La notte di re Totti al Foro Italico

IL TEMPO - BIAFORA - Una valanga di gol per beneficenza. Al Centrale del Foro Italico di Roma è andata in scena la partita 6 vs 6 tra le squadre di Totti e Figo, i cui proventi saranno devoluti all'ospedale pediatrico Bambino Gesù. Il più acclamato della 'Notte dei Re', iniziata con un'esibizione di padel, è stato ovviamente l'ex numero 10 della Roma, accolto da un'ovazione all'ingresso in campo e osannato dai tifosi (compreso l'ex compagno Nainggolan) ad ognuno dei quattro gol realizzati. La partita, terminata 17 a 11 per i bianchi di Figo, ha regalato sprazzi di classe e grandi giocate, con i campioni che non si sono risparmiati negli interventi. Tra i più in forma Pirlo, Seedorf ed Aquilani.


Roma, favorito De Zerbi

IL TEMPO - BIAFORA - Inizia l'ennesima settimana clou per il futuro della panchina della Roma. Negli ultimi giorni le carte sul tavolo della dirigenza sono state spesso mischiate, ma ora la contesa sembra una questione a due tra De Zerbi e Fonseca. Il tecnico del Sassuolo ha un contratto per un'altra stagione ed è ovviamente lusingato dall'interesse dei giallorossi, che lo hanno contattato sabato mattina. Rispetto al collega portoghese l'ex calciatore del Napoli è in vantaggio, poiché Petrachi preferirebbe puntare su un italiano, in grado di ambientarsi da subito in città senza aver bisogno di un periodo di adattamento.

 

De Zerbi, che nel pomeriggio a Soriano nel Cimino riceverà il premio «Pietro Calabrese», dovrebbe incontrare tra oggi e domani la società di Pallotta: non ha ancora detto sì, dando però la propria disponibilità ad un colloquio. Il principale intralcio per una fumata bianca con la Roma sono i neroverdi, che due anni fa hanno imbastito una maxi-operazione con Monchi per liberare Di Francesco. Dal canto suo il bresciano, giunto undicesimo nel primo anno alla guida degli emiliani, ha già manifestato la volontà di fare il salto di qualità: "Al Sassuolo - ha detto un paio di giorni fa quando è stato interrogato sul futuro - sto bene, però è necessario incontrare il presidente Squinzi, perché anche io ho qualche esigenza per migliorarci".

 

La maggiore alternativa a De Zerbi è rappresentata da Fonseca, impegnato fino al 2020 con lo Shakhtar Donetsk. Il quarantaseienne di Nampula è apprezzato per i risultati ottenuti con gli ucraini (già qualche mese fa Massara lo aveva sottoposto al giudizio degli altri dirigenti), ma gli ostacoli ad un suo trasferimento sono la clausola rescissoria da 5 milioni di euro e il fatto che sarebbe al debutto in Serie A. Per cercare di sbrogliare la situazione a metà settimana la Roma incontrerà in Portogallo anche l'agente di Fonseca ed è altamente probabile una presenza dello stesso allenatore al summit. Praticamente fuori dalla corsa Mihajlovic, ritenuto inizialmente adatto a sostituire Ranieri: la carta del serbo è stata scartata per via dei problemi con la tifoseria dovuti ai suoi trascorsi con la Lazio. Molto più indietro Gattuso, contattato da Totti dopo il rifiuto di Gasperini. Ringhio sarebbe il più facile da raggiungere avendo dato l'addio al Milan, ma non trova il gradimento del nuovo direttore sportivo.

 

Per quanto riguarda il fronte rinnovi non si registra alcuna novità per il contratto di Zaniolo. Il centrocampista di Massa è ora impegnato con la Nazionale maggiore di Mancini e poi giocherà con l'Under 21 di Di Biagio, che disputerà l'Europeo di categoria. Al termine della competizione, il classe 1999, si sottoporrà ad una piccola operazione al setto nasale, che gli permetterà di migliorare la respirazione. Grandi passi avanti per il rinnovo del giovane talento della Primavera Cangiano: la Roma lo blinderà con un quinquennale. L'intesa è stata messa a punto sabato in un incontro a Trigoria con il procuratore.


