Roma, il nome per il futuro è Tengstedt
INSIDEROMA.COM – SARA BENEDETTI – Tra un dirigente che va, uno che resta ed uno che dovrebbe arrivare, il toto nomi per la prossima stagione in casa Roma sembra già essere impazzito, a partire dalla panchina che nelle ultime ore vede come nomi più caldi quelli di Giampaolo, Sarri e Gasperini. Ciononostante, anche il mercato giocatori non sembra rimanere fermo e nei giorni scorsi ecco accostato al club di Trigoria il nome di un giovane danese dal sicuro avvenire: Casper Tengstedt.
CHI E’? - Casper Tengstedt è uno dei talenti più interessanti della squadra Under 19 del Midtjylland, che sta disputando con profitto la UEFA Youth League. L’Ala sinistra del club danese, ma all’occorrenza anche punta centrale, è andato a segno ben 4 volte in sole 3 partite, con una media gol di una rete ogni 65 minuti. Stranamente non ha ancora avuto la possibilità di debuttare con la prima squadra, pur allenandosi con una certa regolarità tra i più grandi. Infatti, oltre a partecipare con la squadra Under 19 all’UYL e all’U19 Boys League, dove il suo score è di 9 reti e 4 assist in 10 partite, Casper partecipa anche al campionato riserve, manifestazione nella quale è andato in rete una volta in 3 caps. Esattamente un anno fa, Casper Tengstedt ha firmato un contratto triennale con il suo club, del quale fa parte dall’età di 15 anni. Il giovane talento ha anche debuttato nella nazionale U17 danese, in occasione delle due amichevoli contro la Romania. “Ho esteso il contratto perché sono incredibilmente felice di essere al Midtjylland. Sto davvero bene qui e sono molto soddisfatto della formazione che ho ottenuto. Ecco perché è il posto migliore per me“, ha spiegato Tengstedt subito dopo la firma. “Casper è un giocatore forte e rivoluzionario, che ha una visione del gioco matura e sa fare assist e gol. Casper ha giocato un’eccellente metà stagione nella squadra U17, dove ha segnato molti gol. Ora sta lavorando per affermarsi come giocatore del primo anno negli U19”, ha affermato soddisfatto il direttore dell’Academy del Midtjylland Flemming Broe, subito dopo aver fatto vincolare al club il ragazzo. Tengstedt ha indossato per la prima volta le scarpe da calcio all’età di 4 anni, ha iniziato a giocare con il Viborg Søndermarken, per poi passare al Viborg FF e a 15 anni al Midtjylland. Amante della musica pop e lounge, è un ammiratore del Liverpool (come molti altri ragazzi scandinavi ndr) e il suo idolo è proprio un ex giocatore dei “Reds”, Philippe Coutinho. Ha dichiarato al sito del club che per ora la sua più bella esperienza sportiva è stata vincere la Brøndby Cup in una tirata finale contro l’Amburgo, dove Casper Tengtstedt ha segnato il gol decisivo. Viste le qualità del ragazzo e soprattutto la grande attenzione che il Midtjylland ha per i giovani (hanno la prima squadra con l’età media bassissima), non è così difficile ipotizzare per Tengstedt un prossimo esordio in Alka Superligaen. La Roma, e non solo, rimane alla finestra nella speranza di piazzare un nuovo colpo alla Jedvaj, Coric o Marquinhos, da far crescere nelle file giallorosse o da valorizzare sul mercato con una super plusvalenza.
Dzeko e Kluivert, maldestre digressioni
IL MESSAGGERO - Uno Dzeko a due volti. In campo arrabbiato, nervoso, polemico con avversari e compagni di squadra, anche con liti all’interno dello spogliatoio. Fuori, invece, sorridente e felice nel festeggiare i suoi 33 anni a Sarajevo con gli amici. Un’accortezza però nel far sì che i filmati di una festa privata non fossero divulgati, Edin poteva anche utilizzarla, evitando la rabbia dei tifosi. Anche Justin Kluivert potrebbe fare qualcosa in più. Perché non è la prima volta che quando l’olandese va in Under 21 rilascia delle dichiarazioni che fanno discutere. Puntualmente è accaduto anche ieri: «È stato meraviglioso vedere l’Ajax contro il Real. A volte, pur non avendo rimpianti per aver scelto la Roma, penso che sarebbe bello essere ancora là». Nulla di grave, solo nostalgia.
