Emerson Palmieri: "Sarebbe una bella cosa se Conte allenasse la Roma"

IL ROMANISTA - CURCIO - Emerson Palmieri, ex terzino della Roma oggi al Chelsea, ha rilasciato una lunga intervista a "Il Romanista", queste le sue parole: 

Come è cambiato l'Emerson Palmieri di Londra rispetto a quello di Roma?
«Penso di essere migliorato in tante cose. Quando sono arrivato a Roma già ero cresciuto molto rispetto al mio arrivo a Palermo. La Premier League è differente: principalmente sono migliorato nel giocare con più intensità».

A Londra c'è la stessa impazienza per i risultati che c'è a Roma?
«No, a Roma è un po' più difficile. In Italia i tifosi sono così, molto appassionati. Qui abbiamo una certa pressione, ma è diverso. È un qualcosa che cambia da posto a posto, credo».

Entrambi gli allenatori che hai avuto al Chelsea, Conte e Sarri, sono accostati di continuo alla panchina della Roma per la prossima stagione. Come ti sembrerebbe un ritorno in Italia per Conte, in giallorosso?
«Guardo questa situazione come una cosa buona. Conte ha dimostrato già di essere un grande allenatore. Ho lavorato con lui solo sei mesi, però ho visto che è un grande. E la sua carriera lo dice. Guidare la Roma sarebbe anche per lui una bella cosa... Per me la Roma è speciale, io mi auguro che questa cosa succeda e se accadrà sarò felice».

Di lui si dice a volte che è un allenatore più incentrato sulla motivazione e sul carattere che sulla tattica. 
«Non è vero, è anche un allenatore molto tattico. Qui, quando avevamo una settimana intera di allenamenti, facevamo moltissima tattica. Ma è anche un tecnico che prova a spingerti al massimo. È un allenatore completo».

Quanto devi nella tua vita a Walter Sabatini?
«Tanto. Tanto. Senza di lui... Come fa un giocatore che faceva la panchina a Palermo ad arrivare a Roma? Si è fidato molto di me e se oggi sono al Chelsea lo devo a lui. Lo porterò dentro per sempre».

A Roma arrivasti tra lo scetticismo generale, ora sei in un top club della Premier. Quanto conta saper aspettare per giudicare il lavoro di un direttore sportivo?
«Non è un lavoro facile, io gli do molto valore. Devi portare una grande responsabilità sulle spalle. Bisogna sempre dare fiducia perché un direttore sportivo vuole sempre il meglio per la sua squadra».

E di Monchi che idea ti sei fatto?
«La stessa. Anche lui ha fatto un buon lavoro in giallorosso. Spesso a Roma non c'è la pazienza di aspettare. In Italia, nel calcio, vogliamo che tutto sia fatto per oggi stesso. Monchi stava facendo un buon lavoro, ha già dimostrato di essere un grande direttore. E nel complesso credo abbia fatto un buon lavoro».

Tu potevi essere qui con Dzeko. 
«Di questo anche io sono rimasto sorpreso. Pensavo che Edin sarebbe venuto a Londra assieme a me. All'ultimo secondo sono cambiate delle cose e purtroppo non è venuto. Mi avrebbe fatto piacere averlo qui».

È vero che hai seguito la semifinale di Champions tra Roma e Liverpool con Rüdiger?
«Non insieme, ma ci siamo scritti per tutta la partita al telefono e abbiamo parlato con FaceTime».

Secondo te la Roma può arrivare a essere un top club europeo nei prossimi cinque anni?
«Il problema è questo: cinque anni fa si diceva la stessa cosa. Ora si parla di altri cinque anni... Alla Roma a volte succedono cose che non capisci. Per questo non si riesce a fare il salto di qualità. Io voglio bene alla Roma, mi auguro che possa crescere non fra cinque anni, già il prossimo anno. La tifoseria lo merita».

Per cose che non capisci intendi in campo, o anche decisioni prese dalla società?
«Tutto, ma a volte è troppo facile parlare solo della società. Le partite si vincono in campo. E io mi ci metto dentro, ero lì due anni fa. Abbiamo perso il campionato per quattro punti contro la Juventus. I giocatori possono fare di più».