Alisson & co. Qui trionfa solo il bonus

IL MESSAGGERO - ANGELONI - Un po' di Roma in finale, si fa notare. Che bravo Sabatini a comprarli (ma li ha anche venduti...), si sottolinea anche. Se ne sono voluti andare da Roma, poi si precisa con affanno. Ma tutto questo alla fine conta poco, perché se è vero che alcuni ex della Roma, vedi Salah, Alisson, Lamela, Emerson e Ruediger hanno partecipato a una meravigliosa cavalcata verso la finale di Champions, è vero pure che, sparse per il mondo, ci sono pure mezze scarpe passate per la Roma e delle quali si sono perse le tracce. Non serve fare i nomi per semplice richiamo al pudore. Invece, testa alta per quei ragazzi che parlano italiano, tranne Salah che ha preferito raccontarsi in inglese, che ricordano la Roma e chi, come Alisson, chiamerà con un nome italiano, Matteo, il prossimo nascituro. Chi più chi meno, cinque protagonisti di due finali, ma soprattutto di un percorso, lungo ed entusiasmante, che ha portato quattro ex romanisti ad alzare Champions ed Europa League. Alisson ha messo mano sulla Coppa, nel vero senso della parola. Lui è la Coppa, mentre Karius, è stato la differenza in negativo un anno fa. Portiere più, portieremeno.
MOMO SPRINT - Salah è stato protagonista lo scorso anno fino alla finale col Real, poi è crollato, infortunato, e ha compromesso il mondiale. Concorrerà per il Pallone d'Oro, dall'alto delle sue 5 reti nell'ultima Champions e 22 in Premier. Numeri migliori la scorsa stagione: 32 gol in campionato e 10 in Coppa. Numeri impressionanti, che a Roma, seppur sempre ben in evidenza, non ha mai raggiunto: al massimo, di gol, ne ha segnati quindici. Di Lamela si sono ormai perse le tracce, da quando ha lasciato, in lacrime, la Roma, non ha mai trovato la continuità e mai messo in evidenza il suo talento, l'altra sera, ad esempio, era in panchina. Troppi infortuni, solo qualche lampo di classe in questi anni.

DOLOROSE - La sua cessione è stata metabolizzata presto, ma lui è rimasto legato alla capitale e tanti tifosi ancora gli vogliono bene. Così come a Ruediger, tosto difensore ammirato nell'era Spalletti. Capace di ricoprire quasi tutti i ruoli della difesa. Anche lui si è perso la finale di Baku, ma il Chelsea la sua Europa League l'ha vinta conquistando la finale e nelle partite precedenti Toni è sempre stato tra i migliori. Incredibile invece il percorso al Chelsea di Emerson Palmieri. Snobbato da Conte, ha conquistato giorno dopo giorno posizioni nel cuore di Sarri, che pian piano lo ha preferito a un certo Marcos Alonso che, come si dice in questi casi, magari avercelo. Emersonera un anonimo al Palermo e lo è stato per un po' anche a Roma. Poi, Spalletti lo ha resuscitato, ci ha visto lungo. Questi cinque giallorossi, 4 di loro campioni d'Europa, sono costati alla Roma poco meno di 65 milioni, rivenduti a circa 210 (e dopo la finale di sabato entreranno 4,5 di bonus per le cessioni di Alisson e Salah). Tranne Lamela erano in campo nella Roma solo due anni fa, sembra un secolo.


Blitz per Fonseca

LEGGO - BALZANI - Il puzzle delle panchine di serie A è quasi completato: Sarri alla Juve, Conte all'Inter, Ancelotti al Napoli, Inzaghi alla Lazio e Giampaolo al Milan. Manca solo un tassello che dovrebbe trovare la sua giusta collocazione entro giovedì. Dopo i no in serie di Conte, Sarri, Gasperini, Allegri e Gattuso la Roma ha guardato all'estero e puntato (quasi) tutto su Paulo Fonseca su consiglio del consulente Baldini, ma nelle ultime ore è risalita con forza la candidatura di De Zerbi.

