Perotti ko, l'emergenza è infinita
IL TEMPO - BIAFORA - Quando pensava di poter riporre nell'armadio il camice da farmacista, Ranieri ha dovuto subito far fronte a due nuovi stop. Dopo quello di Kluivert, che svolgerà un provino per provare almeno ad andare in panchina, anche Perotti ha subito un infortunio alla coscia, che lo costringerà a dare forfait domani con il Genoa. La risonanza non ha permesso però di fornire una diagnosi precisa e nei prossimi giorni l’argentino sarà sottoposto ad ulteriori accertamenti. Il rischio è che in caso di lesione il suo campionato sia già finito.
Quello dell’attaccante è l’infortunio muscolare numero quarantotto della stagione della Roma, a meno due dalla spaventosa quota cinquanta, un dato che ha pesantemente condizionato il rendimento dei giallorossi. La buona notizia, arrivata a due giorni dalla partita a Marassi, è il rientro in gruppo di Dzeko, che ha smaltito il dolore alla caviglia e si è allenato con i compagni, pronto a sobbarcarsi ancora una volta il peso del reparto offensivo. Difficilmente avrà una chance Schick, che, nonostante la probabile panchina, ha ricevuto nuovi complimenti da Ranieri: «E molto forte, scommetto su di lui». Il tecnico, costretto a rinunciare a Santon e De Rossi, ha fatto un appello alla squadra: «Riuscire ad arrivare in Champions è una vittoria di tutta la Roma, di tutto il gruppo, di tutti i tifosi e di tutta la società».
Sulla destra è pieno ballottaggio tra Under e Zaniolo, con Pellegrini favorito su Pastore per agire sulla trequarti. Non c'è spazio per i mugugni, saranno tutti importantissimi nello sprint finale.
Ranieri e i fantasmi dello scudetto 2010: “La Lazio si scansò”
REPUBBLICA - PINCI - Il procedimento della Procura della Federcalcio non è ancora partito. Ma tre sillabe sono bastate per riesumare una polemica romana vecchia di 9 anni. «Così fu», ha risposto Claudio Ranieri a un cronista che gli ricordava di quando nel 2010 la curva nord laziale chiese ai calciatori della Lazio di “scansarsi”, di perdere contro l’Inter per far sì che la Roma non vincesse lo scudetto.
Era la Roma di Ranieri e quel «così è stato, così fu» a molti è sembrato una conferma: come dire che, sì, la Lazio si “scansò”. Parole che hanno fatto montare l’indignazione laziale: qualcuno ha anche segnalato l’episodio alla procura della Federcalcio, una telefonata in tarda mattinata ha fatto partire l’iter burocratico della richiesta di acquisizione di immagini e file audio. Richiesta che inizialmente aveva fatto credere a molti che la Procura avesse deciso di aprire un procedimento contro l’allenatore della Roma, finito nel mirino dei responsabili della comunicazione della Lazio, che lo hanno accusato pubblicamente: «Frasi gravi perché arrivano da un tesserato, come se le conferenze le facessero al bar». In realtà solo lunedì il procuratore Pecoraro analizzerà i filmati per stabilire se quel «così fu» possa configurare una “dichiarazione lesiva” come chiede la Lazio. E in quel momento deciderà se aprire un procedimento o meno.
Ranieri ha confessato a chi gli è più vicino che con quel «così fu» voleva riferirsi esclusivamente alla richiesta della curva: era il giorno del famoso “Oh noo!” esposto dai laziali dopo i gol interisti. La procura di Tivoli aprì un’indagine per presunte minacce dei tifosi ai giocatori della Lazio prima della partita e Kolarov - all’epoca biancoceleste - raccontò come «invece di essere dalla nostra parte la stragrande maggioranza dei tifosi ci scherniva, urlava di non giocare la partita».
