Roma, tecnico di consolazione
IL MESSAGGERO - TRANI - Aritmeticamente la Roma rimane ancora in corsa per il 4° posto, anche se l'obiettivo è ormai quasi impossibile da centrare: l'Atalanta è davanti anche per gli scontri diretti (come il Milan quinto) el'Inter per la differenza reti (+6). Sicuro, invece, è lo sbarco in Europa League, con la spinta decisiva dell'ex Andreazzoli: il successo dell'Empoli contro il Torinorende meno amaro il finale di stagione. Ma la partecipazione alla coppa continentale di consolazione è l'unica certezza di questi giorni: non c'è ancora l'erede di Ranieri e si aspetta sempre l'ufficializzazione del nuovo ds. L'attesa, forzata per la complessità delle negoziazioni in fieri, coincide paradossalmente con la fretta, imposta dalla possibile full immersion di impegni. I giallorossi già sono consapevoli che l'estate diventerà lunga e comincerà prima. Dal 2° preliminare(25-1° agosto). In calendario, dunque, saranno 6 i match in più: 3° turno (8-15 agosto) e playoff (22-29 agosto). Percorso inedito per la proprietà Usa: mai successo nelle precedenti 7 stagioni di entrare in gioco dalla porta di servizio (in quella 2013/2014 c'è stata l'esclusione da entrambi i tornei).
EXIT STRATEGY - Bisogna, dunque, prendere atto della triste realtà che prevede il disturbo del 1° match ufficiale da giocare tra poco più di 2 mesi. La Roma parte come testa di serie numero 1. Da favorita, almeno nel tabellone, sia nei turni preliminari che nei play off. Minima soddisfazione per il ritorno in Europa League. Diventerebbe massima solo in caso di ribaltone. Non in classifica, ma a Nyon perché il Milan, se non dovesse centrare la qualificazione alla prossima Champions, vorrebbe accordarsi con l'Uefa: niente partecipazione all'Europa League in cambio dell'azzeramento di ogni sanzione ricevuta per le violazioni dei paletti del Financial Fair Play. Il club rossonero, avendo per ora congelato il ricorso al Tas, cerca il compromesso per poi ripartire pulito nella stagione 2020/2021. Soluzione giuridica che in Svizzera sono disposti a prendere in esame, senza però far distinzioni tra la Champions, alla quale il Milan non avrebbe alcuna intenzione di rinunciare, e l'Europa League. Se la sanzione fosse davvero l'anno di stop, i giallorossi, insieme con la Lazio, entrerebbero in scena, anche restando al 6° posto, nella fase a gironi. I preliminari toccherebbero al Torino che è attualmente out.
VIAGGIO ANNULLATO - La Roma, però, evita di illudersi e organizza il precampionato facendo riferimento al 2° turno preliminare di fine luglio. L'ultimo precedente dell'estate 2009 (di 4 gare e non 6, però), inizialmente con Spalletti in panchina, fece da trampolino di lancio: Ranieri entrò alla seconda giornata e arrivò quasi allo scudetto. Dal programma, intanto, scompare la tournée negli Usa (13-25 luglio), non essendo possibile la partecipazione parziale, trattandosi di torneo: il club giallorosso sarà quindi sostituito e perderà quasi 2 milioni. La preparazione estiva si svolgerà di nuovo a Trigoria e ovviamente ad inizio luglio. La scelta di restare nella Capitale è stata anticipata anche agli allenatori interpellati nelle ultime settimane.