Mancini: "Italia, adesso arriva il bello"
IL MESSAGGERO - TENERANI - Inizia un nuovo viaggio azzurro dopo la disfatta del Mondiale svanito. L'Italia 16 mesi fa aveva la testa sott'acqua, adesso sembra in linea di galleggiamento, pronta per la navigazione. I nodi della crociera li capiremo dopo le due partite di qualificazione ai prossimi Europei, con Finlandia e Liechtenstein. Vietato fallire, la preoccupazione è legittima, eppure Mancini trasmette sicurezza. Sorride perché i giovani che ha proposto e imposto stanno restituendo, attraverso una cifra di gioco tecnico ed estetico, la fiducia che il Ct aveva riposto in loro. «Sono cresciuti tanto perché stanno giocando da alcuni mesi con grande continuità. Sono forti tecnicamente e fisicamente».
Durante la conferenza stampa - nella quale è stata presentata anche la partnership con Emporio Armani che vestirà Nazionale A, Under 21 e Femminile - il Mancio ha ribadito spesso il concetto. Non lo dice, ma è fiero perché proprio a Coverciano, alla fine della scorsa estate, aveva lanciato una sorta di appello ai suoi colleghi: «Fate giocare i giovani perché abbiamo una bella generazione, ma se non la mettiamo alla prova non sarà mai pronta».
PIGMALIONE - C'è anche chi ha un talento smisurato come Zaniolo e per sua fortuna ha incontrato un pigmalione: «Di Francesco ha grandi meriti - spiega il Ct -, ha creduto nel ragazzo e lo ha fatto giocare in Italia e in Champions. Poi se Nicolò ora è qui significa che lo merita». E pensare che a settembre quando Mancini lo convocò, senza neppure un minuto in serie A, in Italia in tanti si chiesero se il Ct fosse impazzito Mancini è felice pure per lo spirito che questi giovani profondono nell'avventura azzurra: «Li vedo entusiasti, hanno grande voglia di impegnarsi per la Nazionale, vengono volentieri a Coverciano». Non basta: la base di questa ricetta è un calcio offensivo, quello che l'Italia del Mancio ha già messo in mostra: «Arrivano ora gli appuntamenti importanti, salgono la pressioni, ma siamo pronti con le nostre caratteristiche: voglio vedere lo stesso entusiasmo e la voglia di un calcio offensivo».
L'ESTETICA - Ecco l'altro punto: gioventù coniugata a bel gioco. Efficacia sì, ma anche estetica. Per un calcio offensivo servono organizzazione e punte, per questa ragione è un raduno con tante presenze: «Ho convocato qualche attaccante in più anche per lavorare su questo aspetto. Con dispiacere abbiamo lasciato a casa qualcuno, ma chi non è qui oggi fa parte del gruppo e rientrerà presto». Fase offensiva da studiare bene: «Lavoriamo da mesi su un calcio di attacco e tecnico, spero le cose migliorino. La squadra deve sfruttare questa grande mole di gioco. I ragazzi sono entusiasti».
ROTTAMARE - In mezzo a questa bella gioventù spunta un terribile vecchietto', Fabio Quagliarella, capocannoniere del campionato, con 21 reti all'attivo. Come a spiegare che non tutti sono da rottamare. Poi ci sono attaccanti, invece, che stanno a casa: Belotti e Balotelli. Sul primo a Torino non l'hanno presa bene e Mancini risponde così: «La bellezza della Nazionale è che tutti possono parlare Io faccio le mie scelte, spero possa fare molto meglio e tornare in Nazionale. Con noi era all'inizio, ora ce ne sono altri, ma sta migliorando in campionato». Sul secondo pare un po' più morbido: «Mario non è ancora nelle condizioni ottimali per giocare in Nazionale. Per tornare qui però ci vuole un po' di tempo e lui deve dare il massimo».
