Derby a scanso di equivoci
MESSAGGERO - BERNARDINI - Oh nooo. Ci risiamo. A nove anni di distanza riecco Ranieri alla guida della Roma. Si gioca la Champions. Ironia del destino tra lui e l'obiettivo c'è un'altra volta la Lazio che, e questo fa sorridere davvero, incontra i nerazzurri. No, non l'Inter di Mourinho ma l'Atalanta di Gasperini. Da giorni in città non si fa altro che ricordare quella volta in cui i biancocelesti persero contro Eto'o e compagni con tanto di striscione ironico Oh nooo alle reti di Samuel e Thiago Motta. Un ko che di fatto compromise la corsa scudetto della Roma. La paura dei romanisti è che la Lazio lasci vincere l'Atalanta per intralciarne nuovamente il cammino. Immediata l'imbeccata con una domanda nella conferenza stampa della vigilia a Trigoria. Ranieri, tecnico furbo e navigato, non perde l'occasione di agitare le acque: «Così fu»attacca, poi in modo più diplomatico prosegue «A me non interessa, a queste cose ci deve pensare la Lega. Io penso a giocare, ad allenare. Sono sempre stato una persona leale, e questo per me è importante».
BOTTA E RISPOSTA Le acque agitate in poche ore si sono trasformate in uno tsunami. La polemica Capitale, per gli appassionati del genere, è nuovamente servita. Ecco allora, e non poteva essere altrimenti, la dura risposta da Formello per bocca del il portavoce del club biancoceleste, Arturo Diaconale: «Credo che su queste dichiarazioni di Ranieri debba intervenire la Lega dato che si tratta di affermazioni gravi e pesanti. Il tifoso può dire quello che vuole mentre la persona responsabile deve compiere dichiarazioni che siano suffragate da prove altrimenti diventa tutto esclusivamente offensivo verso una squadra e una società che non lo merita. L'allenatore che mischia i due ruoli e effettua dichiarazioni da tifoso e non da dirigente responsabile credo che sia un fatto di cui debba occuparsi la Lega. Non possiamo accettare epiteti di un certo genere che non ci meritiamo. Dichiarazioni frutto di una mentalità che porta a preparare la gara di domenica facendola giocare al massimo delle forze, ma questo non vi era bisogno di sottolinearlo. La Lazio farà la propria parte giocando al 100% e disputando una grande gara contro l'Atalanta».
INTERVIENE IL PM Immediato l'intervento della Procura Federale guidata da Giuseppe Pecoraro che, dopo una segnalazione, ha chiesto l'acquisizione del video della conferenza. Saranno analizzate la domanda del giornalista e la risposta del tecnico per prendere una decisione dopo l'analisi del caso nei giorni successivi la giornata di campionato. Il Procuratore vuole aspettare anche eventuali nuove dichiarazione che potrebbero pesare sulla decisione come ad esempio le scuse o un chiarimento da parte di Ranieri. In ogni caso sarò molto difficile che il tecnico giallorosso possa andare incontro ad una sanzione. Caso chiuso al meno per la giustizia sportiva. Appuntamento alla prossima polemica.
Roma, Dzeko no problem: contro il Genoa ci sarà
MESSAGGERO - CARINA - I dubbi sono fugati. Dzeko c'è, ieri si è allenato in gruppo e al netto della consueta pretattica di Ranieri in conferenza stampa, domani sarà regolarmente in campo. Toccherà al bosniaco guidare la Roma nella rincorsa al quarto posto, posizione che in campionato ancora non ha mai occupato. Incoronato nelle ultime ore da Skriniar ai microfoni di Dazn («È stato l'avversario più difficile da marcare in questa stagione. Fisicamente è fortissimo e ci ha messo in seria difficoltà a San Siro»), Edin vuole tornare al gol. Quest'anno in trasferta ha segnato 7 volte. L'ultima a Frosinone: una doppietta al fotofinish per tre punti fondamentali. Come quelli da ottenere a Marassi. L'aggancio alla Champions passa per le ultime 4 gare ma le prossime due (con Genoa e Juventus) saranno decisive. E se il pensiero di Manolas («Dobbiamo vincerle tutte») rispecchia fedelmente quello dello spogliatoio, Ranieri - in previsione del rush finale - lancia al gruppo una sorta di avviso ai naviganti: «Mancano quattro partite alla fine, tutte difficili e particolari. In questo momento quello che più è importante è la Roma e non l'ego dei singoli giocatori, quindi chi non gioca titolare non si deve sentire declassato o messo da parte. Faccio appello alla loro intelligenza. Ripeto, l'importante è riuscire ad arrivare in Champions, non altro». È un monito singolare. Quasi che il tecnico avesse avvertito in anticipo che le scelte che effettuerà a breve potrebbero scontentare qualcuno.
