Zappacosta: "Sto recuperando dall'infortunio lavorando a casa"
Davide Zappacosta, difensore della Roma, ha parlato in diretta dal suo profilo Instagram. Queste le sue dichiarazioni:
La situazione?
"Sono chiuso a casa da solo perché la mia ragazza e i miei genitori sono ad un’ora da qui e quindi non sono tornato. Il pomeriggio mi alleno e sperimento nuove cose in cucina, poi la sera gioco alla playstation".
L'infortunio?
"Ero appena arrivato a Roma e ho avuto questo infortunio che mi ha tenuto fuori per un bel po’. Stavo rientrando ma poi è scoppiato questo caos. Avevo ripreso la palla, scatti e stavo facendo tutto sul campo. Ero vicino al rientro. Ci è stato vietato di fare tutto perché il rischio è troppo alto. Io faccio il possibile a casa, mi sono allestito una piccola palestra sono per cercare di restare in forma. Ma la cosa principale adesso è la salute".
Il prestito?
Il prestito era annuale, ma c’era una sorta di clausola del Chelsea che diceva che qualora si fosse fatto male gravemente uno dei terzini sarei dovuto tornare. Cosa abbastanza improbabile, no?"
Il difensore più forte di sempre?
"Per il ruolo che faccio mi sono piaciuti sempre tantissimo sia Zambrotta che Cafu"
Il compagno più forte con cui hai giocato? E quello contro cui ha giocato?
"Direi Hazard, è quello che mi ha impressionato di più. Contro direi Messi che è stato qualcosa di assurdo. Lo vedevi in mezzo al campo come se stesse giocando al campetto di casa. Lo vedevi camminare e pensavi che magari non avesse voglia e poi ne scartava tre o quattro. È spaziale"
Differenze tra Premier e Serie A?
"Come calciatore ti dico che i ritmi sono veramente elevati. Quindi fisicamente devi stare bene perché rispetto all’Italia c’è tanta più aggressività. A fine partita arrivi distrutto. Poi anche quando vai a giocare fuori casa con l’ultima in classifica rischi tantissimo perché lo stadio si fa sentire e ti ritrovi in situazioni che non ti aspetteresti. A volte fai più fatica con l’ultima che con il Liverpool o squadre del genere"
Tommasi: «Tornare in campo ora è solo utopia»
IL MESSAGGERO - Damiano Tommasi, presidente dell'Associazione Italiana Calciatori, ha rilasciato un'intervista al quotidiano per parlare dell'emergenza sanitaria che l'Italia sta vivendo e dell'eventuale ripresa del campionato. Queste alcune delle sue parole:
«Non ci siamo resi conto di ciò che sta avvenendo».
Eppure il calcio programma date, ipotizza calendari.
«Ti riporta a una dimensione ottimistica, ci vuole realismo».
Questa una sua caratteristica.
«Le racconto questo, molti non lo sanno. Tra le varie attività che svolgo, c’è anche quella di dirigente scolastico. Ebbene, qui a Verona si valuta di portare a termine l’anno solo attraverso una didattica domestica. Questo cosa significa: se un paese chiude le scuole fino a giugno, non possiamo pensare che possano andare avanti altre attività, come lo sport. Un lusso, appunto». Come lo è stato giocare anche quel 7/8marzo. «Un errore. Io ho cercato di farlo capire subito, quando ho chiesto lo stop alla Figc e mi è stato detto di no. Il giorno dopo ci abbiamo provato dalla mattina. La prossima volta il Governo non farà scegliere chi non sa scegliere, quindi se si torna in campo si farà inmassima sicurezza». Che intende? «Se si potrà viaggiare da una regione all’altra, se non ci saranno rischi».
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Si dice: il campionato sforerà a luglio. Come è possibile?
