La Primavera frena in casa col Cagliari

GAZZETTA DELLO SPORT - Se Pallotta si congratula con l’Under 16 per la vittoria della Lazio Cup, la Primavera è più triste. La Roma anche col Cagliari colleziona l’ennesimo pareggio, questa volta conquistato in rimonta. Grazie alle reti nella ripresa di Celar e Felipe Estrella, i giallorossi blindano momentaneamente il terzo posto solitario. «Se vogliamo arrivare secondi non possiamo più perdere punti per strada: dobbiamo pensare solo a noi e ora alla gara con la Samp», ha commentato amaro Parodi.


Florenzi va k.o: e gli infortuni muscolari ora sono 49

GAZZETTA DELLO SPORT - A un passo da quota 50. Già, perché l’infortunio muscolare alla coscia destra di Alessandro Florenzi è il numero 49 della stagione giallorossa. Magari nel mondo ci sarà pure qualche squadra che avrà sofferto anche di più, ma l’impressione è che questa stagione a Trigoria passerà agli annali di storia per tutte le problematiche muscolari che la Roma ha dovuto affrontare da luglio scorso ad oggi. La situazione di Florenzi verrà monitorata già in giornata, per capire bene l’eventuale entità del danno riportato a Marassi. La speranza, ovviamente, è quella che non sia niente di grave, anche se il terzino destro a Genova è stato costretto a lasciare il campo avendo sentito «tirare». Insieme a Florenzi, probabilmente verrà controllato anche Federico Fazio, che nel finale della partita si toccava il flessore della coscia.


Via alla scontro tra Eca e Leghe: in ballo c'è il futuro del calcio

IL MESSAGGERO - TEOTINO - Che calcio sarà? Il futuro è adesso. Probabilmente le decisioni definitive non saranno prese mercoledì quando a Nyon l'Uefa ospiterà Eca e Leghe europee per un meeting importantissimo, ma le posizioni sono già abbastanza chiare e la posta in gioco alta. Si può riassumere così: verrà varata una Superlega europea che relegherà i campionati nazionali a un ruolo subordinato oppure ci sarà soltanto una Champions rafforzata e con qualche garanzia in più per i grandi club? Istruzioni per l'uso di una discussione dall'esito ancora incerto. Si sta parlando di quanto accadrà dal 2024 in poi. Per le prossime due stagioni si andrà avanti come adesso e per il triennio 2021-24 i format sono già stabiliti: le Coppe europee diventeranno tre, a Champions ed Europa League si aggiungerà una Europa League 2, con 32 partecipanti a ogni competizione, gli stessi meccanismi della Champions attuale e la possibilità di recupero nella League inferiore di squadre eliminate nei turni preliminari. Una soluzione che piace all'Uefa e all'associazione delle Leghe europee, ma non all'Eca, presieduta da Agnelli, associazione che oggi rappresenta 232 club europei ma che è nata dalle costole del G-14 del pallone e continua quindi a sostenere gli interessi delle grandi società.

 

LA RIVOLUZIONE - L'idea dei top club è trasformare la Champions in un super campionato europeo. Inizialmente sempre a 32 squadre, suddivise però in gironi non più da quattro ma da otto. Con una prima fase perciò composta da 14 giornate di andata e ritorno e con play off finali. Sicuramente i play off, ma possibilmente anche le giornate iniziali, secondo l'Eca dovrebbero essere giocati nei week end, spostando i tornei nazionali al mercoledì. Inoltre, si vorrebbe la certezza del diritto per alcune grandi squadre di parteciparvi a prescindere dal loro andamento in campionato. Le motivazioni di questa proposta rivoluzionaria sono di natura prevalentemente economica: i mercati nazionali dei diritti W e delle sponsorizzazioni si stanno saturando, serve qualcosa di nuovo per attirare nuovi investitori. Le Leghe si oppongono a quella che sarebbe una dequalificazione clamorosa dei campionati nazionali e una doccia gelata sulle possibilità e le ambizioni delle squadre piccole e medie e perciò oggi e domani hanno invitato i club a Madrid per studiare contromisure. L'Uefa per ora ha assunto una posizione d'attesa, ma non sembra insensibile alle sirene dell'Eca, che peraltro siede con diritto di voto nell'esecutivo che dovrà prendere la decisione finale. P.S.: alla riunione di Madrid è prevista la presenza di tutte le società italiane tranne Juventus, Inter, Milan e Roma. Se confermata, la mancata presenza della Roma è piuttosto sconcertante, visto che a differenza delle altre tre, non avrebbe alcuna garanzia di partecipare alla Superlega.


