Il 26 festa, ma ora è contestazione
IL TEMPO - BIAFORA - Più di ventimila biglietti venduti in meno di dieci ore e Stadio Olimpico praticamente sold-out. Per l’ultima partita di De Rossi con la maglia della Roma, si è ripetuto quanto accaduto con l’addio al calcio di Totti. I tifosi giallorossi, immediatamente dopo il messaggio sui social che annunciava la fine dell’era DDR, hanno preso d’assalto le ricevitorie e il sito del club (mandando in tilt il sistema d’acquisto) per assicurarsi i biglietti della sfida con il Parma. In molti resteranno senza l’agognato tagliando, ma a Trigoria la speranza è quella di poter mettere in vendita i cinquemila posti dei Distinti Nord Ovest, solitamente assegnati agli ospiti. Oltre al clima, un misto tra festa e rammarico, che ci sarà il 26 maggio, con l’orario che sarà definito dalla Lega all’inizio della prossima settimana, in città c’è un’aria di pesante contestazione nei confronti della dirigenza e di Pallotta. La tifoseria, che con il Sassuolo non risparmierà di certo attacchi al presidente americano, ha intenzione di manifestare da subito all’esterno del Bernardini il proprio dissenso per le modalità del congedo di De Rossi, idolo di un popolo che appena due anni fa aveva salutato Totti, altro simbolo eterno. Saranno giorni bollenti nella Capitale.
De Rossi, l’addio del gladiatore nella città che perde i simboli
LA REPUBBLICA - D'ALBERGO, MONACO - Per un giorno la capitale pallonara ha smesso di affannarsi dietro al calciomercato, al totoallenatore, al «famo ‘sto stadio». Ma che importa della Champions, dell’Europa. Riflettori puntati su Daniele De Rossi. Sul biondo di Ostia che per anni è stato «Capitan futuro». Un eroe in perenne attesa della fascia di Francesco Totti che, dopo solo due anni al timone, va già riposto nel cassetto. Giù lacrime per ogni video sui social, mai tanto beffardi: la vena sul collo del gladiatore, il rigore nella remuntada al Barcellona, le Coppe Italia e la Supercoppa, le corse sotto la Sud, il mondiale con gli Azzurri, i derby, quelle espulsioni evitabili ma genuine, la barba che un tempo non c’era e il tatuaggio sul polpaccio. Un segnale stradale inequivocabile: «Attenzione, scivolate in arrivo». Ecco. L’ultimo tackle, davanti al resto della squadra, De Rossi lo ha condito con parole pesanti. Sconvolgenti per i meccanismi della Roma e di Roma. L’addio stavolta è indigesto. Quello di Totti, seppur imputato ai litigi con l’ex mister Spalletti, è stato metabolizzato. Troppi 40 anni per continuare a stupire. Il saluto di De Rossi, invece, è uno schiaffo. È la privazione inattesa del simbolo. La bandiera che, senza un perché, smette di sventolare. Peraltro nel nome di una rivoluzione a cui ha già detto «no» Antonio Conte, stracorteggiato big della panchina. Inevitabile effetto del commiato, la presa di coscienza collettiva. Il tifo giallorosso, forse mai tanto compatto, chiede trofei. E, siccome i titoli non sono mai arrivati con la gestione americana di James Pallotta, fino a ieri si era accontentato del trofeo della romanità: «De Rossi il nostro vanto». Ora il petto è sgonfio. Certo, in rosa ci sono Florenzi e Pellegrini, romani e romanisti. Ma anche la forza dei numeri e della cabala. “Danielino” si ritirerà il 26 maggio contro il Parma: la data è la stessa della finale di Coppa Italia persa contro la Lazio nel 2013 e l’avversario lo stesso di uno scudetto lontano 18 anni. Gli stessi che De Rossi ha passato in giallorosso. Ora il conto si azzera, con i romanisti costretti a un’eterna pubertà emotiva e calcistica. Sempiterni adolescenti, gli ultrà sono confusi. Hanno convocato un sit in a Trigoria per sabato