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Roma-Fiorentina, Ranieri: "Scelte difficili, dovrò fare il farmacista, penso 25 ore al giorno a come migliorare questa squadra "

Alla vigilia di Roma-Fiorentina parlerà il tecnico giallorosso Claudio Ranieri in conferenza stampa da Trigoria. Il coach romanista, affronterà i temi della trentesima giornata di Serie A, queste le sue parole:

Under è già tornato col Napoli. Ora sono tornati Pastore e Pellegrini. Come stanno?
Li ho avuti a disposizione poco tempo, tutto il mio compito è fare il farmacista: valutare bene chi può giocare dall’inizio e subentrare, ricordandomi che posso fare solamente tre cambi. Sono a disposizione, ma tra virgolette.

La sconfitta di domenica e il ricordo del KO di Coppa possono essere una spinta in più?

"Mi auguro che siano la benzina che fa reagire, dobbiamo proiettarci a questo. Sette gol in Coppa sono tanti, molti sono stati fatti allo stesso modo, palla lunga a scavalcare la difesa, è un'arma che la Fiorentina sfrutta molto bene, ha fatto gol in 35 secondi contro l'Inter. È un loro modello, al di là di chi gioca". 

Nella Roma manca un rubapalloni, in questo senso fanno coppia Nzonzi e De Rossi o sono un lusso che la Roma non può permettersi?

"Indubbiamente è così, ma due mediani possono fare filtro. Alcune volte riesce, altre no. È logico che avere tutti a disposizioni aumenta le scelte".

I giocatori che hanno uno contro uno sono più importanti?

"Sì, è una mia convinzione. Però c'è chi sta bene fisicamente, chi ha fatto una partita e può rigiocare dopo due giorni, visto che poi ce ne sarà un'altra ancora. Le considerazioni sono varie. Devo valutare chi può darmi 30-45 minuti e chi non avendo allenamento ha bisogno di un recupero più lungo".

Ha detto che Dzeko e Schick devono giocare insieme, ma poi non hanno reso. Uno dei due potrebbe finire in panchina?

"Potrebbe. Chiederò come stanno, Dzeko ha giocato con una botta all'anca e un meloncino sopra la caviglia. Valuterò e sceglierò".

La Roma conferma una tendenza negativa difensiva: sta pensando di cambiare qualcosa?

"Sto pensando 25 ore al giorno a come cambiare questa squadra. Ci sto mettendo tutto me stesso. Valuterò tutto".

Domani Olsen o Mirante?

"Vediamo, dopo l'allenamento sceglierò. Dovrò aspettare anche l'allenamento di domattina".

Totti ha prefigurato l'ipotesi di assumere un ruolo più importante in società. Come lo vedrebbe? Come vede in futuro De Rossi?

"Per De Rossi, ci penserà lui. Per Totti, ha già assunto un ruolo importante, c'è un processo passo dopo passo di entrare in sintonia con la società. È un punto di riferimento importante per me, i giocatori e la società, e la società vedrà in che direzione è meglio che agisca".

Ha sentito Pallotta dopo il Napoli? Ha la sensazione di una squadra che fatichi a tirare fuori gli attributi?

"Non l'ho sentito. La squadra vive un momento particolare, ho visto l'analisi dei chilometri percorsi. Siamo uguali noi e il Napoli, solo che il Napoli ha corso da squadra. Il Napoli ha avuto una percentuale notevole di passaggi riusciti, noi no. Dipende dalla perdita di fiducia che i ragazzi hanno, voglio uomini, una squadra che sappia reagire alle avversità. Se tutto andasse bene, potrei giocare pure io, quando le cose vanno male bisogna aiutarsi reciprocamente".

Si può pensare di puntare su giocatori più liberi mentalmente?

"Ho utilizzato subito Kluivert, Zaniolo l'ho utilizzato quando si è sentito a disposizione e pronto, però voglio dire una cosa. Quando le cose vanno bene, qualsiasi giocatore metti dentro, l'orologio funziona. In caso opposto, devono esserci anche giocatori di esperienza che guidino gli altri".

