Olanda-Messico U21, Kluivert titolare

Justin Kluivert, attaccante della Roma è pronto a scendere in campo con la nazionale olandese under 21 nell'amichevole contro il Messico. Allo Stadion De Vijverberg a Doetinchem il classe '99 inizierà il match dal 1'.


Gattuso: "Vogliamo continuare ad allenare, ma c’è bisogno che un club ci scelga e che capisca le nostre caratteristiche”

Dopo aver lasciato il Milan, Rino Gattuso parla a Sky Sport sulla possibilità di ripartire subito: “La voglia c’è. Siamo un gruppo di lavoro in cui io prendo le decisioni ma le condivido con loro. Dobbiamo analizzare cosa vogliamo fare e cosa vogliamo proporre. Vogliamo continuare ad allenare, ma c’è bisogno che un club ci scelga e che capisca le nostre caratteristiche”.


La lettera di Pallotta ai tifosi: "A noi interessa solo costruire una Roma grande e vincente"

James Pallotta scrive una lunga lettera ai tifosi. Riportata dal sito ufficiale della Roma, queste sono le dichiarazioni del presidente:

Ai tifosi della Roma, ovunque siano.

Sono rimasto in silenzio nelle ultime settimane, ma ci sono alcune cose che sento di dover affrontare. Che mi crediate o meno, e so che alcuni di voi sono pronti a non prendere in considerazione nulla di ciò che dirò, non penso ci sia stato nessuno, in Società, più deluso, più depresso e più arrabbiato di me per come sono andate le cose alla Roma negli ultimi diciotto mesi.

Mi dispiace per gli errori che abbiamo commesso, uno di questi si è rivelato molto grave a livello sportivo. È stato probabilmente uno dei più grandi errori che abbia mai commesso nella mia intera carriera e alla fine sono io che me ne devo assumere la responsabilità.

È qualcosa che stiamo risolvendo e, per alcuni aspetti, ci vorrà del tempo. Sono sicuro che molti di voi staranno pensando: “Bene, questa storia l’ho già sentita...”. Ma stiamo lavorando duramente per riorganizzare alcune aree del Club, che probabilmente avrebbero dovuto essere prese in esame prima, e per risolvere alcuni problemi, che solo di recente sono giunti alla mia attenzione.

Stiamo lavorando attentamente per ingaggiare persone di talento, che ci aiuteranno a riportare la Roma dove deve stare: ovvero a giocare sui più grandi palcoscenici, a competere per i trofei e a rendere orgogliosi i nostri tifosi.

A coloro che dicono “bla bla bla, abbiamo già sentito questi discorsi in precedenza”, rispondo di essere fermamente convinto che prima di questa stagione, almeno negli ultimi quattro o cinque anni, abbiamo allestito squadre molto competitive e desiderose di vincere.

Ci siamo qualificati con regolarità in Champions League. Abbiamo battuto alcuni record ma non è stato sufficiente per vincere un trofeo. Questo è un mio grande rimpianto, perché alla fine il motivo per cui sono qui è vincere trofei, allestire una squadra e creare un’atmosfera che rendano ovunque orgogliosi i tifosi della Roma.

L’ultima stagione secondo me è stata un completo disastro, ma allo stesso tempo mi risulta difficile accettare l’argomentazione secondo la quale non avremmo provato ad andare oltre i nostri limiti con le risorse che avevamo a disposizione.

Abbiamo investito nella squadra e - indipendentemente da ciò che qualcuno può pensare - i numeri e i fatti parlano da soli. Con i miei investitori, ho versato centinaia di milioni di euro e ho già speso probabilmente quasi novanta milioni di euro in un progetto per lo stadio che avrebbe dovuto essere approvato anni fa: uno stadio che assicurerebbe benefici alla Roma, alla città e al calcio italiano. L’ho già detto un milione di volte: se vogliamo competere con i maggiori club europei, abbiamo bisogno dello stadio.

Se qualcuno pensa che io sia interessato solo a fare soldi con la Roma, non potrebbe commettere errore peggiore. Non ho mai preso uno stipendio. Non ho mai tirato fuori un soldo dalla squadra. Non ricavo nulla dalle cessioni dei giocatori. Non guadagno niente dalle vendite delle maglie da gioco. Non prendo un centesimo. E se la squadra varrà molto di più in futuro, la mia vita non cambierà neanche in minima parte. Sono stato un uomo fortunato e guidato dalla provvidenza. La mia vita non cambierà accumulando più denaro.