In agenda un incontro con l'entourage di Zaniolo, ma il rinnovo non è così sicuro

Il futuro di Zaniolo è sempre più legato alla Roma ed ai colori giallorossi. Infatti, come riferisce Il Corriere dello Sport, il DS Massara ha in programma un incontro con l'entourage di Zaniolo per discutere di rinnovo ed adeguamento contrattuale. Una riconferma che però, viste le ultime prestazioni, potrebbe non essere così scontata come qualche mese fa.


Zaniolo terzo nella lista degli Under 20 più costosi d'Europa

Il CIES ha diramato la lista dei giocatori Under 20 più costosi dei maggiori campionati europei. Presente anche il giallorosso Zaniolo, terzo e valutato 67 milioni di euro. Davanti a lui Sancho del Borussia Dortmund (150 milioni di euro) e Guendouzi dell'Arsenal (70 milioni di euro).


Cellino: "Non voglio indebolire la squadra. Tonali mi ricorda Falcao"

Massimo Cellino, presidente del Brescia, ha parlato ai microfoni di Radio Rai di mercato e della sua intenzione di trattenere i migliori giocatori. Primo su tutto Tonali, nel mirino della Roma:

"Con il Cagliari mi salvavo ogni anno, stare in Serie A non è facile ma proverò a farcela con il Brescia. Il calcio italiano non sata bene, ci sono sempre meno soldi, c'è tanta politica e ci sono tanti problemi. Mi sono ambientato in fretta qui in Lombardia, provo a fare calcio nel modo giusto".

Cosa farete sul mercato?
"In questi anni abbiamo messo davanti a tutto la qualità. Non è facile trovare i giocatori buoni. Non abbiamo solo Tonali e l'ultima cosa che voglio fare è quella di indebolire la squadra. Non so su chi andremo, a oggi non posso fare nomi perché non li so".

Tratterrà Tonali?
"Come ho detto non è semplice trovare giocatori buoni, non voglio commettere gli errori del passato e credo che anche per lui sia giusto continuare a giocare a Brescia ancora un po' per migliorare ancora".

Che effetto le farà tornare a Cagliari?
"Non dimentico la mia terra. Ho provato a pensare ad altro in Inghilterra ma non ce l'ho fatta. Sarà bello tornarci".

Corini è confermato?
"Per me sì, abbiamo l'accordo. Cerco di andarci d'accordo e se non sarà lui a voler andarsene resterà".

Come giudica la situazione legata al Palermo?
"Una vergogna. La squadra mi è sempre piaciuta, sono amareggiato per quello che sta succedendo".

A chi paragona Tonali?
"Mi ricorda Falcao, un giocatore completo che sa difendere e attaccare. Gioca 95 minuti in estrema tranquillità. Ha il sangue freddo di un killer e il sorriso di un bambino. Ci ha aiutato molto ed è una bella sorpresa. È davvero un mezzo marziano e lo dico io che di giocatori forti ne ho visti".


INSIDE PREMIER - Origi tiene viva la lotta al titolo. Stasera tocca al City. Sarri in Champions. Arsenal e United harakiri

INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI  - Missione compiuta per il Chelsea, che vince contro il Watford e vola al terzo posto, scavalcando il Tottenham e conquistando aritmeticamente il pass CHampions. Allo Stamford Bridge Sarri sceglie i titolari per raggiungere i tre punti che sarebbero fondamentali per la corsa alla Champions League. Dentro quindi Higuain e Hazard, in panchina a Francoforte nella semifinale di andata di Europa League. Il primo tempo è tuttavia di grande sofferenza per i Blues, che faticano a macinare gioco contro una squadra in posizione tranquilla di classifica, ben messa in campo da Gracia. Hazard predica nel deserto, Higuain è poco servito e Pedro aiuta poco in fase offensiva. L'occasione migliore dei primi 45' arriva infatti per gli ospiti, con Kepa che deve compiere un grande intervento su Deeney. Per Sarri la notizia peggiore è non tanto il risultato di 0-0, quanto l'infortunio muscolare a Kanté, uscito dopo dieci minuti: la sua presenza nel ritorno contro l'Eintracht è in forte dubbio. Nella ripresa il Chelsea innesta le marce alte e aziona l'ascensore. Arriva infatti su colpo di testa l'-uno-due che decide la partita. È sempre Hazard a imbastire la manovra: il piede del belga invita a nozze prima Loftus-Cheek (48'), poi David Luiz (51'), che con stacchi imperiosi battono Foster. E Stamford Bridge, con il terzo posto a portata di mano, finalmente alza il volume. Prova a silenziarlo Deulofeu, ma il tentativo dell'ex Milan non è preciso. Il Chelsea, forte del 2-0, si trova la partita in discesa e sfruttando l'inerzia cerca ripetutamente il 3-0. Ci va vicino con Pedro e Loftus-Cheek, che concludono una splendida azione corale, e poi con Higuain, ben imbeccato da Jorginho. Foster è bravo a murare il bolide del numero 9. Il Pipita si vendica al 75': il suo taglio è premiato da Pedro, Higuain conclude con un morbidissimo scavetto e trova l'angolino per il 3-0. Poco dopo, esce tra gli applausi dello Stamford Bridge. C'è una finale di Europa League da conquistare. E c'è un terzo posto da difendere, in casa del Leicester.