In realtà, forse, la vicenda grottesca ha oscurato la prima confessione dell’allenatore sull’addio a fine stagione. «Ho chiesto aiuto ai tifosi e ce lo stanno dando, sperò che sarà così fino in fondo, poi non sarà più compito mio». Come a dire che qualsiasi proposito di restare, magari con la qualificazione Champions, sia ormai tramontato. L’unica cosa certa è che la Roma aveva nelle idee di mettere sulla panchina un tecnico di altissimo livello. Il club aspetta ancora una risposta da Conte, anche se inizia a filtrare un certo pessimismo, chissà se di facciata o meno. E Petrachi, direttore sportivo in pectore, avrebbe già valutato altri profili di allenatori per non farsi trovare impreparato. Lui, il ds, potrà essere annunciato soltanto quando si libererà dal Torino: la Roma ha lasciato che la separazione la gestisse lui personalmente con Cairo. Al massimo potrà agevolarla a giochi fatti offrendo un giocatore in prestito per risarcimento.
Perotti va k.o. Ed è l’infortunio numero 48
GAZZETTA DELLO SPORT - Gli infortuni muscolari, che stanno falcidiando la rosa giallorossa già dall’inizio della stagione, non si fermano. L’ultima vittima, la numero 48, è stato Diego Perotti, che ha accusato una lesione al bicipite femorale della coscia destra. Una quindicina di giorni di stop prima di rimettersi a disposizione di Claudio Ranieri. Ieri hanno lavorato a parte anche De Rossi e Kluivert, che difficilmente domani saranno convocati. Per entrambi l’obiettivo è esserci il 12 maggio contro la Juventus all’Olimpico.
Dzeko-Sanabria: un duello con vista sul futuro
GAZZETTA DELLO SPORT - Da Marassi passano 3 punti importanti per la zona Champions, ma anche due storie di possibile rilancio. Da una parte Edin Dzeko, dall'altra Antonio Sanabria, l'ex di giornata. Entrambi alla ricerca di gol che possono valere la conferma.
Sanabria racconta spesso ai suoi compagni la sua prima vita italiana. «Ero timido, non avevo la testa giusta, e poi non parlavo la vostra lingua». Il suo futuro è tutto da decidere: Sanabria è arrivato in prestito oneroso (a 500mila euro) con diritto di riscatto (a giugno 2020) già fissato a 20 milioni. Un diritto che dovrebbe diventare obbligo se dovesse segnare 9 gol prima di fine campionato, oppure 18 entro il giugno 2020.
Grazie ai suoi gol di Dzeko la Roma arrivò ad un passo dalla finale di Champions, ora le sue reti servono per tornarci e portare nelle casse della società quei milioni (almeno 50) necessari per confermare i calciatori più forti della rosa. Tra cui c’è ovviamente lui, visto che il suo contratto scade tra un anno.
Meno di Conte, più di tutti gli altri: Roma per Claudio
GAZZETTA DELLO SPORT - «Sono venuto qua per cercare, con l’aiuto dei tifosi, di aiutare la squadra. Questo è il mio obiettivo. Io sono uomo di campo, tutto il resto non conta. Provo a fare il massimo di quello che mi è stato chiesto. Io ho chiesto aiuto ai tifosi e l’aiuto ce lo stanno dando. Spero che sarà così fino in fondo, poi non è più compito mio». Claudio Ranieri si è espresso così sul suo futuro. Ma mentre la maggioranza dei tifosi sogna Antonio Conte sulla panchina, al tecnico testaccino è stato dedicato uno striscione affisso ieri all'esterno di Trigoria. Una specie di «endorsement» virtuale, qualora Conte preferisse scegliere altre strade.
Il segno di un qualcosa che sta lievitando tra la gente giallorossa. Infatti, nei sondaggi che spesso si fanno nei siti e nelle radio locali, è proprio Ranieri il prefeirto dopo Conte. Al momento, le voci che ronzano intorno all’ex c.t. della Nazionale lo descrivono in qualche modo "ossessionato dalla Juventus". C’è chi dice dalla voglia di riaverla, c’è chi parla invece dal desiderio di batterla subito. Di sicuro la Roma, in attesa di una risposta che sperano arrivi a breve, si sta già guardando intorno per cercare altre soluzioni.
