Dzeko e Zaniolo stelle della nuova Roma. E l'Inter in un anno li ha persi entrambi
LEGGO - BALZANI - Quattro milioni e mezzo. Oggi, forse, non basterebbero nemmeno a pagare la commissione ai suoi procuratori. La Roma domani sera sfoggerà a San Siro l'ultimo regalo dell'Inter: Nicolò Zaniolo. Uno dei talenti più luminosi del panorama internazionale, infatti, appena 16 mesi fa era ancora un giocatore nerazzuro. O meglio della Primavera nerazzura visto che Spalletti decise di non impiegarlo mai in prima squadra. Ironia della sorte i protagonisti della sera di San Siro saranno proprio i due bocciati Lautaro e Zaniolo. Ancora peggio faranno i dirigenti che in estate lo metteranno nel pacchetto per acquistare Nainggolan poi svenduto pure lui al Cagliari. Oggi Zaniolo vale almeno venti volte di più, giocherà l'Europeo da protagonista e in meno di un anno e mezzo ha messo a segno 13 gol tra i professionisti compresa la doppietta all'esordio in azzurro. E a Conte avrebbe fatto comodo nella corsa allo scudetto alla Juve che passa proprio per la sfida all'ex gioiello. Così come avrebbe fatto comodo Dzeko, pure lui snobbato da Marotta nonostante l'apertura della Roma. Come ha confidato (maldestramente) Petrachi, infatti, l'Inter poteva prendere il bosniaco a luglio presentando un'offerta di soli 18 milioni. Il club nerazzuro la riteneva una spesa eccessiva per un 33 enne anche se Conte la pensava in modo decisamente diverso. Un atteggiamento che a Dzeko non è piaciuto. Qualche settimana dopo è arrivato il rinnovo con la Roma e la rinascita di Edin che (febbre permettendo) cercherà il suo primo gol a San Siro contro l'Inter. Zaniolo e Dzeko, quindi, proveranno a prendersi una bella rivincita e piegare il club dove avrebbero potuto giocare insieme.. Ma la storia è ricca di regali interisti alla Roma e di sòle (per dirla alla romana) rifilate, invece, dai giallorossi. Da Milano alla capitale sono passati per pochi milioni giocatori del calibro di Peirò, Prohaska, Delvecchio, Pizarro, Burdisso e Cristiano Zanetti (in prestito). Tre di loro hanno vinto uno scudetto, gli altri due lo hanno sfiorato.
Fienga difende Petrachi davanti alla Procura
IL MESSAGGERO - L’amministratore della Roma Guido Fienga ieri è stato ascoltato dalla Procura federale per il caso legato al direttore sportivo Gianluca Petrachi e la sua presunta collaborazione con il club di Pallotta mentre vestiva ancora i panni del dirigente del Torino. L’ad giallorosso ha portato avanti la tesi difensiva della Roma definendo una scivolone linguistico e un modo per accreditarsi davanti a una nuova realtà calcistica, la frase di Petrachi relativa a Dzeko: «Quando a maggio ho incontrato l’Inter per l’attaccante ho fatto il mio prezzo». Assieme a Fienga c’era anche Pantaleo Longo (ex segretario generale del Torino, ora alla Roma) e l’avvocato Antonio Conte.
ARCHIVIAZIONE LUNGA - I tempi per passare all’archiviazione erano scaduti lo scorso 29 novembre e la procura federale presieduta da Giuseppe Pecoraro, ha scelto di procedere con un supplemento di indagini che possono durare 30, 60 o 90 giorni. Un periodo che sarà segmentato in base alla disponibilità di chi dovrà essere
ascoltato. E tra le persone che potranno essere convocate per un’audizione c’è anche il dirigente dell’Inter Giuseppe Marotta, il pre- sidente del Torino Urbano Cairo e alcuni procuratori come quello di Dzeko ma anche di Greco e Bucri ceduti a titolo gratuito ai granata. I tempi per una risoluzione della questione, dunque, appaiono ancora lunghi. La decisione della Corte di Giustizia potrebbe arrivare anche al termine del mercato invernale lasciando libero il ds di poter operare serenamente.
