La Roma attiva l'unità di crisi
MESSAGGERO - TRANI - La Roma di oggi, vale la pena ribadirlo a chi considera la stagione già finita, ha la priorità su quella di domani. A tenerlo ben presente deve essere chi quotidianamente vive nello spogliatoio di Trigoria: l'allenatore e i giocatori. A prescindere da quale sarà il futuro di ognuno di loro dopo il 26 maggio. Mancano 10 partite al traguardo e la zona Champions, con 30 punti a disposizione, è sempre lì, ad aspettare i giallorossi che, nonostante i 7 ko e soprattutto i 16 punti lasciati alle formazioni di bassa classifica, restano ancora in corsa: il Milan quarto (in vantaggio, però, anche negli scontri diretti), è a 4 punti e l'Inter terza a 6. Niente di scritto, dunque, ma comunque 2 rivali messe meglio (possono aumentare a 3 se la Lazio, nel recupero del 17 aprile, batte l'Udinese: Inzaghi salirebbe al 4° posto, con 1 punto più di Ranieri).
NESSUN ALIBI - L'allenatore, nel discorso di giovedì che è stato poi simile a quello di Ferrara dopo la sconfitta contro la Spal, è stato inequivocabile con i suoi interlocutori: basta personalismi e isterismi. La Roma, in evidente crisi psicofisica, non si può più permettere di schierare calciatori che vanno per conto loro. In campo e a quanto pare anche fuori. L'interesse personale deve restare nel privato. Fondamentale, negli ultimi 2 mesi di un'annata che rischia di diventare fallimentare non per la società e per i calciatori, sarà privilegiare quello collettivo. Manca da tempo il comportamento di squadra: netta la spaccatura tra i reparti, scarsa la collaborazione tra gli interpreti e minima l'aggressività dei singoli. I giallorossi sbagliano spesso l'approccio e faticano a restare in partita. Ultimamente danno l'impressione di arrendersi davanti a qualsiasi episodio. Non conta il sistema di gioco (adesso il 4-4-2). Bisogna invertire la rotta, cambiando il trend e in fretta. A giudicare, oltre al tecnico in panchina, sarà il pubblico dell'Olimpico. Domani contro il Napoli e mercoledì sera contro la Fiorentina.
RACCOLTO IN FOTOCOPIA - Ranieri, chiamato per fare il traghettatore, non ha scaricato nessuno. Ha cercato solo di responsabilizzare i giocatori per il finale di stagione. Concetti semplici, di mestiere. Non duri, perché potrebbero diventare controproducenti per il suo lavoro. Ha insomma bisogno del gruppo. Dei senatori e anche dei più giovani. Anche lui vuole riabilitarsi. La sua stagione è simile a quella vissuta dalla Roma: 12 sconfitte a testa. L'allenatore è arrivato a Trigoria dopo aver perso 11 partite (su 17) in Inghilterra (10 in Premier e 1 in coppa), rendimento che gli è costato la panchina del Fulham. Sono stati 11 (in 36 match) i ko di Di Francesco (6 in campionato, 4 in Champions e 1 in Coppa Italia). Insieme, il tecnico e i giallorossi, sono caduti a Ferrara.
CONTROLLORE A TRIGORIA - In campo, ieri mattina, con il vicepresidente Baldissoni anche il preparatore Ed Lippie, fedelissimo di Pallotta. Che ha chiesto all'americano, già passato da Trigoria in questa stagione almeno 2-3 volte, di dare un'occhiata al lavoro atletico della nuova gestione. Il presidente definì «stupidi» gli infortuni che hanno penalizzato la Roma in campionato e nelle coppe, criticando i metodi di Di Francesco e dei suoi collaboratori. Ecco perché, approfittando della presenza del suo amico preparatore in Europa, gli ha chiesto la cortesia di vigilare per qualche giorno sugli esercizi dei giocatori. Pure la proprietà Usa, insomma, pensa al presente. Dà l'esempio. Il futuro può attendere. Come il paradiso, senza la Champions. Ma, qualsiasi sarà il piazzamento, la Roma comunque è da rifare (e stavolta bene): allenatore, ds e squadra cercasi.