«Ecco, quello sarebbe un bel casino. C’è un’infinità di calciatori che, rispettando le regole, si trovano ad aver firmato per altri club, con decorrenza il primo luglio; ci sono i prestiti, gli svincolati. Il 30 giugno ci sono i bilanci da presentare ed è un problema per i club. Dovrà essere studiato uno scivolo, verrà fatta una moratoria, allungando gli accordi. E non bisogna esagerare con lo slittamento: l’inizio della prossima stagione non potrà assere spostato troppo in là, visto che, almeno quello si spera di farlo, ci sarà l’Europeo».
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L’ipotesi di annullare il campionato esiste?
«Certo. Ripeto: si chiudono le scuole, si può chiudere un campionato o più di uno. Sarebbe un bel problema, ma purtroppo queste cose non le scegliamo noi, ma il coronavirus. Che ormai ci ha caricati tutti sulla stessa barca, nella stessa incertezza e con la stessa fragilità».
C’è stata divisione sull'interruzione delle partite, prima ancora sulle porte chiuse, ora si parla degli allenamenti, siamo al sì e al no, alle vie di mezzo. Molti presidenti pensano solo agli interessi economici?
«Sono come i musicisti del Titanic, che continuano a suonare mentre la nave affonda. Se non si capisce che la situazione è seria...».
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Tornando alle date: che idea si è fatto?
«Temo verranno disattese. Nel nord il fenomeno è in continua crescita, così come nel resto d’Europa. Era giusto dare un orizzonte temporaneo, quasi come forma di ottimismo. Ci sta. Ma c’è molto da fare ancora. All’inizio sembrava che il fenomeno riguardasse solo la zona della bassa Lombardia, poi si è trasferito a Brescia e Bergamo, è imprevedibile, non sappiamo cosa succederà nel Sud. La logica ci dice che dobbiamo comportarci bene, con rigore. Non si tratta di essere catastrofisti o ottimisti, cerco solo di essere realista. Ricominceremo, ma in sicurezza. E laddove servirà, rispetteremo misure più severe»
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Tutta questa storia, alla fine, porterà a un nuovo governo del calcio? Si ripartirà da nuovi e migliori, presupposti?
«Sono molto pessimista. Del resto comandano più o meno gli stessi che c’erano prima del mondiale in Russia. La Lega è cambiata poco, in Figc manca solo Tavecchio.Ma non è questo il momento di lasciarsi andare alle polemiche, adesso conta stare uniti. Poi ne riparleremo»
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Roma, i paradossi di un’emergenza
IL MESSAGGERO - CARINA - Fonseca non ha avuto l’intera rosa a disposione nemmeno ad inizio campionato. Ce la potrà fare se, come sembra, il campionato riprenderà a metà maggio. Zaniolo dovrebbe essere disponibile per fine torneo e ci saranno i recuperi di Zappacosta, Diawara, Pellegrini, Pastore, Under e Perotti. Il rientro più importante riguarda il numero 7, discorso simile per il guineano che sarebbe stato convocato per la partita contro il Siviglia del 12 marzo. Quando la quarantena sarà ultimata anche Zappacosta avrà il tempo necessario per completare l’ultimo step. Per quanto riguarda la società lo stallo tra Friedkin e Pallotta è confermato dal fatto che fronte Roma, sono almeno una decina di giorni che le comunicazioni col magnate sono in stand-by.
Kolarov: "Come si fa a ripartire?"
IL TEMPO - AUSTINI - Quarantena As Roma, day 9. L'ultimo allenamento dei giallorossi risale alla surreale vigilia di una partita che non si è mai giocata: l’11 marzo la squadra è scesa in campo a Trigoria senza sapere se poi sarebbe partita per Sivglia. La gara non si è fatta e da allora la Roma, come il resto del calcio, è si è fermato. Ed è rimasta a casa, Fonseca compreso. Il club ha consegnato via chat ai giocatori una guida da seguire, una sorta di memorandum sulla vita quotidiana (non invitare nessuno, evitare assembramenti, lavarsi spesso le mani etc.), indicazioni sull’alimentazione (meno calorie giornaliere, divieto di cibo spazzatura) e sugli allenamenti, con tanto di alimenti, cyclette e tappetini professionali recapitati nelle case dei calciatori. Per gli infortunati ci sono inoltre le sedute di recupero da seguire in video-collegamento con i fisioterapisti. Una data perla ripresa degli allenamenti non c'è, nonostante nessun caso di contagio da coronavirus sia segnalato a Trigoria. A raccontare questi giorni particolari ci ha pensato Kolarov, lanciando un allarme: come si farà a riprendere a giocare? «Non so come si possa ricominciare a maggio e finire entro il 30 giugno - spiega il difensore - lo spero, ma non sono ottimista. Considerando l'Europa League, dovremmo giocare 17 o 18 partite in due mesi. Fisicamente lo sopporteremo in qualche modo, ma vista la situazione in Italia non so come possa succedere. Grazie a Dio nessuno della Roma ha il virus ma, se iniziassimo ad allenarci, probabilmente accadrebbe. Ho degli allenamenti privati che faccio e posso correre nel giardino, altri vivono in appartamenti e non possono: è molto difficile mantenere la forma richiesta per il calcio». Uno spunto in più per chi in questi giorni abbozza calendari basati sul nulla: ad oggi, è tutto inutile. E sul come e quando ricominciare, è il caso di ragionare bene.
Nuova riunione del calcio per riaprire
IL TEMPO - PIERETTI - Il calcio studia una strategia in attesa di poter riprendere l’attività agonistica. Oggi a Milano l'Assemblea informale delle 20 società, l'Associazione Italiana calciatori, supportata dai medici sportivi, ha chiesto la sospensione dell'attività fino al 3 aprile, alcuni presidenti seguendo le direttive del dpcm vorrebbero ripartire prima: sarà necessario un confronto propositivo e un'intesa collettiva. I 20 club della Lega hanno aperto sette tavoli, e stanno studiando soluzioni su diversi fronti che verranno presentate alla Figc e - successivamente - al Governo. In primis c'è il discorso sindacale con l’Aic per il taglio degli stipendi del 15%, il presidente Tommasi ha preso tempo in attesa di capire quando verrà fissata la ripresa dei campionati e quante risorse verranno messe a disposizione del sistema. Altri due tavoli riguardano la valutazione del rischio economico, sia dei singoli club che della Lega stessa. La ripresa del campionato viaggia su due strade parallele: da una parte si studiano tecnicamente i nuovi calendari, dall'altra ci si confronta a livello scientifico con i medici. La Serie A vorrebbe uscire dalla crisi con le proprie gambe, per questo sarebbe intenzionata a rinunciare ai contributi governativi in cambio di alcune modifiche da apportare ad alcune leggi, in primis quella sul professionismo che in futuro dovrebbe prevedere la riduzione automatica dei compensi in presenza di perdite di sistema, le ferie dei giocatori, i collegi sindacali. Poi c'è la Legge Melandri, eccessivamente vincolante per la contrattazione dei diritti tv che rappresenta un danno per le tv e indirettamente per i club. Poi si punta sulla revisione del decreto dignità - alla voce scommessesportive - per riappropriarsi di un asset che annualmente vale 80 milioni. L'ultimo tavolo è quello della legge sugli stadi che vincola i club frenando il rinnovamento dell’impiantistica.
Calciatori in fuga. Anche Higuain scappa
IL TEMPO - CICCIARELLI - Stavolta la Juventus che vola non è una metafora per indicare l'andamento in classifica della capolista. I bianconeri, o almeno alcuni di loro, hanno preso il letteralmente volo per lasciare l’Italia bloccata dal Coronavirus. Higuain, Pjanic e Khediraproseguiranno il periodo di isolamento volontario, scattato il 12 marzo dopo l’accertamento della positività al Covid-19 di Rugani, lontano da Torino sulla stregua di quanto fatto da CristianoRonaldo. Insomma, da un lato la Serie A discute sulla data in cui ricominciare gli allenamenti e portare a termine in campionato, dall'altro i calciatori tagliano corto e iniziano a scappare a casa. Il portoghese aveva ricevuto l'indicazione di osservare la quarantena durante un permesso di due giorni a Madeira, dove era al capezzale della madre colpita da ictus, invece gli altri tre calciatori bianconeri sono partiti circa a metà del periodo di isolamento previsto, dopo aver ricevuto l'esito negativo dal tampone di controllo effettuato nei giorni scorsi e con l'ok del club.