mattina. Ma la squadra sarà in Emilia, per la sfida con il Sassuolo, e gli uffici della società sono all’Eur. I dirigenti, appunto. A loro quest’anno si concede solo la vittoria del nocciolinaro cacciato e poi riammesso in curva. Perché l’annata è stata la peggiore dell’era statunitense: nel giro di un anno la Roma è passata dalla semifinale di Champions al congedo del guerriero. Che non smetterà, perché a 35 anni si sente ancora calciatore. Non colletto bianco come avrebbe voluto il club. Andrà al Boca di Maradona? Si sta preparando a un paradossale finale americano? Si vedrà. De Rossi, concentrato di passione giallorossa con un papà mister della primavera, per i tifosi resta un modello. I primi calci sulla spiaggia, la fama, il privilegio di difendere i colori della sua città. E poi la vita privata di un mediano speciale, rimasto uomo normale: i figli, il travagliato matrimonio con Tamara Pisnoli, nome finito a più riprese sulle cronache giudiziarie, l’amore con l’attrice SarahFelberbaum. Un incontro decisivo per il salto in quella maturità che per tanti dei suoi tifosi adesso è un miraggio. Il distacco fa male, risveglia gli istinti di chi aspetta stadio e vittorie da dieci anni. Tutto fermo, tranne le vele sangue e oro. Ammainata quella di Totti, sotto con De Rossi. Per Giovanni Malagò, numero uno del Coni, DDR resterà «un gigante». In suo nome il romanistissimo Valerio Mastandrea propone «una festa in ogni quartiere». Alessandro Gassmann rilancia: «Una ogni anno». Magari, dicono i tifosi, dopo aver fatto «calare il sipario su questa società». Senza bandiere, arriveranno gli striscioni. E una contestazione che pare già scritta.
Giannini: «Ma il 26 maggio vada al mare con la famiglia»
IL MESSAGGERO - CARINA - Giuseppe Giannini, come Francesco Totti, è uno dei pochi che sa realmente quello che sta provando in queste ore De Rossi. Anzi, il Principe - rispetto ai suoi successori - visse addirittura una duplice beffa. Perché impossibilitato a salutare la tifoseria in campionato all'Olimpico il 12 maggio del 1996 contro l'Inter (era squalificato), lo fece con una festa postuma (nel 2000), rovinata da un mix di amore nei suoi confronti e rabbia della tifoseria verso la precedente gestione, a tre giorni dalla vittoria dello scudetto della Lazio.
Trova analogie con il suo addio?
«Tante ma è trascorso tanto tempo e alcune persone non ci sono più. Sarebbe indelicato».
Come ha reagito quando è venuto a conoscenza della notizia? «Male. Sono nervoso, amareggiato, deluso. Un altro pezzo di storia che viene scaricato e allontanato. Mi dispiace, meritava ben altro. Uno che fa oltre 600 presenze con la Roma non può essere salutato con mezz'ora di conferenza stampa o un ringraziamento via tweet. Mi auguro solo che non sia un'indicazione del prossimo tecnico. L'unica cosa che mi ha fatto sorridere è quando Daniele ha detto che la sua auto va in automatico a Trigoria. Mi ha rubato una frase di 20 anni fa. Da casa impiegavo 12 minuti e posso raccontarle anche come erano posizionate le buche».
Dopo l'addio, lei fece un'esperienza allo Sturm Graz e poi accettò offerte dal Napoli e dal Lecce. E fu rimproverato.
«In molti si dimenticano che lo feci soltanto per Mazzone. A Napoli, quando il mister venne allontanato dopo un mese, andai subito in sede e rescissi il contratto».
Che cosa consiglia a De Rossi?
«Di andarsene al mare con la famiglia il giorno di Roma-Parma. Sarebbe un segnale forte. C'è poi il rischio, come accadde con me, che un giorno di festa si trasformi in una contestazione forte nei confronti del club. Tanto la gente che gli vuole bene, ora che lo sa, andrà in trasferta per salutarlo».