Ranieri: «Mi aspetto una reazione forte, Olsen ha la mia piena fiducia»
MESSAGGERO - CARINA - Carota, bastone, di nuovo carota. Il Claudio furioso post-Ferrara è un lontano ricordo. Quello che si approccia alla gara con il Napoli - anticipando la conferenza stampa di un giorno («Preparare una partita non è uno scherzo e stando all'estero mi sono abituato a farla due giorni prima, così dico anche meno») - dispensa una serenità tale che se la squadra ne assorbisse anche la metà, riuscirebbe sicuramente a scrollarsi di dosso le polemiche che la circondano. Ranieri torna di colpo il buon padre di famiglia che avevamo (ri) scoperto il giorno della presentazione. Ad ascoltarlo, i problemi palesati dopo il ko con la Spal sono un lontano ricordo. Quel «non siamo stati squadra» è rimpiazzato dal fatto che in settimana ha visto «i giocatori belli propositivi, tutti vogliono giocare. Per un allenatore è una soddisfazione». Lo screzio che ha portato Dzeko e El Shaarawy prima alle mani e poi a essere multati (il Faraone soltanto simbolicamente) è retrocesso a «uno scazzo normale che avviene in ogni famiglia, è tutto a posto». A tal punto che la sostituzione nell'intervallo del nazionale azzurro viene attribuita a motivazioni tattiche: «Avevo già parlato con Stephan e gli avevo chiesto alcune cose, non facendole ho deciso di fare il cambio. Non è dovuto alla discussione». Le perplessità sul portiere palesate nel giorno del suo insediamento («Chi gioca? Vedremo») fanno invece spazio ad una carezza mediatica per Olsen: «Per me Robin è un buonissimo portiere, ha la mia fiducia». Claudio gioca a fare il normalizzatore consapevole che il messaggio che voleva inviare al gruppo è già stato recapitato. E quando gli fanno notare questa bipolarità nelle dichiarazioni, deve ammettere: «Un allenatore non fa nulla per nulla. Ho fatto una comunicazione forte, mi aspetto una risposta forte. Io credo nella Champions». La palla passa quindi al gruppo, dal quale si aspetta «una grossa risposta di carattere e di personalità».
CAUTELA E PAZIENZA - Tre gare in sei giorni non sono facili da preparare. Soprattutto sapendo di non poter sbagliare e avendo una rosa con tanti calciatori che ancora non stanno bene: «Stanno tornando un po' tutti a disposizione anche se non sono al 100%. Devo valutare tutte le risorse che ho a disposizione. Non mi piace mai rischiare di perdere un giocatore per 3-4 partite, è la mia filosofia. Valuterò ogni scelta». Soprattutto quella legata al rientro di Manolas: «Lui vuole giocare, ma valuterò io - conclude Ranieri - Ho diversi giocatori che stanno rientrando, ma non potrò mettere tutti insieme i reduci da infortuni». Anche perché il Napoli è una squadra che corre: «È cambiato molto con Carlo, che mi farà piacere salutare. Ora giocano molto più in verticale e vanno subito al dunque, mettendo la palla agli attaccanti. Dobbiamo essere molto attenti alle linee. Pressare? Sì, ma si fa pressing quando hai 90 e passa minuti di pressing offensivo nelle gambe. Altrimenti bisogna stare attenti». Traduzione: non aspettiamoci una Roma all'arrembaggio.
Kluivert: "Giocare a Roma è un modo per esplorare il mio potenziale"
Justin Kluivert ha parlato alle pagine di Sportweek della sua esperienza alla Roma. Ecco le dichiarazioni dell'olandese:
"La fiducia io la sento se mi riesce il primo dribbling ma è anche legata all’immagine di me che riesco a trasmettere ai compagni, di positività di brillantezza. In questo senso i miei modelli sono Cristiano Ronaldo e Neymar”.
Chi preferisci tra i due?
"Ronaldo. Mio padre è stato un idolo, ma CR7 rappresenta il mio modello di calciatore".
Tuo padre ha detto che forse avresti fatto bene a restare all’Ajax un’altra stagione…
Non sono d’accordo e credo nemmeno che volesse lanciarmi un messaggio di questo tipo. Nel caso sarebbe la sua opinione e la rispetto. Ma resto convinto di aver fatto la scelta giusta e credo che una svolta positiva per me ci sia già stata da un mese a questa parte. Giocare a Roma è anche un modo per esplorare il mio potenziale di uomo e di calciatore e la mia libertà.
Pensavi sarebbe stato più facile adattarsi alla Serie A?
Mi sono confrontato con un calcio più tattico rispetto a quello cui ero abituato. Devo essere più esigente con me stesso perché so che posso tirare fuori molto di più. E devo imparare a togliermi qualche pressione da dosso.
Quanto incide sul tuo carattere il fatto di chiamarti Kluivert?
