L'effetto domino amplia la scelta di Pallotta
IL MESSAGGERO - TRANI - Sarri e Gasperini, i candidati eccellenti di Pallotta e Fienga, sono al momento intoccabili (e tra l’altro è anche difficile che poi non lo risultino più), in quanto vincolati ai loro rispettivi club, il Chelsea e l’Atalanta. Così, dopo il flop nella negoziazione con Conte, la Roma è costretta ad aspettare la fine del mese per sapere se riuscirà a portare uno dei due a Trigoria.
ORIZZONTE DA SCRUTARE La situazione attuale, chiaramente di stallo, può però essere letta anche positivamente: il club giallorosso ha più tempo a disposizione per valutare meglio altri profili, con caratteristiche simili o differenti da quelle di Conte, Sarri e Gasperini, sistemati sul podio da Pallotta e Baldini dopo l’esonero di Di Francesco. La Roma che torna, insomma, bambina. E che, fermandosi davanti alla giostra ultimamente sempre accesa, vede salire e scendere diversi allenatori dei maggiori campionati d’Europa. L’elenco, non ancora ufficiale, sarà sicuramente più lungo a fine stagione. Scelta abbondante e di lusso: da Allegri a Valverde, passando per De Zerbi, Gattuso, Giampaolo, Mihajlovic, ten Haag e Tuchel. Teoricamente lo stesso Spalletti e addirittura il neo finalista di Champions Pochettino. Già liberi Blanc (da 3 anni), Wenger e Mourinho, accostati proprio alla società giallorossa e al tempo stesso mai cercati con convinzione.
IDENTIKIT GIÀ TRACCIATO L’ideale per la Roma, anche su input di Petrachi, sarebbe trovare il sosia di Conte. E Gasperini è quello che somiglia di più all’ex allenatore delChelsea. A Trigoria, privilegiando l’italiano allo straniero, cercano chi è in grado di costruire e non di gestire. Anche Sarri va bene. Esempio:meglio lui di Allegri che, abituato a lavorare con i campioni (qui scarseggiano), diventerebbe per Pallotta quello che è stato Ancelotti per De Laurentiis. L’ombrello, aperto anche quando c’è il sole. Sulla Capitale come a Napoli.
Pallotta spuntato: striscioni e tam-tam nelle radio, tifosi all'attacco e il presidente rimane solo
LEGGO - BALZANI - Offese via social, proteste nelle tante vituperate radio e pure uno striscione apparso nella notte a Trigoria. Pallotta non è mai stato così solo. Virtualmente si intende, visto che il presidente nella capitale non si fa vedere dal 13 giugno 2018 e visto che le sue ultime uscite pubbliche si sono concentrate solo su stadio, radio o digital marketing. E mai su questione tecniche.
L'appello ai tifosi per sollecitare il Comune nel dare il via libera alla costruzione dello stadio dopo la presunta buca (smentita ieri dall'assessore allo sport Frongia) ha aumentato il disappunto della piazza. «Mille illusioni e un rifiuto netto la sintesi del tuo progetto», il testo della striscione rimosso in mattinata dal personale di Trigoria. Evidente il riferimento alla vicenda Conte e al suo rifiuto alla panchina giallorossa dopo settimane di trattative e «illusioni». I tifosi della Roma sono stanchi, esausti da 10 anni di mancate vittorie e promesse di trofei non mantenute.
Anche il futuro sembra amaro. Dopo i rifiuti di Conte e Sarri si attende la decisione di Gasperini. Il tecnico dell'Atalanta ha messo in stand by la proposta giallorossa ma non l'ha bocciata. A Trigoria però è già pronto l'ennesimo piano di riserva. Che potrebbe portare all'estero. Nella lunga lista della dirigenza (ancora in attesa del ds Petrachi per il quale Cairo chiede un indennizzo) compaiono Zorro Fonseca dello Shakhtar e a sorpresa pure Ten Hag dell'Ajax e Tuchel in uscita dal Psg. Queste ultime due difficilmente realizzabili così come la suggestione Wenger. E domenica c'è la Juve, ma in pochi sembrano ricordarselo.