Se molti di voi non sono felici per via delle cose che sono accadute, in particolare di recente, lo comprendo. Anche io non sono felice: non sono felice a causa dei risultati sportivi e non sono felice perché non abbiamo ancora uno stadio nonostante l’impianto e le sue infrastrutture saranno finanziati con fondi privati.

Per quanto riguarda l’articolo pubblicato giovedì su Repubblica, ho letto alcuni passaggi quando mi sono svegliato alle 5 di ieri mattina e li ho definiti “cazzate”. Dopo aver letto tutto il servizio, e dopo aver sostenuto una lunga e assai dettagliata conversazione con uno degli estensori del pezzo, ritengo che alcune parti siano vere e altre parti chiaramente non corrette. Mea culpa.

Alcuni aspetti di questo articolo hanno messo in cattiva luce Daniele De Rossi: non è giusto, perché Daniele per diciotto anni è stato un guerriero per la Roma. Lui merita rispetto e io l’ho sempre rispettato.

Potremmo aver avuto qualche divergenza di opinione su come si è chiusa la sua carriera da giocatore della Roma, ma non intendo affrontare questo aspetto pubblicamente. Questo resta tra me e Daniele.

Daniele era turbato, ma le sue emozioni derivano da quanto tiene e da quanto ha sempre avuto a cuore la Roma. Gioca con il cuore e lo abbiamo visto sul campo con la Roma per diciotto anni e, a livello mondiale, con l’Italia. Esprime i suoi sentimenti nello spogliatoio e questo è quello che lo ha reso un grande Capitano. Io credo fermamente che qualunque cosa Daniele abbia fatto, sia stata sempre per il miglioramento del Club.

Era turbato per il fatto che qualcuno fosse stato acquistato per giocare nella sua posizione come riferito dall’articolo? Sì, lo era, ma ciò è dipeso dal fatto che il giorno precedente gli era stato detto da Monchi che non avremmo preso nessuno che potenzialmente avrebbe giocato davanti a lui nello stesso ruolo.

Pertanto gli è stata detta una bugia e il giorno seguente la sua reazione emotiva è stata quella che è stata.

Il giorno dopo ancora è tornato sui suoi passi e ha detto: "Mi dispiace per il mio sfogo".

Anche il passaggio secondo il quale Daniele avrebbe preso posizione perché Eusebio Di Francesco fosse esonerato, sulla base di tutte le conversazioni che ho intrattenuto con lui, è falso al 100%. Infatti a dodici partite dalla fine del campionato ho avuto una conversazione telefonica con Daniele, che mi ha personalmente chiesto di continuare con lo stesso allenatore fino al termine della stagione. Quindi, se qualcuno sta insinuando che lui chiedesse l’esonero di Di Francesco, questo non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Il mio errore è stato questo: a dicembre avrei voluto operare dei cambiamenti su tutta la linea nell’area sportiva e nella sfera della preparazione atletica ma sono stato convinto a non farlo. Avrei dovuto fare i cambiamenti quando pensavo che fosse giusto farli e quell'indecisione, forse, ci è costata un posto in Champions League.

Se non è stato De Rossi, sono stati quindi Dzeko, Manolas o Kolarov a chiedere che l'allenatore venisse esonerato? No. Non ho mai sentito chiederci da questi giocatori di esonerare Di Francesco. Non sono mai venuti da me, né direttamente né indirettamente.

In passato ho avuto conversazioni dirette con giocatori come Edin, che è stato molto onesto su alcune cose che stavano accadendo e che da professionista non gli piacevano. Faceva quelle valutazioni perché voleva una squadra migliore e io l'ho apprezzato. I giocatori sanno che con me trovano sempre la porta aperta. Sanno che se ci sono problemi io voglio ascoltarli e non ho mai sentito nessuno di loro dire cose cattive su Di Francesco.

Penso che non ci sia dubbio sul fatto che alcune persone esternamente amino le polemiche e vogliano causare problemi a questa squadra. Vogliono che alla Roma vada tutto a puttane. Si preoccupano dei loro obiettivi personali, piuttosto che della squadra o dei veri tifosi. Ed è per questo che continuano a fornire notizie negative ai giornalisti, nel tentativo di sensazionalizzare screzi o problemi ordinari che possono accadere nella quotidianità del Club o dello spogliatoio.

