Totti via: «Preferivo morire». I veleni e la promessa dell'ex capitano: «Torno con una nuova proprietà»

LA REPUBBLICA - PINCI - Un testamento di 90 minuti, anche per durata la sua ultima partita: non con la Roma ma contro. Il divorzio di Francesco Totti dalla società giallorossa è già una lotta per chi vivrà nella casa che condividevano. «Meglio morire che dare questo annuncio, ma non lascio per colpa mia, mi mettevano i bastoni tra le ruote sempre».

In 8 anni gli americani gli hanno sottoposto due rinnovi da giocatore, un contratto da dirigente, il ruolo da direttore tecnico che aveva chiesto. Nel suo saluto armato però c’è spazio solo per ciò che ha ingoiato nei due anni da dirigente: calciatori che aveva bocciato (Pastore) e ha visto acquistati, il sostegno a Di Francesco che avrebbe voluto 5 giocatori (Ziyech, Berardi, Consigli, fra questi) «ma non gliene hanno preso uno», i ringraziamenti al Ceo Fienga e a Ranieri, le parole a De Rossi «a lui ho detto da amico che era il suo ultimo anno» e il tentativo di portare Conte alla Roma, salvo essere ignorato nelle decisioni che hanno portato all’arrivo di Fonseca in panchina e di Petrachi ds. Lì s’è arreso, sentendosi «un peso», per il presidente Pallotta e il grande nemico, Franco Baldini: «Uno di noi due doveva andarsene. Erano 8 anni che volevano noi romani fuori dalla Roma, vediamo se vinceranno ora».

“Tornerò con nuova proprietà” L’arrivederci nasconde un desiderio, più forte della volontà di ricollocarsi altrove («Qualche altra società in Italia mi ha già chiamato, valuterò», dice pensando alla Samp) o di accettare il ruolo da supervisore delle Academy azzurre che ha in mente per lui la Federcalcio. «Tornerò con una nuova proprietà». L’avvocato Taormina in prima fila gli chiedeva se sapesse qualcosa di una cordata romana interessata a prendere la società, strappandogli un sorriso complice. Totti evocava invece i petrodollari arabi su cui da mesi si specula in città, con voci di imminenti offerte qatariote mai arrivate a Pallotta. «Ho girato spesso per Emirati, Kuwait, Dubai, lì tanti vorrebbero fare investimenti, tutti vorrebbero prendere la Roma». E la suggestione di immaginarlo frontman di un nuovo proprietario ricchissimo è dilagata in fretta, nella città in ebollizione.

La denuncia alla Consob Di fronte allo scenario però Pallotta non poteva restare a guardare: ha voluto prima farsi tradurre ogni parola, filtrandola. Poi con i vertici della società ha disposto una replica gelida: «Ci auguriamo che questa non sia un’anticipazione inopportuna di un tentativo di acquisizione: scenario molto delicato in considerazione del fatto che l’As Roma è una società quotata in Borsa. La proprietà non ha alcuna intenzione di mettere la Roma in vendita adesso o in futuro». Tra le righe, un monito che nasconde un pensiero: il club da ieri valuta seriamente la possibilità di una segnalazione alla Consob delle parole del suo ex capitano, anche per le oscillazioni significative del titolo in Borsa, che dopo una flessione significativa ha chiuso in rialzo.

Il ruolo da dt Ma è l’orizzonte da cui guardano la stessa storia Totti e la Roma, che è ormai distorto. Pure quel ruolo di direttore tecnico: per Totti, «ciò che voglio fare, perché so che posso incidere », ma a cui ha rinunciato. Sorprendendo la Roma: «Glielo avevamo proposto dopo l’addio di Monchi, aspettavamo una risposta». Il club nella verità di Totti non si riconosce. Convinto di averlo coinvolto non solo nei colloqui con Conte (con cui Totti ha parlato, ma al contrario di quanto dice l’unico ad incontrarlo è stato Fienga, a Siena, l’8 aprile in una sede di Mps). Ma pure nella bocciatura di Mihajlovic, in quella di De Zerbi, nel viaggio per conoscere Fonseca, a cui Totti non ha voluto partecipare. In fondo, dice la Roma, il ruolo da dt «richiede dedizione e impegno totali». Un’altra lettura, forse, dei motivi del divorzio.