Dzeko, bilancio amaro: «In quattro anni non ho vinto nulla»
LEGGO - BALZANI - Dzeko - che alla Juve ha segnato il suo primo gol italiano - domenica sera proverà ad alimentare le poche speranze di Champions prima di rendere chiaro il suo futuro che lo vede più vicino a Inter o West Ham che alla Roma, visto il mancato rinnovo. «Io qui sto bene, l’ho sempre detto - ha dichiarato ieri al Match Program -. Ora facciamo nove punti altrimenti sarà inutile sperare che l’Atalanta perda». Poi passa amaramente al bilancio: «In quattro anni non ho vinto nulla, sono molto deluso. Soprattutto da questa stagione. Se potessi rigiocherei la partita col Porto, ma avremmo dovuto fare di più pure in coppa Italia».
Petrachi c'è, l'allenatore no
IL TEMPO - AUSTINI - Conte no, Petrachi sì. Alla fine la Roma prenderà solo uno dei due uomini di calcio leccesi che ha messo nel mirino. Quello che, senza nulla togliere alla sua carriera da direttore sportivo, accende decisamente meno le fantasie dei tifosi.
Ha vinto la linea imposta da Pallotta su suggerimento di Baldini, il timone dell’area tecnica - a detta del presidente - va cambiato dopo il fallimento dell'esperienza con Monchi. E se da Trigoria sono riusciti a «stoppare» l'ipotesi Campos, che avrebbe lavorato a distanza da Montecarlo rallentando ancor di più i processi decisionali della società, non sono riusciti a convincere Pallotta che l’attuale diesse Massara meriterebbe una chance da «primo violino». Lo pensano tutti i dirigenti italiani della Roma, ma Massara sarà costretto a farsi da parte dopo aver gestito l’ordinaria amministrazione e le cessioni di giugno: poi le dimissioni appaiono scontate.
Sarà quindi Petrachi a guidare l’ennesima rivoluzione giallorossa, formalmente dal 1° luglio, ma in realtà ha già iniziato a lavorarci prendendo contatti con i vari operatori di mercato. È di vera rivoluzione si tratterà fra esigenze di bilancio da onorare al 30 giugno e un budget ormai quasi certamente ristretto per la prossima stagione a causa della probabile esclusione dalla Champions: in uscita ci sono Dzeko, Manolas, Under, si proverà a piazzare altrove i vari Perotti, Pastore, Fazio e Olsen, a resistere a tutte le offerte in arrivo per Zaniolo rinnovando il suo contratto come quello di El Shaarawy, mentre i nuovi innesti saranno calciatori in media più giovani e di prospettiva.
E se Petrachi è prossimo dal dimettersi dal Torino, ma dovrà poi trovare un accordo con Cairo per liberarsi dall’ultimo anno di contratto - la Roma non vuole intromettersi e per questo non gli ha ancora fatto firmare nulla - la questione allenatore, dopo il no di Conte, è tornata in stand by. Gli unici nomi che mettono d’accordo (quasi) tutti sono Sarri e Gasperini, ma al momento èimpensabile avvicinare entrambi. Le altre opzioni disponibili adesso non entusiasmano, per questo Ranieri mantiene chance di conferma. L'intenzione è quella di cambiarlo solo se ne varrà la pena.
