare a preparare la sfida con il Chievo, per quella che sarà una settimana corta. A Verona infatti si giocherà venerdì sera, a quattro giorni dalla riapertura della Champions. Dopo aver superato il girone, la Roma giocherà infatti l’andata degli ottavi all’Olimpico, contro il Porto(martedì 12 febbraio), sperando di riuscire a ritrovare quella marcia in più europea che ha caratterizzato fino a questo momento l’era di Eusebio Di Francesco.
Pareggiare rafforza Roma e Milan, attaccate all’Europa
REPUBBLICA - CURRO' - Nella grande ammucchiata per la Champions, traguardo milionario esteso a più concorrenti per via degli inciampi dell’Inter, Milan e Roma restano avvinghiate. L’abbraccio finale tra eroi di Berlino, De Rossi capitano romanista e Gattuso stratega milanista, è la sintesi del mucchio selvaggio, che dietro Juventus e Napoli rimane il solo vero motivo agonistico del campionato. La trama del pareggio di ieri è stata un po’ avventurosa. La Roma ha saputo reagire ai fischi dei suoi tifosi per la disfatta di Firenze in Coppa Italia, Di Francesco agli epitaffi anticipati all’ombra di Paulo Sousa. Con la Curva Sud presto spopolata, per protesta e accompagnata dai cori contro il presidente Pallotta e l’altezzoso Kolarov, l’1-0 a metà partita, firmato dall’implacabile Piatek, avrebbe messo al tappeto una squadra meno orgogliosa e dotata di talento: non è un caso che il gol del riscatto l’abbia segnato il 19enne Zaniolo e che il 22enne Pellegrini abbia sfiorato la rimonta, stoppata solo dal palo. Ma anche Gattuso esce rafforzato dall’Olimpico, stesso stadio in cui due mesi e mezzo fa il ministro Salvini, incontenibile sui social, lo bollò come incapace: lo hanno aiutato sì le formidabili parate di Donnarumma, però con Suso e Çalhanoglu in versione meno spenta avrebbe probabilmente controllato meglio il vantaggio. La si può definire maturità di squadra: raggiunta, per paradosso, proprio quando l’addio di Higuain ha abbassato l’età media. Con Florenzi esterno offensivo a sinistra, Zaniolo in suo appoggio e Kolarov più ala che terzino, Di Francesco aveva studiato una tattica ad hoc per inchiodare al di qua della metà campo l’intera catena di destra milanista Calabria-Kessié-Suso. Completava il marchingegno il bracconaggio di Pellegrini su Bakayoko, la mossa che tagliava i rifornimenti a Paquetá e a Piatek. Qualche giocata imprevedibile di Zaniolo e gli agguati in area di Dzeko sfuggivano al controllo. Scampato all’egemonia romanista nei primi 20’, il Milan ha morso la partita a metà tempo con i due neoacquisti di gennaio. Paquetá, svellendo il pallone all’altezza della bandierina all’ingenuo Pellegrini, lo ha dribblato in un fazzoletto e lo ha recapitato in area: il fainesco Piatek ha anticipato Fazio d’esterno destro e ha firmato il primo gol in campionato con la nuova maglia. Le tre notevoli parate di Donnarumma, a una mano su diagonale di Zaniolo, in balzo su schiacciata di testa di Schick e infine di piede in uscita sulla ribattuta di Dzeko, garantivano in teoria la situazione tattica più adatta ai contropiedisti di Gattuso e in particolare al velocista Piatek. Invece il 1° episodio della ripresa ha ripristinato l’equilibrio: Donnarumma ha evitato l’autogol di Romagnoli su cross di Karsdorp, ma non ha battuto le leggi della fisica, quando Zaniolo ha scaraventato in porta l’1-1 da un metro. Il portiere si sarebbe ripetuto con un volo su colpo di testa di Dzeko. In mezzo c’era stato il rigore su Suso per il blocco di Kolarov: Maresca l’ha ignorato col conforto audio del Var (fuorigioco o assoluzione?). Di Francesco ha varato la logica staffetta El Shaarawy-Florenzi, mentre Gattuso, constatato l’esaurimento delle energie di Paquetá, ha inserito Castillejo e arretrato Çalhanoglu. Soltanto il palo, però, ha fermato il colpo di testa di Pellegrini, cui è stato in compenso risparmiato il 2° giallo per un fallo su Suso. L’innesto finale di Cutrone e Laxalt ha dimostrato la volontà di sottrarsi all’assedio per provare a vincere. E la parata di Olsen su Laxalt ha detto che la gara per la Champions sarà ancora lunga, forse appassionante, certamente equilibrata.
