Gasp attacco al trono. La Roma cerca la svolta
Al Maradona contro i Campioni d’Italia in carica ci giochiamo il terzo posto. Mancheranno tanti giocatori, a loro e a noi, ma non mancheranno lo spirito e, soprattutto, il nostro bomber.
Fonte - ilromanista
Gasperini: "Hermoso a Napoli non ci sarà. Dybala e Soulè li valutiamo oggi"
Gian Piero Gasperini, ha risposto alle domande dei giornalisti nella conferenza alla vigilia di Napoli-Roma, match in programma domani 15 febbraio alle ore 20.45 allo Stadio Maradona:
Quali sono le condizioni di Dybala e Soulé? Sono al cento per cento?
“Dobbiamo vedere oggi. Per Soulé è stata una settimana un po’ più difficile delle altre, vediamo, stabiliamo oggi pomeriggio. Lo stesso vale per Dybala, che invece si è allenato con continuità, però anche lui non al 100%, mi sembra esagerato, però c’è da parte di tutti la volontà di star bene”.
Nell’ultimo mese c’è un giocatore, Pisilli, che è cresciuto tantissimo anche a livello di personalità. C’è stato un punto di svolta nella sua crescita, c’è qualcosa che è cambiato rispetto a prima?
“No no, ma sono tutte considerazioni vere, è così, hanno dei percorsi di crescita, soprattutto quelli giovani ancora di più. Magari ci sono sicuramente i momenti di svolta e io mi auguro per lui ce ne saranno ancora perché è un ragazzo giovane. Però mi associo a tutti i complimenti che sono stati fatti su questo ragazzo e io sono il primo a essere felice delle sue prestazioni”.
La Roma quest’anno ha sempre fatto grandi partite contro le grandi squadre, non sempre sono arrivati i risultati, però il livello è stato sempre molto alto. Se vediamo i risultati, però non solo quest’anno, vorrei guardare anche un pochino più indietro, anche se chiaramente lei non c’era. Negli ultimi anni gli scontri diretti con le grandi squadre sono sempre stati degli avversari un po’ ostici dal punto di vista dei risultati. Ne avete parlato con la squadra, vi siete chiesti perché c’è questa difficoltà magari a fare punti contro le grandi? È solo una questione di sfortuna o c’è uno step di mentalità che la squadra deve fare, secondo lei?
“No, più che di mentalità dobbiamo fare un salto tecnico. È evidente che quando le cose si ripetono nel tempo, probabilmente c’è ancora una differenza che sicuramente si è assottigliata, che è dettata anche dalle prestazioni che abbiamo fatto nel girone d’andata un po’ con tutte quante le squadre che sono insieme o davanti a noi. Ultimamente abbiamo fatto un’altra ottima prestazione col Milan, almeno lì non abbiamo perso, abbiamo fatto il risultato. Io credo che rispetto all’inizio del girone d’andata, noi siamo indubbiamente cresciuti, anche se purtroppo stiamo vivendo questa emergenza che però non riguarda solamente noi, obiettivamente riguarda anche altre squadre. È chiaro che questa emergenza ci dà fastidio, perché siamo molto convinti che siamo competitivi se quando possiamo esserci tutti. Questa continua mancanza di un giocatore o di un altro è qualcosa che ci sta un po’ rallentando, però abbiamo anche entusiasmo e domani è un’altra possibilità, giochiamo contro il Napoli e quindi anche lì avremo un’altra risposta a questi quesiti”.
È giusto dire che buona parte delle speranze di qualificazione Champions passino dalla partita di domani e quella fra due settimane con la Juventus, oppure è una forzatura?
“No, beh, indubbiamente sono due partite importanti, chiaro, perché sono scontri, sono scontri diretti, quindi hanno un valore più alto delle altre gare, ma poi alla fine valgono sempre tre punti. Io credo che poi la quota di Champions non varia mai molto tra una stagione e l’altra. E quindi non sono partite decisive, importanti sì, ma non decisive. Paradossalmente, se perdi quelle due e vinci tutte le altre, non cambia niente. Però sono due partite importanti, soprattutto in riferimento a quello che si diceva prima, alla capacità anche di superare certe squadre e quindi di sentirti anche sopra certe squadre”.