Roma, sapore di finale
IL MESSAGGERO - CARINA - La sfida alla Juventus inizia con 24 ore di anticipo. Atalanta-Genoae Fiorentina-Milan, in calendario domani, rappresentano inevitabilmente il prologo del match con i bianconeri. La Roma spenta e involuta di Marassi, cerca nuovi stimoli da possibili passi falsi delle rivali nella corsa al quarto posto. Anche perché dopo due mesi dall’esonero di Di Francesco, a Trigoria il gioco dell’oca è quanto mai attuale. Nove gare per trovarsi allo stesso punto di partenza. Anzi, addirittura peggio. La classifica parla chiaro: i giallorossi sono scivolati al sesto posto, rispetto al quinto nel momento in cui Ranieri è subentrato. Distanze invariate rispetto a due mesi fa (-3 dalla quarta e -4 dalla terza) ma con un avversario in più, appaiato in classifica ma in vantaggio negli scontri diretti (Milan). Come del resto chi è già avanti (Atalanta e Inter). Ranieri ancora non si capacita dell’inutilità del pareggio di domenica scorsa. Non come quello che il 13maggio del 2018, proprio contro la Juventus, rappresentò il lasciapassare per la Champions. Da quel giorno la Roma non ha più fatto 0-0. Risultato che domenica non basterebbe. Il tempo dei calcoli è finito: serve un filotto di vittorie per sperare. Consapevoli che potrebbe non bastare.
BILANCIO ANTICIPATO Si avverte un’aria strana attorno a questo Roma-Juve. Da un lato la testa di media e tifosi rivolta perlopiù al futuro, avvolto tra mille dubbi e riflessioni dopo il no di Conte al progetto proposto da Pallotta. Dall’altro diversi elementi della rosa che potrebbero essere all’ultimo incrocio con i bianconeri, giocando con la maglia della Roma. Molti per aver concluso in anticipo la loro avventura senza aver lasciato traccia (Olsen, Pastore,Marcano, Schick). Altri perché probabilmente giunti a fine ciclo. Tra questi c’è Dzeko che proprio alla Juventus segnò il suo primo gol in serie A. Ne sono seguiti 85, comprese le coppe, senza trofei. Ieri le parole del bosniaco al match report del club, hanno dato la sensazione di un bilancio personale della sua avventura nella Capitale, molto simile ad un commiato anticipato: «Sono un pezzo di storia della Roma? Sì però non ho vinto niente. È un po’ strano quando fai la storia e non vinci. Avremmo dovuto fare meglio e in quattro anni vincere qualcosa. Anche in questa stagione avremmo dovuto fare di più in Coppa Italia visto che la Juventus è stata più forte in campionato. Non ci siamo riusciti e io sono il primo ad essere deluso».
INCROCI Non è l’unico. Sono numerosi i calciatori che si aspettavano qualcosa in più da quest’annata. E ora, domenica, affrontano un club - lontanissimo in classifica (26 i punti di differenza) - ma che a più riprese ha manifestato interesse nei loro confronti. Il riferimento, nemmeno troppo velato, è a Zaniolo e Manolas. Storie diverse: una appena iniziata (con la speranza che possa continuare), l’altra che è arrivata agli sgoccioli. Più o meno come accaduto a Szczesny e Pjanic, ora rivali, una volta compagni di squadra. C’è poi Ranieri, probabilmente colui che a Trigoria crede maggiormente nel miracolo. Non è il tipo che si arrende e lo ribadirà anche oggi, nell’attesa conferenza stampa dell’antivigilia. Capitolo a parte merita De Rossi. Daniele torna dall’ennesimo infortunio che ha minato la sua stagione più travagliata da calciatore. Non è al meglio ma non vuole mancare. Anche per lui il futuro non è ancora chiaro. Come del resto quello della Roma.
Il primo gol di Edin in A? Contro la Juve
GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Il 30 agosto 2015 la Roma superò 2-1 la Juve: a segno Pjanic, Edin Dzeko (nella foto ANSA) e Dybala. Si tratta del primo gol nel nostro campionato del 33enne centravanti bosniaco che bruciò sul tempo Chiellini e di testa infilò la porta difesa da Gigi Buffon. La Roma acquistò Dzeko dal Manchester City con la formula del prestito oneroso (4 milioni) e diritto di riscatto (11 milioni)
Dzeko: "Crediamoci Roma, nulla è impossibile»
GAZZETTA DELLO SORT - CECCHINI - Erano i giorni del vino e delle rose, di un futuro ricco solo di «magnifiche sorti e progressive», di un amore ineluttabile come un colpo di fulmine. Era il 30 agosto 2015, l’Olimpico conteneva 55.000 spettatori e la Roma giocava contro la Juventus, battendola con un 2-1 santificato dal primo gol giallorosso di Edin Dzeko. Quasi quattro anni più tardi, domenica prossima tanto apparentemente sarà simile. Allo stadio saranno ancora di scena i bianconeri, si rivedranno oltre cinquantamila spettatori, ma il periodo dei grandi sogni per il momento sembra terminato. La Juve arriva a pancia piena davanti a tanti tifosi innamorati di Cristiano Ronaldo, mentre la Roma insegue «solo» un posto in Champions. A guidarla in attacco, però, ci sarà sempre lui, Dzeko, a cui però gli 86 gol in maglia giallorossa sono valsi poco rispetto alle aspettative di quel giorno di agosto.