Zero. Per me è normale essere come sono, affrontare il calcio e la vita cercando di migliorami e di fare felici le persone che mi stanno intorno.
Cosa avresti fatto nella vita se non il calciatore?
Non ci ho mai pensato. Avrei continuato con la scuola probabilmente. Negli anni del liceo ho seguito pure un corso di cucina, che ho superato brillantemente.
Tu curi molto il tuo look?
Fuori dal campo scelgo un modo di vestire giovane, fresco. Quando vengo all’allenamento preferisco un outfit più comodo, sportivo; di sera mi piace indossare una giacca abbinandola a camicia e pantaloni giusti. Un abbigliamento non troppo formale, quasi sempre senza cravatta. In campo sento di essere elegante quando riesco ad esprimere il mio stile di gioco. Per riuscirci devo sentirmi comodo, a mio agio.
Vivi da solo?
Sì, ma ho sempre casa piena di gente. Seguo la tradizione di famiglia.
In campo hai paura?
Se scendi in campo avendo la paura addosso non riuscirai mai ad esprimerti al meglio. Altro discorso sentire il giusto livello di tensione, quella non deve mai mancare. Nella vita cosa mi fa paura? Il mostro sotto al letto.
Multa simbolica per la lite con Dzeko
MESSAGGERO - La dirigenza è rientrata dopo il viaggio a Doha per un workshop con gli sponsor e, dopo aver chiarito con Dzeko le motivazioni della rissa con El Shaarawy, ha deciso ufficialmente di multarlo: un’ingente sanzione pecuniaria per il bosniaco e una “simbolica” per il Faraone come da regolamento. Ranieri in conferenza stampa ha derubricato la questione come un normale litigio, ponendo l’accento sull’aspetto mentale e sugli infortunati in vista del Napoli: sono tornati a disposizione da ormai qualche giorno sia Under che Kolarov, mentre Manolas, De Rossi e Pastore hanno svolto parte dell’allenamento con la squadra.
In Aula entra il sostituto di De Vito: «Lo Stadio? È inutile, sono laziale»
MESSAGGERO - MOZ. - La situazione lo richiedeva: abito scuro e cravatta elegante. Abbigliamento da grande festa insomma sfruttabile, ad ogni modo, anche nei funerali quello sfoggiato da Carlo Mario Chiossi che ieri ha fatto il suo ingresso in Assemblea capitolina come neo-consigliere al posto di Marcello De Vito. «Entro con spirito emozionato racconta pochi minuti prima di andare a occupare il posto vicino a Paolo Ferrara ma anche con un po' di tristezza perché il motivo per cui sono qui non è quello che normalmente si auspica». E che, a conti fatti, non conosce precedenti nella storia di Roma Capitale. È lui il supplente di De Vito, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli con l'accusa di corruzione nell'ambito dell'inchiesta sullo Stadio. In attesa di capire che ne sarà della carica di presidente d'Aula, che proprio De Vito non pare intenzionato a mollare, il Consiglio procede con l'integrazione del suo sostituto almeno per la carica da consigliere. «Un battesimo di fuoco» concorda Chiossi perché arriva nel momento in cui il governo grillino di Roma è piagato dalle inchieste giudiziarie e dai tanti guai sulla gestione ordinaria della città: dagli impianti di Ama che prendono fuoco al caos della Metro A. Architetto e attivista della prima ora, Chiossi, 57 anni, residente nel XIII Municipio, ha riposto nel cassetto il sogno di essere eletto per il M5S al parlamento Europeo ritirando la propria candidatura e mostrandosi disponibile ad aiutare la squadra della Raggi. «Chi me lo ha fatto fare? Lo spirito di appartenenza al Movimento. Sono un supplente è vero; De Vito lo considero un amico, lo conosco dal 2012, sono molto dispiaciuto per quello che è successo». Difficile negare che la questione non abbia recato un danno almeno di immagine su scala nazionale al Movimento. «L'unica cosa che può aver impattato negativamente è questa vicenda di Roma» anche per via dello Stadio di Tor di Valle. Un impianto che il neo consigliere non reputa poi così necessario: «A me non è utile poi io sono anche un tifoso della Lazio, può non importarmene nulla dello Stadio della Roma». Ride, promettendo comunque di leggere tutte le carte del progetto.