Sono stato coinvolto nel mondo dello sport per molto tempo e questo genere di cose accade in qualsiasi spogliatoio: negli Stati Uniti si verificano senza dubbio in ogni disciplina. Conosco innumerevoli atleti, calciatori e proprietari in tutto il mondo e so che con un gruppo di venticinque ragazzi ci saranno sempre liti, discussioni e persino degli scontri. Sono cose ordinarie nello sport, dal parco giochi alle squadre professionistiche. E sapete una cosa? Questi litigi, discussioni e attriti, nella stragrande maggioranza dei casi, accadono perché le persone hanno fame di ottenere il meglio per il proprio Club.

Nel nostro caso, sembra che la gente stia cercando di mettere dirigenti e calciatori gli uni contro gli altri. Ho sempre avuto scambi costruttivi con Daniele riguardo lo spogliatoio, i giocatori, le cose da migliorare; e lo stesso vale per Francesco Totti. Dire che due ragazzi, con alle spalle una relazione speciale per venti anni, siano in guerra non ha senso. Sono stati in disaccordo? Mio Dio, spero di sì. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è essere circondati da yes man.

Ieri, a proposito, sono stato testimone di quanto stia proseguendo la maturazione di Francesco come dirigente. La sua maturità, le sue intuizioni e la sua competenza, nel confronto con me e con Guido riguardo un potenziale candidato alla panchina, sono state più utili dei consigli di chiunque altro.

Leggo continuamente cose negative su di me e su quello che stiamo cercando di fare a Roma e, a essere onesto, sono deluso se molti tifosi non si rendono conto di quanto io tenga, con passione e coinvolgimento emotivo, a questo Club.

Come ho detto prima, penso che negli ultimi cinque anni circa, prima dell’ultima stagione, abbiamo fatto un buon lavoro, date le restrizioni e le risorse che abbiamo avuto. Non ci piace ma il Financial Fair Play è una realtà per noi e ha condizionato molte delle nostre azioni.

Le persone non vogliono sentirselo dire ma, per un lungo periodo di tempo, ci sono state tante cose da sistemare.

So che alcuni Club non hanno preso sul serio il Financial Fair Play come abbiamo fatto noi, ma è una loro scelta. L'ho segnalato con il Milan un paio di anni fa, quando ho notato cosa stavano facendo e non me ne facevo una ragione. La gente mi ha detto che avevo torto, ma ora sono sotto la lente di ingrandimento per quello che hanno fatto. Non sono, peraltro, l’unico club attualmente sotto inchiesta e che probabilmente sarà punito. Noi non possiamo permetterci di essere in quella posizione o di prenderci simili rischi.

Volevo vendere Salah? No, è lui che ha chiesto di partire con ancora due anni di contratto, per dimostrare di potersi affermare in Premier League. Volevo liberarmi di Alisson? No, ma dovevamo fare i conti con il Financial Fair Play e anche lui voleva andare in una squadra che poteva offrirgli molto di più rispetto a quello che le nostre risorse ci avrebbero permesso.

A volte vendiamo giocatori perché dobbiamo fare i conti con il Financial Fair Play, altre volte lo facciamo perché crediamo di migliorare la squadra. Forse l’effetto non si sarà percepito nell’immediato ma, pensando al futuro del gruppo, abbiamo sempre creduto che fossero tutte cessioni che in quel momento avessero senso.

A volte sbagliamo? Certo, ogni club lo fa.

Abbiamo sbagliato tanto la scorsa estate? Senza dubbio.

 

Il grosso problema nell'ultimo anno non sono state le cessioni, ma gli acquisti. Non c'è dubbio sul fatto che abbiamo preso dei giocatori di altissima qualità. Il problema più grande non riguarda di certo questo o quel calciatore di per sé, ma la scelta degli uomini giusti, in grado di adattarsi al sistema di gioco più congeniale a Di Francesco.

A maggio di un anno fa ho evidenziato a Monchi i problemi e le necessità della Roma.

Monchi mi ha chiesto il 100% del controllo e della fiducia in quanto nostro direttore sportivo. Ripenso ogni giorno alla sessione di mercato della scorsa estate e forse non avrei dovuto lasciargli tutta questa autonomia. Semplicemente la squadra non si adattava bene al gioco di Di Francesco.

Alla fine della sessione di mercato, ho osservato i nostri movimenti e mi sono reso conto che non avrebbero funzionato.

Mi è dispiaciuto moltissimo per la posizione in cui Di Francesco era stato messo.

Quando le cose stavano andando davvero male, lui ci ha comunicato che forse aveva perso il controllo dello spogliatoio e che, se avessimo pensato che per lui fosse ora di andare, se ne sarebbe andato senza fare resistenza. Di Francesco è sempre stata una persona di classe con me. È un gentiluomo. È stato messo in quella che penso sia una posizione difficile lo scorso anno e ha subito un danno collaterale. È qualcosa di cui siamo tutti dispiaciuti.