Delusione
«Provai emozioni indescrivibili – racconta al “match program” –. La prima rete in un nuovo calcio: tante sensazioni mischiate. È un gol che non dimenticherò mai». Così come questi anni che sembrano declinare verso l’addio, con l’Inter in agguato – soprattutto se arrivasse Conte – e tanti estimatori in Premier. D’altronde il bosniaco ha scritto un pezzo di storia, arrivando a essere 8° tra i cannonieri del club. «Sì, però non ho vinto niente. È un po’ strano quando fai la storia e non vinci. Avremmo dovuto fare meglio e in quattro anni vincere qualcosa. Ad esempio, in questa stagione avremmo dovuto fare di più in Coppa Italia, visto che la Juve è stata più forte in campionato. Non ci siamo riusciti e io sono il primo ad essere deluso». L’espressione ricorre tre volte. La seconda quando parla dell’ultima partita giocata a Genova. «Siamo delusi perché abbiamo sofferto per fare il gol e prendere l’1-1 all’ultimo su calcio d’angolo non può succedere. Abbiamo perso due punti importantissimi. Eppure bisognerebbe essere sempre concentrati fino alla fine». La terza volta è in chiave strettamente autocritica. «Non sono contento della mia stagione. Doveva andare meglio sia per me che per la squadra. Purtroppo non si può cambiare il passato. Dobbiamo dare tutto per arrivare in Champions, ma non sarà facile perché abbiamo lasciato troppi punti per strada. Rigiocherei tante partite, se potessi, ma soprattutto quella di Oporto, mentre in campionato il secondo tempo a Bergamo: se avessimo portato a casa la vittoria, avremmo una classifica diversa. L’Atalanta ora è la favorita per il 4° posto. Di sicuro in questa stagione abbiamo preso troppi gol, Ranieri ha lavorato su questo aspetto e in difesa siamo andati meglio».
Cerchio chiuso?
L’impressione è che la sfida con la Juve per Dzeko sia un cerchio che si chiude, anche perché il centravanti vorrebbe ancora giocare la Champions. Certo, se la Roma rimontasse gli scenari cambierebbero («io e la mia famiglia qui stiamo benissimo»), ma in mezzo c’è la sfida ai bianconeri. «È sempre importante, anche per loro, con molti stimoli. Ronaldo, ad esempio, punta a vincere la classifica marcatori. D’altronde, in Serie A nessuno ti regala niente, ma noi da qui alla fine dobbiamo fare 9 punti e poi vediamo. Dobbiamo crederci, può accadere di tutto. Avete visto il Liverpool in Champions? Nel calcio non si deve mai dire:”Non può succedere”». Chissà se vale anche per il suo futuro.