Il governo italiano in aiuto del calcio: ingaggiare dall'estero costerà meno
MESSAGGERO - SACCA' - Il Decreto crescita potrebbe facilitare il ritorno di Antonio Conte in Italia sotto il profilo fiscale soltanto a partire dal prossimo anno. Dal gennaio del 2020, per essere chiari. Come? Perché? Perché il Decreto legge del 30 aprile 2019, n. 34, insomma il Decreto crescita appena pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, comprende sì una norma chepermetterà a chi rientrerà nel nostro Paese di poter godere di una tassazione agevolata.Ma «tutto questo sarà possibile solamente a partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Ovvero dal gennaio prossimo», spiega Sergio Sirabella, counsel di Legalitax Studio Legale e Tributario. Certo, sempre che il parlamento non modifichi i termini durante la conversione in legge, rendendo immediate le agevolazioni. In estrema sintesi, comunque, tutti i lavoratori dipendenti che torneranno nel nostro Paese dopo aver risieduto all'estero negli ultimi due anni potranno essere tassati soltanto sul 30% dello stipendio per un periodo di cinque anni. A condizione che poi restino in Italia per almeno due anni.
Tutto chiaro? Esempio. Conte chiede un ingaggio di 10 milioni di euro netti l'anno. Oggi, con la regolare aliquota progressiva al 43%, per accontentarlo una società dovrebbe sborsare circa 17,8 milioni l'anno. Sì, perché 17,8 milioni lordi equivalgono, al netto di ogni imposta, a 10 milioni netti l'anno (oltre 833 mila euro netti al mese, senza tredicesima). Viceversa, sfruttando le norme del Decreto crescita, per comporre un netto di 10 milioni di euro basterebbe un lordo di circa 12,3 milioni di euro. Perché? Perché ad essere tassato al 43%, come la normativa impone sarebbe soltanto il 30% del lordo, cioè dei 12,3 milioni. Si capisce subito che il risparmio tra il regime attuale e quello facilitato del Decreto crescita, nell'ipotetico caso, sarebbe di 5,5 milioni di euro l'anno; vale a dire 27,5 nell'arco dei cinque anni. Un'enormità.
IL SUD E I FIGLI Come detto si tratta ancora di un decreto, e quindi di un atto che dovrà essere convertito in legge. Tuttavia le perplessità non mancano. Dove il testo cita i lavoratori che «non sono stati residenti in Italia nei due periodi d'imposta precedenti il trasferimento», nasce il dubbio legato alla appunto alla finestra temporale. E cioè. Chi, come d'altronde Antonio Conte, ha lasciato l'Italia più di due anni fa, potrà beneficiare della normativa? A voler applicare il decreto letteralmente si direbbe di no. Ci sarà bisogno di delucidazioni e interpretazioni. Non è inutile annotare, infine, che il decreto offre condizioni ancor più favorevoli a chi ha figli e a chi trasferirà la residenza in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna o Sicilia.
Roma, Dzeko no problem: contro il Genoa ci sarà
MESSAGGERO - CARINA - I dubbi sono fugati. Dzeko c'è, ieri si è allenato in gruppo e al netto della consueta pretattica di Ranieri in conferenza stampa, domani sarà regolarmente in campo. Toccherà al bosniaco guidare la Roma nella rincorsa al quarto posto, posizione che in campionato ancora non ha mai occupato. Incoronato nelle ultime ore da Skriniar ai microfoni di Dazn («È stato l'avversario più difficile da marcare in questa stagione. Fisicamente è fortissimo e ci ha messo in seria difficoltà a San Siro»), Edin vuole tornare al gol. Quest'anno in trasferta ha segnato 7 volte. L'ultima a Frosinone: una doppietta al fotofinish per tre punti fondamentali. Come quelli da ottenere a Marassi. L'aggancio alla Champions passa per le ultime 4 gare ma le prossime due (con Genoa e Juventus) saranno decisive. E se il pensiero di Manolas («Dobbiamo vincerle tutte») rispecchia fedelmente quello dello spogliatoio, Ranieri - in previsione del rush finale - lancia al gruppo una sorta di avviso ai naviganti: «Mancano quattro partite alla fine, tutte difficili e particolari. In questo momento quello che più è importante è la Roma e non l'ego dei singoli giocatori, quindi chi non gioca titolare non si deve sentire declassato o messo da parte. Faccio appello alla loro intelligenza. Ripeto, l'importante è riuscire ad arrivare in Champions, non altro». È un monito singolare. Quasi che il tecnico avesse avvertito in anticipo che le scelte che effettuerà a breve potrebbero scontentare qualcuno.