In città, alcuni lamentano una presa di posizione di Totti nella vicenda. Condivide la critica?
«Francesco sa come la penso. Tre mesi fa ci siamo incontrati e mi sono permesso di dargli qualche consiglio. Su tutti, quello di andare dal presidente, parlargli e chiedere un ruolo importante. Ognuno poi fa quello che ritiene più opportuno. Se a lui sta bene così...»
Il timore di finire come l’amico Totti
IL MESSAGGERO - FERRETTI - Da una parte la voglia di continuare a giocare con la Roma; dall'altra la decisione di non rinnovargli il contratto, con il club pronto a far restare De Rossi in azienda (cit. Fienga) ma con mansioni inedite. Tutte fuori dal campo. Non si è arrivati ad un accordo perché Daniele vuole continuare a fare il calciatore («Ma loro non hanno voluto»), anche lontano dalla Capitale e forse nel nostro campionato (occhio all'estero, cioè Usa), e pure perché - analizzando il suo virgolettato - non condivide la gestione della Roma attuale. Da qui il suo no all'offerta formulatagli dal ceo Fienga di restare/entrare nei quadri societari.
Le sue parole aiutano a capire l'intera questione. «Il non rinnovo del contratto mi è stato comunicato ieri (lunedì, ndr), ma ho trentasei anni e non sono scemo. Ho vissuto nel mondo del calcio: se nessuno ti chiama per un anno o per dieci mesi, nemmeno per ipotizzare il contratto, la direzione è quella». Nessuno, insomma, a Trigoria si è preoccupato di affrontare la faccenda nei tempi giusti. Ci ha provato un paio di volte l'ex ds Monchi («Mi aveva rassicurato»), che però a marzo ha fatto i bagagli ed è tornato in Spagna. E da quel momento in poi, come riferito da Fienga, nella Roma ha regnato tanta, troppa confusione. «Ci siamo parlati poco quest'anno, un po' mi è dispiaciuto. Le distanze a volte creano questo... E spero che si migliori perché sono un tifoso della Roma». Chiarissimo il riferimento al presidente James Pallotta, che da oltre un anno non mette piede a Trigoria. Con una frecciata anche a chi rappresenta il bostoniano nella Capitale e che, al di là del mea culpa di Fienga, non ha preso in considerazione la faccenda nei tempi e con i modi dovuti. Problema sottovalutato? Troppo rinviato, piuttosto. «Non ho rancore nei confronti di nessuno, parlerò col presidente un giorno... E con Franco Baldini (sdoganato per la prima volta in Casa Roma, ndr)». Baldini, dunque, esiste. E da lontano detta la linea e suggerisce molte mosse a Pallotta. Una figura che nell'azienda (AS Roma, si chiama) non c'è, ma in realtà c'è. Eccome. «Io a un giocatore come me avrei rinnovato il contratto, perché quando ho giocato ho fatto bene e nello spogliatoio non creo problemi, anzi li risolvo. Se fossi un bravo dirigente, come dice Fienga, mi sarei rinnovato il contratto».
IL LAVORO SPORCO - Poi, una frase che non lascia spazio a dubbi sui motivi che l'hanno portato a dire no alla scrivania. «Fare il dirigente non mi attira particolarmente, anche se qui a Roma avrebbe un senso diverso. La sensazione è che, anche guardando chi mi ha preceduto, ancora si possa incidere poco (e guardava Totti... ndr), si possa mettere poco in un ambiente che conosciamo bene. Faccio fare il lavoro sporco a Francesco e un giorno se cambierò idea lo raggiungerò. E' vero che mi accoglieranno a braccia aperte, ma mi piacerebbe fare il lavoro che vorrei fare». Traduzione: non voglio fare la fine di Totti, che due anni dopo il suo ingresso in società non ha ancora un ruolo operativo definito. Parole che alimentano le ombre sull'attuale ruolo del Capitano, ma che - osservando la realtà - non fanno una piega. Totti era lì, a due passi da Daniele. In silenzio, un po' defilato. «Oggi è un giorno triste. Oggi si chiude un altro capitolo importante della storia dell'As Roma, ma sopratutto di Roma... della nostra Roma», il post di Francesco più tardi.