SCELTA FINALE - Ancora 10 giorni prima di ufficializzare l'8° tecnico dell'éra Usa. Gasperini è davanti e punta a battere sul tempo il principale rivale, cioè Sarri: l'allenatore dell'Atalanta, se vuole, si libera prima di quello del Chelsea che, lusingato dall'interessamento della Juve e del Milan, è impegnato fino al 29 maggio con i Blues che affronteranno a Baku, nella finale di Europa League, l'Arsenal. Baldini resta in pressing su Sarri, ma in Inghilterra garantiscono che abbia parlato pure con Bielsa, ora al Leeds, pista smentita da chi opera nella Capitale. Non c'è da meravigliarsi, perché ognuno nella Roma continua ad agire in proprio. E spesso gli obiettivi non sono gli stessi. Inizia intanto il conto alla rovescia per Petrachi, pronto a salutare il Torino. Toccherà al nuovo ds, favorevole sia a Gasperini che a Sarri, indirizzare l'annunciato ridimensionamento tecnico. Ranieri ne ha parlato apertamente dopo il pari di sabato sera a Reggio Emilia: «L'anno prossimo la squadra non lotterà per la Champions». Avanti con i giovani, via i senatori. Dzeko è il testimonial del ricambio generazionale già in atto.
Il flop dell’attacco: si è salvato solo El Shaarawy
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Nell’anno da dimenticare delle punte romaniste si salva solo El Shaarawy e non è un caso che nell’aria di rifondazione che tira a Trigoria lui sia uno di quelli su cui la società vorrebbe e dovrebbe puntare il prossimo anno. Difficilmente nella nuova stagione ci sarà ancora Dzeko. Il suo rapporto con la Roma è andato peggiorando di giorno in giorno: da una parte lui che ha giocato tanto ma ha segnato poco, dall’altra la società che non è riuscita a costruire una squadra all’altezza delle ambizioni del bosniaco. A certificare la crisi delle punte ci hanno pensato Perotti e Ünder, quelli che dovevano essere i cavalli di razza, capaci di correre, creare superiorità numerica e mettere a disposizione gol e fantasia, e invece spesso sono stati una zavorra per i tanti problemi fisici. L’argentino, in 14 partite, ha segnato appena 4 reti, mentre ilturco, che di gare ne ha giocate 32, ha realizzato 6 gol. Poco, troppo poco, per la Roma. E a farne le spese sono stati Di Francesco prima e Ranieri poi. Stesso discorso per quanto riguarda Schick e Kluivert: 23 anni il primo, 20 il secondo, non sono riusciti ad incidere per quanto la Roma si aspettava da loro. E se per il figlio d’arte ex Ajax, 2 reti, ci sono attenuanti (a partire dal primo anno fuori casa), per Schick, 5 gol, è difficile capire quale futuro potrà avere a Roma.
Sir Ranieri all'improvviso si rivela «picconatore»
LA GAZZETTA DELLO SPORT - Sempre con la solita sincerità ed eleganza, ma senza tenersi mai niente dentro. Perché poi, a conti fatti, Claudio Ranieri è fatto proprio così. Quel che pensa dice. [..] Le ultime bordate del tecnico della Roma sono arrivate nella pancia del Mapei Stadium, sabato sera, quando molto candidamente ha detto cosa pensa sul futuro del club: «La Roma deve sempre prima vendere, per poi fare delle cose. E c’era sempre la Champions, immagino che senza... Non penso che pronti via il prossimo anno si possa puntare ancora alla Champions, magari per l’Europa sì. Se poi un anno le cose gireranno bene, allora si potrà tornare in Champions. La scorsa stagione erano state fatte grandi cose, poi di punto in bianco sono stati venduti giocatori che avevano importanti ed al loro posto sono arrivati dei ragazzi validi, ma che devono fare esperienza. C’è stato un contraccolpo psicologico...». Ma Ranieri aveva «picconato» la società anche in settimana, quando parlando della vicenda che ha investito Daniele De Rossi (con l’ufficialità del suo mancato rinnovo contrattuale), non ha avuto problemi a schierarsi dalla parte del suo capitano. «Se fossi rimasto io il prossimo anno, non avrei esitato a dire: “Io De Rossi lo voglio ancora con me”. Perché so che tipo di giocatore, uomo e capitano è, l’ideale per ogni allenatore. Essendo poi il simbolo della squadra ed un giocatore di quel livello, probabilmente la sua vicenda andava gestita in modo diverso». Concetto ribadito poi anche a Reggio Emilia, quando tornando sull’argomento ha detto: «Capisco perfettamente che la società voglia fare le cose in un certo modo, ma ci sono giocatori che non possono essere considerati come gli altri. E De Rossi è uno di questi, tutto ciò andava gestito in un’altra maniera. Tutto qua».
