Roma, fedelissimo di Raggi indagato

LA REPUBBLICA - VINCENZI - Non c'è pace per il Campidoglio a trazione grillina: dopo l'arresto di De Vito, l'iscrizione di Daniele Frongia, assessore allo Sport e fedelissimo di Virginia Raggi per corruzione. E poco importa che lui si affretti ad annunciare la prossima richiesta di archiviazione da parte della procura (esito, a quanto filtra, verosimile): nel mondo a Cinque Stelle si è già scatenato il delirio. Tanto che, dopo aver cercato invano di arginare lo tsunami e placare gli animi, in serata l'ex vice sindaco si autosospende e rimette tutte le deleghe alla sindaca «per una questione di opportunità politica». In attesa che i pubblici ministeri romani lo tolgano d'impaccio (secondo i suoi avvocati dovrebbe avvenire già nel fine settimana).

L'episodio che gli viene contestato non ha nulla a che vedere con l'inchiesta che ha coinvolto il suo collega di partito De Vito (in carcere da mercoledì per corruzione). Frongia viene iscritto nell'ambito dell'inchiesta madre sullo stadio della Roma, quella per la quale a giugno scorso finirono in manette una serie di persone tra le quali il presidente Acea Luca Lanzalone e il costruttore Luca Parnasi. Ed è stato proprio quest'ultimo (che ha dato anche il via all'inchiesta su De Vito) in un interrogatorio del settembre 2018, a raccontare di come un volta chiese a Daniele Frongia un aiuto. Cercava qualcuno a cui affidare l'incarico di responsabile delle relazioni istituzionali di una delle sue societa, la Ampersand. Frongia gli fece il nominativo di una sua conoscente, una ragazza di 30 anni. Ma l'assunzione non andò in porto perché poco dopo, il costruttore venne arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo. II procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Barbara Zuin si convinsero comunque a indagarlo, dopo quelle dichiarazioni, ma ora sarebbero intenzionati a chiedere l'archiviazione.

Ieri intanto, ci sono stati gli interrogatori di garanzia dell'ex pre-sidente dell'Assemblea capitolina, Marcello De Vito, e dell'awocato Camillo Mezzacapo. II politico ha deciso di non rispondere alle domande del gip, ma al legale ha detto "sono sereno, presto chiarirò tutto". Mentre il suo ex collega di studio (arrestato come lui per corruzione mercoledì), pur avvalendosi della facoltà di non rispondere ha voluto rendere spontanee dichiarazioni. "Non ho mai preso nessuna mazzetta- ha messo a verbale - i bonifici sono il compenso per le consulenze. Ho svolto attività professionali che nulla avevano a che fare con l'attività politica di De Vito". E, a proposito della società nella quale quel denaro confluiva: "La MdL srl non è una società cassaforte e non e in alcun modo riconducibile all'ex presidente del Consiglio comunale".


La giunta Raggi sotto accusa perde il decimo assessore

LA REPUBBLICA - D'ALBERGO - Quota dieci. Un altro assessore, questa volta un peso massimo, abbandona la nave grillina nel pieno della tempesta. Perché la bufera ieri si è allargata in fretta: non bastasse l'arresto del presidente dell'Assemblea capitolina, quel Marcello De Vito finito in carcere per corruzione, a distanza di 24 ore è arrivata un'altra batosta per la giunta Raggi. Daniele Frongia, a sua volta indagato per corruzione nella prima tranche dell'inchiesta sullo Stadio per la Roma per aver consigliato l'ingaggio (mai formalizzato) di una sua conoscente a Luca Parnasi su richiesta dell'imprenditore, ieri sera ha salutato il Campidoglio. Nella borsa i ricordi da consigliere d'opposizione, la storiaccia (non confermata) del dossieraggo architettato ai danni di De Vito per scalzarlo dalla corsa alla cand-datura a sindaco, un libro sugli sprechi del Campidoglio e le chat dei "Quattro amici al bar" con l'ex braccio destro della sindaca, Raffaele Marra, e il vecchio segretario politico Salvatore Romeo. Il judoka ultraraggiano, vicesindaco fino allo scoppio del caso Marra e poi assessore allo Sport con la passione per il nuoto e gli scacchi, ieri ci ha pensato su per un intero pomeriggio. Poi, per non mettersi contro il capo politico Luigi Di Maio e il resto del Movimento, ha mollato: "Mi autosospendo dal M5S e rimetto le deleghe allo Sport nelle mani della sindaca per una questione di opportunità politica, nel rispetto degli attivisti e di chi ci sostiene ogni giorno, ma soprattutto nel rispetto degli stessi principi che mi spinsero molti anni fa ad aderire a una forza politica trasparente e in cui credo fermamente".

