Le ragioni di Baldini: per il bene del club
GAZZETTA DELLO SPORT - BOLDRINI - Nell’amarezza e nel fastidio di queste ore, Franco Baldini non ha perso il gusto toscano per la battuta: quando gli è stato riferito che in un ponte di Londra era stato esposto l’altra notte uno striscione contro di lui, ha commentato: «Sarà successo sicuramente al Blackfriars». Sotto al bridge dei Frati Neri, fu trovato impiccato il 18 giugno 1982 il banchiere Roberto Calvi, figura chiave del crac del Banco Ambrosiano. Immagine lugubre, ma lo striscione ha invece come sottofondo le luci del Tower Bridge.
Nuovo record
In una stagione piena di negatività, con l’esonero di Eusebio Di Francesco, le possibilità di qualificazione in Champions ridotte al lumicino – a proposito di luci -, il derby di ritorno perso 3-0, le dimissioni dell’ex direttore sportivo Monchi e l’addio di Daniele De Rossi, la Roma ha centrato il record di essere la prima squadra ad essere contestata all’estero: lo striscione contro Baldini apre una nuova frontiera. Non c’è una firma, ma un nome: Roma. A Londra esiste un club, i Lupi di Londra, che si è limitato a riprodurre sulla pagina Facebook lo striscione contro il dirigente toscano sotto la scritta «Mai un’azienda».
Silenzio Assenso
Baldini non vuole parlare. Da tempo ha scelto la strada del silenzio, anzi dell’oblio: dal lontano 5 giugno 2013, quando si dimise dal ruolo di amministratore delegato della Roma. In questi sei anni, zero interviste. Il dirigente toscano ha lavorato al Tottenham fino alla primavera del 2016 ed è poi rientrato nell’orbita della Roma nell’estate 2016, come consulente del presidente Pallotta. Neppure lo striscione londinese spinge Baldini ad aprire bocca. E’ convinto che sia questa la scelta migliore per il bene della causa. Ci sarebbero da spiegare diverse cose sulla vicenda De Rossi, ma il rifiuto, nonostante le sollecitazioni, è totale. Chi ha deciso di non confermare il capitano della Roma? Perché dopo 18 anni di maglia giallorossa il presidente Pallotta o lo stesso Baldini non si sono assunti la responsabilità di comunicare in prima persona le decisioni dell’azienda Roma, al calciatore? Baldini è convinto che la linea seguita sia stata corretta e che rientri nelle prerogative di un club fare scelte scomode, anche con i «totem». Lo sostiene in privato, ma non vuole dirlo in pubblico.
De Rossi, gli audio e la Roma le due versioni di un addio
GAZZETTA DELLO SPORT - PUGLIESE - Prima Ranieri che di fatto si schiera dalla parte del suo capitano, poi due audio di De Rossi che nello spazio di una mattinata fanno il giro dei telefonini di Roma (e non solo), e che certificano le ricostruzioni contrastanti del capitano e della Roma. Con tanto di Tapiro finale per Daniele e la manifestazione di protesta annunciata per oggi pomeriggio (ore 15) degli ultrà sotto la nuova sede dell’Eur. Insomma, la giornata giallorossa di ieri è stata di quelle surreali. Tanti momenti con un unico comun denominatore, l’addio (tormentato) tra la Roma e De Rossi.
Il tecnico
Dopo le 48 ore precedenti (già caldissime di per sé), ieri il via è stato dato dalla conferenza di Ranieri. Dove, di fatto, di Sassuolo-Roma non si è parlato. Il campo principale, come è ovvio, è stato la situazione di De Rossi. «Come i giocatori scelgono altri club, le società scelgono altri giocatori. È la legge del calcio – dice Ranieri –. Ma con Daniele, visto quanto vale per la Roma e i tifosi, andava detto in altro modo. Se fossi rimasto anche il prossimo anno avrei detto: “Io lo voglio ancora”. So che giocatore, uomo e capitano è. Nel calcio esistono tanti modi di essere leader, lui è quello ideale. Ragiona sempre di squadra e mai per ego personale».
Tra audio e versioni
Concluse le parole di Ranieri, ecco che iniziano a girare i due audio di De Rossi, diventati presto pubblici anche su social e siti. «Ho detto: voi dite che sto male? Allora datemi centomila euro a presenza. Se faccio dieci gare è un milione, con 30 tre milioni, con zero gioco gratis. Che problema c’è? Al che Fienga mi dice: è quello che ti volevo offrire io, più un bonus fisso. Ma è un discorso nato e morto così, mentre mi diceva che non mi avrebbero tenuto. Dopo 40 minuti sono a casa, mi richiama: “Ho parlato con il presidente, se è così va bene”. Ma come va bene? È un anno che non ci parliamo, nessuno mi offre niente e ora mi dite: “Se vuoi farti il contratto fattelo...”». Per De Rossi, quindi, l’idea del contratto a gettone nata come una battuta avrebbe poi trovato il sì di Pallotta. Ma nell'audio non spiega perch a quel punto non lo avrebbe accettato. Dignità e orgoglio personale? E qui nascono le versioni contrastanti, perché da Trigoria trapela che tra la Roma e il giocatore c'erano stati precedenti incontri per informarlo delle strategie del club. Colloqui in cui lo stesso De Rossi, infortunato, mostrava dubbi sulle sue scelte future. È vero, che nella conferenza di martedì Fienga si era scusato «per un discorso che è avvenuto solo ieri e non prima» ma il Ceo si riferiva alla comunicazione della decisione. In più, per la Roma non ci sarebbe mai stato alcun ripensamento. Anzi, Pallotta – saputa l’idea del contratto a gettone – avrebbe chiesto ai suoi di ringraziare Daniele, declinando. E offrendogli invece aiuto rispetto alla sua idea di giocare nella Mls visto che alcuni soci sono azionisti di club americani.