 

Il tecnico portoghese vuole allenare in un campionato top dopo i 3 anni vincenti alla guida dello Shakhtar e il progetto giovani del club giallorosso lo convince. Così come gli va bene l'offerta da2,5 milioni più bonus a stagione per i prossimi tre anni. Entro mercoledì la dirigenza giallorossa scioglierà le riserve, è in programma anche un viaggio in Portogallo dove Paulo sta trascorrendo le vacanze. La clausola rescissoria da 5 milioni per liberare Fonseca non sarebbe un problema visto che Akhmetov, il presidente dello Shakhtar, si è detto pronto a dargli il via libera: «Ci sono club interessati e fra noi c'è un accordo morale, lo lasceremo andare». Senza indennizzo. Da Donetsk potrebbe arrivare pure il trequartista brasiliano Taison già nel mirino della Roma la scorsa estate. Fonseca è arrivato al ballottaggio finale per tre motivi i: la capacità di lavorare coi giovani, il gioco offensivo e il precedente Rudi Garcia. Ovvero un tecnico lontano dalle logiche malate di una piazza sempre più in subbuglio.

 

Tutto fatto quindi? No, perché il management italiano preferirebbe De Zerbi che peraltro piace parecchio pure a Baldini. Il tecnico del Sassuolo è stato contattato per sondare la sua disponibilità, ovviamente è arrivato il sì. Una decisione sarà presa entro martedì, ma la corsa ormai è ridotta a questi due nomi a meno di clamorose sorprese. Scartata quasi subito, invece, la candidatura di Mihajlovic per via del suo passato (troppo) laziale mentre Gattuso - proposto da Totti - non è convinto del progetto. Un tentativo in extremis (remoto) potrebbe essere fatto pure per Mourinho che ieri ai media portoghesi ha confessato: «Per essere contento non vuol dire necessariamente vincere, che in sostanza è sempre stata la mia essenza. Ma se mi dicessero oggi non ci sono condizioni per vincere, ma vogliamo che tu crei le condizioni per vincere', valuterei l'offerta». Il nuovo allenatore a Roma non troverebbe Dzeko ormai a un passo dall'Inter così come Kolarov mentre per Under è stata rifiutata un'offerta dell'Everton.


Claudia Garcia: «Con Zorro in due anni al vertice»

LEGGO - Quello di Paulo Zorro Fonseca è il nome passato in pole nella difficile corsa alla panchina della Roma per la prossima stagione. Ma chi è il tecnico mascherato che ha vinto tre titoli di fila con lo Shakhtar in Ucraina? Lo abbiamo chiesto a chi lo conosce molto bene ovvero Claudia Garcia, giornalista portoghese per Sic (la maggiore tv lusitana) e inviata in Italia per Rai Sport oltre che redattrice di diversi giornali del suo paese.

 

Si parla sempre più di Fonseca alla Roma. E' pronto Paulo per una piazza mai stata così calda come quella di Roma?
«Assolutamente sì. Non dimentichiamo che Paulo è arrivato in un momento molto difficile dello Shakhtar. Andava via Lucescu che era una sorta di santone e che adottava un calcio molto diverso dal suo. Fonseca ha portato una rivoluzione di gioco e di mentalità, riuscendo a fare meglio di Lucescu. La Roma si trova in un periodo di transizione e sta dicendo addio a molti senatori. Fonseca sa lavorare bene con i giovani, lo ha dimostrato in questi tre anni».

 

Cosa porterà Fonseca?
«Intanto è uno che ha vinto diversi trofei anche in Portogallo. Il fatto che la Roma è arrivata sesta lo aiuterà perché difficilmente potrà fare peggio. Se l'obiettivo della società è tornare tra le prime quattro e offrire un bel gioco quello di Paulo è il nome ideale. Con lui si può costruire un progetto e magari a partire dal secondo anno si potrà puntare a qualcosa di più».

 

E' un allenatore a cui piace un calcio d'attacco, ma che tipo di persona è? Uno alla Mourinho?
«Paulo ha sempre detto di ispirarsi a Mou, ma dal punto di vista tecnico e tattico è molto più vicino a Guardiola e Sarri. Gioca all'attacco con tanta fantasia sulla trequarti. Ecco, con lui avremo un Guardiola portoghese in Italia. E' uno che sa scherzare come ha dimostrato con la maschera di Zorro ma sul lavoro è di una serietà impressionante. Jorge Mendes (il mega agente, ndr) ci ha visto lungo».

 
In Portogallo ha fatto molto bene al Braga mentre è stato esonerato dal Porto, come mai?
«Ha sbagliato in alcuni rapporti coi leader dello spogliatoio, lo ha ammesso anche lui. Al Porto è arrivato dopo Villas Boas e Vitor Pereira, c'erano parecchi problemi finanziari. Arrivava da un piccolo club come il Pacos de Ferreira dove aveva ottenuto una storica qualificazione in Champions. Forse ha pagato anche questo. Ora è più pronto».