Il socio di De Vito ora accusa: «Subivo pressioni in Comune»
MESSAGGERO - ALLEGRI - Il giorno dopo essere stato arrestato, davanti al gip, in sede d'interrogatorio di garanzia, l'avvocato Camillo Mezzacapo ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, ma ha voluto fare dichiarazioni spontanee per cercare di respingere, almeno in parte, le accuse che lo hanno portato in carcere. Giovedì scorso ha raccontato di essere stato sottoposto a una sorta di «estorsione» a scopo pubblico da parte dell'assessorato all'Urbanistica del Campidoglio. «Un'estorsione della pubblica utilità», dice, in relazione a un progetto a cui stava lavorando. Il legale sostiene che dal Comune, per superare un preavviso di diniego relativo alla costruzione di un albergo a Trastevere, avevano chiesto, per velocizzare le pratiche, di realizzare opere di urbanizzazione aggiuntive e di destinare un piano dello stabile all'amministrazione. Il verbale è stato depositato in vista dell'udienza del Tribunale del riesame, prevista il 3 aprile.
«MARCELLO NON HA POTERE - »Mezzacapo è accusato di corruzione e traffico di influenze insieme all'ex presidente del Consiglio comunale, Marcello De Vito, per avere incassato tangenti destinate al politico da 4 imprenditori: Luca Parnasi, i fratelli Claudio e Pierluigi Toti, e Giuseppe Statuto. Al gip Maria Paola Tomaselli racconta di conoscere De Vito da tempo, «quasi 20 anni, abbiamo studiato insieme». Sostiene di non avere mai pagato o ricevuto mazzette e di non avere ottenuto incarichi insieme all'amico: «Di politica non parlavamo più di tanto, l'unica cosa che ho fatto con Marcello è uscire, andare a delle cene con lui, perché facevamo attività di promozione professionale». Mezzacapo sostiene che De Vito non avesse un ruolo decisionale: «È un personaggio pubblico, ma di quelli che tagliano i nastri, non aveva poteri». Il legale, assistito dall'avvocato Francesco Petrelli, elenca gli incarichi sospetti contestati dalla procura. Il primo, assegnato al legale dall'imprenditore Giuseppe Statuto, riguarda, appunto, la realizzazione di un albergo nei locali della ex stazione di Trastevere. Per l'accusa, Mezzacapo ha ricevuto una consulenza da 48mila euro, soldi in parte girati sul conto della Mdl, che per i pm è la società cassaforte utilizzata da lui e De Vito. L'avvocato racconta di avere portato tutta la documentazione all'Assessorato: «Era un piano casa, eh. Il piano casa se io ho i documenti tecnicamente corretti me lo devi dare, non c'è discrezionalità. Ecco, quindi noi abbiamo portato tutti i documenti e questi del Comune ci dissero: Eh però, noi sa, tante volte chiediamo tutto un primo piano per il Comune per dare queste autorizzazioni». Quella risposta non lo aveva convinto: «Noi rimanemmo un po' basiti - aggiunge Mezzacapo - Chiesero di fare la zona, marciapiedi, aiuole, semafori». Gli avrebbero anche detto: «Poi deposita i documenti e su questo al limite saremo favorevoli». Dopo l'arresto di Statuto per bancarotta, la pratica era stata seguita da un architetto del gruppo, Fortunato Pititto, che era preoccupato perché aveva ricevuto un preavviso di diniego del progetto, «io gli ho scritto: Non ti posso essere utile, perché avevano fatto quell'incontro, avevano fatto delle aperture, mo' manco mi rispondono». Poi, Mezzacapo aggiunge: «Al Comune avevano detto: Ah, va bene, ma lo so che avete diritto al piano casa, che ci sono i requisiti, però fateci casa. Allora ho detto: Ma che facciamo?. Dice: No, se ci fate aiuole e giardini, praticamente quasi un'estorsione della pubblica utilità e noi abbiamo detto: Okay. Statuto disse: Io questi lavori te li faccio».
«PARNASI CHIACCHIERA» - Mezzacapo parla anche di Parnasi che, secondo l'accusa, gli avrebbe dato vari incarichi per ottenere agevolazioni nella realizzazione del Nuovo stadio della Roma e nel progetto di riqualificazione dell'Ex Fiera. A parlare del rapporto con De Vito e Mezzacapo, è stato proprio il costruttore, durante uno degli interrogatori con le pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli. «Me lo aveva, per modo di dire, presentato Marcello - racconta il legale al gip - Io avevo fatto un parere in materia bancaria». Sostiene di avere visto l'imprenditore «in tutta la vita tre volte. De Vito sicuramente aveva frequentazioni maggiori». Racconta anche che l'imprenditore gli aveva offerto altri due o tre mandati, «non ne ho accettato nemmeno uno. Le dico un'altra cosa di Parnasi e poi chiudo: è un chiacchierone, non è una persona seria».