Col recupero di qualche centrocampista, è possibile un rombo a centrocampo?

"Sto pensando a tutto, ma per pensare bene devo fare allenamento oggi e poi decidere".

Come mai la squadra non riesce a essere corta e compatta? 

"Voglio la squadra corta e compatta, ma è facile a dirsi, meno a farsi. Chi fa l'allenatore nelle giovanili sa che vede delle cose, ci lavora, e la squadra è costruita per fare un certo tipo di gioco, per pressare in avanti, e i difensori impauriti restano dietro. Dobbiamo riuscire a essere compatti".

Pensa di coinvolgere i tifosi a Trigoria?

"Credo che i tifosi abbiano capito che la squadra ha bisogno di loro. La Curva Sud ha incoraggiato fino all'ultimo, anche se stavamo 4-1. È logico che chieda sempre il supporto del pubblico, ma il pubblico vuole vedere che questa squadra reagisca, che faccia qualcosa. Chiedo questo alla mia squadra".

La sua Roma continua a prendere gol, non pensa che bisogna ripartire da questo problema?
"Non chiedo nulla di quando abbiamo la palla, dico loro di non giocarla nella nostra metà campo. Non capisco perché tutte le squadre vogliano iniziare a giocare da dietro. Voglio che si resti compatti, se questa squadra ha delle difficoltà, le mascheri stando compatto. Ma non riusciamo a esserlo".

 


Conferenza Stampa Pioli: "La Roma non sta vivendo un momento facile. Ce l'aspettiamo molto determinata"

Stefano Pioli, tecnico della Fiorentina, ha parlato in conferenza stampa prima del match di campionato contro la Roma:

Come si prepara la gara contro la Roma? In che condizioni è la squadra?
"Chiaramente si prepara facendo molto video e un po’ di lavoro sul campo. La squadra si è preparata bene, sta bene. È uscita da una partita dispendiosa dal punto di vista fisico e mentale come quella di domenica scorsa. Tutti i giocatori che erano disponibili domenica ci saranno, e in più recuperiamo Pezzella dalla squalifica. Anche Chiesa ha dato segnali positivi oggi nella rifinitura, credo possa essere disponibile per essere convocato".

Questa Roma è una squadra molto diversa da quella che si è affrontata in passato. È già la terza sfida con i giallorossi, ci sarà anche un altro allenatore in panchina.
"Sì, in effetti è così. Ogni partita fa storia a sé, anche se conosciamo benissimo le caratteristiche dei nostri avversari. È una squadra costruita per tornare in Champions dopo la scorsa stagione dove aveva fatto benissimo, arrivando in semifinale. È una squadra tecnica e fisica che non sta vivendo un momento facile, per questo ce l’aspettiamo molto determinata, esattamente come dobbiamo essere noi. Dobbiamo mettere in campo la miglior prestazione possibile per ottenere la vittoria. È chiaro che Ranieri abbia portato qualcosa di diverso rispetto al suo predecessore, però l’abbiamo studiato".

Su Ranieri.
"Ho avuto il mister qui a Firenze due o tre anni, ho un buonissimo ricordo di lui. È un allenatore molto preparato, una persona molto abile nel gestire sia il rapporto individuale sia la squadra. L’ho avuto allenatore nell’età giusta, avevo 27-28 anni. Mi ha anche indirizzato un pochino nella scelta futura di tecnico".


I 21 convocati da Pioli. Recupera Chiesa

Dopo la conferenza stampa pre Roma, Stefano Pioli ha diramato la lista dei 21 convocati che partiranno per la Capitale. Ce la fa Chiesa, regolarmente convocato. Questa la lista completa:

Benassi, Biraghi, Brancolini, Ceccherini, Chiesa, Dabo, Hugo, Hancko, Lafont, Laurini, Milenkovic, Mirallas, Montiel, Muriel, Norgaard, Pezzella, Gerson, Simeone, Terracciano, Veretout, Vlahovic.