Dzeko, Danilo e Pellegrini: le prime pedine per Conte
GAZZETTA DELLO SPORT - Una pedina d’oro, da scambiare in caso non arrivasse l’offerta giusta per la cessione. Dal futuro di Mauro Icardi dipenderanno le strategie di mercato dell’Inter che verrà, quella che sotto la guida di Antonio Conte dovrà avvicinarsi il più possibile alla Juventus sin da subito. Se scegli Conte, sai che devi garantirgli un progetto ambizioso, così come ambizioso deve essere il mercato da fare. L’ex c.t. non avrebbe posto alcun veto alle cessioni nobili di Icardi e Perisic, ma chiaramente si aspetta investimenti mirati che facciano cambiare in fretta il volto della sua Inter, che partirà dal 3-5-2 ma che dovrà saper cambiar pelle in corsa e sentirsi a suo agio anche con il 3-4-3. Di base l’Inter di Conte oggi sarebbe già a posto – almeno nei titolari – in difesa con l’arrivo di Godin, quindi il grosso del lavoro di Ausilio e Marotta sarà concentrato sulle fasce e soprattutto sull’attacco, dove si va verso una rivoluzione. In mezzo al campo, invece, basta una pedina, ma di qualità e tempi di inserimento, che garantisca gol ed equilibrio.
Punte in ballo
L’obiettivo primario per l’attacco resta Edin Dzeko, il profilo ideale sia a livello tecnico (Conte stravede per lui) sia a livello economico (ha un anno ancora di contratto e per il cartellino possono bastare venti milioni). L’Inter è pronta ad affondare il colpo appena finirà il campionato, garantendo al bosniaco un triennale da circa 5 milioni a stagione. E Dzeko può arrivare prima ancora che sia sciolto il nodo Icardi, perché Conte vuole due big da affiancare a Lautaro, con Politano che chiuderebbe il reparto. Se non dovesse arrivare un’offerta da 70-80 milioni per Icardi, l’Inter potrebbe provare a inserirlo in qualche scambio: complicato quello col Psg per Cavani, magari potrebbe diventare praticabile la pista Manchester United, da dove è in uscita Romelu Lukaku, altro pallino di Conte. Piace sempre Duvan Zapata, ma al momento è defilato. Ausilio negli ultimi tempi s’è mosso pure per gli esterni offensivi di qualità che potrebbero tornare utili nel 3-4-3. Bergwijn del Psv piace, ma l’affare potrebbe essere Sarabia del Siviglia: 21 gol in stagione e clausola di appena 18 milioni che invita all’investimento.
Le fasce
Fondamentale sarà avere quattro esterni di gamba e fiato. Per la fascia destra l’Inter ha in mano Danilo del Manchester City (affare da 15 milioni) ma continua a guardarsi intorno per un esterno mancino da alternare con Asamoah e tutte le indicazioni portano ad Emerson Palmieri, preso dal Chelsea proprio su richiesta di Conte. Poi servirebbe un altro che possa giocare su entrambe le fasce. Trippier del Tottenham resta un nome suggestivo ma è una opzione alternativa a Danilo, più spendibili i nomi di Hysaj del Napoli (per cui ci sono stati già dei contatti), o Darmian, ormai ai margini al Manchester United.
Mezzala-regista
In mezzo è caldissimo il nome di Lorenzo Pellegrini della roma, che può lasciare la capitale con una clausola da 30 milioni che l’Inter punterebbe ad abbassare girando in giallorosso il portiere Radu, prossimo al rientro dal Genoa (15 milioni). Rakitic resta il sogno, mentre è vivo l’interesse per Barella, ma qui il Cagliari non ha intenzione di abbassare le richieste: vuole 50 milioni, anche con contropartite. Ma senza sconto. La tavola è apparecchiata e gli obiettivi inquadrati. Servono 30-40 milioni di plusvalenze entro il 30 giugno, poi l’Inter potrà scatenarsi sul mercato.
Nuovo striscione di contestazione nei confronti di Pallotta a Trigoria
Nuova contestazione per il presidente americano della Roma, James Pallotta. Nonostante il numero uno giallorosso abbia chiesto il supporto dei tifosi per portare avanti la questione stadio, il gruppo della Sud ‘Ultimo Baluardo’ ha voluto ribadire la propria posizione di protesta. Nella notte, a Trigoria, è apparso il seguente striscione: "Mille illusioni e un rifiuto netto la sintesi del tuo progetto. Vattene". Viene tirata in ballo, chiaramente, la vicenda legata ad Antonio Conte non andata a buon fine.