Groviera Olimpico
GAZZETTA DELLO SPORT - La difesa della Roma lo scorso anno era la meno battuta dopo quella della Juventus. Oggi, invece, si trova al nono posto di questa speciale classifica. Il dato si fa inquietante se analizziamo il numero di clean sheet all’Olimpico: solo uno, il numero peggiore del campionato. (...) Invertire la rotta domani non sarà sicuramente semplice visto che arriva il secondo attacco del campionato maClaudio Ranieri non si arrende facilmente e prepara una difesa formata da Kolarov a sinistra con Santon (in vantaggio su Karsdorp) a destra. Al centro toccherà a Fazio e Marcano mentre in porta il mister darà fiducia a Olsen.
Under è pronto al ritorno: "Voglio rifarmi in fretta"
GAZZETTA DELLO SPORT - Il giocatore della Roma, Cengiz Under, ha parlato all’AS Roma match program prima della partita contro il Napoli. Questo uno stralcio delle sue parole: “A nessuno piace infortunarsi, a causa di questo stop ho saltato delle gare molto importanti, sia in Champions che in campionato. È stato il destino, mi è dispiaciuto ma ora voglio cercare di fare il massimo per riprendere a giocare. Al momento ho ripreso ad allenarmi con i compagni e voglio prepararmi al meglio per tornare in forma“.
Mezzacapo sull’amico “Tagliava solo nastri”
REPUBBLICA - «Con De Vito solo attività di promozione professionale, lui era uno che aveva visibilità. Noi di politica non parlavamo, capitava solo ogni tanto. Lui è un personaggio pubblico ma di quelli che tagliava nastri perché non aveva potere». L’avvocato Camillo Mezzacapo, arrestato con l’ex presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito tenta di minimizzare il proprio ruolo e quello dell’amico, rispetto all’accusa di aver fatto da collettore di tangenti per il politico. Precisa che il costruttore Luca Parnasi interessato alla realizzazione dello stadio a Tor di Valle gli fu presentato proprio da De Vito. Ma, precisa, ebbi poi tre incontri in tutto. Mezzacapo ha svolto dichiarazioni spontanee davanti al gip Maria Paola Tomaselli.
Carlo Chiossi: “Io, supplente di De Vito, sono triste per lui. Tor di Valle? Tifo Lazio”
REPUBBLICA - È stato già soprannominato “il supplente”. Carlo Maria Chiossi, architetto, 351 voti alle elezioni del 2016, è il nuovo consigliere comunale del M5S. Ieri ha fatto il suo ingresso in Aula Giulio Cesare salutato dalla sindaca Virginia Raggi. Prende il posto, non si sa ancora per quanto, di Marcello De Vito, sospeso dopo l’arresto.
Con che spirito arriva a sostenere la maggioranza in questa fase così delicata?
«Emozione ma anche tristezza. Il motivo per cui sono qui non è quello che potevo auspicare». Conosce De Vito? «Siamo amici, lo conosco dal 2012 e non mi aspettavo nulla di quanto è accaduto. Sono umanamente dispiaciuto, mi auguro che possa riscattarsi».
Per l’amminitrazione comunale qusta è una fase complicata, tra assessori che mancano, l’Ama in crisi, gli incendi dei Tmb, l’inchiesta sullo stadio a Tor di Valle. Lei è alla sua prima esperienza politica e diversi candidati prima di lei hanno rinunciato: chi gliel’ha fatta fare?
«Il battesimo è di fuoco ma sono qui per spirito di appartenenza, non mi tiro certo indietro».
Ha già parlato con la sindaca?
«Non ancora».
Lei è architetto, è stato nel tavolo dell’Urbanistica che ha espresso posizioni critiche nei confronti dello Stadio della Roma a Tor di Valle: qual è la sua posizione?
«Ho una mia idea ma preferisco leggere le carte. Quello che conosco l’ho letto sui giornali, prima di dire cosa penso voglio informarmi sugli atti». Potrebbe essere un impianto utile alla città? «Guardi, io sono tifoso della Lazio, dello stadio della Roma, francamente, potrebbe anche non importarmene nulla...».
L’altro giorno il Papa è stato in Aula Giulio Cesare e, nel suo discorso, ha invitato a una rinascita morale e spirituale della capitale: lei che ne pensa?