Zaniolo, da Milano alla Capitale la strada (giusta) del successo
IL MESSAGGERO - CARINA - No, non può essere una partita come le altre. C'è qualcosa in più, soprattutto in ottica nerazzurra quando si parla di Zaniolo che somiglia molto a un'occasione perduta. Sia a livello d'immagine per il colosso Suning che in campo per Conte, suo grande estimatore. Ma è un rimpianto, quasi a senso unico. Perché chi conosce bene Nicolò, assicura come il ragazzo stia vivendo l'avvicinamento alla gara di domani con grande serenità. Non è mosso da chissà quali rivincite. I numeri del resto, parlano per lui: a 20 anni e 126 giorni (al 2 novembre, giorno dell'ultima rete al Napoli) ha già segnato 11 gol in giallorosso. Meglio di lui soltanto Totti e Amadei, non gli ultimi arrivati. Cresciuto con il mito di Kakà, Zaniolo sta trovando spazio, conferme e consensi come esterno destro nel 4-2-3-1. Ruolo che inizialmente non digeriva, perché si vedeva trequartista. Gli sono bastate poche gare, però, per rendersi conto che Di Francesco non sbagliava. Anche con Fonseca, dopo il derby, è stato spostato in questa posizione più defilata ma comunque centrale nel gioco del portoghese. Nicolò può così sfruttare la sua fisicità: dirompente, imprendibile, quando riesce a prendere velocità.
UN CAPELLO POLEMICO - E letale, in questa stagione, anche nel gioco aereo: il gol di testa (al Moenchengladbach) arricchisce un bagaglio tecnico che già può vantare un tiro dalla distanza non indifferente. Per informazioni chiedere a Meret ma anche a Strakosha, salvato nell'ultima stracittadina soltanto da due clamorosi pali. Una crescita costante che ha fatto cambiare idea anche a Capello. Da che Esposito «non doveva prendere la stessa strada» di Zaniolo, ora per l'ex tecnico di Roma, Milan, Real Madrid e Juventus s'è trasformato «nel miglior talento italiano». Domani Nicolò torna a San Siro. Lo scorso anno Ranieri gli preferì Under. Subentrato nella ripresa, non giocò una grande partita. Era un periodo complicato: dopo la doppietta al Porto era arrivato l'esonero di Eusebio al quale s'era sommato lo scarso feeling con il tecnico di San Saba. Anche l'estate caratterizzata dai rumors di mercato non lo aveva aiutato. È bastato saper attendere. Merito di Fonseca, bravo a non caricarlo di pressioni all'inizio, affidandosi poi alle sue qualità quando ha capito che il ragazzo era pronto. Anche per lasciare il segno domani.
Fonseca, il Conte da pagare
IL MESSAGGERO - ANGELONI - Quando Antonio Conte ha fatto sapere di non voler allenare la Roma in questo momento perché «non ci sono le condizioni», qui in tanti non l'hanno presa benissimo, magari qualcuno nella Roma, visti i costi e le ambizioni annesse, avrà pure tirato un sospiro di sollievo... Una parte di ragione, forse, Conte ce l'aveva: i giallorossi non lottano per lo scudetto (e a quello lui puntava), mentre la sua Inter, a quanto pare, sì. A Milano, dunque, quelle famose condizioni le ha trovate. Paulo Fonseca, cioè quello arrivato in giallorosso al suo posto, ha accettato senza condizioni, per lui la Roma è stata l'Occasione con la maiuscola. Qui si trova a meraviglia, la sua squadra piace e soddisfa, sta mantenendo il patto: lottare per rientrare in Champions. Insomma, alla fine, a Roma e Milano, sono contenti tutti.