 


Dietro lo show l’amico Malagò e l’affare stadio

LA REPUBBLICA - MENSURATI - Se l’obiettivo di Totti era davvero quello di “fare il bene della Roma”, allora si può dire che la sua conferenza stampa d’addio è stata un evidente fallimento. Basti pensare che da oggi ogni operazione di calciomercato in entrata sarà ancora più difficile di prima (chi vorrebbe andare a lavorare in una polveriera?). E che nelle due ore successive al suo sfogo, mentre social, radio, siti internet si gonfiavano di odio nei confronti della società, il titolo del club ha perso in Borsa il 3,78% (poi ha chiuso a +1,59%).

Se invece, come in molti a Trigoria (e non solo) pensano e ormai dicono esplicitamente, il vero scopo dell’ex dirigente giallorosso era quello di inviare un preavviso di sfratto “agli americani”, la lettura dello show di Totti è allora molto diversa. Nell’inchiesta pubblicata da Repubblica lo scorso 29 maggio sui veri motivi del turbolento divorzio tra la Roma e l’altro capitano, Daniele De Rossi, il giornale aveva riferito di come il club e il relativo progetto per costruire un nuovo stadio avessero scatenato in città enormi appetiti. Ieri, durante i 90 minuti di conferenza, l’impressione che questi appetiti abbiano finalmente trovato una loro espressione è stata a tratti molto forte.

Così forte che la Roma, in una nota ufficiale, si è lamentata dei “ripetuti riferimenti” di Francesco a “una nuova proprietà” e delle “informazioni raccolte da Totti stesso in tutto il mondo circa soggetti interessati al club”. Attività — si specifica — “svolta senza alcun mandato”, perché Pallotta “non ha alcuna intenzione di mettere in vendita il club adesso o in futuro”. L’irritazione, tanto a Boston quanto a Trigoria, è ormai così palese che si sta pensando di segnalare le parole di Totti direttamente alla Consob, chiedendo all’ente di vigilanza di valutare eventuali profili di aggiotaggio.

A sostanziare i sospetti del club, oltre alle parole esplicite di Totti, anche il profilo non proprio basso tenuto in tutta questa vicenda da Giovanni Malagò. Storico amico del Capitano, grande tifoso romanista, il presidente (in uscita) del Coni sta da tempo lavorando per riposizionarsi. Venerdì scorso in una intervista a Tuttosport aveva fatto scivolare lì una frasetta di quelle che balzano all’occhio: «Non conosco un tifoso di calcio che non sogni di diventare il presidente della sua squadra». Da allora Malagò ha ripetuto ad amici e giornalisti che quella era solo una battuta e che non ha alcuna mira sul club. Anzi, ancora ieri, diceva che lui aveva addirittura sconsigliato “l’amico Francesco” di fare una conferenza stampa con quei contenuti. E però, se così stanno le cose, non si capisce allora come mai Malagò abbia deciso di contraddire nei fatti il suo stesso pensiero, ospitando nel suo studio il debriefing della conferenza stampa, per la quale aveva deciso di “prestare” all’ex Capitano nientemeno che il Salone d’onore del Coni. Una scelta, quest’ultima, ostinatamente difesa da Malagò anche di fronte ai numerosi segnali di contrarietà arrivati nelle ultime ore dai vertici di Sport e Salute, l’ex Coni servizi Spa, già proprietaria della “Sala” nonché legata all’As Roma da un contratto di locazione dello Stadio Olimpico (valore 3,5 milioni di euro annui).


Raggi: «Le bandiere restano sempre»

IL TEMPO - LO RUSSO - Stupore, incredulità, rammarico, ma anche estrema lucidità sono i sentimenti che uniscono e dividono un'intera piazza, una città come Roma, dove Francesco Totti, volenti o nolenti, resterà per sempre una bandiera.

Le reazioni ad una conferenza stampa dove è emersa tutta la verità targata Totti, sono state tante. «Totti, le bandiere restano sempre. I tifosi sanno riconoscere le persone vere. Tu lo sei. Daje France» è il commento a caldo della sindaca Virginia Raggi. Non poteva non dire la sua in un momento storico la vecchia proprietà.

Rosella Sensi ha letto tanta malinconia nelle parole del pupillo di papà Franco: «Francesco non può stare della Roma lontano dalla Roma- ha commentato la ex presidente non ha deciso a cuor leggero, lo conosco troppo bene. Con lui si è tirata la corda. Si è perso qualcosa di unico». Poi l’affondo diretto a Baldini: «Quando si soffre una personalità come Totti si manca di personalità».