Il finale
In questo clima, non poteva mancare la consegna del Tapiro d’oro a Daniele. Avvenuta ieri sera. «Vediamo, tra poco saprò dove giocherò e se potrò dare molto o poco — commenta De Rossi –. Un po’ ci sono rimasto male. Ma il nostro lavoro è così. C’è chi gioca e chi prende decisioni. Come dirigente mi avrebbero tenuto, ma io vorrei provare a giocare ancora...». Oggi sarà un'altra a giornata calda.
Gasperini si avvicina al giallorosso. Ma il futuro ora preoccupa tanti big
IL MESSAGGERO - Per ricostruire bisogna prima demolire. Sull'asse Londra-Bostonavranno pensato a questo quando è stata presa la decisione di non rinnovare il contratto a DanieleDe Rossi, dandogli il benservito in un anonimo martedì di maggio con un comunicato stringato. Una decisione che ha fatto male ai tifosi romanisti e spiazzato tanti giocatori sensibili al trattamento dei colleghi, ancor di più se di un certo rango. Sembrano passati anni quando Antonio Contesarebbe stato a un passo dallo scegliere la Roma e tenere tutti i big presenti in rosa. Oggi, invece, le indiscrezioni raccontano di un Gian Piero Gasperini contattato dal futuro ds Petrachi, pronto a prendere le redini della squadra e a cui è stato proposto un contratto fino al 2022 a 2,5 milioni a stagione. Aria di profondi cambiamenti nella Roma: Pallotta (e Baldini) vogliono aprire un nuovo corso che durerà tre anni per portare il club il più vicino possibile alla vittoria di un trofeo. Per farlo ci sarà bisogno di forze fresche in campo, nuovi preparatori atletici che riescano a prevenire gli infortuni muscolari (arrivati a quota 50 da inizio stagione) e uno staff medico all'avanguardia in grado di rimettere in sesto i calciatori in tempi stretti.
ADDII E RINNOVI - I giocatori in scadenza di contratto sono sul chi va là, stanno aspettando di capire che direzione percorrerà il club prima di prendere una decisione. Il mancato rinnovo di De Rossi è stato un segnale forte, indirizzato ai calciatori che hanno intenzione di restare in giallorosso, ma rischia anche di generare un fuggi fuggi incentivato dalle dichiarazioni del centrocampista. Dzeko e Manolas sono già con un piede fuori dalla Capitale: il bosniaco è entrato nel mirino dell'Inter pronta a offrire 9 milioni; su Kostas, invece, pende una clausola di 36 milioni che Arsenal e Juve sarebbero pronte a onorare. Se per i big il destino sembra ormai scritto, diversa è la situazione di Pellegrini e Zaniolo. Nicolò guadagna 270 mila euro a stagione con un contratto fino al 2023 ed è in attesa di un adeguamento già da qualche mese. Le offerte dall'estero non mancano come quella del Tottenham che ha inviato degli osservatori all'Olimpico per stilare una relazione dettagliata sul centrocampista. Differente è la situazione di Pellegrini che ha una clausola rescissoria di 30 milioni pagabile in due rate, ma esercitabile solo dal 1° al 31 luglio. La Roma ancora non si è fatta sentire con l'agente, ma a fine campionato qualcosa dovrebbe muoversi. In stand-by anche El Shaarawy che la prossima stagione entrerà in scadenza. Una rosa in parte da ricostruire, dunque, con l'aiuto di Francesco Totti che in queste ore si trova in Kuwait per l'Al Roudan Tournament: «Spero di portare il club più in alto possibile a livello mondiale perché la Roma si tifa e si ama», ha detto poco prima di essere accolto in campo per una partita di futsal in pompa magna, ma con una gaffe: è stato fatto risuonare l'inno di Forza Italia.
Le verità di Daniele. De Rossi in un audio svela l’accordo a gettone mai nato
LEGGO - BALZANI - «Sconquassato». Il termine giusto per definire l'animo di De Rossi, e quello dei tifosi della Roma, l'ha trovato ieri Ranieri. Il caso legato al mancato rinnovo del capitano (voluto da Pallotta e Baldini) ha provocato una bufera che ha spazzato via la residua pazienza dei tifosi, dei giocatori e di molti dipendenti di Trigoria. Ieri l'ennesimo colpo di scena alla Trono di Spade causato dalla circolazione di un audio Whats App mandato da De Rossi a una chat di amici. Oggetto della chiacchierata: la trattativa per un rinnovo mai arrivato. Nell'audio De Rossi spiega che avrebbe accettato un contratto a gettone, 100 mila euro a partita, in modo che il suo stipendio sarebbe stato direttamente proporzionale alle partite giocate. L'ad Fienga avrebbe confessato che quella era anche la sua idea e che avrebbe voluto inserire anche dei bonus. In un secondo momento Fienga ha richiamato lo stesso De Rossi, dicendo che Pallotta aveva autorizzato la soluzione del contratto a gettone. A quel punto Daniele è sbottato, risentito dal silenzio della società durato per un anno. Il club ha ascoltato gli audio e dato una versione diversa dei fatti. Negli ultimi mesi De Rossi avrebbe incontrato tre volte la Roma, che lo avrebbe informato delle idee su un progetto giovani che includeva la necessità di alzare l'intensità del lavoro. Nessuno gli ha proposto un contratto a gettone - secondo il club - e nell'ultimo colloquio di lunedì il discorso si sarebbe spostato sulla possibilità di giocare negli Stati Uniti.