Cosa penso quando vedo persone che protestano contro di me? Lasciatemelo dire: tutte queste batoste posso prendermele. Quando i risultati non vanno come vorremmo o quando altre squadre vincono o quando prendiamo decisioni calcistiche che alcune persone non condividono, vengo preso di mira come un pungiball quasi ogni giorno e, anche se è stancante, lo accetto.

Quello che non posso accettare, però, e ritengo sia vergognoso e disgustoso, oltre che poco rappresentativo della Roma e dei nostri tifosi, sono le centinaia di persone che hanno insultato le mie sorelle definendole troie, puttane e maiali.

 

Un altro preso di mira e costantemente attaccato è Franco Baldini: Franco è chiaramente un mio consigliere e confidente da molto tempo e non ha mai fatto nulla a scapito di questo Club. Se pensate che Franco sia coinvolto in tutte le decisioni, allora vi sbagliate di grosso. È evidente che qualcuno stia cercando di creare molti problemi a una persona che, con discrezione, mi ha sempre dato grandi consigli e ci ha aiutato con alcuni dei migliori giocatori che abbiamo nella nostra squadra e con alcune delle più vantaggiose cessioni di questi anni.

Guardando le proteste, sembra che la gente sia convinta del suo coinvolgimento nella decisione sul contratto di Daniele ma non è vero. Franco non ha dato alcun input su Daniele. Questa è una discussione che non ho nemmeno affrontato con lui, perché negli ultimi due anni l’ho portata avanti, sul fronte dei rinnovi dei contratti, con il management.

Tutti dobbiamo assicurarci, al di là che alla gente piaccia o no, di prendere delle decisioni volte a rinforzare la squadra. E non mi riferisco solo a chi gioca sul campo ma anche alle centinaia di dipendenti che abbiamo e agli obiettivi che cerchiamo di raggiungere insieme. Fare una grande squadra, creare una cultura e una tradizione vincente non potrà mai dipendere mai da una sola persona.

Detto questo, è nostro dovere trattare gli individui con il rispetto che meritano. È andato tutto nel verso giusto rispetto alle modalità con le quali ci siamo rapportati con Daniele? No, non penso. La nostra visione era che questa probabilmente sarebbe stata la sua ultima stagione.

Lasciatemi fare un esempio che dimostra quanto questa sia stata una decisione difficile. Diciamo che in squadra abbiamo Daniele e un altro centrocampista difensivo. Abbiamo ventiquattro giocatori in rosa e due centrocampisti difensivi. Cosa succede se, Dio non voglia, alla terza partita della stagione l’altro centrocampista difensivo si rompe una gamba? Che accadrebbe alla squadra?

Daniele ha detto che gli sarebbe piaciuto giocare dieci o quindici partite la prossima stagione. Quindi cosa accadrebbe alla squadra senza la possibilità di acquistare un altro giocatore fino alla riapertura del mercato a gennaio?

È quasi impossibile far salire in prima squadra un ragazzo di diciassette o diciotto anni in uno dei ruoli più delicati in un campionato come la Serie A.

Quindi che facciamo? Se partecipi alla Champions o all’Europa League le partite a settimana sono tre. Emergerebbe un limite a livello fisico come Daniele stesso ha ammesso.

Mi piacerebbe avere Daniele in squadra, ma avendo due giocatori per ruolo, se l’altro si fa male la Roma è fregata. È un ragionamento semplice.

Non puoi arretrare un centrocampista con caratteristiche più offensive: quello è un ruolo troppo specifico. Non puoi farlo. Questa è la nostra logica: è solo realismo. È una decisione di calcio e per la squadra. Non è una questione legata al singolo, nonostante quanto sia grande Daniele. Un grande calciatore e una persona spettacolare.

Daniele è stato molto fedele alla Roma e la Roma è stata molto fedele a Daniele. La gente non può mettere in discussione la nostra fedeltà, perché abbiamo detto: ‘Daniele, ci piacerebbe che tu facessi parte della Roma per il resto della tua vita’. Questo per me è piuttosto leale. Non abbiamo mai detto “Addio, ci si vede, buona vita”.

Vogliamo che Daniele faccia parte di questo Club per sempre e speriamo che questo succeda.