OPPOSTI - Conte e Fonseca sono due allenatori diversissimi, sia nella tattica sia nella comunicazione, molto aggressiva quella di Antonio; più garbata, pur non essendo un docile, quella di Paulo. Il 3-5-2 di Conte è diventato quasi un marchio di fabbrica dai tempi della Juve. Le sue squadre mantengono sempre le stesse peculiarità: carattere, aggressività e, per le società che sceglie, con giocatori di ottima qualità. Fonseca lo stiamo conoscendo sotto diversi aspetti: ha mollato l'ostinazione al calcio spettacolo e spesso scellerato, ha cominciato ad adattarsi ai suoi avversari, modificando di volta in volta la preparazione alla partita, pur mantenendo inalterato il sistema di gioco, 4-2-3-1 (o 4-1-4-1). «Mi piace il possesso palla, dominare la metà campo avversaria», il suo credo. Ma poi la Roma fa il contrario, usa principi di gioco diversi per vincere. Col Verona, infatti, possesso basso (42,2%). E in questo modo non ha vinto solo al Bentegodi, ma pure contro Sassuolo, Milan, Udinese e Napoli. Squadre di qualità diverse. Domani sera chi farà la prima mossa? Vedremo un Conte più cauto, forse. Difficilmente ammireremo un Fonseca scriteriato: è diventato quasi subito italiano in questo. Conte ha battuto la prima (bella) Roma di Garcia aspettandola, quando tutti pensavano, Rudi compreso, che avrebbe attaccato da subito. Saper cambiare pelle è sintomo di intelligenza. Il loro integralismo, semmai, è nel lavoro: entrambi sono due di grande personalità, quella di Conte è anche televisiva, mentre il suo collega la esercita soprattutto nello spogliatoio, nelle scelte. Due che non guardano in faccia a nessuno, vedi il caso Florenzi qui e Icardi lassù.
JUSTIN NO, EDIN FORSE - Fonseca ha i suoi uomini e di cambi domani ne farà pochi, a meno che non ne sia costretto: i soliti dubbi, nell'esterno basso a destra e in quello alto a sinistra. Solo questa mattina scioglierà le riserve su Dzeko (febbre, a Trigoria filtra ottimismo). Differente la situazione di Kluivert fermato da un edema al flessore della coscia sinistra rimediato contro il Verona: l'esterno ha svolto le terapie del caso, allenamenti individuali e difficilmente recupererà. Ancora assente Pastore: è fermo da una quindicina di giorni per un edema all'anca che ancora non si è riassorbito. Passi in avanti per Cristante che sta aumentando i carichi di lavoro dopo aver ricevuto il via libera del professor Lempainem che a seguito di una visita ha riscontrato un'evoluzione positiva dell'infortunio al tendine.
Femminile: oggi il sorteggio degli ottavi di Coppa Italia
IL TEMPO - ZOTTI - E' tempo di Coppa Italia per l'As Roma femminile. Dopo l'eliminazione della stagione scorsa arrivata in semifinale contro la Fiorentina, quest'anno le giallorosse sono determinate a portare il primo trofeo ufficiale in bacheca. Oggi va in scena il sorteggio che determinerà gli ottavi di finale. Oltre alle dodici squadre di Serie A, il tabellone sarà arricchito dalle quattro squadre di Serie B vincitrici dei mini gironcini della fase a gironi (Chievo Fortitudo Mozzecane, Ravenna Women, San Marino e Roma CF). L'As Roma fa parte delle teste di serie - composte dalle prime otto classificate in campionato della scorsa stagione - e molto probabilmente giocherà il primo match della competizione lontano dal Tre Fontane. Il regolamento prevede infatti che a giocare in casa sia la squadra che nella stagione precedente ha ottenuto il peggior piazzamento in classifica. Le giallorosse scenderanno in campo mercoledì 11 dicembre. Per gli ottavi di finale la formula prevista è quella della gara secca, mentre quarti e semifinale si giocheranno su andata e ritorno. La finale invece sarà secca.
Intanto la squadra continua a preparare la trasferta di domenica contro l'Inter: oggi è prevista una doppia seduta, mentre domani e dopo domani l'allenamento è fissato nel pomeriggio. Sabato mattina rifinitura al Giulio Onesti prima della partenza per Milano.
La missione di Fonseca: far dimenticare Conte
IL TEMPO - AUSTINI - Tre anni di contratto. Un programma a lungo termine per costruire nel tempo una Roma competitiva ai massimi livelli, senza la pressione di dover vincere subito. Antonio Conte ha ascoltato, ci ha pensato, a per qualche giorno è stato anche tentato, ma alla fine ha ceduto al suo istinto: «Un giorno verrò, ma adesso non ci sono le condizioni». E durato lo spazio di qualche settimana il possibile matrimonio tra il tecnico salentino e i giallorossi, una trattativa che ha acceso i sogni romanisti a inizio estate, salvo poi provocare un brusco risveglio. Conte ha firmato con l'Inter, ma ha aspettato fino all'ultimo momento che Agnelli si convincesse a riprenderlo alla Juventus. Il club di Pallotta è stato al massimo una terza scelta - c'era anche il Bayern Monaco - nonostante l’amico Petrachi, ingaggiato nel frattempo dalla Roma, avesse iniziato il pressing, proseguito poi dal Ceo Fienga che ha illustrato a Conte i programmi della società e ha chiesto a Totti di continuare a corteggiarlo. «Ci aveva dato l'ok - raccontò l'ex capitano nella conferenza stampa d'addio lo scorso 17 giugno - ma poi ci sono stati dei problemi per cui ha cambiato idea».