Ritorniamo a Ranieri. Il tecnico, che mercoledì era uscito per parlare ai tifosi accollando la decisione a Baldini e Pallotta, non si è tirato indietro.
«Certo l'ho detto ai tifosi, anche se non ricordo in che termini. Daniele? Ancora non ci ho parlato e non so se giocherà a Reggio Emilia. Lo vedo bene, motivato, anche se dentro probabilmente sarà sconquassato, magari non dormirà neanche la notte. È la legge del calcio, ma forse a Daniele andava detto in altro modo. Se mi avessero chiesto un consiglio io avrei detto lo voglio ancora'. Perché so che giocatore, che uomo e che capitano è. Mi auguro solo che con il Parma ci sia una grande festa per salutarlo. Per le contestazioni ci sarà tempo».
Gasp ha detto sì. Accordo col nuovo ds Petrachi, la Roma del futuro è già sua
LEGGO - BALZANI - Il progetto Atalanta è pronto a sbarcare a Trigoria. La Roma, dopo il no di Conte e i dubbi di Sarri, ha virato con forza su Gasperini e ieri ha ottenuto il sì definitivo del tecnico piemontese. In realtà già due settimane fa, tramite il Ceo Fienga, la Roma aveva presentato la sua offerta: triennale da 2,5 milioni a stagione (a Bergamo ne percepisce 1,4). Vista la finale di coppa Italia alle porte Gasperini aveva preso tempo, ma fatto intendere che era molto interessato. Anche perché è tanta la voglia di misurarsi con un grande club dopo il fallimento all'Inter del 2011.
Ieri il futuro ds Petrachi ha chiuso la pratica, almeno con Gasperini. Il tutto, chiaramente, sarà formalizzato con la fine del campionato (l'Atalanta è in piena corsa Champions) ma il tecnico non dovrebbe aver problemi nel liberarsi dall'Atalanta (contratto in scadenza nel 2021) visti gli ottimi rapporti con il presidente Percassi. L'ex allenatore di Genoa e Palermo si porterà dietro il suo staff compreso Jens Bangsbo, professore danese esperto in comunicazione.
La scelta di Gasperini sarebbe stata presa da Baldini. Dopo Ranieri e il fallito assalto a Conte, infatti, Pallotta avrebbe tolto lo scettro alla coppia Totti-Massara per riconsegnarlo al fidato consulente esterno. I primi nomi della lista erano Sarri e Tuchel, ma c'era fretta di chiudere. Così si è virati su Gasperini che si accontenterà di un progetto giovani importato su allenamenti duri e taglio del monte ingaggi. Quasi certe le partenze di Dzeko e Manolas, oltre ovviamente a quella di De Rossi. A Roma Gasp troverà Cristante e potrebbe portarsi da Bergamo sia De Roon sia Mancini. In porta piace Cragno, ma il tecnico avrebbe chiesto Perin mentre in attacco salgono le quotazioni di Belotti al posto di Dzeko.
Da Ranieri a Gasperini quindi. Prosegue il processo di deromanizzazione. La scelta non scalda il cuore dei tifosi che di certo si aspettavano un colpo più importante in panchina e che rimproverano già a Gasperini la sconfitta in coppa Italia con la Lazio a causa della quale probabilmente la Roma dovrà affrontare i preliminari di Europa League. Forse se lo aspettava pure Totti che ieri, dal Kuwait, ha ribadito il solito pensiero: «Voglio la Roma il più in alto possibile perché è una squadra che si ama e si tifa. Finale di Champions? Tifo il Liverpool di Salah».
“Forzata la procedura sullo stadio”. L’ex grillino imbarazza la Raggi
IL MESSAGGERO - SCARPA - Due tesi differenti, contrapposte, quelle rappresentate dai due consiglieri del IX municipio Paolo Barros e Paolo Mancuso, ascoltati ieri dal pubblico ministero Elena Neri in merito all’iter amministrativo, nel giugno del 2017, per il nuovo stadio della Roma. Due versioni che complicano la posizione dell’unica iscritta nel fascicolo per il reato di abuso d’ufficio, la
prima cittadina Virginia Raggi, e che adesso chiamano in causa anche il minisindaco dell’Eur: Dario D’Innocenti, infatti, nei prossimi giorni verrà convocato in procura, in qualità di persona informata sui fatti.
Questioni burocratiche ma anche, forse, di possibili pressioni per accelerare le tempistiche su cui è in corso una verifica da parte della magistratura inquirente. Sullo sfondo della decisione assunta dal presidente del Municipio, che in tempi record, by-passando la commissione urbanistica, ha dato il parere favorevole all’impianto del club giallorosso, potrebbe appunto pesare una serata con la prima cittadina. Un incontro a cui avrebbe partecipato Dario D’Innocenti, il pentastellato Barros, ma non il collega, il presidente della commissione urbanistica e dissidente M5S Mancuso.
Due esponenti del Movimento che hanno fornito ieri al sostituto procuratore Neri argomenti totalmente differenti. Per Barros, infatti, il mancato passaggio in commissione urbanistica del progetto stadio non comporterebbe alcun problema dal momento che venne consultata la commissione sport, di cui lui fa parte. Al contrario per Mancuso, che ha rivelato a Il Messaggero l’esistenza della serata a cui partecipò la sindaca Raggi, il passaggio in commissione urbanistica era invece obbligatorio.