PATRIK VERSO LA BUNDESLIGA Il pensiero corre subito a Pastore, decisivo con i ritmi soporiferi di sabato scorso contro il Cagliari, ma che a Genova dovrebbe partire dalla panchina, lasciando il posto di trequartista a Lorenzo Pellegrini. Nuovo stop invece per Perotti: l'argentino ha avvertito un problema al bicipite femorale destro. Con il rientro di Cristante al fianco di Nzonzi in mediana, anche Zaniolo (in ballottaggio con Under) prenota un posto nell'undici di partenza. Il rapporto tra il tecnico e il talento di Massa non è decollato ma ieri Ranieri ne ha tessuto le lodi: «Il ragazzo è pronto, è un generoso, ma non è che al primo anno possa avere sempre quella facilità di corsa. Tuttavia la sua forza interiore e il suo fisico lo aiutano molto. E' sempre pronto e disponibile».Ancora una partenza in panchina per Schick. Nelle ultime settimane, almeno tre club della Bundesliga hanno chiesto informazioni sul ceco: si tratta del Lipsia, del Borussia Dortmund e del Bayer Leverkusen: «Per me rimane molto forte - rilancia l'allenatore - Io scommetto su questo ragazzo». La Roma, dopo averlo atteso per due anni, ora un po' meno. In estate Patrik è destinato a cambiare aria, al netto delle dichiarazioni dell'agente che lo vorrebbe ancora nella Capitale. Futuro che Ranieri stavolta dribbla: «Sono qui per aiutare la squadra con l'aiuto dei tifosi. Cerco di fare il massimo di quello che mi è stato chiesto. Il resto non è compito mio». E soprattutto non è ancora tempo per parlarne. Soltanto infatti nel caso Conte (e in seconda battuta Sarri) non dovessero arrivare, Ranieri potrebbe tornare in gioco. Magari portando in dote il quarto posto, facendo digerire così la delusione di un eventuale finale low profile, con lo sbarco a Trigoria del Giampaolo di turno.
Il governo italiano in aiuto del calcio: ingaggiare dall'estero costerà meno
MESSAGGERO - SACCA' - Il Decreto crescita potrebbe facilitare il ritorno di Antonio Conte in Italia sotto il profilo fiscale soltanto a partire dal prossimo anno. Dal gennaio del 2020, per essere chiari. Come? Perché? Perché il Decreto legge del 30 aprile 2019, n. 34, insomma il Decreto crescita appena pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, comprende sì una norma chepermetterà a chi rientrerà nel nostro Paese di poter godere di una tassazione agevolata.Ma «tutto questo sarà possibile solamente a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Ovvero dal gennaio prossimo», spiega Sergio Sirabella, counsel di Legalitax Studio Legale e Tributario. Certo, sempre che il parlamento non modifichi i termini durante la conversione in legge, rendendo immediate le agevolazioni. In estrema sintesi, comunque, tutti i lavoratori dipendenti che torneranno nel nostro Paese dopo aver risieduto all'estero negli ultimi due anni potranno essere tassati soltanto sul 30% dello stipendio per un periodo di cinque anni. A condizione che poi restino in Italia per almeno due anni.
Tutto chiaro? Esempio. Conte chiede un ingaggio di 10 milioni di euro netti l'anno. Oggi, con la regolare aliquota progressiva al 43%, per accontentarlo una società dovrebbe sborsare circa 17,8 milioni l'anno. Sì, perché 17,8 milioni lordi equivalgono, al netto di ogni imposta, a 10 milioni netti l'anno (oltre 833 mila euro netti al mese, senza tredicesima). Viceversa, sfruttando le norme del Decreto crescita, per comporre un netto di 10 milioni di euro basterebbe un lordo di circa 12,3 milioni di euro. Perché? Perché ad essere tassato al 43%, come la normativa impone sarebbe soltanto il 30% del lordo, cioè dei 12,3 milioni. Si capisce subito che il risparmio tra il regime attuale e quello facilitato del Decreto crescita, nell'ipotetico caso, sarebbe di 5,5 milioni di euro l'anno; vale a dire 27,5 nell'arco dei cinque anni. Un'enormità.