I messaggi di stima nei confronti dell’ex capitano cominciano a piovere nell’arco di pochi minuti dopo la conferenza. Resta neutro Silvio Berlusconi: «Non posso entrare in casa d'altri, non conosco la situazione Totti-Roma e Roma-Totti per poter dare giudizi». Su Instagram Vincenzo Montella scrive: «Caro France'’...capire le ragioni, il perché, dare un senso a questa scelta forse è impossibile (o forse no). Soprattutto per chi sa cosa rappresenta la Roma per te. Non ci hai mai spiegato a parole cosa fossero Roma e la Roma. Non era necessario. Lo facevi con i gesti e con l'emozione, coni gol e le imprese. Sei la bandiera della Roma. Sei e resterai per sempre, l'VIII Re di Roma». C'è anche chi prende in prestito la letteratura per dare un giudizio su quanto deciso dall’ex capitano della Roma, come Arrigo Sacchi: «Shakespeare diceva: chi perde la dignità è un miserabile tutta la vita. Totti è stato un grande giocatore, ha dato tanto alla Roma, è stato in compenso idolatrato dai tifosi, amato come nessun altro, e la società lo ha tenuto sempre pagandolo anche copiosamente. Dispiace».

Tra gli allenatori che non hanno avuto la fortuna di averlo c'è Roberto Mancini che al momento non sa rispondere su un eventuale futuro di Totti nelle file azzurre. Più lucida invece l’analisi di Fabio Capello, lui che per diversi anni lo ha visto compiere imprese: «L'addio di Totti mi sorprende un po', ha capito che fare il dirigente è una cosa diversa che giocare. La squadra ha sempre voluto bene a Totti per ciò che ha fatto e dato, ma quando ti viene proposta la giacca e cravatta e la scrivania, è un lavoro completamente nuovo».


La reazione della società: «Visione distorta, volevamo promuovere Totti. E il club non è in vendita»

IL TEMPO - AUSTINI - La botta è dura, impossibile reggere l’urto. La Roma ascolta da spettatrice lontana lo sfogo di Totti dal Salone d'Onore del Coni - unico presente in sala un giornalista dei media ufficiali del club - ma decide comunque di parlare dopo oltre quattro ore dalla fine della conferenza stampa. Non poteva subire e basta e replica con un comunicato formale, freddo e schietto sui più delicati delle accuse di Totti.

«Il Club - si legge nella nota affidata al sito online - è estremamente amareggiato nell'apprendere che Francesco Totti ha annunciato di lasciare la Società e di non assumere la posizione di Direttore Tecnico dell’AS Roma. Gli avevamo proposto questo ruolo dopo la partenza di Monchi ed eravamo ancora in attesa di una risposta. Riteniamo - scrive ancora la società - che il ruolo offerto a Francesco sia uno dei più alti nei nostri quadri dirigenziali: una posizione che ovviamente richiede dedizione e impegno totali, come ci si aspetta da tutti i dirigenti all’interno del Club. Eravamo pronti ad essere pazienti con Francesco - sottolinea la Roma - e ad aiutarlo a mettere in pratica questa trasformazione da grande calciatore a grande dirigente. Il ruolo di Direttore Tecnico è la carica in cui credevamo potesse crescere e in cui ci siamo proposti di supportarlo durante la fase di adattamento».

Poi la frecciata: «Nonostante comprendiamo quanto sia stato difficile per lui decidere di lasciare la Roma dopo trent'anni, non possiamo che rilevare come la sua percezione dei fatti e delle scelte adottate dal Club sia fantasiosa e lontana dalla realtà». Insomma, Totti non ha capito i veri intenti della Roma e si è costruito una realtà tutta sua, questa l’idea di Pallotta & Co., provati dal colpo subìto a livello d'immagine che sarà davvero duro da recuperare.

Quanto al futuro, gli americani mettono le cose in chiaro: la Roma non è in vendita. E avvisano Totti dei rischi di farsi potenziale portavoce di acquirenti più o meno fantasiosi. «Riguardo ai ripetuti riferimenti al suo possibile ritorno con l'insediamento di una nuova proprietà, in aggiunta alle informazioni raccolte da lui stesso in tutto il mondo circa soggetti interessati al Club, ci auguriamo che questa non sia un'anticipazione inopportuna di un tentativo di acquisizione: scenario che potrebbe essere molto delicato in considerazione del fatto che l’AS Roma è una società quotata in borsa. La proprietà non ha alcuna intenzione di mettere la Roma in vendita adesso o in futuro».

La chiusura è gelida e dà il senso di distacco ormai totale tra la società e il suo (ex) simbolo: «Auguriamo a Francesco buona fortuna per quello che deciderà di fare».