Non essere presente all’ultima partita di Daniele è stata una scelta incredibilmente difficile da prendere. Ma l’ho fatto perché era la sua serata e volevo che nulla distraesse da questo. Se volete contestarmi va bene ma non volevo sottrarre l’attenzione a quella che avrebbe dovuto essere la celebrazione della fantastica carriera in giallorosso di Daniele. E così è stato.

Parlerò con Daniele in privato. Ci siamo scambiati dei messaggi ieri mattina e l’ho invitato a incontrarmi al termine delle sue vacanze per passare un po’ di tempo con me. Se pensate che ci sia del risentimento tra noi e che non ci parleremo vi state sbagliando. Lo stesso vale per Francesco. Ho invitato Francesco e la sua famiglia a venire da me e spero che lo faranno.

So che molte persone pensano ci sia scompiglio nel Club. Ma questo è un pensiero stupido. Ora il top management è ben allineato. Forse qualcuno può essere infastidito dal fatto che noi - Guido, Mauro, io e gli altri - abbiamo preso delle decisioni forti negli ultimi sei mesi per correggere dei problemi. Sono accadute delle cose che non corrispondono al modo con il quale vorrei che questo Club fosse guidato.

È inevitabile che ci saranno dei rancori. Ci saranno persone che parleranno o che diffonderanno voci come se loro fossero a conoscenza di come vanno le cose. La verità è che noi siamo tutti allineati e che abbiamo intenzione di migliorare.

Come sapete, non sono venuto a Roma nell’ultimo anno. Ero così arrabbiato, già da agosto, per come le cose stavano andando che temevo che la mia presenza non sarebbe stata d’aiuto. Questo è stato un grave errore, la prossima stagione ci sarò.

Avrei dovuto essere di più a Roma.

A me sembra chiaro che ci siano alcune persone che sono insoddisfatte perché non potranno mai manipolarmi, minacciarmi o attaccarmi al punto da farmi vendere il Club. Conosco la storia di quasi tremila anni di Roma e so come funziona. Se qualcuno pensa di farmi scappare, questo non succederà.

Vogliamo costruire qualcosa di grande qui e lo stesso desiderano tutte le persone che operano nel Club ogni giorno. Credo che la maggior parte dei tifosi voglia la medesima cosa.

Abbiamo un gruppo che lavora con straordinaria dedizione e che soffre quando le cose vanno male o quando legge che tutto sarebbe in disordine. È vergognoso che ci sia gente fuori che cerca di manipolare i tifosi contro la Roma e contro di me. Sfortunatamente per loro non andrò da nessuna parte.

A noi interessa solo costruire una Roma grande e vincente: niente e nessuno mi impedirà di perseguire questo obiettivo.

Forza Roma

Jim


De Rossi: "Articolo diffamatorio, chiederò i danni in Tribunale, non è la prima volta che gettano ombre sulla mia amicizia con Totti"

"Nell'articolo su La Repubblica di ieri a firma Bonini e Mensurati mi vengono attribuiti comportamenti mai avuti e frasi mai dette. Ritengo quanto scritto gravemente diffamatorio, darò mandato ai miei legali di chiedere un risarcimento da devolvere in beneficenza".Così in una dichiarazione all'ANSA Daniele De Rossi interviene sui fatti di ieri. "Esprimo tutta la mia indignazione per la distorta, se non addirittura falsa, ricostruzione di fatti ed episodi che mi riguardano. Scrivere che io, con professionisti che hanno dato il cuore per la maglia della Roma, abbia posto in essere quei "comportamenti" è ridicolo e spudoratamente falso.L'articolo che 'ricostruisce' così i motivi del mio allontanamento risulta ancor più grottesco se si pensa che la Roma mi ha offerto un ruolo dirigenziale rilevante vicino all'ad, onorandomi con una offerta che ho declinato per i motivi a tutti noti. Ultima cosa: non è la prima volta che vengono gettate ombre sulla Amicizia tra me e Francesco. Vi dico: impegnatevi di più...."


Roma: lista d’attesa per il mal di pancia

IL MESSAGGERO - CARINA - Italiano (o meglio, che alleni in serie A), dotato di una forte personalità e capace (anche) di lavorare con i giovani. È questo l'identikit sul quale si sta muovendo la Roma. Che poi, a pensarci bene, non si discosta (pur a diversi livelli) dai profili per i quali ha ricevuto due no di fila: Conte e Gasperini. Paradossalmente il voltafaccia del tecnico piemontese è stata una doccia fredda ben più gelata di quella di Conte. Questo perché a Trigoria (e a Lecce, dove si trova Petrachi) si era certi del suo arrivo. Un brutto colpo che ha moltiplicato domande e riflessioni all'esterno sul fascino che il club giallorosso ha perso nell'ultimo periodo e disorientato all'interno la dirigenza che ha quindi deciso di prendersi una pausa di riflessione. Utile tra l'altro per capire quale sarà il futuro di Sarri, da sempre il primo nome fatto da Baldini a Pallotta.