Infine, il tasto probabilmente più doloroso per la piazza. «Un piccolo dispiacere che ho è che negli anni tante volte ho avuto la sensazione che la squadra diventasse molto forte, molto vicina a quelli che vincevano, poi è stato fatto un passo indietro. Sono leggi del mercato: alcuni possono permettersi una macchina ed altri macchine diverse. Non posso farne una colpa, non entro nei numeri ma spero che la Roma con lo stadio possa diventare forte».
De Rossi-Roma: una storia chiusa
IL MESSAGGERO - TRANI - Dà appuntamento alla sua gente. E, come sempre, allo stadio. Non il 26 maggio, però, cioè nel giorno in cui si sfilerà definitivamente la maglia della Roma. La data è insopportabile per chi è giallorosso come lui (6 anni il ko con la Lazio nella finale di Coppa Italia). «Mi vedrete tra voi, magari intrufolato anche in un settore ospiti, con una birra e un panino. A tifare per i miei amici». Questo è da sempre Daniele. Da bambino e da calciatore ha fatto il tifoso. Ma lunedì si è lo stesso ritrovato improvvisamente fuori del cancello di Trigoria. Costretto o accompagnato, conta poco. Di sicuro, non per sua volontà. Percorso obbligato. «Lo varcai per la prima volta a undici anni, la mia macchina ormai ci arriva da sola». Il ceo Guido Fienga, in nome e per conto della proprietà Usa e non certo del vecchio o nuovo allenatore, l'ha depennato dalla rosa per la prossima stagione: «Ho incontrato con Daniele per comunicargli la decisione della società di non rinnovare il contratto come calciatore. Gli ho espresso la volontà di averlo nell'organico del club. Mi avrebbe fatto comodo avere un vice come lui nel prendere le decisioni in un contesto nel quale l'azienda si è resa conto di dover cambiare e correggere le scelte fatte nel recente passato per consentirci di ripartire. E' dirigente da un bel pezzo, lui non vuole dirlo. Preferisce ancora giocare e lo rispettiamo».
RISVEGLIO TRAUMATICO - Il capitano ha detto no. Fiero nel respingere la proposta. «Mi sono sentito calciatore tutto l'anno nonostante i problemi fisici. Mi farei un torto se smettessi ora». Triste, però, per il trattamento ricevuto: «Un po' come Del Piero. Mi immaginavo zoppo con i cerotti che chiedevo di finire e loro di continuare, non è andata così, ma devo accettarlo sennò mi faccio male da solo. E vado avanti». Pure la Roma. E di fretta, anche nell'annuncio. Gelido, via Twitter e di prima mattina. Come per sbrigarsi. Stesa la piazza, come il numero 8 sdraiato, simbolo dell'infinito potenziale, sotto il cognome De Rossi sulla maglia giallorossa con cui i compagni entrano nella sala Champions. Finita è, invece, l'avventura di Daniele con la Roma. Totti resta in piedi vicino alla porta: c'è chi gli consiglia, sui social, di imboccarla per scappare con l'amico. Il vicepresidente Baldissoni se ne sta defilato su una sedia. C'è distanza con la società pure nelle inquadrature. A Fienga spetta l'introduzione. In primo piano De Rossi. In borghese, già senza la maglia della vita. Sportivo con il pullover girocollo grigio sotto la giacca bluette. Niente cravatta, rischierebbe di soffocare. «Se guardo i compagni scoppio». Il sorriso accarezza la commozione.