Pallotta: "Era tutto nelle sue mani"
IL TEMPO - MENGHI - Dalla Spagna all'America rimbalzano parole, pensieri, sentimenti e risentimenti tra un direttore sportivo che andava in direzione opposta e contraria e un presidente che dopo avergli dato carta bianca è rimasto sorpreso, forse in parte tradito, dalla versione dei fatti del primo. Il ping-pong che anima la giornata in casa Roma comincia a Siviglia all'ora di pranzo con la presentazione alla stampa di Monchi e si chiude in serata con la replica da Boston di Pallotta, intervenuto tramite il sito ufficiale del club per fare chiarezza: «A novembre - riavvolge il nastro il patron americano - quando la nostra stagione stava andando di male in peggio e tutti notavano come l’allenatore stesse faticando a ottenere una reazione dai calciatori, chiesi a Monchi un piano B da attuare nel caso in cui le cose fossero ulteriormente peggiorate. Ma lui non ce l’aveva e mi spiegò che voleva continuare con la stessa strategia. Quindi, quando leggo o ascolto certe interviste radiofoniche, in cui sostiene che la proprietà stesse intraprendendo una direzione diversa dalla sua e che questo è il motivo per cui se n'è andato, mi domando: cosa avrebbe voluto fare Monchi di differente? Mi ha chiesto di fidarsi di lui e di lasciarlo fare a modo suo, gli abbiamo dato il pieno controllo e, guardando i risultati e le prestazioni, è evidente che non abbia funzionato». Non è un mistero che Pallotta avrebbe preferito cambiare prima il tecnico e si era avvalso dei consigli di Baldini per farsi indicare, tra i nomi sul mercato, i papabili sostituiti, salvo poi lasciare al dirigente spagnolo l’ultima parola, perché la parte sportiva era di sua competenza e non voleva entrarci a gamba tesa. Ha dovuto farlo, poi, e rivoluzionare tutto agli sgoccioli del campionato per non lasciare nulla di intentato: «Sono rimasto un po’ sorpreso - ammette - nel sentire da Monchi che volevamo intraprendere strade diverse. Fin dal primo momento sono stato molto chiaro sulla direzione che dovevamo intraprendere, ho da subito detto che avrei voluto allenatori di primo livello, preparatori di primo livello, staff medico di primo livello, addetti allo scouting di primo livello, assieme a un'organizzazione calcistica di primo livello. Gli ho consegnato le chiavi per dar vita a tutto questo e ora abbiamo più infortuni di quanti ne abbiamo mai avuti e rischiamo di non riuscire a finire tra le prime 3 perla prima volta dal 2014». E non gli va giù che l'ex diesse dica davanti ai microfoni (e in una diretta Youtube corredata dagli insulti dei tifosi giallorossi) di aver sì commesso degli errori, ma precisando: «Non conoscevo la situazione del club al mio arrivo. Sono andato via perché ad un certo punto ho capito che la proprietà aveva idee diverse dalle mie, il presidente voleva andare a destra, io a sinistra. Era giusto finirla così. La mia fiducia in Di Francesco era grandissima, ma è una decisione che ha preso la società in un momento in cui già sapevo che il mio proseguimento non era sicuro». I tifosi non gli perdonano la promessa sul vedersi a fine anno al Circo Massimo («Mi sembra assurdo considerarla una mia dichiarazione») e gli acquisti sbagliati, in primis Pastore: «Sono convinto che possa ancora fare la differenza. Salah? Non ero contento di venderlo, ma dovevo farlo per il FFP. Chi mi sostituirà prenderà decisioni buone per il futuro della Roma». Massara gode del rispetto di tutti a Trigoria, ma non è escluso che Pallotta possa decidere di affidarsi a una figura esterna, come quel Luis Campos del Lille consigliato da Baldini.
Il logorio della vita moderna
IL TEMPO - Mai come quest'anno, non vedo l'ora arrivi l'estate. Solitamente non sopporto l'estate pallonara perché, in assenza di campionato e partite vere, si parla di acquisti improbabili, strategie di mercato più o meno fantasiose e così via. Del nulla insomma. Mettici poi che la gente, complici le vacanze, ha più tempo da perdere e ciò giustifica la mia avversione, calcisticamente parlando, a questo periodo dell’anno. Personalmente, chiudo a giugno e se ne riparla a fine agosto. Unica eccezione alla regola, il ritiro e/o un paio di amichevoli estive. Quest'anno è diverso: questo campionato mi sta logorando emotivamente e Fisicamente e non penso di essere l’unico. La Romasta inanellando una serie di tragedie sportive senza precedenti; come se qualcuno o qualcosa, dall'alto,volesse testare e mettere alla prova la resilienza del tifoso giallorosso. A questo qualcosa o qualcuno vorrei dire basta, non se ne può più: tranquillo/a, siamo tifosi, lo siamo stati dopo Roma-Liverpool, lo siamo stati dopo Roma-Sampdoria e (purtroppo) così via. Lo saremo per sempre, non c’è bisogno di sottoporci a questa tortura, perché di tortura trattasi. Questa stagione, ogni qual
volta si è pensato di aver toccato il fondo, è puntualmente arrivato un Fazio, un Pastore, un Var o un Rocchi qualunque a farci capire che c'era ancora da soffrire. Ho sempre cercato di essere ottimista e di pensare che le cose prima o poi sarebbero cambiate e invece niente. La classifica di questo campionato imbarazzante ci dice che il quarto posto è lì ad un passo, ma questa squadra è possibilmente più imbarazzante del campionato stesso, tale da rendere l’unico obiettivo rimasto difficilmente raggiungibile. Una squadra che perde con ‘quasi tutte le piccole e concede sei ‘punti aduna squadra come la Spal, probabilmente non merita di giocare la champions il prossimo anno. Poco importa agli artefici di questo disastro sportivo, loro andranno in vacanza lasciando ai rispettivi procuratori l'onere di cercare una squadra che la Champions la giocherà.