I Red Devils devono per forza vincere se vogliono continuare a credere nella qualificazione alla prossima Champions League. L'impegno in calendario è di quelli agevoli: l'Huddersfield è già retrocesso e viene da otto sconfitte consecutive. In totale, i Terriers hanno perso in 21 delle ultime 23 gare di Premier League. I primi 25 minuti sono tutti di marca United, che vanno vicini al gol con Lindelof e possono contare su un Sanchez ispirato. La rete arriva dopo otto minuti: la bella combinazione tra Mata, Sanchez e Rashford, unita a una deviazione della difesa dei Terriers, libera al tiro McTominay, che con il sinistro trova l'1-0. Grave però la responsabilità di Lössl, che riesce a deviare solo con il ginocchio un pallone che è decisamente centrale. Lo United legittima il vantaggio anche con la traversa di Pogba su cross di Mata. Nel complesso, lo 0-1 può star stretto alla banda Solskjaer. Nella ripresa i Red Devils entrano in campo meno aggressivi, e l'Huddersfield soffre di meno. Niente che possa far pensare a un pareggio. Eppure al 60' accade l'impensabile. Lo United batte un corner, Lössl blocca e rinvia, lanciando il contropiede. Sul pallone ci sarebbe Shaw, ma il terzino liscia clamorosamente e apre un'autostrada per Mbenza, che fulmina De Gea e trova l'1-1. A niente vale il forcing finale del Manchester: Jones non capitalizza una punizione di Young, Rashford e Chong trovano pronto Lössl. L'occasione del 2-1 arriva a Pogba, ma il francese ha un conto aperto con la sorte, e il suo interno trova per la seconda volta la traversa. Gli otto minuti di recupero (se ne sono persi cinque per la rottura dell'asta di una bandierina) non regalano ai Red Devils il gol della speranza. Solskjaer si dovrà accontentare dell'Europa League. Chissà se lo faranno anche i giocatori.

Subito una fiammata offensiva per i Gunners al 2’, con una conclusione di prima intenzione di Mkhitaryan; il destro incrociato dell’armeno colpisce in pieno il palo alla destra di un battuto Ryan, poi Ozil sul possibile tap-in viene pescato in fuorigioco. Al 9’ Stephens sgambetta Monreal appena entrato in area avversaria e l’arbitro, dopo averci pensato un attimo, concede il rigore all’Arsenal: Aubameyang spiazza il portiere a fil di palo con un destro preciso e potente per il vantaggio dei padroni di casa. Il Brighton prova a sorprendere Leno con una punizione di Gross, ma il centrocampista dei Seagulls prende in pieno il muro della barriera, per l’esattezza la spalla di Papastathopoulos. Alla mezz’ora March prova il tiro sul primo palo ma viene chiuso bene in calcio d’angolo da Lichtsteiner. Leno esce a vuoto su un tiro-cross non particolarmente irresistibile di Bissouma, ma poi si riscatta subito dopo bloccando sulla linea un insidioso colpo di testa di Murray. Sul fronte opposto Ryan è bravissimo a negare la rete del 2-0 sul finire del primo tempo: prima su un tuffo di Mustafi e poi sul sinistro radente di Aubameyang. A inizio ripresa Leno ferma in due tempi il potente tiro in scivolata di March. Al 60’ Xhaka commette una clamorosa ingenuità facendosi saltare da March e poi stendendolo in area; Murray sigla l’1-1 dal dischetto. Emery compie tre sostituzioni contemporaneamente: Kolasinac, Iwobi e Guendouzi rilevano rispettivamente Lichtsteiner, Xhaka e Mkhitaryan. Aubameyang sfiora il 2-1 da due passi calciando con una specie di mossa da arti marziali, ma il pallone è largo. Ci prova al 90’ anche Lacazette in girata, ma Ryan non si fa sorprendere. L’Arsenal è quasi matematicamente fuori dalla zona Champions League. Per sperare di rientrarci nella prossima stagione, i Gunners devono ora concentrarsi sul Valencia per percorrere la strada che porta alla finale di Europa League di Baku.