APPELLO ALLA PIAZZA - Nessun ripensamento, oggi come ieri: «Non tornerei mai indietro e non cambierei una virgola sulla decisione di restare sempre fedele alla Roma. Se avessi la bacchetta magica metterei qualche coppa in più nella mia bacheca ma la bacchetta non ce l'ha nessuno. Ho imparato dai tifosi ad amare la Roma. A loro chiedo di essere vicini ai giocatori. Sono persone per bene. Il romanismo è importante ed è in mani salde con Lorenzo e Alessandro, ma non gli deve essere chiesto di scimmiottare me e Francesco: sarebbe la cosa più sbagliata del mondo. Con la loro personalità devono portare avanti l'attaccamento alla maglia. C'è Cristante che viene da Bergamo, non è romanista, ma io ne voglio altri 100 così: dà l'anima in allenamento e in campo. La Roma ha bisogno di professionisti, poi se sono romanisti abbiamo fatto bingo». De Rossi si dedica ai tifosi: «Hanno dimostrato con gli episodi di tenere realmente a me. Io ho fatto la stessa scelta, non li ho cambiati per qualche ipotetica coppa che poi quando vai via non sai mai se vincerai. Ho avuto l'opportunità di andare dove si ipotizzava di vincere più che qui, ci siamo scelti a vicenda ed oggi sarebbe un dramma se uno dei due avesse preferito fare altro, vincere di più piuttosto che rimanere a vita con questi colori. Il nostro grande amore che continuerà sotto forme diverse». L'applauso esclusivo e indicativo di Dzeko, pure lui con la valigia. L'abbraccio individuale di Daniele ai compagni, avvisati lunedì via sms. Lungo con l'erede Florenzi. «Il 27 maggio ho alle 15 un aereo. Vado in vacanza. Mi è mancata: a dicembre sono rimasto qui a lavorare sul ginocchio». Il flash back porta nel futuro. «Poi sceglierò la nuova squadra».
Roma, il futuro dice Gasperini e Petrachi
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI - In scia di Conte, si piazza Gasperini. La Roma guarda ormai da tempo alla prossima stagione, ma è consapevole di dover aspettare la fine del campionato per ufficializzare l'erede di Ranieri. Pallotta e il suo management, con la benedizione di Petrachi (il ds in arrivo dal Torino), sono pronti a convincere l'allenatore dell'Atalanta. Che avrebbe già dato il suo gradimento dopo l'uscita di scena dell'ex tecnico del Chelsea. Che non è mai stato legato allo sbarco dell'emiro Al Thani nella Capitale, anche se bisogna però registrare altri rumors sull'interesse di un ente privato qatariota e non del Qatar Sports Investment (iniziativa smentita dalla proprietà Usa). La Roma, già costretta ad attendere il finale di stagione per definire con Gasperini, non si può permettere di sprecare energie e anche settimane dietro a chi non ha ancora garanzie dal proprio club (e chissà quando le avrà). L'indecisione, a metà maggio, spesso risulta fatale. Meglio non rischiare per non ritrovarsi con la quarta-quinta scelta. È successo pure di recente. Con Di Francesco (primavera 2017). Avanti tutta, dunque, sull'allenatore dell'Atalanta. Il profilo, almeno per il management di Pallotta, è simile a quello di Conte. Nel metodo di lavoro e nella proposta calcistica. La preparazione atletica e l'addestramento tattico timbrano ogni sua annata. Ma ha bisogno di tempo per imporre la sua idea nello spogliatoio e in allenamento. E di interpreti su misura per trasferirla in partita.