 

 

 

 

 


Panchina: è corsa a due. Sfuma Sinisa

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Ultime ore per scegliere quello che sarà il nuovo allenatore della Roma. E il cerchio si stringe intorno al portoghese Fonseca (favorito) e al tecnico del Sassuolo, De Zerbi. Con Mihajlovic ormai sullo sfondo e vicino al rinnovo col Bologna, i giochi sembrano (quasi) fatti, per una vicenda che ha visto allungarsi i tempi, a causa del No di Gasperini. Entro domani, al massimo mercoledì, i vertici giallorossi scioglieranno le riserve e si immergeranno completamente nella trattativa con un solo tecnico da mettere sulla panchina della prossima stagione. Una situazione i cui contorni non sono stati del tutto svelati da Trigoria, un piccolo giallo che anima le giornate dei tifosi, impazienti di capire quali saranno poi le prime mosse legate al mercato.

 

In queste ore la dirigenza giallorossa incontrerà De Zerbi — legato al Sassuolo da un altro anno di contratto — e Fonseca, vincolato anche lui fino al 2020 allo Shakhtar (nel suo contratto c’è unaclausola rescissoria di 5 milioni, gli stessi che arriveranno grazie ai bonus previsti nelle cessioni di Alisson e Salah, vincitori della Champions col Liverpool). Da capire se alla fine prevarrà la volontà di Petrachi di affidarsi a un allenatore italiano, di polso, che non abbia difficoltà di ambientamento alla realtà italiana, per un’estate di lavoro che si preannuncia piuttosto complicata e breve, così come da programmi legati ai preliminari di Europa League. Ma, visto che il No di Gasperini ha inevitabilmente allungato i tempi nell’identificazione del nuovo mister per il dopo-Ranieri, fanno rumore le dichiarazioni del presidente dell’Atalanta, Percassi, che dichiara: «Sul tecnico ho bluffato, avevo detto che dovevamo ancora decidere, ma in realtà già ci eravamo abbracciati trovando un accordo». Curioso, visto che Gasperini era in parola con la Roma e, almeno sembrava, si era riservato di decidere del suo futuro solamente a campionato concluso.

 

Ma all’interno della fiera delle troppe e diverse verità, Pallotta non ha tempo di guardarsi alle spalle, e deve immergersi nella preparazione della prossima stagione. Nelle prossime ore verrà ceduto Dzeko all’Inter — operazione che prescinde dal nuovo allenatore — e con quei 15 milioni (circa) i giallorossi dovranno assicurarsi un altro centravanti. Da presentare a una piazza nervosa e impaziente, alla quale ancora non è stata aperta la campagna abbonamenti proprio per il clima che si è creato (e che probabilmente verrà aperta senza troppi proclami).