Un punto da vera Roma
IL MESSAGGERO - TRANI - I fischi dell'Olimpico, da mettere in preventivo dopo la figuraccia di Firenze, non sono certo per il pari contro il Milan: 1-1, esibizione decente e in crescendo. La Romagioca meglio dei rossoneri, ma paga l'ennesima distrazione e la rimonta non è completa nemmeno nello spareggio Champions. Gattuso si tiene il 4° posto, in vantaggio di 1 punto (e diventerebbero 2 in caso di arrivo al traguardo alla stessa quota). Di Francesco, nonostante l'emergenza, ritrova almeno il comportamento di squadra. Già è qualcosa.
ALLEANZA PLATEALE - Passano 15 minuti e la Sud, ricordato Antonio De Falchi, si svuota per metà: è la protesta della tifoseria contro la società, l'allenatore e i giocatori. Il più colpito è ancora Pallotta. La gente chiede rispetto e lo mette per iscritto. Da copione, dopo l'umiliazione di mercoledì al Franchi contro la Fiorentina. Anche perché niente è cambiato dopo il vergognoso 7-1 e l'eliminazione dalla Coppa Italia. Ma se Monchi ha fatto di nuovo scudo a Di Francesco che da settembre è nel mirino di Pallotta, l'allenatore ha provato a ricambiare al momento di scegliere la formazione di partenza (30esima stagionale) dando spazio, per sei-undicesimi, a giocatori portati a Trigoria dal ds: Olsen, Karsdorp, Kolarov, Schick, Pellegrini e Zaniolo. La Roma è simile a quella schierata nella ripresa a Firenze e crollata dopo la gaffe di Cristante e l'espulsione di Dzeko. Anche il sistema di gioco è identico, quel 4-1-4-1 che, con il rientro di De Rossi da play, garantisce maggior equilibrio all'assetto. Vulnerabile, a contare i 12 gol presi nelle ultime 3 partite prima di incrociare Piatek che si è fatto subito riconoscere. Karsdorp si riprende il posto di terzino destro, con Schick subito davanti e con Florenzi spostato sull'altra corsia, da esterno alto, a formare la catena di sinistra con Kolarov. Dzeko è il centravanti. Lo assistono Zaniolo e Pellegrini: doppio trequartista. Se Schick e Florenzi partono larghi, le mezzali si alzano per l'inserimento in area avversaria. Di Francesco, insomma, non pensa solo alla fragilità difensiva. Il Milan, nessun gol incassato in 3 partite, è compatto e organizzato nel suo 4-3-3. Bakayoko, regista e interditore, lascia la corsa a Kessie e la qualità a Paquetà. Dzeko conclude di sinistro, Donnarumma devia in angolo. I giallorossi non riescono, però, a essere efficaci: colpa dell'atteggiamento prudente scelto da Gattuso.
SOLITO REGALO - Piatek, già in gol all'Olimpico il 17 dicembre con il Genoa e sempre sotto la Sud, lascia presto il segno. L'omaggio al nuovo centravanti rossonero è però della Roma: Pellegrini, lato Tribuna Tevere, si fa strappare il pallone di Paquetà che chiama a rimorchio Piatek. Che, anticipando Fazio a centro area, con l'esterno timbra per il vantaggio: 22° gol stagionale e 1° in A con il Milan. I giallorossi chiudono all'attacco il 1° tempo: chance per Zaniolo, per Schick e soprattutto per Dzeko. Donnarumma è in serata. Bastano 25 secondi, dopo l'intervallo, per il pari. Karsdorp che va al cross dalla destra, Schick che usa il tacco e inganna Musacchio e Zaniolo che esplode il destro dentro la porta. L'azione è dedicata al biennio di Monchi sul mercato. La Roma ritrova subito il coraggio e anche la spensieratezza. I giovani, guidati da De Rossi, tentano il ribaltone. Di Francesco, con El Shaarawy per Florenzi, asseconda la squadra. Gattuso accetta la sfida: Castillejo per Paquetà, con Calhanoglu abbassato a centrocampo. Entra anche Kluivert per Schick. Gran finale giallorosso: Pellegrini gira di testa, su pennellata di Kolarov, e colpisce il palo (13° stagionale). Ecco, prima del recupero, Santon per Karsdorp, Laxalt per Suso e Cutrone per Piatek. Olsen salva su Laxalt. Parata che vale il 5° risultato utile consecutivo. Mai accaduto fin qui in questo torneo.
Dimenticate Fiorentina-Roma, arriva capitan De Rossi
INSIDEROMA.COM - ELISA GIOCONDI - Dopo le sette vergogne capitali contro la Fiorentina e con l’acqua alla gola, Di Fra sfoggia il pezzo da 90. Costretto in panchina per le varie problematiche al ginocchio, Capitan De Rossi non gioca da titolare da quel 28 ottobre a Napoli. Complicanze varie e le cure adatte al caso (contando anche la non più giovane età del giocatore romano) l’hanno tenuto lontano dalla scena per tanto, troppo tempo. Ora è arrivato il momento di scaldare i motori, lucidare la carrozzeria e farlo uscire dai box.