IDENTIKIT PRECISO - Alcuni giocatori della Roma, in questo senso, è come se avessero giocato già per lui nella gara di domenica sera contro la Juventus. L'esempio è Florenzi a tutta fascia, ma anche Under passato in pochi secondi dallo sprint all'assist. Piccoletti, dunque, alla ribalta. In controtendenza con il calciatore tipo di Gasperini. Meglio alto, sempre che non abbia il talento di Gomez. Nella sua rosa, chiare le caratteristiche dei protagonisti: fisicità, rapidità, potenza, resistenza, corsa e duttilità. Nel suo 3-4-2-1 c'è chi potrebbe avere spazio e quindi considerazione. Dietro, oltre a Manolas (sempre se resterà), ha chance Fazio. Sui lati Florenzi, pure con pochi centimetri, è ok. Se sta bene, pure Karsdorp. Non Kolarov a sinistra, solo da centrale nella linea a 3. Il mercato si farà in corsia. In mezzo il play deve essere rapido. Nzonzi non lo è, ma è centrocampista di forza e sostanza. Pellegrini va bene in mediana, Zaniolo e ovviamente Cristante avanzano per l'abbondanza nel gruppo delle mezze punte da sistemare dietro al centravanti: El Shaarawy e Under (pure lui possibile partente) i più adatti, Perotti, Kluivert e in teoria Schick. Se Dzeko, come sembra, saluta, va cercato il sosia di Zapata. Petrachi, insomma, deve preparare l'ennesima rifondazione. Sempre puntando sui giovani e abbassando il monte ingaggi.
Addio De Rossi, i motivi di una scelta immotivata
EDITORIALE - INSIDEROMA.COM - Parla proprio come quando gioca in campo, in modo intelligente, attaccando e difendendo allo stesso tempo. Trattiene a fatica le lacrime così come le parole taglienti per una parte di società, quella che non alberga a Trigoria, che lo ha ignorato per 11 mesi senza dargli segnali in un senso o nell'altro ma lui ha risposto: "Ho 36 anni, non sono scemo, se non ti chiamano per tanto tempo vuol dire che hanno già deciso".
Daniele De Rossi lascerà la Roma a fine stagione ma non il mondo del calcio giocato. La Roma gli ha proposto un ruolo dirigenziale, proprio come a Ranieri, incassando il secondo no da parte dei due romani e romanisti. Evidentemente il triangolo dirigenziale Londra, Boston, CapeTown non gradisce i romani e romanisti in mezzo al campo o seduti in panchina e li sta togliendo uno ad uno. Continuerà a giocare ma ancora non si sa dove: "Me lo hanno comunicato ieri, devo parlare ancora con mia moglie, i miei figli, il mio procuratore e tante altre persone da interpellare".
Al di là del romanticismo per un'altra bandiera che lascia la propria squadra, la seconda in tre anni per quanto concerne la Roma, cerchiamo di porci delle domande sul perchè e a chi conviene una decisione del genere che, al di là di strategie societarie che facciamo fatica a comprendere, non può che essere considerata come l’ennesima “zappa sui piedi” di una dirigenza e un presidente perennemente al centro della contestazione dei tifosi.
La Roma segue, scimmiottando, l'esempio della Juve e il trattamento servito a Totti prima e De Rossi poi ricalca quello bianconero a Del Piero. Il problema però è che alla Juve Del Piero è andato ma sono arrivati 8 scudetti di fila, due finali di Champions League e campioni con la C maiuscola come Cristiano Ronaldo. La Roma invece non alza al cielo nulla da 11 anni, e negli ultimi è stata protagonista, tranne l'isolata semifinale di Champions, di una serie di figuracce europee e nazionali come l'ultima dove ha preso sette goal dalla Fiorentina che a due giornate dal termine non è ancora aritmeticamente salva.
Per non parlare di direttori sportivi che scappano e allenatori che pubblicamente rifiutano l'offerta dichiarando a tutto il mondo che non ci sono le condizioni per vincere. Senza contare una sequela interminabile di santoni della panchina con il "loro calcio" che ci hanno fatto deridere in tutto il mondo. La Juve viene rifiutata? No. La Juve mette santoni sulla propria panchina? No. La filosofia bianconera è forse esagerando "Vincere non è importante è l'unica cosa che conta", quella della Roma invece è stupire sempre e comunque, quasi sempre in negativo, prima col calcio "arrogante" e immotivatamente super offensivo, poi con una banda di bambini che puzzano ancora di latte e quando cominciano finalmente, dopo infiniti alti e bassi, a giocare a calcio, puff, spariscono convertendosi in cospiqui bonifici bancari.