Sono dettagli di non poco conto quelli che hanno convinto il pubblico ministero Neri a voler convocare D’Innocenti. Emergenze che sottolineano come l’iter non sia stato così limpido. E che anzi, l’amministrazione capitolina, abbia fatto una corsa contro il tempo per fare in modo che il progetto dello stadio andasse in porto.
Se sull’intera partita ci sia stata un’indebita pressione da parte della Raggi su minisindaco e altri esponenti 5S è tutto da vedere. Di certo a D’Innocenti, da parte degli inquirenti, verrà chiesto conto anche dell’incontro con la sindaca.
De Rossi, audio al veleno
IL MESSAGGERO - CARINA - Sta finendo male. Ben al di là degli inevitabili strascichi che un addio così traumatico poteva comportare. La Roma e De Rossi, pur nel rispetto reciproco manifestato in pubblico, iniziano a vacillare sul tacito concordato espresso mercoledì. «Rispetto manon condivido» era stata la linea guida di entrambe le parti, messa a dura prova dalle due registrazioni audio circolate sui social nella giornata di ieri. In queste si ascolta il calciatore confidarsi e raccontare particolari dei colloqui con il Ceo Fienga avvenuti due giorni prima. E qui divergono le versioni.
LE REGISTRAZIONI - Spazio in primis a quella di De Rossi che racconta come dopo mesi di silenzio sia stato convocato dal club soltanto nella giornata di lunedì per essere informato della scelta di non rinnovare il contratto nonostante - come spiega nel messaggio vocale - fosse disponibile anche a firmare un contratto a gettone da 100mila euro a presenza. Ipotesi che sarebbe stata prima scartata dal club ma poi, poco dopo la fine dell'incontro con il Ceo Fienga, accettata dalla Roma che avrebbe chiamato il calciatore, tornato nel frattempo a casa, per riferirgli il via libera di Pallotta. Dai file - presumibilmente tagliati - s'intuisce soltanto che Daniele non avrebbe accettato perché la proposta era arrivata fuori tempo massimo. Parole che hanno soffiato sul fuoco dell'ira della tifoseria. Social presi nuovamente d'assalto e sit-in indetto per oggi pomeriggio di fronte alla sede amministrativa del club all'Eur.
LE REAZIONI - La Roma, però, ha reagito, facendo trapelare un'altra versione. Negli ultimi mesi De Rossi avrebbe incontrato in tre occasioni la società che lo avrebbe di volta in volta informato delle idee sul futuro (questione allenatore). Nell'ultimo vis a vis di lunedì, a Trigoria sostengono di aver riferito al calciatore la scelta definitiva di non rinnovare il contratto. Durante le quasi tre ore in cui si è cercato di convincerlo ad accettare incarichi dirigenziali, Daniele avrebbe detto che sarebbe stato disposto anche a giocare a gettone. Ipotesi non presa in considerazione dal club. Che però, per venire incontro al ragazzo, si sarebbe offerto di aiutarlo a trovargli una squadra nella Mls, essendoci tra i soci alcuni azionisti di società americane. Aiuto proposto nella telefonata post-incontro.
TAPIRO D'ORO - Nella serata di ieri, Striscia la Notizia ha cercato di strappare un sorriso a De Rossi, consegnandogli il Tapiro d'Oro: «Dove andrò? Tra poco dovrei sapere dove continuerò e vedremo se potrò dare molto o poco». Tra le offerte ricevute, c'è anche quella dell'Ostia Mare(serie D), che ha aperto a un suggestivo ritorno: «L'idea non è così lontana dalla realtà», ha assicurato il presidente Lardone a Radio Cusano. Di certo la distanza è minore del solco che si è creato tra Daniele e la Roma.
Roma, picconate anche da Ranieri
IL MESSAGGERO - ANGELONI - Claudio Ranieri non ricorda esattamente di aver detto testa grigia a Franco Baldini durante il colloquio con i tifosi mercoledì pomeriggio, magari lo ha detto sul serio. Un romano, al testa, rivolgendosi a una persona con cui non va proprio d'accordo o che non stima, abbina un altro termine ben più volgare e che non stiamo qui a dire, il che sarebbe anche peggio. Ranieri, però, ricorda perfettamente la sostanza del discorso relativo a Franco Baldini, ovvero colui che per tanti è l'artefice della deromanizzazione della Roma: «Quando i tifosi mi chiedevano spiegazioni su chi avesse preso le decisioni per la fine del rapporto di De Rossi con la Roma, ho risposto sicuramente in America e a Londra: il presidente e chi gli sta vicino, che è la persona che sta in Inghilterra». Ovvero, proprio Baldini, che non nomina appositamente. «Non so che rapporti abbia con il presidente e che cosa precisamente faccia, ma qua sul mio lavoro non incide».