Dimissioni secche, ma che lasciano Frongia ancora in bilico. Chiuso fino a tarda sera in Campidoglio con la prima cittadina, l'assessore sotto inchiesta ha ribadito la sua decisione. Una presa di posizione arrivata dopo l'accesso con cui la scorsa settimana ha scoperto di essere indagato. Poi ha ripreso le parole dei suoi due avvocati, gli stessi Alessandro Mancori ed Emiliano Fasulo che hanno difeso la sindaca nel processo per falso: "La posizione del nostro assistito sarà definita a breve con una richiesta di archiviazione". Dichiarazioni che, lette in serie, hanno scatenato più di una perplessità tra i consiglieri: "Ma che vuol dire? Tornerà quando verrà scagionato?". Si vedrà se le dimissioni saranno solo una mossa di facciata. Sulla decisione resta comunque il marchio del Movimento nazionale. Ieri Di Maio si è fatto sentire con la sindaca. Poi ha mandato a palazzo Senatorio due suoi emissari il suo capo staff (e fedelissimo di Casaleggio) Max Bugani e il dputato romano Francesco Silvestri. Una doppia presenza che in tempo di assoluta crisi e alla vigilia delle europee ricostituisce il vecchio asse Roma-Milano. Allungando la vita a Virginia Raggi: sconfessate he ipotesi che nel primo pomeriggio la davano vicina alle dimissioni assieme al resto della giunta, la sindaca andrà avanti. Senza De Vito e Frongia, con una ciurma di eletti ancora sotto schiaffo e gli occhi dei big del Movimento di nuovo puntati addosso.

In vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo —non fossero sufficienti gli inciampi e le inchieste collezionate fino a questo momento in Comune - non sono più ammessi errori. Non ne vogliono vedere più i consiglieri. Duri, durissimi come Andrea Coia pochi istanti dopo la notizia dell'indagine su Daniele Frongia: "Servono persone più forti in Campidoglio". Ma determinati, per quanto possibile, ad andare avanti. La prima cittadina ha promesso uno screening sugli atti di De Vito e ora potrebbe fare lo stesso con quelli dell'assessore allo Sport congelato e in attesa di verdetto sia giudiziario che politico. Ma non è finita qui. Perché la maggioranza rilancia. Anche sullo stadio della Roma. Ieri mattina, prima della nuova grandinata, it capogruppo Giuliano Pacetti spiegava che «il controllo sugli atti sta per essere completato. Se tutto sarà in ordine, andremo avanti. Ci sono no dei contrari? Nel Movimento si vota a maggioranza...E chi non rispetta questa regola ne risponde personalmente", completava il ragionamento il solito Coia.

Come a dire, chi non vota con il gruppo fuori insomma, la tensione è massima. E a doverla stemperare nelle prossime ore sarà il neopresidente dell'aula Giulio Cesare, Enrico Stefano. II giovane successore di Marcello De Vito e reduce, assieme alla sindaca, dei "Fantastici quattro" che in era Marino occupavano gli scranni dell'opposizione. Ora dovrà accogliere anche il  sostituto del suo predecessore. La prima dei non eletti, Cettina Caruso, spiega di non aver "ancora ricevuto alcuna comunicazione" e non si sbilancia. Anzi, minaccia querela a chiunque la contatti al telefono. Poi in lista ci sarebbe Francesco Silvestri, ma è già deputato. Quindi sotto con l'architetto Carlo Maria Chiossi: «Sto valutando, certo che la situazione non è delle migliori in Comune... mi sono candidato per le europee. Lì non ci sono molte speranze. In Campidoglio, invece... vediamo".