De Rossi in un murales ad Ostia "Simbolo di Roma"
Daniele De Rossi diventa un murales. Ostia questa mattina si è svegliata con un capitano dipinto su un muro con la scritta "Vanto di Ostia, simbolo di Roma" e non è un caso si trovi nella zona di nascita del giallorosso.
La verità è che gli non piaci abbastanza
INSIDEROMA.COM - ELISA GIOCONDI - Giorni nefasti in casa Roma. Una panchina in cerca di allenatore, Totti pensa al secondo addio al club ma stavolta alla dirigenza e, per ultimo ma non meno importante, De Rossi è in bilico. Per chi avrà l'onere e l'onore di ammaestrare la squadra, dovrà anche decidere le sorti del capitano: troppi infortuni alle spalle e se fino a poco fa la proroga del contratto questa estate era sicura, ora questa certezza traballa. Potrebbe rimanere sempre in casa giallorossa ma allenando le giovanili.
Per la panchina "dei grandi", invece, la situazione è più confusa e destabilizzata che mai: Conte rifiuta e va avanti, si elimina dai giochi anche Sarri. L'allenatore del Chelsea era in un limbo con la squadra inglese: dati i risultati e le performance scadenti, non si stava certamente ingraziando i tifosi e i suoi giocatori. Ma ecco il colpo di scena e Sarri riprende in mano la situazione: quindi ora vuole rimanere in Inghilterra, no alla Roma anche dall'allenatore ex Napoli. La terza alternativa è Gasperini, che però non è semplice da strappare via all'Atalanta che lo se lo tiene stretto e che sta portando verso la Coppa Italia.
I numerosi piani B da vagliare a Trigoria potrebbero essere Gattuso o Blanc, a seconda di chi è libero da qui a questa estate e dalle reali possibilità; altri nomi che potrebbero diventare mire future sono Allegri o Tuchel.
Il rifiuto di Conte è stato un duro colpo per la capitale, nonostante la dirigenza non ci abbia mai sperato più di tanto ed è sempre rimasta con i piedi per terra. Le esigenze di vincere dell'ex ct della nazionale non si allineano, adesso, con la situazione della Roma: "Mi sono innamorato di Roma frequentandola nei due anni in cui sono stato ct della Nazionale. All'Olimpico senti la passione da parte di questo popolo che vive il calcio con un'intensità particolare, che per la Roma va fuori di testa. Che vive "per la Roma". Un ambiente molto passionale, che ti avvolge. Oggi le condizioni non ci sono, ma penso un giorno, prima o poi, io andrò ad allenare la Roma". Indirettamente, però, fa le fila alla Juventus: "Allegri sta facendo molto bene. Un domani non si sa mai". E continua, determinato e fermo su ciò che vuole da una squadra: "Chi mi vuole sa che io devo far coincidere la mia idea di calcio e il mio metodo. Non sono un gestore, non credo che l'obbiettivo di un allenatore sia fare meno danni possibile. Se pensano questo, le società non mi chiamano. Io sono molto severo con me stesso. Poi ho un problema: la vittoria, che sento come l'obbiettivo del mio lavoro. Io devo avere la percezione di poter battere chiunque. Devo sentire che vincere è possibile. Altrimenti, senza problemi, posso continuare a restare fermo".
Dopo le dichiarazioni di Zaniolo dei giorni precedenti "Chi non andrebbe alla Juve", ad una quasi palese preferenza di Conte per i bianconeri, la Juventus sta a 2-0 con la Roma. Ora l'augurio è che sul campo il risultato si ribalti.
Europa League, Arsenal e Chelsea in finale
L'Arsenal di Unai Emery vince 4-2 al Mestalla con la tripletta di Aubameyang e una rete di Lacazette al 50'; per il Valencia doppietta di Gameiro. Mentre allo Stamford Bridge, dopo l'1-1 in casa dei tedeschi, apre al 28' la rete di Loftus-Cheek per i padroni di casa con l'Eintracht che aggancia il pari con Luka Jovic al 49' ma passa la formazione di Sarri 5-4 ai rigori ed ora ci sarà una finale tutta inglese anche in Europa League.