 


Baldini, l'uomo ombra che muove i fili da lontano

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Impossibile avere un rapporto con chi non vuole avere rapporti, e soprattutto pensa di essere al centro di tutto e tutti. Non l'ha detta così, Francesco Totti, ma in sintesi è questa la spiegazione che ha dato alla sua storia-non storia, alla travagliatissima e al tempo stesso chiarissima relazione a distanza con il nemico Franco Baldini. Uno che in due anni non l'ha mai cercato, mai l'ha considerato, mai l'ha voluto incontrare per parlare realmente della Roma e che spesso e volentieri (praticamente sempre...) l'ha sorpassato a destra. Forte, ovviamente, del solidissimo legame con Jim Pallotta. Se Totti dopo trenta anni d'amore ha mollato la Roma, Baldini, il presidente ombra che muove i fili da lontano e che si vede nella Capitale ancor meno del suo superiore bostoniano, rappresenta la spinta più forte che il Capitano ha ricevuto per farlo.

LA DETOTTIZZAZIONE Un processo di detottizzazione cominciato, in pratica, otto anni fa e che ha visto il toscano sistematicamente in prima fila. Francesco, una volta smessi i panni del calciatore (A dire il vero mi hanno fatto smettere di giocare, e sapete pure chi è stato...), ha provato a lavorare per la Roma in giacca e cravatta ma, di fatto, non c'è mai riuscito: forse un po' per colpe dovute all'inesperienza, ma tanto per la forza contrastante di Baldini. Che, sia chiaro, aveva tutto il diritto di non condividere le scelte di Francesco: bastava dirglielo, però. E così dopo mesi e mesi di amara inutilità, Totti ha alzato le mani: via io o via lui, il bivio estremo. E, ovviamente, via io. Con Pallotta silenzioso spettatore, ammaliato da sempre dal canto del gallo toscano.

OBIETTIVO CENTRATO La Roma, anzi Baldini voleva arrivare esattamente a questo punto: deromanizzare la Roma (via De Rossi e Totti in meno di un mese: record probabilmente imbattibile), e Francesco, comportandosi da uomo non disposto ad accettare tutto, gli ha dato una mano. Dandola anche a se stesso, seppur con la morte nel cuore. Ma con grande, immensa dignità. Si è separato dalla sua Roma pur di non condividere, o solo tentare di farlo, idee e programmi con un dirigente che non ha mai stimato e che mai l'ha stimato. E che non ha perso occasione per ribadire pubblicamente al mondo, e a Totti in primis, la sua centralità.
Adesso, però, mister Franco non avrà più l'alibi dell'ingombrante Totti, non subirà più il peso di un uomo scomodo in squadra o in sede e, quindi, avrà tutte le possibilità per aiutare la Roma a vincere qualcosa. Cosa che non capita da molto prima di quel giorno di otto anni fa in cui, a Trigoria, il rientrante Baldini disse: non so perché sono tornato alla Roma. Tranquillo, adesso lo abbiamo capito tutti.


Stadio e mercato, Pallotta rilancia così

IL TEMPO - BIAFORA - James Pallotta non ha nessuna intenzione di vendere la Roma. Il presidente giallorosso, descritto come più carico che mai dai suoi collaboratori più stretti, lo ha ribadito per l'ennesima volta con un comunicato apparso sul sito ufficiale del club e in via informale a chi gli domandava se fosse arrivato il momento di un disimpegno dopo le pesanti parole pronunciate da Totti in conferenza stampa.

L'imprenditore di Boston, a quasi otto anni di distanza dal closing con Unicredit del 18 agosto del 2011, ha smentito in molteplici occasioni qualsiasi trattativa perla cessione del club a fondi legati all’emiro del Qatar e ora guarda con fiducia alla prossima stagione, ben consapevole de gli errori commessi negli ultimi anni, da non ripetere più in futuro. La prima mossa per cercare di risollevare la squadra ed un ambiente con il morale ai minimi termini è stata la scelta di Fonseca, reduce dall'esperienza allo Shakhtar, nella quale ha portato a casa sette trofei in tre anni.