Attacco giallorosso: da Schick a Under, tutti sotto esame

LA GAZZETTA DELLO SPORT - CECCHINI - Da Dzeko a Schick, da El Shaarawy a Perotti, da Kluivert a Under – pur con motivazioni differenti – nessuno degli attaccanti giallorossi ha certezza di avere il futuro assicurato a Trigoria. Dzeko, senza la Champions, è uno dei primi candidati all’addio, tanto più che, nonostantei 33 anni appena compiuti, l’Inter è pronta a fargli ponti d’oro. Per sostituire il bosniaco, sarebbe meglio un titolare (piace Belotti) oppure dare fiducia a Schick? Se passasse la prima ipotesi, forse il ceco chiederà la cessione, perché tre stagioni da riserva sarebbero troppe. 

El Shaarawy convincerebbe, ma ha il contratto in scadenza nel 2020 e in estate dovrà essere per forza ridiscusso, pena divorzio. Perotti paga i troppi infortuni che stanno costellando la carriera e quindi, se trovasse sistemazione (piace in Argentina), sarebbe accontentato. Chi ha davvero mercato sono Under e Kluivert. L’olandese potrebbe non gradire un’altra stagione da comprimario.


Football Legends Cup: Totti e Baggio insieme nella squadra azzurra

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Saranno Totti e Baggio le stelle della selezione azzurra della Football Legends Cup, che si giocherà in Cina, all’interno del Wuliangye Chengdu Performing Arts Center. Nell’hotel a 5 stelle che ospita i giocatori, accolti da un cielo grigio e tanto smog, le camere sono infarcite di stelle da tutto il mondo: da Djorkaeff a Candela, Ba e Pires, da Rivaldo, Aldair a Julio Cesar, da Figo a Batistuta


Gestione Monchi: la difficile eredità in cerca di futuro

LA GAZZETTA DELLO SPORT - ZUCCHELLI - I 21 acquisti “veri” della gestione Monchi, pesano molto nel club, anche se c’è ancora la possibilità che alcuni di loro possano avere un rendimento (e quindi un valore) superiore all’attuale. Olsen ha convinto solo in parte, alternando grandi prestazioni ad altre assai deludenti. Con un’offerta superiore ai 6 milioni, potrebbe partire senza eccessivi rimpianti. Mirante e Fuzato, invece, dovrebbero restare entrambi.

 

Difficile che Karsdorp abbia nuove chance. La Roma ha speso per lui quasi 19 milioni due anni fa. Difficile fare plusvalenze. Stesso discorso (ma solo per motivi di età) vale per Kolarov, che può rinnovare fino al 2021. Cosa che assai difficilmente capiterà a Marcano, pur apprezzato da Ranieri. Chi invece pare destinato a restare è Santon.

 

Gonalons., che sta guarendo da un infortunio, è al Siviglia in prestito. Il sogno cinico del tifosi è che Monchi lo tenga in Spagna, ma non è detto che accada. Coric quasi sicuramente andrà a giocare in prestito, sperando che sia all’altezza. Discorso diverso per Nzonzi. Il francese è campione del Mondo e quindi può avere mercato. Perciò sembra che possa interessare sia in Premier League (dove è già stato) che nel campionato francese. Il problema è che la Roma non vuole fare minusvalenze, perciò potrebbe restare. Chi lo farà di certo è Cristante che può essere uno dei cardini di una Roma giovane e italiana, così come Pellegrini, nonostante la clausola di rescissione di circa 30 milioni.