 
SCALA LA CLASSIFICA - I famosi centri di potere chiamati in causa da Sabatini qualche anno fa, hanno idee diverse. Non per questo motivo inconciliabili. Baldini, oltre a Sarri, è sempre stato convinto delle qualità di Giampaolo. Dipendesse da lui, toccherebbe al tecnico della Sampdoria (ora finito in orbita Milan) sedere sulla panchina della Roma. La pensa in modo diverso Petrachi. Che pur apprezzandone la metodologia di lavoro, nutre perplessità sul carattere. Dubbi che il ds non ha su De Zerbi e Mihajlovic. Il serbo avrebbe le physique du role ma il suo passato laziale suonerebbe come l'ennesima provocazione alla tifoseria, sempre di più sul piede di guerra. Rimane quindi De Zerbi, divenuto nelle ultime ore il candidato forte di Petrachi. Il tecnico del Sassuolo (che ieri, pur «non avendo sentito nessuno», ha fatto sapere «di dover parlare con il patron Squinzi») ha le caratteristiche che si addicono al futuro tecnico: carattere forte, bravo con i giovani, capace di esprimere un gioco offensivo. Le remore sul suo conto, espresse anche da Baldini, sono legate a come potrebbe gestire una piazza come Roma in un momento di difficoltà. Baldini, però, pur avendo manifestato le sue perplessità, non intende forzare la mano. L'ultima parola deve averla Petrachi. Il motivo è semplice: il nuovo ds non può essere depotenziato agli occhi della piazza già prima della sua ufficializzazione.

 
VERTICE SERALE - Nel vertice andato in scena ieri nella sede dell'Eur (presente anche Totti) è stato fatto anche il nome di Gattuso (che piace all'ala italiana del club), ormai sul mercato. Nelle ultime ore, il tecnico è stato però avvicinato dalla Fiorentina, prossima al cambio di proprietà, che vorrebbe offrire il ruolo di ds a Mirabelli che ha in Rino la prima scelta. Prima, però, il tecnico vuole capire il progetto dell'imprenditore Commisso. Per questo non scarta l'idea originaria, ossia un'avventura all'estero (Liga o Premier). Chi lo vuole, deve fargli cambiare idea. In fretta. La Roma lo contattò a gennaio - quando la posizione di Di Francesco era già fortemente in bilico - ma poi non s'è fatta più sentire. Non è escluso possa farlo nelle prossime ore. In questo contesto, scivolano inevitabilmente in secondo piano le alternative estere. Offerti nelle settimane scorse Benitez e Blanc che però non convincono chi deve decidere. Ieri è circolato il nome di Bordalas, quinto con il Getafe nell'ultima stagione. Un profilo che trova d'accordo Petrachi e Baldini sarebbe quello di Fonseca (Shakhtar). La pista italiana rimane la priorità. Ma con la Roma mai dire mai. E nel caso a Trigoria cambiassero idea il portoghese potrebbe rivelarsi la carta a sorpresa da giocarsi in extremis.


Massara "bocciato" si dimette

IL TEMPO - BIAFORA - Si separano di nuovo le strade della Roma e di Massara. Il dirigente piemontese, tornato nella Capitale nell’estate del 2018 e nominato direttore sportivo dopo la risoluzione consensuale con Monchi, ha deciso di rassegnare le dimissioni dall’incarico e lo ha già comunicato ai vertici societari: l’addio dell’ex ala del Pescara sarà formalmente annunciato giovedìprossimo. In questi tre mesi il ds ha portato avanti il lavoro sul mercato, continuando ad imbastire trattative e incontrando gli agenti dei calciatori per i rinnovi dei contratti, oltre ad aver mandato in giro per il mondo gli scout giallorossi, che nei giorni a venire saranno convocati a Trigoria per fare un punto della situazione. Massara era arrivato per la prima volta alla Roma nel 2011 con Sabatini ed era rimasto anche dopo l’addio del dirigente umbro, aiutando Monchi nei primi mesi del suo percorso per poi entrare nella galassia Suning. Adesso per lui si profila un’avventura da primo violino: non dovrebbe infatti seguire il suo mentore, già operativo per il Bologna.