IL SUD E I FIGLI Come detto si tratta ancora di un decreto, e quindi di un atto che dovrà essere convertito in legge. Tuttavia le perplessità non mancano. Dove il testo cita i lavoratori che «non sono stati residenti in Italia nei due periodi d'imposta precedenti il trasferimento», nasce il dubbio legato alla appunto alla finestra temporale. E cioè. Chi, come d'altronde Antonio Conte, ha lasciato l'Italia più di due anni fa, potrà beneficiare della normativa? A voler applicare il decreto letteralmente si direbbe di no. Ci sarà bisogno di delucidazioni e interpretazioni. Non è inutile annotare, infine, che il decreto offre condizioni ancor più favorevoli a chi ha figli e a chi trasferirà la residenza in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna o Sicilia.
Meno di Conte, più di tutti gli altri: Roma per Claudio
GAZZETTA DELLO SPORT - «Sono venuto qua per cercare, con l’aiuto dei tifosi, di aiutare la squadra. Questo è il mio obiettivo. Io sono uomo di campo, tutto il resto non conta. Provo a fare il massimo di quello che mi è stato chiesto. Io ho chiesto aiuto ai tifosi e l’aiuto ce lo stanno dando. Spero che sarà così fino in fondo, poi non è più compito mio». Claudio Ranieri si è espresso così sul suo futuro. Ma mentre la maggioranza dei tifosi sogna Antonio Conte sulla panchina, al tecnico testaccino è stato dedicato uno striscione affisso ieri all'esterno di Trigoria. Una specie di «endorsement» virtuale, qualora Conte preferisse scegliere altre strade.
Il segno di un qualcosa che sta lievitando tra la gente giallorossa. Infatti, nei sondaggi che spesso si fanno nei siti e nelle radio locali, è proprio Ranieri il prefeirto dopo Conte. Al momento, le voci che ronzano intorno all’ex c.t. della Nazionale lo descrivono in qualche modo "ossessionato dalla Juventus". C’è chi dice dalla voglia di riaverla, c’è chi parla invece dal desiderio di batterla subito. Di sicuro la Roma, in attesa di una risposta che sperano arrivi a breve, si sta già guardando intorno per cercare altre soluzioni.
Dzeko-Sanabria: un duello con vista sul futuro
GAZZETTA DELLO SPORT - Da Marassi passano 3 punti importanti per la zona Champions, ma anche due storie di possibile rilancio. Da una parte Edin Dzeko, dall'altra Antonio Sanabria, l'ex di giornata. Entrambi alla ricerca di gol che possono valere la conferma.
Sanabria racconta spesso ai suoi compagni la sua prima vita italiana. «Ero timido, non avevo la testa giusta, e poi non parlavo la vostra lingua». Il suo futuro è tutto da decidere: Sanabria è arrivato in prestito oneroso (a 500mila euro) con diritto di riscatto (a giugno 2020) già fissato a 20 milioni. Un diritto che dovrebbe diventare obbligo se dovesse segnare 9 gol prima di fine campionato, oppure 18 entro il giugno 2020.
Grazie ai suoi gol di Dzeko la Roma arrivò ad un passo dalla finale di Champions, ora le sue reti servono per tornarci e portare nelle casse della società quei milioni (almeno 50) necessari per confermare i calciatori più forti della rosa. Tra cui c’è ovviamente lui, visto che il suo contratto scade tra un anno.
Perotti va k.o. Ed è l’infortunio numero 48
GAZZETTA DELLO SPORT - Gli infortuni muscolari, che stanno falcidiando la rosa giallorossa già dall’inizio della stagione, non si fermano. L’ultima vittima, la numero 48, è stato Diego Perotti, che ha accusato una lesione al bicipite femorale della coscia destra. Una quindicina di giorni di stop prima di rimettersi a disposizione di Claudio Ranieri. Ieri hanno lavorato a parte anche De Rossi e Kluivert, che difficilmente domani saranno convocati. Per entrambi l’obiettivo è esserci il 12 maggio contro la Juventus all’Olimpico.