 

In mediana, ovviamente, il più in vetrina è Zaniolo, per il quale almeno per un anno il club giallorosso resisterà alle tentazioni e che a fine stagione rinnoverà. Se ce la faranno, a Trigoria vorrebbero piazzare Pastore e Defrel, il cuiriscatto da parte della Samp non è ancora certo anche per via delle questioni societarie. Ancora da definire, infine, il destino di tre giovani: Under, Kluivert e Schick

 


Uno stadio senza pace

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Nell’universo del Movimento 5 Stelle che ruota intorno al comune di Roma, dopo Marra, Romeo, Ferrara, Lanzalone e De Vito, ieri si è aggiunto all’elenco degli indagati anche Daniele Frongia, già vicesindaco, attualmente assessore allo Sport, uomo di fiducia di Virginia Raggi.

Frongia, coinvolto il 20 settembre 2018 dall’imprenditore Luca Parnasi – ex partner della Roma nella questione stadio di Tor di Valle – per una segnalazione volta all’assunzione di una sua amica come responsabile delle relazioni istituzionali della società Ampersand, è accusato di corruzione e per questo ha rimesso le deleghe e si è autosospeso, dichiarando: “Ho piena fiducia nella magistratura e, come sottolineato anche dai miei legali, confidiamo in una rapida archiviazione. Ma il mio caso non ha nulla a che fare con ciò che è emerso con De Vito”. Ed in effetti sembrerebbe così, essendo diversa anche l’inchiesta. De Vito, ex presidente dell’assemblea capitolina, ieri davanti al gip si è avvolto della facoltà di non rispondere.

Chi invece si è difeso negando le accuse è stato l’avvocato Camillo Mezzacapo, il compare di De Vito secondo i pm, l’uomo da cui sarebbero transitate le tangenti travestite da consulenze da migliaia di euro. “Ho svolto solo attività professionali che nulla avevano a che fare con il ruolo politico di De Vito”, la sua difesa. Quasi sfumata per il Movimento 5 Stelle l’ambizione di incassare un dividendo elettorale nelle prossime Europee di maggio – l’approvazione della variante al piano regolatore e della convenzione urbanistica con tutta probabilità slitterà in estate o addirittura dopo, perché gli uffici tecnici vogliono andare coi piedi di piombo e intanto attendere i prossimi sviluppi dell’indagine. Se cadesse la Giunta Raggi, col commissario straordinario nominato per traghettare l’amministrazione a nuove elezioni il progetto andrebbe molto probabilmente in ghiacciaia. Dagli Usa, il presidente Pallotta è sempre convinto ad andare avanti,ed è per questo che smentisce ogni ipotesi di cessione del club. Detto questo, visti i rapporti che ha con la banca d’affari “Goldman Sachs”, è logico che se pervenisse qualche lusinga potrebbe prenderla in considerazione, ma solo se il sogno stadio fosse infranto. Ipotesi a cui non ci si vuole rassegnare.


Idea Under 23 se si centra la Champions

LA GAZZETTA DELLO SPORT – ZUCCHELLI - Il progetto seconda squadra alla Roma interessa, e tanto. Ma poi la realtà dice che i dubbi dei dirigenti giallorossi sono tanti. Senza la qualificazione alla prossima Champions, inevitabilmente, il budget sarà ridottoEcco perché un’Under 23 potrebbe non essere prevista nei piani. La Roma non ha intenzione di costruire una squadra tanto per farla. Venendo meno gli introiti della Champions, con ogni probabilità verrebbe meno anche il budget per la seconda squadra che, come la prima, ha bisogno di tutte quelle professionalità che accompagnano De Rossi e compagni. Non solo: il Tre Fontane, utilizzato da Primavera e Roma femminile, non va bene per l’Under 23, servirebbe quindi trovare un altro impianto e di conseguenza tutta la gestione sicurezza, sia per la squadra che per gli spettatori.