Gravina: "Abbiamo sottoscritto un impegno con la Uefa. Impossibile utilizzare l'Olimpico il 24 maggio 2020"

Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha parlato al termine del consiglio federale dell'impossibilità di utilizzare l'Olimpico il 24 maggio 2020, ultima gara di campionato prima degli Europei: "Abbiamo appreso oggi che il prossimo campionato di Serie Afinirà il 24 maggio, non abbiamo avuto modo di confrontarci con la Lega A ma avvieremo comunque una riflessione con loro e sono convinto che troveremo un punto di incontro, perché ci sono condizioni oggettive che creano qualche piccolo disagio con questa data. Non è possibile utilizzare l’Olimpico (il 24 maggio, ndr) perché in base all’accordo con la Uefa lo stadio dovrà essere liberato al massimo il 18 maggio. Quindi o Roma Lazio giocano entrambe in trasferta, e questo sarebbe atipico, oppure dobbiamo trovare un’intesa. Chiederò alla Lega Serie A di fare una riflessione più attenta. Abbiamo sottoscritto un impegno con la Uefa per la partita inaugurale dell’Europeo. Nell’ottica della preparazione degli azzurri alla rassegna continentale la data di fine campionato “non è perfettamente in linea con altri campionati come Germania e Inghilterra, che finiranno rispettivamente il 10 e il 17 maggio. Ipotizziamo due possibilità: anticipare di una settimana la fine del campionato o fare un turno infrasettimanale in più".


Allenamento Roma, rifinitura in vista della Fiorentina. Individuale per Florenzi ed El Shaarawy

I giallorossi si sono ritrovati a Trigoria per la rifinitura in vista del match di domani contro la Fiorentina. La seduta è iniziata in sala video, per poi proseguire sul campo per il lavro atletico e tattico. In conclusione una partitella per provare alcune combinazioni. Florenzi ed El Shaarawy hanno svolto lavoro individuale.


Cristante è il giocatore più costoso della Roma secondo le valutazioni CIES

Il centro studi CIES ha analizzato le valutazioni di mercato dei calciatori dei cinque maggiori campionati europei. Il giocatore più oneroso della Roma è Bryan Cristante con una valutazione di 55 milioni di euro. L’ex Atalanta si posiziona così sesto, a pari merito con l’attaccante della Lazio Ciro Immobile. Lo riferisce football-observatory.com.


I 22 convocati da Ranieri contro la Fiorentina. Si rivedono Pellegrini e Pastore

Claudio Ranieri ha scelto i 22 giocatori che domani affronteranno la Fiorentina all'Olimpico. Si rivedono Pellegrini e Pastore, nuovamente a disposizione del mister.

 


Pallotta e Totti: mai così lontani mai così vicini

EDITORIALE - GABRIELE NOBILE - Pallotta e Totti non si sono mai sopportati, sono due personaggi probabilmente incompatibili. Il presidente e maggior azionista della Roma, nato e cresciuto a Boston, dal “deal” di aprile 2011 ad oggi non ha mai voluto capire l’importanza del giocatore più importante della storia del club giallorosso. Francesco Totti, di conseguenza, non è mai riuscito ad entrare nella mentalità dell’uomo forte di Boston, cosi distante dalla Capitale e così poco partecipe alla vita del club. Pallotta non è mai stato amato dalla maggior parte dei supporter giallorossi, anche a causa di qualche suo scivolone a livello mediatico, mentre Totti era idolo prima, parliamo di quasi tutta la sua carriera in giallorosso e divinità adesso da quando è entrato di diritto tra i dirigenti top di piazzale Dino Viola.

In questi 8 anni di presidenza yankee ci sono stati parecchi screzi tra le parti, alcune volte dovute a personaggi e manager vicini allo stesso presidente, chiedere a Franco Baldini che, un secondo dopo essersi insidiato rilasciò un'intervista dove raccontava della “pigrizia” del numero 10 giallorosso, passando poi alla penosa gestione del fine carriera del capitano per eccellenza, con Spalletti protagonista assoluto e mai una parola, a sua difesa, da parte del numero uno giallorosso. All’interno di questi anni difficili possiamo ricordare delle tante difficoltà, da parte di JP, di rinnovare i vari contratti a Totti, quando era ancora calciatore. 