Nel faccia a faccia di Londra il tecnico portoghese ha conquistato Pallotta, pronto ad accontentarlo sul mercato grazie ad acquisti mirati effettuati in sintonia con Petrachi. Il direttore sportivo entrerà ufficialmente in carica dal 1° luglio, ma entro quella data avrà già dovuto risolvere l’arduo compito di reperire le plusvalenze necessarie per chiudere il bilancio nei limiti imposti dal Fair Play Finanziario. Nelle dichiarazioni di ieri Totti ha parlato di 50-60 milioni da reperire, cifra che dovrebbe essere raggiunta con le cessioni di Dzeko, Manolas e Ponce. L'attaccante argentino ha già trovato l’accordo con lo Spartak Mosca ed è pronto a salutare a titolo definitivo i colori giallorossi per poco meno di 8 milioni di euro. Non si registrano passi avanti per il trasferimento del centravanti bosniaco all'Inter, la cui offerta è ben distante dalla richiesta di Petrachi: il ds ha fatto chiaramente capire al collega Ausilio che i 10 milioni messi sul piatto non basteranno per arrivare alla fumata bianca. Ancora tutto da decidere il destino di Manolas, la cui mancata partenza (è corteggiato dal Napoli e seguito dal Milan) potrebbe essere colmata dall’addio di Florenzi, che ha un valore residuo a bilancio di appena 1,8 milioni di euro e rappresenterebbe una grossa plusvalenza.

Ultimo ma più importante tassello da sistemare è quel lo sullo Stadio della Roma, il cui iter per la costruzione è iniziato nel lontano 2012, prima con il conferimento a Cushman & Wakefield del mandato per l’individuazione dell’area dove costruire l'impianto e poi con la firma ad Orlando con il costruttore Parnasi per l'accordo su Tor di Valle. Domani andrà in scena il 109° incontro trai tecnici dei proponenti e quelli del Comune di Roma per trovare una quadra sulla Convenzione Urbanistica, ovvero il contratto che regola il rapporto tra Campidoglio e proponenti. L'intenzione della giunta Raggi è quella di portare a casa la realizzazione del progetto, senza arrivare ad una rottura nelle trattative, guidate in casa Roma da Baldissoni. A viale Tolstoj, dopo i quasi 90 milioni di euro spesi fino ad oggi - che si aggiungono agli oltre 200 investiti dalla proprietà tra acquisto e aumenti di capitale effettuati - per la futura casa dei romanisti c'è ottimismo, soprattutto dopo l’ultima riunione, nella quale sono stati compiuti alcuni passi in avanti. È da qui che si ripartirà domani, con la speranza di arrivare ad un accordo. «Non vedo l’ora che abbia inizio un nuovo futuro», ha detto Pallotta qualche giorno fa.


Un boom mondiale: il saluto del Capitano visto dall’estero

IL MESSAGGERO - Francesco Totti e la Roma, una storia solo italiana? Macchè. La conferenza stampa ha fatto il giro del mondo. In particolare la frase «Oggi potevo anche morire, forse sarebbe stato meglio», ha catturato l’attenzione delle testate internazionali.

È il caso di AS, che titola proprio così. Mundo Deportivo si limita alla cronaca: «Totti spiega i motivi per cui se ne va dalla Roma».In Inghilterra si scomoda addirittura la BBC, che piazza la notizia di spalla a quella principale. Il DailyMail invece si sofferma nel titolo sulle dichiarazioni nei confronti della proprietà americana.«Lasciare la Roma è come morire. Totti si dimette e attacca la proprietà americana». Titoli identici, «FrancescoTotti lascia il suo ruolo di dirigente della Roma», (e persino la stessa foto!) per L’Equipe e France Football, che informano la Francia nel pallone della decisione di Totti di lasciare la Roma.

In Germania Kicker parla di «Big Bang nella città Eterna». In Portogallo invece ci si concentra sulle dichiarazioni che riguardano il nuovo tecnico romanista e O Jogo esagera, sostenendo che «Totti lascia la Roma e la ragione è l’arrivo di Paulo Fonseca». E addirittura negli USA, sebbene sia appena iniziata la giornata, interviene l’Idaho Statesman, che chiosa:«L’addio di Totti mette pressione alla proprietà americana».

 


La dinastia Totti a Trigoria continuerà con Cristian

IL MESSAGGERO - CARINA - Per un Totti che se ne va, ce n’è un altro che rimane a Trigoria. Fino a prova contraria. Si tratta di Cristian, primogenito di Francesco, che essendo nato del 2005 quest’anno giocherà negli Allievi élite. L’allenatore è Rubinacci, un fedelissimo di Bruno Conti, e al momento - nonostante la querelle tra il club (come dimostra il comunicato di ieri sera) e Francesco stia salendo di tono - nulla lascia pensare che il ragazzo non farà parte della Roma. Toccherà proprio a Rubinacci constatare se e come Cristian potrà proseguire il suo cammino in giallorosso. Di certo, Totti Jr s’è finora contraddistinto, oltre che per i gol (gioca nel ruolo di attaccante), anche per un bel gesto di fair play che ha fatto poi il giro delmondo. Partecipando ad un torneo Under 14 a Madrid lo scorso settembre, rinunciò a segnare perché il portiere avversario era rimasto a terra dopo uno scontro di gioco. Subito andato a sincerarsi delle condizioni dell’avversario e a scusarsi, attirò su di sé l’attenzione dei media spagnoli con un filmato che poi invase il web.