Il futuro di Totti avvolto dal fumo di Londra
IL MESSAGGERO - FERRETTI - Chi sa le cose, assicura che dietro la sua assenza a Reggio Emilia non c’è stato, e non c’è, nulla di misterioso. O, ancor meglio,di polemico. Francesco Totti aveva avvisato da almeno tre settimane i colleghi dirigenti che non sarebbe stato al Mapei Stadium per motivi personali. Questo, però, non significa che Francesco sia felice e contento di quanto sta accadendo intorno a lui nella Roma. Troppe cose, ormai da due anni, non gli tornano ma - per ora - ha deciso di restare tranquillo. E in attesa. Non è il momento, questo, per ulteriori scossoni emotivi: il caso De Rossi ha sconquassato l’ambiente, ecco perché c’è necessità che la situazione torni un minimo normale. Totti resta in attesa che qualcuno lo investa di un ruolo operativo; che non lo consideri soltanto un gagliardetto da sventolare a secondo delle occasioni e delle necessità. Ma, con il vuoto di potere che oggi riempie Trigoria, sa che c’è ancora bisogno di tempo. Il tempo per definire, ad esempio, chi realmente comanda nella Roma. E stabilisce ruoli e compiti. Mai dimenticando, però, che chi muove le leve del comando non è esattamente (e da anni) un suo estimatore. E, forse, anche un suo sponsor. Tipo Franco Baldini.
NO AL GIOCO ALTRUI - Totti ha in testa, praticamente dal giorno dopo il suo addio al calcio giocato, di dirigere il compartimento tecnico della Roma: si sente in grado di dare una mano, vorrebbe mettere al servizio del club la sua esperienza ma finora - tranne la telefonata di inizio marzo a Claudio Ranieri - è rimasto a guardare il lavoro altrui. Con un ricorrente pensiero in testa: perché? Perché, dopo due anni, non ho un ruolo? Le parole che indirettamente gli ha regalato il ceo Fienga durante la conferenza stampa di De Rossi, più che quelle dirette dell’ex compagno, l’hanno sorpreso: non si aspettava un ridimensionamento così pubblico,ma - ufficialmente -non ha accusato più di tanto la botta. Anche per non agevolare il gioco di chi vorrebbe fargli fare a vita il gagliardetto o addirittura l’ex dirigente,si sussurra. Ma tutto, anche nel calcio, ha un limite. Spesso la maniera migliore per risolvere dubbi, interrogativi e problemi è affidarsi alla sincerità. Alla chiarezza. Già, ma nella Roma chi è in grado di garantirla: uno che sta a Boston, uno che vive a Londra o un dirigente che oggi lavora a Torino? Sembra più una questione di voglia, però, che di lingua o geografia.
Lotito-Pallotta: 3-0 in un derby lungo sette anni
IL MESSAGGERO - CAPUTI - Per le due squadre romane gli esiti finali sono praticamente già scritti. La Lazio,vincendo la Coppa Italia, ha dato una svolta positiva alla stagione. Poteva e doveva fare di più in campionato, ma il successo con l’Atalanta nobilita, e come, l’annata. Per la Roma il bilancio è invece totalmente negativo. La certezza dell’Europa League è un’amara consolazione per chi era partito con ben altri obiettivi ed ambizioni. Il confronto cittadino mette l’accento su un’ulteriore contrapposizione: quella tra Lotito e Pallotta. Due personaggi con stili differenti per gestire le società. Padre/padrone il biancoceleste, business-man il giallorosso. Uno presente, vigile e operativo; l’altro distante, distaccato e portato a delegare. Lotito è presidente della Lazio da 15 anni, Pallotta da 7. Il biancoceleste,che prese il club nel 2004 sull’orlo del fallimento, ha una struttura societaria essenziale e snella, tiene i conti a posto, e per questo viene accusato di spendere con troppa parsimonia impedendo alla squadra il significativo salto di qualità. Il giallorosso è presidente da 7anni, ha dato alla società l’impronta di ”azienda”con più managerin ogni settore, comprato e venduto giocatori e puntato tutto sullo stadio. Nei sette anni digestione in parallelo, Lotito ha vinto 2 Coppe Italia e 1 Supercoppa italiana, Pallotta ha ottenuto piazzamenti in campionato e una semifinale di Champions League. Se nel calcio conta vincere, è facile stabilire chi ha fatto meglio.