«IO LO VOGLIO»
L'argomento principe è sempre lo stesso, De Rossi. Di Sassuolo-Roma a Trigoria nessuno ha veramente voglia di parlare. L'addio di Daniele brucia. Ranieri, anche qui, si schiera contro. E non certo contro Daniele, che il club non ha considerato funzionale per il futuro (almeno immediato): «Non so i progetti futuri, non possono averne parlato con me, visto che tra due partite finirò il mio rapporto con la Roma. Non so che programmi ci saranno da qui in avanti. In ogni società di calcio ci sono ricambi, tante squadre hanno perso grossissimi punti di riferimento. Ma quanto a De Rossi, essendo il capitano e una persona storica qui, forse andava gestito in un'altra maniera, dandogli il modo di pensare bene. Invece questo non è successo. I giocatori che a volte scelgono altre società, gli stessi club a volte scelgono calciatori, allenatori, direttori sportivi. Per una figura così importante, avendo i tifosi della Roma un amore sviscerato per la propria squadra, una considerazione più attenta avrebbe consigliato altro comportamento. Se mi fosse stato chiesto cosa penso di De Rossi, avrei detto lo voglio perché so che giocatore è, che uomo è, che capitano è. Lui è un leader che ogni allenatore vorrebbe. Roma-Parma sarà la sua festa, le contestazioni lasciamole da parte».
UNO CHE DECIDE - Da De Rossi alla questione Totti, dirigente insoddisfatto. E qui, Ranieri, con la solita signorilità, risponde, andando meno a fondo della questione: «Francesco non so quanto potere abbia. Io so che mi ha chiamato, quindi per me è uno che conta, uno che decide. Io non so quanto all'interno di questa crescita come dirigente sia felice o non sia felice o quanto sia soddisfatto o non soddisfatto». L'ultima, poi. Ma questa a favore della gestione Pallotta e della sua continua assenza da Trigoria. «Io ne ho trovati pochi di presidenti presenti nella mia carriera. Sono situazioni che capitano, ti danno una squadra e quello che succede al di fuori non ti interessa. L'importante è che la squadra vada bene e che quando c'è un problema ci sia qualcuno che lo risolva. Questo conta per un allenatore: non è importante la presenza di un presidente. E' importante che tutto vada come deve andare. A qualcuno importa della partita con il Sassuolo?». Ecco, mica tanto, a quanto pare.
Roma, Roma, Roma 'azienda' de 'sta città
INSIDEROMA.COM - MATTEO LUCIANI - Finisce con un Daniele De Rossi visibilmente commosso, intento ad abbracciare uno per uno i compagni di squadra che si sono recati nella Sala Champions di Trigoria, l'ultima conferenza stampa, che potremmo sostanzialmente definire 'di addio', dell'attuale capitano giallorosso.
Una mattinata senza alcun senso, quella vissuta martedì scorso da chiunque abbia a cuore i colori della Magica.
Dapprima l'inaspettato annuncio tramite un comunicato ufficiale, non proprio il classico 'fulmine a ciel sereno' poiché ormai da troppo tempo a questa parte una fitta coltre di nubi pare essersi addensata sulla Roma e sui suoi progetti futuri, poi la conferenza stampa: un appuntamento che, per usare un termine boxistico, ha praticamente 'messo all'angolo' la dirigenza giallorossa, rappresentata nell'occasione dal CEO Guido Fienga, esposta in tutte le sue attuali contraddizioni e fragilità proprio dalle parole di Daniele De Rossi.
Come se non bastasse la dolorosa separazione da colui che forse meglio di chiunque altro ha rappresentato nell'ultimo quindicennio l'anima del calciatore-tifoso giallorosso, durante la conferenza stampa, il CEO Fienga ha liberamente scelto di definire, peraltro a più riprese, la Roma una "azienda": opzione quantomeno incauta (eufemismo), soprattutto in una circostanza del genere.
Per carità, la direzione in cui ormai il mondo del calcio sta andando è palese a chiunque; tuttavia, perché esporsi ad ulteriori e facili critiche in una giornata già sufficientemente caratterizzata da scelte impopolari? Possibile che nessuno della dirigenza del club fosse a conoscenza di questo particolare e non abbia invitato Guido Fienga a desistere dall'utilizzo di tale termine?
La Roma (purtroppo)non ha alle spalle una storia di grandi trionfi sulla scena nazionale e internazionale, ma di un elemento si è, anzi ormai forse meglio affermare 'si era', sempre potuta vantare al cospetto di chi collezionava successi, magari anche in modo poco chiaro (avete presente Calciopoli?): il rapporto viscerale tra sé e i propri sostenitori.
Ecco, tutto ciò adesso non c'è più (o quasi).
Non soltanto colpa dell'attuale gestione societaria, vista la pletora di 'odiatori professionisti' presenti all'interno dell'anomalo panorama romano e romanista; tuttavia, James Pallotta & co. certo hanno gran parte delle responsabilità riguardo a questo 'strappo' forse insanabile tra la Roma e la sua gente.
Si presentarono come coloro che avrebbero trasformato "la Roma da principessa a regina", parole del primo presidente made in USA, Tom Di Benedetto, nel lontano 2011 e oggi di tante belle promesse non resta che un pugno di mosche.
Nessun trofeo è entrato nel centro sportivo di Trigoria a partire dal closing dell'aprile del 2011 e dato ben più triste, l'entusiasmo che aveva accompagnato l'arrivo degli americani è stato progressivamente disperso in nome di plusvalenze e scelte spesso discutibili, tanto da essere oggi arrivati ad un clima di aperta contestazione.
E dire che ci sono stati dei momenti in cui questa "azienda", per usare la parola tanto cara al CEO Fienga, ha dato l'impressione di poter realmente spiccare il volo, tanto dal punto di vista sportivo quanto ambientale.