E il presidente rispedisce Ed Lippie a Trigoria
IL TEMPO - MENGHI - Consulente di fiducia in missione a Trigoria. Pallotta ha deciso di mandare nella capitale Ed Lippie, l'ex preparatore americano che aveva lasciato il ruolo operativo assieme a Norman lo scorso giugno ma che quando serve un parere è il primo ad essere contattato dal presidente. A breve tornerà nella capitale per studiare da vicino il caso infortuni scoppiato in questa stagione, fatta di 39 guai muscolari sui 65 ko fisici totali. E non solo, Ranieri ha parlato chiaramente di una squadra a cui non girano le gambe come dovrebbero, motivo per cui si fa fatica a pressare gli avversari e a vincere i duelli in campo. Ecco perché il numero uno di Boston ha chiesto una relazione sulle condizioni atletiche dei giallorossi e sulla situazione generale a un uomo di cui si fida e con cui ha collaborato già per tre anni alla Roma e per ancor più tempo col gruppo Raptor. Dopo l'addio, Ed Lippie ha comunque rivestito il ruolo di consulente-fantasma, stando dietro le quinte ad osservare quello che accadeva nel quartiere generale, adesso è semplicemente chiamato ad intervenire in loco. La sua carica non dovrebbe cambiare, torna ma è di passaggio, anche se è rimasto vacante il ruolo di capo dei fisioterapisti in seguito all’allontanamento di Stefanini. C'è stata una vera e propria riorganizzazione a tutti i livelli della società meno di due settimane fa e adesso Pallotta vuole capire cosa non ha funzionato per pianificare al meglio il prossimo anno. Ad oggi in infermeria ci sono Under, Pastore, De Rossi e Pellegrini, gli infortunati che già ieri si sono ritrovati al Bernardini (per tutti gli altri la ripresa è domani) per seguire i percorsi riabilitativi personalizzati, ma non stanno bene neppure Manolas e Kolarov, che hanno comunque dovuto rispondere alla chiamata delle rispettive nazionali. Il greco dovrebbe rientrare oggi stesso nella capitale, dopo l’ok dei medici della federazione, mentre il serbo sarà valutato entro domani e sarà poi presa una decisione.
Divorzio in piazza Monchi si spiega e Pallotta lo attacca
GAZZETTA - RICCI - CECCHINI - L’unica vera carezza della giornata arriva sui titoli di coda, quando contattiamo Monchi al telefono per chiedergli se intenda replicare al duro attacco di James Pallotta. «No, perché la Roma è più importante di me». Il tono di voce però è sorpreso, come di chi sa di aver (semmai) usato il fioretto per poi rimanere colpito da una cannonata. Una cosa è certa: la polemica stavolta è uscita fuori dal Grande Raccordo Anulare perché il presidente è il primo da anni a mettere in discussione quello che solo pochi mesi fa era considerato (anche a Trigoria) «tra i più bravi d.s. del mondo».