Che beffa per il Tottenham. Dopo un primo tempo dominato, in cui poteva essere avanti di almeno due reti, la squadra di Pochettino rimane in nove contro undici e al 91' subisce la rete dell'1-0 che la condanna a un altro turno di passione in Premier League. 
Niente turnover per Pochettino, malgrado la semifinale di ritorno di Champions League sia alle porte. Giocano i migliori perché c'è un terzo posto da proteggere dall'assalto di Chelsea, Arsenal e Manchester United. A difendere i pali del Bournemouth c'è l'irlandese Mark Travers, classe '99, all'esordio in Premier League. Il giovane se la cava, eccome. Rischia di subire un gol da centrocampo su tentativo di Lucas Moura, ma poi gestisce l'emozione ed è grazie a lui se il Bournemouth chiude il primo tempo senza reti al passivo. Travers è decisivo prima su un bolide di Alli, poi due volte su Moura, con il brasiliano lanciato a rete in entrambi i casi. Conclude la sua giornata da eroe sventando in corner un colpo di testa del numero 20 di Pochettino. Va vicino alla rete anche Heungmin Son, ma il suo sinistro è alto. Non è giornata per il Tottenham, lo si capisce anzitutto dalle occasioni divorate. Lo si accerta con le espulsioni giunte a cavallo del primo e del secondo tempo: al 43' Son si guadagna gli spogliatoi per una reazione violenta su Lerma, al 48' è il turno di Foyth, autore di un intervento folle a gamba tesa appena due minuti dopo il suo ingresso in campo. Per gli Spurs diventa tutto maledettamente più complicato. 
Pochettino scuote la testa: sa che i suoi stanno mettendo a rischio una qualificazione Champions praticamente già in tasca. L'allenatore argentino fa l'unica cosa sensata: tutti in difesa a proteggere Lloris. Il piano partita riesce fino ai minuti finali, quando gli argini si rompono. Il portiere francese salva su Ibe, Wilson e Mousset e deve pregare in due mischie in area piccola al 90'. Poi un corner battuto da Fraser trova Aké indisturbato: il colpo di testa del difensore regala la vittoria al Bournemouth e la chance di sorpasso al Chelsea, la squadra dove è cresciuto. Il Tottenham resta a 70 punti: l'ultima gara sarà in casa contro l'Everton. Servirà una vittoria per strappare il pass per la Champions. Già, come oggi.

Dal sogno all'incubo e ritorno. Così potrebbe riassumersi il sabato notte del Liverpool, che riacciuffa momentaneamente la vetta della Premier League al termine di una partita infinita a St. James Park: gli uomini di Klopp si portano due volte in vantaggio sul Newcastle, che due volte rimonta. Con il rischio di veder scappare il Manchester City (che ancora deve affrontare il Leicester) e con la paura nel cuore per l'uscita dal campo in barella di Mohamed Salah dopo un brutto colpo alla testa, il Liverpool riesce quindi a trovare il gol vittoria all'86', con i sogni di conquista del titolo che restano inalterati. I Reds partono meglio, con Mané e Salah che si costruiscono tre nitide occasioni nei primi dieci minuti. E al 13' il gol arriva: lo trova Van Dijk con un gran colpo di testa su corner battuto da Alexander-Arnold. Troppo solo nell'occasione il centrale olandese, con in particolare Dummett che se lo perde senza attenuanti. Che il Newcastle voglia giocarsela alla pari si capisce però già al 20', quando Rondon semina il panico nell'area di rigore del Liverpool. Quindi, al 20', arriva il pareggio: Ritche scarica per Rondon, il venezuelano tira a botta sicura con Alexander-Arnold che salva sulla linea di gomito, irrompe però Atsu che ribadisce in rete. Il Newcastle insiste e sfiora anche il vantaggio al 27', ma la sassata di Ayoze Perez si infrange contro la traversa. E appena un minuto dopo, il Liverpool si riporta in vantaggio: l'azione parte sulla destra, con Sturridge che di tacco libera Alexander-Arnold, sul cross di quest'ultimo arriva la girata di destro di Salah in piena area che vale il 2-1. Per lui è la rete numero 100 nei campionati europei. La squadra di Klopp sulle ali dell'entusiasmo continua ad attaccare, ma Dubravka è attento su Sadio Mané. A inizio ripresa è quindi Sturridge a sprecare una grande occasione per il tris, sparando alle stelle un buon pallone in area. Ma i Magpies, mai domi, un po' a sorpresa pareggiano al 54': corner battuto da Ki Sung-Yong, la palla esce dall'area, Manquillo la rimette dentro e Rondon trova la deviazione decisiva su cui Alisson nulla può. Per il Liverpool piove sul bagnato, perché Klopp è costretto a rinunciare alla sua stella Momo Salah al 73': l'egiziano stramazza al suolo dopo uno scontro fortuito con Dubravka e lascia il campo in barella e in lacrime, con le mani sul volto. Al suo posto in campo entra Divock Origi e proprio il belga trova la deviazione decisiva su punizione di Shaqiri che regala ai Reds i tre punti che potrebbero rivelarsi determinanti nell'appassionante duello con il Manchester City di Guardiola.