Svolta alla Roma: Totti diventerà direttore tecnico
LA GAZZETTA DELLO SPORT - La Roma da tempo sta programmando i nuovi quadri dirigenziali in vista della prossima stagione. E così, aspettando che il d.s. Petrachi trovi l’accordo col Torino per liberarsi, forse già la prossima settimana Francesco Totti sarà nominato direttore tecnico. Un passo avanti nella carriera che lo terrà a contatto con tutte le scelte di campo: dalla scelta dei giocatori al rapporto continuo con l'allenatore: ciò che predilige. Al presidente Pallotta e ai suoi dirigenti, però, non riuscirà quell’accoppiata di capitani che avevano studiato e che avrebbe mantenuto a Trigoria quei simboli e quella romanità che i tifosi pretendono, visto che De Rossi invece non ha accettato la proposta di fare il vice Ceo. Un incarico importante per una carriera che lo avrebbe portato a occuparsi di tutti i principali progetti del club, a contatto diretto con Pallotta (visto anche l'ottimo inglese di De Rossi) e a rappresentare la Roma anche nelle sedi istituzionali. In alternativa aveva la chance di fare il vice di un nuovo tecnico in panchina: ma Daniele ha scelto di giocare almeno un altro anno, con tutte le polemiche che ne sono seguite.
Con l'Europa League cambia il programma: tournée a rischio
LA GAZZETTA DELLO SPORT - A meno di clamorosi colpi di scena, stavolta James Pallotta dovrà aspettare ancora molto per abbracciare la Roma. Perché domenica con il Parma non ci sarà e perché i giallorossi in America probabilmente quest’estate non ci andranno. Manca l’ufficialità, ma a si sta lavorando sul cambio di programma. [..] Si lavorerà quindi a Trigoria, come successo già nella scorsa stagione. Confermato il no al ritiro in montagna, dunque, la dirigenza giallorossa è convinta di avere dentro casa tutto ciò che serve per preparare le stagione. A prescindere da chi sarà il nuovo allenatore giallorosso e dalle sue idee in merito.