Si prenda ad esempio lo scorso anno: la Roma batte per 3-0 il Barcellona nel ritorno dei Quarti di Finale di Champions League anche grazie al supporto di un Olimpico infernale, che sostiene la squadra dal riscaldamento ai festeggiamenti post gara. Da tempo non si assisteva a una tale unione di intenti tra i tifosi e la loro Magica. A fine partita, proprio Daniele De Rossi ebbe modo di affermare che "sarebbe ora un delitto disperdere ciò che si è ricreato tra la Roma e la sua gente. Ripartiamo da qui".
E invece no.
L'ennesima rivoluzione, gli ennesimi addii di calciatori importanti, sacrificati sull'altare delle maledette plusvalenze. Un elemento che, anche in base a quanto affermato proprio da De Rossi in un passaggio della conferenza stampa di ieri, viene ritenuto anche da chi la Roma la vive da dentro uno dei motivi principali dell'anonimato a cui ci si sta sempre più abituando.
Altro possibile fattore di ritrovato entusiasmo era parso essere l'accostamento di Antonio Conte alla Roma; un po' come avvenne nell'estate del 1999, quando l'allora presidente giallorosso Franco Sensi scelse Fabio Capello quale sostituto in panchina del boemo Zeman, il nome dell'ex Juventus aveva dato l'impressione che il club, o forse meglio dire la "azienda", di Trigoria volesse dare vita a un 'new deal' fatto di più campioni e meno giovani di belle speranze da rivendere al miglior offerente.
Nulla di fatto, ancora una volta.
Antonio Conte ammette pubblicamente che il progetto della Roma non è vincente e tra pochi giorni dovrebbe firmare con l'Inter di Suning, gruppo cinese che, sin dal momento del proprio avvento all'ombra della Madonnina, ha investito pesantemente sul mercato per tentare di riportare i nerazzurri sul tetto d'Italia e d'Europa. Praticamente l'opposto di James Pallotta e soci.
Coloro che si incontrano con capitan Daniele De Rossi, 615 partite con la maglia della Roma, soltanto il 13 maggio per comunicare al ragazzo l'intenzione di non rinnovargli il contratto.
Essere Bandiere in un Mondo senza cuore
INSIDEROMA.COM - EDITORIALE - “Se lo ami lascialo andare” è una delle più grandi sciocchezze che la mente dell'uomo potesse mai partorire, abrogata infatti un secondo dopo dall'ipocrisia del "restiamo amici". No, amici proprio non si può restare se c'è una mancanza di rispetto e una ferita profonda nell'orgoglio. L'addio forzato di Daniele De Rossi però non è l'unico addio traumatico della storia del calcio.
Agostino Di Bartolomei:
Nell'estate del 1984, a pochi mesi da una finale di Coppa Campioni persa, Daniele De Rossi ha appena un anno e non sa che la sua storia da capitano della Roma sta per essere scritta ma da protagonisti diversi. Ago viene messo alla porta perchè il nuovo tecnico Sven-Goran Eriksson non lo vede idoneo per il suo gioco veloce e dinamico. Diba va al Milan e alla prima occasione utile segna alla Roma ed esulta in modo rabbioso e rancoroso accendendo la rissa in campo.
Giuseppe Giannini:
Il principe lascia la Roma il 5 maggio 1996. La Roma batte al Franchi la Fiorentina ma un maledetto cartellino giallo rimediato dal capitano giallorosso lo fa scoppiare in lacrime negandogli il saluto la settimana successiva di fronte al proprio pubblico per squalifica.
Francesco Totti:
Senza ombra di dubbio il mese di maggio è il peggiore della storia Romanista, tra Coppa Campioni persa, Coppa Italia persa contro la Lazio, addio di Totti e De Rossi e la morte di Agostino di Bartolomei. Il figlio prediletto del dio del calcio si guadagna il rinnovo sul campo grazie ad una serie di prodezze negli ultimi minuti di gioco che mandano la Roma in Champions e fanno ingoiare il rospo amaro a Spalletti costretto a tenerlo un altro anno ancora. La stagione successiva è un Totti vs Spalletti continuo con schermaglie che vanno anche ben oltre il rettangolo di gioco. Totti smette e legge una lettera carica d'amore ai suoi tifosi, mentre Spalletti che lascerà la Roma il giorno dopo, viene subissato di fischi insieme al presidente Pallotta. Totti diventa dirigente ma, come ammesso anche da De Rossi, in questa Roma non ha potere ed è giorno dopo giorno un pesce fuor d'acqua.
Giuseppe Bergomi:
"Non ho deciso io". Queste le parole di Beppe Bergomi a proposito del suo addio all'Inter. Il 23 maggio 1999 giocava Inter-Bologna e lo "Zio" non sapeva che quella sarebbe stata la sua ultima partita in nerazzurro. "Sono sempre stato molto onesto con me stesso, dai 30 ai 36 anni ho sempre fatto solo contratti annuali. Ero pronto ad andare avanti ma il nuovo allenatore Marcello Lippi aveva altri piani ed il presidente Moratti, non mise nessun veto al mio addio".
Paolo Maldini:
Nel 2009 la bandiera Paolo Maldini si congeda dal Milan. Questa volta i rapporti burrascosi non sono con la società, che comunque non gli chiederà di entrare nei quadri dirigenziali, e per farlo dovrà aspettare i tempi attuali, ma con la tifoseria che ha cantato per tutto il tempo "C'è solo un Franco Baresi" prima di mettere uno striscione con scritto: "Sentiti ringraziamenti da chi hai definito mercenari e pezzenti'.