Negli altri match di giornata: Continua la rincorsa del Wolverhampton a un possibile posto in Europa League (cui sarebbe qualificata la settima in classifica in caso di vittoria della FA Cup da parte del Manchester City). E i lupi, battendo per 1-0 il Fulham già retrocesso, sono sempre più soli proprio nella prima posizione alle spalle delle sei big. Allo stadio Molineux decide una rete di Dendoncker al 75'. Molto più rotondo il 3-0 con cui il West Ham ha la meglio sul Southampton: la doppietta di Arnautovic (16' e 69') spiana la strada ai londinesi, con Fredericks che fissa quindi il risultato al 72'. Amarissima invece la sconfitta interna del Cardiff City contro il Crystal Palace, che vale l'aritmetica retrocessione in Championship per i gallesi. Finisce 3-2: dopo il vantaggio ospite firmato da Zaha al 28', al 31' è già 1-1 dopo l'autogol di Kelly. I Glaziers però prendono il largo grazie alle reti di Batshuayi al 39' e Townsend al 70'. Inutile il gol di Reid al 90' che accorcia le distanze ma non basta al Cardiff per conservare un posto in Premier League.


Cairo: "Petrachi resterà con noi. Non vero ciò che si legge sui contatti con la Roma"

Urbano Cairo, presidente del Torino, è tornato a parlare del DS Petrachi e delle voci di mercato che lo vorrebbero prossimo al trasferimento alla Roma. Queste le sue parole ai microfoni di Radio Rai:

"L'ho già detto e mi sono stupito delle tante voci. Abbiamo un contratto fino al 2020 e non do peso a ciò di cui si parla, visto che se ci fosse stato qualcosa con un altro club me l'avrebbe detto. Penso che resterà con noi e che non siano vere le cose che si leggono sui suoi contatti con la Roma".


La Roma punta Cragno e Barella, obiettivi anche dell'Inter

La Roma, non è un segreto, ha messo gli occhi su due talenti del Cagliari. Stiamo parlando del portiere Cragno e del centrocampista Barella. Entrambi sono in cima alla lista dei desideri del club giallorosso, che con Cragno vorrebbe sostituire Olsen e con Barella dare maggior freschezza al centrocampo. Obiettivi difficili ma non impossibili, avendo anche in Luca Pellegrini (in prestito al club sardo) una possibile pedina di scambio. Ma, come riferisce calciomercato.it, c'è da battere la concorrenza dell'Inter che è su entrambi i giocatori ed è pronta a sborsare 50 milioni per Barella.


Il futuro di Conte legato a quello di Allegri. La Juventus potrebbe optare per un ritorno

La Roma segue ancora Antonio Conte, su cui vi è anche l'Inter; ma non solo. Infatti su Conte, come riferisce il Corriere dello Sport, vi sarebbe anche il PSG che sta considerando il futuro di Tuchel. Altro nome in corsa per la guida del club parigino è quello di Massimiliano Allegri, che aspetta di parlare con il presidente Agnelli prima di decidere sul suo futuro. Qualora accettasse il PSG, la Juventus potrebbe puntare su un ritorno in panchina di Conte, beffando così la Roma.


La fatal Genova

INSIDEROMA.COM - MASSIMO PAPITTO - Erano 10 anni che la Roma non vinceva a Genova due gare consecutive di campionato nella stessa stagione e neanche quest’anno ci è riuscita. Lo 0-1 contro la Sampdoria di un mesetto fa non ha avuto seguito ieri, quando il pareggio di Romero nel recupero, ha negato quasi definitivamente il sogno di inseguire il posto Champions per la prossima stagione.

I minuti di recupero. Maledetti minuti di recupero in questa stagione perché la Roma ben quattro volte, compreso ieri, si è vista costretta ad uscire dal campo con il rammarico di non essere riuscita a portare a casa il bottino pieno. Era successo a San Siro contro il Milan con il gol di Cutrone arrivato al novantacinquesimo minuto sul punteggio di uno a uno, era successo a Napoli con Mertens al novantunesimo con la Roma che vinceva uno a zero, era successo poi a Cagliari in una partita tragicomica dove Sau pareggio i conti al novantacinquesimo con la Roma addirittura in vantaggio numerico di due uomini e per ultimo è successo ieri a Genova con Romero bravo a sfruttare errori difensivi in serie della difesa romanista.