Roma, tra l'Europa League da programmare e le nuove idee di mercato
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI - Per sperare nel quarto posto servirebbe un miracolo all’ultima giornata: i giallorossi dovrebbero battere il Parma con cinque reti di scarto, sperando che nel frattempo l'Inter cada in casa con l'Empoli e il Milan venga fermato dalla Spal. A quel punto i rossoneri sarebbero sorpassati e ci sarebbe l'aggancio alla squadra di Spalletti, superandola però nella differenza reti generale: qualora a San Siro l'Empoli dovesse vincere con più gol di scarto alla Roma basterebbero meno reti nell’eventuale vittoria contro il Parma. L'unico altro caso possibile per raggiungere la quarta piazza è un arrivo a pari punti con Inter e Atalanta e contestuale sconfitta del Milan. Con il contemporaneo raggiungimento del traguardo a quattro squadre invece i giallorossi sarebbero sesti. Ragionando in termini più realistici bisogna guardare con maggiore interesse alla lotta per il quinto e il sesto posto, con il differente piazzamento che cambierebbe sostanzialmente i programmi estivi del club. La Roma può essere ancora virtualmente scavalcata dalla Lazio, attualmente a -5 dai cugini. I biancocelesti, avendo vinto la Coppa Italia, si sono però già aggiudicati il diritto di partecipare ai gironi della minore delle due coppe europee e quindi non ci sarebbero differenze nell’arrivare sesti o settimi. Tale risultato costringerebbe Florenzi e compagni a disputare il secondo e il terzo turno preliminare ed un playoff, per un totale di sei partite per conquistare l’accesso ai gironi di Europa League. La Roma, che sarebbe testa di serie nei sorteggi del 19 giugno a
Nyon, conoscerebbe il proprio avversario la sera del 18 luglio, giorno in cui sarà disputato il ritorno del primo turno di qualificazione (le italiane non lo giocano). La stagione inizierebbe quindi il 25 luglio, mentre per la sera precedente è ad oggi fissata la terza sfida dell’ICC con il Benfica. La tournée, le cui date sono state svelate a fine marzo, prevede l'esordio il 16 luglio con il Chivas, la seconda partita con l'Arsenal il 20 luglio e l'ultimo impegno è contro i portoghesi il 24 luglio. Per il momento la socità capitolina non ha preso alcuna decisione sul viaggio negli USA, preferendo rimandare ogni discorso a campionato terminato.
I PRIMI NOMI – Termina la Serie A ma ora arriva il mercato a scaldare l’estate dei pallonari. E così per il ruolo di portiere – che dovrà trovare un nuovo padrone dopo la prossima cessione di Olsen, probabilmente in Premier League – è stato monitorato anche Neto, portiere del Valencia ed ex della Juventus. Pista assai complicata, anche perché il cartellino del giocatore si aggira intorno ai 25 milioni e la squadra spagnola ha il fascino di poter giocare la Champions League nella prossima stagione. Ma non basta. Un altro uomo per la difesa che verrà potrebbe arrivare da Empoli. Piace il terzino destro Giovanni Di Lorenzo, 25 anni, che anche ieri contro il Torino è stato autore di una buona prestazione. Detto che sul terzino c’è anche il Napoli, l’interesse della Roma si potrebbe materializzare soprattutto se fosse ceduto Karsdorp, che ha offerte dall’estero.
C’era una volta la Roma
INSIDEROMA.COM – MATTEO LUCIANI – Termina a Reggio Emilia, con lo 0-0 contro il Sassuolo di Roberto De Zerbi, la corsa Champions della Roma allenata da mister Ranieri. Un pareggio a reti bianche che è parso assurgere a simbolo di questa disastrosa stagione a tinte giallorosse, con tante occasioni fallite e una rete annullata per fuorigioco a Federico Fazio proprio allo scadere.
Incredibile ma vero, il misero punto con cui si torna dal Mapei Stadium sembra attualmente essere l’ultimo dei problemi per la società capitolina.
La settimana che ha condotto alla sfida contro i nero-verdi è stata caratterizzata dall’ufficializzazione del ‘no’ al rinnovo del contratto di Daniele De Rossi da parte dei vertici del club e poi dalle feroci contestazioni dei tifosi in merito a tale decisione.
Prima che ricostruire la squadra, un compito che sarà con ogni probabilità affidato al duo Petrachi-Gasperini, è necessario tentare di capire come si sia arrivati alla distruzione dell’ambiente Roma in ‘soltanto’ otto anni di gestione americana.
E dire che il primo obiettivo dichiarato dalla proprietà ‘made in Usa’ era stato proprio quello di riavvicinare squadra e tifoseria, dopo gli anni di proteste nei confronti della precedente gestione, affidata a Rosella Sensi.