Buffon & Del Piero:
Il numero 1 dei numeri 1 e il Pinturicchio bianconero. Entrambi messi alla porta con il garbo tipico e lo stile che da sempre contraddistingue la "Vecchia Signora" del calcio italiano. Pochi hanno avuto da ridire perchè se sulla maglia hai scritto "Vincere non è importante ma è l'unica cosa che conta" e poi effettivamente vinci otto scudetti di fila e giochi due finali di Coppa Campioni, il tifoso pur molto dispiaciuto non può dire più di tanto.
Raul:
Nel 2010 dopo 18 anni il bomber dei galacticos afferma in conferenza stampa il suo addio al Real. La società gli ha comunicato che bisogna continuare a vincere e per farlo non hanno più bisogno dei suoi servigi. Lui scoppia in lacrime e passa allo Schalke.
Robbie Fowler:
L'ex punta e bandiera del Liverpool Robbie Fowler ha lasciato definitivamente il Liverpool nel 2007, dopo averlo lasciato nel 2001 per poi ritornarci. Rifiutò il contratto a gettone offertogli dai Reds per firmare per il Blackburn Rovers.
Lampard & Gerrard:
Quante volte abbiamo accostato Daniele De Rossi a questi due fenomenali centrocampisti proprio per il senso di appartenenza, la carica e la leadership con cui scendevano in campo indossando col massimo rispetto la propria maglia? I due inglesi proprio come il romano hanno avuto lo stesso trattamento: silenzio e attesa vana. Nessuno che desse segnali sul rinnovo per lungo tempo ed entrambi costretti ad andare a concludere la carriera negli States. Vedremo se De Rossi seguirà il loro esempio.
Alessandro Nesta:
Tornando nella Capitale, un altro simbolo, questa volta sponda Lazio, ha dovuto amaramente lasciare la sua squadra del cuore per vestire un’altra maglia. Stiamo parlando di Alessandro Nesta, capitano biancoceleste che ha commentato così il suo addio al club dell’allora Presidente Cragnotti: “Io all’epoca non volevo andare via, l’anno prima avevo rifiutato squadre importanti, però avevo capito che dovevo andare via: la società aveva debiti, la squadra non prendeva lo stipendio da 6/7 mesi, poi possono dire che sono traditore però le cose sono andate così”
L’eccezione di Giuseppe Signori
Nel 1995 un altro giocatore simbolo della Lazio era pronto a dire addio ai biancocelesti. Il bomber Giuseppe Signori, infatti, era stato ceduto da Sergio Cragnotti al Parma. Era tutto fatto, ma i tifosi laziali misero su un vero e proprio sit in di protesta contro il Presidente. Furono in tutto 4000 i supporter che si riversarono sulle strade dirigendosi verso la sede della Cragnotti & Partners, inneggiando a Beppe Gol, tirando monetine, pomodori (per la Cirio), distruggendo cartoni di latte (per la Parmalat), il tutto condito da cori contro la dirigenza e striscioni a favore del loro idolo. Alla fine il passo indietro divenne inevitabile, e Signori restò in biancoceleste.
Nel calcio non c'è riconoscenza e questa è la prima regola che tutti apprendono a contatto con questo sport. Si può però programmare meglio, preparare i giocatori e i tifosi a notizie del genere con la massima chiarezza. La Roma ha sbagliato tutto: tempi, modi e toni. Le grandi squadre vincendo trofei conquistano il diritto di dare il ben servito a icone e bandiere, la Roma da 11 anni non alza al cielo un bel niente e perciò questo diritto non gli spetta affatto.
Blanc: "La Roma? Conosco bene la situazione, sono in corsa con altri allenatori molto competenti"
Laurent Blanc si candida per la panchina della Roma. L'ex tecnico del PSG è stato intervistato dal quotidiano francese L'Equipe e ha spiegato che dopo 3 anni, vorrebbe tornare ad allenare e sarebbe in lotta con altri per la squadra giallorossa. Queste le sue parole:
"Conosco bene la situazione, sono in corsa con altri allenatori molto competenti per arrivare ad allenare una grande squadra. Ho voglia di ritrovare il ritmo quotidiano di allenamento e vivo e penso da allenatore, ogni giorno sempre di più".
Quindi, conclude così:
"Per me è un bisogno professionale e di motivazioni sempre vive dentro di me".
Una giornata di ordinaria follia giallorossa
INSIDEROMA.COM - EDITORIALE - Le ultime 24 ore della città di Roma sponda giallorossa hanno avuto dell'incredibile. Tifosi, giornalisti e tutti gli addetti ai lavori si sono svegliati con una notizia bomba: "La società A.S. Roma comunica che Roma-Parma in programma il 26 maggio prossimo sarà l'ultima partita con la maglia giallorossa per Daniele De Rossi. Che comunque non lascerà il calcio giocato".
Come? Cosa? Ma che state a di aho? Subito arriva la mail da parte dell'ufficio stampa della Roma per accreditarsi alla conferenza indetta "al volo" da parte del Capitano della Roma per spiegare le motivazioni di questo fulmine a ciel sereno.
Parte il tam tam mediatico e la città si mobilità: i centralini delle radio che Pallotta vorrebbe far chiudere, si vanta di averne fatte chiudere tre ma dopo questo è probabile che ne nascano altre cinque, esplodono. Tutti sentono salire la rabbia e la frustrazione da esprimere con toni comprensibilmente duri e borderline tra educazione e maleducazione, sia nei confronti della società sia nei confronti di un colpevole che si immagina chi sia ma che qui si vede meno di quel parente antipatico che viene solo a scroccare il pranzo di Natale a casa tua. Quello almeno lo vedi una volta l'anno, lui manco questo.