PATRIK VERSO LA BUNDESLIGA Il pensiero corre subito a Pastore, decisivo con i ritmi soporiferi di sabato scorso contro il Cagliari, ma che a Genova dovrebbe partire dalla panchina, lasciando il posto di trequartista a Lorenzo Pellegrini. Nuovo stop invece per Perotti: l'argentino ha avvertito un problema al bicipite femorale destro. Con il rientro di Cristante al fianco di Nzonzi in mediana, anche Zaniolo (in ballottaggio con Under) prenota un posto nell'undici di partenza. Il rapporto tra il tecnico e il talento di Massa non è decollato ma ieri Ranieri ne ha tessuto le lodi: «Il ragazzo è pronto, è un generoso, ma non è che al primo anno possa avere sempre quella facilità di corsa. Tuttavia la sua forza interiore e il suo fisico lo aiutano molto. E' sempre pronto e disponibile».Ancora una partenza in panchina per Schick. Nelle ultime settimane, almeno tre club della Bundesliga hanno chiesto informazioni sul ceco: si tratta del Lipsia, del Borussia Dortmund e del Bayer Leverkusen: «Per me rimane molto forte - rilancia l'allenatore - Io scommetto su questo ragazzo». La Roma, dopo averlo atteso per due anni, ora un po' meno. In estate Patrik è destinato a cambiare aria, al netto delle dichiarazioni dell'agente che lo vorrebbe ancora nella Capitale. Futuro che Ranieri stavolta dribbla: «Sono qui per aiutare la squadra con l'aiuto dei tifosi. Cerco di fare il massimo di quello che mi è stato chiesto. Il resto non è compito mio». E soprattutto non è ancora tempo per parlarne. Soltanto infatti nel caso Conte (e in seconda battuta Sarri) non dovessero arrivare, Ranieri potrebbe tornare in gioco. Magari portando in dote il quarto posto, facendo digerire così la delusione di un eventuale finale low profile, con lo sbarco a Trigoria del Giampaolo di turno.
Derby a scanso di equivoci
MESSAGGERO - BERNARDINI - Oh nooo. Ci risiamo. A nove anni di distanza riecco Ranieri alla guida della Roma. Si gioca la Champions. Ironia del destino tra lui e l'obiettivo c'è un'altra volta la Lazio che, e questo fa sorridere davvero, incontra i nerazzurri. No, non l'Inter di Mourinho ma l'Atalanta di Gasperini. Da giorni in città non si fa altro che ricordare quella volta in cui i biancocelesti persero contro Eto'o e compagni con tanto di striscione ironico Oh nooo alle reti di Samuel e Thiago Motta. Un ko che di fatto compromise la corsa scudetto della Roma. La paura dei romanisti è che la Lazio lasci vincere l'Atalanta per intralciarne nuovamente il cammino. Immediata l'imbeccata con una domanda nella conferenza stampa della vigilia a Trigoria. Ranieri, tecnico furbo e navigato, non perde l'occasione di agitare le acque: «Così fu»attacca, poi in modo più diplomatico prosegue «A me non interessa, a queste cose ci deve pensare la Lega. Io penso a giocare, ad allenare. Sono sempre stato una persona leale, e questo per me è importante».