IL COMMIATO Certo, con l’aria pesante che circola intorno alla Roma negli ultimi giorni, forse la conferenza di ritorno nella rassicurante Siviglia (al posto dell’intrigante Arsenal) poteva essere posposta, ma Monchi non aveva infierito. «Sono andato via per una ragione semplice: abbiamo capito che l’idea della proprietà era diversa rispetto alla mia. Il presidente pensava che fosse andare meglio a destra, io a sinistra. Continuare così non era giusto». Monchi non entra nel merito delle divergenze, ma a Trigoria raccontano come l’ostinata difesa di Di Francesco e la consapevolezza che Franco Baldini, pur da consulente, orientasse i giudizi del presidente, lo immalinconisse, anche se le decisioni però erano solo dello spagnolo. «Io posso solo parlare bene di Pallotta e di tutta la Roma. Mai sentirete una mia parola contro la società. Il mio addio non è legato all’esonero di Di Francesco. È vero che la mia fiducia in Eusebio era grandissima, ma è una decisione che ha preso la società in un momento in cui già sapevo che il mio cammino non era sicuro. Ho commesso un errore da principiante perché era la prima volta che lasciavo Siviglia: avrei dovuto informarmi di più e conoscere meglio il club nel quale andavo. Mi sono trovato di fronte a una situazione che non conoscevo e sono stato colto di sorpresa. Però dei due anni a Roma non mi pento di nessuna decisione che ho preso. E firmerei ancora per la Roma». E poi a Rete Sport aveva aggiunto: «Ho condiviso tutto con il presidente e sapendo che forse per i tifosi erano decisioni difficili da comprendere. Pensate che abbia venduto Salah perché fossi contento di farlo? Ho dovuto perché ce n’era bisogno. La Roma comunque ha basi forti e dei veri professionisti a livello dirigenziale. Totti? Sta crescendo tantissimo. Spero che i frutti del mio lavoro si vedano in futuro e che Pastore, ad esempio, ancora possa fare la differenza. Io comunque amerò la Roma per sempre».
LA REPLICA Le parole dolci, però, non hanno placato Pallotta,. «Sono rimasto un po’ sorpreso nel leggere le dichiarazioni di Monchi, dove ha dichiarato che volevamo intraprendere strade diverse. Voglio fare chiarezza. Da subito ho detto che avrei voluto allenatori, preparatori, staff medico, addetti allo scouting e organizzazione tutto di primo livello. Ho speso tanti soldi per avere Monchi e gli ho dato le chiavi per dar vita a tutto questo. Gli ho dato il pieno controllo per ingaggiare l’allenatore che voleva, per assumere collaboratori, preparatori e per acquistare i giocatori che preferiva. Guardando i risultati e le nostre prestazioni, è chiaro che questo non abbia funzionato. A novembre, quando la nostra stagione stava andando di male in peggio e tutti notavano come l’allenatore stesse faticando a ottenere una reazione dai calciatori, chiesi a Monchi un piano B da attuare nel caso in cui le cose fossero ulteriormente peggiorate. Pur essendo lui l’unico responsabile della parte sportiva non aveva un piano B, ma mi spiegò che voleva continuare con la stessa strategia. Quindi mi domando: cosa avrebbe voluto fare di differente? Mi ha chiesto di fidarsi di lui e di lasciarlo fare. Gli abbiamo dato il pieno controllo e ora abbiamo più infortuni di quanti ne abbiamo mai avuti e rischiamo di non tra le prime tre per la prima volta dal 2014». Forse neppure tra le prime quattro. Ed è per questo, la possibile uscita dalla Champions che ha portato al divorzio. Di cui non è escluso che sentiremo ancora parlare.
Adesso Zaniolo insegue Kean il C.T.: «Sì, potrebbe debuttare»
GAZZETTA - Gigio Donnarumma, Nicolò Barella e Federico Chiesa sono di fatto ancora dei nazionali Under 21, eppure è già loro una maglia da titolare nell’Italia dei grandi: classe ‘99 il portiere del Milan; nati nel 1997 gli altri due. E’ il nuovo corso manciniano: tanta gioventù, spavalderia, tecnica e gamba. In rosa, in questa tornata di convocazioni, trovano spazio pure i classe 1995 Romagnoli (capitano del Milan!), Cristante e Sensi, oltre a Gianluca Mancini (1996), mentre è rimasto a casa per infortunio Lorenzo Pellegrini (1996). Ci sono poi soprattutto Zaniolo (’99) e Kean (2000), potenziali titolari a Euro 2020, sicure colonne in ottica Qatar 2022. Il Mancio ha già fatto esordire Kean lo scorso novembre, in amichevole contro gli Stati Uniti. Zaniolo, zero presenze per ora, fu invece convocato a settembre per la Nations League quando ancora non aveva esordito in Serie A: insomma, trattasi di veri e propri pallini del commissario tecnico azzurro.
PROMOSSI «Zaniolo pronto per il debutto? Va dato merito a Di Francesco, che l’ha fatto giocare quasi sempre e gli ha dato una fiducia enorme nella Roma — dice il Mancio —. Sì, ci può essere l’occasione di debuttare». Per Kean è già scattato il paragone con Balotelli che non ancora 18enne, proprio con Mancini allenatore, fu decisivo per esempio nello scudetto interista del 2008. L’etichetta di nuovo Balo potrebbe non essere un buon augurio? «No — risponde secco il c.t. — perché Mario alla sua età faceva gol, e ha vinto tanto. La sua carriera finora è stata ottima, ma poteva certamente fare di più. Speriamo che Kean parta bene come Mario e continui benissimo: la Juve potrà aiutarlo, lì ti fanno diventare prima uomo che giocatore». A Kean sono di fatto bastati 80’ con doppietta contro l’Udinese e la personalità mostrata nei 10’ finali di Juve-Atletico Madrid per scalare le gerarchie e mettersi davanti a gente del calibro di Balotelli e Belotti: una bella fortuna essere in rampa di lancio nel momento in cui sulla panchina azzurra c’è un tecnico con fantasia, coraggio e carisma da vendere. Complessivamente, quella del ragazzo di origini ivoriane è una stagione da 182’ e 3 gol, coppe comprese. Sul piatto mette un anno intero a fare a botte in allenamento con quei «gentiluomini» di Bonucci e Chiellini, oltre alla fortuna di avere Cristiano Ronaldo come professore, in campo e fuori. Di certo, però, nella prossima stagione dovrà trovare più spazio, alla Juve o altrove, per inseguire concretamente una maglia per l’Europeo.
IL PREDESTINATO Diverso il cammino di Zaniolo, che è tornato a varcare le porte di Coverciano con tantissimi chilometri in più rispetto allo scorso settembre. Oggi è una colonna della Roma, e le cifre parlano chiaro: 19 presenze e 3 gol in campionato; 7 gettoni e 2 gol (doppietta al Porto) in Champions; altre 2 gare in Coppa Italia. Nicolò ha impressionato per personalità, fisico e intelligenza tattica: di fatto è un interno di centrocampo, ma gioca ad alti livelli anche in fascia oppure a ridosso della punta in un 4-2-3-1. «Pesante» il giudizio di Rino Gattuso: «Mi ricorda il primo Totti, anche per come tocca il pallone. E’ un bene per il calcio italiano, l’importante è che voli basso. Spero davvero che non si rovini». La Roma e il Mancio vigileranno con grande attenzione.
C’è un poker di speranze per la rimonta Champions
GAZZETTA - CECCHINI - La «Via della Seta»? Se pensate che il lavoro della politica e della diplomazia di questo periodo sul triangolo tra Italia, Cina e Stati Uniti sia faticoso, non avete mai operato sui sentieri carsici che mettono in contatto i grandi club con le nazionali di calcio (e non solo). Pensate alla Roma. Com’è noto, gli infortuni in questo momento stanno falcidiando la squadra giallorossa, che però vede parecchi dei suoi giocatori essere convocati nelle rispettive selezioni. Così, avendo visto partire Kostas Manolas per la nazionale greca e Aleksandar Kolarov per quella serba, giustamente la dirigenza giallorossa – che li aveva visti saltare l’ultima trasferta di Ferrara contro la Spal – ha chiesto alle rispettive federazioni un approfondimento sulle condizioni dei due, il cui recupero è fondamentale per il tentativo della Roma di agguantare la zona Champions League. E i risultati sono stati parzialmente positivi. Manolas oggi sarà di ritorno a Roma perché, per via dell’infortunio al polpaccio che aveva rimediato nella patita di ritorno contro il Porto, non sarebbe stato in grado di giocare i due match in programma con la Grecia. Ed è inutile dire che le cure di Trigoria possono essere più puntuali di quelle che può ricevere altrove. Discorso diverso per Kolarov. Le condizioni del terzino serbo, alle prese con un problema a un dito del piede sinistro, sono invece ancora da monitorare e quindi non è ancora escluso che il giocatore possa saltare la prima partita e giocare la seconda. Insomma, la possibilità che si limitino i rischi ci sono.