In principio, ad esempio, l’allora presidente Tom Di Benedetto e il suo entourage scelsero di ridurre drasticamente il costo dei biglietti per assistere alle partite interne della compagine della stagione 2011/2012 affidata a Luis Enrique. Una mossa apprezzata quasi unanimemente dal pubblico di fede giallorossa, che riempì l’Olimpico sin dal debutto contro il Cagliari ed accolse la sconfitta contro i sardi per 2-1 addirittura con applausi scroscianti per l’idea di gioco che era comunque emersa sul manto erboso.
La campagna acquisti dell’estate del 2011, inoltre, fu assai difficoltosa per Walter Sabatini, appena insidiatosi come ds a Trigoria, mentre la società viveva ancora una fase transitoria prima del definitivo closing tra Unicredit e il consorzio statunitense.
Nonostante le firme arrivate unicamente sul finire del mese di agosto, con i giallorossi impegnati nella trasferta inerente al preliminare di Europa League contro lo Slovan Bratislava, Di Benedetto & co. decisero di presentarsi al pubblico romano con investimenti importanti, quali il portiere Stekelenburg, il centrale difensivo Kjaer, Il giovane talento del Lione Pjanic, gli argentini Gago, Lamela e Osvaldo, il promettente ex Barcellona Bojan Krkic. Molte di queste trattative furono concluse proprio al limite della scadenza del calciomercato, quasi a voler indicare: “La nuova proprietà c’è”.
Andò male. Luis Enrique fu poi definito da chi nella Roma ancora comanda (seppur nell’ombra), dando direttive talvolta da Londra e in altri casi dal Sudafrica, un “magnifico errore”. Per porre rimedio a tale sbaglio, si puntò sul cavallo di ritorno Zdenek Zeman.
Nessuna cessione eccellente, però, nessuno stravolgimento: la rosa della squadra capitolina rimase sostanzialmente intatta e venne anzi puntellata dall’arrivo di Mattia Destro, ritenuto uno dei grandi colpi di quell’estate di mercato, del terzino sinistro Federico Balzaretti, risultato tra i migliori con la maglia dell’Italia di Prandelli nell’Europeo appena svoltosi, del centrale di centrocampo americano Michael Bradley, tra i migliori della precedente Serie A per rendimento, dei difensori brasiliani Castan e Marquinhos e dal ritorno del promettente Alessandro Florenzi, reduce da una stagione pazzesca in Serie B con il Crotone.
Ancora una volta, il messaggio pareva chiaro: “La Roma c’è e non lascia, raddoppia”.
Finì ancora peggio dell’annata precedente, con il 26 maggio e tutto ciò che sappiamo. In quel momento, si presentò la prima, vera frattura importante tra nuova gestione americana e tifoseria: impossibile, d’altronde, far passare sotto silenzio la sconfitta in Coppa Italia contro la Lazio, per giunta dopo due anni sportivamente disastrosi.
Ecco, allora, il cambio di strategia: tante plusvalenze effettuate con cessioni eccellenti (Marquinhos, Lamela, Osvaldo) e parte dei soldi reinvestiti in calciatori soprattutto giovani, magari da poter rivendere per generare nuove plusvalenze. Un metodo del genere, però, può avere successo unicamente se non si sbaglia alcuna mossa, come avrebbero dimostrato gli anni a venire.
Grandiosa annata nella stagione 2013/2014 (con il colpo a effetto di Nainggolan subito dopo la cocente sconfitta in casa della Juventus, una mossa veramente da grande società), faticoso secondo posto raggiunto nel 2014/2015 (caratterizzato dalle polemiche per la cessione del beniamino della tifoseria Mehdi Benatia), poi quello che a oggi pare essere stato il vero all-in della presidenza Pallotta: l’estate del 2015.
Rudi Garcia traballa sulla panchina giallorossa, soprattutto dopo aver apertamente criticato la società perché “bisogna dire come stanno le cose davvero ai tifosi. Qui si deve vendere prima di comprare e così il gap con la Juve non lo si riduce”; tuttavia, la Roma conferma il francese e rilancia. Vengono ceduti Romagnoli e Bertolacci, di ritorno dai rispettivi prestiti con Sampdoria e Genoa (di fatto due calciatori che mai avevano fatto parte della rosa giallorossa), ma arrivano il terzino sinistro Digne, il portiere polacco Szczesny, il centrale difensivo Rudiger, l’esterno offensivo Iago Falque e soprattutto i due ‘botti’: ‘Momo’ Salah ed Edin Dzeko.