«Questa città ha subito Mafia capitale e vari scandali, una rinascita è necessaria». Agli scandali, stando alle inchieste, sembrano aver partecipato anche i 5 Stelle, non crede? «Non ci credo, quell’arresto tra i 5 Stelle è stato solo un caso».
Lo Stadio e la pretesa del premio in cubature
REPUBBLICA - EMILIANI - Per uno stadio di sua proprietà? Dopo aver venduto in questi anni ogni elemento appena valorizzato. Una Nazionale: Allison, Benatia, Romagnoli, Marquiños, Naingolan, Strootman, Politano, Pijanic, ecc. ecc. Il nuovo stadio come la carta magica per spiccare il volo. Con chi in campo? Per la verità nella grigia situazione italiana, anche nel vecchio caro Olimpico (2,5 milioni di affitto l’anno), la società giallorossa non se la cava male: nel 2017-2018, pur con la coda di “scioperi” di tifosi, ha incassato oltre 39 milioni di euro, alla pari col Milan, precedute soltanto dalla Juve (56,4 milioni), ma davanti all’Inter (36,7 milioni). Lontane Napoli (meno di 20 milioni), Lazio (12,2 milioni di ricavi) e Fiorentina (8,2). Certo distanti anni-luce dai ricavi di Barcellona (quasi 140 milioni), Real Madrid (123 milioni) o Manchester United (124). Società superorganizzate, da decenni. Da noi, coi problemi ancora irrisolti di violenza fuori dagli stadi, a Roma e altrove, con le famiglie costrette a tenersi lontane da uno svago domenicale a rischio, i giallorossi non se la cavano affatto male. Certo, negli altri Paesi europei la corsa agli stadi nuovi di zecca o ristrutturati è stata molto forte. Anche perché, quando erano in ballo le stesse società calcistiche (quasi ovunque tranne che in Francia dove gli impianti sportivi sono al 99% pubblici), queste hanno chiesto una parte commerciale consistente attorno allo stadio, ma niente più. Non centinaia di migliaia di metri cubi di pura speculazione, per residenze e uffici. E poi, quali titoli internazionali recenti possono vantare le società italiane? L’AS Roma in particolare? E la Lazio di Lotito che pure dice di volere un suo stadio? Per San Siro, Inter, Milan e il Comune si metteranno d’accordo se demolirlo o ristrutturarlo. Bisogna vedere quanto influiscono i vincoli della Soprintendenza sul vicino ex Ippodromo del trotto. E quanti cittadini (tanti forse) sono per la seconda soluzione ritenendo l’impianto comunale una “monumento cittadino”. Nessuno parla di “premi” in cubature. semmai di un’area commerciale. Punto.
La Roma dei convalescenti cerca una ricetta per salvare il salvabile
CORRIERE DELLA SERA - «Il Napoli, con Ancelotti, è cambiato: è più verticale, dà subito la palla agli attaccanti. Dobbiamo stare attenti tra le linee, perché cercheranno spesso la palla filtrante. Pressare alto? Puoi farlo se hai 90’ nelle gambe, altrimenti è meglio essere giudiziosi e pressare al momento giusto». A Claudio Ranieri basta una frase per inquadrare la partita di domani contro il Napoli (ore 15) e fare un ritratto del momento della Roma (...) La caccia al quarto posto passa da lì, ma il morale è basso e la lista di infortunati lunga. Alcuni giocatori stanno recuperando ma non possono ancora reggere una partita intera. La situazione ereditata dopo la gestione Di Francesco è più grave del previsto, ma bisogna accettarla. Così Ranieri cerca in tre mosse di ridare fiducia all’ambiente: 1) il recupero di un gruppo più solidale; 2) l’appello ai tifosi, «nostra arma in più»; 3) la prudenza nell’affrontare le gare, sintetizzata nella frase sul pressing. (...) . A Ferrara è andata in scena anche una lite tra DzekoeEl Shaarawy, conclusa con una multa salata al bosniaco e una simbolica al Faraone. Edin ha chiesto scusa alla squadra e Ranieri prova a chiudere il caso: «Succede in tutte le famiglie. È stato uno scazzo (testuale; ndr) che ora è rientrato. Se all’intervallo ho sostituito El Shaarawy e non Dzeko è perché c’erano ragioni tattiche. I ragazzi sono abituati a fare certi movimenti nel 4- 3-3, ma nel 4-4-2 ne servono altri. Per questo è entrato Perotti» (...).