Volevo chiederle se in questi giorni ha avuto modo di leggere i complimenti che le ha rivolto il Presidente della Repubblica Mattarella, che a Cortina, parlando con Sofia Goggia, ha detto “Gasperini è molto bravo perché è stato al Palermo”. Ha ricevuto complimenti indiretti e volevo chiedere, le piacerebbe confrontarsi anche direttamente, visto che ora siete anche più vicini, stando insomma a Roma tutto il giorno?
“Beh, lui è sempre stato appassionato di calcio, quindi quando io giocavo sono passati un po’ di anni, e quindi quando io giocavo lui veniva, sicuramente seguiva il Palermo e comunque condivido questa sua analisi (ride ndr)”.
Due mesi e mezzo fa la Roma affrontava la prima in classifica. Quanto secondo lei in questo momento è più pronta la squadra rispetto a quel momento, visto che davanti chiaramente non c’era Malen? Ha visto dei progressi importanti e si aspettava, a inizio campionato, di arrivare a febbraio, metà febbraio, a lottare con il Napoli, con questo Napoli campione d’Italia?
“Noi abbiamo sempre pensato al nostro percorso. Poi questo è un campionato dove ci sono stati periodi diversi, dove sono state coinvolte tante squadre. C’era in andata qualcuna che viaggiava un po’ meno, adesso l’Inter ha preso e sicuramente è cresciuta tantissimo, altre squadre sono cresciute come la Juventus, il Milan, il Napoli ha avuto dei momenti molto buoni, qualche difficoltà anche loro dovuta magari a delle defezioni. Resta il fatto che dopo 24 giornate siamo lì. Essere lì insieme alla Juventus, insieme al Napoli, comunque ancora con le altre, ancora al Milan, soprattutto ancora visibile. Poi è chiaro, c’è Como, c’è Atalanta che stanno risalendo forte, però questo è il campionato. Io credo che, da che mi ricordo io almeno, per quanto mi riguarda, i risultati li hai tenuti sempre l’ultima domenica, forse qualche volta la penultima, ma più delle volte l’ultima, l’ultima domenica punto a punto. Non si sono mai raggiunti gli obiettivi e i risultati con giornate d’anticipo. E quindi noi dobbiamo essere pronti a stare dentro fino alla fine, a battagliare fino alla fine”.
Le volevo chiedere se a questo punto non si è ricreduto sul fatto che non giocare due partite in più a marzo, che sarebbero state quelle dei play-off di Europa League per la Roma, non è stato male, ma forse un bene, visto anche che poi arriverà fino alla partita contro il Genoa dell’8 marzo facendo una partita a settimana….
“Ma non è collegato a questo, perché noi abbiamo avuto un periodo ottobre-novembre, anche fino a metà dicembre, dove giocavamo tantissimo e la rosa stava benissimo. Avevamo pochissime defezioni, abbiamo avuto tante settimane con l’infermeria vuota. Quando è successo qualche volta, magari tutte nel reparto di difesa, adesso tutte nel reparto di attacco, questo è quello che dà un po’ più fastidio. Però nell’arco della stagione è così, non è solo per noi evidentemente, ma non lo credo così, paradossalmente collegato alle partite. Come ho detto prima, ci sono stati periodi dove giocavamo ogni tre giorni e stavamo benissimo tutti, cioè difficile dare una risposta su sul perché in certi momenti si verificano 3-4 infortuni nostri al reparto. Tutti strani perché, Dybala il ginocchio, Ferguson alla caviglia, El Shaarawy col tendine, cioè tutte queste situazioni un poco delle contusioni, delle… L’unico un po’ stirato è Koné, però sia lui che che Hermoso, Hermoso che ha preso una contusione sul collo del piede, clamorosa, e che dovrebbe rientrare la prossima settimana, per quello che è un po’ che lascia un po’ così, che ci sono queste partite importanti, pensi di recuperare tre quattro giocatori, invece magari ci vuole una settimana o due in più. Però, ormai siamo arrivati a sabato”.