BOTTA E RISPOSTA Le acque agitate in poche ore si sono trasformate in uno tsunami. La polemica Capitale, per gli appassionati del genere, è nuovamente servita. Ecco allora, e non poteva essere altrimenti, la dura risposta da Formello per bocca del il portavoce del club biancoceleste, Arturo Diaconale: «Credo che su queste dichiarazioni di Ranieri debba intervenire la Lega dato che si tratta di affermazioni gravi e pesanti. Il tifoso può dire quello che vuole mentre la persona responsabile deve compiere dichiarazioni che siano suffragate da prove altrimenti diventa tutto esclusivamente offensivo verso una squadra e una società che non lo merita. L'allenatore che mischia i due ruoli e effettua dichiarazioni da tifoso e non da dirigente responsabile credo che sia un fatto di cui debba occuparsi la Lega. Non possiamo accettare epiteti di un certo genere che non ci meritiamo. Dichiarazioni frutto di una mentalità che porta a preparare la gara di domenica facendola giocare al massimo delle forze, ma questo non vi era bisogno di sottolinearlo. La Lazio farà la propria parte giocando al 100% e disputando una grande gara contro l'Atalanta».
INTERVIENE IL PM Immediato l'intervento della Procura Federale guidata da Giuseppe Pecoraro che, dopo una segnalazione, ha chiesto l'acquisizione del video della conferenza. Saranno analizzate la domanda del giornalista e la risposta del tecnico per prendere una decisione dopo l'analisi del caso nei giorni successivi la giornata di campionato. Il Procuratore vuole aspettare anche eventuali nuove dichiarazione che potrebbero pesare sulla decisione come ad esempio le scuse o un chiarimento da parte di Ranieri. In ogni caso sarò molto difficile che il tecnico giallorosso possa andare incontro ad una sanzione. Caso chiuso al meno per la giustizia sportiva. Appuntamento alla prossima polemica.
Conte, a Roma risparmi 3 milioni
IL TEMPO - MAGLIARO - C’è un curioso elemento che potrebbe giocare nella possibile scelta di Antonio Conte di tornare ad allenare in Italia ed è un elemento inserito nel Decreto Crescita. Tasse. Tasse basse, che si potrebbero tradurre per il mister in quasi 3 milioni di euro l’anno in più di stipendio.
All’articolo 5 viene fatto riferimento al «rientro dei cervelli» e vengono inserite delle succose agevolazioni fiscali per chi torna a lavorare in Italia. Si legge: «I redditi da lavoro dipendente prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30% del loro ammontare». In sostanza, se sei un lavoratore che decide di trasferire la residenza in Italia, paghi solo il 30% sul tuo reddito. A due condizioni: la prima, che tu sia stato residente all’estero nel biennio scorso e che ti impegni a risiedere in Italia per un biennio; la seconda, che l’attività lavorativa sia svolta prevalentemente in Italia.
Da tre anni Conte risiede a Londra e, se tornasse nel Belpaese, difficilmente lo farebbe per un contratto inferiore al triennio che poi è anche il minimo per impostare un efficace ciclo calcistico. Facendo i conti, quindi, con l’attuale livello di tassazione oggi in Italia, Conte prenderebbe il 53% circa del suo stipendio lordo: su 16 milioni ipotizzati come possibile offerta della Roma, poco più di otto. Con l’abbassamento al 30%, invece, la cifra per il Mister salirebbe intorno agli 11 milioni di euro netti. E basta fare due conti sui livelli di tassazione all’estero per capire che questa è un'offerta decisamente allettante.
Sia chiaro: a certi livelli contrattuali non è che si guardano tanto dettagli come le aliquote sulla tassazione e certo non è un’aliquota in sé che determina la scelta di Conte, né, infine, si può dire che il Governo voglia fare un favore a una squadra italiana. Tuttavia, alla fine, un effetto c'è.Ed è oggettivo. In Inghilterra, il livello della tassazione per chi guadagna quel tipo di cifre è fissato al 45% solo per quello che da noi è l’Irpef e, a questo, poi, si sommano le tasse locali. In Germania, ugualmente, l’Irpef su quegli stipendi è al 45% e, anche qui, vanno aggiunte le tasse locali o quelle specialistiche, come quelle sulle assicurazioni che oscillano fra il 3,8 e il 19%.