IL SOGNO CONTINUA Più volte interpellato sul figlio, Francesco ha sempre glissato come solo un buon padre sa fare, consapevole che il cognome che si porta dietro può pesare come un macigno. Per informazioni, chiedere ai fratelli Conti, che avevano un papà che è diventato campione del mondo nel 1982 e un’icona indiscutibile del calcio mondiale. Come poi ha però dimostrato soprattutto Daniele a Cagliari, si può cullare la propria passione e farla diventare un lavoro, anche con qualità minori rispetto al genitore. Quello che ambirebbe fare Cristian anche se il padre più volte gli ha ripetuto che il calcio deve rimanere una passione. A Trigoria, si sussurra che di Francesco abbia ereditato lo stesso modo di calciare. Stesso piede, il destro, stessa incisività con le porte avversarie. Accostarlo al papà è inevitabile. Toccherà a lui provare a rimanere con i piedi per terra e non soffrire i paragoni che inevitabilmente da qui in avanti saranno sempre più frequenti. Debuttare all’Olimpico per ora è un sogno ancora lontano. Cristian s’è dovuto ‘accontentare’ di fare il raccattapalle in diverse gare casalinghe della Roma. La prossima stagione sarà però importante. Quattordici anni infatti è l’età nella quale avviene (o meno) il salto di qualità. O meglio: in un club strutturato e così attento alla maturazione dei giovani come quello giallorosso, il prossimo anno sarà quello nel quale si intuirà se il cammino potrà continuare o meno. La volontà di Cristian è provarci. Ed eventualmente essere giudicato soltanto per quello che farà in campo. Semplicemente come Cristian e non come ‘il figlio di Totti’.


Rosella Sensi: «Il mio Capitano trattato come fosse una figurina»

IL MESSAGGERO - LENGUA - Rosella Sensi fa il suo ingresso al Coni in punta di piedi, quando Francesco Totti nel Salone d’Onore ha terminato la conferenza stampa. I due si lasciano andare a un lungo abbraccio, non serve parlare perché entrambi sanno cosa c’è nel cuore dell’altro. Un feeling mai scomparso anche dopo tutti questi anni, ma che non è mai sbocciato tra l’ex numero 10 e la proprietà americana.

Se Rosella Sensi fosse stata presidente come avrebbe reagito alla conferenza di Totti?
«Credo che un mio giocatore non sarebbe mai arrivato a questo punto perché ci avrei parlato prima. Specialmente con un giocatore come Totti, sapendo il valore che ha Francesco per questa società e nel calcio mondiale».

Come si fa ad arrivare a una rottura del genere con una bandiera come Totti?
«Si è tirata troppo la corda. Bisogna conoscerlo e parlarci perché il suo aspetto un po’ sornione e bonario nasconde la sua determinazione. Quando dovevamo rinnovare il contratto, pur essendo circondato da personaggi competenti, era lui che aveva l’ultima parola. È determinatissimo nelle sue cose, non bisogna mai sottovalutare la sua volontà, competenza e determinazione. Andava tenuto in considerazione, senza trattarlo da gagliardetto o da figurina. È buono e tranquillo, ma il troppo aspettare e pazientare non ha portato a nessun esito, perché poi è arrivato al punto di rottura e non ha dato motivo di ritorno».

La “deromanizzazione” di cui ha parlato Totti dove porterà?
«Non è un’idea giusta e non so dove porterà perché a noi tifosi non è stata spiegata. In questo mondo del calcio oltre al business, devono essere portati avanti dei valori importanti e questi giocatori sono stati simbolo di qualcosa di grande per i bambini che approcciano al calcio non solo qui in Italia, ma in tutto il mondo. Sono persone attaccate alla propria città e che sono rimaste nella stessa società per molti anni. Questi sono valori che non stridono con il business e la modernizzazione del calcio. I tifosi della Roma vogliono vedere una continuità, ma dove sta? La continuità sono Totti e De Rossi».

È difficile parlare con trasparenza ai tifosi?
«Ci va messa la faccia e spiegare. Ha ragione Francesco quando dice che le cose ai tifosi vanno dette come stanno. Ma è anche difficile dirle perché puoi essere soggetto a critiche. Quando si fa calcio succede anche questo, a me è accaduto e soffrivo io per i tifosi. Ma poi i nostri piccoli grandi successi li abbiamo portati casa, lottavamo sempre e qualche Coppa Italia l’abbiamo vita. Però dovevamo dire la verità».