A proposito di questo, ho visto che sia Soulé che Dybala non sono al 100%, le volevo chiedere come sta Zaragoza, se ha visto dei progressi questa settimana, se si è integrato meglio, se a questo punto può partire anche dal primo minuto…
“Certamente, man mano che passa il tempo, lui sembra essere cresciuto. Sono passati 15 giorni da quando è arrivato, dal 30 gennaio al 31 gennaio, e man mano che passa il tempo per lui, sia a livello di condizione che di inserimento, anche nel modo in cui gioca la squadra, lui sicuramente gioca in modo diverso. Avrà bisogno, secondo me, di ancora un po’ di rodaggio, però lo fa giocando, lo fa allenandosi”.
Si dice che nel calcio moderno sono fondamentali anche le azioni da fermo, però la Roma ha battuto 122 calci d’angolo e ha segnato solo due volte, e non ha ancora gol su punizione diretta. È soltanto sfortuna, ci state lavorando o qual è la motivazione che segnate così poco da questo punto di vista?
“No, è un limite. Indubbiamente è un limite nostro, perché siamo tra gli ultimi, penso, in questa casistica. E invece quei gol lì valgono come gli altri. Dobbiamo fare sicuramente meglio”.
La Roma si trova a pochi punti di distanza dal Napoli in questo momento. C’è qualcosa che secondo lei la squadra di Conte ha in più rispetto alla sua?
“Non so, cioè, questa stabilire… La squadra di Conte mi sembra una grande squadra. Adesso, non è stata sicuramente fino a questo momento sul piano degli infortuni una stagione fortunata, perché ha perso veramente giocatori forti e importanti. Però il Napoli ha vinto due scudetti negli ultimi tre anni, poi dopo ognuno giustamente fa le sue valutazioni”.
Le voglio ricollegare alla domanda del collega rispetto alla questione infortuni. Teoricamente, quasi a mo’ di messa cantata tra allenatori e addetti ai lavori, esce fuori questo tema del calendario fitto di partite, impegni avvicinati, e il suo avversario di domani, Conte, sotto questo punto di vista è forse uno dei massimi esponenti di questa denuncia costante. Ripensando proprio alla conferenza stampa che ha fatto recentemente in Russia, invece lei ha detto come, tutto sommato, giocando più partite, c’è anche più possibilità di crescere. Poco tempo fa c’è stato anche un botte-risposta tra lei e Conte al riguardo. Lei, in generale, sotto questo punto di vista, come si posiziona? Cosa ne pensa di questo problema dei calendari e se effettivamente può essere un vantaggio, come diceva lei prima della partita di Coppa?
“Io faccio polemica, io rispetto le indicazioni di tutti e rispetto le opinioni di ognuno. Se chiedete a me, per quella che è stata la mia esperienza, giocare in Coppa mi ha aiutato. Poi, dopo, c’è il rischio degli infortuni, perché gli infortuni, come si è detto tante volte, la stragrande maggioranza degli infortuni avviene in partita e non quasi mai in allenamento. E quindi questo è un rischio. Per tanti altri aspetti, a me ha sempre aiutato giocare le partite, sia in Italia che anche tante in Europa. È stato qualcosa che ha aiutato le mie squadre a crescere e ai giocatori individualmente a confrontarsi con altre realtà, con altri modi di giocare. Quindi io preferirei sempre fare le Coppe, la Champions soprattutto (ride ndr)”.