Da quel brutto colpo, però, è nata un'occasione. La Roma si è rimessa sotto con la lista delle altre opzioni disponibili e dopo aver perso anche Sarri e Gasperini, valutato Mihajlovic, De Zerbi e Gattuso, alla fine ha scelto Fonseca. Sei mesi dopo si può dire che è andata bene così. Per tutti. Conte sta lottando per lo scudetto, appagando la sua ambizione che spesso si trasforma in ossessione, il portoghese si sta dimostrando all'altezza e nel giro di poco tempo è stato capace di adattare le sue idee al campionato italiano e trasmetterle alla Roma, ora bella ed efficace. Dopodomani è tempo di confrontarsi sul campo. Da una parte il calcio fatto di forza e solidità dell'Inter, finalizzato poi dalla fantastica coppia d'attacco Lukaku-Lautaro, dall'altra l’equilibrata macchina giallorossa, finalmente «robusta» in difesa e con tante opzioni di qualità davanti. San Siro si riempie per l’Inter capolista che lassù vuole restarci fino in fondo, mentre la Roma ha l'occasione di fare un ulteriore salto in avanti: un'eventuale vittoria, oltre che per la classifica, sarebbe un'iniezione incredibile di autostima. Nel Meazza interista i gallorossi hanno ottenuto una vittoria e due pareggi nelle ultime tre sfide dopo aver perso la gara del 2015 con gol di Medel. Quest'anno in casa i nerazzurri hanno lasciato punti solo al Parma e alla Juventus, ora viaggiano con la seconda miglior difesa (una rete subita in più dei bianconeri) del campionato e il terzo miglior attacco dopo Atalanta e Lazio.
Venerdì la Roma diventerà la squadra affrontata più volte da Conte nella sua carriera da allenatore: nei 10 precedenti tra Atalanta, Juventus e Chelsea il bilancio è in perfetto equilibrio, con 4 successi, 2 pareggi e 4 sconfitte.
E invece la prima sfida in assoluto tra i due tecnici e il debutto ufficiale di Fonseca a San Siro. L'allenatore portoghese vuole giocarsela con le sue carte, senza snaturare la Roma di fronte all'avversario più quotato del momento. Quindi ricerca del possesso palla, difesa «In avanti» e pressing saranno confermate come basi del piano-partita. A livello di scelte, sono due gli unici dubbi, gli stessi che doveva sciogliere a Verona: l’esterno basso in difesa a destra, e quello offensivo a sinistra (dall’altra parte rientra Zaniolo). Santon, altro ex nerazzurro, è piaciuto molto al tecnico nelle ultime uscite, soprattutto a Istanbul, e sembra favorito su Spinazzola e Florenzi, mentre Perotti ha accumulato più minuti di Mkhitaryan e potrebbe partire dall'inizio, salvo un recupero lampo di Kluivert.