Chiedersi da dove nasce tutto questo sottilissimo ma reale livore tra le parti è sinceramente argomento poco interessante, visto che al centro di tutto dovrebbe esserci la Roma, intesa come squadra ma soprattutto come club. Il presidente, solo ultimamente, sta iniziando a capire l’importanza di un front man come Francesco. Il dipartimento del marketing di AS Roma, ci racconta di come Totti testimonial sia ancora argomento centrale, anche a due anni dal 28 maggio 2017. Difficile un cambio generazionale, visto che di campioni al top ne stanno arrivando pochi e quelli che iniziavano ad imporsi con i fans, poi inevitabilmente vengono ceduti, vedi Nainggolan, Alisson e Strootman. Di idoli non ce ne sono, questo è un dato di fatto.

Inizialmente si parlava di un ruolo defilato per Totti, all’interno della cerchia ristretta di manager di AS Roma. L’idea era di farlo crescere affiancandosi a gente come Monchi, Baldissoni e Fienga. Il problema è stato di non aver percepito che il capitano, al di là di qualche tecnicismo societario da imparare, ha sempre avuto qualcosa di superiore ai nomi citati. Totti vive di talento da quando, nel 1989, arrivò a Trigoria. Un talento calcistico mixato a doti innaturali di comunicazione. Francesco è estremamente intelligente e sa dosare benissimo i suoi interventi, anche perché conosce bene Roma ed il suo stravagante ambiente. Ne è stato vittima nei primissimi anni della sua carriera, conosce ogni sfumatura della comunicazione capitolina e sa bene come muoversi all’interno del delicato mondo del calcio. Gli altri, chi più e chi meno, hanno clamorosamente fallito.

Il fallimento non è relativo ovviamente alla crescita del club in termini di marketing e di valorizzazione del brand. Ottimo il lavoro di Fienga nella fase di start-up di alcuni dipartimenti legati alla comunicazione di AS Roma. Benissimo Baldissoni nel gestire le varie fasi di sviluppo del club. Il vero dramma è stata la gestione dell’aspetto tecnico e di campo della Roma: il lavoro di Walter Sabatini non ha avuto un seguito con Monchi, disastroso nel metodo di come affrontare le varie campagne acquisti. In tutto questo marasma la Roma non ha mai avuto solidità e continuità negli allenatori, da Luis Enrique a Di Francesco. Da chiarire poi la figura di Franco Baldini che insieme a Baldissoni, sono gli unici due manager che hanno accompagnato il cammino di Pallotta fin da suo arrivo del 2011 (periodo di DiBenedetto compreso). 

Francesco Totti si sta prendendo la Roma a piccole dosi, sfruttando un vuoto mai colmato da chi conta nella AS Roma, ma serve l’ufficialità da parte del presidente e maggior azionista del club. Lo stesso Pallotta che dovrà percepire che questi cambiamenti sono fondamentali per le sorti ed il futuro della Roma.


Amelia: "Spero un giorno di tornare a Trigoria, magari da tecnico"

Marco Amelia, ex portiere della Roma, ora allenatore della Lupa Roma, ha rilasciato un'intervista al sito tuttoseried.com. Queste un estratto delle sue dichiarazioni:

Che ricordi hai dell'anno dello scudetto con la Roma?
"Quando si vince i ricordi sono sempre belli, però non è stato facile. La stagione iniziò molto male perché uscimmo subito in Coppa Italia con l'Atalanta e io ero in panchina in entrambe le partite. I tifosi venivano già dallo scudetto vinto dalla Lazio pochi mesi prima e quella delusione li portò a contestarci pesantemente quando rientrammo da Bergamo. La società è stata brava a rimettere insieme i pezzi e ricostruire il rapporto col pubblico, Fabio Capello ha fatto un lavoro straordinario e il gruppo lo ha seguito. Quella Roma non era composta soltanto da campioni in campo ma anche da uomini incredibili, soprattutto chi ha giocato meno è stato fondamentale nella tenuta dello spogliatoio. L'unità di intenti è stata fondamentale soprattutto nei momenti difficili, quando la Juventus è tornata sotto e poteva giocare lo scontro diretto in casa. Quello scudetto è un ricordo tra i più belli, non solo per me ma anche per tutti i compagni di allora, non a caso anche chi ha poi vinto altrove, ne parla sempre in maniera speciale. Vincere a Roma ti dà delle sensazioni che sono esponenziali rispetto a quelle che puoi provare vincendo a Milano o Torino, sponda Juventus". 