Vendere e comprare giocatori è un must nel calcio attuale e il tifoso che non l'ha ancora capito percepisce da solo di non essere al passo con i tempi. "Vendere" però la propria anima, i propri simboli, l'essere testaccino senza nessun motivo è ingiustificabile e imperdonabile.
Non c'è nessun motivo sul perchè De Rossi non possa continuare a vestire la maglia giallorossa visto che non è una questione di soldi come detto da lui in conferenza. E allora visto che ci sono giocatori scarsi con lauti stipendi in questa rosa il primo da tagliare è il capitano e simbolo? Forse a qualcuno dà fastidio persino che si presenti a Trigoria e si alleni con i compagni? Poi a che pro? Nell'anno che esoneri l'allenatore, il direttore sportivo scappa a gambe levate, il presidente non si vede da un anno e hai mancato tutti gli obiettivi anche quelli ricalibrati in corsa al ribasso, tu che fai? Mandi via l'ultima speranza, l'ancora a cui aggrapparsi nel momento che, neanche noi come De Rossi siamo scemi, c'è il forte rischio di un ritorno alla "Rometta" anni 90. Il che non sarebbe neanche grave, chi ha scelto di tifare Roma se la prendesse col padre, con la madre, con i fratelli che ci hanno attaccato la malattia ma se ti è entrata dentro, è chiaro che le vittorie non fanno parte del gioco e lo sai dal primo giorno. Però quello che sai altrettanto è che da sempre in campo c'è qualcuno che vive quella maglia e quei colori proprio come te, colui che ha realizzato il tuo sogno di stare tutta la vita dentro Trigoria e indossare quella maglia, colui che lo sa che sulle spalle non ha solo un numero ma la passione e le speranze di centinaia di migliaia di persone.
Per molti a livello di romanismo puro Totti è stato molto, De Rossi invece tutto. Nel bene e nel male, sano o zoppo, in campo, in panchina così come negli spalti. E allora se vogliono copiare la Juve lo facciano pure, ma copiassero il lato vincente, perchè per loro mandare via i simboli significa continuare a vincere ma per noi, mandare via Totti prima e De Rossi ora, vista la nostra bacheca semi-vuota, che significato ha?
Pirlo a De Rossi: "Il calcio ha ancora bisogno di persone vere come te" (foto)
Andrea Pirlo, ex Milan e Juventus, ha voluto omaggiare Daniele De Rossi con un messaggio sul proprio profilo Twitter: "Un capitolo importante della tua vita si chiude.. non importa dove ma continua a giocare e a divertirti perché il calcio ha ancora bisogno di persone vere come te.. in bocca al lupo Dani".
Un capitolo importante della tua vita si chiude.. non importa dove ma continua a giocare e a divertirti perché il calcio ha ancora bisogno di persone vere come te.. in bocca al lupo Dani pic.twitter.com/d5P5XtMUpv
— Andrea Pirlo (@Pirlo_official) 14 maggio 2019
Nesta a De Rossi: "Complimenti ad un calciatore ed uomo di spessore superiore" (foto)
Alessandro Nesta, ex difensore di Lazio e Milan oggi tecnico del Perugia, ha voluto omaggiare Daniele De Rossi con un messaggio sul proprio profilo Twitter: "Complimenti ad un calciatore e ad un uomo di uno spessore differente e superiore, che ha vissuto la nostra professione con grande equilibrio e serietà, pur non essendo mai banale. In bocca al lupo amico mio".