Danielino dovrà essere la medicina che serve a questa Roma avvelenata dalla sconfitta contro i viola e dalle polemiche che hanno assalito la squadra: i 7 goal ancora bruciano e soltanto la vittoria di domani contro il Milan potrà dissipare l’incendio.
L’idea di Eusebio è quella di piazzare De Rossi in centrocampo e posizionare accanto a lui Lorenzo Pellegrini e Nicolò Zaniolo, dovendo far fronte alle squalifiche di Cristante e Nzonzi.
Ad alimentare le fiamme come benzina sul fuoco è stata la squalifica dei due giocatori già in diffida: il primo ammonito per un fallo su Zapata al 23’ e il secondo per proteste 20 minuti dopo il fischio d'inizio del secondo tempo.
Il clima non era già dei migliori e l’umore dei tifosi era inversamente proporzionale alle reti subite: più queste aumentavano, più lo stato d’animo dei romanisti andava giù vorticosamente.
Carlo Verdone, che potrebbe essere designato portavoce della tifoseria giallorossa, a “Un giorno da pecora” sfoga la sua delusione: “Vorrei prendere la sedia e tirarla in testa a qualcuno. Serve un cambiamento. […] Voglio bene a Di Francesco, ma non riesce a formare il gruppo, la squadra non può essere così bipolare. Evidentemente c’è una spaccatura nello spogliatoio, forse tra giovani e senatori”.
La situazione in atto è come una partita a Prato Fiorito: ogni passo falso può potenzialmente causare un’esplosione.
Come dopo ogni sconfitta, il primo pensiero va all’allenatore: pronti a puntare il dito e a cercare disperatamente la causa, o la colpa, di questo andazzo. Il mister giallorosso però sta un passo indietro (o avanti) e non risponde alle provocazioni dei giornalisti in conferenza stampa, i quali tornano sul “lascerà la squadra quando i giocatori non saranno più dalla sua parte”. A dirlo possono essere soltanto i suoi ragazzi, nessun altro, ma adesso “contano i fatti. E dobbiamo farli noi, io in particolare, che sono il responsabile di questa squadra”.
Gennaro Gattuso non sottovaluta la Roma di domani, nonostante la sconfitta di cui tutti ancora parlano. In conferenza stampa non fa riferimenti a quanto accaduto in quel di Firenze e valuta obiettivamente la squadra, senza abbassare la guardia e temendola, come è giusto (o era) giusto che sia (fosse): "Hanno vinto le ultime tre in casa, Di Francesco fa bene da tanti anni e dobbiamo stare attenti”.
Ed è per mantenere questa sorta di "strizza" nell’avversario e per far tornare l’entusiasmo e la fiducia nei tifosi, che la Roma si affida (quasi) interamente a De Rossi: una pressione che il capitano può sicuramente portarsi sulle spalle (nonostante la delicata situazione del ginocchio). La posta in gioco è tanto alta che domani sera la squadra si gioca il quarto posto in Champions e, in caso di sconfitta, la situazione diverrà tragica.
Come si dice nella capitale, “na botta di qua, na botta di là” la Roma resiste. Insultata, derisa, strappata dall’interno e boccheggiante, ma ancora speranzosa affidando la situazione al nostro Danielino. Sarà l'eroe che la squadra merita e quello di cui ha bisogno?
Roma-Milan 1-1 - Le pagelle dei giallorossi
INSIDEROMA.COM - FEDERICO FALVO - La Roma era chiamata a fare vedere di essere squadra dopo la debacle di Firenze e lo fa anche se con qualche momento di calo generale. Un punto che visto l'avversario ed il pessimismo intorno la squadra non è assolutamente da buttare via.
Ma vediamo come si sono comportati i giallorossi in campo:
OLSEN 6 - Sbaglia intervento sul vantaggio rossonero andando troppo leggero sul tiro di Piatek. Salva il risultato nel finale con un ottimo intervento.
KARSDORP 6 - Qualche errore in avvio ma si riscatta con ottime sovrapposizioni e anticipi. Meglio in fase offensiva che difensiva.
SANTON (dall'86') 5.5 - Nei pochi minuti a disposizione rischia di compromettere il match con un errore.
MANOLAS 6 - Dopo il black-out di Firenze torna leader della difesa chiudendo bene sugli attaccanti avversari.
FAZIO 5.5 - Non ancora perfetto ma più attento rispetto le ultime uscite.
KOLAROV 5.5 - Sbaglia chiusure ed in avanti non rende come la scorsa stagione. Rischia di causare un rigore. Chiude il match in positivo con sovrapposizioni e cross.