La Roma domani su Fonseca

LA REPUBBLICA - CARDONE - PINCI - Il viaggio del ds bianconero Fabio Paratici a Milano inaugura il tempo delle scelte. Come in un puzzle ben avviato, a volte basta inserire la tessera giusta per trovar posto a tutte le altre. Oggi la Juve farà la sua mossa, che a questo punto porterà anche le altre a definire i propri passi: l’incontro tra il manager juventino e Sarri può avvenire già in giornata, con la definizione degli accordi: servirà ratificare la risoluzione con il Chelsea, che i Blues vorrebbero rendere ufficiale solo una volta chiuso l’accordo col sostituto, Lampard. Motivo per cui ogni discorso potrebbe slittare di altre 24 ore. Sarri ieri era in Toscana, casa sua, a godersi qualche ora di riposo dopo la vittoria nella finale di Europa League. Il fantasma di Guardiola, che aleggia da mesi e negli ultimi giorni era tornato a infestare i notiziari bianconeri, perde invece forza: parlando con Klopp, il tecnico del City lo ha sfidato a strappargli la Premier League la prossima stagione, ulteriore conferma della sua permanenza in Inghilterra. Con Sarri, alla Juve finirà per sbarcare pure Icardi: grazie allo scambio con Dybala - ancora da convincere ad accettare l’Inter - o senza. I nerazzurri hanno già il sostituto: oggi arriverà Dzeko dalla Roma per 13.5 milioni. Chissà se cambierà alenatore la Fiorentina: certo a ore può entrare nel vivo il cambio di proprietà. Rocco Commisso, imprenditore italo americano in trattativa con i Della Valle, è sbarcato ieri a Milano. Circolano nomi per la nuova Viola, con l’ex Milan e Roma Gandini candidato ad e Gattusoper la panchina. Altre panchine si sistemeranno in queste ore: Simone Inzaghi ha chiuso l’accordo con la Lazio per il rinnovo fino al 2021 e oggi sarà ufficializzato. Mihajlovic vedrà invece il Bolognaper firmare il prolungamento, dopo la tentazione Roma. È stato lo stesso Sinisa a rinunciarvi, imbarazzato dall’onda dei tifosi inferociti alla sola idea a causa dei trascorsi laziali. La lista romanista a questo punto comprende solo due nomi: Roberto De Zerbi e Paulo Fonseca gli unici candidati rimasti. Oggi i dirigenti della Roma vedranno l’allenatore del Sassuolo, che ritirerà un premio a Soriano nel Cimino, 70 chilometri a nord del Raccordo anulare: De Zerbi piace per il carattere deciso e la preparazione tattica. In vantaggio però è il portoghese che allena lo Shakhtar Donetsk, con cui il primo contatto risale addirittura ad aprile: l’appuntamento è già fissato per martedì, probabilmente a Lisbona. Unico dubbio: la rapidità di adattamento al calcio italiano. Se convincerà i giallorossi, il club chiuderà il suo ingaggio nonostante la clausola da 5 milioni necessaria per liberarlo. Dopo l’incontro, la decisione definitiva del club. Anche Paolo Maldinidoveva decidere se farsi convincere dalle prospettive offerte dall’ad Gazidis. E ha deciso: oggi l’ex capitano rossonero dirà “sì” al ruolo di direttore tecnico. Di fatto, nascerà con questa intesa - figlia anche delle dimissioni dell’ex ds Leonardo - il primo vero Milan di Maldini. Che partirà dalla scelta di Marco Giampaolo per la panchina: l’uomo giusto secondo il neo dt per guidare una squadra più giovane e frizzante.


Roma, la panchina nel segno di zorro

IL MESSAGGERO - TRANI -  La panchina della Roma è ancora libera. Solo per qualche ora (o giorno), perché presto è attesa la fumata bianca. Saltata la strategia iniziale, la virata è stata netta. Nuovi candidati, più o meno decorosi. Il podio allestito dal management di Pallotta, del resto, è franato, restando deserto: la prima scelta Conte è già dell'Inter, la seconda Sarri in vista della Juve e la terza Gasperini inchiodata all'Atalanta. Il piano B diventa la corsa ad handicap che non ti aspetti: Mihajlovic appare e scompare, lasciando che siano Fonseca e De Zerbi a sfidarsi. Zorro, come è conosciuto da queste parti il tecnico dello Shakhtar Donetsk, sembra più attrezzato al duello.
CASTING IN CORSO - Non c'è l'allenatore, ma nemmeno il direttore sportivo che, Cairo permettendo, prima o poi avrà il via libera dal Torino. Perchè Petrachi c'è (da tempo) pure se non si vede. È lui che sta chiacchierando con i tecnici su cui hanno deciso di puntare Pallotta e i suoi collaboratori, con la benedizione di Baldini da Londra e il coinvolgimento di Totti dalla Capitale. La regia è di Fienga che, sulla scrivania, ha messo in fila nelle ultime settimane più di 10 candidati (compreso Di Francesco, ancora sotto contratto con ingaggio da 3 milioni netti a stagione e comunque opzione solo di scorta). I recenti no hanno spiazzato e disorientato la società giallorossa. Fonseca ha gettato la maschera nel weekend e ha fatto lo scatto più deciso verso il traguardo. Bisogna, però, ancora aspettare. Manca il colloquio definitivo, atteso in giornata.
A MARCIA INDIETRO - Nessuno potrà mai confermare il nuovo podio, assemblato dopo il crollo di quello di partenza. Soprattutto perché non dovrebbe spuntarla il preferito di Petrachi, cioè Mihajlovic. Piace per il carattere e il metodo. Non alla piazza, però. Ecco perché il management di Pallotta lo scarta proprio in dirittura d'arrivo. Non date retta ai rumors di comodo, non è il serbo a chiamarsi fuori. Sfide del genere lo esaltano, chiedete a Kolarov che ha intrapreso lo stesso percorso. Seconda scelta: De Zerbi. Il predestinato e non lo pensano solo i dirigenti giallorssi: robusta la personalità che lo accompagna nello spogliatoio e intrigante l'idea che porta in campo. Preparato e basta. Acerbo e inesperto, però, per chi ha la responsabilità di portare a Trigoria l'8° tecnico della proprietà Usa. Terzo gradino: Fonseca. Viene dall'estero, ha bisogno di tempo. E la Roma non si può permettere la partenza lenta nella prossima stagione. Ma all'Eur sanno che il profilo internazionale e lo stile alla Guardiola catturano la gente. La selezione va dunque controcorrente. Capovolta alla meta. La questione ambientale fa la differenza proprio sul più bello (e infastidisce il nuovo ds), cioè nel momento in cui c'è da individuare il profilo ideale per avere al più presto l'erede di Ranieri.
VOLATA FINALE - Oggi Petrachi vedrà l'agente di Fonseca e parlerà con De Zerbi. Il ds è per l'italiano, Baldini per lo straniero. Il testa a testa per la panchina è, quindi, reale. Come il braccio di ferro nella Roma. «L'allenatore lo decideremo tra poco», garantisce Totti.