In totale sette punti persi nel tempo di recupero, sette punti che avrebbero permesso alla Roma di stazionare tranquillamente in terza posizione con la qualificazione in Champions League in tasca e con la possibilità di programmare meglio la prossima stagione. Così non è stato purtroppo e allora ecco che ora ci vorrebbe un vero miracolo che neanche Ranieri credo sia in grado di fare. Il pareggio di Genova sembra suonare come una sentenza, un voler ricacciare indietro una Roma che stava faticosamente cercando di rimettere in piedi una stagione nata male e proseguita peggio. Il gol di El Shaarawy aveva dato l’illusione di un ennesimo uno a zero che sarebbe stato pesantissimo ma il gol di Romero ha rimesso poi le cose a posto. Gli errori della difesa, dei tre in marcatura su Romero e di Mirante fermo nella terra di nessuno, sono sotto gli occhi di tutti e stanno a significare che la Roma non è guarita e che è soltanto una squadra che stava e sta tentando di darsi una “raddrizzata” per cercare di centrare un obiettivo considerato essenziale per la programmazione sportiva futura.

Ora però così tutto si fa più tremendamente complicato. L’eventuale arrivo in panchina di Antonio Conte sarebbe visto come un segno di rinascita, di ricostruzione, di rilancio delle ambizioni. Con o senza Champions League del prossimo anno. Ora sta a Pallotta decidere cosa fare. Rilanciare o vivacchiare. La linea sottile è questa. In gioco c’è il futuro prossimo della Roma possibilmente da non sbagliare ancora.


INSIDE LIGA - Disastro Simeone. Zidane ok sul Villarreal. Barca ko con vista Champions. Retrocede il Rayo Vallecano

INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI  - "Iker, todos contigo". Siamo tutti con te, Iker. C'è scritto questo sulla maglia che i giocatori del Real Madrid indossano prima della partita. Un messaggio mandato a Casillas, colpito da un infarto in settimana. La leggenda del madridismo è ricordata anche dagli striscioni e dai cori dei tifosi Blancos. Il Santiago Bernabeu gli dedica tutto il primo minuto di gioco intonando il suo nome. Zidane sceglie il trio "bis", composto da Brahim Diaz-Mariano-Lucas Vazquez, lasciando in panchina Isco, Asensio e il rientrante Vinicius. A centrocampo spazio a Federico Valverde, che prende il posto di Modric. In porta confermato Courtois, Navas va in panchina. Passano due minuti e il Real è già avanti. Cazorla (in difficoltà per tutto il match) dorme e si fa soffiare il pallone da Brahim Diaz: il pallone arriva a Mariano, che di punta firma l'1-0. Le Merengues hanno l'occasione per trovare il raddoppio in contropiede, ma Andres Fernandes è bravo a chiudere la porta. E il Villarreal punisce con una rete che ricorda quella dell'1-0. All'11' è Casemiro ad addormentarsi e a spalancare le porte del contropiede del Sottomarino Giallo: Gerard Moreno non si fa perdonare e con un gran sinistro trafigge Courtois. La partita è ricca di occasioni da una parte e dall'altra: i Blancos trovano un palo con Carvajal e vanno vicini al 2-1 con Marcelo, gli ospiti si fanno vedere con Fornals e Chukwueze. La rete arriva al 38': Kroos gioca un corner corto sui piedi di Marcelo, il tiro del brasiliano trova fortunosamente Vallejo, che segna a porta vuota e regala il secondo vantaggio al Real Madrid. Anche la seconda frazione inizia con una rete. È ancora Mariano Diaz a trovare il gol. È il 48' quando Valverde pesca Carvajal con una grande imbucata: il terzino non deve far altro che appoggiare per il nuovo numero 7 madrileno, che segna a porta spalancata. Per Mariano è la terza rete in Liga. Il Villarreal prova a reagire con Chukwueze, che crea scompiglio sulla destra e scocca un sinistro a giro che Courtois lascia scorrere sul fondo. Nel Real Madrid il migliore è forse Brahim Diaz, alla costante ricerca del primo gol in Liga. Lo sfiora al 57', quando con una sterzata si libera del diretto marcatore, ma il suo destro è deviato in corner da Andres Fernandez. Il portiere ospite si ripete otto minuti più tardi sul tentativo di Marcelo. Le squadre si allungano e lo spettacolo ne trae vantaggio: ogni ribaltamento di fronte è potenzialmente un'occasione da rete. Vinicius, entrato al posto di Brahim Diaz e applaudito a lungo dal Bernabeu, banchetta negli spazi larghi e dai suoi piedi parte l'occasione del poker che non viene sfruttata da un Mariano poco cattivo. Il Sottomarino Giallo avrebbe le occasioni per il 3-2 con Chukwueze (sinistro fuori di poco) e Gerard Moreno. Su quest'ultimo Courtois è bravo a cadere rapidamente a terra e a deviare la conclusione. Il gol della bandiera arriva solo al 93', con un gran sinistro in contropiede di Jaume Costa. Finisce 3-2. Il Real Madrid va a 68 punti: l'Atletico è a 74 e il sorpasso, con sole due gare da giocare, è comunque un pensiero improbabile da realizzare.