Tutto questo senza considerare, poi, l’umore della gente. I tifosi sono provati dai continui cambi di allenatore e creare una squadra che, vedi l’esempio della Juve, viaggi a metà classifica sarebbe un conto. Mettere in piedi un’Under 23 che, invece, fatichi in Lega Pro potrebbe provare ancora di più i romanisti. Se invece andasse bene potrebbe fornire giocatori alla prima squadra, ma al momento l’osmosi non sembra così immediata. Ecco perché i dirigenti riflettono: da una parte sono tentati, e molto, dall’idea (di cui potrebbe occuparsi Bruno Conti, se come sembra non ci saranno problemi per il rinnovo di contratto), dall’altra analizzano pro e contro. Ai posteri ­e alla qualificazione Champions ­la sentenza.


Choutos: "L'esordio con la Roma il giorno più bello della mia carriera"

Lampros Choutos, ex promessa di Roma Inter, è stato intervistato dal portale ai gianlucadimarzio.com. Questo uno stralcio delle sue parole:

"L'esordio con la Roma è stato il giorno più bello della mia carriera. Sono arrivato alla Roma a 13 anni, non capivo niente, durante le lezioni mi annoiavo".

Totti?

"Quando arrivava erano subito scherzi, risate, di tutto, ma veniva soltanto una volta al mese (ride, ndr). Arrivai alla Roma grazie a un provino di 3 giorni, mi accolsero Giannini, Pruzzo e lo stesso Conti. L'esordio fu una giornata magica, avevo 16 anni. Sai, avrei potuto anche segnare, Aldair mi diede una grande palla. Sarebbe stato fantastico. Devo tutto all’ex presidente Franco Sensi, amava molto la squadra, e ovviamente a Mazzone”.


Ranieri cancella il posto fisso alla Roma

CORRIERE DELLA SERA - PIACENTINI - C’è un pezzo di Roma che rischia il posto. In casa giallorossa non si è ancora abbandonata del tutto l’idea di centrare il quarto posto, ma per farlo c’è bisogno di calciatori diversi rispetto a quelli visti a Ferrara, gente pronta a dare tutto per raggiungere l’obiettivo. Per questo motivo, al netto dei recuperi degli infortunati, nelle dieci partite che mancano alla fine del campionato, tutti devono sentirsi in discussione.  Non sta sicuramente attraversando un buon momento Edin Dzeko. Il centravanti bosniaco ha mostrato ancora una volta evidenti segni di nervosismo, nei confronti del pubblico avversario ma anche e dei compagni di squadra: era successo lo stesso a Frosinone, dove però il bosniaco aveva regalato tre punti pesanti a una brutta Roma con una doppietta. Un Dzeko nervoso ma prolifico può avere un senso, altrimenti rischia di diventare un elemento di disturbo in una squadra che invece ha bisogno di ritrovare compattezza: Napoli e Fiorentina, le prossime due gare alla ripresa dopo la sosta, diranno se la Roma può ancora sognare o se bisognerà cominciare a pensare al prossimo anno.

Un altro punto interrogativo può riguardare il portiere: Olsen, che è in nazionale mentre Mirante sta lavorando a Trigoria, dopo le prime due uscite non è più così sicuro del posto da titolare, né nell’immediato né per la prossima stagione. Per il resto, Ranieri spera di poter contare su almeno tre calciatori che finora non ha potuto utilizzare: Manolas, Kolarov e Cengiz Under. Nei prossimi giorni seguiranno un programma di lavoro personalizzato per essere a disposizione contro il Napoli.

Cattive notizie dal ritiro della Nazionale per Florenzi, che ha accusato in allenamento a Coverciano un risentimento muscolare al polpaccio sinistro ed è in dubbio per la gara con la Finlandia. Solo un attacco influenzale, invece, per Lorenzo Pellegrini. 


La bufera giudiziaria sui Cinquestelle: Frongia si autospende, Raggi vuole resistere

CORRIERE DELLA SERA - Raggi resiste. Se l’arresto del presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito è stato il terremoto che ha fatto tremare il Campidoglio, il caso Frongia, assessore indagato in relazione al primo filone dell’inchiesta collegata allo stadio della Roma, vale come una scossa di assestamento dal valore, comunque, molto politico. Che, in attesa di un’archiviazione che sembra scontata, si concretizza con l’autosospensione dal M5S dell’assessore fedelissimo di Raggi [...]