Da qui in poi inizia la pazzia con una cronistoria che se non avessimo visto con i nostri occhi e ascoltato con le nostre orecchie faremmo davvero fatica a credere. Si inizia con gli striscioni di protesta: A Trigoria, all'Eur nella nuova sede della Roma, sotto casa di De Rossi al centro e a Londra da Baldini. Già Franco Baldini, l'uomo che si era dimesso da...bho?!? dopo l'uscita della biografia di Totti perchè "Non si può controbattere alla parola del capitano". Un consulente dal credito infinito che ha nella sua missione togliere la pigrizia e il provincialismo dalla A.S. Roma e per farlo, secondo lui, la strada migliore è ammainare tutte le bandiere e tutti quelli che hanno il sangue romano nelle vene. Per carità è un'opinione.
Se a Boston e Londra la decisione è stata presa ed è quella di non rinnovare il contratto a De Rossi, a Roma l'appena arrivato nuovo CEO Guido Fienga deve presentarsi al fianco di De Rossi e mettere la faccia in questa decisione difficile. Nella Roma è quasi un rito di iniziazione dove l'ultimo arrivato deve cacciare una bandiera, due anni fa successe lo stesso a Monchi con Totti. Inizia la conferenza e assistiamo alla distruzione di una squadr...pardon azienda da parte di un capitano che con estrema educazione e probabilmente dicendo solo il 2% di quello che pensa, annichilisce la Roma e certifica che Franco Baldini esiste e non è una figura mitologica, è presente e purtroppo decide. Tutto questo tra un libro di Paulo Coelho e l'altro e mentre macina chicchi di caffè tra Londra e Sudafrica.
Nello stesso tempo in barba al fuso orario il presidente Pallotta ringrazia, rigorosamente su Twitter, il capitano giallorosso dicendogli che le porte sono sempre aperte. Tranne quella dello spogliatoio. Intanto sui social, vero vanto dell'azienda Roma, vengono postati continui contributi alla magnificenza di Daniele De Rossi con i tifosi emozionati ma anche un po' interdetti che nel dubbio insultano tutto e tutti.
Nonostante sia il 16 maggio, Roma se ne frega e in cambio ci mostra l'inverno che ci gela e soprattutto la pioggia. Il signore piange per l'addio del capitano della città in cui ha fondato la sua prima chiesa, e così 200 eroi sfidano le intemperie e si dirigono a Trigoria in cerca di confronti. Vogliono parlare con uno che decide e capite bene da quello che c'è scritto sopra che sicuramente a Roma non c'è. Gira tra i nostri telefonini un nota vocale del resoconto di un tifoso trasformatosi in un ottimo giornalista improvvisato che racconta la giornata campale in quel di Trigoria. Prima la Roma avrebbe chiesto un solo rappresentante della tifoseria per andare a colloquio con Baldissoni, ma i tifosi con modi forse qui ben oltre il borderline hanno detto che se non avessero mandato subito fuori qualcuno Trigoria avrebbe fatto la fine di Notre Dame.
Ecco allora che arrivano Ranieri, De Rossi e Massara, tre che tra due settimane non faranno più parte della Roma. Mentre De Rossi cerca di calmare gli animi dicendo che se i tifosi glielo chiedessero lui smetterebbe col calcio, Claudio Ranieri, testaccino doc, a 67 anni non ha peli sulla lingua e avrebbe detto: "Non ve la prendete con chi sta a Roma, comanda testa grigia (Baldini) da Londra e Pallotta da Boston". Il tecnico ha smentito le parole ma, di fatto, non il senso.
Oggi, per citare il sommo Flavio Tranquillo: "altro giro, altro regalo" e arrivano delle note vocali con la voce di Daniele De Rossi, che sono già diventate un must nella capitale, tanto che se entri in un bar ogni persona che incontri ti dice: "Aho, hai sentito l'audio di De Rossi?". In queste note vocali il capitano giallorosso spiega che all'interno della Roma, intesa come Trigoria, ci siano dei romanisti veri ed infatti il problema non è lì. E poi che 40 minuti dopo aver dato l'ultimo saluto in conferenza stampa sia stato chiamato da Guido Fienga con la proposta di un contratto a gettone, con un bonus fisso che lui manco voleva, con l'assenso del presidente. Offerta che probabilmente De Rossi rifiuterà per una questione di dignità.
In tutto questo, il resto del tifo giallorosso in preda alla disperazione ha cominciato a prendere d'assalto con insulti e recensioni fasulle ma geniali ", il ristorante Nebo delle sorelle del presidente della Roma James Pallotta costretto a chiudere la propria pagina Facebook. La più bella sicuramente questa: "Every time they start making a good dish, they sell the recipe and buy cheaper ingredients, a Pallotta trademark". - " Ogni volta che fanno un buon piatto, vendono la ricetta e comprano ingredienti più economici, marchio di fabbrica della famiglia Pallotta". Nel frattempo Wikipedia ha lucchettato la pagina del presidente in modo da non poter essere modificata da utenti non registrati per “evitare vandalismi”.
Insomma la classica giornata di ordinaria follia nella Capitale ma soprattutto un monito, da sempre presente nella città dei Papi dove la fede intesa in tutti i sensi è la cosa più importante e dove non si riesce più a distinguere tra sacro e profano che recita: "Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi".