Pallotta: “Lo stadio? Tempi da Colosseo ma siamo vicini”
IL TEMPO - In questa settimana è attesa la risposta degli uffici tecnici del Campidoglio alla proposta di convenzione urbanistica che la Roma ha depositato a metá dello scorso mese. E, se non dovessero esserci intoppi, dall’inizio della prossima settimana le parti torneranno a incontrarsi: in concomitanza con l’invito da parte della Roma della proposta scritta, infatti, gli incontri tecnici diretti - giunti ormai a superare il centinaio, fra quelli ristretti con la sola Urbanistica capitolina e quelli allargati anche ad altri Dipartimento comunali coinvolti, praticamente, tolti i weekend e i festivi, un incontro ogni tre giorni! - si erano interrotti. Complice anche il susseguirsi dei ponti, le parti si erano prese un momento di pausa dai colloqui diretti. Tutti i documenti legati alla variante urbanistica (controdeduzioni alle osservazioni e adeguamento delle tavole urbanistiche) sono pronti per essere sottoposti al voto del Consiglio comunale. Manca la convenzione - il contratto vero e proprio fra le parti (Roma e Comune e Comune con Regione per la Roma-Lido di Ostia e con Città Metropolitana per la Via del Mare/Ostiense) - su cui l’accordo è vicino ma non ancora raggiunto.
Nel frattempo c’è da registrare l’intervento di Pallotta, tornato a parlare, con una battuta, della tempistica di costruzione dell’impianto che sorgerà a Tor di Valle: “Nessuno sa quanto hanno impegato per costruire il Colosseo, ma credo che ci siamo ormai vicini. Il progetto sarà terminato in trenta mesi, a partire dalla fine di quest’anno”. Nel corso del summit annuale organizzato da Sport Business a Miami il presidente della Roma ha speso parole di elogio per la gestione social del club capitolino e ha completamente bocciato l’attuale formula della MLS: “Ritengo il nostro reparto digital il migliore nell’ambito sportivo. I ricavi degli sponsor sono cresciuti in maniera direttamente proporzionale all’engagement che la società ha saputo raggiungere sul web. MLS? Probabilmente saró morto prima che diventi una lega importante nel mondo del calcio, la definirei un bel campionato locale. Molti tifosi americani preferiscono vedere le sfide di Premier League e Serie A”.
Aggrappata a Conte
IL TEMPO - BIAFORA - Non resta che aggrapparsi al sogno Conte. La Roma, che vede allontanarsi l’obiettivo Champions, sa che gran parte delle speranze per un rilancio in grande stile nella prossima stagione sono affidate alla possibilità di arrivare ad un allenatore come lui, capace di ridare fiducia alla squadra e ai tifosi, che attendono un trofeo dal 2008. La società giallorossa ha presentato la propria proposta al tecnico e non puó far altro che aspettare una risposta, ben sapendo che l’arrivo di Conte è molto complicato. È impossibile pensare che a Trigoria non stiano valutando alternative e i nomi sembrano sempre quelli di Sarri, Gattuso, Gasperini e Giampaolo, tutti profili, soprattutto quello del toscano ora terzo con il Chelsea, improbabili per diversi motivi. La convinzione è che ci sarà un domino delle panchine su scala europea e magari sarà sfruttata un’opzione, al momento non considerata, che si aprirà più avanti.
Intanto c’è da registrare l’intervento di Conte a Le Iene: “La priorità è andare in una società che mi permetta di lottare per vincere”. Il salentino ha alzato l’asticella delle necessità, visto che una quindicina di giorni fa parlava di “progetto convincente” come prima arma di seduzione dei tanti club che lo hanno contattato. L’idea del tecnico salentino è quindi chiara: vuole competere immediatamente per alzare un trofeo. Nell’intervista, registrata lo scorso venerdì ad Empoli, Contechiarisce anche un altro aspetto della futura scelta, aprendo un po’ a sorpresa all’ipotesi estero e alla remota chance di restare fermo ancora per qualche mese: “Direi che c’è il 60% di probabilità che resti in Italia, 30% che vada all’estero e 10% che rimanga ad aspettare”.
L’ex ct ha infine smentito qualsiasi incontro, rispondendo con astuzia al quesito su possibili contatti avuti negli ultimi tempi: “Personalmente no, è un po’ presto. Non ho incontrato Maldini, Agnelli, Al-Khelaifi o Marotta, non posso neanche dire che saró l’allenatore di Roma, Milan, Inter, Juventus o Psf perché non c’è niente”. Mettendo da parte le dichiarazioni di facciata, è innegabile che Conteabbia avuto diversi tentativi di approccio, in particolare da Juventus, Inter e Roma. Il pugliese resta in attesa del summit tra Allegri e Agnelli: un ritorno in bianconero è la sua prima opzione da settimane. Il rinnovo di Allegri gli sbarrerebbe peró la strada, facendo aumentare le possibilità della Roma, al momento molto basse, e dell’Inter, che deve sciogliere il nodo Spalletti.
Guardando ai campi di Trigoria De Rossi e Santon sono pronti a rientrare in gruppo dopo aver superato i rispettivi infortuni. Out Perotti, che ha una mini-lesione al bicipite femorale e per qualche giorno dovrà allenarsi a parte, e Florenzi, che in giornata sarà sottoposto ai controlli medici di rito
Pallotta sbotta: “Lo stadio? Lo costruiranno con i tempi del Colosseo”
LEGGO - «Lo stadio? Non so quanto ci hanno messo a costruire il Colosseo, ma siamo vicini a quella durata». I tempi biblici relativi al progetto di Tor di Valle hanno strappato una battuta amara a Pallotta. Il presidente, a margine del summit annuale “Sports Decision Makers” che si tiene a Londra, ha provato anche a guardare il lato positivo di una stagione fin qui fallimentare: «I ricavi degli sponsor sono cresciuti in maniera direttamente proporzionale all’engagement che il club ha saputo raggiungere sul web. Ritengo il reparto digital della Roma il migliore nell’ambito sportivo». Nessun riferimento “tecnico” e solita valanga di insulti social da parte dei tifosi.
Tor di Valle, dalla Procura l'ok al patteggiamento per i fedelissimi di Parnasi
IL MESSAGGERO - ALLEGRI - Per l'affaire Tor di Valle arrivano i primi patteggiamenti. Ieri, durante l'udienza preliminare davanti al gup Costantino De Robbio, la procura ha ribadito la richiesta di rinvio a giudizio per l'imprenditore Luca Parnasi, per i suoi collaboratori e per i funzionari e i politici del Campidoglio coinvolti nel giro di corruzione e favori legato alla costruzione del Nuovo stadio della Roma. Ma le pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli hanno anche dato il via libera alle richieste di patteggiamento, appunto, presentate da tre dei quindici imputati: LucaCaporilli, Giulio Mangosi e Simone Contasta, tutti ex collaboratori di Parnasi, accusati insieme a lui di associazione a delinquere. La pena concordata con la procura - e sospesa - è di due anni di reclusione. Gli ex dipendenti dell'imprenditore dovranno anche pagare le spese della presunta corruzione: somme di poche migliaia di euro commisurate alle mazzette che, per l'accusa, avrebbero intascato. Dopo le richieste della procura, ieri sono iniziate le arringhe dei difensori. La prossima udienza è fissata per il 17 maggio. Il gup, intanto, ha già accolto la costituzione di parte civile del Campidoglio e della Regione Lazio, oltre che delle associazioni Cittadinanza Attiva e Codacons.
GLI IMPUTATI - Insieme a Parnasi, a rischiare il processo ci sono anche l'ex vicepresidente del Consiglio regionale, Adriano Palozzi, l'ex assessore regionale e attuale consigliere Michele Civita, il capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, Davide Bordoni, il soprintendente ai Beni culturali, Francesco Prosperetti. Tra gli imputati figurano pure Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune, Giampaolo Gola, ex assessore del X Municipio, l'architetto Paolo Desideri e Claudio Santini, ex capo di Gabinetto al Mibact. Le accuse sono, a seconda delle posizioni, associazione a delinquere, corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Per gli inquirenti, Parnasi era il «capo e organizzatore» dell'associazione - si legge nel capo d'imputazione - che ha cercato di pilotare in favore della sua società Eurnova le procedure amministrative legate al masterplan, approvato, nell'ambito della conferenza dei servizi, nel febbraio dello scorso anno. Per farlo, avrebbe comprato l'appoggio dei pubblici ufficiali finiti sotto inchiesta.
IL CONSULENTE - Ad agevolare l'imprenditore, c'era anche il consulente plenipotenziario del Campidoglio: l'avvocato Luca Lanzalone, ai domiciliari da giugno - mentre Parnasi era in carcere - e già sotto processo. Per lui, infatti, la Procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Stessa sorte per il suo socio Luciano Costantini e per Fabio Serini, commissario straordinario dell'Ipa, l'ente di previdenza dei dipendenti capitolini. Lanzalone è accusato di corruzione, perché Parnasi gli avrebbe fatto ottenere incarichi in cambio di favori legati alla realizzazione dello stadio.
La strana crisi di Zaniolo
LEGGO - BALZANI - Da Star is born a Star in lost. Come spesso avviene nel calcio il passaggio dalle stelle alle stalle è più rapido di un doppio passo. Lo sa bene Zaniolo che ha vissuto nell'ultimo mese un'involuzione clamorosa ed inaspettata così come lo era stata la sua esplosione nei primi mesi del 2019. Il giovane under 21 più desiderato dalla serie A ha vissuto pure a Genova una giornata insipida con tanto di sostituzione al 71'. Niente rilancio, anzi. Da quando è arrivato Ranieri, Zaniolo ha segnato un solo gol in 8 apparizioni ma soprattutto non è più riuscito a fare la differenza in un modulo che lo ha visto spesso fuori ruolo (esterno e non più mezz'ala o trequartista). Un calo fisiologico o troppa pressione per quello che era stato ribattezzato già il nuovo Totti? Probabilmente un mix di fattori ai quali aggiungere la disputa sul rinnovo che ha innervosito pure l'ex capitano.
L'entourage di Nicolò chiede tanto (2,5 milioni), la Roma vorrebbe salire gradualmente. Il caso ‘Iene', l'attenzione morbosa dei media, l'uso eccessivo dei social (soprattutto da parte della mamma) e una vita mondana un po' più movimentata rispetto al passato potrebbero aver fatto il resto. I tifosi, però, sono giustamente ancora con lui e vorrebbero scongiurare una cessione che rischierebbe di diventare dolorosa. Il suo valore di mercato, nonostante il periodo di flessione, resta infatti molto elevato come conferma Cies Football. Zaniolo, secondo l'Osservatorio del calcio, è il terzo giovane più costoso del mondo (67,4 milioni) alle spalle di Sancho (150 milioni, Dortmund) e Guendouzi (70,1 Arsenal). Lo sanno bene Juventus e Bayern Monaco pronti all'assalto a fine campionato. Nelle prossime settimane la Roma incontrerà di nuovo i procuratori del ragazzo per trovare un punto d'incontro. Molto più vicino al rinnovo è El Shaarawy che prolungherà il suo rapporto fino al 2023.
Roma, 60 milioni in meno se esce dalle prime quattro
LEGGO - BALZANI - Romero risveglia un incubo. Non stiamo parlando del compianto regista dell'horror e degli zombie, ma del difensore argentino del Genoa. Il suo gol al 90' di domenica ha ridotto al lumicino le speranze Champions della Roma e acceso la paura per il futuro sopratutto per quel che riguarda le casse del club. Senza il quarto posto, obiettivo minimo a inizio stagione, mancherebbero circa 60 milioni derivanti dagli introiti di base per la qualificazione alla Champions. Un tesoretto, aumentato nelle ultime stagioni visto il buon cammino europeo della Roma, sul quale il club ha potuto contare dal 2014 ad oggi. Questo non ha impedito cessioni dolorose (vedi Salahed Alisson), ma ha permesso alla società di poter reinvestire sul mercato. Dopo 5 anni il club di Pallotta rischia, invece, seriamente di dover retrocedere in Europa League e di perdere anche quei bonus garantiti dalle sponsorizzazioni con Nike e Qatar Airways. E di conseguenza a dover far cassa tra plusvalenze e cessioni per rispettare le regole del Fair Play Finanziario.
Gli indiziati principali destinati ad essere immolati sull'altare del bilancio sono quei pochi giocatori che nell'ultima, disastrosa stagione non hanno visto deprezzare il proprio lavoro e che potrebbero pesare su un monte ingaggi da tagliare rispetto ai 92,7 milioni attuali. E quindi Zaniolo, Pellegrinie soprattutto Manolas che ha una clausola da 36 milioni. Importanti sono, infatti, i valori in plusvalenza che non potrebbero garantire giocatori strapagati negli ultimi anni come Nzonzi, Schick, Pastore o Defrel.
Ma il colpo non è solo nei conti. La mancata partecipazione alla Champions impone un programma rigido sul futuro e quindi allontana Antonio Conte dalla panchina giallorossa. A dire il vero l'ex ct già nutriva parecchie perplessità relative ai piani di Pallotta, pure con la Champions. «Al 60% resto in Italia, ma voglio una squadra che mi permetta di vincere», ha detto ieri Conte a Le Iene. Vista così in serie A resterebbe solo la Juve. Per la Roma, invece, non resterebbe che scendere nelle scelte: quasi impossibile Sarri (resta al Chelsea), difficile Gasperini, più facili Giampaolo e Ranieri. Quest'ultimo ha pure ricevuto offerte dalla Premier. “Difficile ma non impossibile. Crediamoci ora più che mai”, ha suonato la carica ieri El Shaarawy. Anche lui sa che senza la vetrina dell'Europa di serie A diventerebbe più ostico per il futuro ds (Petrachi resta in dubbio) attrarre giocatori di prima fascia. Resta quindi lo spettro della cinghia stretta e dell'ennesimo progetto giovani. Qatar permettendo.
Infortuni a quota 49, l'ex Colautti: “Le preparazioni sono troppo corte”
IL MESSAGGERO - CARINA - Non bastano nemmeno le sedute light. Alla Roma continuano a collezionare infortuni muscolari. L'ultimo della lunga lista che conta ormai 49 iscritti dall'inizio della stagione è Florenzi (fastidio alla coscia destra). Ieri il nazionale azzurro è rimasto a riposo rimandando ad oggi gli esami strumentali. Sono ormai trascorsi due mesi dall'arrivo di Ranieri che pur avendo ereditato una situazione difficile e avendo cambiato radicalmente la metodologia degli allenamenti, si trova alle prese con gli stessi problemi del suo predecessore. La domanda è lecita: possibile che dopo 60 giorni i ko muscolari possano essere attribuiti ancora alla gestione-DiFrancesco? Scettico l'ex responsabile sanitario giallorosso, Francesco Colautti: «Non scherziamo, sono trascorsi due mesi, non 15 giorni. Se così fosse vorrebbe dire che non hai fatto nulla per incidere, hai mantenuto soltanto uno stato delle cose. Per intenderci: se si pensa che prima si allenavano caricando troppo, si deve cambiare. Ma cambiare non vuol dire non farli allenare e certamente non è questo il caso. C'è poi un altro fattore che mina questa ipotesi. Ed è il fatto che ormai non si fanno più preparazioni che possano durare l'intera stagione come accadeva una volta. Prima erano più lunghe e su distanze più lunghe. Oggi invece le preparazioni sono corte e sono più o meno tutte uguali».
TORNA DANIELE - A cosa attribuire allora l'ecatombe muscolare che ha colpito Trigoria? Con diplomazia, la risposta è però molto chiara: «Premesso che bisogna essere in loco per valutare caso per caso, ritengo che le problematiche siano dovute perlopiù alla gestione dei carichi di lavoro durante l'anno, soprattutto al rientro dagli infortuni».
Non solo brutte notizie. De Rossi è pronto a tornare in gruppo. Le parole di Ranieri («Daniele martedì torna in gruppo, vediamo come sta») nel post-gara col Genoa sono tuttavia indicative sul fatto che il calciatore andrà valutato per domenica.
La Roma fa il Conte dei danni
IL MESSAGGERO - TRANI - Senza Champions, e a quanto pare, senza Conte. L'attualità sembra infierire sulla Roma. Niente di definitivo, ma il flop rischia di essere doppio. L'obiettivo vitale della proprietà Usa è quasi sfumato a Marassi: 4° posto lontano e traguardo ormai vicino. E, al tempo stesso, il top coach si prepara a scartare il progetto giallorosso. Nel finale di stagione, insomma, lievita ulteriormente la delusione. Di Pallotta. Ancora di più della tifoseria.
AVVICENDAMENTO INUTILE - Il cambio in panchina non è servito a invertire il trend negativo: in 2 mesi e 9 match (raccolti 15 punti su 27), il 3° posto rimane a 4 punti e il 4° a 3. Ranieri come Di Francesco, fuori dalla zona Champions. Addirittura indietreggiando: a 3 giornate dalla fine, dal 5° posto scende al 6°. E le rivali in fuga, l'Inter e l'Atalanta, sono avanti per la differenza reti. Il Milan, invece, per gli scontri diretti. La tappa di Genova conferma che la Roma anche in quest'annata è stata sopravvalutata. Tecnicamente, tatticamente, fisicamente e psicologicamente. Attacca male, difende peggio. E si distrae sempre sul più bello. Oggi come ieri, senza gioco e anima. E senza 60 milioni in cassaforte.
EFFETTO BOOMERANG - Come se non bastasse, Conte sta per decidere di fermarsi al Nord. A Le Iene, invece, conferma: «Al sessanta per cento allenerò in Italia». Niente di nuovo. Antonio ascolta la moglie Elisabetta che lo vuole rivedere in serie A. La signora indica al marito il campionato, non la città e quindi la squadra. L'allenatore lascia socchiusa pure la porta oltre confine. «Trenta per cento all'estero». Fermo non pensa di restarci, sarebbe la seconda stagione di fila: «Dieci per cento». Rimangono, dunque, le nostre 3 big: la Juve ancora indecisa su Allegri, l'Inter sempre impegnata con Spalletti e la Roma libera da qualsiasi vincolo. Nella testa del salentino, questo è il podio per ambizione e progetto. Pallotta parte dietro: il tecnico, del resto, conosce meglio gli interlocutori di Torino e di Milano. Il presidente giallorosso, però, spera fino all'ultimo di poter usare il passe-partout Petrachi, anche se è consapevole, lui come il suo management, di quanto la negoziazione sia complicata. Ogni giorno di più. Zhang, con la spinta di Marotta, è pronto allo scatto decisivo per battere in volata Agnelli, non del tutto convinto da Paratici e Nedved. La Roma rimane lì, spaesata e spiazzata in mezzo al guado, proprio nella stagione che già viene catalogata come fallimentare. L'unica chance di Pallotta, se davvero vuole voltare pagina, è ingaggiare Conte. Se non ci riesce, il clima in città diventa davvero pesante. Antonio sulla panchina dell'Inter, e non tanto su quella della Juve, sarebbe lo smacco insopportabile per la proprietà Usa e ancor di più per la gente.