Percepiva la tristezza di Francesco in questi due anni?
«Non riuscivo a vederlo lì seduto allo stadio in quel modo».

Perché?
«Io ho un grande affetto per Francesco, l’ho sempre coinvolto ma non perché fosse necessario, ma perché capivo già all’epoca che era importante coinvolgerlo. Non era necessario interpellarlo, ma sapevo che era importante farlo, ma non per qualche vantaggio ma perché poteva darti consigli importanti. In momenti difficili, lui c’è sempre stato ma perché c’è sempre stato un legame con la famiglia Sensi».

Quando le ha fatto il contratto da dirigente a che ruolo aveva pensato per lui?
«Non potevo pensare a Francesco fuori dalla Roma e pensavo potesse avere un ruolo fondamentale. Direttore tecnico poteva essere quello giusto per lui e se non fosse stato quello sarebbe potuto essere un altro».

Quanto incide l’assenza di Pallotta a Roma?
«Quando vuoi fare il proprietario di una società di calcio devi essere presente. Il calcio non è un business normale, ma è a 360 gradi. Non gestisci numeri, ma parli con le persone, devi vederle, devi capire se un giocatore sta in un certo modo. L’allenatore e i dirigenti non vanno lasciati soli. È una cosa complessa perché devi parlare con gli altri presidenti, devi interloquire con quel mondo. È chiaro, però, che devi avere anche bravi dirigenti perché non puoi fare tutto da solo».

Che uomo era Baldini quando lei lo ha conosciuto?
«Sembrava un uomo mite, poi il calcio lo ha trasformato. Mi dispiace che non abbia ringraziato mio padre che gli ha dato questa opportunità, perché lui all’epoca faceva il procuratore. Penso che abbia un carattere particolare e comunque credo che dopo tanti anni che fai calcio sei cosciente che devi metterci la faccia».

 


Roma e il 17 giugno: felicità e dolore di un anniversario

IL MESSAGGERO - FERRETTI - Totti è la Roma, ha sentenziato due anni fa la Curva Sud, il cuore pulsante del tifo giallorosso. Difficile, e non soltanto numeri alla mano, non essere d'accordo con la gente che ha una Lupa tatuata sulla pelle e che l'ha omaggiato in quel modo. Francesco, per un numero infinito di anni, non è stato soltanto il Capitano della Roma, ma anche il capitano dei tifosi giallorossi. Perché a loro, nel bene e nel male, ha dedicato tutta la propria vita calcistica. Onorando come pochi altri la maglia dall'alto di un dna a prova di stilettate tosco-statunitensi.

Ha vinto uno scudetto ma non se l'è tenuto per sé, l'ha immediatamente condiviso come dimostrato dalla dedica del 17 giugno di 18 anni fa subito dopo aver battuto all'Olimpico l'amico Gigi Buffon, allora portiere del Parma. E' vostro, è vostro... il suo urlo dal campo un attimo dopo la prima delle tre reti tricolori. Francesco, del resto, da calciatore è sempre stato così: generoso come sanno esserlo soltanto coloro che amano distribuire il proprio sapere agli altri.
Ha costantemente condiviso la sua arte con il prossimo, con i compagni, con la società, con la tifoseria. E' stato, anzi è amato come nessun altro esattamente per questo: per aver regalato gioie con giocate da Totti, non da tutti. Ha scritto la storia della Roma sistematicamente in positivo, battendo tutti i record che poteva battere ed entrando così di diritto tra gli Intoccabili. Venticinque anni di anni di vita a due colori, e sempre con il sorriso sulle labbra. Anche con una gamba spezzata in due e un pezzo di ferro a tenergli ancora oggi dritta la tibia.

Ha fatto ridere tanto e pure piangere tantissimo, come accaduto a fine maggio di due anni fa. Si era illuso che quello fosse il momento più triste della sua convivenza in Casa Roma, invece si sbagliava. Il peggio, come nei più deludenti film prodotti a Boston, doveva ancora arrivare. Ci hanno pensato in due a ricordarglielo, confezionando un regalo che non avrebbe mai voluto ricevere. E che adesso Francesco terrà lì, in attesa di poter tornare a casa.


Totti, la città non riesce a dirgli addio: «Continuerai a sventolare»

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Trent’anni d’amore fatti a pezzi. Questa la sensazione dopo la conferenza stampa di addio di Totti, condivisa anche da chi ha assistito dal vivo all'intervento del capitano. «Sono talmente provato da non sentire più neanche le emozioni – rivela l’attore Andrea Carpenzano, che ha indossato la maglia della Roma nel film «Il Campione» di Leonardo D’Agostini –. Mi fa impressione il suo addio obbligato, si sta sgretolando tutto». Difficile restare lucidi, perciò è apprezzabile il tentativo di Lorenzo Pellegrini, dal ritiro dell’Under 21, di accarezzare i romanisti. «Oggi è una giornata particolare per le persone che vogliono bene a Francesco, come è stato per Daniele».

Come è potuto accadere che sia finita così? Secondo l’ex d.s. Walter Sabatini, «per l’ambiguità perenne della Roma. Peccato, perché Totti aveva l’esperienza per fare il d.t. Così hanno perso entrambi». «Mi auguro, spero, anzi credo sia solo un arrivederci», auspica Damiano Tommasi. E questo, davvero, oggi lo sperano tutti i romanisti.


Il verbo di Francesco diventa universale

IL TEMPO - F. SCHITO - «I presidenti passano, gli allenatori passano, i giocatori passano, le bandiere no». Che Francesco Totti sia stato, è e sempre sarà una bandiera della squadra giallorossa è innegabile, a darne ulteriore dimostrazione è stato l'evento mediatico che ha dell'incredibile creato attorno a quella che è stata la conferenza stampa di un dirigente che dà le dimissioni.

Certo, non si parla di un dirigente normale, si tratta di un campione, di un uomo che aveva scelto di legare a doppio filo la sua vita professionale e non solo a una fede calcistica. Un calciatore che ha scritto pagine indelebili di storia di una società da cui poi ha scelto di separarsi forse per troppo amore. A fare da cornice - diciotto anni dopo la conquista del terzo scudetto giallorosso all'addio di un simbolo che tale rimarrà per sempre nel cuore e nelle menti della sua gente è stato il Salone d'Onore del Coni. Al suo fianco, il presidente Giovanni Malagò e Paolo Condò, che ne ha raccontato le gesta nella sua biografia uscita lo scorso 27 settembre e che ieri ha moderato la sua ultima conferenza da dirigente della Roma, fresco di dimissioni.

Francesco è arrivato accompagnato da Silvia Blasi, sorella maggiore di Ilary. Ad accoglierlo, oltre a centinaia di giornalisti e fotografi, anche vecchi amici che hanno scelto di supportarlo in questa sua ultima uscita da romanista, per il momento. Seduti ad ascoltarlo c'erano Vincent Candela che con lui ha festeggiato il terzo scudetto romanista il 17 giugno di 18 anni fa, Alberto Aquilani, Odoacre Chierico che ha lasciato il ruolo che ricopriva nel settore giovanile per lasciar spazio al figlio Luca impegnato con la Primavera di Alberto De Rossi, Marco Cassetti, Carlo Cancellieri, l'avvocato Taormina e Sebino Nela, un altro che di scudetti con la Roma se ne intende. Presente al Salone d'Onore del Coni anche il bambino che interpreterà il giovane Totti nel documentario che racconterà la sua vita e sarà presto sugli schermi, nonché diversi direttori dei maggiori quotidiani sportivi e non e i giornalisti con cui si è confrontato per tutta la sua carriera.

A rendere universale il verbo di Francesco è stata soprattutto la copertura televisiva, con Sky Sport che ha mandato in diretta la conferenza dell'ormai ex dirigente giallorosso, così come ha fatto anche Rai Due, in un'edizione speciale del Tg Sport con tanto di Rosella Sensi ospite in studio a commentare le parole di Totti in una diretta durata circa un'ora e mezzo. Sia durante, sia dopo la conferenza, i social network sono stati letteralmente invasi da commenti relativi a quanto detto dall'ex numero 10 della Roma. Su Twitter, a due ore dal termine della conferenza, c'erano otre 15.000 tweet relativi a #Totti, trending topic d'eccellenza di giornata sul social dei cinguettii. «Lasciare la Roma per me è come morire», le parole della bandiera giallorossa.

Un sentimento fin troppo condiviso dal suo popolo, come si legge sui social. Una pagina amara della storia della Roma si è consumata in diretta nazionale, si è diffusa sui siti tematici e sui social, sarà argomento di dibattito nei prossimi giorni sulle radio capitoline e nei bar della città. Totti lascia la sua Roma e per le vie della capitale, anche quelle dei social network, torna in auge uno stendardo che ben rappresenta il pensiero della stragrande maggioranza dei supporter giallorossi: «Speravo de morì prima».