DE ROSSI E PELLEGRINI Nel frattempo a Trigoria – anche se la ripresa è prevista per mercoledì – si lavora parecchio anche per il recupero degli altri «big» che potrebbero fare la differenza in questo finale di stagione. Parliamo soprattutto della coppia romana (e romanista) composta da Daniele De Rossi e Lorenzo Pellegrini. I due ieri hanno lavorato a Trigoria, con l’obiettivo di essere disponibili alla ripresa del campionato, quando la Roma sarà attesa dalla difficile sfida casalinga contro il Napoli. Il capitano giallorosso, anche lui alle prese con un infortunio al polpaccio, è sempre molto attento a gestire il proprio fisico nel migliore dei modi, anche perché i 35 anni necessitano di particolari attenzioni. Le sue caratteristiche in regia, però, sono uniche nella rosa della squadra di Ranieri, ed è per questo che il suo rientro è sarebbe atteso quasi con prospettive messianiche. Altra storia quella di Pellegrini, che deve confrontarsi con un nuovo problema ai flessori. Anche il suo recupero potrebbe essere fondamentale per l’allenatore romano, ma nel suo ruolo al momento c’è più abbondanza e quindi non c’è bisogno di correre rischi. Questo, tra l’altro, è il mantra anche dello stesso Ranieri, che chiede ai suoi giocatori di «ascoltare il proprio corpo» per non correre rischi durante l’allenamento.
MISTERO UNDER Cosa che evidentemente, in questo 2019, non deve aver fatto Under, che nell’anno in corso ha giocato solo sei minuti, i primi del match contro il Torino. Da quel momento, dopo un infortunio alla coscia e successive ricadute, il turco non è più sceso in campo, fornendo meno scelte sia a Di Francesco sia a Ranieri.
il discorso Una idea però serpeggia a Trigoria. Quando tutti i calciatori saranno tornati alla base dopo i rispettivi impegni con le nazionali, c’è l’intenzione da parte dei vertici di fare un discorso a tutto il gruppo per metterli davanti alle proprie responsabilità. Come dire, se la stagione alla fine sarà fallimentare, la colpa sarà soprattutto loro. Infortuni esclusi, ovviamente.
Tra i brindisi e le ballerine Dzeko finisce sotto accusa
GAZZETTA - ZUCCHELLI - Ha festeggiato nel locale di un noto hotel di Sarajevo con gli amici di sempre, tra cui Pjanic e Zukanovic, e la famiglia al completo. Niente di male, se non fosse che le immagini del compleanno di Edin Dzeko ieri mattina all’alba erano sui social network di tutti gli invitati. E quindi, mentre i romanisti ancora si interrogavano sul suo malumore di queste ultime settimane (a Ferrara l’ultimo caso, in campo prima e con El Shaarawy nello spogliatoio poi), l’attaccante bosniaco brindava, ballava e si godeva lo spettacolo di una danzatrice del ventre. Un divertimento che, tra radio e social, a parecchi tifosi non è piaciuto. Non perché Dzeko non sia amato dai tifosi – è considerato in ogni caso tra i meno colpevoli della stagione della Roma –, ma perché in un momento così delicato, con la squadra che rischia seriamente di restare fuori dalla Champions, questi video non vengono apprezzati. «Nessuno – la sintesi di vari messaggi apparsi su Instagram e Facebook – chiede a Dzeko di non festeggiare il compleanno, ma magari un po’ meno ostentazione non sarebbe stata una cattiva idea».
NERVI TESI Di certo, il momento per l’attaccante bosniaco, che ieri ha raggiunto la sua nazionale, sempre scortato da Pjanic, non è semplice. La stagione con la Roma tra mille difficoltà, il cambio di allenatore, il rischio concreto di non arrivare tra le prime quattro e le tante domande sul futuro non lo lasciano sereno. E i tifosi sono ancora meno sereni di lui, soprattutto nel giorno in cui Pallotta e Monchi non se le mandano a dire. «Edin ormai pensa solo a se stesso. E fa pure bene», un altro dei commenti più gettonati sui social.
TORTA E BALLERINE La torta di Dzeko, quattro piani dedicati alle sue squadre più importanti, ha al vertice i colori giallorossi con una sua foto. Edin la guarda sorridente, così come sorride con la moglie, gli amici, le ballerine: la sconfitta contro la Spal sembra lontana anni luce. Ma non per tutti è così: «È un ragazzo di 30 anni, cosa doveva fare? Ci mettessero gli altri l’anima che ci mette lui», scrive un utente, mentre un altro aggiunge: «Avete fatto passa’ la voglia di Roma pure a lui, che ha fatto di tutto per restare. Siamo senza parole». Le parole, a fiumi, scorrono nelle radio di prima mattina, fino a che la vicenda Monchi-Pallotta non prende il sopravvento. E allora anche Dzeko e la sua festa passano in secondo piano. Almeno fino al prossimo video.