Ti ha dato fastidio la cessione frettolosa della Roma e il fatto di non aver mai potuto esordire in giallorosso?
"Stavo talmente tanto bene a Livorno che non ho avuto una grande delusione da questo. L'ho presa come una possibilità per emergere, ho salutato la Roma con la speranza che fosse solo un arrivederci e negli anni ho sperato di poter tornare. In molte sessioni di mercato ho messo la Roma davanti a tutti nelle richieste, però non si è mai concretizzata una vera e propria trattativa. Forse solo una volta, con Pradè, ci fu una possibilità però i giallorossi erano in difficoltà economica e il mio cartellino era di proprietà di una squadra, quindi non potevo arrivare a costo zero. Alla fine non ho rimpianti, la mia carriera l'ho fatta e spero di tornare un giorno a Roma, magari come allenatore, perché sarebbe la chiusura di un cerchio". 

D'Agostino allenatore come te. Un giorno anche De Rossi in panchina?
"D'Agostino è sempre stato un grande ragionatore in campo, soprattutto quando si è spostato da trequartista a mediano davanti alla difesa. Anche De Rossi, quando smetterà, spero il più tardi possibile, diventerà sicuramente un allenatore importante perché in quel ruolo capisci come si muove tutta la squadra. Anche la carriera da giocatore conta, perché se la abbini ad un carattere di un certo tipo riesci ad importi in un certo modo".


Aquilani: "La Roma deve unirsi per uscire da questo momento"

Alberto Aquilani, ex centrocampista di Roma e Fiorentina, è stato intervistato nell'AS Roma Match Program. Di seguito le sue dichiarazioni:

Cosa ha significato la Roma per Alberto Aquilani?
“Un po’ tutto. La squadra per cui tifavo sin da bambino. La squadra che mi ha fatto realizzare un sogno. La squadra che mi ha permesso di giocare per tanti anni con la maglia di cui ero tifoso sin da piccolino. Sicuramente una squadra diversa dalle altre”.

La sua Roma è stata l’ultima ad aver vinto, qual era l’ingrediente diverso?
“Per prima cosa eravamo una squadra forte, calciatori di alto livello e soprattutto un bel gruppo, che andava d’accordo dentro e fuori dal campo. Facevamo della filosofia di gioco la nostra arma, giocavamo molto bene. Nonostante fossimo giovani e con un ampio margine di crescita fisico, giocavamo sempre un gran calcio. E questo ci ha permesso di ottimi risultati”.

Dalle giovanili fino alla doppia vittoria in Coppa Italia e la Supercoppa italiana: qual è stato il momento che ricorda con maggiore nostalgia?
“Sono tanti. Il giorno dell’esordio contro il Torino, il gol dal derby, la vittoria a Madrid contro il Real e poi i trofei”.

Ma allora si può vincere anche a Roma?
“Certo quando ti devi confrontare con una potenza come la Juve di quest’anno tutto diventa difficile e negli anni in cui ho ho vinto io a Roma la squadra da battere era l’Inter. Che forse si equivaleva alla Juve di oggi. Non era facile, come non lo è oggi, perché al momento la Juventus è inavvicinabile, però ci si deve provare”.

Rimpianti?
“No, per natura, mai”.

Una partita che vorrebbe rigiocare, invece?
“Forse più di una, qualcuna mi piacerebbe davvero giocarla di nuovo. Tra tutte il secondo tempo della finale di Supercoppa persa contro l’Inter 4-3. Il primo tempo me lo tengo così, con la mia doppietta che non è bastata per vincere la partita”.