Si tratta, in realtà, di una sorta di dimissione a tempo dalla giunta capitolina, una mossa dettata dalla strategia politica dei vertici del Movimento nazionale che, fin da subito dopo l’arresto di De Vito, è impegnato a dimostrare la presenza di «anticorpi» al malaffare. [...] Di fatto tocca a Raggi accettare o rifiutare le dimissioni del suo assessore. E una decisione in questo senso è attesa per la prossima settimana, quando la posizione di Frongia sarà più chiara. Per ora la questione è congelata.


Indagine della Procura e nuovo stadio della Roma: due vicende da tenere separate

ILSOLE24ORE.COM - BELLINAZZO - La vicenda dello stadio della Roma è paradigmatica di come il sistema Italia sia sempre meno ricettivo rispetto a investimenti di largo respiro. A giugno 2018 gli inquirenti Ielo e Zuin hanno portato a galla la rete di improprie relazioni che Luca Parnasi, dominus di Euronova e Luca Lanzalone, l’avvocato genovese consulente dell'amministrazione Raggi, avevano messo in atto per velocizzare il dossier “Tor di Valle” e avviare lucrosi affari anche in altre città all’ombra del neonato governo giallo-verde. Ora a finire agli arresti è stato, tra gli altri, il presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, anch’egli del Movimento Cinque Stelle in un altro filone dell’indagine denominato “Congiunzione astrale” (risulta indagato anche l’assessore allo Sport del Comune di Roma, Daniele Frongia, per una vicenda collaterale risalente al 2017).

Investimento da 1,1 miliardi - La Procura romana dovrà appurare le responsabilità di chi ha trafficato intorno alla procedura amministrativa del nuovo stadio giallorosso, concedendo o pretendendo favori in cambio di atti dovuti. Intanto però il danno è certo e immediato. D'immagine per un Paese “inidoneo” ad attrarre investimenti e concretizzare opere di rilievo. Economico per il club giallorosso e la proprietà Usa impegnata in un progetto da 1,1 miliardi (300 circa per l'impianto sportivo, e con 70 milioni già spesi nelle fasi preliminari) e che dal 2012 attende la conclusione dell'iter amministrativo.

Nella lunga e tortuosa procedura che in questi anni ha condotto al riconoscimento dell'interesse pubblico e al sostanziale via libera del Campidoglio e della Conferenza regionale dei servizi sono intervenuti diversi organi istituzionali e centinaia di professionisti. Per cui o si dimostra che la volontà espressa dalla Autorità pubblica è stata inficiata e coartata con fini e modalità illecite (come nel supposto caso del vincolo architettonico sulle tribune disegnate da Julio Lafuente nel 1959 in un ippodromo comunque già da tempo dismesso e in abbandono) oppure gli enti locali hanno il dovere di portare a termine l'iter (tecnicamente mancano l'approvazione della variante urbanistica e della convenzione da parte del Comune e il permesso a costruire da parte della Regione) e i soggetti privati il “diritto” di aprire il cantiere. La Procura del resto ha già reso noto che la As Roma e il suo management non sono coinvolti nelle indagini e con le dimissioni di Parnasi e la nomina del nuovo amministratore di Eurnova, la holding del gruppo Parnasi, non sussistono motivi per giustificare ulteriori dilazioni. I controlli interni che la Giunta Raggi riterrà ancora di eseguire non dovrebbero tramutarsi in alibi per congelare tutto sine die.