EXIT STRATEGY - I giocatori più rappresentativi sono stati avvisati che la trattativa con Conte sta prendendo la piega peggiore per la Roma. Meglio dire loro la verità, anche a costo che qualcuno prepari in anticipo la valigia. «Chiedete a lui se arriva...» ha svicolato pure Totti. Massara, il ds a tempo che presto lascerà il posto a Petrachi, gestisce la quotidianità. Non è certo lui, però, a occuparsi dei rinnovi/prolungamenti di contratto messi in preventivo dalla proprietà Usa: El Shaarawy e Zaniolo, le priorità. A loro si dedicherà Petrachi. Il piano B, intanto,è come se non ci fosse. Eppure la Roma, come Antonio, ha il suo podio. Si conosce l'allenatore sul gradino più alto. Ed è nota l'alternativa: Sarri. Che, conquistata con il Chelsea la partecipazione alla Champions, è vicino alla finale di Europa League e felice di restare a Londra. Il 3° sul podio, da tempo, è Gasperini. Ma, tenendo presente che c'è pure il Milan in agguato, il 4° posto con l'Atalanta lo avvicina più alla Grande Europa che alla Capitale. Bisogna aspettare la finale di Coppa Italia. Giampaolo spera, ma nessuno lo ha chiamato. Nell'attesa, non è da escludere che esca il tecnico a sorpresa. Dal cilindro. E non è detto che sia vuoto.
Zaniolo e il calo nelle prestazioni. Questione di feeling
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Che cosa succede a Zaniolo? Verità preconfezionate ovviamente non esistono. È normale che a 19 anni si abbia una flessione nel rendimento, visto l’utilizzo più o meno costante, ma il dato di fondo è un altro: proprio per le sue caratteristiche, Nicolò gradisce poco giocare sulla fascia. Il c.t. Mancini lo ha «battezzato» mezzala e lui si sente tale, anche perché crede che giocare spalle alle porta senza essere servito sulla corsa – cosa che lo potrebbe rendere devastante – non fa parte delle sue migliori qualità, senza contare l’attenzione spasmodica che deve mettere nel rincorrere gli esterni avversari. Ma c’è anche dell’altro. A Trigoria non fanno mistero che il «feeling» che Zaniolo aveva con Eusebio Di Francesco (anche fuori dal campo), con Ranieri deve ancora trovarlo. Così il ragazzo non sente intorno a sé quel clima di fiducia che c’era prima.
Conte: "Mi sono innamorato di Roma, un giorno la allenerò. Oggi le condizioni non ci sono"
Antonio Conte, nel mirino della Roma, ha rilasciato una lunga intervista per la Gazzetta della Sport in cui parla della possibilità di sedersi sulla panchina del club giallorosso:
I tifosi della Roma sognano Totti presidente e Conte allenatore. Rimarrà un sogno?
"Mi sono innamorato di Roma frequentandola nei due anni in cui sono stato ct della Nazionale. All’Olimpico senti la passione da parte di questo popolo che vive il calcio con un’intensità particolare, che per la Roma va fuori di testa. Che vive “per la Roma”. Un ambiente molto passionale, che ti avvolge. Oggi le condizioni non ci sono, ma penso un giorno, prima o poi, andrò ad allenare la Roma".
Un ritorno alla Juve?
"Penso che la Juve abbia iniziato un percorso e penso che siano molto contenti di Allegri che sicuramente ha continuato il lavoro, sta facendo molto bene. Un domani non si sa mai".
Una società che voglia Conte cosa deve proporgli?
"L’esperienza che ho fatto all’estero mi ha reso più forte e completo. La consiglierei a qualsiasi allenatore italiano. È dura, però ti migliora. Oggi se qualcuno mi chiama sa che io devo incidere, con lamia idea di calcio e con il mio metodo. Non sono un gestore, non credo che l’obiettivo di un allenatore sia fare meno danni possibile. Se pensano questo, le società non mi chiamino. Trovo umiliante per la categoria sentire una cosa del genere. Io voglio incidere, perché sono molto severo con me stesso. Poi ho un problema: la vittoria. Che sento come l’obiettivo del mio lavoro. Il percorso per arrivarci è fatto di lavoro, di sacrificio, di unità d’intenti, di pensare con il noi e non con l’io. Non ne conosco altri".
Vale anche per Inter o Milan?
"Vale per qualsiasi squadra. Io devo avere la percezione di poter battere chiunque. Devo sentire che vincere è possibile. Altrimenti, senza problemi, posso continuare a restare fermo".
Perché negli otto anni di scudetti, né nel ciclo suo né in quello di Allegri, la Juventus riesce a vincere in Champions?
"Parliamo di cicli totalmente diversi. Io prendo una Juve non protagonista assoluta, anzi scomparsa dalla Champions. Avevamo giocatori buoni con poca esperienza, tranne Pirlo, in Champions. Di qui i risultati. Il Chelsea era arrivato 10°, non aveva partecipato neanche all’Europa League. Abbiamo vinto la Premier e l’anno dopo fatto la Champions. Passato il primo turno, siamo usciti con il Barcellona. Cicli diversi. In quegli anni si faceva di necessità virtù. Non mi è mai capitato di prendere una squadra ai vertici. Sono sempre partito da situazioni difficili e sono riuscito a conquistare la vetta. La Juve oggi è cresciuta. La struttura è al livello delle prime 3-4 del mondo".
Serie A. Il Milan vince in casa col Bologna ma viene espulso Paquetà
Il Milan torna alla vittoria dopo la sconfitta a Torino coi granata e rivede la zona Europa. Il match si mette bene grazie alla rete di Suso al 37' e sembra andare tutto per il verso giusto quando Borini al 67' sigla il raddoppio. A mettere pressione ai rossoneri, però, ci pensa l'ex Destro, che al 73' accorcia le distanze. Due minuti dopo, viene espulso Paquetà che perde la testa e si fa prima ammonire e poi l'arbitro estrae nuovamente il giallo e lo butta fuori. Gli uomini di Gattuso raggiungono così la Roma a quota 59 ma sono sempre a 3 punti dall'Atalanta, quarta in classifica.
CONI, inammissibile il ricorso della Juventus per lo Scudetto 2006
Il Collegio di garanzia del Coni, presieduto da Franco Frattini, ha dichiarato inammissibile il ricorso della Juventus sullo scudetto 2005/2006 assegnato dopo Calciopoli all’Inter dall’allora commissario straordinario della Figc, Guido Rossi.
“Il Collegio di Garanzia dello Sport, all’esito della sessione di udienze a Sezioni Unite, tenutasi in data odierna e presieduta da Franco Frattini, ha dichiarato inamissibile il ricorso iscritto al R.G. ricorsi n. 3/2019, presentato, in data 11 gennaio 2019, dalla società Juventus Football Club S.p.A. contro la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), la società F.C. Internazionale Milano S.p.A. e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) per l’impugnazione e la riforma del lodo definitivo pronunciato dal Collegio Arbitrale del Tribunale Nazionale di Arbitrato per lo Sport del CONI (TNAS), nel procedimento R.G. n. 1930/2011 TNAS, tra la Juventus Football Club S.p.A., la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e la società F.C. Internazionale Milano S.p.A., sottoscritto e depositato in data 15 novembre 2011, prot. n. 2621, con istanza di arbitrato presentata in data 10 agosto 2011, in cui il TNAS si era dichiarato incompetente a decidere in merito al provvedimento di revoca – assunto in data 26 luglio 2006 dal Commissario Straordinario FIGC Guido Rossi per motivi disciplinari – del titolo di Campione d’Italia alla Juventus per il Campionato di calcio di Serie A, s.s. 2005-2006, con corredata assegnazione alla società Internazionale di Milano”, si legge nel comunicato del Coni.
“Infine, ha condannato la società Juventus Football Club S.p.A. al pagamento delle spese in favore del CONI, liquidate nella misura di € 1.500,00, oltre accessori di legge, e ha disposto l’integrale compensazione delle spese nei confronti delle altre parti”.