Mister, nella partita d’andata è sembrato che il Napoli, soprattutto a centrocampo, avesse un po’ più qualità proprio nella gestione del pallone. Le chiedo se per domenica pensa che possa essere una soluzione quella di schierare magari nel tridente davanti uno come Lorenzo Pellegrini, che può dare una mano anche in fase di impostazione nel possesso di palla, nella gestione del pallone, quindi banalmente avere un centrocampista in più, invece di mettere, non lo so, un tridente con Zaragoza, Malen, Dybala, in base alle scelte che ha a disposizione…
“Guardi, in questo momento non so neanche i giocatori a disposizione, quindi prima devo verificare quello. Poi dopo vediamo quello che sarà la scelta, però. Pellegrini ha giocato tanto, no? Quindi i giocatori sono quelli, vediamo. Vediamo come… prima dobbiamo capire come stiamo e facciamo un allenamento oggi e poi domani decidiamo. Ma anche Dybala è diventato importante”.
Con Zaragoza in attacco, il tasso tecnico dell’attacco si è ampliato, come parlava a inizio anno?
“Beh, insomma, Malen ha avuto un impatto molto, molto forte sia nella squadra che anche nei risultati, nelle prestazioni. Devo dire che, a parte il gol di Torino, i due gol col Cagliari, però col Milan ha avuto diverse opportunità, poteva sicuramente anche, ma al di là di questo è un giocatore che noi sicuramente da molto e che dovremmo come squadra cercare di sostenere nel migliore dei modi. Per quello è importante avere anche gli altri giocatori in buone condizioni per sostenere questo giocatore. Zaragoza ha caratteristiche particolari. In questo momento è un giocatore più da inserimento, da giocatore da secondo tempo, però io sono convinto che può diventare anche nelle rotazioni sicuramente un giocatore che ci manca nel reparto d’attacco per caratteristiche e per questo motivo può diventare molto utile”.
Pellegrini, l'equilibrio sul filo
Questa Roma è nata senza di lui, ma Gasperini ora sembra non poterne fare a meno.
Pellegrini centrale nel piano tattico perchè garantisce qualità, regia e fase difensiva. E' carico per Napoli ma non c'è ancora il semaforo verde sul rinnovo. E i tempi stringono. Contro Conte puà giocare aiutando attacco e difesa.
Fonte - corsport
Una Roma da golden goal
La squadra giallorossa ha sempre vinto in serie A nelle gare in cui è stata in vantaggio. Ed è letale dal 16esimo al 30esimo e dal 61esimo a 75esimo.
Diciassette gol nelle parti centrali dei due tempi. I giallorossi non vincono a Napoli dal 2018.
Fonte - corsport
Soulè e Balbo al Podcast AS Roma: "I tifosi della Roma sono come gli argentini: matti e passionali"
Matias Soulé e Abel Balbo, hanno rilasciato delle dichiarazioni sulla Roma e si son raccontati a 360°:
Come state? Com’è andato l’allenamento?
Soulé: “Tutto bene. Un po’ stanco, ma…”.
Abel, non giochi più a calcio ma mi dicevi prima che giochi a padel…
Balbo: “Sì, perché ormai ho raggiunto una certa età. Meno possibilità di farmi male!”.
Molti argentini giocano a padel, vero?
Balbo: “Il padel è enorme in Argentina. È iniziato già negli anni ’90, molto prima che in Italia”.
Venite da due zone diverse dell’Argentina. Mati, sei nato a Mar del Plata, quindi sul mare. Abel, tu vieni più dall’interno…
Balbo: “Dalle Pampas! Da Empalme Villa Constitución, un paese molto piccolo di 6.000 abitanti”.
Siete molto lontani tra voi. Mar del Plata dista circa 700-800 chilometri. Quanto dista da Buenos Aires?
Soulé: “250”.
Balbo: “Dal mio paese sono 500. È molto più bello dove è nato lui, soprattutto d’estate”.
Mar del Plata è una località turistica, giusto?
Soulé: “Sì, d’estate è piena di gente. Vanno lì per il mare oppure lungo la costa verso Buenos Aires”.
È importante avere un forte legame con le proprie radici e voi argentini avete un legame molto forte con la vostra terra…
Balbo: “Sì, è fortissimo. Lo vedi anche nei giocatori: tutti gli argentini, passati, presenti e futuri, hanno un legame profondo con la Nazionale. Giocare per la Nazionale è qualcosa di speciale e unico. Non c’è niente di simile. È un onore. Non c’è onore più grande per un calciatore che indossare la maglia dell’Argentina, soprattutto se hai la fortuna di giocare un Mondiale”.
Ne parleremo più avanti. Quanto spesso torni in Argentina?
Balbo: “Ogni volta che posso, quando ho una vacanza torno lì. L’Italia è molto simile all’Argentina, ma quando sei nato lì è diverso. Con la famiglia e gli altri legami che hai lì è un’altra cosa. Quando posso, torno sempre”.
Hai anche un legame molto forte con Roma. Dopo aver firmato, praticamente non sei più andato via.
Balbo: “No, non sono più andato via. Dipende molto da come ti trovi in un posto e da come vanno le cose. È importante anche questo. Se fai bene… Io ho sempre avuto un grande rapporto, a partire dal presidente, che era come un padre. Il presidente Sensi mi fece venire a prendere a casa. Ho sempre avuto un rapporto straordinario con i tifosi e questa città è sempre stata casa mia. Per questo sono rimasto a vivere qui”.
Roma è casa tua adesso, Mati, da un anno. In Italia hai visto Torino, Frosinone… ma non c’è niente come Roma!
Soulé: “Ne parlavamo prima. Roma è molto diversa. Come ho detto, è molto simile all’Argentina. Qui hai tutto. Il rapporto tra la Roma e gli argentini… forse è diverso rispetto ad altre nazionalità. Poi c’è anche il clima. Credo sia una delle città migliori del mondo”.
Parliamo delle vostre radici calcistiche. Abel, sei cresciuto nel settore giovanile del Newell’s Old Boys, a Rosario. In questa foto eri giovanissimo.
Balbo: “Sì, avevo 20 anni. Ero molto giovane”.
Matias invece è cresciuto nel settore giovanile del Vélez, vicino a Buenos Aires. Com’è crescere come calciatore in Argentina fin da bambini, come nelle vostre foto? Abel?
Balbo: “Erano tempi diversi. Sono sicuro che lui non abbia vissuto le stesse cose che ho vissuto io. Per fortuna sua! Lui è stato fortunato perché il Vélez ha un settore giovanile eccellente. Io ero in un club dove si lavorava molto bene con i giovani, soprattutto in quel periodo. È stato fondamentale per la mia crescita, non solo come calciatore ma anche come uomo. Giocavamo nella Liga Rosarina e a volte si sentivano spari. Quando l’arbitro fischiava contro la squadra di casa, sparavano in aria. Dovevi uscire in fretta, senza nemmeno andare in bagno. A volte dicevamo all’arbitro: ‘Fischia per l’altra squadra o non usciamo più da qui!’”.
Spero che le cose siano cambiate nel corso degli anni…
Balbo: “Forse sono peggiorate…”.
Mati, tu vivevi nel convitto, giusto?
Soulé: “Sì, nel convitto. Essendo di Mar del Plata, quando ero al Vélez, a Buenos Aires, ho vissuto nel convitto per quattro anni. Come diceva lui, cresci come calciatore ma soprattutto come uomo. Sono andato via di casa a 11 anni, da solo, senza la mia famiglia, fino a quando mi sono trasferito in Italia a 16 anni. Lì è cambiato tutto. Ero uno dei più giovani. C’erano ragazzi due anni più grandi di me che non riuscivano a stare lontani dai genitori. Io non so se fossi più determinato o cosa fosse, ma ero più giovane e sono rimasto. Alcuni ragazzi più grandi di me sono tornati a casa. Non era una cosa durissima, ma è stato un sacrificio, non solo per me ma anche per la mia famiglia, andare via così presto”.
Balbo: “Non c’è dubbio che queste esperienze ti aiutino a crescere. Devi superare certi ostacoli per arrivare. Il talento da solo non basta, perché di talenti ce ne sono tanti. Servono carattere, volontà, desiderio di farcela e fame. Devi capire che è un’opportunità che ti cambia la vita. Quando vivi in convitto da piccolo devi lottare per sopravvivere, perché niente ti viene regalato. Ti forma come uomo”.