Il primo degli altre tre juventini a lasciare l'Italia è stato Higuain, che nella notte tra mercoledì e giovedì si è recato all'aeroporto di Torino Caselle con la certificazione medica attestante la non positività, esibita agli agenti della Polaria che dopo aver contattato la Juventus non hanno potuto fare altro che autorizzare la partenza. Ad attendere il centravanti argentino c’era un volo privato, che avrebbe fatto scalo prima in Francia e poi in Spagna per recuperare alcuni familiari prima di fare rotta verso l'Argentina, dove Higuain si sarebbe recato per fare visita alla mamma malata. Poche ore dopo anche Pjanic e Khedira hanno salutato il Belpaese per ricongiungersi alle rispettive famiglie, il primo in Lussemburgo e il secondo in Germania. Tutti e quattro i calciatori dovrebbero ultimare la quarantena in patria, anche perché tornare prima del 26 marzo comporterebbe un ulteriore isolamento di 14 giorni al rientro in Italia, come previsto dal Decreto Ministeriale 120/2020 firmato martedì dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli e dal ministro della Salute Roberto Speranza. L'effetto del decreto, come la quarantena, durerà fino al 25 marzo ma in caso di proroga i quattro giocatori potrebbero essere costretti a un nuovo periodo di osservazione al rientro, con inevitabili ripercussioni sulla loro ripresa degli allenamenti. La fuga dal Coronavirusnon riguarda solo il campionato italiano, dove altri club oltre la Juventus temono che i loro tesserati possano tornare nei rispettivi Paesi: ieri Cavani ha lasciato Parigi per rientrare in Uruguay, sulla stregua di quanto fatto nei giorni scorsi dai brasiliani Neymar e Thiago Silva, suoi compagni nel Psg. «Stiamo tutti bene - ha spiegato Isabele da Silva, moglie dell'ex milanista - ma preferiamo stare qui perché in Francia la situazione stava diventando molto difficile». Erano tornati in patria anche i serbi Jovic del Real Madrid e Ninkovic dell'Ascoli, che avrebbero violato l’obbligo dell’auto-isolamento al rientro beccandosi una denuncia da parte delle autorità. In particolare l'attaccante delle «merengues» avrebbe abbandonato l'isolamento in Spagna per festeggiare il compleanno della fidanzata, la modella Sofija Milosevic.
Pallotta aspetta e adesso Vitek “aiuta” Friedkin
LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - A Trigoria si vive di fibrillazioni e pianificazioni, così scalda il cuore vedere Pallotta cosi presente, visto che in questi giorni sta chiamando molto spesso anche per informarsi sulle iniziative di Roma Cares. Gli uomini del magnate texano invece non si fanno sentire da una decina di giorni. Gli studi legali statunitensi spiegano come la valutazione iniziale della Roma potrebbe abbassarsi dopo la crisi di un centinaio di milioni, facendo perdere al patto di sindacato del club capitolino tutta la plusvalenza della cessione. Tra l’altro a Houston sono rimbalzate voci legate al nuovo Stadio della Roma: Vitek è pronto ad accollarsi gli oneri di urbanizzazione (25 milioni), diventando di fatto partner ufficiale dei proponenti. Difficilmente però l’iter andrà in aula prima di maggio.