Febbre da San Siro ma Dzeko ci sarà
IL TEMPO - BIAFORA - Ansia per Dzeko, ma a Trigoria non è scattato l’allarme rosso. Alla ripresa degli allenamenti in vista del match di venerdì contro l’Inter Fonseca, che come sempre ha diviso il gruppo tra chi ha giocato e chi è rimasto in panchina con il Verona, ha dovuto fare a meno dell’attaccante bosniaco, assente a causa di una sindrome influenzale. Con due giorni pieni di allenamenti le condizioni del centravanti non destano eccessiva preoccupazione, ma di certo il tecnico portoghese sta facendo tutti gli scongiuri del caso per averlo a disposizione per una partita che il numero 9 avrebbe potuto giocare a maglie invertite. Dzeko, sin dal febbraio scorso, è stato oggetto del corteggiamento serrato dei nerazzurri, che volevano regalare a Conte la coppia formata dall’ex City e da Lukaku. Il lungo pressing di Marotta non ha però portato i frutti sperati dalla società di Suning, che si è dovuta arrendere alla ferma presa di posizione di Petrachi. Il ds giallorosso, una volta risolta l’esigenza delle plusvalenze da effettuare entro il 30 giugno, ha notevolmente alzato la richiesta per privarsi del proprio bomber e l’Inter non è mai andata oltre un’offerta di 14 milioni, ben lontana dai 20 richiesti dal dirigente salentino. La storia racconta che alla fine Dzeko ha ceduto al corteggiamento del suo primo amore italiano, la Roma, che, vista l’impossibilità di arrivare ad Higuain o Icardi, ha cercato di farlo rimanere in tutti i modi, riuscendo a fargli firmare il rinnovo il 16 agosto, con stipendio aumentato. Dzeko, capocannoniere stagionale della squadra, farà di tutto per esserci, ma le sue condizioni andranno monitorate giorno per giorno. Situazione simile quella relativa a Kluivert, uscito anzitempo con il Verona per un fastidio muscolare dovuto ad una botta. L’olandese, limitatosi a svolgere alcune terapie, ha un versamento al flessore della coscia sinistra dovuto alla contusione e rimane in forte dubbio per la trasferta a Milano. Se il classe 1999 non ce la dovesse fare sarà uno tra Mkhitaryan e Perotti a completare la linea dei trequartisti con Pellegrini e Zaniolo, al rientro dopo la squalifica. Ancora lavoro individuale per Pastore, sempre alle prese con la contusione all’anca: l’argentino ha un vistoso edema sulla gamba che non si è ancora riassorbito. Le buone notizie arrivano invece da Mirante, tornato ad allenarsi con il gruppo dopo la flebite, e da Cristante. Il friulano potrà aumentare i carichi di lavoro dopo aver ricevuto il semaforo verde dal dottor Lempainen: l’assistente del professor Orava ha evidenziato un’evoluzione positiva del quadro clinico del giocatore, che rientrerà probabilmente dopo la sosta di Natale. Da segnalare poi che Mancini e Pellegrini sono finiti in diffida: al prossimo giallo scatterà un turno di squalifica.
Zaniolo con l’Inter cerca la rivincita. Avanza Friedkin
LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Il dubbio che si sia fatto ammonire apposta contro il Brescia per non saltare Milano (era diffidato) resta sullo sfondo, in primo piano la certezza di quanto Nicolò Zaniolo tenga a giocare contro l’Inter. La sua ex squadra, quella che non ha creduto in lui lasciandolo andare, due estati fa, alla Roma all'interno dell’operazione Nainggolan. La scorsa stagione, a San Siro (il 20 aprile), contro i nerazzurri, entrò nella ripresa al posto di Ünder, non riuscendo a incidere positivamente, anzi, ritrovandosi tra i peggiori in campo, in un periodo per lui complicato, visto il feeling mai sbocciato con Ranieri. Venerdì sera (ore 20,45 diretta Sky)sarà per il talento azzurro l’occasione per prendersi la sua rivincita, in attesa di capire le condizioni di Edin Dzeko, bloccato ieri da un attacco influenzale. La Roma fa sapere che l’attaccante recupererà, ma bisognerà vedere quanto sarà debilitato.
Justin Kluivert è invece alle prese con un edema al flessore della coscia sinistra, rimediato a causa di una botta presa a Udine e non ce la farà a recuperare, aprendo la corsa per una maglia tra Mkhitaryan, Perotti e Florenzi. Sul fronte societario, la prossima settima settimana dovrebbe essere cruciale per la trattativa con Dan Friedkin, l’imprenditore texano che vuole scalare le quote della Roma, con l’obiettivo di diventarne l’azionista di maggioranza. Dopo aver avviato una due diligence sui conti del club giallorosso (ancora non terminata), Friedkin formulerà un’offerta ufficiale, che prevede l’iniziale partecipazione all'aumento di capitale di circa 150 milioni di euro da realizzare entro il 31 dicembre del prossimo anno.