Una vittoria dal forte sapore di Champions League per il Getafe. Il 2-0 al Girona è firmato da Molina, che al 16' sblocca il risultato con un bel diagonale, e da Angel (77') che trasforma un'azione di contropiede. Gli Azulones restano quarti e volano a 58 punti, tre in più del Siviglia. Il Valencia è a -6 ma ha una gara in meno. Gli scontri diretti con gli andalusi sono a favore, mentre quelli con il Valencia sorridono alla squadra di Marcelino. E domenica prossima c'è una sfida da far tremare i polsi: il Barcellona al Camp Nou. Sarà battaglia.

L'Eibar batte il Betis grazie a una rete al 45' di Valdes Diaz, che raccoglie un corner basso e batte Robles con un diagonale potente. La squadra di Setien avrebbe l'opportunità di pareggiare, ma Lo Celso fallisce un calcio di rigore al 67'. Poco male per la classifica: entrambe le squadre hanno poco da chiedere al campionato, solo l'Eibar conserva remote chance di qualificarsi in Europa League.

Un Barcellona rimaneggiato cade sul campo del Celta Vigo, che ora vede sempre più vicino il raggiungimento della salvezza. Dembelé è costretto a lasciare il campo per un infortunio alla coscia destra dopo appena 4 minuti di gioco; al suo posto entra Collado. Al 10’ Maxi Gomez prova un destro sul primo palo che termina di poco a lato. Il Barcellona è in pieno controllo del match. Tuttavia, il Celta Vigo prova a creare qualche grattacapo ai campioni di Spagna, con Cillessen che è costretto a smanacciare come può il calcio d’angolo battuto da Boudebouz. La prima vera occasione per i blaugrana arriva al 41’: Wague conclude con un diagonale basso, respinto da Blanco. Allo scadere ci prova anche il subentrato Collado ma il suo mancino dai 25 metri termina di poco a lato. La ripresa si fa decisamente più emozionante. Il Celta si porta in vantaggio al 50’ con il tap-in di Araujo dopo la parata di Cillessen sul colpo di testa di Cabral, ma il tutto viene poi annullato dal Var per una posizione di fuorigioco dello stesso Araujo. I padroni di casa sfiorano comunque il gol dell’1-0 al 60’: la conclusione dal limite da parte di Iago Aspas finisce alta non di molto sopra la traversa. Cillessen riesce a bloccare il pericoloso colpo di testa ravvicinato di Boudebouz, ma nulla può sulla volée in spaccata sul primo palo di Maxi Gomez, che sfrutta alla perfezione il cross dalla destra di Boudebouz. Il Barcellona era rimasto momentaneamente in dieci uomini per l’infortunio di Todibo, sostituito poi da Murillo. La formazione di Valverde va all’assalto finale alla ricerca almeno del pareggio, ma all’88’ è costretta a capitolare definitivamente sul rigore trasformato da Iago Aspas; il penalty era stato assegnato con l’ausilio del Var per un tocco di mano di Umtiti. Passo in avanti importantissimo dei galiziani in chiave salvezza.