Con quanto inserito nel Decreto Crescita, invece, le tasse sarebbero al 30%: insomma, risparmiare il 15% su quel tipo di redditi non è esattamente poco. È se per caso decidesse di portare la residenza al sud, magari nella sua natia Lecce, per Conte il risparmio sarebbe quasi clamoroso. Recita, infatti, il Decreto, in un successivo passaggio, che «la percentuale (di tassazione, ndr) è ridotta al 10 per cento peri soggetti che trasferiscono la residenza in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia».
Ma Conte non risponde e tiene Pallotta in bilico
IL TEMPO - AUSTINI - La realtà è che rispetto ai giorni scorsi non è cambiato nulla. Me se ci si aspettava che Conte si avvicinasse alla Roma, non è successo. Serpeggia una cautela vicina al pessimismo a Trigoria sul possibile approdo dell'ex ct in panchina. Più che una svolta negativa, quella dei dirigenti è una presa di coscienza: non avendo il tecnico ancora dato una risposta positiva alla proposta giallorossa, significa che ce ne sono altre a cui sta pensando. E potrebbero convincerlo di più.
Insomma la Roma non si sente in pole e non ci è mai stata, essendoci di mezzo, ad esempio, un colosso come la Juventus. Sì perché Conte sta continuando a seguire con grande attenzione quello che accade a Torino, dove Allegri, a parole, si è auto-confermato al timone bianconero ma non ha ancora incontrato Agnelli. E nel frattempo il club bianconero sta vagliando se esistono possibilità di realizzare il colpo Guardiola oppure se richiamare Conte pur di voltare pagina - come chiede a gran voce dal popolo bianconero - dopo il fallimento di quest'anno in Champions. E se la Juve chiama, difficilmente il tecnico pugliese risponderà di no.
C'è poi l'Inter di Marotta, con cui Conte si è rivisto nei giorni scorsi, ascoltando gli aggiornamenti sulle strategie nerazzurre. Zhang non avrebbe problemi ad accontentare le richieste economiche dell'allenatore e a promettergli un mercato di alto profilo, ma non si è ancora convinto di scaricare Spalletti, che insieme al suo staff costerebbe oltre 20 milioni di euro lordi alla società per i prossimi due anni di contratto. Ma l'Inter c’è ed è pronta allo scatto, mentre la Roma non può permettersi chissà quali rilanci. Occhio anche alle opzioni estere: al Bayern potrebbero aggiungersi sempre Psg e Manchester United.
Rispetto agli anni scorsi, in cui Conte lo poteva solo sognare, stavolta ha ottenuto un incontro, forse un paio, per illustrargli i suoi programmi. Il leccese ha ascoltato, apprezzato e risposto col classico «vi farò sapere». Cosa che non ha ancora fatto e non viene certo interpretata come un'apertura da parte di Pallotta.
E se dovesse saltare l'opzione che ha entusiasmato il popolo romanista (e Totti)? La prima risposta da cercare riguarda Petrachi, a cui è stata promessa la direzione sportiva dalla Roma. Avrebbe senso prenderlo anche senza il suo amico Conte? Toccherà a Pallotta decidere, lui tuttora convinto che vada cercata una nuova figura all’esterno dopo il fallimento di Monchi. Massara paga soprattutto questo, aver fatto parte del team dirigenziale dell’area sportiva che non ha funzionato e ha fatto infuriare il presidente. Ma può succedere ancora di tutto, compresa la sua conferma.
Se non dovesse arrivare Conte, l'opzione preferita da tutti è Sarri, già contattato da Baldini.Ma la posizione del toscano al Chelsea nel frattempo si è rafforzata e lui non ha intenzione di dimettersi. Dalla conferma di Ranieri all’ingaggio di Gasperini o Gattuso, ogni scenario al momento è possibile.
Roma, per il futuro Conte o ...?