Abel, sei arrivato alla Roma nell’estate del 1993, a 27 anni. Mati invece è arrivato a 21. In momenti diversi delle vostre carriere. Perché la Roma è stata o è così speciale nel vostro percorso?
Balbo: “È stata speciale perché alla Roma la mia carriera è esplosa davvero. Volevo giocare in una grande squadra italiana e negli anni ’90 il campionato italiano era il massimo. I migliori del mondo giocavano lì. Era difficile trasferirsi per via delle restrizioni sugli extracomunitari. Io volevo arrivare in una grande squadra e la Roma era perfetta. Ero felicissimo quando ho firmato. Avevo già quattro stagioni all’Udinese in Serie A e avevo giocato il Mondiale. Ero più maturo. Però devo dire che Mati mi piace molto: ha grande personalità. A 21 anni giocare all’Olimpico, chiedere sempre la palla, rischiare, saltare l’uomo e riprovarci anche dopo un errore… questo dice tanto. Gli errori sono permessi quando sei giovane, conta come reagisci. E lui continua sempre”.
Mati, perché la Roma è così importante per te?
Soulé: “Quando ero alla Juventus volevo venire qui. È stata una scelta fantastica. Come dice Abel, è un grande club e una grande squadra. Speriamo di regalare tante gioie ai tifosi”.
Abel, com’era la Roma che hai vissuto tu?
Balbo: “Ogni stagione era diversa. La prima fu di ricostruzione: la Roma era quasi fallita. Dovevamo ricostruire dalle fondamenta. Non avevamo grandi ambizioni e non giocavamo le coppe. Nell’ultimo periodo invece abbiamo vinto lo Scudetto, con una squadra piena di campioni. Periodi molto diversi, ma sempre con la stessa passione. Ho vissuto momenti durissimi e momenti di festa incredibili. Vincere lo Scudetto con la Roma è qualcosa di unico. Spero che un giorno anche Mati possa provarlo”.
La passione dei tifosi della Roma è unica. Che ricordi hai del tuo rapporto con loro?
Balbo: “Ti racconto questo: avevo lasciato l’Udinese per andare in vacanza in Argentina, a fine stagione, tra giugno e luglio. Non avevo ancora firmato con la Roma. Nel mio piccolo paese mi chiamò un tifoso della Roma per dirmi di andare lì. In quel momento ho capito che tipo di club fosse. I tifosi della Roma sono come quelli argentini. Sono simili. Un po’ pazzi, si può dire, ma incredibilmente appassionati. La passione è quasi la stessa”.
Uno dei momenti più attesi dai tifosi è il derby. Avete segnato entrambi nel derby. Mati, partiamo dal tuo gol della scorsa stagione.
Soulé: “Eravamo sotto nel punteggio, quindi è stato ancora più incredibile. È stato il mio primo gol all’Olimpico. Giocavamo in trasferta, ma i nostri tifosi erano lì. Non immaginavo un’emozione così. Non sapevo nemmeno se fosse entrata. Quando ha colpito la traversa ho pensato che non fosse gol. Poi ho visto il segnale dell’arbitro e ho iniziato a esultare”.
Un gol sotto la Curva Sud…
Soulé: “Sì”.
Come il tuo, Abel, nel derby del 1994/95, finito 3-0… Balbo: “Sì, era l’1-0. Un grande cross, ho fatto un bel movimento e ho messo la testa. Il difensore alzò la gamba e io infilai la testa lo stesso. Finì che andai in ospedale due volte dopo aver perso conoscenza. Due partite, due colpi in faccia. Ma da centravanti sai che può succedere. Fa parte del mestiere. Segnare sotto la Curva Sud in un derby è la sensazione più bella che puoi provare. Quel giorno tornai a casa e non riuscivo neanche a entrare: c’erano regali ovunque, torte, champagne. È stata una giornata indimenticabile”.
Siete anche molto bravi sulle punizioni… Balbo: “Per segnare su punizione serve grandissima qualità. È difficilissimo quando sei vicino all’area e devi scavalcare la barriera. Serve un tocco che hanno in pochi. I grandi giocatori ce l’hanno”.