Complimenti ad un calciatore e ad un uomo di uno spessore differente e superiore, che ha vissuto la nostra professione con grande equilibrio e serietà, pur non essendo mai banale. In bocca al lupo amico mio. #DanieleDeRossi @OfficialASRoma pic.twitter.com/3G74rTlJWA
— Alessandro Nesta (@Nesta) 14 maggio 2019
InsideRoma Daily News: De Rossi annuncia il suo addio alla Roma. Tante le parole di stima per lui
NOTIZIE DEL GIORNO | 14 MAGGIO 2019
QUI ROMA
Giornata di saluti in casa Roma, con Daniele De Rossi che ha annunciato alla stampa il suo addio ai colori giallorossi al termine del campionato. Questo un estratto delle sue parole: “Non cambierei mai la scelta di rimanere alla Roma, di restarle fedele. Io ho 36 anni, non sono scemo. Se nessuno ti chiama per il contratto, la direzione è quella. Io ho sempre parlato poco, perché non mi piace molto e non c'è molto da dire, non volevo creare rumore e distrarre la squadra. Mi sento calciatore e voglio ancora giocare, mi farei un torto se smettessi. Io sono completamente innamorato della Roma, è un circolo vizioso. Quello che posso dire è che bisogna stare vicino ai giocatori, sono un gruppo di persone perbene e hanno bisogno di sostegno. Ho cercato di prepararmi mentalmente, non sarei stato felice nemmeno se avessi deciso io, sono entrato qui a 11 anni. Il distacco c'è, io voglio giocare e loro non me lo permettono, non posso essere felice. Se io fossi stato un dirigente, mi sarei rinnovato il contratto. Ringrazio Dio per la carriera che ho fatto, avrei firmato per fare una carriera in C come mio padre, è il mio idolo”.
Tanti i saluti e le parole di stima per De Rossi, a cominciare dal patron Pallotta e passando per gli ex Totti, Losi, Capello e Rosella Sensi.
Tornando al calcio giocato, la squadra si è allenata in vista del match contro il Sassuolo. Buone notizie per Lorenzo Pellegrini, che si è sottoposto ad esami strumentali escludendo una lesione muscolare. Verrà valutato di giorno in giorno.
QUI SASSUOLO
Allenamento per il Sassuolo, con la squadra divisa in gruppi. Defaticante per chi ha giocato contro il Torino, mentre per gli altri lavoro tecnico-tattico e partitella. Individuale per Berardi e Magnani.
INTERVISTE
Pallotta saluta De Rossi: "Per 18 anni, Daniele è stato il cuore pulsante dell’AS Roma”
Sensi: "Con Daniele va via la romanità"
Capello: "De Rossi professionista esemplare, è stato un grande capitano"
Gasperini: "Gli accostamenti sono normali, ma ho contratto con l'Atalanta"
Giampiero Gasperini, tecnico dell'Atalanta e più volte accostato alla Roma, ha parlato del suo futuro durante la conferenza stampa pre finale di Coppa Italia: "Credo che in questo periodo gli accostamenti siano normali. Oggi ci sono talmente pochi punti di differenza tra noi, Roma e Milan che tutto può cambiare in poco tempo. Per ora tutte quante stanno facendo un piano A, B o C ma sono tutte impegnate e vedere come finiranno queste ultime partite. Il futuro per noi è la Coppa e i prossimi impegni, è così per tutti. Solo dopo si potranno fare programmi diversi. Ho un contratto con la società, la prima persona con la quale affronterò l'argomento sarà il presidente Percassi".
Allenamento Sassuolo, differenziato per Berardi
Il Sassuolo ha ripreso questo pomeriggio gli allenamenti allo Stadio Ricci in vista dell'anticipo di sabato sera contro la Roma: seduta defaticante per i calciatori impiegati contro il Torino, per il resto della squadra riscaldamento, prevenzione e forza in palestra, trasformazione sul campo, esercitazioni tecnico-tattiche e partitelle finali ad alta intensità su campo ridotto. Lavoro differenziato per Domenico Berardi e Giangiacomo Magnani.
Oggi il calciatore Federico Peluso è stato sottoposto ad un intervento per la riparazione chirurgica di una sport-ernia inguinale presso la Casa di cura Igea di Milano. L'intervento, eseguito dal Dott. Giuseppe Sansonetti, alla presenza del medico della prima squadra, Dott. Lucio Genesio, è perfettamente riuscito.
Domani i neroverdi si alleneranno nel pomeriggio. Alle ore 14 presso la sala stampa dello Stadio Ricci il difensore Pol Lirola sarà a disposizione dei media.