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI – Le quattro partite di campionato che rimangono sono per la Roma fondamentali. Si parte domani alle 18:00 con la difficile trasferta contro il Genoa, passando poi per il match casalingo con la Juve, prima di chiudere con Sassuolo fuori casa e Parma tra le mura amiche all’ultima giornata. 12 punti a disposizione che, nel caso arrivassero, a meno di sorprese da parte dell’Atalanta, dovrebbero significare Champions League per gli uomini di Ranieri. Ad oggi, mai tra le prime quattro i giallorossi ma ciò che conta è esserci alla fine della fiera. Nel frattempo a condire il pre-match con la squadra ligure, il 48° infortunio muscolare, con Diego Perotti ed il suo bicipite femorale e le parole di Ranieri in vista di Lazio-Atalanta, con conseguente polverone alzato dal club biancoceleste. In tutto questo, tra le strade della città, a tenere banco c’è un nome ben preciso: Antonio Conte; tra speranze, paure e dita incrociate, i tifosi della Roma vogliono che sulla panchina del club di Trigoria nella prossima stagione ci sia lui, capace di portare la Juventus, da un settimo posto allo scudetto, di vincere la Premier League al primo tentativo con il Chelsea e di far arrivare una Nazionale ben scarna, ai quarti di finale di Euro 2016. Insomma, una sorta di Re Mida che tutto ciò che tocca, trasforma in oro, e chissà chi sarà il prossimo fortunato a coccolarselo.
SE NON LUI CHI? – Nelle ultime ore si fanno però sempre più insistenti le voci che vedono il tecnico leccese in orbita Inter, con il Presidente Zhang che mai come ora, sembra deciso a terminare il rapporto con Luciano Spalletti al termine della stagione. A Roma il contraccolpo sarebbe di quelli capaci di far vacillare l’intero ambiente giallorosso, in una piazza che vive di alti e bassi, grandi sussulti e altrettante basse ricadute. Al solo pensieri che Conte, ora così vicino nella mente dei tifosi, non possa arrivare alla Roma, già nasce lo scompenso e dunque, chi in caso alla fine il matrimonio non si facesse? Nei mesi scorsi il toto nomi era già partito, con Maurizio Sarri in pole ma visto l’ultimo periodo con il Chelsea, con la possibilità di prendersi il piazzamento Champions e di vincere l’Europa League, oggi l’addio dell’ex Napoli alla corte dei blues sembra più lontano. José Mourinho, attualmente senza club, sembra in cerca di un progetto stimolante ma per ora, non sembra che la dirigenza giallorossa si sia fatta avanti per il portoghese. I nomi che portano invece al nostro campionato sono quelli di Giampaolo e De Zerbi, artefici di una buona stagione rispettivamente sulla panchina di Sampdoria e Sassuolo. E poi lui, ultimo ma primo, nel cuore dei tifosi, in caso del no di Conte, Claudio Ranieri, romano, romanista e capace di risollevare una situazione che sembrava portare la Roma allo sprofondo ben prima del termine della stagione. A 360 minuti dalla fine della Serie A tutto rimane aperto, sia sul fronte Champions, sia sul fronte allentatori ed una sola parola regna sovrana: pazienza. Ce ne vuole, tanta.
Salvezza e Champions. Le zone calde di questa serie A
INSIDEROMA.COM - MASSIMO DE CARIDI - Mancano 4 giornate al termine del campionato con alcune sentenze già emesse ed altre che lo saranno solo all'ultimo minuto dell'ultima giornata. Da una parte c'è la Juventus campione d'Italia da un paio di settimane ma con lo scudetto in tasca da quest'estate ed il Chievo retrocesso e penalizzato, che dovrà ricominciare la sua favola dalla serie cadetta. Destino segnato in positivo anche per il Napoli, già matematicamente in Champions League per via degli scontri diretti con la Roma quinta in classifica ed il Frosinone a -10 dalla quartultima e vicinissima a raggiungere i clivensi tra le società che l'anno prossimo ripartiranno dalla serie B.
Praticamente salve SPAL, Bologna e Parma ed invece ancora in lotta per mantenere la categoria Empoli, Udinese e Genoa con i toscani a forte rischio. Ancora più bella è la lotta per il terzo posto ma soprattutto per la quarta posizione, ultima utile per partecipare ai gironi della prossima coppa dalle grandi orecchie. L'Inter ha 4 punti di vantaggio sulla quinta ed un calendario decisamente abbordabile, cosa che non si può dire per Atalanta, Roma, Torino e Lazio. Il Milan è quello che dovrà affrontare le squadre meno blasonate ma è anche quella che appare più in difficoltà.