Una pessima versione dell'Atletico Madrid si fa surclassare a Barcellona. Non però dai blaugrana dominatori della Liga spagnola, bensì da un ottimo Espanyol, che in questo modo tiene vivi i propri sogni di centrare la qualificazione alle coppe (l'Athletic Bilbao è distante tre punti in classifica). Grande protagonista del match è Borja Iglesias, che grazie alla sua doppietta raggiunge anche un certo Antoine Griezmann a quota 15 gol nella classifica dei marcatori. 
I Colchoneros non partono nemmeno male: già dopo 3 minuti Morata ha una buona occasione, con l'ex milanista Diego Lopez che però riesce a opporsi. Al 12', però, su iniziativa dello stesso Morata, il portiere dell'Espanyol pasticcia con il pallone, di fatto lo consegna a Koke, ma riesce poi a rifugiarsi in calcio d'angolo. Sul corner la palla arriva sul secondo palo, Savic ci arriva con il colpo di testa, ma la schiaccia fuori. I catalani, dopo aver fatto sfogare gli avversari nei primi minuti, riescono però ben presto a rialzare la testa: lo si capisce già al 25', quando Roja serve un gran pallone in area a Iglesias, che stoppa elegantemente e apre sulla destra per Wu Lei. Il talentuoso cinese viene però chiuso alla grande da Godin. Dopo un tentativo dalla distanza di Darder per l'Espanyol e due occasioni per l'Atletico (Lopez risponde presente sia sul colpo di testa di Savic che sul bolide di Lemar), a pochi secondi dall'intervallo l'Espanyol la sblocca: Pedrosa galoppa sulla sinistra, supera in velocità Rodrigo e la mette al centro, Godin ci arriva per primo ma il suo intervento in scivolata si trasforma in un clamoroso autogol. 
E lo stato di grazia dei Blanquiazules continua anche nella ripresa: al 52' Melendo trova un pallone strepitoso in profondità per Borque Iglesias, il centravanti scatta sul filo del fuorigioco, sfugge alla marcatura di Filipe Luis e batte Oblak con una gran conclusione in diagonale. Qui di fatto i Colchoneros si sciolgono: in tre quarti d'ora si rendono pericolosi solo con un tentativo sottomisura di Saul sugli sviluppi di un corner e poi con un bel destro rasoterra di Correa che finisce in rete, ma con gioco già fermo per offside. Dall'altra parte Granero e Pedrosa sono immarcabili (quest'ultimo costringe anche Oblak a una grande parata al 66'). E all'89' l'Espanyol si rende protagonista di un'altra ripartenza: Melendo lancia Puado, che entra in area e viene abbattuto da una spallata di Juanfran. Inevitabile il rigore, che Borja Iglesias trasforma. E la giornataccia dell'Atleti è completa.

Che batosta in Andalusia per Monchi and co. Siviglia che sembra essere poco in partita sin dalle prime giocate, con il Leganes che appare più reattivo e pronto per interpretare al meglio la sfida del Sanchez Pizjuan. Sensazioni confermate all’8’, Promes forza un pallone in uscita, Silva recupera e attacca l’area, pallone che passa e arriva a En-Nesyri che controlla appena dentro l’area con il sinistro e mette sul secondo palo dove Vaclik non può arrivare. Padroni di casa che non reagiscono, Pepineros che continuano a giocare con leggerezza, come dimostra Oscar Rodriguez con una doppia ruleta in mezzo ai giocatori di Caparros. La serata complicata del Siviglia prosegue al 20’ quando su una lunga rimessa laterale la difesa resta a guardare il pallone che cade in area e arriva a Braithwaite che controlla e batte di nuovo Vaclik. Il pubblico di Siviglia fischia la squadra, Caparros prova a cambiare inserendo Gonalons già prima dell’intervallo per trovare più idee di gioco, senza successo. Siviglia che anche nella ripresa continua a essere confusionario e poco organizzato, ci prova un paio di volte Sarabia a dimezzare lo svantaggio, ma si tratta di iniziative estemporanee e del tutto individuali. Bryan Gil, canterano del 2001, pizzica la traversa dal limite dell’area al 78’, pochi minuti prima che il Leganes chiuda la questione con Oscar Rodriguez all’82’. Rigore in movimento a porta vuota su un pallone giocato indietro, Jesus Navas prova a salvare deviando però il pallone in retee il pubblico del Sanchez Pizjuan decide di aver visto abbastanza e abbandona le tribune. Il Leganes festeggia la matematica salvezza, il Siviglia resta a 55 punti. Il Getafe ora può allungare al quarto posto, mentre il Valencia può agganciare la squadra di Caparros.

Negli altri match di giornata, punti importanti in palio per la zona Europa e per la zona salvezza. Importantissima la vittoria ottenuta dalla Real Sociedad sul campo dell'Alaves: un 1-0 che vale l'aggancio all'ottavo posto in classifica, a pari punti con l'Espanyol è a sole tre distanze dall'Athletic Bilbao settimo. Decisiva un'iniziativa di Willian Jose al 24', con un destro dal limite deviato in maniera decisiva da Manu Garcia. Fondamentale anche il 4-1 con cui il Levante ha regolato il derelitto Rayo Vallecano, che nonostante la fresca vittoria sul Real Madrid resta desolatamente penultimo in classifica. I Granotes si portano invece a +3 sul Valladolid terzultimo al termine di una partita decisa già nel primo tempo: Campana ha portato in vantaggio i suoi al 14', poi, dopo un rigore sbagliato da Morales al 30', è stato Vezo a raddoppiare al 43'. Alvaro Garcia ha dimezzato lo svantaggio per i madrileni al 71', ma il Levante ha chiuso la partita grazie all'uno-due di Jason e Bardhi all'85' e al 90'.