Le tue erano più potenti… Balbo: “Sì, questa era a Reggio Emilia, Reggiana-Roma. Punizione indiretta, destro potente, il portiere rimase fermo. Una bella punizione”.
Soulé: “Diversa dalle mie, sì. Era da oltre 30 metri. Non è un gol normale”.
Fonseca? Balbo: “Fonseca. Il mio compagno ideale d’attacco. Mancino, fortissimo nell’uno contro uno, grande visione, tecnica straordinaria. Faceva assist e gol. Mi ricorda molto lui”.
Hai giocato con Paulo Dybala. Com’è?
Soulé: “Incredibile. Lo conoscevo già prima di arrivare qui, ma qui siamo diventati più amici. Siamo sempre insieme. In campo sappiamo tutti cosa può fare, ma fuori dal campo è una persona straordinaria. È questo che conta di più nella vita. È grande dentro e fuori dal campo”.
Tu invece hai giocato con Batistuta.
Balbo: “Ci conosciamo da quando eravamo bambini al Newell’s. Abbiamo giocato insieme in Nazionale, due Mondiali, alla Fiorentina, alla Roma. Mi ingannò con il Parma: mi disse di andare al Parma e che sarebbe andato anche lui. Io andai, lui no. Sto ancora aspettando! Vincere lo Scudetto e la Supercoppa a Roma è qualcosa di unico. Ti emozioni per due o tre vittorie di fila, immagina vincere uno Scudetto. È indimenticabile. Spero che anche Mati possa provarlo”.
La Nazionale argentina. Mati, sei stato convocato nel 2021 da Scaloni ma non hai ancora esordito.
Balbo: “È qualcosa di speciale, indimenticabile. Il nostro rapporto con la maglia è diverso, è difficile da spiegare. Solo un argentino può capirlo. Sono esperienze meravigliose. Avrà la sua occasione perché ha talento. Troverà il suo spazio in Argentina”.
Pensi al Mondiale?
Soulé: “Sì, mi piacerebbe tantissimo giocarlo. Per noi argentini rappresentare la Nazionale è qualcosa di magico. Non ho ancora esordito con la maggiore, ma ho già giocato alcune partite e sono state esperienze speciali. Non riesco nemmeno a immaginare cosa significhi debuttare con la prima squadra”.
Balbo: “Hai tempo. Sei giovane, hai 21 anni. Io ho esordito a 24, al Mondiale. Ne ho giocati tre. Hai tutto il tempo del mondo”.
Un tabù da rompere
I giallorossi sono terzi in A per rendimento in trasferta, con 21 punti in 12 gare. Ma a Napoli, dove quest'anno gli uomini di Conte sono imbattuti, non vinciamo da otto anni.
L'ultimo successo risale a marzo 2018, con Di Francesco in panchina. Dopo sono arrivati solo tre pareggi e quattro sconfitte.
Fonte - ilromanista
Per Soulè rifinitura di oggi decisiva
Soulé sta convivendo da giorni con una fastidiosa pubalgia, che non gli permette di essere al 100%. Ecco perché la rifinitura di oggi sarà decisiva per capire se l'ex Juventus potrà esserci dal 1' contro il Napoli, anche se le sue quotazioni sembrano in calo. Favoriti, insieme a Malen, Dybala e uno tra Pellegrini e Zaragoza, con il numero 7 in vantaggio.
Fonte - iltempo
Una finale
Domani al Maradona ci giochiamo la prima delle cinque partite contro le top 7 che restano nel nostro calendario. Se Gasp tenesse la media punti attuale si andrebbe verso i 72 finali. La media punti per la Champions c’è, adesso serve cominciare a vincere anche i big match. Magari proprio a partire da Napoli. Negli scontri diretti con le prime 4 solo un pari col Milan: serve di più. Tre punti varrebbero il salto di qualità. Forza ragazzi.
Fonte - ilromanista
Roma, la staffetta
Domani l'esame a Napoli: le quattro carte di Gasperini.