DDR in Giappone, Perotti lo spinge al Boca

IL MESSAGGERO - CARINA - Lo straziante addio è alle spalle. Daniele De Rossi è partito per una vacanza tra Giappone e Hawaii assieme alla moglie Sarah Felberbaum che su Instagram ha rassicurato i tifosi sul suo statod’animo: «Il ragazzo sta bene», ha scritto sotto una foto che ritrae la coppia sorridente alla stazione ferroviaria di Tokyo .II centrocampista sta valutando l’ipotesi di giocare 6 mesi in Argentina per poi trasferirsi negli Usa in una delle due squadre di Los Angelesche non potrebbero ingaggiarlo subito per via del salary cap. Al Boca lo spinge Perotti: «A lui piacerebbe per il tifo argentino. I giocatori stranieri vogliono vivere quello che si prova su quei campi. Il mio futuro? Ho un contratto fino al 2021, però mi piacerebbe tornare in Argentina», ha detto a La Oral Deportiva.


Fiumicino? No, grazie. Si va avanti con Tor di Valle

GAZZETTA DELLO SPORT - «Cortesia istituzionale». È questa la formula scelta dalla Roma per smentire qualsiasi ipotesi di trasferimento del progetto del nuovo stadio da Tor di Valle a Fiumicino. Da tempo, infatti, il sindaco del Comune adiacente a quello della Capitale aveva offerto pubblicamente la disponibilità ad ospitare il nuovo impianto. Tra l’altro, a differenza di quanto era stato ipotizzato, i terreni non apparterrebbero alla famiglia Caltagirone, anche se le aree indicate agli emissari giallorossi sono state più di una.
In ogni caso, la società giallorossa ha tutta l’intenzione di proseguire sul percorso già tracciato perché, secondo gli intendimenti, mancherebbero appena tre sedute per completare l’iter tecnicoportato avanti insieme all’amministrazione. Cosa che, in linea teorica, consentirebbe di andare ad approvare la Convenzione Urbanistica e la Variante al Piano Regolatore durante l’estate.


Perotti: «De Rossi e il Boca? Si riuniva con Paredes per i derby con il River...»

GAZZETTA DELLO SPORT - «Io ho un contratto fino alla metà del 2021, poi mi piacerebbe tornare in Argentina. De Rossi al Boca? In caso lo farebbe per i tifosi, ma non so se succederà. Deve decidere lui». Neanche il tempo di tornare in Argentina per le vacanze, che Diego Perotti parla alla trasmissione radiofonica «Oral Deportiva». Partendo proprio dal futuro dell’ormai ex capitano, corteggiato dal Boca del d.s. Burdisso: «A De Rossi il Boca piace, si riuniva con Paredes per vedere la partita contro il River. Però non so se verrà, è una decisione personale, conta anche la tranquillità della famiglia, non si può essere egoisti, ci sono tante cose da valutare. Di certo se un giocatore come Daniele pensa di venire qui è per quello che possono trasmettere i tifosi argentini». Anche lui, un giorno, tornerà in Argentina. Ma fino al 2021 vorrebbe restare a Roma e chiudere la sua carriera europea: «Nonostante gli infortuni sono contento della mia carriera. Ho un contratto per altri due anni, poi mi piacerebbe tornare».


Dzeko va, Schick ai box. Occhi su Kruse e Sarabia

GAZZETTA DELLO SPORT - Le strade della Roma e di Edin Dzeko sono destinate a separarsi a breve. Tempo un paio di settimane, forse anche prima. Dipenderà dagli intrecci di mercato e dalle offerte che arriveranno (Inter in testa) a Trigoria. Ma se Dzeko dovesse davvero lasciare la Roma dopo quattro lunghi anni passati in giallorosso, chi sarà il suo erede? È una domanda che si fanno in tanti intorno alla Roma. Ad iniziare da quella legata a Patrik Schick, la grande delusione di queste due stagioni: non ha mai convinto e ora c’è da capire cosa fare. Dargli fiducia definitivamente puntando tutte le fiche su di lui o virare altrove? Di certo c’è che la Roma allo stato attuale non può vendere Schick, dovendo dare a a febbraio un minimo garantito di 20 milioni di euro alla Sampdoria o la metà di un’eventuale cessione.
Difficile pensare anche ad un’alternativa. Di certo la Roma nei mesi scorsi ha seguito da vicino la situazione di Max Kruse, il 31enne che si sta svincolando dal Werder Brema. Occhio anche a Pablo Sarabia, del Siviglia, in scadenza nel giugno 2020.