Ecco chi è Mudryk, il piccolo genio che piace a Fonseca
LA GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Il 31 ottobre del 2018 Fonseca fece esordire Mudryk, appena 17 anni, nel derby di coppa contro l’Olimpik Donetsk. Quel ragazzo è poi tornato in Primavera e quest’anno è brillato in Youth League. L’allenatore portoghese però se lo ricorda ancora molto bene e non a caso l’ha segnalato a Petrachi. L’ucraino è un piccolo Mkhitaryan, dalla cintola in su può giocare un po’ ovunque: trequartista, ala sinistra, ala destra e anche centrocampista centrale all’occorrenza.E’ un piede destro che ama convergere verso il centro e provare il fraseggio o il tiro in porta.
Calcio ma non solo, Kolarov: “Le priorità sono altre”
LA GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - Non si fa problemi a raccontare la sua vita Kolarov, dalle chiamate con gli amici alle notizie lette su internet. Con una consapevolezza, che nulla sarà più come prima: “Il calcio non è una priorità in questo momento. E francamente non so come si possa ricominciare a maggio e finire entro il 30 giugno. Lo spero, ma non sono molto ottimista”. Dice ancora il capitano della Serbia: “Vorrei scendere in campo il prima possibile, ma dobbiamo ragionare. Considerando l’Europa League, dovremmo giocare 17 o 18 partite in due mesi. Fisicamente lo sopporteremo in qualche modo, ma vista la situazione in Italia non so cosa possa succedere. Nessuno può saperlo o pianificare qualcosa, non si sa quanto tempo potrebbe richiedere. In Cina, hanno messo le cose sotto controllo per quattro mesi e il loro regime è molto più rigoroso che in qualsiasi altra parte d’Europa. Anche se mi piacerebbe che si iniziasse a giocare, sono pessimista al riguardo”.
Sondaggio per Pessina, altro gioiello che brilla a Verona
LA GAZZETTA DELLO SPORT - NICITA - Il Napoli sta sondando il terreno per Matteo Pessina, centrocampista duttile del Verona ma di proprietà dell’Atalanta, che lo acquistò nel 2017 dal Milan che a sua volta lo prelevò dal Monza. L’interesse per il ventiduenne è forte e c’è anche quello della Roma. La sua valutazione si aggira tra gli 8 e i 10 milioni di euro.
Pallotta aspetterà Friedkin fino a settembre
CORRIERE DELLA SERA - La situazione del calcio ha logicamente fermato la trattativa per la cessione della Roma, ma non l’ha fatta naufragare. Pallotta è disposto ad aspettare Friedkin fino a settembre. I valori dei club subiranno un mutamento, al ribasso. Sarà l’attuale presidente a veder assottigliarsi la quota del guadagno dalla cessione. In un momento come questo, comunque, è difficile fare cifre precise. Intanto gli svizzeri del Sion hanno licenziato 10 calciatori che hanno rifiutato la proposta del presidente Constantin di ridurre il salario a 12.350 franchi al mese. Tra di loro c’è Doumbia.
Kolarov: “Non sono ottimista, c’è poca disciplina”
CORRIERE DELLA SERA - VALDISERRI - Kolarov in Italia ha passato sei anni e conosce gli italiani: “Mentalmente sono simili a noi serbi. Non riescono capire bene la prima volta“. Conosce soprattutto i calciatori della sua nazione come Jovic e Ninkovic che, secondo la stampa di Belgrado, sarebbero stati denunciati per aver violato l’obbligo di quarantena. Ancora il terzino: “Molti non hanno preso sul serio la situazione. Tutti dovrebbero essere responsabili non solo di se stessi, ma anche delle altre persone. Qui a Roma l’hanno capito con calma, quando la situazione a Milano, Bergamo e Brescia ha iniziato a essere catastrofica.Ora le limitazioni sono molto severe e penso che lo saranno ancora di più perchè ci sono persone che non rispettano le misure scritte“. Realista sulla ripresa della Serie A: “Il calcio non è una priorità in questo momento. E francamente non so come si possa ricominciare a maggio e finire entro il 30 giugno“.