«Stadio giallorosso tutto procede»
GAZZETTA - ZUCCHELLI - Da una parte la Roma, con cui proseguono gli incontri tecnici: «C’è un interesse convergente». Dall’altra la Lazio: «Al momento non è pervenuto alcun progetto». E’ quanto ha detto Daniele Frongia, assessore allo Sport e ai grandi eventi di Roma Capitale, ai microfoni di “Radio Radio”: «Per quanto riguarda la Roma, proseguono gli incontri tecnici fra le parti: c’è un interesse convergente, i segnali sono positivi». Adesso i passi sembrano chiari, visto che entro l’estate è attesa l’approvazione della variante urbanistica (dopo la valutazione delle 60 osservazioni presentate e delle controdeduzioni) e la stesura della convenzione, il contratto che regolerà il rapporto tra l’anima pubblica e privata. «Per quanto riguarda la Lazio - ha aggiunto Frongia - se ci sarà un progetto sarà valutato. Come tutti i privati se c’è un progetto, può essere presentato al Comune come previsto dalla normativa. Al momento non è pervenuto nulla, come abbiamo già detto».
Monchi e Pallotta volano gli stracci: “Idee diverse”. “Il dg ha fallito”
LA REPUBBLICA - FERRAZZA - Monchi lancia il sasso, Pallotta risponde con una valanga. Durissima la reazione del presidente giallorosso alle parole del suo ex direttore sportivo, che, prima in conferenza stampa a Siviglia, poi su Retesport, ha spiegato il perché del suo prematuro addio. «Con Pallotta abbiamo capito di pensarla in maniera diversa e abbiamo convenuto fosse meglio fermarsi per il bene della Roma – le parole, a dieci giorni dalle dimissioni, di Monchi – avrei avuto bisogno di conoscere meglio la situazione del club. E così sono andato via perché le idee delle proprietà erano diverse dalle mie: il presidente pensava fosse meglio andare a destra, io a sinistra». Parole che non entrano troppo nello specifico delle divergenze tra dirigenza e patron a stelle e strisce, sfiorando appena quelle che sono state le complicazioni degli ultimi mesi, ma tanto è bastato per scatenare la reazione di Pallotta. «Sono rimasto sorpreso da queste dichiarazioni – la replica del numero uno giallorosso – ero stato molto chiaro sulla direzione che dovevamo intraprendere ed è questo il motivo per cui abbiamo speso tanti soldi per portare Monchi da noi». Quindi il ds spagnolo aveva un’autonomia totale nel svolgere il suo lavoro. «Le cose però non hanno funzionato abbiamo infortuni come non mai e, per la prima volta dal 2014, rischiamo di rimanere fuori dalle prime tre». Alla base della divergenze, il fallimento sportivo e la valutazione su Di Francesco. «Ho da subito detto che volevo allenatori di primo livello – continua Pallotta – e anche preparatori, staff medico, scouting e organizzazione calcistica di primo livello. A novembre, quando la nostra stagione stava andando di male in peggio e tutti notavano come l’allenatore stesse faticando a ottenere una reazione dai calciatori, chiesi a Monchi un piano B da attuare nel caso le cose peggiorassero: non lo aveva. Mi spiegò che la sua strategia era continuare con il piano A. Mi chiedo: quando dice che la società andava in una direzione diversa dalla sua, cosa avrebbe voluto fare di diverso?». Ancor più duro il finale. «Gli abbiamo dato il pieno controllo e ora abbiamo più infortuni di quanti ne abbiamo mai avuti e rischiamo di non finire tra le prime tre». Fidarsi totalmente di Monchi è stato un fallimento per Pallotta, che chiedeva da mesi la testa di Di Francesco e una rivoluzione sanitaria. Da questo riparte la Roma, che si sta riorganizzando per quella che sarà l’ennesima rivoluzione estiva: nuovo ds, nuovo allenatore, nuovi medici. Tra nomi che si rincorrono, professionisti che si propongono, tocca intanto a Ranieri, rimasto in pratica da solo, provare nel miracolo di far entrare la Roma in una zona Champions che appare un miraggio, al momento, nel deserto che si è nuovamente creato a Trigoria. Con gli stracci che volano tra Monchi e Pallotta a raccontare il caos in cui il fallimento rischia di maturare.