Ranieri e i fantasmi dello scudetto 2010: “La Lazio si scansò”
REPUBBLICA - PINCI - Il procedimento della Procura della Federcalcio non è ancora partito. Ma tre sillabe sono bastate per riesumare una polemica romana vecchia di 9 anni. «Così fu», ha risposto Claudio Ranieri a un cronista che gli ricordava di quando nel 2010 la curva nord laziale chiese ai calciatori della Lazio di “scansarsi”, di perdere contro l’Inter per far sì che la Roma non vincesse lo scudetto.
Era la Roma di Ranieri e quel «così è stato, così fu» a molti è sembrato una conferma: come dire che, sì, la Lazio si “scansò”. Parole che hanno fatto montare l’indignazione laziale: qualcuno ha anche segnalato l’episodio alla procura della Federcalcio, una telefonata in tarda mattinata ha fatto partire l’iter burocratico della richiesta di acquisizione di immagini e file audio. Richiesta che inizialmente aveva fatto credere a molti che la Procura avesse deciso di aprire un procedimento contro l’allenatore della Roma, finito nel mirino dei responsabili della comunicazione della Lazio, che lo hanno accusato pubblicamente: «Frasi gravi perché arrivano da un tesserato, come se le conferenze le facessero al bar». In realtà solo lunedì il procuratore Pecoraro analizzerà i filmati per stabilire se quel «così fu» possa configurare una “dichiarazione lesiva” come chiede la Lazio. E in quel momento deciderà se aprire un procedimento o meno.
Ranieri ha confessato a chi gli è più vicino che con quel «così fu» voleva riferirsi esclusivamente alla richiesta della curva: era il giorno del famoso “Oh noo!” esposto dai laziali dopo i gol interisti. La procura di Tivoli aprì un’indagine per presunte minacce dei tifosi ai giocatori della Lazio prima della partita e Kolarov - all’epoca biancoceleste - raccontò come «invece di essere dalla nostra parte la stragrande maggioranza dei tifosi ci scherniva, urlava di non giocare la partita».
In realtà, forse, la vicenda grottesca ha oscurato la prima confessione dell’allenatore sull’addio a fine stagione. «Ho chiesto aiuto ai tifosi e ce lo stanno dando, sperò che sarà così fino in fondo, poi non sarà più compito mio». Come a dire che qualsiasi proposito di restare, magari con la qualificazione Champions, sia ormai tramontato. L’unica cosa certa è che la Roma aveva nelle idee di mettere sulla panchina un tecnico di altissimo livello. Il club aspetta ancora una risposta da Conte, anche se inizia a filtrare un certo pessimismo, chissà se di facciata o meno. E Petrachi, direttore sportivo in pectore, avrebbe già valutato altri profili di allenatori per non farsi trovare impreparato. Lui, il ds, potrà essere annunciato soltanto quando si libererà dal Torino: la Roma ha lasciato che la separazione la gestisse lui personalmente con Cairo. Al massimo potrà agevolarla a giochi fatti offrendo un giocatore in prestito per risarcimento.
Perotti ko, l'emergenza è infinita
IL TEMPO - BIAFORA - Quando pensava di poter riporre nell'armadio il camice da farmacista, Ranieri ha dovuto subito far fronte a due nuovi stop. Dopo quello di Kluivert, che svolgerà un provino per provare almeno ad andare in panchina, anche Perotti ha subito un infortunio alla coscia, che lo costringerà a dare forfait domani con il Genoa. La risonanza non ha permesso però di fornire una diagnosi precisa e nei prossimi giorni l’argentino sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti. Il rischio è che in caso di lesione il suo campionato sia già finito.
Quello dell’attaccante è l’infortunio muscolare numero quarantotto della stagione della Roma, a meno due dalla spaventosa quota cinquanta, un dato che ha pesantemente condizionato il rendimento dei giallorossi. La buona notizia, arrivata a due giorni dalla partita a Marassi, è il rientro in gruppo di Dzeko, che ha smaltito il dolore alla caviglia e si è allenato con i compagni, pronto a sobbarcarsi ancora una volta il peso del reparto offensivo. Difficilmente avrà una chance Schick, che, nonostante la probabile panchina, ha ricevuto nuovi complimenti da Ranieri: «E molto forte, scommetto su di lui». Il tecnico, costretto a rinunciare a Santon e De Rossi, ha fatto un appello alla squadra: «Riuscire ad arrivare in Champions è una vittoria di tutta la Roma, di tutto il gruppo, di tutti i tifosi e di tutta la società».