Summit per il tecnico, da De Zerbi a Fonseca: il casting va avanti

GAZZETTA DELLO SPORT - Meglio non avere fretta e cercare di scegliere la migliore soluzione. Certo, non è facile tenere la barra dritta, ma sul tavolo ci sono diverse opzioni, che però si materializzeranno con tutta probabilità solo la prossima settimana. Almeno questo è stato l’esito del vertice (anche in conference call con i «lontani»), a cui ha partecipato anche Totti prima di andare alla festa legata al documentario, che ieri ha avuto riprese nell’Olimpico di notte. Se Sarri resta un sogno, la pista italiana porta a Roberto De Zerbi, che pure ieri ha detto di «voler rimanere al Sassuolo». Piace parecchio anche Marco Giampaolo, anche se resiste la suggestione straniera, che vede Paulo Fonseca dello Shakhtar Donetsk più avanti di Benitez e Blanc. Dopo il mezzo miracolo fatto in Liga alla guida del Getafe – che ha sfiorato la zona Champions League –, all’elenco non poteva mancare Josè Bordalas. Occhio però ad una soluzione apparentemente di mezzo. Ovvero uno straniero italianizzato: Sinisa Mihajlovic.


Stadio, stretta su Tor di Valle. Ma Fiumicino offre altre ipotesi

LA REPUBBLICA - L. D'ALBERGO - Una visita di cortesia. Come raccontato ieri da Repubblica, l’altro giorno la Roma si è imbarcata in un sopralluogo per ascoltare le proposte del sindaco di Fiumicino, il dem Esterino Montino. Un po’ per non mancare di rispetto a chi si è fatto avanti armato di buona volontà a fronte dei ritardi accumulati dal Campidoglio, anche a causa delle inchieste giudiziarie, sull’iter del nuovo stadio giallorosso. Un po’ per rendersi conto di cosa ci sia Oltretevere, al di fuori di Tor di Valle. Un modo, insomma, per tenersi sempre aggiornati sulle possibili alternative nella capitale e dintorni. All’Eur, però, nei nuovi uffici dei giallorossi, la convinzione è che non serviranno piani B. Per chiudere la convenzione urbanistica con gli uffici del Campidoglio mancano due, al massimo altri tre incontri. E le sensazioni sono «positive». Se non ci saranno intoppi, il patto tra il club e il Comune verrà finalmente tradotto in una delibera da votare in aula Giulio Cesare prima della pausa estiva. Un atto su cui la maggioranza grillinadovrà dimostrare di essere davvero compatta. La questione politica, in fondo, è sempre la stessa. I 5S erano partiti con l’idea di non realizzare nuovi impianti sportivi a Roma. Figurarsi uno stadio tanto importante come quello dei giallorossi. Ora, invece, si trovano per le mani un progetto che in passato avrebbero contestato punto per punto. Ecco, più di un consigliere è rimasto su quella linea e potrebbe decidere di non farsi vedere in aula Giulio Cesare il giorno del voto. L’exit strategy, considerando che il Pd ha già ribadito la sua contrarietà all’opera dopo il taglio delle cubature e delle opere pubbliche, sarebbe il voto in seconda convocazione. A quel punto, seppur nell’imbarazzo generale, i pentastellati riuscirebbero a portare a casa il via libera senza il bisogno della maggioranza al gran completo. Il calendario della Roma, al netto del trambusto causato dalle ultime questioni sportive e dalle voci che vorrebbero forte l’interesse di un fondo del Qatar per il club del presidente James Pallotta, è già fissato. Come detto, rimangono tre riunioni. Gli ultimi tre faccia a faccia con i dirigenti capitolini per trovare la stretta di mano e buttare giù il documento che prescrive puntualmente gli obblighi che i privati dovranno rispettare per costruire stadio e uffici a Tor di Valle. Per quei terreni il patron statunitense dei giallorossi verserà presto una prima tranche da 7 milioni di euro alla Eurnova di Luca Parnasi. Il resto, quasi altri 100, arriveranno dopo l’accordo con il Comune. Un’intesa che fino a questo momento non si è trovata per una netta divergenza di vedute sulla tempistica degli interventi pubblici finanziati dai proponenti: la Roma, logorata da un iter infinito, sa di poter realizzare lo stadio in tempi più brevi di quelli che il Comune impiegherà per mettere a bando la realizzazione delle nuove strade a servizio dell’impianto e l’acquisto dei treni per la Roma-Lido.