Dubbio Kluivert, febbre per Dzeko. Florenzi cerca spazio sulla fascia
IL MESSAGGERO - CARINA - Dzeko ha la febbre, Kluivert invece un edema al flessore sinistro. Di colpo Fonseca, si ritrova con l’attacco dimezzato. Se Kalinic ha nell'Inter una delle sue vittime preferite (4 gol in 5 gare, tracui una clamorosa tripletta a San Siro), il tecnico portoghese conta comunque di recuperare almeno il bosniaco per venerdì. Rimane in dubbio l’ex Ajax: non essendoci lesione si spera nel recupero ma nessuno a Trigoria vuole rischiare. L’ultima parola spetterà al calciatore.
Qualora dovesse dare forfait, ballottaggio a tre tra Perotti (favorito), Mkhitaryan e Florenzi. Chissà che per il capitano quella con l’Inter non sia una sorta di sliding-door. A fronte di quella porta che in giallorosso rimane sempre più chiusa (appena una gara da titolare negli ultimi 40 giorni) potrebbe aprirsene un’altra a tinte nerazzurre. Alessandro, per ora, non ci pensa. E punta ad una maglia da titolare. Ma è chiaro che se entro Natale non dovesse trovare spazio, a gennaio potrebbe partire. Buone notizie sul versante Cristante: dopo un consulto medico con il professor Orava, ha avuto l’ok per aumentare i carichi di lavoro. Mirante nuovamente in gruppo, Pastore è invece ancora alle prese con la contusione tra anca e bacino.
TRATTATIVA FRIEDKIN L’attesa per la gara con l’Inter, non deve far perdere di vista la partita che si gioca su altri tavoli. Sono giorni febbrili, di trattative che ormai si stanno svolgendo per lo più negli Usa per l’entrata del magnate Friedkin all'interno della Roma.A seconda degli sviluppi dei negoziati, il tycoon texano (e/o il figlio) dovrebbe tornare in Italia la prossima settimana o quanto meno prima di Natale. Benché l’intenzione di Friedkin sia quella di diventare l’azionista di maggioranza del club, lo schema del suo ingresso è già tracciato.
Il primo step riguarderà la partecipazione al prossimo aumento di capitale. Con Pallotta disposto a coprirne una parte (40 milioni), toccherà a Friedkin garantire gli altri 90 milioni (considerando la quota spettante a Pallotta: 130 su 150). Sullo sfondo rimane la questione-stadio. Intanto la compagnia che raggruppa le aziende attive in Africa della Friedkin Group ha definito «falsi e ingannevoli» gli articoli apparsi sul settimanale keniano Jamhuri riguardo alcune operazioni poco lecite in Tanzania, volte a eludere il fisco.
Smalling-Lukaku: nemici per caso
IL MESSAGGERO - ANGELONI - Chris e Romelu hanno scelto di lasciare Manchester, come fu qualche anno fa per Dzeko, che poi a Roma ha cominciato una, e pure brillante, seconda vita. La Premier era diventata troppo grande per loro, l'aria che si cominciava a respirare stava diventando un po' pericolosa, c'era aria di esclusioni, di un ciclo che si stava esaurendo: Smalling e Lukaku non rientravano nei piani dello United, quindi meglio cercar fortuna altrove: il difensore giallorosso lì era praticamente cresciuto (dieci anni di fila, con la maglia rossa dello United), il belga doveva cominciare il terzo anno.
SVOLTA - Ecco che il ds della Roma, Gianluca Petrachi, dopo aver corteggiato Lovren ha colto l'occasione Smalling, e dall'altra parte, Piero Ausilio, ha accontentato Conte, pagando Lukaku al Manchester fior di milioni, 65 più bonus. La Roma non ha speso, l'Inter sì, alla fine sono entrambe più che soddisfatte, e alla fine lo è stato anche il Manchester. Chris e Smalling sono amici, sono stati avversari, compagni di squadra, oggi ancora amici e di nuovo avversari venerdì a Milano. Le strade si sono separate in estate, dopo aver vissuto una tournée con il broncio, dopo aver capito che per loro, allo United, c'era davvero poco spazio in futuro. Venerdì toccherà a Chris tenere d'occhio il suo amico gigante Lukaku, come ai tempi in cui il belga vestiva la maglia dell'Everton. Sfide accese, fisiche. Si era pure più giovani. Per la Roma a San Siro sarà l'esame di maturità per la difesa, Smalling è suo il docente e il migliore studente: da quando è titolare, la Roma ha incassato solo sei reti su azione. Chris è quello che ha cambiato l'assetto difensivo (con l'ottimo supporto di Mancini, ormai sono una coppia di fatto: Lecce, Cagliari, Sampdoria, Brescia, Basaksehir e Verona sono le sei partite in cui sono stati schierati entrambi al centro della difesa, incassati due gol, con una media di 0,33 a partita, quando non sono insieme, è tutto diverso, gli expected goal - calcolati con un algoritmo - passano da 1,3 a 0,67). Non a caso la squadra di Fonseca, da che imbarcava gol, dal mese di ottobre viaggia come migliore difesa del campionato. Nelle ultime nove partite, sei reti incassate, l'Inter ne ha presi il doppio.