Cantiere e project financing  - Il presidente giallorosso James Pallotta ha acquisito i terreni di Tor di Valle e subentrerà a Eurnova nelle quote sul progetto stadio con una spesa di circa 100 milioni )Parnasi li aveva a sua volta rilevati dalla famiglia Papalia per circa 40). Già all'epoca dell'alleanza con Parnasi d'altronde la As Roma e la sua holding di controllo erano gli unici affidatari dello sviluppo dell’impianto sportivo e dell'entertainment Center (attraverso Stadio Tdv, società deputata alla gestione e al finanziamento del progetto ‘Stadio della Roma', il cui capitale sociale è interamente detenuto da Neep, azionista di maggioranza del club).

Parnasi e le sue aziende erano invece responsabili dell’edificazione del Business Center. In questi mesi la Roma ha lavorato al project financing da circa 800 milioni, una parte in equity e una a debito (intorno al 70%) per lo stadio e le sue “pertinenze” (dal museo alla “nuova Trigoria” per gli allenamenti). Goldman Sachs ha il compito di raccoglie le adesioni dei finanziatori (una quota dovrebbe essere sottoscritta dal Credito sportivo). Club e proprietà speravano di inaugurare il cantiere entro la fine dell'anno per un impegno di circa due anni e mezzo. Un piano che rischia di essere rallentato da queste nuove nubi giudiziarie.


Elsha e Zaniolo ok, Dzeko verso l'addio. E' il risiko del futuro e anche Florenzi è ko

LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Un'altra tegola, l'ennesimo problema muscolare, arriva questa volta dalla Nazionale. E cade sulla testa di Florenzi, costretto a fermarsi per un risentimento al polpaccio sinistro. Per il momento resta in azzurro, ma la sua presenza e a forte rischio per la gara di domani contro la Finlandia. Lo stop del terzino quasi non fa più notizia, con la Roma abituata a convivere con una stagione martoriata dai continui infortuni. E da giocatori che vivono in bilico le ultime partite che li separano dal termine della stagione.

Dal nervosismo di Dzeko, ai più di due mesi di assenza di Under, passando per la necessità di affrontare alcune questioni legate ai rinnovi contrattuali. Su tutti quelli di Zaniolo ed El Shaarawy. La società, in attesa di riorganizzarsi a livello dirigenziale, vuole blindare entrambi, convinta di poter costruire su di loro il futuro. Su Zaniolo c'è un appuntamento di massima con il suo procuratore a fine stagione, per prolungargli il contratto, aumentando l'ingaggio, cosi come per il Faraone che, altrimenti, entrerebbe nel suo ultimo anno in giallorosso. Su di loro si spera di poter fare affidamento. Così come su Schick, uno degli investimenti più onerosi degli ultimi anni, e su Kluivert; mentre sembra essere arrivata al capolinea l'avventura di Dzeko che entrerebbe anche lui nell'ultimo anno, con il club che non sembra intenzionato a rinnovare.

E' rientrato ieri dalla Nazionale, Kolarov, evitando rischi inutili visto che non sta ancora bene. Dietro pressioni anche della Roma, il difensore è stato visitato dai medici della Serbia che hanno preferito rispedirlo in Italia. L'obiettivo di Ranieri è averlo per la prima volta a disposizione contro il Napoli. Da quando siede sulla panchina giallorossa, il tecnico non ha ancora potuto schierarlo: contro l'Empoli Kolarov era squalificato (ha giocato Santon), nella trasferta disastrosa di Ferrara era invece infortunato (sostituito da Juan Jesus). Kolarov è uno di quelli che si proverà a tenere nella capitale, mentre sarà complicato con Manolas, che può avvalersi di una clausola rescissoria di circa 36 milioni. In bilico De Rossi, che sta aspettando di capire la sua tenuta fisica e se la Roma riuscirà a entrare in Champions; Florenzi, in un momento di non grande popolarità con i tifosi; e Pellegrini (che ha una clausola di 30 milioni); mentre entreranno nella lista dei partenti Nzonzi - che non si è realmente mai integrato nella capitale - e Pastore. Quest'ultimo è considerato il vero flop stagionale e a giugno la Roma cercherà una destinazione per lui. Karsdorp potrebbe tornare in Olanda.