Sulla destra è pieno ballottaggio tra Under e Zaniolo, con Pellegrini favorito su Pastore per agire sulla trequarti. Non c'è spazio per i mugugni, saranno tutti importantissimi nello sprint finale.
La notte del tifo al contrario per esorcizzare lo scudetto
MESSAGGERO - BERNARDINI - Derby. Una parola che a Roma ti viene insegnata subito. E non importa che tu abbia appena spalancato gli occhi alla vita, che tu sia sbarcato da un altro continente, o che tu sia maschio o femmina. Derby. Derby. Derby. E non si esaurisce nello spazio dei 180 minuti in cui le squadre s’incontrano ma dura tutta la vita.E allora ecco che per i tifosi il fatto che la rivale non vinca conta quanto un successo della propria squadra. E va bene anche un biscotto.
Basta imparare a memoria questo per capire la genesi di quel Lazio-Inter del 2 maggio 2010. Perché diciamolo chiaramente ai giocatori non interessa certo perdere di proposito, semmai sono i tifosi a chiederlo con le buone o con le cattive. In quell’occasione era molto chiaro cosa dovessero fare i biancocelesti di Edy Reja. D’altronde in agosto la Lazio aveva battuto l’Inter nella Supercoppa e andava già bene così. Parliamo dell’Inter del Triplete. Era il 2 maggio ma ricordava molto il 5 maggio 2002: Olimpico tutto schierato dalla parte dell’Inter. Stavolta però niente scherzi perché correre di nuovo il rischio di vedere la Roma Campione d’Italia era vietato. Ancor di più perché due giornate prima la Lazio, che lottava per non retrocedere, aveva perso il derby con un rigore fallito da Floccari regalando il primo posto alla Roma. In mezzo la sconfitta dei giallorossi contro la Sampdoria il 25 aprile. Si comincia con tante sciarpe nerazzurre tra i sorrisi dei laziali, dentro tifosi dell’Inter (almeno seimila) e quelli biancocelesti si uniscono al grido di «A Roma solo la Lazio» e «chi non salta è giallorosso». Poi gli striscioni che vanno da «scansamose» a «Mou vinci per noi» esposto in Tevere. L’annuncio delle formazioni è seguito da un unico “olè”. Pronti via e Eto’o colleziona subito una serie di occasioni. Muslera compie un miracolo ma lo stadio disapprova. Un clima non facile per i giocatori in campo che dalla curva ricevono cori molto chiari: «Bisogna perdere, in porta scansate» e ancora «Muslera mettete a sede». Segnano di testa prima Samuel e poi Thiago Motta. In entrambe le occasioni la curva Nord espone un enorme striscione con la scritta “Oh nooo”. Come a dire ci dispiace ma non troppo. Al fischio finale: parte la festa, con lo stadio che intona «Vincerete/vincerete il tricolor...».
IL KO CON LA JUVE NEL ‘73 Ironia del destino a commentare l’accaduto fu Kolarov all’epoca terzino laziale: «Sono ancora sconcertato per quanto accaduto. Nella mia carriera non avevomai assistito a nulla di simile». Sulla regolarità o meno della gara ammise: «Tutti hanno visto quanto ci siamo impegnati durante tutta la partita. Però ecco immaginate come si possa giocare ascoltando il coro «Se vincete, ve menamo»». Infine una stoccata al risentimento della Roma per quel risultato: «E’ un problema loro. Non è colpa nostra se hanno perso con la Samp». Biscotto e contro biscotto perché a parti invertite, sui social c’è chi ricorda ai romanisti un episodio del campionato 1972/73.In quell’occasione è la Lazio a gridare al complotto quando la Roma, in vantaggio al riposo contro la Juventus, nella ripresa subisce la rimonta consegnando di fatto lo scudetto ai bianconeri, in lotta per il titolo con Milan e Lazio.