L'ESORDIO - Chris ha esordito in A nella sfida contro l'Atalanta e da quel momento ha giocato dieci partite in A e tre in Europa League, tutte da novanta minuti. Fonseca lo considera imprescindibile, Dzeko gli ha addirittura donato per qualche minuto la fascia da capitano, a lui che non è nemmeno definitivo nella Roma. Come noto, il Manchester lo ha solo prestato ai giallorossi: servono quindici-diciotto milioni di euro, più un solido - scontato - contratto a lui che, a quanto pare, ha voglia di restare qui e a trent'anni ha pure la necessità di ottimizzare. La prova della difesa a San Siro contro l'attacco dell'Inter, che è niente male, e non prevede solo il suo amico Lukaku, che fino a oggi conta dieci gol in campionato (e uno in Champions). Lautaro è il compare del belga, otto reti in A e cinque in Champions: l'Inter ne ha segnati 31, quindi c'è lavoro per tutti, non solo per Smalling, insomma.
VOCI CONTRO IL RAZZISMO - Con Lukaku c'è unione forte pure nella lotta contro il razzismo. Sono due attivisti. Pronti a uscire dal campo in caso di insulti. «So che sarebbe una decisione difficile, perché deluderemmo i tifosi che non c'entrano nulla, ma penso che prima o poi sarà necessario fare qualcosa. Forse così si può spingere le autorità ad agire più velocemente. Purtroppo prima di poter vedere un vero cambiamento deve succedere sempre qualcosa di grave, questo è vero in tutti gli ambiti, ma io credo che finché non ci sono sanzioni davvero severe, ci avvicineremo sempre di più allo scenario in cui i giocatori abbandonano il campo. Se un giocatore viene preso di mira, allora la squadra deve unirsi intorno a lui, e così sarà», il pensiero dell'inglese. Lukaku condivide.
Nel derby Capitale è Pellegrini il vero re degli assist
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Lazio e Roma sono vicine, insieme a Cagliari e Atalanta, e si stanno giocando i due posti in Champions League. Da una parte Luis Alberto, dall’altra Lorenzo Pellegrini, i due re degli assist di questo campionato. Sono 9 finora in Serie A per il biancoceleste e 6 per Pellegrini, con una differenza però: il romanista ha giocato metà delle partite dello spagnolo a causa dell’infortunio ed ecco che diventa lui il vero re, con una media più alta. “Mi piace molto fornire assist ai miei compagni, ho sempre detto che per me è come fare un gol. Certo, mi piacerebbe anche segnarne qualcuno, perché l’emozione di segnare è unica” ha detto lui in conferenza.
Mkhitaryan: l’armeno è pronto a conquistarsi il futuro alla Roma
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Ad aprile gli nascerà un figlio e succederà proprio a Roma e magari vuole stabilirsi per un po’. Mkhitaryan ha davvero voglia di inserirsi, godersi Roma e la Roma e lo dimostra anche parlando italiano nel post partita a Verona. L’armeno adesso punta ad un posto da titolare per la sfida contro l’Inter, con la presenza di Kluivert a forte rischio la soluzione potrebbe essere lui o Diego Perotti. Sulla possibilità di poter giocare a Milano c’è anche un’altra variabile: l’influenza di Dzeko, che ieri non si è allenato. Se non ci fosse venerdì, Fonseca potrebbe spostare Zaniolo centravanti o mettere Mkhitaryan a fare il falso nueve.