 

 

 

Zeman: “La fronda nello spogliatoio? A Roma sono abituati a fare così”

LA REPUBBLICA - PINCI - «La fronda nello spogliatoio? Lì sono abituati così». Lo scandisce lentamente Zdenek Zeman, in quel suo modo di parlare ormai iconico. Tre vite vissute a Roma: una alla Lazio, la prima, le altre due nella squadra di Totti e poi di De Rossi, i protagonisti dell’inchiesta di Repubblica sullo spogliatoio della squadra giallorossa. L’ultima stagione fu la più traumatica, con l’esonero, la frattura con la dirigenza e le polemiche con alcuni leader di quel gruppo scontenti della sua gestione.

 

Zeman, dall’inchiesta di Repubblica emerge che alcuni giocatori volessero fare la fronda a Di Francesco. Anche a lei nel 2013 fecero la fronda? 
«Mah, lì sono stati abituati così. Ma se ho portato la Roma in finale di Coppa Italia, qualche risultato l’ho ottenuto, giocammo anche bene. E i 4 gol al Milan mi diedero grossa soddisfazione. Si spaventano tutti perché dicono che faccio lavorare tanto e molti non vogliono».

 

Anche ai suoi tempi circolarono mail sui rapporti con lo spogliatoio?
«Io so che sono stato fatto fuori perché dissi pubblicamente che volevo che la società mettesse delle regole stringenti. E lì si sono arrabbiati. Dovevo tenerlo per me».

 

Chi si arrabbiò? 
«Non so: i dirigenti, qualcuno a Boston, non lo so».

 

A Roma ebbe un problema con Daniele De Rossi. In quella stagione lui giocò poco e legò poco con lei. Che idea si è fatto a distanza di anni?
«Non so di chi fosse la colpa della mia situazione con De Rossi. Sicuramente posso dire che con me non ha reso come ci si aspettava, visto che anche dai suoi amici giornalisti prendeva 4,5 in pagella. Non è vero che ha giocato poco: in campo andava spesso. Ma aveva una media bassa. Per me aveva dei problemi lui, ma può anche essere che sia anche stata colpa mia».

 

Si ricorda di un episodio in particolare: quando lei disse che non lo aveva fatto giocare perché “deve pensare alla squadra e non a se stesso”. A cosa si riferiva? 
«Anziché allenarsi, alcuni passavano le giornate sui lettini a massaggiarsi e a curarsi, oggi è normale. Io non ero abituato perché pensavo che i professionisti s’allenassero, ma è un problema generale, di tutte le squadre, ero io che non ero abituato».

 

Ma era così per tutti? Anche per Totti? 
«Totti si allenava regolarmente. Non so, magari era più bravo il suo massaggiatore personale...».

 

All’epoca c’erano problemi tra i due? 
«Ma no, Totti stava bene con tutti. Poi continuo a dire che per me De Rossi aveva dei problemi fuori dal campo, per quello non ha reso. Non c’entra niente il calcio, almeno secondo me. Non era sereno».