Ranieri fa infuriare i biancocelesti
IL TEMPO - BIAFORA - Ad oltre due mesi dall'ultimo derby si riapre la polemica tra la Roma e la Lazio. La scintilla che ha riacceso la miccia sono state le parole di Ranieri, interpellato in conferenza sulle possibili similitudini tra ciò che accadde in Lazio-Inter del 2010, partita in cui i tifosi laziali esposero lo stendardo «Scansamose» in Tribuna Tevere e lo striscione «Oh Nooo» in curva immediatamente dopo le due reti subite, e la sfida di domani tra i biancocelesti e l'Atalanta, diretta concorrente dei giallorossi (ma anche della Lazio) perla Champions. Il tecnico, sollecitato da un cronista sull’episodio di nove anni fa dove con i nerazzurri di Mourinho era in ballo la vittoria dello scudetto, ha prima ribadito il suo pensiero su quella gara: «La Nord chiese alla squadra di scansarsi per favorire il cammino dell'Inter? Così è stato, così fu», rispondendo poi sul prossimo turno con i bergamaschi: «A me non interessa. A queste cose ci deve pensare la Lega. Io penso a giocare, ad allenare, sono sempre stato una persona leale».
Le parole rimbalzate dalla sala stampa di Trigoria hanno fatto storcere il naso a Formello, causando l’immediata replica di Diaconale, portavoce della Lazio: «Credo che sulle dichiarazioni di Ranieridebba intervenire la Lega. Le affermazioni sono gravi e pesanti e nascono dalla confusione tra tifoso e tesserato, che ha un ruolo di responsabilità. Le dichiarazioni di un tesserato, soprattutto quando così gravi, devono essere almeno suffragate da delle prove. Altrimenti diventano offensive nei confronti di una società, come la Lazio, che queste cose non le merita. La squadra metterà il massimo impegno, nessuno deve dubitarlo, non rinunciamo a nulla e ci battiamo con la massima determinazione. Questo è un modo per avvelenare i pozzi, così si innescano tensioni tra tifosi».
A ruota è arrivato l'intervento di De Martino, direttore della comunicazione del club di Lotito: «Rispediamo al mittente l’attacco assurdo. Le azioni formali non spetteranno a noi, ma agli organi competenti». Do pole parole dei due esponenti biancocelesti, a cui nessun dirigente giallorosso ha intenzione di replicare nell’immediato, la procura della Figc ha subito chiesto il video della conferenza di Ranieri per un'analisi disciplinare del caso. Al momento Pecoraro, procuratore federale, non ha aperto alcun fascicolo: nonostante le pressioni e la richiesta di provvedimenti, bisognerà attendere il termine dell’attuale giornata di campionato per capire se Ranieri verrà deferito per dichiarazioni lesive.
Inter, via libera di Zhang all'affare Conte: il piano da 80 milioni per il dopo Spalletti. Tra gli obiettivi anche Pellegrini
REPUBBLICA - CARDONE, VANNI - Uno spettro si aggira per le panchine di Serie A. Èl’ombra di Antonio Conte, che incombe sul futuro delle squadre che si contendono l’accesso alla Champions League. La minaccia di essere rimpiazzati dall’ex ct è una motivazione in più per gli allenatori in cerca di conferma, da qui alla fine dello stagione. Lo sa bene Claudio Ranieri, che domani porterà a Genova la sua Roma, quinta a un punto dall’Atalanta allenata da quel Gasperiniche i giallorossi vorrebbero, ma come seconda scelta.
Lo sa Luciano Spalletti, chiamato a vincere oggi contro contro l’Udinese in cerca di salvezza per blindare il terzo posto in campionato e allontanare l’idea mai abbandonata dall’Inter: portare a Milano l’allenatore salentino. Il terzo possibile approdo per Conte resta il Milan. Ma ora nella corsa è tornata favorita l’Inter. Lunedì scorso Beppe Marotta ha incontrato Conte e gli ha chiesto di aspettare a firmare con la Roma.
L’ad interista valuta la disponibilità di Zhang Jindong a tirare fuori gli 80 milioni che servirebbero per il cambio in panchina. Liquidare a Spalletti i due anni di stipendio che gli spettano implicherebbe un esborso di 28 milioni, tenendo conto dello staff. L’ingaggio di Conte per tre anni (difficile firmi per meno) con l’attuale regime fiscale ne costerebbe 16 a stagione, più le spese per l’entourage. Un aiuto a chi vorrà portare in panchina il leccese potrebbe arrivare dal decreto Crescita del Governo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 aprile. Avendo vissuto a Londra nel biennio 2016-2018, Conte rientrerebbe fra quei cervelli che garantiscono sgravi alle aziende che li faranno rientrare in Italia. L’aliquota sarebbe del 30%. Sempre che il parlamento nei 60 giorni riservati agli emendamenti non introduca vincoli (titoli di studio o soglie di età) che escludano l’allenatore. Di sicuro il decreto ha cancellato il limite per cui gli sgravi valevano solo per dirigenti o ultra- specializzati.