Cinque anni dopo aver lasciato la Roma, giocò con Liverpool, Juve e Milan. e poi il suo trasferimento in maglia viola, a titolo gratuito. Ci racconta come andò?
“C’era una squadra in completa ricostruzione, il direttore Daniele Pradè, che avevo a Roma, ed Edoardo Macia che mi aveva portato al Liverpool, stavano gestendo la situazione. Presero Montella e mi chiamarono. Una volta che mi illustrarono il progetto non ebbi dubbi e fui uno dei primi calciatori ad andare. Poi ne arrivarono molti altri e per tre anni giocammo un gran calcio”.

Veniamo ad oggi, Roma-Fiorentina.  Che formazioni si incontrano?
“Ovvio che la Roma non è nello stato migliore, però c’è ancora tempo per uscirne fuori. Una squadra con quei giocatori e quelle caratteristiche può e deve cercare di rialzarsi. Ha tutti i mezzi per farlo”.

Crede sia più un problema mentale o fisico?
“Da fuori è difficile poterlo valutare. Non sta a me ipotizzare dove sia il problema. Sicuramente è una squadra che deve ricompattarsi”. 

In maglia giallorossa è capitato anche a lei vivere momenti del genere, per esempio nell’anno dei cinque allenatori.
“A volta basta un risultato favorevole, un pizzico di fortuna che ti faccia vincere una partita anche non giocando benissimo, per ripartire. Bisogna che la squadra si ricompatti con l’allenatore e riesca ad isolarsi per uscirne, perché le qualità ci sono tutte”.

Il 7-1 di coppa Italia si trasformerà in voglia di rivalsa o paura di ripetersi?
“Credo sia stata proprio una giornata particolare, anche per la Fiorentina, non solo per la Roma. Credo che sarà difficile che si ripeta una partita del genere. La Fiorentina è una squadra importante che sta facendo bene, sempre un po’ sottovalutata, ma alla fine fa sempre delle buone stagioni. La Roma deve scendere in campo concentrata. Così ce la potrà fare”.

Chi può prendere la Roma per mano in questo momento particolare?
“Conta solo il gruppo. Devono stare tutti uniti per cercare di venirne fuori”.

Ranieri è arrivato a Roma pochi mesi dopo che lei è andato via, crede possa essere l’uomo giusto? Su cosa dovrà fare leva?
“Per fare un cambio in corsa sicuramente è un allenatore di esperienza, che conosce l’ambiente e che potrebbe dare quella scossa necessaria che vuole la società”. 

Da centrocampista cosa ne pensa di Nicolo Zaniolo?
“È stata inizialmente una piacevole sorpresa, è un predestinato. È ovvio che più va avanti, più le aspettative su di lui salgono. È forte e ha dimostrato di avere personalità, ha un grande futuro davanti”.

Come finirà la stagione della Roma?
“È molto difficile prevederlo, è un continuo saliscendi. Basta una partita per far cambiare gli scenari. È impossibile fare un pronostico perché sono in molte lì. È una maratona e chi resisterà di più raggiungerà l’obiettivo”.

In cosa è occupato in questo momento?
“Sto facendo il corso Uefa B, per prendere il patentino e allenare i giovani. Una strada che potrebbe interessarmi e che mi può già essere utile oggi perché ho comprato la Spes Montesacro, la società dove sono nato e cresciuto. Mi piacerebbe trasmettere ai ragazzi le esperienze fatte nella mia carriera”.

Cosa serve oggi ad un ragazzo per diventare calciatore?
“La passione e non pensare di sfondare. I ragazzi si devono divertire e se non succede meglio che cambino sport. Poi se sono bravi si vedrà. Devono solo pensare a migliorare perché il calcio ti insegna delle regole che possono essere molto utili anche nella vita”.


International Champions Cup, al via le prevendite per le amichevoli estive della Roma

Come annunciato nei giorni scorsi, anche quest’anno la Roma prenderà parte all’International Champions Cup in estate. Come riferito dal profilo ufficiale della società su Twitter, è partita oggi la prevendita per le tre amichevoli. Le avversarie della Roma saranno il Chivas de Guadalajara il 16 luglio, Arsenal il 20 luglio e il Benfica il 24 luglio.