 

E con lei invece il rapporto è rimasto sereno? 
«Quando l’ho rivisto ci siamo salutati normalmente, è stato anche cordiale con me».

 

Si raccontò che lei a Roma pagò i rapporti con lo spogliatoio. 
«Io vengo spesso criticato dai giocatori perché voglio farli lavorare. Si trova sempre qualcuno che vuole lavorare di meno».

 

Ci fa qualche nome? 
«Non voglio farne. Continuo a dire che la tendenza oggi nel calcio italiano è questa. Gli inglesi si allenano molto di meno come tempi, ma mentre qui si fa il torello, lì si lavora sul serio».

 

Lei adesso che fa? 
«Non ho niente da fare».

 

Gioca ancora a golf? 
«Sì, ma sono peggiorato, sto diventando vecchio».

 

Lo dicono anche i suoi critici. 
«È vero. Nel calcio, tanti pensano che sia vecchio, ormai. Ma come dico a chi me lo ricorda, io non devo correre sul campo. Deve correre la testa, e quella funziona ancora bene».


Totti senza astio: «Il caso De Rossi? Godetevi i campioni che sono al Foro»

LEGGO - Nella “Notte dei Re” di ieri sera al Foro Italico non c’è stata la presa di posizione di sua Maestà Totti sul caso De Rossi esploso dopo l’inchiesta di Repubblica. L’ex capitano, che ha organizzato insieme a Figo un torneo calcistico 6vs6 con incasso devoluto al Bambin Gesù, ha scherzato con ex compagni e avversari come Roberto Carlos, Cassano, Toni e Pirlo ma ha evitato le polemiche e non ha parlato nemmeno della questione allenatore. “Vedere così tanti campioni dal vivo deve essere davvero bello per i tifosi”, ha detto Totti. Nei prossimi giorni Pallotta gli offrirà il ruolo di direttore tecnico.


Roma: la settimana di Fonseca. Viaggio a Lisbona per chiudere

CORRIERE DELLA SERA - Quella che comincia oggi è la settimana che dovrebbe portare in giallorosso Paulo Fonseca, e se nel frattempo sarà arrivata l’ufficialità del suo passaggio a Trigoria, potrebbe essere Petrachistesso a raggiungere a Lisbona il tecnico dello Shakhtar Donetsk per sottoporgli l’offerta della Roma: 2.5 milioni di euro netti più bonus, per tre anni. Persone vicine all’allenatore portoghese lo descrivono come molto motivato ad accettare una nuova sfida, e confermano che già da tempo si sia fatto raccontare quello che succede nella Capitale, seguendo da vicino gli sviluppi della questione De Rossi e delle trattative che hanno riguardato altri allenatori.

Fonseca, insomma, aspetta solo la Roma, che però a sua volta si tiene anche altre strade aperte. Non perché non ci sia fiducia di raggiungere l’obiettivo, ma perché niente si può dare per scontato. E così da Trigoria restano vigili su quanto sta accadendo alla Juventus, con Sarri «congelato» in attesa di capire se si possa arrivare a Guardiola, e non scartano del tutto ipotesi che però sono da considerare di ripiego. Come quella che porta a De Zerbi.


Paulo farà spesa a Donetsk: Ismaily e Marcos Antonio

IL MESSAGGERO - CARINA - Nella corsa alla panchina giallorossa, s’intrecciano anche possibili obiettivi di mercato. E se De Zerbi, accettando la corte dei giallorossi, cercherebbe in tutti i modi di portarsi dietro il centrocampista Sensi, nei colloqui andati in scena con Fonseca sono stati fatti altri due nomi: la mezzala Marcos Antonio, classe 2000, scovato in Portogallo nell’Estoril e il terzino sinistro Ismaily, 29 anni, che la Roma conosce bene per averlo incrociato più volte in Champions. Soprattutto l’interesse per il laterale mancino, lascia intendere come il rapporto con Kolarov sia vicino al capolinea. Insieme a Dzeko, il difensore ha ricevuto un’offerta dall’Inter che sembra intenzionato ad accettare. I nerazzurri lo valutano 5 milioni. Capitolo Defrel: la Sampdoria ha chiesto uno sconto sui 13 milioni pattuiti un anno fa per il riscatto dell’attaccante. A Trigoria hanno risposto negativamente. In caso di preliminari di Europa League, il francese potrebbe anche restare.