Il tifo romanista si infiamma e in massa si sposta a Fiumicino per accogliere i due campioni. Purtroppo, qualcosa si è ormai rotto tra Garcia e la squadra, così la Roma naviga in acque sempre poco calme fino a gennaio, quando Pallotta decide di esonerare l’ex Lille per aver criticato i preparatori atletici imposti dalla presidenza durante la precedente estate al termine del pareggio per 1-1 contro il Milan.
Torna Spalletti e con lui una grande Roma. Il toscano riesce nel miracolo di portare i giallorossi al terzo posto a fine campionato, sfiorando addirittura una seconda piazza che avrebbe voluto dire Champions League diretta. Diviene opinione comune il fatto che basterebbe mantenere intatta la rosa messa a disposizione del mister di Certaldo dal precedente gennaio per continuare a divertirsi e magari portare finalmente un trofeo a casa.
Non sarà così, poiché alla fine Miralem Pjanic saluta la Capitale per approdare alla Juventus. Spalletti resta spiazzato e con lui la squadra, che perde i preliminari di Champions League contro il Porto e ‘retrocede’ in Europa League. L’annata è comunque stratosferica: 87 punti in campionato, che significano nuovo record nella storia giallorossa.
Tuttavia, quella 2016/2017 passa alla storia soprattutto come l’ultima stagione da calciatore di Francesco Totti, trascorsa tra mille polemiche e soprattutto con la netta sensazione che la società non sappia come gestire una patata tanto bollente; deve arrivare in fretta e furia un nuovo direttore sportivo dalla Spagna, Monchi, per annunciare chiaramente a mezzo stampa che la Roma non ha intenzione di rinnovare il contratto come calciatore al capitano di Porta Metronia.
Come se non bastasse il dolore per la perdita del numero dieci più grande della storia romanista, durante l’estate del 2017 la società pensa bene di salutare altri ‘pezzi da novanta’: partono Salah, Rudiger, Paredes e in gennaio pure Emerson Palmieri (con Dzeko in bilico fino all’ultimo sempre nel corso della sessione invernale).
Per fortuna, però, i risultati arrivano. I giallorossi finiscono terzi in campionato e a un passo dalla Finale di Champions League, dopo la storica notte vissuta contro il Barcellona del marziano Messi.
Soprattutto, tuttavia, grazie alle splendide nottate di Champions, l’elemento più importante ritrovato pare essere l’unione viscerale, l’empatia fortissima tra pubblico e squadra. Una compagine in grado di raggiungere certi risultati andrebbe solo puntellata e invece no: via all’ennesima rivoluzione.
Addio a Alisson, Radja Nainggolan e Kevin Strootman (quest’ultimo, peraltro, ceduto quando il mercato in entrata è ormai chiuso e quindi senza possibilità di essere sostituito).
Si tratta dell’inizio della fine.
La disastrosa stagione che per fortuna sta per concludersi è soltanto il naturale risultato di quanto combinato in precedenza.
Più della sciagura sportiva, però, il vero problema oggi è la distanza siderale tra la Roma e i suoi tifosi.
Un elemento che un tempo era il tratto distintivo di questi meravigliosi colori e della sua gente.
C’era una volta la Roma.