A convincere Zhang a spendere per l’Inter sarebbe anche la performance della sua Suning, colosso della vendita di tecnologia che, nel primo trimestre dell’anno, ha aumentato di un quarto i ricavi rispetto allo stesso periodo del 2018. E allo stadio di San Siro ha fatto la sua comparsa sui tabelloni a bordo campo lo sponsor Samsung, per ora solo con scritte in cinese. La partnership con l’azienda sudcoreana (oggi legata alla Juve) potrebbe avvicinare quei 400 milioni di fatturato annuo che l’Inter ha come obiettivo. Sul percorso che porterebbe Conte a Milano ci sono degli ostacoli.Il primo sono i risultati sportivi di Spalletti, vicino agli obiettivi di stagione. Un altro è il passato bianconero dell’ex ct, che molti tifosi potrebbero mal digerire. Marcello Lippi, che di Conte è il maestro, gli avrebbe sconsigliato per questo l’esperienza nerazzurra.
Chiunque ci sarà in panchina, Suning dovrà comprare giocatori, nel rispetto del fair play finanziario che obbliga a realizzare una quarantina di milioni di plusvalenze entro il 30 giugno. È già preso il difensore Godin, dall’Atletico Madrid. È vicino il terzino Danilo, del Manchester City, e si lavora sul centrocampista della Roma Lorenzo Pellegrini. In attacco molto dipenderà dal futuro di Mauro Icardi, che da giorni pubblica su Instagram foto piccanti con la moglie e procuratrice Wanda. «Agli allenamenti viene in divisa ed è equilibrato», taglia corto Spalletti. Ma non chiarisce se questa sera giocherà lui o Lautaro Martinez. I contatti con la Juve per cedere Icardi continuano. Tre le ipotesi: lo scambio con Dybala, che sarebbe da convincere, o con Kean. Oppure i milioni. La Juve ne offre 60, l’Inter ne chiede 80. Se l’affare andrà in porto, l’Inter punterebbe su Lukaku dello United. Che piace a Conte.
Ranieri e i sospetti su Lazio-Atalanta: «Io sempre leale»
LA STAMPA - DE SANTIS - Fiumi di parole in eccessiva libertà, vecchi rancori mai sopiti e nuovi veleni a inquinare una perenne aria da corrida da derby già pesante di suo. Bastano cinque parole pronunciate da Claudio Ranieri, rispondendo a una domanda sul celebre striscione «Oh Nooo» esposto nella Curva Nord laziale durante quel Lazio-Inter (0-2) del 2010 in cui una grossa fetta del tifo biancoceleste chiese alla propria squadra di «scansarsi» per non favorire la rincorsa scudetto della prima Roma ranieriana, per alzare un polverone sulla volata Champions: «Così è stato, così fu». Poco importa che sul possibile parallelo tra quell’Inter e questa Atalanta, quarta della classe un punto sopra i giallorossi e di scena domani contro la Lazio, ancora in corsa per l’Europa che conta, l’aggiustatore di San Saba glissi con un secco «a me non interessa. A queste cose ci deve pensare la Lega. Io penso solo ad allenare e sono sempre stato una persona leale». Seppure da una constatazione su uno striscione, il fuoco della polemica era già divampato da Trigoria a Formello, prima di far suonare l’allarme anche presso la Procura Federale.
Nessun fascicolo aperto «Affermazioni gravi e pesanti che nascono dalla confusione tra tifoso e tesserato: il primo può fare e pensare quel che crede, il secondo ha un ruolo di responsabilità e deve dichiarare cose suffragate da prove concrete. La Lega deve occuparsi di queste frasi», la risposta di Arturo Diaconale, portavoce della Lazio. Seguita, magari dopo alcune segnalazioni giunte al procuratore federale Giuseppe Pecoraro, da un lancio d’agenzia che annunciava l’apertura di un fascicolo, con tanto di acquisizione del video della conferenza stampa con la domanda «incriminata», nei confronti di Ranieri. In realtà, fino a ieri sera, nessun procedimento era stato ufficialmente aperto a carico del tecnico romanista. Solo lunedì, dopo Lazio-Atalanta e Genoa-Roma, la Procura Federale valuterà se (eventualmente per «dichiarazioni lesive») e come muoversi. Non improbabile anche che da tanto clamore possa non venir fuori nulla.