DE ROSSI 7 - Regista perfetto. Trova sempre il compagno e regge il centrocampo con classe. Bentornato capitano.
PELLEGRINI 6.5 - Sempre presente con ottime trame per i compagni. Sfortuna sul colpo di testa che si infrange contro il palo.
ZANIOLO 6.5 - Pressa su chiunque porti palla e si libera bene degli avversari. Trova il gol del pareggio in apertura di secondo tempo.
FLORENZI 5.5 - Da esterno offensivo non rende come ci si aspettava. Poco propositivo e si fa trovare in varie occasioni fuori posizione.
EL SHAARAWY (dal 64') 6 - Si libera ottimamente sulla fascia e scatta in avanti. peccato l'azione si sia conclusa con un nulla di fatto.
SCHICK 5.5 - Inizia esterno offensivo, non il suo ruolo naturale. Incide poco sul match compiendo solo un recupero degno di nota all'altezza del centrocampo.
KLUIVERT (dall'80') SV - Non si vede quasi per nulla, non venendo cercato dai compagni. Ma solo dieci minuti sono davvero pochi.
DZEKO 5.5 - Si vede poco e fa salire poche volte la squadra. Avrebbe l'occasione di trovare iol gol ma un super Donnarumma gli nega la gioia.
Roma-Milan, arbitra Maresca. I precedenti col fischietto partenopeo
INSIDEROMA.COM - ILARIA PROIETTI - Sarà Fabio Maresca della sezione di Napoli ad arbitrare la gara tra Roma e Milan di domenica sera, valevole la 22esima giornata di Serie A. Allo Stadio Olimpico il fischietto campano sarà affiancato dagli assistenti Carbone e Lo Cicero, con Abbattista quarto uomo. Il VAR è assegnato a Calvarese, che ha diretto Atalanta-Roma della scorsa giornata, mentre all’AVAR ci sarà Di Liberatore. Primo Roma-Milan per Maresca, che in Serie A ha già diretto 47 partite con il bilancio di 233 cartellini gialli, 12 doppie ammonizioni, 11 espulsioni e 18 rigori assegnati.
I PRECEDENTI – Positivo il bilancio giallorosso col fischietto campano. La Roma è infatti imbattuta (due vittorie e un pareggio) nelle tre gare giocate sotto la direzione di Maresca: Chievo-Roma 0-0 del 10 dicembre 2017, Roma-Torino 3-0 del 9 marzo 2018. In Coppa Italia, invece, figura la vittoria 2-1 col Cesena, datata 1 febbraio 2017. Le statistiche sorridono anche ai rossoneri, imbattuti con Maresca. Si registrano cinque precedenti, per un totale di tre vittorie e due pareggi.
Roma vs Milan, le probabili formazioni dei quotidiani
INSIDEROMA.COM - Archiviato, si fa per dire, il 7-1 di Firenze, la Roma si rituffa nel campionato: all'Olimpico è atteso il Milan di Gattuso,scontro diretto per la conquista del pass per la prossima Champions League. Di Francesco, senza Cristante e Nzonzi squalificati, rispolvera il 4-3-3: a centrocampo ritrova De Rossi, al ritorno dal primo minuto dopo l'infortunio, con Pellegrini e Zaniolo ad affiancarlo. Con Florenzischierato esterno alto, Rick Karsdorp e Davide Santon si contendono il ruolo di terzino destro. Confermato El Shaarawy sulla fascia sinistra, mentre Edin Dzeko guida l'attacco giallorosso.
LE PROBABILI FORMAZIONI DEI PRINCIPALI QUOTIDIANI:
IL MESSAGGERO: Olsen; Santon, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi; Florenzi, Zaniolo, Pellegrini, El Shaarawy; Dzeko.
IL TEMPO: Olsen; Santon, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Pellegrini; Florenzi, Zaniolo, El Shaarawy; Dzeko.
LA GAZZETTA DELLO SPORT: Olsen; Santon, Manolas, Fazio, Kolarov; Zaniolo, De Rossi, Pellegrini; Florenzi, Dzeko, El Shaarawy.
CORRIERE DELLO SPORT: Olsen; Santon, Manolas, Fazio, Kolarov; Zaniolo, De Rossi, Pellegrini; Florenzi, Dzeko, El Shaarawy.
CORRIERE DELLA SERA: Olsen; Santon, Manolas, Fazio, Kolarov; Zaniolo, De Rossi, Pellegrini; Florenzi, Dzeko, El Shaarawy.
LA REPUBBLICA: Olsen; Santon, Manolas, Fazio, Kolarov; De Rossi, Pellegrini; Florenzi, Zaniolo, El Shaarawy; Dzeko.
IL ROMANISTA: Olsen; Karsdorp, Manolas, Fazio, Kolarov; Zaniolo, De Rossi, Pellegrini; Florenzi, Dzeko, El Shaarawy.