Dybala si candida. Soulè sta meglio. Anche Pellegrini e Zaragoza nel turnover. Ieri solo palestra per gestire le energie. Batistuta a Trrigoria: "Che bella squadra".
Fonte - corsport
Gabriel Omar Batistuta torna a Trigoria dopo 23 anni
Il Re Leone, uno dei volti del terzo scudetto giallorosso, ha vestito la maglia giallorossa tra il 2000 e il 2003, collezionando 87 partite e 33 gol.
Accolto da Claudio Ranieri e Vincent Candela, l’ex attaccante argentino ha salutato il DS Frederic Massara, mister Gian Piero Gasperini e i giocatori della squadra. “Quanto è cambiato questo centro sportivo, è veramente bello”, dice.
Da quanto non tornavi?
“A Trigoria non venivo da quando andai via nel gennaio 2003, passando all’Inter. Sono 23 anni. Tanto tempo. Ma fa sempre piacere tornare dove si è stato bene. E sono contento di rivedere vecchi amici”.
Tra questi c’è anche mister Ranieri, con cui hai vinto la Supercoppa Italiana del 1996.
“Milan-Fiorentina a San Siro, feci doppietta e alzammo il trofeo. Era la partita in cui dissi alla telecamera: “Irina, te amo””.
E poi la Supercoppa Italiana l’hai vinta anche con la Roma, nel 2001.
“Proprio contro la Fiorentina in finale, ma eravamo più forti. Vincemmo 3-0 e il primo gol lo segnò Vincent con un gran tiro da fuori area”.
Roma, la Roma, cosa sono state per te?
“Qui mi sono divertito tanto e ho raccolto i frutti di una carriera lunga, riuscendo a vincere uno scudetto storico per me e per la Roma. Facemmo 75 punti e io segnai 20 gol. La città esplose di gioia, una soddisfazione enorme”.
Che ricordi hai di quella squadra e dei tuoi compagni?
“Eravamo un gruppo fortissimo. Io, Totti, Cafu, Samuel, Emerson, Montella, questo signore qui vicino a me (Candela, ndr), Delvecchio. Fummo in testa praticamente per tutto il campionato e vincemmo in casa, davanti ai nostri tifosi, in una giornata indimenticabile”.
Un momento di quel campionato?
“Ce ne sono tanti, ma sicuramente la doppietta segnata al Parma nell’ultima partita del girone di andata. Vincemmo in rimonta una partita dominata, ma sfortunata negli episodi. Lì capimmo che potevamo farcela”.
Portavi il numero 18, allora. Come la maglia che hai ricevuto oggi dal Club.
"Beh, è stata quella del mio primo anno qui a Roma, ma soprattutto quella che per me, per noi, ha significato scudetto".
La Roma di oggi?
“Gioca bene, Gasperini ha dato un’impronta alla squadra e anche una mentalità offensiva. Verrò a vedere una partita all’Olimpico, appena possibile”.
Quindi ci rivediamo?
“Dovrei tornare a Roma a maggio, magari in tempo per il derby di ritorno. Vediamo. Intanto, mi fa piacere essere qui oggi. Mando un saluto a tutti i tifosi romanisti, che sono sempre stati affettuosi con me”.
Hermoso vede Napoli. El Aynaoui insidia Pisilli
Lo spagnolo Hermoso viaggia verso il recupero. Soulè rientra in gruppo.
Lavoro ancora personalizzato per Kone, El Shaarawy e Ferguson. Oltre al lungodegente Dovbyk.
Fonte - ilromanista
Doppia coppia
Finalmente l’attacco esce dall’emergenza e la Roma, a Napoli, potrà contare su Pellegrini-Zaragoza e Dybala-Soulé: le alternative in mano a Gasperini.
Dubbio argentino sulla destra, ma la Joya è avanti vista la sintonia con Malen. In vantaggio Lorenzo a sinistra, lo spagnolo nel secondo tempo per sfruttare gli spazi più ampi.
Fonte - ilromanista