Tra scontri diretti ed incroci tra squadre in lotta-salvezza e quelle che ambiscono alla Champions, non è facile determinare chi staccherà il pass per la manifestazione più importante in Europa, chi si dovrà accontentare di partecipare al trofeo meno ambito e chi invece dovrà guardare le altre. Sulla carta, il calendario peggiore è quello della squadra più in forma: l'Atalanta. Se in casa dovrà vedersela con 2 club che non avranno più nulla da chiedere come Genoa e Sassuolo, in trasferta Lazio e Juventus sono 2 partite molto complicate. I bergmaschi volano sulle ali dell'entusiasmo per esser attualmente quarti in classifica ed in finale di coppa Italia ma è proprio la doppia sfida in 10 giorni coi biancocelesti a non far dormire sonni tranquilli. La domanda che tutti si fanno è: gli uomini di Allegri hanno staccato la spina o faranno di tutto per arrivare a quota 100 magari provando a far vincere la classifica marcatori a Ronaldo? Tanto dipenderà da questo perché gli juventini se la vedranno anche con Torino, nel derby di stasera e Roma alla prossima giornata, altre 2 squadre che puntano all'Europa che conta.
In questo momento, la squadra meno accreditata appare quella di Mazzarri, che però ha dimostrato contro il Milan di esser in ottima salute e di volersela giocare sino alla fine ma è attesa appunto dalla sfida coi bianconeri e successivamente sfiderà Sassuolo (stesso discorso dell'Atalanta) ed Empoli, che alla penultima potrebbe già esser retrocesso ed all'ultima con la Lazio, che se dovesse fallire la lotta al quarto posto e perdere in coppa Italia, dovrebbe puntare tutto sull'ingresso in Europa League dal campionato.
Il Milan non ha più scontri diretti nè incontri difficilissimi, eccezion fatta per quello con la Fiorentina che però pare in disarmo ma la condizione psicofisica della squadra preoccupa l'ambiente. Le altre 3 partite da disputare per gli uomini di Gattuso sono con Bologna e Frosinone (all'epoca retrocesso) in casa e SPAL all'ultima in trasferta, con i ferraresi che avranno già staccato il tagliando per restare in A anche il prossimo anno. I rossoneri dovranno più temere loro stessi che le avversarie e fare bottino pieno ovunque non è un'impresa, a patto che tutti remino dalla stessa parte. La speranza loro è che Roma ed Atalanta non facciano lo stesso.
La Lazio è chiamata a 5 gare che potrebbero ridare grande entusiasmo ad una piazza che, dopo la sconfitta casalinga contro il Chievo, vedeva il finale di stagione come una condanna. La vittoria in coppa Italia sarebbe di per sè sinonimo di festeggiamenti e se dovesse arrivare il filotto di 4 partite in campionato non sarebbe matematicamente in Champions ma avrebbe grandissime chance.
Questo il cammino delle rivali della Roma per la Champions League con alcuni "gufi" più attenti a vedere Empoli-Fiorentina di domenica che la loro squadra, poiché se i padroni di casa dovessero perdere, la lotta salvezza sarebbe praticamente al capolinea e quindi le sfide di Milan e Roma con Bologna e Genoa perderebbero uletriore significato per le formazioni rossoblu. I ragazzi di Ranieri, invece, dovranno rimanere concentrati sulla gara di Marassi, perché vincere su quel campo non è mai facile e ne sanno qualcosa la stessa Lazio ma anche la Juentus e l'Atalanta, uscite tutte sconfitte.
Peccato che la lotta scudetto non sia mai in discussione da 8 anni a questa parte così come 2 posizioni su 3 in fondo alla classifica ma almeno un motivo di interesse sino alla fine lo si è trovato in una serie A sempre più lontana parente di quella anni '80-'90.