Serie A, Il Napoli travolge l'Inter, finisce 1 a 1 Juve-Atalanta, corsa Champions ancora aperta
Il match di Serie A delle 18, tra Milan e Frosinone, è terminata per 2-0 in favore dei rossoneri. Un Milan non brillante ma che, soffrendo in avvio, porta a casa i tre punti. Dopo un primo tempo povero di emozioni, la ripresa si apre subito (50') con un rigore per i ciociari; ma Ciano si fa ipnotizzare da Donnarumma che mette in corner. Sfiorato lo svantaggio il Milan si sveglia e sette minuti più tardi trova il vantaggio con Piatek. Al 60' è Suso a trovare la rete direttamente su punizione chiudendo i giochi. La squadra di Ancelotti saluta il proprio pubblico nell'ultima partita stagionale al San Paolo trionfando 4-1, doppietta di Fabian Ruiz. Nerazzurri raggiunti in classifica a quota 66 punti dall'Atalanta, che ha pareggiato 1-1 contro la Juventus allo Stadium. Milan a -1: la corsa Champions si deciderà nella prossima e ultima giornata. Termina in parità la sfida a Torino, pareggio che regala il 3° posto ai nerazzurri a 90 minuti dalla fine del campionato complice il crollo dell'Inter al San Paolo. Apre Ilicic al 33', rimedia Mandzukic nella serata dedicata alla festa bianconera. Cori, striscioni e applausi per Allegri e Barzagli, difensore omaggiato con una standing ovation durante la sostituzione. Presenti allo Stadium Buffon e Ramsey, CR7 premiato come miglior giocatore della stagione dalla Lega Serie A
- Udinese-SPAL 3-2 (6' Samir, 31' e 35' Okaka, 53' Petagna, 59' Valoti)
- Genoa-Cagliari 1-1 (40' Pavoletti, 89' rig. Criscito)
- Sassuolo-Roma 0-0
- Chievo-Sampdoria 0-0
- Empoli-Torino 4-1 (27' Acquah, 56' Iago Falque, 65' Brighi, 70' Di Lorenzo, 89' Caputo)
- Parma-Fiorentina 1-0 (80' aut. Gerson)
- Milan-Frosinone 2-0 (57' Piatek, 66' Suso)
- Juventus-Atalanta 1-1 (33' Ilicic, 80' Mandzukic)
- Napoli-Inter 4-1 (16' Zielinski, 61' Mertens, 71', 79' Fabian Ruiz, 81' rig. Icardi)
La curva della Juve omaggia Ddr: "Ciao De Rossi, prima uomo, poi calciatore".
La Curva Sud della Juventus omaggia Daniele De Rossi: infatti è comparso uno striscione per il Capitano della Roma, all'inizio del match contro l'Atalanta, con scritto "Ciao De Rossi, prima uomo, poi calciatore".
Capello: "Ranieri farebbe bene al Celtic, magari vincendo un altro titolo"
Fabio Capello al Sunday Post ha parlato della possibilità che l'attuale tecnico giallorosso, Claudio Ranieri, possa allenare il Celtic: "Claudio è una persona eccellente e un grande uomo. Per me, è uno dei migliori allenatori in circolazione, poiché ha guidato squadre di alto livello in Italia, Francia, Inghilterra e Spagna. Claudio è al top della sua carriera e, dopo quello che ha fatto con il Leicester, può fare qualsiasi cosa, anche in Scozia. Per lui sarebbe un'altra bella sfida, e considerando la qualità del Celtic potrebbe forse vincere un altro titolo da aggiungere alla sua collezione. Sarebbe una grande opportunità per lui, molto diversa dall'Inghilterra e dagli altri grandi campionati europei. Ho sentito che Ranieri é interessato e capisco il perché. È un uomo di calcio, è molto esperto ed ha avuto successo in molti paesi. Non avrebbe alcun problema ad adattarsi al calcio scozzese, che è più fisico e meno tecnico di quello italiano e inglese. Certamente, a Glasgow dovrebbe trovare stimoli diversi. Ma per un uomo come lui, con il suo passato, sono sicuro che non sarebbe un problema. Il lavoro del Celtic è prestigioso e dovrebbe essere affidato a una persona come lui, un grande nome e un uomo che ha un grande carisma ed è molto competente. Sarò molto curioso di seguire i suoi progressi lì".